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Purificazione della Vergine

Le celebrazioni prendono il via il 20 gennaio, quando sa priora manna, sa priora pitticca e la madrina, che hanno svolto questi ruoli, l’anno precedente, consegnano un piccolo simulacro di Gesù Bambino alle tre subentranti, ognuna delle quali lo terrà per quattro giorni. Il 2 febbraio le vecchie e le nuove prioresse accompagnano la statuina in chiesa dove si celebrano i riti religiosi. Il simulacro, che risale al Settecento, è caratterizzato da una lunga chioma realizzata con capelli offerti per voto da devoti, così come per voto ci si candida a prioresse. La priora grande, dopo la cerimonia della Candelora, riporta la statuina di Gesù a casa propria dove la terrà per un anno intero, fino al 20 gennaio successivo.
Settimo San Pietro (CA)
S. Biagio e “su sessineddu”

La festa di S. Biagio prevede, in moltissime chiese della Sardegna, il rito di incrociare due ceri benedetti al collo dei fedeli allo scopo di scongiurare il mal di gola, secondo i poteri terapeutici attribuiti al Santo. A Gergei si rinnova tutti gli anni l’usanza de su sessineddu, una sfilata di ragazzi che reggono grappoli di frutti legati con un giunco chi+amato sessini. Se in passato il frutto preferito era la melagrana (arenada brai), con preciso riferimento al Santo (Santu Brai), oggi nei grappoli figura qualunque tipo di frutta e perfino pane, salame e caramelle. La tesi di un rito propiziatorio arcaico è sostenuta dall’esistenza di un affresco di una tomba egizia (circa 2000 a.C.), che mostra cortei di bambini che reggono grappoli di melagrane
Gergei (CA)
Sfilata del Laldaggiolu e Carnevale
Giovedì precedente il giovedì grasso e martedì grasso
È la satira a tener banco nel carnevale di Bosa, insieme ad una sfrenata licenziosità che raggiunge il culmine il giorno di martedì grasso. Vi partecipa l’intera popolazione che si riversa nelle strade indossando i costumi più disparati all’insegna della sensualità. Le prime avvisaglie si hanno il giovedì che precede quello grasso, con la sfilata del laldaggiolu, durante la quale gruppi mascherati chiedono sa parte ’e cantare, un compenso per i canti che intonano spostandosi di casa in casa. Il giorno di martedì grasso gruppi mascherati composti in genere da uomini con abbigliamento da lutto e una bambola in braccio, girano per le strade cantando s’attitidu, ironico lamento funebre con cui chiedono unu tikkirigheddu po su pitzinnu, un po’ di latte per il bambino che muore di fame: è il carnevale, abbandonato dalla madre che festeggia. L’apoteosi è nel rogo di Giolzi, simbolo del sesso che domina tutti i festeggiamenti.
Bosa (OR)
Sa carrela ‘e nanti
Giovedì grasso, domenica e martedì grasso
Una corsa all’insegna del brivido caratterizza le giornate del giovedì grasso, domenica e martedì grasso. Sa carrela ‘e nanti, ossia “la strada davanti”, prende il via dalla piazza centrale dell’abitato (s’iscappadorzu) e si snoda lungo una strada tortuosa. Sos curridores, che indossano abiti multicolori o il costume lussurgese, si esibiscono in spericolate acrobazie sulle pariglie di due e anche tre cavalli, talvolta stringendo le briglie con i denti. Il martedì grasso, la corsa è interrotta dalla sfilata delle maschere (sa maschera ‘e brulla) che indirizzano frasi ironiche alla folla.
Santu Lussurgiu (OR)
Sa Rantantira
Da giovedì grasso a martedì grasso
Il carnevale di Cagliari è incentrato sul gigantesco pupazzo di Cancioffali che, secondo tradizione, finisce al rogo. Caratteristica è la presenza, nelle sfilate che hanno luogo dal giovedì al martedì grasso, delle maschere cittadine. Fra quelle di maggior spicco, sa panettera, maschera sfrontata e sboccacciata, pronta al pettegolezzo e alla lite, o su piccioccu ‘e crobi, il ragazzo armato di cesta, pronto a portare la spesa dei signori o rubarla. Altri personaggi sono sa viuda, la vedova non sempre inconsolabile, s’arrigatteri, il rigattiere, su piscarori, su dottori, il saccente, Luiginu setti concas, una macchietta del passato dalla grande testa. E non manca sa carrozza de Margalliotu, la carrozza che trasportava i cagliaritani agli stabilimenti balneari. Le sfilate si muovono al ritmo de sa rantantira, ritornelli in cui si esaltano i pesci preferiti dai cagliaritani o si chiede il mozzicone di una sigaretta.
Cagliari (CA)
Sfilate di Mamuthones e Issokadores
Da giovedì grasso a martedì grasso
Un alone di mistero avvolge il carnevale di Mamoiada e i suoi protagonisti, mamuthones e issokadores. I mamuthones, col viso nascosto dietro una maschera di legno dalle fattezze tristi (sa bisera), portano al collo un fazzoletto e indossano una pesante mastruca di pelli, abito di velluto marrone e un grappolo di campanacci sulle spalle. Gli issokadores sfoggiano pantaloni scuri di velluto, camicia bianca, corpetto rosso e sa berritta tenuta da un fazzoletto variopinto. Sono dotati dell’inseparabile soca, una fune di giunco adattata per prendere al laccio chiunque. Durante le sfilate i mamuthones hanno un procedere che un antropologo ha definito “processione danzata”. Alla cadenza dei passi, si accompagna il suono, lugubre, dei campanacci. Per contrasto, gli issokadores manifestano allegria.
Mamoiada (NU)
Sfilate dei thurpos
Da giovedì grasso a martedì grasso
Avvolti in gabbani d’orbace nero, col viso annerito e il capo sotto un cappuccio, i thurpos danzano agitando un grappolo di campanacci legato sulle spalle. Divisi tra contadini e buoi, i primi fingono di pungolare i secondi, e questi fanno altrettanto con gli spettatori delle sfilate. Girano in gruppi di tre e, mentre rumoreggiano con la voce a somiglianza di muggiti, con i lacci (sogas) tentano di accalappiare qualche compaesano che, per evitarlo, si affretta ad offrir da bere ai presenti. La situazione si capovolge il martedì grasso, quando sono i thurpos ad offrire il vino della propria borraccia. La teatralità del rito esplode poi nel ballu de sos thurpos che ha luogo, a conclusione del carnevale, nella piazza principale del paese.
Orotelli (NU)
Sfilata di “boes” e “merdules”
Da giovedì grasso a martedì grasso
A Ottana, l’antica tradizione agro-pastorale emerge con le sue maschere tipiche, i boes (i buoi) e i merdules (i padroni dei buoi, da meres e ules). Tutti indossano pelli di capra e maschere di legno, ma mentre quella dei boes raffigura l’animale, quella dei merdules ha tratti umani. Un’altra differenza è nei sonagli e campanacci appesi alla cintura dei boes, mentre i loro padroni sono armati di laccio (soga). Nella sfilata, i boes procedono emettendo suoni simili a muggiti e i merdules tentano di catturarli. Vi partecipano anche i più piccoli, indicati col vezzeggiativo merduleddos. Caratteristico del carnevale ottanese è poi il rito orgiastico de s’affuente, un ballo sfrenato di origine bizantina il cui ritmo viene scandito sfregando una chiave su un piatto di bronzo e ottone. Dei festeggiamenti fa parte anche il canto di sas amoradas: poeti estemporanei chiedono la mano di una giovinetta simulando il tradizionale matrimonio locale. Uno strumento simile allo zufolo, su pipiolu, accompagna i canti.
Ottana (NU)
Sfilate di “Ghjolglju”
Da giovedì grasso a martedì grasso
Le maschere di cartapesta nulla hanno da spartire con quelle della tradizione sarda, traendo ispirazione dai personaggi più in vista sui quali si riversa l’ironia degli ideatori e l’ilarità della folla. Nei sei giorni del carnevale tempiese si snoda la vicenda coniugale dei due pupazzi Ghjolglju (re Giorgio) e Mannena. Giovedì grasso re Giorgio accompagnato dai cortigiani, lascia le fonti di Rinaggiu e arriva in città alla ricerca di Mannena che sposa la domenica. Segue il fallimento del matrimonio, il ripudio da parte del re e quindi la sua deposizione da parte dei cortigiani che, processatolo, lo condannano al rogo insieme alla cortigiana.
Tempio Pausania (OT)
Sartiglia
Ultima domenica di carnevale e martedì grasso
L’ultima domenica e l’ultimo martedì di carnevale a Oristano si svolge la Sartiglia, una giostra a cavallo le cui origini risalgono al XVI secolo. Ne è protagonista su componidori, il maestro d’armi, che viene nominato il giorno della Purificazione della Madonna e sottoposto ad una particolare vestizione qualche ora prima della gara. È il rito più importante, investitura sacrale del capo corsa che, durante tale operazione e fino alla conclusione della corsa, non potrà più poggiare i piedi a terra. Al termine della vestizione gli viene consegnata sa pipia de maiu, un fascio di pervinca sul quale è innestato un mazzo di viole, con cui benedirà la folla. Partecipano alla corsa un secondo e un terzo componidori, nonché un gruppo di cavalieri, tutti col compito di fare il maggior numero di centri infilando la spada o lo stocco in un anello a forma di stella, sospeso al centro di via Duomo, che si raggiunge lanciando il cavallo al galoppo. Dal numero dei centri si traggono auspici per l’annata agraria.
Oristano (OR)
S. Giuseppe artigiano e sagra dei ceci
Domenica più vicina al 19 marzo
L’abbinamento dei festeggiamenti religiosi in onore di S. Giuseppe artigiano con la sagra dei ceci risale al 1881. A darle l’avvio fu il parroco di Milis, don Giuseppe Mastinu, che destinò i suoi averi ad un’annuale distribuzione ai poveri di minestra di ceci nella ricorrenza, appunto, di S. Giuseppe. Il lascito è definito su cungiau de su predi. La distribuzione, a cui provvedono le suore di S. Giuseppe, è preceduta dalla celebrazione della messa e dalla benedizione del cibo.
Milis (OR)
Lunissanti
Lunedì Santo
Il Lunissanti è certo la più suggestiva processione dei Misteri in Sardegna. Si svolge il primo giorno della Settimana Santa e prende l’avvio di primo mattino nella chiesetta medioevale di Santa Maria, dove si celebra la messa nell’altare del Criltu Nieddu, il più antico crocifisso conservato nell’isola. Subito dopo ha inizio la sacra rappresentazione. Ne sono protagonisti i soci della confraternita della Santa Croce, suddivisi in cantori e apoltuli. Questi ultimi sono i portatori dei simboli della passione, mentre i cantori, ripartiti in tre cori composti da un presentatore e quattro cantori, prendono il nome dai canti che eseguono: lu miserere, lu stabat e lu Jesus. Il corteo raggiunge nella tarda mattinata la chiesa di Santa Maria di Tergu dove i Misteri vengono presentati alla Madonna. Il rientro nella chiesa di Castelsardo ha luogo nella tarda serata con una processione notturna illuminata da fiaccole e resa armoniosa dai canti dei cori.
Castelsardo (SS)
Lunissanti
Lunedì Santo
Il Lunissanti è certo la più suggestiva processione dei Misteri in Sardegna. Si svolge il primo giorno della Settimana Santa e prende l’avvio di primo mattino nella chiesetta medioevale di Santa Maria, dove si celebra la messa nell’altare del Criltu Nieddu, il più antico crocifisso conservato nell’isola. Subito dopo ha inizio la sacra rappresentazione. Ne sono protagonisti i soci della confraternita della Santa Croce, suddivisi in cantori e apoltuli. Questi ultimi sono i portatori dei simboli della passione, mentre i cantori, ripartiti in tre cori composti da un presentatore e quattro cantori, prendono il nome dai canti che eseguono: lu miserere, lu stabat e lu Jesus. Il corteo raggiunge nella tarda mattinata la chiesa di Santa Maria di Tergu dove i Misteri vengono presentati alla Madonna. Il rientro nella chiesa di Castelsardo ha luogo nella tarda serata con una processione notturna illuminata da fiaccole e resa armoniosa dai canti dei cori.
Tergu (SS)
Visita ai Sepolcri e processione S. Efisio
Giovedì Santo
La sera del giovedì Santo, le strade degli antichi quartieri di Cagliari sono animate dai fedeli che compiono la visita delle sette chiese, dove sono allestiti i Sepolcri attorno ai quali si prega e s’intonano inni sacri. In molte chiese spiccano i vasi di nenniri, caratteristico addobbo ottenuto facendo germogliare al buio un pugno di grano o di legumi, così che gli steli mantengano un colore giallognolo. Dal 1999, inoltre, viene riproposta la visita delle sette chiese da parte del simulacro di S. Efisio con le insegne del lutto. Si dice che a volere questa processione sia stato il viceré Saint Remy dopo un’apparizione del Santo per informarlo di un tentativo di avvelenamento delle acque delle cisterne di Castello.
Cagliari (CA)
Declavament e processione del Discendimento
Venerdì Santo
Fra i diversi riti della Settimana Santa algherese ve ne è uno che risalta: la deposizione di Cristo dalla croce (declavament), alla quale segue la processione del Discendimento. La sacra rappresentazione, per la quale viene utilizzato il leggendario simulacro del Cristo della Misericordia, avviene nel Duomo il pomeriggio del venerdì Santo. Seguendo le indicazioni di un sacerdote, quattro giovani chiamati “baroni” levano la corona di spine ed estraggono i chiodi dal Cristo, presentandoli alla Madre e ai fedeli che affollano la chiesa. Il corpo viene quindi adagiato nel braçol, una bara in stile barocco rivestita internamente di seta e bordata di lampade. Anticamente dal rito si traevano auspici sul raccolto e sulla pesca: buoni se ogni atto si svolgeva senza difficoltà, negativi in caso contrario. Il braçol viene quindi accompagnato nella processione del Discendimento.
Alghero (SS)
Processioni del Monte e del Descenso
Venerdì Santo
La maggior suggestività dei riti iglesienti della passione di Cristo emana da due processioni che si svolgono il pomeriggio e la sera e partono dalla chiesa di San Michele. La processione del Monte, o del Calvario, ha luogo nel primo pomeriggio e coinvolge la parte vecchia della città, sa Costera, che, essendo tutta in salita, ripropone il doloroso cammino di Cristo verso il Golgota. Al corteo partecipano i babballottis, bambini che indossano l’antico abito dei flagellanti, ciascuno con una piccola croce. Il simulacro del Cristo durante il viaggio incontra la Madre. La processione detta del Descenso avviene dopo la deposizione di Cristo dalla croce e la sistemazione del simulacro nella lettiga (sa lettèra). I soci dell’arciconfraternita del Santo Monte, oltre a reggere la lettiga, portano due antichi stendardi (vexillas) di tessuto nero su cui sono raffigurati i personaggi e gli strumenti della passione.
Talana (OG)
Su scravamentu
Venerdì Santo
Un eccezionale magnetismo sprigiona dal rito della deposizione di Cristo (scravamentu), che si compie nella parrocchia della Vergine del Carmelo. Oltre ai membri della confraternita del Santo Rosario, vi partecipano alcuni personaggi biblici: due feronis, S. Giovanni, Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e tre Marias (la Madonna, Maria Maddalena e Maria di Magda). Il rituale segue le indicazioni di un lettore che le pronuncia in sardo: mentre il simulacro è sostenuto da una fascia bianca che passa sotto le ascelle, si estraggono la corona di spine e i chiodi delle mani e dei piedi. Mostrati ai fedeli, tutti gli oggetti vengono deposti ai piedi della Vergine Addolorata. La sera, al termine della cerimonia, i simulacri vengono trasportati in processione, seguiti da fedeli che procedono a piedi nudi. Il corteo funebre è accompagnato dal frastuono di matraccas e raineddas.
Teulada (CA)
S’Incontru
Domenica di Pasqua
Si tratta di una delle più antiche celebrazioni della resurrezione che hanno luogo nell’isola, alla presenza dei fedeli nei costumi tradizionali. Teatro della cerimonia è la piazza Santa Maria. Qui avviene s’Incontru fra Cristo, portato in processione dalla chiesa di San Francesco, e la Madre che, giunta dalla Cattedrale di Sant’Ignazio, al cospetto del Figlio s’inchina tre volte per porgere su saludu. È il segnale che fa partire da tutte le finestre una salva di fucilate. Alle esplosioni si aggiungono i rintocchi delle campane, mentre i simulacri vengono trasportati fino alla cattedrale, seguiti dai fedeli che durante la messa intonano canti liturgici in sardo.
Oliena (NU)
S. Salvatore
Martedì dopo Pasqua
I festeggiamenti, della durata di tre giorni, iniziano con una processione che accompagna il simulacro dalla parrocchia di Santa Maria Maddalena alla chiesetta costruita intorno al 1200 alla periferia del paese, nel luogo in cui, il 13 aprile del 1470, Leonardo Alagon sconfisse il viceré di Sardegna Nicolò Carroz. Un falò, forse in memoria di quel fatto storico, viene acceso al passaggio del corteo. Dal 1988 una gara equestre detta sa cursa de su pannu, il cui nome deriva dallo stendardo assegnato al vincitore, arricchisce le manifestazioni.
Uras (OR)
S. Antioco
Quindici giorni dopo Pasqua
I festeggiamenti dedicati al Santo patrono risalgono al 1519 e celebrano il ritrovamento delle sue reliquie. Se l’iconografia ci consegna un Santo dal volto scuro, le notizie storiche parlano di un medico della Mauritania che, convertitosi al cristianesimo, fu esiliato nell’isola dove morì nel 125 d.C. Il momento più solenne è costituito dalla processione del lunedì. Il simulacro ligneo, opera del 1854 di un artigiano di Cagliari, viene trasportato a spalla da quattro uomini. Segue la reliquia, il cranio collocato dentro un’urna sormontata da una croce, che poggia su un baldacchino. Vi partecipa un gran numero di gruppi folcloristici, con carri infiorati (traccas) occupati da donne nel costume locale e canestri colmi di dolci tipici. Dopo il rientro in chiesa, i festeggiamenti proseguono animando la cittadina per diversi giorni.
Sant'Antioco (CI)
Spirito Santo
Domenica di Pentecoste
La sagra, così come l’omonima chiesa originaria oggi distrutta, risale al XIII secolo. Particolarmente sentita dagli abitanti di Orotelli, si svolge interamente nel rione Mussinzua, la cui denominazione deriva dal toponimo mossen Giua Leonardo del terreno in cui il rione si è sviluppato. Col tempo il nome Leonardo è scomparso e sono rimasti mossen e giua, a poco a poco trasformatisi in mussinzua.
Orotelli (NU)
S. Maria di Monserrato
Domenica di Pentecoste
Sono molti i miracoli che gli abitanti di Tratalias attribuiscono a S. Maria di Monserrato, la cui sagra risale al 1503. Incoronata Regina del Sulcis, il suo simulacro è conservato nel duomo di Iglesias, dove fu trasferito per timore di profanazioni barbaresche. L’opposizione al trasferimento da parte della popolazione fu tacitata con la promessa, mai disattesa, che la statua vi sarebbe stata riportata in occasione della sagra annuale. Per questo, il giovedì precedente, un trattore addobbato come una tracca preleva la statua che viene poi sistemata nella chiesa della Madonna di Tratalias, del 1213.
Tratalias (CI)
Corpus Domini
In maggio, nella ricorrenza religiosa
La festa del Corpus Domini a Desulo presenta caratteristiche del tutto particolari. La ricorrenza, istituita l’8 settembre 1264 con bolla di papa Urbano VI, coinvolge i tre rioni del paese - Issiria, Asuai e Ovolaccio - che hanno costituito i socios, associazioni di sette donne ciascuna con a capo una prioressa. Per i riti religiosi, il celebrante viene accompagnato dalla parrocchia di Sant’Antonio alla chiesa di San Sebastiano, nel rione Asuai, dove le donne delle associazioni si aggiungono alla processione. Vestono il costume tradizionale e le prioresse reggono i rispettivi stendardi, dai quali partono nastri multicolori che altre donne tengono ben tesi. Il lungo corteo sosta presso i numerosi altarini che gli abitanti di Desulo hanno allestito per l’occasione e infine raggiunge la chiesa di Sant’Antonio, nel rione Issiria, dove, al cospetto di un artistico crocifisso del Seicento, si celebra una messa. L’intero cerimoniale è reso ancor più solenne dai canti in sardo.
Desulo (NU)
Sagra di S. Efisio
1° maggio
Narra la leggenda che fu S. Efisio, invocato dalla municipalità di Cagliari, a debellare la terribile pestilenza che flagellò l’intera isola nella metà del XVII secolo. Per sciogliere questo voto, la più famosa e sentita sagra della Sardegna si rinnova ininterrottamente dal 1675. Il pellegrinaggio del simulacro, sistemato in un cocchio barocco, inizia nella tarda mattinata, partendo dalla chiesa di S.Efisio, nell’antico quartiere di Stampace. Il simulacro è accompagnato dalle traccas (carri agricoli addobbati a festa), da gruppi in costume provenienti da tutti i centri della Sardegna, dalla Guardiania e dall’Alter Nos (il viceré) in rappresentanza della municipalità, tutti in marsina e cilindro. Dopo un affollatissimo percorso cittadino, il cocchio prosegue fino a Giorgino dove, in una chiesetta privata, si procede al cambio dei paludamenti, mentre l’aureola e la palma d’oro vengono sostituiti con altri d’argento. Infine raggiunge la chiesetta di Nora dove S. Efisio avrebbe subito il martirio. Il 4 maggio, il Santo rientra a Cagliari.
Cagliari (CA)
S. Francesco d’Assisi
1° maggio
La sagra si svolge intorno al santuario edificato, ai piedi del monte Albo, fra il 1598 ed il 1604, anno quest’ultimo in cui le reliquie del Santo furono deposte nella chiesa. I festeggiamenti durano dieci giorni ed i primi nove sono dedicati alla novena, con l’intonazione dei tradizionali gosos. L’organizzazione è curata da un priore e una questua permette di recuperare quanto è necessario per rifocillare tutti coloro che si recano al santuario quotidianamente o che abitano nei modesti alloggi (cumbessias) che fronteggiano la chiesa. Fra le pietanze offerte si distingue il filindeu, una minestra di semola lavorata ad intreccio come un arazzo. Il 10 maggio i fedeli raggiungono S’Arbore, una località nella valle del rio Marreri, dove viene offerto a tutti un abbondante pranzo.
Lula (NU)
Santissimo Crocifisso

Il recupero de su Santu Cristos, un simulacro che risale al Trecento, è legato ad una leggenda. Il crocifisso sarebbe stato depositato dalle onde nella spiaggia di Orosei per essere prelevato dal popolo e dal clero, sistemato su un carro a buoi e trasportato nella chiesa del paese. Indifferenti alle indicazioni dei conducenti, i buoi si diressero verso la chiesa di Galtellì, dove si fermarono. In questo si vide la volontà divina di sistemare il simulacro in quella chiesa, da quel momento intitolata al Santissimo Crocifisso. I festeggiamenti si svolgono con un ampio contorno di manifestazioni folcloristiche, trasformando la strada principale del paese in un vero e proprio teatro nel quale si esibiscono gruppi in costume.
Galtellì (NU)
S. Simplicio

I riti, che ricordano il martirio del Santo patrono di Olbia e dell’intera Gallura avvenuto nel 304, si celebrano nella basilica dedicata al Santo. Completata fra il 1110 e il 1120, anche se il primo impianto risale al 1090, conserva un prezioso simulacro ligneo del Santo realizzato nel XVII secolo da autore ignoto. Le manifestazioni de sa festa de mesu ‘e maju, la festa di metà maggio, iniziano la vigilia. Ad annunciarli, qualche giorno prima, è una sfilata dei rappresentanti del comitato organizzatore che girano per le strade con un intenso sventolio di bandiere.
Olbia (OT)
S. Bernardino da Siena

La venerazione di S. Bernardino da Siena, patrono di Mogoro dal 1580 il cui culto è diffuso in tutta la Marmilla probabilmente già dal 1400, ha il suo apice nei festeggiamenti che gli abitanti di Mogoro gli dedicano nella ricorrenza della morte. Il simulacro del Santo viene portato in processione dalla chiesa (XIII sec.) a lui intitolata fino alla chiesa di S. Antioco dove si conservano un gran numero di ex voto donati a S. Bernardino. L’afflusso dei fedeli dura, continuo, per tre giorni. A conclusione i devoti riaccompagnano il Santo nella sua dimora.
Mogoro (OR)
Cavalcata Sarda
Penultima domenica di maggio
La Cavalcata è un’imponente parata del folclore isolano: i gruppi in costume, provenienti da numerose località sarde, percorrono le vie della città. I principali protagonisti sono i cavalieri, anch’essi nei costumi tradizionali, che durante la sfilata debbono reprimere il proprio impulso, e l’istinto dei cavalli, per non lanciarsi nelle frenetiche corse a loro ben congeniali. Le spericolate esibizioni vengono rimandate al pomeriggio quando si svolgono gare ippiche e corse di pariglie, mentre i gruppi folcloristici si esibiscono in canti e danze tradizionali della Sardegna.
Sassari (SS)
S. Mauro
Ultima domenica di maggio
Alle pendici del monte Lisai c’è una località definita, non a caso, de is tres biddas perché si trova al centro di tre paesi: Atzara, Ortueri e Sorgono. Qui sorge un piccolo santuario rinascimentale intitolato a S. Mauro, che l’ultima domenica di maggio viene festeggiato dalle popolazioni dei tre centri del Mandrolisai. La chiesetta è stata costruita nella prima metà del XVII secolo sui resti di un tempio Benedettino del XII secolo, e attorno sono sorti i muristenes, modeste case e logge per ospitare i fedeli e i mercanti interessati alla fiera del bestiame. All’interno del santuario si conserva una pietra con una cavità che la leggenda vuole sia l’impronta del Santo il quale vi si appoggiava per riposare.
Atzara (NU)
S. Mauro
Ultima domenica di maggio
Alle pendici del monte Lisai c’è una località definita, non a caso, de is tres biddas perché si trova al centro di tre paesi: Atzara, Ortueri e Sorgono. Qui sorge un piccolo santuario rinascimentale intitolato a S. Mauro, che l’ultima domenica di maggio viene festeggiato dalle popolazioni dei tre centri del Mandrolisai. La chiesetta è stata costruita nella prima metà del XVII secolo sui resti di un tempio Benedettino del XII secolo, e attorno sono sorti i muristenes, modeste case e logge per ospitare i fedeli e i mercanti interessati alla fiera del bestiame. All’interno del santuario si conserva una pietra con una cavità che la leggenda vuole sia l’impronta del Santo il quale vi si appoggiava per riposare.
Ortueri (NU)
S. Mauro
Ultima domenica di maggio
Alle pendici del monte Lisai c’è una località definita, non a caso, de is tres biddas perché si trova al centro di tre paesi: Atzara, Ortueri e Sorgono. Qui sorge un piccolo santuario rinascimentale intitolato a S. Mauro, che l’ultima domenica di maggio viene festeggiato dalle popolazioni dei tre centri del Mandrolisai. La chiesetta è stata costruita nella prima metà del XVII secolo sui resti di un tempio Benedettino del XII secolo, e attorno sono sorti i muristenes, modeste case e logge per ospitare i fedeli e i mercanti interessati alla fiera del bestiame. All’interno del santuario si conserva una pietra con una cavità che la leggenda vuole sia l’impronta del Santo il quale vi si appoggiava per riposare.
Sòrgono (NU)
S. Antonio da Padova

La ricorrenza di S. Antonio da Padova è contraddistinta dal trasporto del simulacro verso la chiesetta campestre attorno alla quale sono diverse posadas, povere casette dove pernottano i fedeli. La chiesetta, di cui si ignora la precisa data di costruzione, sarebbe stata ristrutturata nel 1897. Provvede all’organizzazione una “pia azienda”, nata nel 1900 con il compito di raccogliere le offerte in bestiame per far fronte al pranzo della ricorrenza. Va da sè che la riuscita della festa è legata alla generosità di chi offre il bestiame.
Jerzu (OG)
S. Antonio da Padova

Il cerimoniale inizia alcuni giorni prima, con il trasferimento del simulacro e del relativo stendardo dalla parrocchia di S. Pantaleo alla chiesetta intitolata a S. Antonio, sul monte omonimo. Il viaggio inizia dopo la messa e si snoda per strade bianche, sostando presso i tabernacoli disseminati lungo il tragitto intro ‘e montes (dentro i monti). Celebrata un’altra messa, inizia la parte profana della festa, con pasti luculliani e libagioni più che abbondanti. È un modo per riaccostarsi ai riti precristiani in onore delle divinità dei boschi, alle quali il Santo si è sovrapposto.
Macomer (NU)
S. Giovanni Battista

La sagra che Dorgali dedica a S. Giovani Battista si svolge presso la chiesetta campestre a lui intitolata e la cui costruzione risale ai primi decenni del XVII secolo. La ricorrenza, legata al ciclo solare e della fecondità, era considerata il momento ideale per celebrare il comparato di S. Giovanni. In realtà, l’uomo avanzava la proposta di matrimonio il 21 marzo. Se la fanciulla accettava, si provvedeva subito a predisporre piatti di nenniri col grano fatto germogliare in luogo umido e buio. La riconferma avveniva il 24 giugno, quando l’uomo rompeva il piatto di nenniri alla periferia dell’abitato.
Dorgali (NU)
S. Giovanni Battista

Sa die de frores, la giornata dei fiori. Così la popolazione di Fonni definisce la ricorrenza di S. Giovanni Battista, il 24 giugno. A riconfermarlo è la presenza nella processione de su cohone de frores, un pane che raffigura uccelli e nidi, destinato a scongiurare qualunque influenza nefasta che minacci il raccolto. Lo stesso pane appare durante sa errala, una gara equestre che vede i cavalieri impegnati in pericolose acrobazie sui loro destrieri. Le cerimonie religiose si svolgono nella chiesa intitolata al Santo, che risale al XVI secolo.
Fonni (NU)
S. Pietro Apostolo

Ovodda onora S. Pietro Apostolo, in una chiesetta rustica che sorge a cinque chilometri dall’abitato, dove il simulacro viene accompagnato da un corteo di cavalieri in costume. La festa è strettamente connessa ad un documento risalente al 1473. Da questo si ricava che il marchese Leonardo Alagon, nel ripartire il territorio di Oleri (villaggio poi scomparso durante l’epidemia di peste) tra Ovodda e Gavoi, impose di ricostruire la chiesa intitolata a S. Pietro e di solennizzarla ogni anno con due giornate di festeggiamenti.
Ovodda (NU)
Madonna dei Martiri
Prima domenica di giugno
La popolazione di Fonni festeggia la Madonna dei Martiri con una sagra le cui origini risalgono al 1708, anno in cui fu completata la costruzione del santuario poi sottoposto a maldestri rimaneggiamenti. All’interno, nella cripta, una sorgente a cui viene attribuito un potere terapeutico. E consistente è la partecipazione alla processione con la quale il simulacro della Vergine viene accompagnato da gran numero di cavalieri in costume (is currillos de Nostra Sennora) e gruppi in costume. Fra le esibizioni folcloristiche che si svolgono nella piazza principale dell’abitato, grande interesse suscita un concorso di poesia sarda.
Fonni (NU)
S. Antonio da Padova
Domenica più vicina al 13 giugno
La sagra che Arbus dedica a S. Antonio da Padova coinvolge la borgata di Santadi. Qui, infatti, viene trasferito il simulacro prelevato dalla sua cripta nella parrocchiale e sistemato su un cocchio trainato da buoi. Ha così inizio un viaggio lungo trentacinque chilometri. La prima sosta avviene nel cimitero di Arbus, dove il sacerdote impartisce una benedizione. Si prosegue verso Guspini e un’altra sosta, questa volta per il pranzo, si ha in aperta campagna in località Santu Giuanni. Durante le soste i fedeli offrono ex voto al Santo. La processione riprende nel pomeriggio, con arrivo a Santadi in tarda serata. L’attende il sacerdote che si unisce al corteo fino alla chiesa, dove si celebrano riti per alcuni giorni. I festeggiamenti si svolgono nei pressi del tempio di Sardus Pater, a Capo Frasca: un elemento che avallerebbe la teoria di una originaria matrice precristiana propiziatrice di un raccolto abbondante.
Arbus (VS)
S. Barbara
Ultima domenica di giugno
La Santa che si festeggia a Capoterra non è quella di Nicodemia, ma una umile cagliaritana decapitata fra il 284 e il 305 per la sua fede cristiana. La sagra si svolge nella località in cui avrebbe subito il martirio e che da questo prenderebbe il nome di sa Scabizzada. Qui nel 1281 fu eretta una piccola chiesa, nella quale si celebrano i riti alla presenza del simulacro della Santa che vi si trasferisce, in un’apposita portantina, dalla parrocchiale di Capoterra. Secondo la leggenda, subito dopo la decapitazione, in quel punto l’acqua sgorgò da una fonte fino ad allora asciutta. Tutt’oggi, molti partecipanti alla sagra, dopo aver bevuto a quella fonte, mettono negli anfratti della roccia piccole croci realizzate con due stecchi incrociati.
Capoterra (CA)
S. Caterina d’Alessandria
Ultima domenica di giugno
Risalgono al 1782 i festeggiamenti che Orroli dedica a S. Caterina d’Alessandria l’ultima domenica di giugno. Per l’occasione, le antiche traccas riccamente addobbate accompagnano il simulacro dalla parrocchiale fino ad una chiesetta campestre, situata a breve distanza da nuraghe Orrubiu. Al trasferimento della statua provvedono gli obrieri di un apposito comitato, uno dei quali, a cavallo, regge il vessillo, seguito da una cinquantina di cavalieri. La festa dura quattro giorni e attorno alla chiesa agnelli e porchetti finiscono arrostiti alla brace.
Orroli (CA)
Ardia di S. Costantino
6 e 7 luglio
Le due Ardie, che i sedilesi dedicano a S. Costantino il tardo pomeriggio del 6 luglio e il primo mattino del 7, sono corse spericolate che si compiono attorno alla chiesa campestre dedicata al Santo, a circa un chilometro dall’abitato. Compito del capocorsa (sa pandela madzore), protetto da due guardie di sua fiducia (pandelas), è quello di compiere alcuni “giri rituali” intorno al santuario senza venir superato dagli altri cavalieri che, come lui, montano senza sella. Tutto si svolge mentre molti fucilieri sparano a salve all’impazzata, e ad aumentare il pericolo sono le difficoltà del percorso che si compie al galoppo sfrenato, mentre i cavalieri ostacolano le pandelas sollevando una gran nuvola di polvere. I festeggiamenti in onore del Santo, peraltro mai riconosciuto dalla Chiesa, intendono ricordare la vittoria riportata nel 312 dall’imperatore Costantino contro Massenzio a Ponte Milvio.
Sedilo (OR)
Madonna del Carmelo

Risale appena al 1921 la sagra che Seui dedica a Nostra Sennora de su Carmu ma la chiesa campestre a lei intitolata, costruita l’anno precedente, conserva numerosi ex voto dovuti ai molti miracoli attribuitigli. La sagra, che ha subito un’interruzione solo nel 1940 a causa della guerra, inizia col trasporto del simulacro nella chiesetta. Nei due giorni di festa molte sono le esibizioni folcloristiche e le manifestazioni civili alle quali, però, non partecipano le vedove che non interrompono le loro preghiere all’interno del piccolo tempio.
Seui (OG)
S. Pantaleo

I festeggiamenti in onore di San Pantaleo vengono fatti risalire al 1550, anno in cui fu terminata la chiesa gotico-aragonese a lui dedicata. Al Santo di Nicodemia si attribuisce un evento prodigioso avvenuto il 30 maggio del 1627, quando si vide il suo simulacro coprirsi di sudore. Questo miracolo trova conferma in un documento storico conservato nell’archivio parrocchiale. La vigilia della sagra estiva il comitato organizzatore accompagna lo stendardo del Santo dalla casa del priore fino alla chiesa, mentre si levano le note dei gosos che ne rievocano il martirio sotto Diocleziano.
Macomer (NU)
Madonna d’Itria e sa Carrela

Risale a tempi antichissimi la festa che Gavoi dedica, il 29 luglio, a sa Itria (dal greco Odighetria, “via della luce”). È la festa dei pastori barbaricini e si svolge in un santuario costruito nel 1904, a mille metri d’altezza, sui ruderi di una chiesa secentesca presso la quale si trova una pietra sepolcrale preistorica (preda fitta). Attorno al santuario, numerosi muristenis consentono il soggiorno ai novenanti. Fra le usanze, un pranzo a base di patata fratada con arrecottu (patate, carne di capra e ricotta). Dal 1980 è stata riproposta un’antica tradizione gavoese, sa Carrela, provas de abilidade a caddu. Altra manifestazione equestre è su palu de sa Itria.
Gavoi (NU)
Vergine delle Grazie
Seconda domenica di luglio
Nella chiesa della Vergine delle Grazie, edificata nel XIII secolo con pregevole facciata modificata nel 1600, si celebrano nove giorni di cerimonie religiose. L’origine della sagra risale al 1735 ed è legata al voto solenne pronunciato il 25 marzo di quell’anno, nel quale si chiedeva alla Madonna la liberazione dal flagello delle cavallette. Le locuste scomparvero definitivamente e da allora, in assolvimento del voto, il sindaco della città, a nome del Comune e alla presenza del Capitolo della diocesi, nella chiesa della Vergine delle Grazie, rinnova l’antico voto accendendo un grosso cero in segno di gratitudine e venerazione.
Talana (OG)
Madonna del Naufrago
Seconda domenica di luglio
La prima edizione risale al 1979 e la venerazione è dedicata alla Vergine il cui simulacro, alto oltre tre metri, è stato realizzato dallo scultore Pinuccio Sciola su trachite rosa per essere depositato nelle acque fra Villasimius e l’isola dei Cavoli, a 11 metri di profondità. Scopo dell’iniziativa, invocare la protezione della Madonna sui naufraghi e su tutti gli appassionati del mare. Il 20 ottobre del 1985, ai piedi del simulacro, è stata collocata una lampada benedetta da Giovanni Paolo II in occasione della sua visita in Sardegna.
Villasimius (CA)
S. Palmerio
Secondo lunedì di luglio
Risale agli anni fra il 1200 ed il 1225 la costruzione della chiesetta in stile romanico-arcaico intitolata a S. Palmerio martire, al quale Ghilarza dedica una sagra il secondo lunedì di luglio. L’8 luglio del 1750, infatti, sotto la chiesa fu scoperta una tomba in cui si trovavano una fiala contenente sangue rappreso, una palma d’argento, una pietra con incisa la scritta Palmerius in pace e uno scheletro che fu attribuito al Santo. I festeggiamenti iniziano alcuni giorni prima attorno alla chiesetta del Santo. Il simulacro, un dipinto in cui S. Palmerio è raffigurato mentre regge in una mano la palma e nell’altra una daga romana, viene accompagnato nella chiesetta campestre da cavalieri e fucilieri nei costumi ghilarzesi.
Ghilarza (OR)
S. Lucia
Terza domenica di luglio
Tra momenti di fede e manifestazioni folcloriche si distingue in questa sagra sa cicca de is froccus, la ricerca dei fiocchi, effettuata dagli obrieri di un comitato composto, in eguale misura, da coiaus e bagadius, sposati e scapoli. La ricerca è tesa al recupero di nastri da appendere allo stendardo della Santa che gli obrieri a cavallo portano di casa in casa. L’offerta dei nastri ha lo scopo di proteggere la famiglia dalle malattie agli occhi e auspicare per le nubili un matrimonio con persona degna. La ricerca si svolge nella tarda mattinata della vigilia mentre i riti religiosi si compiono la mattina di domenica nella chiesa seicentesca, circondata da un loggiato con nove archi a sesto acuto. In serata, presso la famosa reggia nuragica, si corre il palio equestre di S. Lucia.
Barumini (VS)
S. Giovanni Battista
Terza domenica di luglio
I festeggiamenti in onore di S. Giovanni Battista si svolgono attorno alla chiesetta campestre intitolata a S. Andrea, nella località omonima. A curarne l’organizzazione erano, ad anni alterni, brebegaxius (pecorai) e cabraxius (caprai). Oggi i loro discendenti mantengono inalterato il cerimoniale, assai simile a quello delle feste che, secondo la mitologia, venivano tributate a Adone. L’obriere si reca nell’abitato per prendere sette traccheras, le vestali consacrate a Adone, che vengono fatte sedere su un carro detto sa tracca de Santu Giuanni. Il carro è avvolto in tela bianca e addobbato con fiori, frutta e nastri; le donne reggono vassoi con pesanti gattò lavorati in modo artistico. A questo carro principale se ne aggiungono altri che percorrono la strada per Villasimius fino alla chiesa di S. Andrea, al canto ininterrotto dei muttettus. Di significato mitico anche il grosso falò acceso davanti alla chiesa.
Quartu Sant'Elena (CA)

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