Olmedo

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Nurra

CAP: 07040
Prefisso Telefono: 079

Azienda n.1, Sassari
Distretto sanitario Alghero

Superficie territoriale 33,71 kmq
Altitudine 68 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1547
1961:1534
1971:1711
1981:2172
1991:2591
2001:2852
2007:3248
2010:4033


Unione dei Comuni "Coros"
Cargeghe, Codrongianos, Florinas, Ittiri, Muros, Ossi, Putifigari, Tissi, Uri, Usini
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Il territorio
Il Comune di Olmedo è situato ai limiti della Nurra ed è compreso fra i territori di Sassari a nord, Uri ad est, Alghero a sud e ovest. La configurazione fisico-ambientale del territorio del Comune di Olmedo è distinta in due aree: pianura a nord, sud e ovest, collina ad est; è qui che si trova la quota più elevata del territorio, Monte Rosso (236 m). La natura del suolo ha una notevole complessità geologica: a sud-est affiorano prevalentemente formazioni vulcaniche; ad ovest è coperto da depositi di natura conglomeratico-arenacea; nella parte centrale affiorano i calcari, le dolomie e le marne del Mesozoico: è in quest’area che si trova la bauxite, importante risorsa mineraria sfruttata nella miniera in loc. Grascioleddu, che si estende su un’area di circa 24 kmq. Il territorio del Comune di Olmedo è attraversato dal rio Su Mattone, corso d’acqua a carattere permanente e dal rio Medadu a regime torrentizio stagionale. Le fonti d’acqua sorgiva più conosciute ed utilizzate sono Su Mattone e Tàlia.

La preistoria
Le testimonianze delle diverse epoche attestano le profonde radici dell’insediamento abitativo nel territorio del Comune di Olmedo. L’ipotesi che le domus de janas S’Ena Frisca possano risalire ai tempi della cultura di Ozieri attende elementi certi che lo confermino, perché gli ipogei sono ancora interrati. La cultura Monte Claro è testimoniata dal complesso megalitico di Monte Baranta (2400 a.C.). Indicato per la prima volta nella carta dell’Igm del 1958, è uno dei più straordinari esempi di insediamenti fortificati prenuragici: è costituito da un recinto-torre a forma di ferro di cavallo e da una poderosa muraglia che racchiude un gruppo di capanne quadrangolari, separandole dall’area sacra segnata da un menhir e da un circolo megalitico oltre il quale si estende un abitato di vaste dimensioni. Un recente ed interessante intervento di restauro e consolidamento della fortificazione megalitica ha cercato di risolvere in maniera compatibile, tra struttura archeologica e contesto ambientale, lo stato di degrado del complesso monumentale. Alla stessa epoca appartengono i fittili di Tanca Baranca e i reperti rinvenuti in Padru Salari. Nel redigere la voce Olmedo per il Dizionario del Casalis, l’Angius segnalava sette nuraghi «in gran parte distrutti». La Carta archeologica della Nurra del Nissardi (1901) diede un primo elenco dei nuraghi esistenti nel territorio del Comune di Olmedo: ventidue. Il numero è rimasto quasi inalterato nel tempo, sebbene si siano avute successive e ripetute ricognizioni topografiche. I nuraghi sono del tipo monotorre a pianta circolare, le loro particolarità architettoniche sono molto simili; un monumento che si distingue nettamente dagli altri è Nuraghe Biancu; costruito con lastroni di calcare candido contrariamente al prevalente uso della trachite, è interessante per l’unicità della camera centrale, con pianta caratterizzata da murature quasi lineari su tre lati ed il quarto curvilineo. Nella stessa carta archeologica viene attribuita una Tomba di giganti – una delle 10 segnalate in tutta la Nurra – in prossimità del Nuraghe Isfundadu. Ricerche più recenti segnalano un villaggio nuragico parzialmente messo in luce ad alcune centinaia di metri dal Nuraghe Pulpazos. Con la scoperta di un tempio a pozzo in prossimità del camposanto (1934) e dei materiali rinvenuti, il nome del Comune di Olmedo entrò a buon diritto nella letteratura archeologica della Sardegna. Il Taramelli, allora Soprintendente alle antichità della Sardegna, riferendosi al tempietto nuragico scriveva: «la scoperta di Olmedo rappresenta una delle più belle fortune che io possa vantare nei 31 anni di vita archeologica militante in Sardegna». Immediata l’opera di trafugamento del deposito votivo, per fortuna subito recuperato, costituito da materiali di età nuragica: bronzi figurati di muflone, bue, elemento cultuale di idolo taurino, modellino di nuraghe quadrilobato; una statuina di bronzo di produzione fenicia raffigurante un offerente; una statuina di Kouros di produzione greca o etrusca e busti di Cerere di età romana. Lo scavo affrettato compromise irrimediabilmente l’edificio, facendo crollare tutto il rivestimento del pozzo, per cui il Taramelli non poté farsi un’idea del monumento rimasto privo di dati architettonici e stratigrafici. Nel 1965 a pochi metri dal Nuraghe Bonassai fu scoperto un pozzo nuragico “a bottiglia”, che si è ipotizzato fosse coperto da una sorta di cupoletta: vi si rinvennero ceramiche puniche e romane.




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