Oliena

Comune in fase attivazione
Provincia di Nuoro
Regione storica di Nuoro

CAP: 08100
Prefisso Telefono: 0784

Azienda Asl n° 3, sede
Distretto sanitario Nuoro

Superficie territoriale 165,37 kmq
Altitudine 339 metri s.l.m.

Abitanti al:

1951: 6030
1961: 7008
1971: 7033
1981: 7279
1991: 7724
2001: 7539
2007: 7523 
2012: 7351



Comunità Montana "Nuorese-Gennargentu-Supramonte-Barbagia"
Dorgali, Fonni, Mamoiada, Orani, Orgosolo, Orotelli, Ottana
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Il territorio
Il Comune di Oliena, al centro della Barbagia di Ollolai,  è situato ai piedi del Monte Corrasi, massiccio calcareo del Supramonte: confina a nord  e a est con i territori di Dorgali,  a sud con Orgosolo  e  a ovest con  Nuoro. Il Corrasi raggiunge 1463 metri nella Punta omonima, la più alta dell’intero Supramonte, e 1143 metri in Punta Husidore. Il suggestivo panorama del paese è visibile anche dalla Punta Carabidda (1327 m.), sempre nel Corrasi, e dal Monte Ortobene di Nuoro. Il territorio del Comune di Oliena ha una sismicità molto bassa, clima gradi giorno 1366, zona climatica C. Il clima del territorio del Comune di Oliena, mite e temperato, favorisce  la coltivazione di oliveti e vigneti. Altitudine alla Casa comunale: 379 metri; minima: 86; massima: 1463. Il Comune di Oliena ha ricevuto la Bandiera Arancione, marchio di qualità turistico ambientale del Touring Club Italiano, destinato alle piccole località dell'entroterra che si distinguono per un'offerta di eccellenza e un'accoglienza di qualità. (da verificare)

Il centro storico
Il centro storico del Comune di Oliena è ben conservato.  Le strade in acciottolato o impredau,  ospitano antiche case tutte vicine tra loro: sembrano essere state costruite per proteggersi l'una con l'altra. In gran parte disabitate, le antiche abitazioni conservano intatta la loro struttura originaria fatta di un cortile interno, su porciu,  con la caratteristica arcata predominante nell’architettura del paese. Di solito, nello stesso cortile, si affacciavano 3-4 famiglie, tutte imparentate tra di loro. Nel  cortile c’erano il  pozzo e sa bicocca, con la scala di granito in bella vista. La vita domestica  si svolgeva  principalmente nella cucina, al cui  centro c’era su ohile. I tetti delle case erano fatti di canne sostenute da grosse travi e se l’abitazione disponeva di  un secondo piano, il pavimento  di questo  era in legno. Ogni famiglia possedeva un  piccolo riparo per le capre. La porta d'ingresso dava sulla strada ed era rialzata rispetto al suolo, per impedire l'ingresso dell'acqua e di animali. La case di migliore fattura  appartenevano alle famiglie più ricche. Sui muri del centro, si possono osservare oggi svariati murales, che riproducono scene di vita paesana. Di interesse sono il quartire Puttu ‘e Prejone, il più antico dell’abitato con il palazzo del majore, la chiesa di Sant’Ignazio e il Collegio dei Gesuiti, la chiesa medievale di Santa Croce, a una sola navata, poi rimaneggiata nel Seicento, e il quartiere Sa Tiria, all’ingresso del paese, fondato nel Settecento dagli abitanti del villaggio di Locoe in fuga da disamistades orgolesi.

La storia
Nell’intero territorio del Comune di Oliena ci sono tracce di presenza umana risalenti al neolitico (VIII millennio-IV-III a.C) anche se il primo insediamento abitativo, “inteso come struttura societaria permanente”, è  di età romana. Numerosi ritrovamenti nella valle di Lanaitho e in altre zone vicine all’attuale centro abitato indicano “una forte presenza di villaggi e tribù nuragiche”. Il nucleo iniziale del paese  si presume quindi essere stato formato “dall'unione di tribù minori, poi unite ad un preesistente villaggio, più sviluppato rispetto agli altri in quanto offriva più sicurezza contro gli invasori, ormai penetrati in Barbagia”. Anche per il Comune di Oliena vale il mito degli antenati e cioè gli Iliensi, abitatori di Ilio e navigatori,  fuggiti da Troia in fiamme. Il primo notevole sviluppo del centro abitato si fa risalire a un non ben precisato “periodo medioevale”. Si dice che allora venne costruito a Oliena un castello “di cui però oggi non resta alcuna traccia, se non nella toponomastica, che denomina appunto Su Hasteddu quel rione”. Il Comune di Oliena  divenne un importante centro al confine tra il giudicato di Gallura e quello di Cagliari. Poi fece parte della curatoria di Galtellì – Orosei. Nel 1324, estinta la dinastia dei Visconti, il villaggio   iniziò a essere amministrato da Pisa.  È nel periodo pisano che a Oliena si migliorano le coltivazioni con l'introduzione di nuove colture fino ad allora sconosciute. Altre tracce del passaggio dei pisani si possono riscontrare con il ponte di Pappaloppe. “Era un vecchio ponte romano. I vecchi lo chiamano però Su ponte 'e sos pisanos. Da qui veniva esportato il bestiame e i prodotti caseari. Si importavano invece spezie e varie stoffe, tra cui il pregiato broccato, che pisani e genovesi acquistavano dall'Oriente”. Fu durante la dominazione pisana che venne costruita la chiesa chiamata di Santa Maria Maggiore come quella del Duomo della città toscana. “La bella chiesa, che oggi appare molto diversa rispetto all'originaria struttura, databile tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, troneggiava isolata fuori dal centro abitato”. Ai pisani subentrarono gli spagnoli.  Seguiamo la successione degli eventi. “Subito dopo la conquista aragonese, il Comune di Oliena entrò a far parte del Regnum Sardiniae e fu staccato dalla curatoria di Galtellì per essere concesso in feudo a Berengario Carroz, malvisto e osteggiato dalla popolazione. Durante la guerra tra Genova e Aragona il territorio del Comune di Oliena fu teatro di operazioni militari e il centro abitato gravemente danneggiato. Nel 1363 il paese fu incluso nella contea di Quirra ma poco dopo, scoppiata la seconda guerra tra Mariano IV, padre di Eleonora, e Pietro IV, i suoi feudatari  ne persero il controllo e fu occupato dalle truppe arborensi che lo tennero sino alla caduta del giudicato. Solo dopo la partenza del visconte di Narbona dalla Sardegna, nel 1420, i Bertran Carroz ne tornarono in possesso. Dopo l’estinzione del ramo dei Carroz nel 1511, con la morte della contessa Violante, il villaggio passò ai Centelles che lo tennero fino al 1670, anno della loro estinzione”.

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