Nuoro

Comune in fase attivazione
Provincia di Capoluogo
Regione storica di Nuorese

CAP: 08100
Prefisso Telefono: 0784

Azienda n.3, Sede
Distretto sanitario Sede

Superficie territoriale 192,27 kmq
Altitudine 549 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:16949
1961:23033
1971:31033
1981:35779
1991:37527
2001:36678
2007:36454
2010:36347



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Nùgoro, Nugòro, Nuoro. Il nome del Comune di Nuoro viene dal nuragico nur o ur, che dovrebbe significare “casa”, “luce”, “fuoco”, dimora, “luogo abitativo” ma pure “di culti solari”. L’etimologia è comunque incerta. Il sardo dei nuoresi, una variante del logudorese, è una lingua romanza, tra le più conservative.

Il territorio
Nuoro è capoluogo di provincia dal 1927. Scrive Giacomino Zirottu in "Nuoro dal villaggio neolitico alla città del ’900": «Con regio decreto 2 gennaio 1927 n.1 si ricostituì la provincia di Nuoro, definita ‘Provincia del Littorio’: 88 comuni su una superficie di 7326 kmq, con una popolazione che nel 1931 arrivò a 207.283 abitanti, con una densità di 28 ab. per kmq». Il Comune di Nuoro era stato elevato a rango di città intorno al 1840, quando contava appena 3700 abitanti, dopo l’emanazione della legge delle Chiudende (1820) e quasi trent’anni prima dei moti de Su Connottu (1868) contro la privatizzazione, nel Monte Ortobene, di terre e boschi fino ad allora di uso comunitario. Il Comune di Nuoro è unanimemente considerato il centro storico e geografico, antropologico e spirituale della Barbagia. Il centro abitato si estende ai piedi del Monte Ortobene, «una montagna granitica d’antica origine, generata dalla risalita di un’immensa bolla di magma e dal suo scontro con la preesistente crosta di dura roccia scistosa, circa trecento milioni d’anni fa, duecento ottanta milioni di anni prima della formazione del resto dell’Italia». Dalla punta più alta del Monte Ortobene, dove sta la statua del Redentore, si scorgono la catena del Gennargentu, il Supramonte e il Corrasi, i monti del Goceano, il Montalbo di Lula e il Tuttavista di Galtellì. La città attuale è compresa tra il colle di Sant’Onofrio, quello di Cucculìo, luogo dove cantano i cuculi, gli abbassamenti di Monte Jaca, Pred’istrada, Nugoro Novu, le risalite dalla linea ferroviaria a Ugolìo e la nuova urbanizzazione che si estende da Funtana Buddia a Badu ’e Carros sino a Città Giardino e Predas Arbas.

Il clima
Mediterraneo temperato, «con estati moderatamente calde e inverni freschi». Secondo una tradizione il primo forte freddo, certe volte neve, era il giorno delle Grazie, una delle ricorrenze più sentite nel Comune di Nuoro, il 21 novembre. Altre date “canoniche” di nevicate (20-25 cm annui) furono il giorno dell’Immacolata, sa Purissima, l’8 dicembre e i giorni della merla, a fine gennaio.

La storia
Età prenuragica e nuragica. «Il territorio del Comune di Nuoro», scrive Giacomino Zirottu, «conserva numerose testimonianze di insediamenti umani da tempi antichissimi, almeno dal neolitico recente, cioè da circa 4000 anni a.C.». I fiumi Cedrino e Isalle attraversano le vallate a loro volta sovrastate da «massicci montuosi centrali e gli altipiani digradanti a occidente verso la grande piana del Tirso, ricca di boschi, pascoli e torrenti». Il Comune di Nuoro come centro abitato ha origine prenuragica. Dice Giovanni Todde in "Storia di Nuoro e delle Barbagie" che «i primi abitatori della Sardegna pare che vi si installassero non prima del 3000 a.C.». Provenivano dalla penisola iberica. I reperti archeologici danno idea di come fosse organizzata la vita quotidiana: «macine e pestelli rudimentali, oggetti di ossidiana e di selce, rozze ceramiche». Con il culto delle acque si celebravano la vita, l’amore, la fertilità. Si onoravano i morti. Nella zona di passaggio dall’età del Rame a quella del Bronzo furono scavate sas domos de janas, “case delle fate”, altrove dette furreddhas o furreddhos, «destinate probabilmente alla sepoltura dei membri di un determinato gruppo familiare, di chiara ispirazione orientale». Quelle nuoresi sono a nord-est, a sas Bírghines, Janna Bentosa e Maria Frunza, alle falde dell’Ortobene, tra il bosco di Borbore e Valverde. Le domos de janas di Janna Bentosa risalgono alla cultura di San Michele di Ozieri, circa 3500 a.C., come testimoniano frammenti di terracotta ritrovati nel corridoio di accesso. Sono in uno stato precario di conservazione. Concorrono al degrado le erosioni del tempo, il fatto che siano state utilizzati come appendice di ovili, atti di vandalismo. Poco distante dalle grotte di Maria Frunza, «di certa imponenza architettonica e autentico fascino», c’è la domo di Santu Gabinzu, San Gavino, dal nome del martire turritano. Nella strada tra Marreri e Jacu Piu c’è la domo di Su Cossu e in località S’Eliche Durche, il “leccio tenero”, c’è proprio Sa Birghine. Attraversata Badde Manna e risalendo verso occidente il colle di Tucurutai, al confine con il territorio di Orani, in un’area che dovette essere certamente più popolata, si trovano le tombe ipogeiche di Corte e Bortaleo e più avanti le necropoli di Nurdole e Sas Concas che ora appartengono ai territori di Orani e Oniferi. Reperti di questo tempo, quanto è stato possibile salvaguardarli, si trovano al Museo Archeologico del Comune di NuoroFacendo riferimento a un volumetto edito dal Comune di Nuoro nel 1981 e a una tesi di laurea del 1988-1999, Giacomino Zirottu censisce 32 nuraghi, 12 villaggi nuragici, 12 tombe di giganti, 21 emergenze del neolitico ed eneolitico. Tra i reperti ci sono il menhir di Preda Longa, le tombe di giganti di Curzu, Noddule, Cuccuru Ivana, i pozzi sacri di Noddule e di Costiolu, la domo di Su Puleu e 27 nuraghi. L’associazione ArcheoArci di Nuoro ha censito i nuraghi del territorio comunale sulla base di studi già fatti, principalmente le carte archeologiche del Taramelli, redatte tra fine Ottocento e inizi del Novecento. In località Su Linnàmene, poco distante dalla vecchia strada Nuoro - Bitti, ci sono il nuraghe Curtu, 704 m, e Pedra Pertusa, “pietra forata”, 657 m. Anche Giovanni Lilliu parla di Loddune o Noddule, un cumulo di rovine in pietra circondato da un piccolo bosco di lecci. Vicino alla torre, il nuraghe vero e proprio, con porta d’entrata e camera con cupola, sono rimaste tracce di una cisterna e di numerose capanne. Nelle vicinanze del villaggio nuragico c’erano il pozzo sacro, l’agorà per le riunioni e una tomba di giganti. Lo stato di conservazione permette di far capire che questi nuraghi furono edificati «con molta cura, con blocchi di medie dimensioni, lavorati in parte e disposti in filari regolari quasi perfettamente circolari». Vicino al nuraghe Pertusa c’è una tomba di giganti, «gravemente danneggiata» e comunque «la meglio conservata del territorio del Comune di Nuoro». Procedendo, ancora sulla strada Nuoro - Bitti, in località Fenole o Lardine, c’è il nuraghe monotorre Orizanne. Ancora più avanti, vicino al bivio per Benetutti, in località Intramontes, «posto quasi a guardia del vallone Su Lidone» (lidone è il corbezzolo) c’è il nuraghe s’Abba ia, l’acqua viva, a 726 m. Lì vicino c’è una fontana chiamata Gasone. Questi i nuraghi segnalati da Taramelli: Murzulò, al confine con il territorio di Benetutti, Ugolio, Biscollai, Monte Gurtei, Sodduleo, Corte e Tanca Manna. Qui si trovano i resti di abitazioni di un villaggio prenuragico del 2000 a.C., costituito da circa 800 capanne, estese per oltre 2 ettari, come è stato rilevato dagli infrarossi. Sempre a Tanca Manna, sono state rinvenute quattro domos de janas. Altri nuraghi si possono osservare a Padru ’e Leo, Tertilo, il migliore del territorio secondo Taramelli, Tilogoboe detto pure Mandra ’e Corte, Su Saiu, Gabutele, Sa Murta o Dorgodori (quest’ultimo fu nome di un giudice), Durgulileo al confine con il territorio di Orani, Tres Nuraghes. In una Carta dei nuraghi della Sardegna, pubblicata nel 1967, lo studioso E. Melis aggiunge altri nuraghi alla lista del Taramelli: Su Ruvosu, Sa Prugheredda, 518 m, Perdalonga, 555 m. Al confine con il territorio di Orotelli c’è il nuraghe Gurturju, “avvoltoio”, 687 m. in località omonima. A nord di Gurturju, vicino a Badde de sa Pira, a Loghelis, c’è un altro nuraghe omonimo.





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