Nule

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Goceano

CAP: 07010
Prefisso Telefono: 079

Azienda n.1, Sassari
Distretto sanitario Ozieri

Superficie territoriale 51,80 kmq
Altitudine 650 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1987
1961:2109
1971:1907
1981:1788
1991:1719
2001:1573
2007:1507
2010:1443


Unione dei Comuni "Goceano"
Anela, Benetutti, Bono, Bottidda, Bultei, Burgos, Esporlatu, Illorai,
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Il territorio
Il Comune di Nule si trova al confine tra la provincia di Sassari, di cui amministrativamente fa parte, e quella di Nuoro, tra i comuni di Osidda, bitti, Orune e Benetutti: con quest’ultimo occupa l’estrema parte orientale del Goceano, alla sinistra del primo tratto del fiume Tirso. Proprio questa collocazione geografica, col centro abitato posto all’estremo margine dell’altipiano che gli sta a levante, in posizione dominante rispetto alla pianura che si stende fino ai piedi della catena de Sa Costera, proprio di fronte al Monte Rasu, ne fa un’isola a sé stante, con una individualità specifica sottolineata perfino da particolari suoni e inflessioni dialettali. Il territorio del Comune di Nule, che si estende per 51,80 kmq, non presenta, nella morfologia generale, caratteristiche diverse da quelle tipiche delle zone centro-settentrionali della Sardegna, col susseguirsi alternato di pianori, colline e valli attraversate da piccoli corsi d’acqua, vitali per l’economia agro-pastorale, tutti confluenti nell’alveo del Tirso, che lo lambisce nella sua parte nord-occidentale. Tutti questi rios sono a regime torrentizio e prendono generalmente nome dai siti che attraversano. Troviamo, così, in ordine alfabetico: riu Balestreris, riu Campidanu, riu Corrostò, riu Lochiri, riu Lughèi, riu Minore, riu Molò, riu Odesa, riu Sa Màrghine. L’idrografia del Comune di Nule è completata dalle pischinas, letteralmente “piscine” ma, in realtà, paludi o semplici pantani alluvionali: Pischina Su Cunzadu, Sa Pischina, Pischina Longa, Pischina Suerzu; dalle enas, le “vene” acquifere: Sa ’Ena, ’Ena de Cannas, ’Ena de Lueri e, infine, dalle funtanas, le fonti: prima di tutto la Funtana per eccellenza, una sorgente perenne, alla periferia sud del paese, che suppliva anche alle carenze dell’acquedotto comunale; poi, sparse nell’agro: Funtana de Iscala, Funtana de Iscorravoes, Funtana Èlighe, Funtana de Pitzinnos, Funtana Pùdida e Funtana Sassa. Questo elenco potrebbe far pensare ad un agro molto ricco di acque: in realtà si tratta sempre di piccole sorgenti e di torrenti, spesso ridotti a rigagnoli, che a fatica dissetano le greggi e le mandrie nel periodo delle secche estive.

 

Tutti i nomi delle piante
Il canalone vallivo che degrada dal Comune di  Nule a Benetutti, con un dislivello di quasi 300 m in meno di tre chilometri di tornanti, è delimitato verso sud dal crinale che parte dal sito di Bruvareddu e termina nella parte rocciosa di Monte Sìsine, proprio a ridosso del paese sottostante, e verso nord da quello che parte dal colle di San Paolo (m 650) e termina a fondo valle, presso l’antica chiesa di Boloe. Lo percorrono un torrente che raccoglie le acque del sovrastante paese e la strada a tornanti che nei tempi passati era l’unica via di comunicazione con i paesi vicini e con il resto della Sardegna. Solo nel 1950 è stata aperta, infatti, un’altra strada, quella che collega il Comune di Nule con Bitti e dalla quale partono le diramazioni per Orune e per Osidda. Sono queste che hanno permesso di rompere l’isolamento del paese – stigmatizzato persino dal La Marmora, che nel suo Itinerario lo definisce: «villaggio sbandato e senza strada» – e di offrire uno sbocco vitale verso il Monte Acuto e la costa orientale dell’isola. La parte centrale, il “cuore” del territorio del Comune di Nule, è costiruito da quello che viene chiamato Su Campu, l’altipiano che si estende fino alla regione di San Giovanni di Bitti. Il resto dell’agro è costituito da una serie di valloni che da nord e da sud scendono verso la pianura del Tirso. Questa particolare conformazione risulta propizia per l’allevamento del bestiame, soprattutto ovino, in quanto consente l’utilizzo dei pascoli dell’altipiano, a circa 700 m, nel eriodo estivo, mentre le valli protette dai rigori del clima sono sfruttate nel periodo invernale. La vegetazione arborea è piuttosto rada in tutta la zona del pianoro centrale, mentre è abbastanza consistente nelle depressioni vallive. In prevalenza è costituita da roverella e da quercia da sughero, che costituiscono anche una fonte ausiliare di reddito. Un notevole aiuto per la conoscenza della flora è dato dalla toponomastica, che registra numerosi nomi di erbe e di piante: Su Ardosu da ardu, cardo; Su Calarighe, il biancospino; Sas Campaneddas, “convolvoli”; Cannarzos, da canna; Chessarzos da chessa, lentisco; Chercos Siccos da chercu, quercia rovere; Su Fìlighe, la felce; Su fruschiu, il pungitopo; e ancora: Sa menta, la mentuccia; Su ozastru, l’olivastro; Su pirastru, il pero selvatico; Sa pruna, il pruno e altri ancora. Il degrado naturale e, purtroppo, il disboscamento selvaggio e la piaga degli incendi, soprattutto nel corso degli ultimi decenni, hanno fatto sì che di molte di queste piante rimanga quasi solo il ricordo nei nomi dei siti dell’agro che un tempo arricchivano. Dal punto di vista geologico, la maggior parte del territorio del Comune di Nule è costituito da rocce intrusive, fra le quali predomina il granito.

 

Un grande patrimonio archeologico
La presenza dell’uomo nel territorio del Comune di Nule è testimoniata sin dal periodo neolitico, come provano le numerose tracce di insediamenti ed i reperti archeologici in essi rinvenuti. Tra i monumenti più interessanti troviamo il complesso di domus de janas che si trova non lontano dalle sorgenti di Terrasole, al confine tra l’agro del Comune di Nule e quello di Orune. Il sito, a oltre 700 m slm, si chiama Sa pedra fitta o Sa Pedra Longa, espressioni sarde adoperate per indicare i “menhir”. In effetti, proprio a Terrasole e, poco distante da qui, in località Istelai ne troviamo due esemplari, alti rispettivamente due o tre metri dal suolo. Oggi appaiono entrambi isolati, ma altri massi dello stesso tipo e della stessa forma si trovano giacenti nelle immediate vicinanze, segni evidenti di veri e propri insediamenti, come dimostra il ritrovamento, in diversi punti di quest’area, di svariati reperti, come resti di macine e schegge di selce e di ossidiana, sicuramente frutto di importazione poiché l’unica roccia del territorio del Comune di Nule è il granito. Allo stesso periodo risale sicuramente una serie di dolmens, più o meno in precario stato di conservazione, rinvenuti nelle regioni di Cabones e S’Arenza nella parte sud dell’agro, e di Mialibengo e Santu Lesèi nella parte nord. Si ha notizia certa del ritrovamento, in questo sito, di alcuni oggetti di bronzo. Il reperto più importante è costituito dall’ormai famoso “bronzetto di Nule”, in forma di toro androcefalo, rinvenuto nel 1935 e attualmente conservato nel Museo Archeologico di Cagliari. La statuetta è lunga 18 e alta 17 cm e rappresenta, appunto, un essere mostruoso con un corpo di animale e testa di uomo, dalla cui fronte si protendono due corna. Sempre relativamente all’età del Bronzo, è da ricordare il ritrovamento di un deposito di ben 21 accette di bronzo, di straordinario valore documentale per il loro perfetto stato di conservazione, avvenuta nel 1927 ad opera di un contadino nulese, certo Giovanni Mongiolu, in località Iscalas, nei pressi del Monte Sìsine. Il patrimonio archeologico del territorio del Comune di Nule è arricchito da numerosi nuraghi e Tombe di giganti. Di queste, se ne contano tre esemplari in discreto stato di conservazione: quella di S’Àgara, quella di Isporo e quella di Iscorravoes. La prima presenta un corridoio di oltre quattro metri, limitato lateralmente da lastre conficcate a coltello, segno di una struttura trilitica di tipo dolmenico, mentre le altre due hanno l’andito delimitato da lastre piatte sovrapposte. In tutta l’area dell’agro e nelle regioni confinanti si contano numerosissimi nuraghi: Arile, Badu ’e Porcheddos, Sa ’e Chirighinu, Su Concheddu, Dorosu o Edorosu, Duscàmine, Eddutta, Iscobarzu, Istelài, Launidde, Molò, Naddu, Pala ’e Nurache, Pittigheddu, Sìsine, Talavoe, Taspile, Tomeone e Voes. Di alcuni di questi, rimangono soltanto i basamenti e cumuli di pietre, mentre altri conservano quasi intatte le loro strutture. Il nuraghe Voes, in particolare, può essere considerato uno dei monumenti più importanti di tutta la zona. Sorge al centro dell’altipiano, a 709 m slm, a circa 5 km dal paese, lungo la strada Nule-Bitti. La massa, nel suo insieme, ha una base a pianta triangolare. L’accesso principale è orientato a sud. Dentro la cinta muraria s’incontra prima un vestibolo comunicante con due torri laterali, dalle quali si accede alla terza torre attraverso camminamenti intermurari dotati di feritoie verso l’esterno. Il complesso, nel suo insieme, si colloca nella tipologia dei nuraghi trilobati, con struttura molto simile a quella del nuraghe Losa di Abbasanta, assieme al quale può essere fatto risalire al Nuragico medio, attorno al sec. X a.C.

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