Narbolia

Comune in fase attivazione
Provincia di Oristano
Regione storica di Montiferru

CAP: 09070
Prefisso Telefono: 0783

Azienda n° 5, Oristano
Distretto sanitario Oristano

Superficie territoriale 40,49 kmq
Altitudine 57 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951: 1530
1961: 1608
1971: 1655
1981: 1621
1991: 1691
2001: 1727
2007: 1822
2010: 1802



Unione dei Comuni "Montiferru-Sinis"
Baratili S. Pietro, Bauladu, Bonarcado, Cuglieri, Milis, Nurachi, San Vero Milis, Santu Lussurgiu, Seneghe, Tramatza, Zeddiani
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Il territorio
Il Comune di Narbolia appartiene alla provincia di Oristano e confina, procedendo in senso orario, a Nord con Cùglieri, in corrispondenza del riu Pischinappiu, e con Séneghe; poi con San Vero Milis, Riola Sardo e con la parte del Sinis appartenente al comune di San Vero Milis. Il territorio del Comune di Narbolia abbraccia la parte meridionale del Monte Ferru, le sue pendici collinose, e si spinge sino al mare; il resto è pianura. Il centro abitato dista 13,5 km dal mare e si estende a ridosso del Monte Ferru; li separa il riu Maistu Impera, che scende da Séneghe, aumenta la sua portata lungo il percorso e alimenta, scorrendo in un’amena valletta, la distesa di rigogliosi agrumeti (è nota la qualità delle arance, turgide e dalla buccia sottilissima). La regione montagnosa del Comune di Narbolia è di natura basaltica; in prossimità del mare, il suolo è costituito da roccia calcarea. La pianura dell’entroterra deriva da una depressione  tettonica terziaria colmata in tempi geologici relativamente presenti.

La storia
Dei venti nuraghi sparsi nel territorio del Comune di Narbolia (nell’ottocento se ne contavano 26), molti dei quali allo stato di rudere, i più notevoli e ben conservati sono denominati Tunis e Tradori. Il primo è il più grande, sito a circa 300 metri ad est dell’abitato; il secondo è prossimo alla strada statale n 292, tra Riola e il riu Pischinappiu, e s’impone, con la sua struttura ancora intatta, da un rilievo del terreno. Nel centro e in campagna, si trovano pozzi costruiti con la fodera interna in blocchi di basalto, alla guisa dei pozzi sacri nuragici, di sezione ogivale. I muri a secco, costruiti in molte località centro-settentrionali dell’isola, segnatamente nel Logudoro, sono stati costruiti da maestranze del Comune di Narbolia. Una testimonianza è riferita in Miele amaro di Salvatore Cambosu. L’assestamento delle pietre di notevole pezzatura sembra un’antichissima tecnica, forse risalente al periodo nuragico, come anche un rudimentale congegno per il trasporto di pietre pesanti. In regione S’Eremita, in prossimità di uno scavo di miniera di ferro solforato, ci sono i ruderi dell’eremo di Hermano Matteo, di ascendenza settecentesca (c’è una testimonianza di fra Matteo, del 1794). Era in piedi fino agli anni trenta.


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