Monti

Comune in fase attivazione
Provincia di Olbia-Tempio
Regione storica di Monte Acuto

CAP: 07020
Prefisso Telefono: 0789

Azienda n° 2, Olbia
Distretto sanitario Olbia

Superficie territoriale 123,44 kmq
Altitudine 300 metri s.l.m.

Abitanti al:

1951: 2564
1961: 2475
1971: 2339
1981: 2547
1991: 2698
2001: 2427
2007: 2511 
2012: 2487



Comunità Montana "Monte Acuto"
Alà dei Sardi, Berchidda, Buddusò, Oschiri, Padru
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Un territorio diviso in due
Il territorio di Monti si estende per 123,44 kmq ed è prevalentemente collinare. Il suolo è di natura granitica, le superfici per la maggior parte accidentate, ammantate di macchia mediterranea, ricche di boschi per lo più sugherete, interrotte da distese di roccia, con qualche caratteristico tafone, ma soprattutto da vigneti. Situato, nella Sardegna nord-orientale, si sviluppa fra Gallura e Logudoro. Confina con i comuni di Telti (alla cui formazione Monti contribuì negli anni Sessanta), Calangianus, Berchidda, Alà dei Sardi, Loiri Porto San Paolo e Olbia. Il settore settentrionale, verso il mare, ha morfologia più dolce, determinata da uno spesso manto detritico, mentre quello meridionale, verso il Logudoro, è più aspro, con quote elevate che raggiungono, verso Alà dei Sardi, gli 811 metri del Monte Olia. I corsi d’acqua hanno portata ridotta e carattere torrentizio; confluiscono nei fiumi, nel bacino del Coghinas e in quello del Padrongiano, meno due: il Rio Scarraboe- Badu Alzolas che, nato alle falde del Limbara, fa da confine con Berchidda e si getta nel Lago Coghinas; il S’Eleme nasce invece dai monti di Padru, segna il confine con Alà dei Sardi e confluisce ugualmente nel Coghinas. Il territorio è ripartito anche dal punto di vista linguistico, a sud prevale il logudorese, a nord il gallurese.

La rete dei nuraghi
Monti, situato a 300 metri di altezza, occupa col suo territorio una posizione strategica fra la marina olbiese e l’interno, in una depressione tettonica che separa il Limbara a nord dai Monti di Alà dei Sardi a sud; è posto in un crocevia di storia, culture, lingue, tradizioni lungo lo spartiacque fra il bacino del Coghinas e quello del Padrongiano. Favorito da questa posizione, fu abitato sin dalla preistoria e lungo l’arco dei secoli ha rivestito una certa importanza entrando in contatto con diverse civiltà. Al Neolitico medio risalgono frammenti di ossidiana, punte di frecce e una pietra levigata a forma di ascia rinvenuti in un villaggio presso la chiesa campestre di San Michele. Al Neolitico appartengono i resti di due allées couvertes, una nella località Taerra e Sa Zucca, l’altra presso il nuraghe Locu, a un chilometro dall’abitato; alcuni menhir sono conosciuti a Taerra e Su Piscamu, vicino al santuario di San Paolo; una domus de janas è adiacente alla chiesa di San Salvatore di Nulvara (oggi in territorio di Berchidda). La civiltà nuragica ebbe rilievo in territorio di Monti non solo per il gran numero di torri, spesso con villaggio, ma anche per la posizione lungo le vie di comunicazione, come evidenziano reperti che dimostrano contatti con Fenici, Greci, Punici e Romani. Silvio Mattioli, ricercatore locale, archeologo, Ispettore alle Antichità e Belle Arti, ne individuò alla metà del secolo scorso ben tredici. Fra i più interessanti il nuraghe S’Untulzera, a 371 metri s.l.m. nei pressi della chiesa di San Michele, lungo la carreggiabile per Su Canale. Attorno al nuraghe, oggi completamente distrutto, si trovano tombe di giganti, alcuni dolmen e un villaggio con decine di capanne in pietra col pavimento lastricato. Si segnalano inoltre un luogo di riunione, sentieri, una sorgente collegata al villaggio da una strada lastricata e un’area sacra con menhir, uno dei quali è alto quasi 3 metri. I lavori nei campi hanno restituito resti di due macine per grano, una in pietra lavica, l’altra di granito, frammenti di ossidiana e una muraglia mlunga oltre 250 metri, eretta a protezione del villaggio. Il nuraghe Taerra o Sa Raina sorge vicino allo scalo ferroviario, lungo la Provinciale per Olbia. Nei pressi, oltre a un’allée couverte rovinata dai lavori agricoli, si trovano menhir e un recinto sacro anticamente vigilato da un simulacro di dea femminile, recante al centro del petto un’unica mammella con capezzolo nettamente prominente e tornito, ampio di ventre e arcuato di schiena, ma acefalo: oggi purtroppo trafugato! Nella stessa zona sono resti di strade lastricate e ruderi di una villa-azienda romana ornata di peristilio, di cui rimangono un rocchio di colonna di granito e numerosi laterizi fra i quali una tegola recante un sigillo di fabbrica, oltre a una moneta romana e un grano di collana bronzea. Il nuraghe Crasta-Su Casteddu-Sa punta ’e Sa Prejone sorge su un rilievo a m 490 s.l.m., a tre chilometri da Monti, verso sud. Si tratta di una torre semplice trasformata poi dai Romani in fortezza; dominava la cosiddetta “sella o corridoio di Monti” a guardia delle due consolari: una per Liguido, l’altra per Caput Tirsi. Più tardi fu inserita fra quelle destinate a difendere il giudicato di Torres, infine contesa fra gli Aragonesi, i Doria e i della Gherardesca. Mattioli scoprì dei muraglioni che raccordavano il castello al borgo nato ai suoi piedi, al centro del quale sorgeva la chiesa di Santa Liberata: restano un’acquasantiera con colonna di supporto. Significativi i nomi: Crasta dal latino Castrum, Casteddu riferito alla fortezza giudicale, Sa prejone al mastio, ove venivano rinchiusi i prigionieri. Il sito di Bilzalvino si trova nei pressi della stazione ferroviaria, a m 354 s.l.m. Mattioli vi rinvenne nel 1949 «…fondamenta di abitazioni con divisioni interne, gli isolati e le strade. Pietre grandi e piccole, tutte squadrate, tutte scalpellate perfettamente. In mezzo ad un prato alquanto distante un rocchio di colonna e, presso una vigna, un altro rocchio di granito di notevoli dimensioni. Successivamente… un enorme parallelepipedo anch’esso di granito… un molino a mano di basalto spugnoso… un lungo tratto pavimentato… »; avendo trovato delle monete medievali, ipotizzò che «…nel Medioevo sorgesse un castello/ fortezza sul luogo della città romana abbandonata o distrutta». Altri hanno recuperato materiali di età romana e individuato un tratto di muro di granito. Vista la posizione è stato ipotizzato che nel sito sorgesse una mansio, una guarnigione militare romana a difesa del bivio delle due strade romane che univano il Nord al Sud dell’isola. Tracce del tipico selciato di strada romana si trovano a poca distanza, in località Su Gialdinu. Altra scoperta del Mattioli, nel 1965, fu il sito di Chichiritanos, lungo la strada per Berchidda a pochi minuti dal centro abitato, oggi completamente distrutto. Rinvenne «…un perfetto circolo fatto di enormi massi… Doveva trattarsi di un ritrovo per assemblee tribali… Sorgeva ivi presso un gran lastrone che sembrava portare segni di scrittura… potrebbero essere segni sacrali…». Il Monte Fulcadu, ubicato a m 408 s.l.m., tra Monti e Telti, deve il suo nome al fatto che appare diviso in due parti terminanti in acuti apici. Nel più alto conservava i resti di un nuraghe, come scriveva Silvio Mattioli nell’agosto del 1961. Raggiunta la vetta trovò «…le rovine della cella superiore e le due cortine che cingevano la fortezza», nei dintorni «…forme perimetrali di costruzioni rotonde o quadrate… una strana pietra… forse un simbolo sacro…» e «…proprio sopra la strada romana che dall’Alta Gallura conduce alla Baronia, a 340 m… i resti di un antico abitato, con muri ben delineati, dei fittili, tutti minutissimi frantumi, e financo una capannuccia nuragica…». Il nuraghe Pertuncas sorge a nord dell’abitato, a 258 metri s.l.m. Era conosciuto dagli studiosi sin dai primi del Novecento, nel 1922 fu inserito nell’Elenco degli Edifici Monumentali edito dal Ministero della Pubblica Istruzione. Si presume sia stato un grande monotorre, ubicato in posizione dominante sulla collina da cui, per la presenza di un masso tafonato con un pertugio nel mezzo, prende il nome. Dal cocuzzolo la vista spazia sino all’Isola di Tavolara, ai contrafforti del Limbara, alle propaggini dei Monti di Alà. Recenti studi ne hanno confermato il riutilizzo in epoca romana. Ci sono anche testimonianze della presenza dei Greci, in località Su Canale. Molto più numerose quelle sui Romani che lasciarono strade consolari e secondarie che attraversavano il territorio in località Taerra, Su Romasinu e Su Gialdinu; nonché resti di villaggi, di mansiones e di una villaazienda. Al loro predominio si oppose il fiero popolo dei Balari, cui si riferisce il cippo scoperto da Mattioli nel 1965 e visibile presso il Rio Scarroboe-Badu Alzolas.

Dal Medioevo a oggi
Della dominazione bizantina rimane la venerazione di San Paolo Eremita e di San Michele Arcangelo, cui furono dedicate le due chiese ancor oggi aperte al culto nonché di Santa Barbara, il cui tempio andò in rovina nel Settecento. La fortificazione di “Castra”, che nel Medioevo fu di volta in volta dei Doria e dei Malaspina, testimonia l’importanza strategica del territorio montino. Le sue rovine si ergono maestose su uno spuntone roccioso. La dominazione aragonese prima, spagnola poi, non lasciò impronte significative, oltre al portale di una vigna, simbolo oggi della Cantina sociale. Nel 1412 fu creata la Baronia di Monti, che veniva affidata a Pietro de Feno. In seguito passò ad altre famiglie nobili (Manca, Ravaneda, Dell’Arca, Farina) fino al 1836, anno dell’abolizione del feudalesimo. Unica testimonianza di quell’epoca, ricordata come una sequenza di secoli bui, segnati da disordini e malessere, rimane “Su palattu baronale”. Nel 1700 ad aggravare la condizione sociale della comunità furono le lotte intraprese dai montini per far valere le loro ragioni per il possesso delle terre attorno alla chiesa di San Salvatore di Nulvara, contese dai pastori berchiddesi e calangianesi. Tra gli avvenimenti dell’Ottocento l’Editto delle Chiudende del 1820, che finì per acuire il divario economico fra le famiglie abbienti e quelle indigenti: ne nacque una ribellione durante la quale fu commesso un omicidio. Nel 1835 la comunità fu sconvolta da un furto di bestiame da parte di alcuni abitanti di Su Canale a danno di un proprietario di Berchidda: ci fu una sparatoria che lasciò sul terreno alcuni montini. La fine del feudalesimo, nel 1836, scatenò le bramosie per l’egemonia fra le famiglie benestanti. Dopo un periodo di stasi, tra la fine del secolo e i primi del Novecento, le lotte fra le famiglie ripresero tanto che si ebbe lo scioglimento del Consiglio comunale. La Grande Guerra vide molti giovani montini sacrificati sull’altare dell’Unità nazionale. L’avvento del Fascismo esasperò i contrasti all’interno della comunità; e poi ancora sofferenze e morti nella Seconda guerra mondiale. La svolta verso la Repubblica sembrò portare una ventata di libertà e di speranza. Negli anni seguenti il flagello della malaria fu sconfitto grazie alla massiccia campagna organizzata col sostegno della fondazione americana Rockefeller, alla quale partecipò una nutrita schiera di manovalanza locale. Furono disciplinate le acque e prosciugate alcune paludi.

Al riparo del monte
Fra le ipotesi che circolano fra gli anziani del paese, il termine Monti deriverebbe dal sardo “monte”. Una leggenda fa risalire il nome al fatto che la popolazione, che risiedeva più a valle, avrebbe abbandonato quei luoghi per sfuggire alle incursioni saracene e rifugiarsi più “a monte”. Il nome “Mont” apparve per la prima volta nella carta della Sardegna dell’architetto Rocco Capellino del 1577. Successivamente nel 1620 Giovanni Antonio Magini nelle Tavole d’Italia, Isola di Sardegna, riporta il nome “Monte”. Solo nel 1639, nella Description de la Isla y Reyno de Sardena, nota come Carta Baldacci, troviamo per la prima volta il termine Monti!


Una società immobile

Un habitat ideale ricco di boschi, pascoli, corsi d’acqua, adatto alla caccia e alla pesca come all’agricoltura e alla pastorizia: ecco cosa spinse i primi abitanti a scegliere il sito ai piedi della collina, alla confluenza dei fiumi Ciccheddu e Sant’Alvara. Per secoli la comunità, a economia agro-pastorale, si è cristallizzata nel suo isolamento. L’uomo viveva in simbiosi con la natura, vincolato da nascita e classe di appartenenza. I giovani delle famiglie abbienti ricevevano una formazione adatta al loro rango; quelli delle famiglie umili finivano servi pastori o manovali giornalieri. I primi segnali di miglioramento economico-sociale si ebbero dopo la Seconda guerra mondiale.

La Cantina, la Costa, il bosco
Due avvenimenti mutarono il corso degli eventi. Il primo risale al 1956 e fu dovuto alla lungimiranza di Giovanni Agostino Corda, che spinse ventidue viticoltori a dar vita ad una cooperativa e all’edificazione della “Cantina Sociale del Vermentino”. Se ne ebbe lo sviluppo del settore vitivinicolo con ricadute economiche sul tessuto sociale del paese. Oggi si contano 500 ettari di vigne che danno lavoro, oltre che a una ventina di dipendenti della Cantina, a centinaia di proprietari e operai impegnati nella coltivazione. L’attività vitivinicola ha dato luogo a un diffuso benessere, col miglioramento nella qualità della vita. Il secondo avvenimento giunse dall’esterno, con la nascita della “Costa Smeralda” che contribuì a diffondere il turismo nel Nord Sardegna e a incrementare il settore terziario. Decine di montini entrarono nel settore dei servizi, in strutture ricettive, dai campeggi agli alberghi. Tra le risorse del territorio di Monti è la silvicoltura. Se ne occupa l’Azienda Foreste Demaniali nel cantiere di Monte Olia, 2500 ettari ove prestano la loro opera ventuno dipendenti e tredici turnisti.

Il sughero e le altre attività
Al contrario la sughericoltura ha perso valore con il precipitare del prezzo del sughero. Sino a poco tempo fa erano operanti due stabilimenti che occupavano un gran numero di dipendenti. Il primo è andato incontro alla crisi subito dopo l’inizio dell’attività; il secondo, in funzione da prima, ha dovuto soccombere sotto i colpi della crisi fra la fine del 2013 e i primi del 2014.In caduta libera anche l’artigianato, che ha visto sparire una dopo l’altra officine e botteghe. Sino ai primi anni del 2000 annoverava cinquantotto addetti, impegnati in attività (ciabattini, ramai, fabbri, orologiai, ombrellai, rigattieri, banditori, barbieri) delle quali oggi resta quasi soltanto la memoria. L’apicoltura mantiene invece inalterato il suo ruolo. In passato era condotta con metodi rustici ereditati dagli anziani che, si tramanda, dovevano essere ottimi casiddajos. Un livello che si è mantenuto ancora oggi, una volta che sono stati adottati sistemi moderni e razionali. Il grado delle conoscenze acquisite è talmente elevato che un apicoltore locale, Tomaso Desole, ha ottenuto per due volte il premio quale miglior produttore italiano. La promozione di questa produzione, che in passato avveniva in occasione della festa di San Giovanni Battista (24 giugno), grazie alla Pro Loco è stata trasferita a una “Sagra del miele”, con “Fiera del miele Amaro”, che si svolge in agosto. Pilastro portante dell’economia locale è anche la casa di riposo “San Giovanni Battista e San Paolo”, gestita dalla Parrocchia e sistemata nella struttura ricettiva “Su Pinu” di mproprietà del Comune. Aperta nel lontano 1939 in una casa del centro storico, oggi dà lavoro a ventidue dipendenti. Negli ultimi anni si è avuto un discreto sviluppo della coltivazione degli ortaggi e della frutta soprattutto per il fabbisogno familiare, e sono stati impiantati degli oliveti. La pastorizia, che sino allo scorso secolo era segmento importante nell’economia paesana, in questi ultimi anni è praticamente scomparsa: resistono solo poche ma qualificate aziende. Il commercio non è stato mai un punto di forza dei montini, poco praticato in passato, quasi nullo oggigiorno. È stato attivo, negli ultimi decenni del Novecento, quello delle carni, ma l’avvento della grande distribuzione ne ha determinato la fine. La posizione a venti chilometri dal porto e dall’aeroporto di Olbia, a cinquanta dalla “Costa Smeralda”, ha indotto diversi cittadini a investire nel campo del turismo aprendo trattorie, pensioni, agriturismo, bed&breakfast, pizzerie. Il Comune ha investito a sua volta nella realizzazione di un albergo, un campeggio, un belvedere, un anfiteatro, il museo etnografico, una sala multifunzionale e campi da gioco, nonché nella definizione di percorsi naturalistici e nel recupero del centro storico.

Il politico, lo studioso, il viticoltore, il sacerdote
Giovanni Battista Isoni (Monti 1924) è stato sindaco del paese per 35 anni, assessore e consigliere regionale, presidente della Comunità Montana “Riviera di Gallura”, dell’Asl n. 4 e del Consorzio Industriale di Olbia. Avveduto amministratore, dotò il paese di importanti strutture. Personaggio di grande temperamento, è ricordato per le sue battaglie a favore dell’autonomia regionale. Fu il primo a tenere un discorso in limba durante i lavori del Consiglio regionale, nonostante il regolamento lo proibisse. Fu anche cultore delle tradizioni popolari, e viticoltore. È scomparso nel 1997. Silvio Mattioli (Isola del Gran Sasso-TE 1912), pur giunto da fuori, fu adottato dal paese come uno dei suoi figli. Uomo d’ingegno e di cultura, fu preside, letterato (14 i libri pubblicati, fra romanzi e liriche), fece parte dell’Accademia dei 500, archeologo, ispettore alle Antichità ricordato per importanti scoperte. Brillante pubblicista, collaborò con diversi quotidiani nazionali e con la terza pagina della “Nuova Sardegna”. Fu anche consigliere comunale e provinciale. È scomparso nel 1971. L’Amministrazione comunale gli ha intitolato la Scuola dell’Infanzia. Giovanni Agostino Corda (Monti 1910), brillante e preparato medico condotto, fu anche un ottimo viticoltore. Alla sua lungimiranza si deve la nascita della cooperativa e la costruzione della Cantina del Vermentino che rimane oggi la fonte economica per eccellenza del paese. È morto nel 1994. Monsignor Giommaria Casu (Berchidda 1903) fu parroco di Monti dal 1931 al 1991. Nipote del grande Pietro Casu, arrivato giovanissimo in paese si preoccupò di dotarlo di importanti strutture: la scuola materna, una casa di riposo per anziani, una nuova chiesa parrocchiale. Valorizzò il santuario di San Paolo costruendo una strada asfaltata per raggiungerlo. Fu ordinato vescovo onorario il 25 agosto 1975, tagliò il traguardo di 63 anni di sacerdozio. Passò a miglior vita nel 1991.

Feste per tutte le stagioni
Da alcuni anni un calendario ricco di eventi organizzati dalla Pro Loco contribuisce alla promozione del territorio. Danno il loro sostegno il Comune, l’Associazione “Sos Mesureris”, la Confraternita “San Gavino”, la parrocchia, i gruppi folk “San Paolo” e “Balari”, la Caritas, l’Avis, il Coro “San Paolo”, la Banda musicale “San Gavino”, il comitato della “Sagra del Vermentino” e quelli costituiti per le singole feste. Spiccano tra le altre le manifestazioni del carnevale, che culminano il giovedì grasso, gioja de laldajolu, con la raccolta di provviste per la casa di riposo e il martedì, con la sfilata dei carri allegorici e di re Giorgio, che viene poi messo al rogo fra maschere, coriandoli, frittelle e arrosti, il tutto innaffiato dall’ottimo vino di Monti. I riti de Sa Chida Santa, “la Settimana Santa”, curati dalla Confraternita “Santu Ainzu” in collaborazione con la parrocchia, hanno inizio il Mercoledì delle Ceneri, Merculis de sa chijna, quando i fedeli portano in chiesa piatti di cereali che, germogliando al buio, serviranno di ornamento per il Sepolcro. La Domenica delle Palme, Dominiga ’e Pramma, dopo la benedizione delle palme e degli ulivi, si snoda una processione con in testa i membri della confraternita, seguiti dai sacerdoti e dai fedeli. Poi il Triduo pasquale: il Giovedì santo, Joia santa, con messa vespertina, processione e adorazione notturna; Venerdì santo, Chenabura santa, con la rievocazione storica della Passione e il rito de S’Iscravamentu, la deposizione dalla croce; quindi, dopo una giornata di silenzio, la domenica di Pasca ’e abrile, con le due processioni che, dopo aver seguito percorsi diversi, confluiscono nella piazza per S’Incontru tra la Vergine addolorata e il Cristo risorto. Per la Pasquetta i montini raggiungono il santuario di San Paolo: una gita per trascorrere una giornata conviviale, partecipando, comunque, alla celebrazione della messa. La seconda domenica di maggio si tiene, nella chiesetta lungo la strada per la frazione di Su Canale, la festa di San Michele Arcangelo. Momenti culminanti il corteo di auto che porta il simulacro nella chiesa parrocchiale per i vespri, quello che lo riporta indietro e il pranzo comunitario al quale partecipano un migliaio di persone. A fine giugno la festa di San Giovanni Battista ha perso importanza rispetto al passato; ora ci si augura che la vecchia chiesa, abbandonata da anni, venga restaurata e restituita al culto. La penultima settimana di luglio si tiene un “Festival del Folklore” organizzato dal Gruppo folk “San Paolo”: inserito in un circuito internazionale, riscuote grande successo. Il 19 festa di San Cristoforo, patrono degli automobilisti, con messa, benedizione degli automezzi e supplica alla statua del santo. L’ultima domenica è dedicata a “Monti Produce”, una sorta di “Cortes apertas” per far conoscere i prodotti locali, da quelli artigianali ai formaggi, dal miele al pane fatto a mano, e naturalmente i vini. La prima o la seconda domenica di agosto si tengono le sagre del vermentino e del miele amaro. Un abbinamento che richiama diecimila turisti, il fiore all’occhiello delle iniziative montine. Nel piazzale della Cantina sociale vengono offerti carni arrosto, formaggio, frittelle e migliaia di litri di vino. Per l’occasione la via principale del paese è presa d’assalto dagli ambulanti che propongono prodotti di tutti i generi. Il sabato successivo l’infaticabile Pro Loco organizza il “Calice di Stelle”, appuntamento enogastronomico per San Lorenzo durante il quale gli amanti del vino brindano in attesa di vedere le stelle cadenti. Dal 14 al 17 agosto si celebra la festa di San Paolo. Ha inizio con un pellegrinaggio notturno dal paese e comprende celebrazioni in onore dell’Assunta e il Palio di San Paolo. È una delle poche feste esclusivamente religiose: accorrono migliaia di devoti ma anche decine di venditori di dolci e prodotti dell’artigianato. La sera del 17 si tiene in paese un torneo di morra che richiama i migliori giocatori della zona. Santa Rosa da Lima è l’ultima festa campestre; si svolge alla fine del mese nella chiesetta in località Sa Cialda, al confine con Telti. A settembre festa di San Gavino, patrono del paese; il 5 e 6 ottobre “Stazzi e cuiles” e “C’era una volta l’antica vendemmia”, con la raccolta dell’uva alla maniera di un tempo e il “Palio della Botte”, sfida fra paesi vitivinicoli. A novembre si tiene “Su Piritzolu”, per l’assaggio dei vini novelli. E l’anno si chiude con le celebrazioni del Natale, che culminano con l’esecuzione delle canzoni in sardo di Pietro Casu, musicate dal sacerdote Agostino Sanna, parroco a Monti.

Abbigliamento tradizionale per l’uomo e per la donna

Il costume dell’uomo, simile a quelli degli altri centri del Logudoro, comprende sa berritta di panno nero; la camicia plissettata, ricamata sul petto e nei polsi; su cosse, gilet di velluto chiuso da due file di bottoni; sos caltzones, gonnellino in orbace, cortissimo, cui si unisce una striscia chiamata lettranga; sas ragas, pantaloni di lino infilati in sas calzittas, gambaletti di orbace che coprono una parte della calzatura; su gabbanu, giacca con cappuccio bordata di velluto ai polsi; una sorta di cappotto senza maniche, su pastranu, in orbace; infine le scarpe, sos bottes. La donna porta sa camija ricamata con motivi floreali; s’imbustu, il corsetto in broccato ornato anch’esso da motivi floreali; sa unnedda nera di orbace, plissettata sui fianchi, con una balza dorata, violacea o verde a seconda del colore del grembiule; lo scialle, in broccato con lunghe frange in seta di color violaceo; su juppone, bolerino nero, vinaccia o verde, corto e sagomato sui fianchi, bordato con perline e vari ricami; sa unnedda a capitta, la gonna che serviva a coprire il capo e le spalle. Il tutto accompagnato da gioielli d’oro e d’argento.
Sa suppa montina “la zuppa montina” è il primo piatto che l’Accademia italiana della Cucina ha riconosciuto come tipico del paese con la registrazione della ricetta autentica: la compongono su pane ladu, “la spianata”, condito con fette di peretta e formaggio pecorino grattugiato e ozzu casu, derivato dalla preparazione del burro; il tutto bagnato con brodo di pecora e cotto alla fiamma del fornello. Sos maccarones ’e manu nostra sono gnocchetti di semola fatti a mano e conditi con sugo di pomodoro e formaggio grattugiato. Per l’uccisione del maiale si abbinavano a sa pulpedda, l’impasto di carne destinato alle salsicce. Il fae e laldu è il piatto tipico invernale, si compone di carne di maiale, fave e verdure. Per carnevale lo si faceva con le castagne. Su tataliu ’e s’anzone sono le frattaglie dell’agnello o del capretto cotte allo spiedo; sa laldadina un ripieno di lardo a cubetti e cipollotti all’interno di una sfoglia di pasta bucata per l’uscita del vapore, e cotta al forno. S’eladina “la gelatina” si ottiene da parti del maiale conservate sotto sale con prezzemolo, aglio, cipolla e peperoncino. Sa matta frissa è composta di panna di latte di pecora, farina di semola e miele; da servire ben calda. Tra i dolci sa niuledda, a base di farina, buccia d’arancia, mandorle, pepe e miele; i baci d’angelo, un involto di pasta che racchiude mandorle, zucchero e buccia d’arancia; sa cocca, una focaccia insaporita con semi di finocchio selvatico, lievito e uva passa. Tra i dolci comuni a molte altre località le formaggelle, che vengono però preparate anche in versione “salata”.
La poetessa montina Gavina Correddu ha sintetizzato in alcuni versi la storia e la cultura del paese.

Monte ’idda bella de Gaddura, de Logudoro at limba e cultura, amat sa musica e-i su cantu de nobile coro s’ispantu. Dai tempus antigu est istada Una ’idda de passazzu, abitada dai pastores de sos Balaros fizos fortes de coro, galanos de chizos... Dai su granitu creschet vermentinu, chi cun su mele est donu divinu, ch’at murta e olidone, lande e ortju, che paschen crabas lutzigas che ispiju… Sos montinos an sempre praticadu sa fide in Deus e an puru ospitadu Santu Paulu in-d-un’adde silenziosa, accultzu a Gesusu e a sa Mama amorosa…

Monti bel paese della Gallura, del Logudoro ha lingua e cultura, ama la musica e il canto che stupisce per il nobile cuore. Un paese di transito, abitato dai pastori figli dei Balari, forti di cuore e belli di viso. Dal granito cresce il vermentino, che con il miele è dono divino, si trova mirto, corbezzolo, ghiande e sughero, pascolano capre lucide come specchio... I montini hanno sempre praticato la fede in Dio e hanno anche ospitato San Paolo in una valle silenziosa vicino a Gesù e alla Madre amorosa...
Il Museo Etnografico “Luigi Pirisino - Casa Franco” si trova nel centro storico, in un edificio dei primi dell’Ottocento con facciata in granito a vista e solai in legno, accuratamente restaurato. Al piano terra una sala ospita gli attrezzi dell’artigianato, nell’altra è stata ricostruita sa coghina, la cucina con gli arredi, i capi di biancheria e gli utensili d’un tempo. Al piano superiore sono stati predisposti due apposentos, camere da letto con biancheria e mobili tradizionali. Sa Funtana Manna è il più vecchio dei monumenti dell’era moderna. Completata nel 1870, era stata voluta dall’amministrazione comunale per risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico. Tutta in granito, ha la forma di un cubo sovrastato da un accenno di piramide a gradoni. Punto di riferimento per intere generazioni, si trova lungo il percorso che dal Museo conduce al Palazzo municipale, quindi alla chiesa di San Gavino e al Palazzo baronale. L’aspetto attuale del Municipio è frutto di un restauro che ha valorizzato un tocco originario di francesismo. Alla struttura originale fu aggiunto in seguito un riquadro rialzato che ospita l’orologio. Al di sopra del portone d’ingresso è fissato lo stemma in maiolica opera di Anna Spanu; mentre l’aula consiliare è arricchita da un dipinto del 2012 dell’artista locale Pietro Marras che rappresenta la “Pischina de s’Elighe”. Il campanile fu eretto nel 1734 assieme alla vecchia parrocchiale (poi demolita per far posto alla nuova), utilizzando le pietre della crollata chiesa di Santa Barbara, i cui ornamenti, archetti romanici e figure antropomorfe, trovarono posto nella sommità. Si dice che l’allora rettore don Columbano avesse fatto collocare sulla cima il gallo di Gallura o perché credeva che il paese ricadesse sotto l’influenza gallurese, o perché gli ricordava i natali calangianesi. Oggi il campanile, restaurato nel 1988, fa bella mostra al fianco della nuova chiesa di San Gavino. La chiesa di San Gavino Martire, costruita in stile romanico al posto della precedente, settecentesca, è stata consacrata nel 1955. Nel 1966 la Scuola Beato Angelico di Milano ha dipinto nell’abside l’immagine del Cristo racchiusa in una mandorla e circondata da sei angeli che hanno ai piedi la catena del Limbara; il pittore Arnaldo Jacobbi raffigurò l’Annunciazione. L’anno seguente furono eseguiti un mosaico per San Giuseppe, uno per la Madonna e uno che rappresenta il Cristo in abiti sacerdotali. In seguito l’immagine di San Gavino venne fissata in un mosaico collocato nella lunetta del portale e le finestre munite di vetrate artistiche. Negli ultimi anni il tempio si è arricchito di nuove opere d’arte, tra le quali il portale con la teca ove è custodito il Calice di Monti e la scultura che accorpa tabernacolo e pulpito, realizzate tutte da Pinuccio Derosas. Il cosiddetto “Calice di Monti”, custodito nella chiesa di San Gavino, è il più antico nel suo genere in Sardegna. In stile romanico, tutto d’argento, risale al XIII secolo, epoca giudicale. Sul piede un’epigrafe in scrittura carolina ricorda la donazione da parte del sacerdote Gitimel. Scoperto a seguito della catalogazione dei beni ecclesiastici promossa dalla Conferenza episcopale, farebbe parte di una triade unica in Europa, insieme a quello spagnolo del Louvre e a quello di San Francesco di Assisi. Il cimitero. Oltre la parrocchiale, superato “Su palattu baronale”, si percorre la via Garibaldi sino al monumento ai caduti, dal quale un viale conduce al cimitero. Ha facciata in granito con tetto a capanna e due locali laterali, con al centro, sopra il portale, un rosone con vetrata e croce in legno; al culmine è fissata invece una croce in granito. Di recente è stato arricchito da opere dell’artista Anna Spanu, tra cui un’Annunciazione realizzata con la tecnica dello smalto. Il santuario di San Paolo è inserito in un ambiente naturale selvaggio e suggestivo a 13 chilometri dal paese, lungo la Statale per Nuoro. Il culto del santo egizio fu introdotto da eremiti bizantini attorno all’anno Mille e il luogo fu poi abitato da monaci della Chiesa di Roma. La chiesetta venne consacrata nel 1348. Da allora è stata punto di riferimento per pellegrini, devoti e banditi che sono accorsi attratti dalla fama del Santo. L’edificio odierno risale agli anni fra il 1796 e il 1818, con interventi anche fra il 1890 e il 1896. La festa, esclusivamente religiosa, si celebra il 16 agosto. Fra gli exvoto si ammira, sempre dell’artista Spanu, la “Processione” composta da piastrelle in ceramica che rappresentano i simboli paleocristiani. La chiesa di San Michele Arcangelo, campestre, costruita fra Seicento e Settecento, si trova in una valle boscosa lungo la vecchia strada per Olbia. Di stile semplice con facciata a campana, ha all’interno le capriate in ginepro. È stata restaurata alla fine degli anni Novanta. A San Giovanni Battista sono dedicate due chiese, entrambe alla periferia del paese: una eretta nel 1400, l’altra alla fine degli anni Ottanta. All’interno di questa è conservato il simulacro ligneo del Santo del XIX secolo. La vecchia, che aveva le navate ad arco e l’abside quadrata, è in fase di restauro. Per raggiungere Sa Pischina ’e S’elighe e Lada Pilosa si segue per 3 km la strada vicinale che si dirige verso Monte Olia. La prima è un laghetto naturale circondato da un anfiteatro di tafoni e da una vegetazione rigogliosa. Domina dall’alto la località Lada Pilosa con pinnettas, concheddas e casette in legno e sughero che servirono tra l’altro per gli sfollati da Olbia nell’ultima guerra. Qui la vista si allarga sul canyon del Rio S’Elighe e le montagne circostanti, dal Limbara al Monte Santo. Sa Chessa, “Il Lentisco”, è secondo gli esperti l’albero più vecchio della Sardegna: avrebbe superato il millennio! Lo si raggiunge seguendo la vecchia strada per Olbia. Dopo circa un chilometro, superata una curva a gomito, si entra in un cancello sulla destra; superati alcuni sbarramenti si intravede una pinnetta sulla quale domina questo sempreverde, molto folto, che raggiunge i 5 metri di altezza. Dai suoi frutti si ricavava un olio a suo tempo apprezzato. Su Padre e Sa Monza, “Il Frate e la Suora”, sono due gigantesche rocce visibili dalla Statale per Nuoro, a 4 chilometri dal paese. La leggenda parla di un frate e di una suora, appunto, che fuggirono dai rispettivi conventi per coronare un loro sogno d’amore; ma per punizione furono pietrificati.
Buoni collegamenti permettono agli abitanti di Monti e delle frazioni di raggiungere giornalmente, attraverso i servizi stradali o ferroviari, i diversi centri del territorio (Berchidda, Oschiri, Ozieri, Alà dei Sardi, Buddusò, Telti, Calangianus, Tempio, Olbia e Golfo Aranci) con le coincidenze per Nuoro, Sassari e Cagliari.

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Associazione turistica Pro Loco Monti
Via Risorgimento
www.prolocomonti.it - info@prolocomonti.it. (Presidente Domenico Pes)
Associazione culturale “Sos Mesureris”
Tel. 333 2281726 (Presidente Mario Fiori)
Confraternita Santu Ainzu Martire
Via San Pio X
www.confraternitamonti.it (Priore Antonio Isoni; referente Don Pierluigi Sini)
Associazione culturale “Liberamente”
Tel. 333 7090872 (Presidente Gianni Spano)
Associazione culturale gruppo folk e tenore Balari
Via Roma, 10
Tel. 339 19008837 (Presidente Agnese Sanna)
gruppofolkbalari@tiscali.it
Gruppo Folk San Paolo di Monti
Via San Pio X
folks.paolomonti@tiscali.it (Presidente Dino Tani)
Avis Monti
Via Risorgimento (Presidente Anna Rita Meloni)
Coro San Paolo
Via San Pio X (Maestro Marco Putzu; referente Don Pierluigi Sini)
Banda musicale San Gavino
Via Garibaldi, 14 - Tel. 0789 44409
Tel. 338 2640610 (Maestra Angela Ledda; referente Franco Pirastru)

Ospitalità
Locanda Stella
Affittacamere e ristorante
Via Roma, 58 - Tel. 0789 44050
lastella33@virgilio.it
Agriturismo Chicchiritanos
Servizio di pernottamento e prima colazione
Località Chicchiritanos - Tel. 0789 44337/320 2250344
Agriturismo Galana
Località Sos Rueddos
www.agriturismogalana.it - galanapadre@virgilio.it
Agriturismo Il Vermentino
Località Conca Sa Raighina - Tel. 335 472221/338 6432055
info@agriturismoilvermentino.com
Agriturismo Sa Corona
Regione Sa Corona - Tel. 339 1511886
Agriturismo Sa Pinnetta
Accessibilità disabili; camere con terrazza vista panoramica
Località Cuguttu - Tel. 338 3152584/334 3538139
www.agriturismosapinnetta.it - info@agriturismosapinnetta.it
Agriturismo Sa Soliana B&B
Località Su Canale - Tel. 0789 44744
Agriturismo Sa Tanca de sa Domo
Località Sa Tanca de sa Domo - Tel. 0789 449043/338 5690443
Agriturismo Su Furreddu
Centro di ippoterapia - Tel. 0789 449008/339 2661007
Agriturismo Vinicio Desole
Località Su Canale, Palazzina, 64 - Tel. 380 3277212/329 1627857
www.agriturismodesole.it - agriturismodesole@tiscali.it
B&B Sa Domo de Sa Inza
Località Chirialza - Tel. 340 2519757
Ristorante Albergo Su Pinu
Località Prato Comunale
Ristorante Pizzeria La Pineta
Via San Paolo
Pizzeria Alcatraz
Via Roma, 100 - Tel. 0789 44260
Pizzeria il Pizzicotto
Piazza Regina Margherita - Tel. 339 8420301

Artisti e artigiani, attività commerciali
Maestro Lino Pes
Località Cuguttu
Tel. 348 3537836
Studio-Laboratorio Prof.ssa Anna Spanu
Via Roma, 114 - Tel. 0789 44456
Pittore Pietro Marras
Via Vittorio Emanuele, 76 - Tel. 0789 44577

Prodotti alimentari
Cantina Sociale del Vermentino
Via San Paolo, 2 - Tel. 0789 44012/449040/44631
Cantina Vini Tani
Località Sa Raighina - Tel. 335 472221/338 6432055
info@cantinatani.it
Panificio Artigianale Meloni Ottavio
Via Marconi, 9 - Tel. 0789 44014
Pasticceria Gilda
Via Roma, 7 - Tel. 349 7568550
Agriturismo il Vermentino di Marini Federica
Produzione e distribuzione alimenti tipici
Via San Giovanni - Tel. 0789 44101
Azienda Agricola Chicchiritanos di Pudda Gesuino
Produzione e vendita di formaggi tipici; allevamento ovini, bovini, suini ed equini
Località Piredu - Tel. 320 2250344
www.chicchiritanos.it - puddasalvatore@tiscali.it
Azienda Agrituristica Galana
Produzione vini, formaggi tipici sardi, insaccati
Km 5,800, SS 389 Monti-Alà dei Sardi - Tel. 0789 44744
Sa Ena manna di Cossu Lina e Vittorio
Produzione artigianale formaggi
Regione Sos Rueddos, 11 - Tel. 0789 44363/338 8717281 - Fax 0789 44736
saenamanna@libero.it
Società Agricola Cosseddu-Corda Miele di Sardegna
Produzione vari tipi di miele compreso quello di corbezzolo
Via Roma, 88 - Tel. 0789 44532

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Comune
Via Regione Sarda, 2
Tel. 0789 44641/478200
Servizio al Cittadino numero verde 800-254760
Comunità Montana “Monte Acuto”
Via Murighessa
Tel. 0789 44201/449445
Ente Foreste della Sardegna
Località Monte Olia - Tel. 0789 449011
Carabinieri
Via Alfieri, 2 - Tel. 0789 44709
Comando Stazione Monti
Via Alfieri, 4 - Tel. 0789 44000
Comando stazione forestale
Via Nulvara, 4 - Tel. 0789 44135
Parrocchia San Gavino Martire
Via San Pio X - Tel. 0789 44001
Guardia medica
Via Regione Sarda - Tel. 0789 44024
Farmacia Dr.ssa Altea
Via S. Alvara, 2/a - Tel. 0789 44027
farmacialtea@tiscali.it
Studio medico dott. Franco Nieddu
Via S. Alvara - Tel. 0789 44643
Crasta dott.ssa Maria Delia Studio medico
Via Kennedy, 13 - Tel. 0789 44649
Poste Italiane
Via Monti - Tel. 0789 44023
Banco di Sardegna S.p.A.
Via Vittorio Emanuele, 79 - Tel. 0789 44040
Autoservizi Antonio Giagheddu
Via Roma, 75 - Tel. 0789 44105
Tabaccaio Saracini Daniela
Via Roma, 19 - Tel. 0789 44151
Edicola di Paola Madeddu
Via Roma, 18 - Tel. 0789 44041

Musei e centri culturali
Museo Etnografico “Luigi Pirisino-Casa Franco”
Via Del Mandorlo, 6
Biblioteca comunale
c/o Scuola Elementare, Via Montessori - Tel. 0789 44075
Centro sociale “A. Segni”
Via Risorgimento
Centro di aggregazione
Via Risorgimento
Anfiteatro comunale
Dotato di sale, bar, servizi igienici e spogliatoi, viene utilizzato per manifestazioni
estive (sagre, tornei sportivi, proiezioni cinematografiche, rappresentazioni
teatrali e concerti)
Via Fra’ Ignazio

Strutture sportive
Campo di calcio comunale
Via Cuccuruedre
Centro sportivo
Comprende palestra polivalente, campo di calcetto e da tennis
c/o Scuola Elementare
Gioja de laldajolu: (si tiene il giovedì grasso)
Raccolta di provviste per la casa di riposo.

La sfilata dei carri allegorici e di re Giorgio: (si tiene il martedì grasso)
Sfilata dei carri allegorici e di re Giorgio, che viene poi messo al rogo fra maschere, coriandoli, frittelle e arrosti, il tutto innaffiato dall’ottimo vino di Monti.

Merculis de sa chijna: (si tiene in Febbraio)
I riti de Sa Chida Santa, “la Settimana Santa” hanno inizio il Mercoledì delle Ceneri quando i fedeli portano in chiesa piatti di cereali che, germogliando al buio, serviranno di ornamento per il Sepolcro.

Dominiga ’e Pramma:
(si tiene in Marzo)
La Domenica delle Palme dopo la benedizione delle palme e degli ulivi, si snoda una processione con in testa i membri della confraternita, seguiti dai sacerdoti e dai fedeli.

Joia santa: (si tiene in Aprile)
Giovedì Santo. Messa vespertina, processione e adorazione notturna.

Chenabura santa: (si tiene in Aprile)
Venerdì Santo. Rievocazione storica della Passione e il rito de S’Iscravamentu, la deposizione dalla
croce.

Pasca ’e abrile
: (si tiene in Aprile)
Domenica di Pasqua. Due processioni che, dopo aver seguito percorsi diversi, confluiscono nella piazza per S’Incontru tra la Vergine addolorata e il Cristo risorto.

Festa di San Michele Arcangelo: (si tiene in Maggio)
Momenti culminanti il corteo di auto che porta il simulacro nella chiesa parrocchiale per i vespri, quello che lo riporta indietro e il pranzo comunitario al quale partecipano un migliaio di persone.

Festa di San Giovanni Battista
: (si tiene in Giugno)

Festival del Folklore: (si tiene in Luglio)
Organizzato dal Gruppo folk “San Paolo”: inserito in un circuito internazionale, riscuote grande successo.

Festa di San Cristoforo
: (si tiene in Luglio)
Patrono degli automobilisti. Festa con messa, benedizione degli automezzi e supplica alla statua del santo.

“Monti Produce”
: (si tiene in Luglio)
Una sorta di “Cortes apertas” per far conoscere i prodotti locali, da quelli artigianali ai formaggi, dal miele al pane fatto a mano, e naturalmente i vini.

Sagre del vermentino e del miele amaro
: (si tengono in Agosto)
Un abbinamento che richiama diecimila turisti, il fiore all’occhiello delle iniziative montine. Nel piazzale della Cantina sociale vengono offerti carni arrosto, formaggio, frittelle e migliaia di litri di vino. Per l’occasione la via principale del paese è presa d’assalto dagli ambulanti che propongono prodotti di tutti i generi.

Il “Calice di Stelle”
: (si tiene in Agosto)
Appuntamento enogastronomico per San Lorenzo durante il quale gli amanti del vino brindano in attesa di vedere le stelle cadenti.

Festa di San Paolo: (si tiene in Agosto)
Ha inizio con un pellegrinaggio notturno dal paese e comprende celebrazioni in onore dell’Assunta e il Palio di San Paolo. È una delle poche feste esclusivamente religiose: accorrono migliaia di devoti ma anche decine di venditori di dolci e prodotti dell’artigianato. La sera del 17 si tiene in paese un torneo di morra che richiama i migliori giocatori della zona.

Santa Rosa da Lima: (si tiene in Agosto)
Festa campestre. Si svolge alla fine del mese nella chiesetta in località Sa Cialda, al confine con Telti.

San Gavino: (si tiene in Settembre)
Festa patronale.

“Stazzi e cuiles” e “C’era una volta l’antica vendemmia”
: (si tiene in Ottobre)
Raccolta dell’uva alla maniera di un tempo.

“Palio della Botte”: (si tiene in Ottobre)
Sfida fra paesi vitivinicoli.

“Su Piritzolu”: (si tiene in Novembre)
Assaggio dei vini novelli.

Celebrazioni del Natale
: (si tengono in Dicembre)
Culminano con l’esecuzione delle canzoni in sardo di Pietro Casu, musicate dal sacerdote Agostino Sanna, parroco a Monti.
Panoramica del centro abitato.
Panoramica del centro abitato.
Riserva forestale di Monte Olia.
Riserva forestale di Monte Olia.
Nuraghe Locu.
Nuraghe Locu.
Lada Pilosa.
Lada Pilosa.
Struttura ricettiva “Su Pinu”.
Struttura ricettiva “Su Pinu”.
Processione in onore di San Paolo.
Processione in onore di San Paolo.
Sagra del Vermentino.
Sagra del Vermentino.
Il costume tradizionale.
Il costume tradizionale.
Produzioni tipiche locali.
Produzioni tipiche locali.
Sa Laldadina.
Sa Laldadina.
Il campanile della parrocchiale.
Il campanile della parrocchiale.
Funtana Manna.
Funtana Manna.
Il Municipio.
Il Municipio.
Il santuario di San Paolo.
Il santuario di San Paolo.
Chiesa di San Michele Arcangelo.
Chiesa di San Michele Arcangelo.
Sa Pischina ’e s’Elighe.
Sa Pischina ’e s’Elighe.
Sa Chessa.
Sa Chessa.


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