Monastir

Comune in fase attivazione
Provincia di Cagliari
Regione storica di Campidano di Cagliari

CAP: 09023
Prefisso Telefono: 070

Azienda n° 8, Cagliari
Distretto sanitario Cagliari 21

Superficie territoriale 31,76 kmq
Altitudine 81 metri s.l.m.

Abitanti al:

1951: 2592
1961: 3029
1971: 3345
1981: 4149
1991: 4348
2001: 4497
2007: 4592 
2010: 4576



Unione dei Comuni "Basso Campidano"
Nuraminis, Samatzai, S. Sperate, Ussana, Villasor
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Il territorio
Il Comune di Monastìr, centro della provincia di Cagliari, è ubicato sulla principale arteria stradale sarda, la SS 131 “ Carlo Felice”, 20 chilometri circa a nord dal capoluogo.  Disteso per 31,76 kmq alle pendici del Monte Zara (m 226 slm) e dei colli di Pedrera (m 130), Is Cuccureddus, Sant’Antonio e San Sebastiano (m 93) che lo cingono a nord-est, il paese ha un’altitudine modesta (80-130 metri), ma sufficiente  per alzare la testa sopra gli altri paesi del Campidano meridionale. Il territorio del Comune di Monastir è per gran parte fertile e adatto all’agricoltura, occupando un settore della piana alluvionale del Campidano meridionale, caratterizzata da uno spesso manto vegetale e da falde freatiche, soprattutto nel  tratto “mesopotamico” tra il rio Mannu, che discende dalla Trexenta  e confluisce sul fiume Mannu o Samassi, e il  rio Flumineddu, suo affluente  parteollese. La zona pianeggiante è delimitata a est da un segmento della catena di rilievi andesitici, di origine vulcanica oligocenica, che marginano la fossa campidanese tra il Comune di Monastir e il Monte Arci nell’Oristanese.  In allineamento da sud, s’incontrano diverse colline  panoramiche che non raggiungono i 250 metri  ma dominano per un vasto tratto la piana: Is SerrasBaratuli o Boladri, (impropriamente Monte Olladiri, m 235), Su Cuccumeu (m 190), Monti Cabras, Monti AccutzuMonte Zara. Sino agli anni Cinquanta del Novecento, l’agro del Comune di Monastir godeva di buone risorse idriche, grazie alle sorgenti (Mitz’’e su Guvernu, Mitzas Beccias, Mitz’’e Corixi  e Margatzori),  ai corsi d’acqua  del Rio Mannu, del Flumineddu, ai ruscelli di Gor’Arriabis e Misceddu, e soprattutto alle ricche falde freatiche che alimentavano i pozzi  dell’abitato e delle campagne, garantendo l’approvvigionamento di acqua potabile e l’irrigazione di orti e giardini. A causa dei continui incendi estivi che hanno seriamente compromesso l’equilibrio floro-faunistico del territorio del Comune di Monastir, sorgenti e ruscelli sono in secca quasi tutto l’anno ed è andata distrutta la meravigliosa sorgente nel bosco lussureggiante della cascina (Casìna) settecentesca degli Aymerich (Villa Rossi); in questa località, raggiunta il Lunedì di Pasqua con carri addobbati a festa, l’energia vitale della comunità moristenese si liberava gioiosamente con balli, canti, lauti pasti e approcci amorosi. Da qualche decennio, con grave danno all’ecosistema, il corso del rio Mannu, sbarrato a monte, ha ridotto notevolmente la sua portata d’acqua e il Flumineddu è stato trasformato in un canale.  

La storia
Le prime radici del Comune di Monastir affondano nel Neolitico finale, quando sulle pendici occidentali del Monte Zara,  presso la  vecchia sorgente di Mitza Morta, sorse un villaggio di capanne infossate che persistette sino all’età romana. La fase prenuragica dell’insediamento (3200 -1600 a.C.), è segnalata dai reperti della zona compresa tra la via Genova  e il Campo sportivo comunale: stoviglie in stile Ozieri, tra cui un vaso tripode, cuspidi di frecce in ossidiana e una statuetta della Dea Madre in terracotta, ceramiche  eneolitiche (aspetti subOzieri,  Monte Claro) e più sporadicamente del  Bronzo antico (stile Bonnanaro). Questi primi abitanti di Mitza Morta realizzarono sui costoni di Monte Zara nove ipogei sepolcrali o domus de janas, tra cui i caratteristici Is Ogus de Monti,  “gli occhi del monte” . Al tempo dei nuraghi, sino all’occupazione cartaginese (510 a.C), il primitivo insediamento di Mitza Morta appariva spezzato in due. Il primo nucleo, ubicato presso l’attuale Bia de Monti e via Genova/via Crispi, formava uno dei quattro quartieri dell’importante e vasto abitato di Monte Zara. Le investigazioni effettuate in un tratto di Bia de Monti, poi parzialmente rimosso per abbattere la quota della SS 131, hanno messo in luce alcune capanne circolari (XIII secolo a.C.), abitazioni a più vani quadrangolari, in mattoni di fango con porticati a pilastri culminanti con capitelli a gola (XII sec. a.C.), una  capanna circolare del sec. IX con un torchio per il vino in arenaria,  il più antico impianto enologico sardo, insieme a macine, fuseruole, pesi da telaio e pesetti da bilancia. Tra i reperti si segnalano frammenti di lingotti in rame e pezzi di vasellame di importazione micenea. 


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