Martis

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Anglona

CAP: 07030
Prefisso Telefono: 079

Azienda n.1, Sassari
Distretto sanitario Sassari

Superficie territoriale 22,94 kmq
Altitudine 295 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1253
1961:1220
1971:810
1981:751
1991:665
2001:630
2007:574
2010:560


Unione dei Comuni "Anglona e Bassa Valle del Coghinas"
Chiaramonti, Erula, Laerru, Perfugas, S. Maria Coghinas, Tergu, Valledoria, Viddalba
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Le colline e la cascata
Al centro della regione storica dell’Anglona, adagiato ai piedi del monte Franco (m 358), sorge l’antico centro abitato di Martis. Il paese, che conta circa 560 abitanti, si trova a 295 metri slm, ed è attraversato dalla Statale 127 che collega Sassari a Tempio. Il territorio, che si estende per 22,9 kmq, è in prevalenza collinare, ma presenta anche alcune gole profonde come quella di Badde Traes, scavata nel rio Masino, conosciuto anche come rio Iscaneddu, tra il monte Lidone (m 337) e il monte Ruina (m 266): l’unica valle della regione con versanti a strapiombo con dislivelli di un centinaio di metri.
Lungo il rio Masino si origina la suggestiva cascata di Triulintas il cui salto vorticoso di circa 15 metri dava nel passato energia ad alcuni mulini: il primo, oggi ridotto a un rudere, è stato attivo sino alla metà del secolo scorso.
Dolci colline e valli, trachiti e calcari contrassegnano il paesaggio nel quale si riconoscono rocce di tipo vulcanico e sedimentario e aree ricche di selce piromaca un tempo utilizzata come pietra focaia. Il rilievo di monte Franco, con il profilo a meseta, domina e protegge parte del paese dai venti del nord. Il territorio comunale confina con quelli di Chiaramonti, Laerru, Nulvi e Perfugas.
Martis dista 44 km da Sassari, 74 dall’aeroporto di Alghero-Fertilia, 85 da quello di Olbia Costa Smeralda, 90 dalla Costa Smeralda e 222 da Cagliari.

Le origini
Questa area geografica fu abitata sin dal Paleolitico. I materiali litici scoperti a Serra Preideru risultano essere, insieme a quelli reperiti a Perfugas e Laerru, i soli ritrovamenti ascrivibili al Paleolitico medio inferiore della Sardegna, databili tra 120.000 e 500.000 anni fa. Reperti neolitici, più recenti, emersi alle falde del monte Franco, risalgono a circa 6000 anni fa.
L’origine della denominazione Martis si può far risalire al periodo del dominio romano di cui il territorio è ricco di testimonianze. Le prime conferme della presenza di un insediamento affiorano nei condaghi a partire dalla seconda metà dell’XI secolo; dalla metà del XIV secolo e in seguito è regolarmente documentato.
Studi recenti hanno portato alla luce un’area di circa 3 ettari interessata dalla presenza di un insediamento medioevale, Billikennor o Billitennero, circa 500 metri a sud-est dell’odierno abitato, abbandonato probabilmente tra il XVII e il XIX secolo. 

Le case e le chiese
Il centro abitato si sviluppa lungo la Statale 127, che prende il nome di corso Umberto. Procedendo verso Laerru si trova a sinistra, all’altezza della piazza Regina Elena, la vecchia sede comunale che a breve ospiterà il Centro didattico e gestionale del nascente Parco naturalistico e paleobotanico dell’Anglona. A poca distanza si apre la piazza centrale con la chiesa di San Giovanni. Nelle vicinanze si intravvede il centro polifunzionale “Sa Tanca de Idda”, moderna struttura adibita ad attività socio-culturali.
Il nucleo storico è stato sottoposto di recente a importanti interventi di restauro. Grandi palazzi signorili dei secoli scorsi dominano con le loro altane (logge) il paesaggio urbano. Balconcini in ferro battuto, prestigiosi portali ed architravi in stile catalano accompagnano il visitatore. Nel centro storico risalta la vecchia parrocchiale del Rosario, con il suo bellissimo altare ligneo in stile barocco.
Nella parte bassa del paese si apre la piazza Funtana Noa in cui sorge l’omonima fontana di stile eclettico di fine XIX secolo, mentre a poca distanza si può ammirare la chiesa di San Pantaleo, in stile romanico, con influssi gotico-aragonesi e lombardi. Nella parte occidentale del paese sorge invece la parrocchiale di San Giuseppe, ricostruita dopo la distruzione di quella antica di cui restano però pregevoli opere d’arte come il bel pulpito ligneo modificato in ambone e lo splendido tabernacolo di legno dorato conservati nel Museo diocesano locale. 

Al dio della guerra 
Il nome del paese Martis potrebbe derivare dal latino Mars-Martis e significherebbe “(sito) di Marte”. 
Su questa interpretazione concorda anche il linguista Massimo Pittau, secondo il quale il termine sarebbe da collegare con la presenza di un edificio di culto dedicato al dio della guerra (fanum Martis) eretto sul monte Franco. 

L’economia 
Il nome di “Granaio sardo”, attribuito alla regione nel lontano passato, ha perso valore negli ultimi decenni: oggi il territorio, ricco di prati e pascoli, viene utilizzato soprattutto per l’allevamento ovino da latte, che domina l’economia del territorio. Negli ultimi tempi c’è stata tuttavia una ripresa della viticoltura, che in qualche caso raggiunge dimensioni imprenditoriali: i vini di Martis, divenuti ambasciatori del territorio, sono conosciuti in Italia e in molti Paesi esteri.

Poeti, cantanti e molti altri 
Antonio Andrea Porcu (1869-1940), poeta estemporaneo, partecipò alla prima gara “ufficiale” disputata a Ozieri nel 1896 per iniziativa di Antonio Cubeddu. 
Giovanni (1850-?) e Nicolò Pintus (1853-1942), il primo pastore e il secondo mugnaio, sono stati ugualmente poeti. Di Nicolò si ricorda in particolare Sa cantone de sas elvas 
“La poesia delle erbe”. 
La passione poetica fu coltivata anche da Stefano Virdis (1885-1956), che da militare si distinse in occasione del terremoto di Messina del 1908, ricevendo due encomi solenni e la medaglia d’argento al valore civile. Di lui restano due raccolte di versi, Càntigos de Logudoro e Dae s’alvèschida a s’intirinada, uscite negli anni Trenta del Novecento. Tra i suoi estimatori Angelo Dettori, direttore della rivista “S’Ischiglia”, e il poeta e scrittore Pietro Casu. 
Matteo Razzu (1914-2000) era invece cantante “a chitarra”: molto conosciuto, ebbe occasione di esibirsi su numerosi palchi dell’isola e fu spesso ospite di Radio Cagliari (RAI). 
Da citare ancora i poeti Giovanni e Antoni Andria Casu, fratelli, Gavino Pintus e Gavino Finà, e il cantante “a chitarra” Antonio Pittalis, nato nel 1937.
La celebre cantante lirica Giulia Simionato (1910-2010) era di origini martesi per parte di madre. Visse a lungo con i nonni materni, con loro trascorse buona parte della sua infanzia in Gallura. Nel corso di quasi 40 anni di carriera ha interpretato più di cento ruoli, esibendosi nei maggiori teatri d’Italia, ma poi anche in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti. 
Maria Salvatora Nudda (1902-1986), narratrice orale, per anni ha incantato con le sue favole bambini e adulti. 
Alcune sono ora trascritte nell’antologia Contos de foghile (“Racconti del focolare”) di Francesco Enna. 
Michele Scano (1808-?), ricordato con una lapide apposta nella casa natale, fu generale dell’Esercito piemontese durante il Risorgimento. 
Tiu Crabolu ha avuto invece il merito di rifondare, nel 1928, la Società delle Anime, che raccoglie buona parte della popolazione e cura il funerale di ciascun iscritto. 
Merita un ricordo anche lo studioso danese di musica popolare Andreas Fridolin Weis Bentzon (1936- 971), che venne in Sardegna grazie all’amicizia tra un suo professore e il martese Nicola Migaleddu Mundula, che lo ospitò in paese per un mese. 


Il patrono 
Antichi riti accompagnano ricorrenze come il Natale, la Settimana Santa e la Pasqua.
Anche la festa patronale di San Pantaleo (27 luglio) è un appuntamento importante per la comunità. Alla fine della questua, la mattina del 27, la statua del patrono viene condotta in processione, accompagnata dalle bandiere degli altri santi commemorati nel paese, dalla banda musicale e da tutta la popolazione, compresi coloro che, emigrati nella penisola, in Europa e anche in altri continenti, tornano al paese per questa occasione. Due giorni di festa (26 e 27 luglio) le cui serate in passato venivano arricchite da cantadores e poetes, mentre oggi si tiene conto anche dei gusti dei più giovani.

Sant’Andria… tanti secoli prima di Halloween 
Novembre in sardo viene chiamato Sant’Andria. In passato la sera del 30 novembre uscivano in giro per il paese uomini mascherati e muniti di graticole, coltelli, scuri che percuotevano fra loro facendo un gran rumore per intimorire i fanciulli.
Oggi sono i bambini e i ragazzi a ricoprire questo ruolo, animando con la loro vivacità le vie del piccolo centro. Bussano a tutte le porte tenendo in mano una zucca vuota, intagliata con tratti di facce paurose e all’interno una candela accesa; quindi recitano una filastrocca ammonitrice: Sant’Andria mutza li mani, cantas azolas as filadu? Ricevono da dietro la porta ogni volta una risposta diversa, quale: Bator e tres! bator e chimbe! ed infine: bator e oto! A queste risposte, dalla strada si ribatte in rima rispettivamente: Mutzaredinde manos e pees; sas manos tuas mutzaredinde; ed infine: Sas manos tuas non ti las toco. Segue l’apertura dell’uscio e finalmente i bambini ricevono dolci, mandarini, fichi secchi, bibite e anche qualche spicciolo.
Negli ultimi tempi questa tradizione sta riscuotendo un grande interesse da parte degli studiosi, dei curiosi e dei mass-media.

Per San Giovanni “Su fogarone”  
La sera precedente alla festa di San Giovanni Battista, che cade il 24 giugno, si preparano dei grandi falò, che bambini e adulti devono attraversare saltando in coppia. In passato, prima del salto, si annodava un fazzoletto, simbolo della relazione che si instaurava in quel momento. Si diventava così compares e comares de fogarone; il legame, purificato dalle fiamme, assumeva maggior valore. Durante il salto si cantava: «Santu Giuanne brundu, / corona de su mundu, / corona de su sole, / bois seis segnore, / segnore bois seis, / Cristu batijezis, / cun abba e cun sale, / in bene e in male, / in male e in bene, / sorres de piaghere / sorres de allegria, / totu compares e comares mias» (“San Giovanni biondo, corona del mondo, corona del sole, voi siete un signore, un signore voi siete, battezzaste Cristo con l’acqua e con il sale, nel bene e nel male, nel male e nel bene, sorelle per piacere, sorelle per allegria, tutti compari miei e comari mie”).
Il 13 giugno, in onore di Sant’Antonio da Padova, protettore degli scapoli, si celebra una festa religiosa e civile, organizzata dagli obrieri e dal comitato.
Tra le altre feste che si tenevano in passato ricordiamo quella per San Giuseppe (19 marzo), che era detto anche bellu cojuadore perché si credeva che favorisse i matrimoni; e quella per San Marco (25 aprile) che veniva condotto in processione nelle campagne per impartire la benedizione alle coltivazioni.

Le feste nuove 
Di recente si sono venute aggiungendo altre manifestazioni extra-religiose, che arricchendo il calendario delle feste martesi destano un interesse crescente.
Per prima VinAnglona, rassegna enologica che ha preso l’avvio nel 2001: organizzata in primavera dalla Pro loco in collaborazione con l’Amministrazione comunale e l’Agenzia Laore Sardegna, coinvolge i produttori locali ed è rivolta agli appassionati ed estimatori del buon vino. Ha ovviamente l’obiettivo di promuovere la produzione vitivinicola locale. La qualità dei vini presentati alla rassegna viene giudicata – e riconosciuta con premi – da una giuria di specialisti di ambito regionale e nazionale.
Nel corso delle edizioni tenutesi sino ad ora sono stati stretti importanti rapporti commerciali, ma anche di amicizia. Per maggiori informazioni rivolgersi a proloco.
martis@gmail.com.
Ethno’s è invece un festival culturale, diretto da Giorgio Baggiani, che coinvolge di anno in anno gruppi musicali, cantanti, attori e artisti di fama nazionale ed internazionale. È divenuto così appuntamento fisso per il pubblico esigente e raffinato di tutta la regione.
Ammentosound è una serata musicale e di festa organizzata dalla Consulta giovanile in onore dei giovani del paese scomparsi di recente.

Abiti e gioielli per la festa 
Il costume tradizionale indossato dall’uomo si presenta in un sobrio ed elegante “bianco e nero”: è confezionato con tela bianca per la camicia, in velluto nero per il corpetto e in orbace, sempre nero, per la giacca e i calzoni.
L’abito femminile, conservato gelosamente da alcune famiglie, risale al periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento. Questi “costumi” hanno partecipato alle prime edizioni della Cavalcata Sarda che ora si tiene ogni anno a Sassari. Si tratta di un abito che ha perso alcuni caratteri “sardi”, influenzato come è da modelli cittadini e borghesi in cui il colore dominante era il nero. Il busto in broccato blu in origine non era ricoperto dalla giacchetta perché si “doveva vedere”. La camicia, sotto il busto, è di fine tela di cotone bianco e ha una sottogonna dello stesso materiale cucita alla vita. Ai polsi e allo scollo presenta un particolare ricamo a rombi, di origine rinascimentale, eseguito sulla pieghettatura che riduce la stoffa. Attorno al collo e ai polsi si trova anche una trinetta con microscopici ricami “a punto nodo”. Il giubbetto è di velluto liscio e con le asole per la butonera. La gonna in panno (in passato in orbace) presenta una stretta balza di damasco violaceo, ma può essere anche di velluto nero, granato o viola. L’abito è completato da un fazzoletto di seta damascata chiara, talvolta scura. Il grembiale, spesso scuro, era di seta più o meno preziosa. Con la riscoperta, è stato confezionato un esemplare di taffettà di seta violaceo, che si compone bene con il resto degli indumenti. I gioielli tradizionalmente usati sono la butonera d’argento alle maniche del bolero e i gemelli d’oro o d’argento dorato che chiudono la camicia al collo. (A cura di Gian Carlo  Pes e Gian Mario Demartis). 

Dalla suppa ai dolci 
I sapori tradizionali di questo territorio si possono riscoprire negli agriturismi e, in parte, nei bar del paese. Ma è soprattutto la Pro Loco che si occupa, attraverso le numerose manifestazioni, di recuperare e ripresentare le antiche ricette che caratterizzavano la cucina locale vincolata all’economia agropastorale, alla stagione di raccolta di molte specie vegetali e al calendario delle festività. 
A caratterizzare quotidianamente la cucina locale erano ceci, fagioli secchi, fave e lenticchie condite con lardo e minestre con patate, ricotta o cavoli. Per la domenica, talvolta, si cucinava il brodo di carne di pecora o i maccheroni e più raramente carne di vitello o di bovino adulto. Nel periodo primaverile era molto gradita la suppa preparata in una teglia con strati di fette di pane raffermo imbevuto con brodo di carne alternati a pezzi di fighedda (peretta di formaggio), e insaporita con il finocchietto selvatico. 
L’olio di oliva era spesso sostituito dallo strutto, che si utilizzava anche per fare su pane untu, aggiungendo sale o, se possibile, lardo e salsiccia fresca, e per friggere le patate. 
Altra ricetta comune era la pasta con sa matza frissa, una besciamella ottenuta dalla panna del latte di pecora mescolata con la farina di grano, che poteva essere anche spalmata sul pane. Una prelibatezza era ed è su tatalliu, la coratella di agnello, che viene cotto allo spiedo o bollito in acqua e poi rosolato in padella così come si fa per su immessadu, l’intestino imbottito con pezzi di mammelle, cuore e polmone conditi con aglio, prezzemolo e peperoncino. 
Il forno a legna si accendeva soprattutto per cuocere i vari tipi di pane: su pane fine, sa fresa, sas loturas e sos pignotos; per i matrimoni si infornava su pane picadu, ossia ornato con delicati intagli. Con il calore residuo del forno si cucinavano teglie di piciriella, zucchine con pomodori, basilico, formaggio, olio e sale, o di ribisale, lumache e lumaconi bolliti nel sugo o saltati nell’olio col pane grattugiato. 
Tra i dolci sono degni di nota sos papassinos (con uva passa), cotzulos de pistiddu e casadinas (formaggelle), che si preparavano solo in occasione della Pasqua, mentre sas cotzulas de berda (focacce di ciccioli) si potevano confezionare solo dopo aver ammazzato il maiale. 

Martis 
Colcada a pes de s’ampia costera de monte Francu, s’illongad’inclina; a conca e pes alzolas de codina: larga ogni piatta, ogni carrera. 

No est bestida a lussu né a bisera, l’iscaldit sole e la carignat frina. Pro terras de s’Anglona est sa reina, d’olias ortos binzas donna vera. 

Inghiriada ’e rios e trainos nados dae funtanas d’abba frisca tra montijos e montes de ogn’altura. 

Ricca de nidos de tanas de pisca, fora, e intro ogni moderna cura pro abbellire sos betzos bighinos. 
Stefano Virdis 

Sa cantone de sas elvas 
In su laolzu remediu non b’ada chi fit s’ispantu ’e ogni massaju. 
Tottu sas elvas bi sunu nadas, e tottu nadas in su mese ’e maju. 
A fagher contu ’inari no b’ada, a l’isalgare bi cheret aju: 
si appere su ’inari ’e su duca, de l’isalgare non di esso mai. 
Tottu est fenalzu e cucca cucca, 
Martis 
Distesa ai piedi dell’ampio pendio del monte Francu si allunga in discesa; alla testa e ai piedi aie di roccia: larga ogni piazza, ogni strada. 

Non è vestita con lusso né miseramente, la scalda il sole e l’accarezza la brezza. Tra le terre dell’Anglona è la regina, vera signora di olivi, orti e vigne. 

Circondata da ruscelli e torrenti alimentati da fontane d’acqua fresca tra colline e monti di varia altezza. 

Ricca di nidi e di tane di pesci, nel territorio, e all’interno di ogni cura moderna  per abbellire i vecchi vicinati. 

La poesia delle erbe Non c’è più rimedio nel seminato che era il vanto di ogni contadino. Ci sono nate tutte le erbe, e sono nate tutte nel mese di maggio. Se si fanno i conti non c’è denaro sufficiente, a ripulirlo ci vuole del bello e del buono: anche se avessi il denaro del duca non riuscirei mai a ripulirlo. 
È tutto fieno e scagliola campestre, sorighina, iscioccoro e papai, trovolzu, mole mole e almuranta, barditzu cun coa ’e matzone, basaloru, lolzu e usciareu, elva puddina, cunnu rassu e caldureu, prammutza, nughe nughe e cagarantu, lattaredda, pabanzolu e pane santu… 
Nigola Pintu 
pungitopo, linguella e papaveri, trifoglio, miloto e armoraccio, cardo selvatico con codino di prato, lupinella, loglio e asfodelo, ederella, ranuncoli e carciofi selvatici, malva, lingue di cane e bambagella, lattaiola, tarassaco e veccia…

La piccola Cinecittà 
Nel 1954 il regista Mario Monicelli, nel realizzare il film Proibito, tratto dal romanzo La madre di Grazia Deledda, ambientò alcune scene a Martis, all’interno della chiesa di San Giuseppe. Insieme agli attori principali, Mel Ferrer, Lea Massari e Amedeo Nazzari, compaiono in quelle scene alcune comparse locali che per il paese hanno assunto la fama di grandi attori. 
Nel 2012 è comparso nelle sale cinematografiche il film Su Re che il regista sardo Giovanni Columbu ha tratto dai Vangeli, e che è stato girato in parte a Martis, nella chiesa di San Pantaleo. Anche in questo caso gli attori principali compaiono al fianco di decine di comparse locali. 
Martis, grazie a Vincenzo Migaleddu (ISDE-www.isde.it) è divenuto anche sede di battaglie a favore della salute della popolazione, dell’ambiente e della biodiversità. In seguito nasce, da un idea di Massimiliano Mazzotta e Antonio Caronia con la collaborazione del Sardinia Film Festival, l’International Film Festival “Life after Oil” (www.lifeafteroil.org), che ha avuto la prima edizione nel 2014. Nel 2015 Mazzotta e i suoi allievi locali hanno prodotto un film dal titolo Martis, in concorso al Babel Film Festival di Cagliari, visibile su: https://vimeo.com/13692 6147. 
Nel 2015 è nato anche il Comitato per la Biodiversità dell’Anglona che ha lo scopo di recuperare, valorizzare e diffondere il patrimonio vegetale ed animale dell’Anglona; email biodiversidade.anglona@gmail.com. 

L’itinerario parte dalla piazza Regina Elena sulla quale si affaccia la chiesa parrocchiale di San Giovanni: all’interno custodisce paramenti sacri dal XVI al XVIII secolo, un’interessante dotazione di argenti sacri e piastre confraternali  (XVIII-XIX secolo, opere della bottega sassarese degli Alfani e di altri argentieri sardi e locali), alcune statue lignee di San Francesco d’Assisi (XVII secolo, di bottega sarda), di San Giuseppe (XVII secolo, di intagliatore sardo), e, di particolare rilevanza, una Dormitio Virginis del XVI secolo raffigurante la Madonna dormiente. 
Il cuore della collezione è costituito da alcune tele di scuola manierista tra le quali una Nascita di Gesù, di cui non è stato ancora individuato l’autore, e il Miracolo di San Pantaleo, grande dipinto del 1595, una delle poche opere ritrovate del pittore ogliastrino manierista Andrea Lusso. Notevole anche la Natività, oggi all’interno della chiesa del Rosario, della prima metà del XVIII secolo, che rientra a pieno titolo nel barocco piemontese. 
Un secondo filone espositivo è dedicato ai riti della Settimana Santa nella tradizione popolare di Martis, espressi nel prezioso crocifisso del XV secolo e nei costumi che vengono indossati dai confratelli di Santa Croce e del Rosario. 
Sono esposti anche reperti archeologici del territorio. Prezioso e interessante è il reliquario della Vera Croce, composto da due parti: quella inferiore di sostegno, dove appare uno stemma episcopale con la data 1631; quella superiore, cruciforme in stile barocco floreale con un’iscrizione che porta la data 1730. 
Su un lato della piazza è ubicato il futuro Centro didattico e gestionale del nascente Parco naturalistico e paleobotanico dell’Anglona. 
Proseguendo in discesa sulla via principale svoltiamo a sinistra in via Amsicora, dove al numero 33 incontriamo la Casa Puliga-Dettori che ospita la Mostra permanente della Civiltà agro-pastorale. 
Dai tetti del centro storico svettano, dalla sommità di alcuni palazzi signorili di fine XIX ed inizio del XX secolo, alcune caratteristiche altane, o logge, utilizzate in origine per il controllo delle proprietà terriere. 
Sulle facciate di alcune abitazioni si notano architravi in pietra, scolpiti probabilmente da picapedrers catalani (attivi in Sardegna tra il XVI e XVII secolo), riconoscibili per il tipico arco inflesso accompagnato molto spesso da simboli religiosi, floreali, rappresentazioni araldiche e antropomorfe. 
Nella parte bassa del paese si apre la piazza Funtana Noa in cui si trova l’omonima fontana di stile eclettico di fine XIX secolo, alta circa sei metri: di forma poliedrica, presenta 16 facce di tufo rosso e bianco alternate tra loro; in quattro di queste facce si aprono altrettante nicchie racchiuse ciascuna da una calotta semisferica delineata ai bordi da un cornicione. L’acqua nel passato fluiva attraverso cannelle collocate nelle bocche di quattro teste zoomorfe di marmo. 
Nella periferia sud-orientale del paese, situata sull’orlo di una terrazza che domina la valle sottostante del rio Carrucana, si erge la chiesa di San Pantaleo. In stile romanico con influssi gotico-ragonesi e lombardi, venne eretta agli inizi del Trecento con una sola navata, e in seguito ampliata a tre navate; subì ancora altri rimaneggiamenti nel Cinquecento e nell’Ottocento e fu poi abbandonata a partire dal 1920. 
Nel territorio sorgono 13 nuraghi. 
Sono di particolare interesse quello di Sas Molas, monotorre, costruito con filari di trachite rossa e di calcare bianco, il nuraghe Spinalva, il nuraghe Paulusedda del tipo a corridoio. Di grande importanza storico-archeologica riveste l’area di Sa Tanca de Idda-Monte Franco che testimonia la presenza umana senza soluzione di continuità del periodo eneolitico circa 2700 a.C. (cultura Abealzu) seguito dal nuragico e il romano fino all’abitato medioevale. 

La foresta pietrificata 
In direzione sud-est, a breve distanza dal centro abitato, su una superficie di circa 5 ettari, si sviluppa l’area paleobotanica conosciuta dagli specialisti di tutto il mondo come “foresta pietrificata di Carrucana”. Vi si trovano numerosi manicotti, derivati da incrostazioni originatesi circa 20 milioni di anni fa (Miocene inferiore) quando, durante un’eruzione vulcanica, gli alberi finirono sott’acqua e, ricoperti di ceneri ricche in silicio, subirono un processo di fossilizzazione. 
La foresta pietrificata di Martis è ritenuta fra le più importanti del Mediterraneo per l’abbondanza dei reperti in ottimo stato di conservazione e soprattutto per l’elevato interesse paleobiogeografico. Fa parte del Parco paleobotanico dell’Anglona che interessa anche i comuni di Bulzi, Laerru e Perfugas. 
Proseguendo lungo la Statale per Laerru si trova la chiesa campestre di San Leonardo, una delle più piccole in stile romanico della Sardegna, sottoposta di recente a un accurato intervento di restauro. 

La cascata di Triulintas 
Facilmente raggiungibile e ben segnalata, non distante dal paese in direzione nord-ovest, la cascata di Triulintas si trova in un’area di grande interesse naturalistico, dove il rosso delle rocce trachitiche si alterna con il verde della vegetazione. Qui il rio Masino ha dato origine alla gola di Badde Traes, caratterizzata da pareti a strapiombo e suggestive nicchie. Alla confluenza del rio Masino con il Pontisella, nella località detta Triulintas, si forma una cascata con un salto di una quindicina di metri. In passato le acque alimentavano alcuni mulini, dei quali uno è un rudere ancora visibile. 
All’interno del sito web del comune di Martis, in particolare http://goo.gl/8CyhkT (vedi anche codice QR a pag. 31) , è riportata la cartografia escursionistica ed informazioni di approfondimento dei luoghi da visitare nel territorio. 

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Pro loco Associazione Turistica
Tel. 333 4412459
https://m.facebook.com/proloco.martis / proloco.martis@gmail.com

Consulta giovanile
Tel. 345 4576030
www.facebook.com/pages/Consulta-Giovanile-Martis/647772078644448?fref=ts

Argts, Associazione Regionale Guide Turistiche della Sardegna
Rappresentante locale
Tel. 339 4643195
www.argts.org

Ospitalità 

Agriturismo Carrucana
Località S’Ena
Tel. 079 566175/333 6578096/3314791806
www.agriturismocarrucana.it - info@agriturismocarrucana.it

Agriturismo Nuraghe Longu
Località Nuraghe Longu, tel. 329 4212590

Agriturismo Spinalva e Fattoria didattica
Località Spinalva, SS 672 Sassari-Tempio, km 22
Tel. 079 564714/349 417311
www.agriturismospinalva.com - agriturismo.spinalva@live.it

Azienda Agricola Piras Domenica, allevamento cavalli, pernottamento e stallaggio
Loc. Carrucana, tel. 333 8897668
sandromundula@gmail.com

B&B Affittacamere “Su Palatu” di Annalisa Tuseddu
Tel. 333 5829803
lisa.tuseddu@gmail.com
Bar 3 C da Toto
Via Garibaldi, 16 - tel. 346 3554711

Bar Lasia “Ritrovo dei poeti”
Corso Umberto I, 22
Tel. 079 566462

L’angolino Pub di Francesco Asara
Via Cagliari, 35 - tel. 079 563021/333 2006428
http://langolinopub.weebly.com

Bar Sanna di Maurizio Sanna
Via Umberto I, 9 - tel. 079 566100

Circolo Ricreativo Culturale “Il Ritrovo”
Largo Eleonora D’Arborea, 4
Tel. 347 5180026 

Artigiani, attività commerciali
Carla Boutique Abbigliamento 
Corso Umberto I, 37 - tel. 333 9141088 
razzucarla@gmail.com 

Ditta Giuseppe Bussu, servizi di giardinaggio e manutenzione aree verdi 
Via Dante Alighieri, 26 - tel. 340 9696140 

Ditta Gianfranco Sini, cura e manutenzione del verde pubblico e privato 
Tel. 320 8536906 gianfrancosini@pec.it 

Ditta Maurizio Sechi, elettrodomestici, mobili, ferramenta 
Corso Umberto I, 10 - tel. 079 566196 

Euroterm Energia s.r.l., A.D. Walter Deledda 
Zona Industriale - tel. e fax 079 565011 
www.eurotermenenergia.eu - info@eurotermenergia.eu 

Impresa Edile Vittorio Altana 
Via Manzoni, 24 
Tel. 349 3230464 
vittorialtana@gmail.com 

Impresa Edile Artigiana di Fabio Andrea Tuseddu 
Loc. Capellania s.n.c. - tel. 333 441249 
fabio.tuseddu@tiscali.it 

Jem Acconciature di Jenni Ruzzu e Emanuele Arras 
Via Italia, 1 
Tel. 347 1567569 

Tabaccaio, edicola, cartoleria di Vasco Brandino 
Via XX Settembre, 6 - tel. 079 566367 

Prodotti alimentari 
Azienda Vitivinicola Binzamanna di Sara Spanu 
Via G. Deledda, 2 
Tel. 079 9141152/345 1143614, fax 079 9577465 
www.binzamanna.com - info@binzamanna.com 

Mini Market San Giuseppe di Sebastiano Pola 
Via San Giuseppe - tel. 346 3543559 
sebapola@hotmail.it 

Macelleria Ruiu Carni 
Corso Umberto I, 2 - tel. 340 6283936 

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ 
Comune 
Viale Trieste, 1 
Tel. 079 566129/566306, fax 079 566125 
www.comune.martis.ss.it 
protocollo@pec.comune.martis.ss.it

Carabinieri
Corso Umberto I, 39
Tel. 079 566122

Ambulatorio del Medico di Medicina Generale dr. Pietro Moro
Corso Umberto
Tel. 338 3594928

Farmacia dr. R. Fadda
Corso Umberto I, 30
Tel. 079 566160
rossana.fadda@tiscali.it

Banco di Sardegna (Agenzia)
Corso Umberto I, 14
Tel. 079 566140

Poste Italiane (Ufficio Postale)
Corso Umberto I
Tel. 079 566138

Parrocchia San Pantaleo
Tel. 079 566126

Scuola Materna Statale
Via Cagliari, 1
Tel. 079 566447

Istituto Comprensivo Francesco Pais Serra, Scuola Elementare
Corso Umberto, 24
Tel. 079 566384

Casa di riposo Ghirlanda. Piccola Società Cooperativa a.r.l.
Corso Umberto I, 42
Tel. 079 566166

Autoservizi Maurizio Asara, noleggio con conducente, tour, gite per gruppi, transfer
Corso Umberto, 4
Tel. 328 7226180
mau.asa@tiscali.it

Arst-Bus
Tel. 079 241301/2639200
informazioni.ss@arst.sardegna.it

Stazione di Martis. Arst. Trenino Verde
Tel. 079 241301/070 26571
www.treninoverde.com
treninoverde@arst.sardegna.it

Trenitalia. Stazione di Ploaghe (a 23 km da Martis)
Tel. 199892021
www.trenitalia.com

Musei e centri culturali
Museo Diocesano
www.museumtempioampurias.it / link Museum San Pantaleo

Centro didattico e gestionale del nascente Parco naturalistico e Paleobotanico  dell’Anglona 

Comune di Martis
Tel. 079 566129/566306

Soprintendenza Archeologia della Sardegna, Perfugas, Piazza Azuni
Tel. 079 564782

Mostra permanente della Civiltà agro-pastorale
Comune di Martis - Tel. 079 566129/566306

Soprintendenza Archeologia della Sardegna, Perfugas, Piazza Azuni
Tel. 079 564782

Biblioteca comunale
Via Roma, 14
Tel. 079 566450
bibliomartis@tiscali.it - Facebook: Biblioteca comunale Martis

Associazione Culturale “Life After Oil”
Corso Umberto I, 27
www.lifeafteroil.org - info@lifeafteroil.org - comunicazione@lifeafteroil.org

Comitato per la Biodiversità dell’Anglona
biodiversidade.anglona@gmail.com

Strutture sportive 
Campo di calcio, campo di calcetto, campo di pallavolo, campo di bocce
Circolo Bocciofilo Monte Franco
Tel. 320 8536906 (presidente Gianfranco Sini: gianfrancosini@pec.it)

Gruppo Sportivo di Calcio a 5
Tel. 347 0531378 (presidente Mauro Satta)

Il Patrono: (si tiene il 26 e 27 luglio)
Antichi riti accompagnano ricorrenze come il Natale, la Settimana Santa e la Pasqua. 

Anche la festa patronale di San Pantaleo (27 luglio) è un appuntamento importante per la comunità. Alla fine della questua, la mattina del 27, la statua del patrono viene condotta in processione, accompagnata dalle bandiere degli altri santi commemorati nel paese, dalla banda musicale e da tutta la popolazione, compresi coloro che, emigrati nella penisola, in Europa e anche in altri continenti, tornano al paese per questa occasione. Due giorni di festa (26 e 27 luglio) le cui serate in passato venivano arricchite da cantadores e poetes, mentre oggi si tiene conto anche dei gusti dei più giovani. 

Sant’Andria… tanti secoli prima di Halloween
: (si tiene il 30 novembre)
Novembre in sardo viene chiamato Sant’Andria. In passato la sera del 30 novembre uscivano in giro per il paese uomini mascherati e muniti di graticole, coltelli, scuri che percuotevano fra loro facendo un gran rumore per intimorire i fanciulli. Oggi sono i bambini e i ragazzi a ricoprire questo ruolo, animando con la loro vivacità le vie del piccolo centro. Bussano a tutte le porte tenendo in mano una zucca vuota, intagliata con tratti di facce paurose e all’interno una candela accesa; quindi recitano una filastrocca ammonitrice: Sant’Andria mutza li mani, cantas azolas as filadu? Ricevono da dietro la porta ogni volta una risposta diversa, quale: Bator e tres! bator e chimbe! ed infine: bator e oto! A queste risposte, dalla strada si ribatte in rima rispettivamente: Mutzaredinde manos e pees; sas manos tuas mutzaredinde; ed infine: Sas manos tuas non ti las toco. Segue l’apertura dell’uscio e finalmente i bambini ricevono dolci, mandarini, fichi secchi, bibite e anche qualche spicciolo. Negli ultimi tempi questa tradizione sta riscuotendo un grande interesse da parte degli studiosi, dei curiosi e dei mass-media.

Per San Giovanni “Su fogarone”
: (si tiene il 24 giugno)
La sera precedente alla festa di San Giovanni Battista, che cade il 24 giugno, si preparano dei grandi falò, che bambini e adulti devono attraversare saltando in coppia. In passato, prima del salto, si annodava un fazzoletto, simbolo della relazione che si instaurava in quel momento. Si diventava così compares e comares de fogarone; il legame, purificato dalle fiamme, assumeva maggior valore. Durante il salto si cantava: «Santu Giuanne brundu, / corona de su mundu, / corona de su sole, / bois seis segnore, / segnore bois seis, / Cristu batijezis, / cun abba e cun sale, / in bene e in male, / in male e in bene, / sorres de piaghere / sorres de allegria, / totu compares e comares mias» (“San Giovanni biondo, corona del mondo, corona del sole, voi siete un signore, un signore voi siete, battezzaste Cristo con l’acqua e con il sale, nel bene e nel male, nel male e nel bene, sorelle per piacere, sorelle per allegria, tutti compari miei e comari mie”).

Sant’Antonio da Padova: (si tiene il 13 giugno)
Il 13 giugno, in onore di Sant’Antonio da Padova, protettore degli scapoli, si celebra una festa religiosa e civile, organizzata dagli obrieri e dal comitato.

San Giuseppe: (si tiene il 19 marzo)
Tra le altre feste che si tenevano in passato ricordiamo quella per San Giuseppe (19 marzo), che era detto anche bellu cojuadore perché si credeva che favorisse i matrimoni.

San Marco: (si tiene il 25 aprile)
e quella per San Marco (25 aprile) che veniva condotto in processione nelle campagne per impartire la benedizione alle coltivazioni. 


Le feste nuove
Di recente si sono venute aggiungendo altre manifestazioni extra-religiose, che arricchendo il calendario delle feste martesi destano un interesse crescente.


VinAnglona: (si tiene in primavera)
Per prima VinAnglona, rassegna enologica che ha preso l’avvio nel 2001: organizzata in primavera dalla Pro loco in collaborazione con l’Amministrazione comunale e l’Agenzia Laore Sardegna, coinvolge i produttori locali ed è rivolta agli appassionati ed estimatori del buon vino. Ha ovviamente l’obiettivo di promuovere la produzione vitivinicola locale. La qualità dei vini presentati alla rassegna viene giudicata – e riconosciuta con premi – da una giuria di specialisti di ambito regionale e nazionale. Nel corso delle edizioni tenutesi sino ad ora sono stati stretti importanti rapporti commerciali, ma anche di amicizia. Per maggiori informazioni rivolgersi a proloco. martis@gmail.com.

Ethno’s: (si tiene in Novembre)
Ethno’s è invece un festival culturale, diretto da Giorgio Baggiani, che coinvolge di anno in anno gruppi musicali, cantanti, attori e artisti di fama nazionale ed internazionale. È divenuto così appuntamento fisso per il pubblico esigente e raffinato di tutta la regione. Ammentosound è una serata musicale e di festa organizzata dalla Consulta giovanile in onore dei giovani del paese scomparsi di recente.

Panoramica del centro abitato.
Panoramica del centro abitato.
Martis in una foto di fine Ottocento dell’Archivio Storico di Sassari.
Martis in una foto di fine Ottocento dell’Archivio Storico di Sassari.
Piazza Regina Elena.
Piazza Regina Elena.
Il centro polifunzionale “Sa Tanca de Idda”.
Il centro polifunzionale “Sa Tanca de Idda”.
Vigneti.
Vigneti.
Matteo Razzu sul palco insieme ad alcuni “cantatori”.
Matteo Razzu sul palco insieme ad alcuni “cantatori”.
S’Iscravamentu.
S’Iscravamentu.
Zucca intagliata per la festa di Sant’Andria.
Zucca intagliata per la festa di Sant’Andria.


Il costume tradizionale di Martis.
Il costume tradizionale di Martis.
Cotzulos de pistiddu.
Cotzulos de pistiddu.
Dormitio Virginis.
Dormitio Virginis.
Il Miracolo di San Pantaleo.
Il Miracolo di San Pantaleo.
Architrave scolpito.
Architrave scolpito.
Veduta della chiesa di San Pantaleo alla periferia del paese.
Veduta della chiesa di San Pantaleo alla periferia del paese.
Interno della chiesa di San Pantaleo.
Interno della chiesa di San Pantaleo.
Il nuraghe Spinalva.
Il nuraghe Spinalva.
Calco di tronco fossile della foresta pietrificata di Carrucana.
Calco di tronco fossile della foresta pietrificata di Carrucana.
La chiesa campestre di San Leonardo.
La chiesa campestre di San Leonardo.
La cascata di Triulintas.
La cascata di Triulintas.


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