Maracalagonis

Comune in fase attivazione
Provincia di Cagliari
Regione storica di Campidano di Cagliari

CAP: 09040
Prefisso Telefono: 070

Azienda n.8, Cagliari
Distretto sanitario Quartu Sant'Elena

Superficie territoriale 101,60 kmq
Altitudine 82 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:3133
1961:3677
1971:4164
1981:5170
1991:5982
2001:6346
2007:7198
2010:7744



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Il territorio
Situato in provincia di Cagliari, 12 km a nord-est del capoluogo, a 86 m slm, Maracalagonis conta, stando all’ultimo rilevamento del 1° gennaio 2007, 7198 abitanti. Il territorio misura 101,60 kmq e ha una forma molto allungata da ovest, dove si trova il centro abitato, verso est, dove si allarga sia verso nord-est sia verso sud; qui arriva a toccare per un breve tratto la riva del golfo di Cagliari. Per la parte rimanente è tutto interno, separato dal mare dal territorio di Quartu. Proseguendo in senso orario i suoi confini sono con Cagliari e Selargius a ovest, con Settimo San Pietro e Sinnai a nord, con Castiadas, Villasimius e un’isola amministrativa costiera di Sinnai a ovest. Nella parte occidentale si alternano terreni costituiti da depositi marini, calcarei, marnosi e arenaceo-conglomeratici con altri di natura alluvionale; mentre a oriente la distesa di graniti che caratterizza la punta sud-orientale dell’isola si presenta compatta, interrotta solo per stretti canali da depositi alluvionali determinati dai corsi d’acqua. Quanto al rilievo, la parte intorno al paese è l’ultima propaggine orientale della pianura campidanese, mentre quella occidentale è tutta collinare e montuosa. Domina il massiccio dei Sette Fratelli, che tocca i 1023 m, e ha diverse altre punte minori: Arbu, 811 m, Maresu, 707, Nicola Bove, 806, Funtana ’Ona, 759. Numerosi i corsi d’acqua che, dirigendosi da questi rilievi verso il mare, tagliano il territorio di Maracalagonis in direzione da nord a sud: sono, come ci si sposta dal paese verso il Tirreno, il rio Sa Tanca e il Longu, che si uniscono prima della foce; il Cuba, il Suergiu Mannu e il Solanas. Mentre le parti pianeggianti e collinari del vasto territorio sono adibite all’agricoltura e all’allevamento, quelle montuose sono ricoperte per buona parte dalla vegetazione spontanea, e costituiscono un’area di notevole pregio naturalistico e paesaggistico. La roccia granitico-porfirica si eleva a tratti in pareti vertiginose, in pinnacoli e gole di grande profondità. Negli avvallamenti e dovunque il suolo lo consente cresce rigogliosa la foresta, nella quale prevalgono il leccio, il corbezzolo, l’erica, l’alaterno, il lillatro e altre essenze tipiche della vegetazione mediterranea. Vi trovano rifugio il cinghiale, la martora, il gatto selvatico e il ghiro, ed è in aumento, grazie alle forme di protezione adottate, una colonia di cervi. Tra i volatili si distiguono il grifone, l’avvoltoio e anche l’aquila reale.

La storia di Mara e di Calagonis
Il territorio, accogliente, fertile e ricco di acque, è stato popolato sin da primordi. La testimonianza più antica è nella grotta di Cuccuru Craboni, sepoltura ipogeica che risale alla cultura di Monte Claro; fu poi ampliata nel periodo della cultura di Bonnanaro con l’apertura di un andito a pianta rettangolare. Gli scavi hanno restituito alcuni tripodi e vasi di ceramica carenati e ad anse a gomito, schegge di ossidiana ed elementi di collane realizzate con valve di conchiglia. La successiva fase è testimoniata dalla presenza nelle campagne intorno al paese di numerosi nuraghi tra cui quelli di Beduzzu, Bidda Beccia, Sant’Elena, Piccia, S’Ascedu, Sa Guardia, Sa Madrina e Su Reu. Ad un’epoca più recente risale il sito di Campo Carrui, dove sono venuti alla luce i resti di un santuario punico dedicato ad una divinità della salute e risalente al IV-III a.C. Gli scavi hanno messo in luce tracce di una costruzione in blocchi squadrati in arenaria e due grandi statue, sempre in arenaria, raffiguranti il dio Bes. Sembra che un primo nucleo dell’abitato si sia costituito in epoca romana, come dimostrano i ritrovamenti di monete e ceramiche, nonché di un’iscrizione, purtroppo frammentaria, risalente all’epoca imperiale. L’agglomerato di Calagonis, sorto nei pressi delle chiesa di Santo Stefano, prese invece importanza nel periodo della dominazione bizantina. Nella successiva fase giudicale sorse poi, intorno a una chiesa dedicata al martire San Lussorio, il centro di Mara, che in seguito attrasse gli abitanti di Calagonis, tanto che questo villaggio rimase abbandonato. Venne trasferito anche il suo nome che, aggiunto a quello di Mara, diede origine alla denominazione odierna. In questo periodo l’insediamento faceva parte del giudicato di Cagliari, curatoria del Campidano. Alla caduta del giudicato di Cagliari (1257) venne probabilmente assorbito da quello di Gallura, ma per un certo periodo fu anche sotto l’influsso di Pisa. Al XII secolo risale l’edificazione della chiesa di Sant’Ilario, poi intitolata alla Madonna d’Itria, che sorge in zona periferica. Costruita con impianto d’impostazione romanica, ad una sola navata e con la copertura in legno di ginepro, ha il suo particolare più interessante nella doppia facciata: in quella che è oggi la parte posteriore si apriva un tempo l’ingresso, e se ne può riconoscere agevolmente l’impronta. La modifica fu decisa agli inizi del Novecento: il portale originario fu chiuso e ne fu aperto uno nella parete opposta, guarnita oggi da un portico quadrato e sormontata da un campanile a vela. La chiesa parrocchiale, dedicata alla Beata Vergine Assunta degli Angeli, porta i segni di una vicenda costruttiva ancora più complessa. La prima struttura fu eretta in forme romaniche tra il XIII e il XIV secolo; furono poi introdotti elementi gotico-aragonesi, che si possono riconoscere nelle volte delle cappelle laterali, e poi del tardo Rinascimento, visibili nel presbiterio, a pianta quadrata con cupola ottagonale. Oggi l’edificio ha la pianta a tre navate. Tra le opere d’arte conservate al suo interno un retablo del XV secolo, attribuito alla “Scuola di Stampace”, che rappresenta scene della vita di Sant’Antonio; e alcuni dipinti del XVIII secolo del pittore cagliaritano Francesco Massa. Nella piazza antistante la parrocchia sorgono il monumento ai Caduti e quello dedicato al padre Salvatore Vidal. Dopo la conquista da parte delle forze catalano-aragonesi Maracalagonis fu incluso nel regno di Sardegna; e, trasformato in feudo, fu concesso dapprima a Guglielmo Oulomar, quindi passò alla potente famiglia Carroz, che controllava il grande feudo di Quirra. Agli inizi del Cinquecento, estintisi i Carroz, passò ai Centelles, e in seguito ad altri feudatari (i Català, gli Osorio), fino al momento del riscatto, nel 1838. A questo periodo risale la testimonianza di Vittorio Angius inserita nel Dizionario degli Stati sardi di Goffredo Casalis. La popolazione contava allora un migliaio di abitanti, le attività prevalenti erano l’agricoltura, favorita dal clima e dalla bontà dei terreni, e in misura minore la pastorizia. Scarsa come un po’ ovunque la scolarizzazione, la popolazione era quasi del tutto analfabeta. Dal 1821 Maracalagonis era stato inserito nella neo costituita provincia di Cagliari, di cui fa parte tuttora. In seguito il paese, pur rimanendo fedele alle sue originarie vocazioni agricole e pastorali, ha risentito sempre più intensamente della vicinanza del capoluogo e ha così preso parte alla crescita della conurbazione che gli si è formata intorno; l’aumento demografico è stato costante, non si è interrotto neppure negli anni Sessanta del Novecento, periodo della grande emigrazione dalla Sardegna interna, e ha portato gli abitanti dai circa mille registrati dall’Angius nell’Ottocento agli oltre settemila di oggi. 


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