Macomer

Comune in fase attivazione
Provincia di Nuoro
Regione storica di Marghine

CAP: 08015
Prefisso Telefono: 0785

Azienda n° 3, Nuoro
Distretto sanitario Sede

Superficie territoriale kmq 122,58
Altitudine m 563

Abitanti al:

1951:6674
1961:8125
1971:9531
1981:11.083
1991:11.424
2001:11.112
2007:10.833
2012: 10.442



Unione dei Comuni "Marghine"
Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Lei, Noragugume, Silanus, Sindia
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Il territorio
Immerso sul gradino meridionale dell'altipiano basaltico di Campeda, il Comune di Macomer confina a est con il territorio di Bolotana, Bortigali e Birori, a sud con il comune di Borore, a ovest con quello di Sindia e Santu Lussurgiu, a nord - ovest con Semestene e Bonorva.  Morfologicamente complesso, il Comune di Macomer presenta aspetti caratteristici che lo contraddistinguono. Alle zone pianeggianti o subpianeggianti dell'altipiano di Campeda, s'oppongono quelle più accidentate delle pendici gruppo del Badde 'e Salighes. 
Il suolo si presenta basaltica o trachitica. I rilievi appartengono alla catena del Marghine. Procedendo da ovest verso est si distinguono il Monte di Sant'Antonio (808 m), il monte Pitzulu (798 m), che sovrasta il nuovo quartiere di Scalarba, il Monte Muradu (690 m), che presidia l'ingresso all'altipiano di Campeda e il Monte Manai (795 m), a sinistra del Rio S'Adde. Dal punto di vista idrologico, nel Comune di Macomer sono individuabili due bacini: uno settentrionale, dato dai torrenti rio Columbos e rio Pilidu, affluenti del rio Campeda che si getta nel Temo; l'altro meridionale, dato dal rio S'Adde e dal rio Tossilo, affluenti del rio Murtazzolu che confluisce nel Tirso.

La storia
Il Comune di Macomer ha una storia antichissima. Ad un'età compresa tra il Paleolitico superiore e il Mesolitico (10.000 a.C.) risalirebbe la celebre Veneretta, rinvenuta nel 1949 dal signor Francesco Marras in un riparo sottoroccia (Sa perca 'e duas jannas) del versante destro della valle del rio S'Adde. La datazione è stata proposta sulla base di comparazioni stilistiche con altre Veneri peninsulari e dell'area danubiana e sarebbe confermata anche da alcuni utensili ritrovati nella stessa grotta con evidenti tracce di lavorazione riferibili ad industrie paleolitiche. La definizione di questa statua come Dea madre è pertanto imprecisa; questo concetto è prettamente neolitico e legato a contesti economici, spirituali e culturali diversi da quelli paleolitici, nei quali si parla soprattutto di Veneri, con un significato complessivo ancora privo della più complessa spiritualità neolitica e più vicino ad un naturalismo essenziale.




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