Lodè

Comune in fase attivazione
Provincia di Nuoro
Regione storica di Baronia

CAP: 08020
Prefisso Telefono: 0784

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Siniscola

Superficie territoriale 120,87 kmq
Altitudine 345 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:3118
1961:3562
1971:3079
1981:2913
1991:2456
2001:2217
2006:2091
2010:1935


Unione dei Comuni "Mont'Albo"
Bitti, Lula, Onanì, Orune, Osidda, Posada, Siniscola, Torpé
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Il territorio
«Appare come un nido d’aquile ed è forse il più impressionante dei villaggi montanari». Così l’architetto Vico Mossa ha descritto il Comune di Lodè. Posto a 345 metri sul livello del mare il paese, in provincia di Nuoro, si presenta infatti arroccato sul costone meridionale del monte Su Inucragliu (551 m), sotto Punta Manna (658), davanti ad un’ampia vallata chiusa a sud-est dalla catena del Montalbo. Il Comune di Lodè, raggiungibile da Siniscola, sul versante orientale, o da Buddusò e Bitti, su quello opposto, contava 1935 abitanti al censimento Istat 2010 e possiede un territorio che si estende per 12.070 ettari di superficie. In gran parte collinare, il paesaggio del Comune di Lodè è colorato da numerosi vigneti, vaste siepi di fichi d’India, filari di olivi e olivastri contorti, vecchi mandorli e chiazze intense di macchia mediterranea. Scenari, tuttavia, ormai spogli dei folti boschi, soprattutto di leccio, che un tempo dominavano nelle campagne del Comune di Lodè e che furono sacrificati, nella seconda dell’Ottocento, allo sviluppo della rete ferroviaria nazionale. A farne le spese fu, in parte, il Montalbo, per il resto tutto l’areale nord che si affaccia verso Torpè. I costoni calcarei mesozoici della catena che chiude l’orizzonte attorno al Comune di Lodè, segnando i confini con Lula e con Siniscola, sono così rimasti spogli, da Punta Gortomedda (552 m) a Punta Erulagliu (1057), da Sa Janna ‘e Riu Siccu a Guzzurra. Ma a pagare caro il prezzo di quegli anni di scempi, sono stati in particolare, sull’altro lato, Crapatha, Sas Vaddes, e S’Adde e sa Linna, un toponimo (“la valle della legna”) che da solo racconta l’intero dramma della zona: località che ruotano attorno a Monte Nieddu (566), poco distante in linea d’aria dal massiccio di Thipilora (528), a chiudere il tracciato con Bitti e con Buddusò, l’estremo lembo della provincia di Sassari che arriva a toccare il Comune di Lodè, subito dopo il confine che lascia sulla destra il territorio di Torpè, con il lago e il rio Posada a fare da spartiacque. Su una linea che prosegue fino a Giunturas, dove s’innesta il riu Mannu, a chiudere il cerchio a ovest con il comune di Onanì, prima di tornare a Lula, verso sud.

 

“Sas  calas de sos naneddos”
Un territorio vasto e variegato, dunque, dove i resti dell’antica presenza dell’uomo si nascondono in tutta la sua estensione. Sas calas de sos naneddos (più conosciute nel resto della Sardegna come “domus de janas”), testimoniano i primi insediamenti del Neolitico nell'odierno territorio del Comune di Lodè. A Orrilì, a Su Adu ’e Sa Jana, a Sa Janna ’e Arriàvula e a Costimilìa, sono infatti ancora ben visibili le cellette scavate sulla nuda roccia. Quasi tutte con una o al massimo due stanze collegate tra loro da un piccolo quanto semplice corridoio. Nelle vicinanze dei quattro siti preistorici c’è sempre una fonte d’acqua e la presenza di Tombe di giganti o nuraghi. Cinque sono le tombe censite, così come cinque sono i nuraghi che si contano nel territorio del Comune di Lodè. Monumenti ormai in stato di avanzato degrado e di totale abbandono: emblematico è il caso del nuraghe Sas Melas, nell’omonima località, quello meno danneggiato e che resiste ancora con una perfetta tholos. Tuttavia, solo nel 1933 le sue condizioni, erano certamente di gran lunga migliori rispetto alle attuali, stando agli scritti lasciati dall’archeologo Antonio Taramelli. Lo stesso nuraghe, del resto, già nel 1839 veniva segnalato, assieme a quello di Sa Tàula, da Alberto Della Marmora nel suo Viaggio in Sardegna. I due  monumenti sono citati entrambi, nel 1841, anche da Vittorio Angius nel Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale del Casalis. Che il territorio del Comune di Lodè sia stato abitato dai protosardi e dai nuragici è dunque un dato di fatto. Un lungo vuoto storico, invece, rimane per le epoche successive. Ciò nonostante, l’archeologo Roberto Caprara ha avanzato l’ipotesi che nell’agro di Lodè passasse una strada romana che collegava il mare a Caput Tyrsi, costituendo così un’importante tappa nel tracciato tra la costa orientale e le zone interne. Data la sua posizione geografica di confine, è lecito supporre che Lodè fosse considerata già allora un centro strategico. Anche nel Medioevo, del resto, il paese ha rappresentato l’ultima frontiera che separava il Giudicato di Gallura, di cui faceva parte, dal Giudicato di Logudoro. Lo stesso confine, inoltre, divideva l’antica diocesi di Galtellì (trasferita poi a Nuoro) da quella di Civita (Olbia).

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