Lanusei

Comune in fase attivazione
Provincia di Ogliastra
Regione storica di Ogliastra

CAP: 08045
Prefisso Telefono: 0782

Azienda n.4, Lanusei
Distretto sanitario Sede

Superficie territoriale 53,38 kmq
Altitudine 595 metri

Abitanti al:
1951:4853
1961:5449
1971:5713
1981:6360
1991:6356
2001:5755
2006:5760
2011:5492


Unione dei Comuni "Ogliastra"
Arzana, Bari Sardo, Elini, Loceri
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Il Comune di Lanusei è un importante centro, sito nella nuova provincia dell’Ogliastra e sede di diocesi. Il centro abitato si trova a 595 m slm, affacciato sulla piana costiera dai rilievi sud-occidentali; al 1° gennaio 2011 contava 5492 abitanti. Il territorio del Comune di Lanusei si estende per 53,38 kmq e comprende, oltre la parte che circonda il paese, un’isola amministrativa posta più a sud e affacciata sulla costa tirrenica. Quest’ultima confina a nord con un lembo staccato del territorio di Loceri, a est col mare, a sud col troncone staccato del territorio di Arzana e a ovest con quello di Osini. La linea di costa, dopo un’insenatura sabbiosa a nord, è punteggiata di piccoli scogli in mezzo ai quali si apre la rada riparata di Portu Santoru. All’interno si leva una collina che si allunga parallela al litorale, e tocca i 589 m nella punta S’Accettori, posta poco più a sud. Il territorio attiguo al centro abitato è allungato da nord-ovest verso sud-est e confina a nord con Arzana dalla punta di Perd’e Aira (1270) alla chiesa di San Cosimo e Damiano, con Elini e con Ilbono, da Punta Tulargiu (941) a Monte Tarei; quindi con Loceri fino al nuraghe Puliga. Da questo punto fino a Genna Ortigu, lungo la strada orientale, e cioè sul lato est, confina con Bari Sardo. Da Genna Ortigu fino a Perd’e Aira confina a sud con Cardedu e quindi, risalendo verso occidente, con Gairo. È un territorio prevalentemente montuoso ed erto tranne le piccole piane di San Cosimo e Seleni a 800 e 1000 metri di altitudine, più qualche lembo nella regione Frumini. Ha natura schistosa a Perd’e Aira, poi subentra il granito grigio che si estende dal monte Pedùlu (1024 m) sino al centro abitato. Continua poi il granito rosso porfiroide fino a Monte Tarei e ad Ulei. Il monte Pedùlu fa da principale spartiacque: a occidente nasce il Flumendosa che scorre diretto al nord e resta per non più di un miglio nel territorio del Comune di Lanusei. Verso sud comincia la profondissima e stretta valle nella quale scorre il rio detto prima S’Abba Frida poi Santa Lucia e Sa Figu Orrubia, e sfocia infine col nome di Sant’Andrea nel rio Pelau.  La parete destra della valle, che cade quasi a picco dal Monte Tricoli (1211 m), è fittissima di elci oscurissimi; quella sinistra è meno ripida ed è coltivata a castagneti, frutteti e orti rigogliosi. Verso oriente scendono per brevissimo corso nel territorio del Comune di Lanusei i rii Perdaleri, Perd’e Froris, Mesuidda, Cancedda, Su Addiu. Dal monte Perdedu (746 m) scende verso Loceri e Bari Sardo il rio Tunuri. Numerose sorgenti freschissime e diuretiche alimentano i suoi rii. Boschi di elci fittissimi, disseminati di tavoloni con sedili di granito, invitano turisti e villeggianti alla piana di Seleni, ai dintorni delle chiese rurali dei santi Cosimo e Damiano e di Maria Ausiliatrice. Altri vi si attendano d’estate per passarvi la notte al fresco e diramarsi durante il giorno al lago dell’alto Flumendosa o al mare che ne distano rispettivamente una ventina di km. 

 

La storia
La vita umana ha lasciato, nel territorio del Comune di Lanusei, le sue più remote tracce con le domus de janas di Cuccuru Longu. Vengono successivamente i resti del grandioso complesso nuragico di Genn’e Accili, cui si aggiungono i nuraghi Ursu, Perd’e Sorris ed Ulei al confine con Cardedu, e i villaggi nuragici di Genn’e Accili e Gruci ’e Ferru. Un’articolata zona archeologica nuragica si trova all’interno del bosco di Seleni, a pochi chilometri dal paese: comprende un nuraghe circondato dai resti di un villaggio nuragico e da una cinta muraria di difesa, due tombe di giganti e un pozzo sacro. È scomparso del tutto il pozzo sacro nuragico di Perd’e Froris, dove nel 1883 erano affiorati numerosi reperti nuragici e fenici (Bull. Arch. Sardo, XI, 180). Monete puniche e del Basso Impero sono venute alla luce a Genn’e Accili, e così pure un bronzetto raffigurante una matriarca in atto di libare. Nel 1860, nel corso degli scavi per le fondamenta della chiesa parrocchiale, sono state trovate alcune tombe scavate nella roccia che contenevano urne di terra cotta piene di ceneri. Vi sono state trovate anche quattro grandi falere – anelli con catenelle e pendagli – che sono conservate nel museo di Cagliari. Tra le antichità cristiane figurano i ruderi della chiesa di Santa Maria, lungo la strada per Loceri, e quelli della chiesa di Santa Lucia, in regione Su Accu. In quest’ultima sarebbe stata trovata nell’Ottocento un’accetta di bronzo nuragica. Troviamo per la prima volta citato «Lanuse de montibus Judicatus Ullastre» nel ruolo delle imposte pisane del 1316. Pagava a Pisa 28 lire, che lo costituivano al primo posto tra i paesi di montagna ogliastrini. Una sentenza del 1575 lo dichiarava perdente insieme con Arzana ed Elini in una lite che portavano contro Arzana relativa ai territori dell’alto Gennargentu. Appartenne al giudicato di Cagliari fino al 1258, a quello di Gallura fino al 1308, a Pisa fino al 1323, agli Aragonesi fino al 1479, alla Spagna fino al 1708, all’Austria fino al 1720, al Piemonte fino al 1861. Gli Aragonesi lo infeudarono a don Berengario Carroz, divenuto conte di Quirra nel 1363. Come tutti i paesi ogliastrini mandava il suo sindaco ai parlamenti per trattare delle concessioni da chiedere. Dai registri parrocchiali si ricava che tra il Seicento e il Novecento il Comune di Lanusei ha dato i natali a 57 sacerdoti diocesani e ad altrettanti notai. Prevalevano naturalmente tra la popolazione i contadini e i pastori, ma durante il Settecento figurano anche molti maestri del ferro, del legno e del muro. Nel corso della guerra di Successione spagnola il partito austriaco di Cagliari ne fece la sede di una sua penetrazione in Ogliastra, mandandovi a vivere un titolato ed un nobile con le loro famiglie. Dal 1717, il Comune di Lanusei divenne sede di vicariato vescovile e tale rimase fino al 1749. Nel 1792 una sollevazione dei maggiorenti del paese liberò dalle mani dei ministri regi alcuni suoi abitanti «perché l’arresto era stato affatto legale» (Arch. St. Ca. gr. I, vol. 316, p. 54). Nel 1803 vi fu fissata la sede del delegato di Giustizia Tocco e del distaccamento di dragoni mandati in Ogliastra dal viceré per riordinare l’amministrazione della giustizia (ibid., 191). Dal 27 dicembre 1821, il Comune di Lanusei fu sede della provincia d’Ogliastra con giurisdizione fino al Sàrrabus. Nel 1859 passò alla provincia di Nuoro. Dal 1838 è sede del tribunale che nel tempo ha cambiato a più riprese di sede, sino a giungere in quella attuale di via Marconi. Al 1898 risale l’arrivo nel Comune di Lanusei dei Salesiani, che diedero subito vita al collegio-convitto che nei decenni passati è stato centro di grande rilievo per la formazione delle classi dirigenti e intellettuali dell’Ogliastra e più ampiamente della Sardegna centrale; in seguito l’attività si è trasferita nel campo della formazione-lavoro. Nel 1929 la perdita del circondariato fu controbilanciata dal trasferimento della sede vescovile da Tortolì, a causa della malaria. Il vescovo di Nuoro monsignor Maurilio Fossati, amministratore apostolico della diocesi per il trasferimento di monsignor Tommaso Videmari, trasferì a Nuoro i seminaristi di Tortolì e nel Comune di Lanusei la sede della diocesi, con bolla pontificia del 5 giugno 1927: «Noi con la pienezza dell’autorità apostolica trasferiamo la sede e la cattedra vescovile ogliastrina insieme con la sua cattedrale, capitolo, benefici minori e il seminario dalla città di Tortolì al Comune di Lanusei che è quasi al centro del territorio della diocesi». La chiesa cattedrale oggi in uso è frutto dei rifacimenti novecenteschi operati su un edificio preesistente, nel corso dei quali è stata eretta la cupola. La decorazione pittorica fu affidata a Mario Delitala, che ha dato vita ai quattro dipinti della volta centrale, a quelli del Crocifisso nella cupola e a quelli della Natività e della deposizione della Croce ai lati dell’arco trionfale. Dal 1957 è in funzione in località Cancedda l’ospedale intitolato a Nostra Signora della Mercede. Affidato dapprima alle suore, dal 1970 è gestito direttamente dal Ministero della Sanità. Sul vicino monte Armidda, a 1150 m slm, è in funzione dal 1992 l’osservatorio astronomico “Ferdinando Caliumi”, la cui attività è seguita dall’Associazione Ogliastrina Astronomia. Vi ha sede un telescopio capace di un ingrandimento di 3800 volte, la cui utilizzazione è favorita da una particolare purezza e limpidezza del cielo in questa parte della Sardegna.


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