Laconi

Comune in fase attivazione
Provincia di Oristano
Regione storica di Sarcidano

CAP: 08034
Prefisso Telefono: 0782

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Isili

Superficie territoriale 124,87 kmq
Altitudine 550 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:2621
1961:3079
1971:2927
1981:2616
1991:2459
2001:2302
2006:2199
2010:2044



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Tra rocce e grandi albero
Il Comune di Laconi è un centro della provincia di Oristano, situato a 550 m slm, a ovest del Massiccio del Gennargentu. Il territorio del Comune di Laconi, di forma allungata da est a ovest, si estende per 124,87 kmq comprendendo  anche le frazioni di Crastu e Santa Sofia. Confina a nord con Meana Sardo e Aritzo, a est con Gadoni, a sud con Villanovatulo, Isili, Nurallao, Nurri e e Genoni, a ovest con Genoni Nureci, Senis, Asuni e Samugheo. I suoi abitanti risultavano 2044 al 1° gennaio 2010. 
Adagiato ai piedi dell’altipiano del Sarcidano, il Comune di Laconi è al centro di una fra le più interessanti regioni geologiche della Sardegna, con componenti che risalgono al Paleozoico antico e al Giurese medio superiore, in un misto di scisto, tufo e trachite. Tagliate spesso a picco, le rocce nascondono profonde fratture da cui hanno origine numerosi corsi d’acqua che si dividono i più bacini imbriferi: quello del Flumendosa, quello del Mannu di Cagliari e quello del Mannu affluente del Tirso. Tra questi Arriu ’e Crastu, Bau ’e Assi, Sinzilesu-Perda Bianca, Bau Onu, Solanas, Noe Ortas e Bidissariu. Il rilievo è molto vario, alterna altipiani calcarei a colline di altitudine media e alta, con più di un rilievo oltre i 500-600 m, ma il monte Bruncu ’e Corumeddos tocca gli 893 m. Numerosi i boschi, tra i quali quello di Funtana Mela, dove regnano il leccio e il sottobosco di ginepri, corbezzoli, eriche, alaterni, viburni, tassi e agrifogli; e poi quelli di Monte Susu, Perd’Abila e Perda Lu Stuncu, ricchi di roverelle; di Pala ’e Mereu e Su Dominariu, dove predominano sughero, lecci e roverelle. È ancora vivo negli anziani del Comune di Laconi il ricordo di alberi “patriarchi” come l’olivastro che  si innalzava a Serra ’e Omos, il più grande a memoria d’uomo. Restano alcuni giganteschi lentischi a Gedilis e a Craccheddu. Molti di questi giganti, come pure ampie distese di boschi, sono stati distrutti dal fuoco – già l’Angius nell’’800 denunciava il problema –; oggi però vaste aree attorno al paese sono zone di rimboschimento. Definito “paradiso” per i botanici, il territorio del Comune di Laconi presenta endemismi e rarità che ne fanno un campo di ricerca di grande interesse. Particolarmente rilevante la presenza delle orchidee, alcune molto rare. Boschi e montagne, un tempo regno di avvoltoi, grifoni e aquile reali, oggi ospitano specie più modeste come il picchio, il barbagianni, il gheppio, falchi pellegrini e colombacci, mentre nella macchia daini, mufloni e cervi hanno ceduto a cinghiali, donnole, martore, gatti selvatici e piccoli roditori. Sono di un certo interesse gli animali che vivono nelle cavità ipogeiche, come il geotritone (Speleomantes imperialis funereus), un urodelo endemico della Sardegna. Allo stato semibrado, ma sotto il controllo di enti e di proprietari privati, vivono nel territorio del Comune di Laconi anche branchi di cavalli del Sarcidano; di probabile origine berbera, vengono oggi studiati e se ne tutela lo sviluppo, sulla base della loro biodiversità.

Uomini e donne di pietra
Nella parte alta del paese si apre la grotta di Leori nella quale sono state trovare ceramiche che testimoniano la presenza dell’uomo a partire dal Neolitico più antico (VII-V millennio a. C.). Sono stati trovati reperti delle successive culture di Bonuighinu e Ozieri, e tutto il territorio del Comune di Laconi conserva abbondanti segni della preistoria: numerose le domus de janas disseminate a Is Mureddas, Cirquittus, Monte Perdosu, Pranu ’e Arranas e Pranu Corongiu. Di quest’ultima necropoli Enrico Atzeni ha scritto che «si distribuisce sulle pareti rocciose a nord e a sud dell’omonima collinetta. Consta di cinque tombe bicellulari, domus de janas, articolate in schemi planimetrici a T: tre, aperte sulle pareti verticali di S’Arratràxu, si affacciano a nord con finestrelle d’ingresso rettangolari che introducono in piccole anticelle rotondeggianti e quindi in più ampie caverne funerarie di fondo a sviluppo rettangolare traverso; altre due, con analoghi sviluppi, si affacciano sulla facciata meridionale del piccolo colle». Sempre a Pranu Corongiu è stata rinvenuta una statua raffigurante una figura femminile, con volto stilizzato e due mammelle, probabilmente rozza rappresentazione della Dea Madre. Ma Il Comune di Laconi è soprattutto il paese delle statue-menhir: raffigurazioni in trachite di donne e di guerrieri, ma forse anche sorta di tabernacoli e allo stesso tempo indicatori di confini e di itinerari per i pastori transumanti. Più elementari quelle femminili, più articolate quelle maschili, contraddistinte da un grosso e originale pugnale collocato in vita e, disegnato sul petto, un “capovolto”, figura umana stilizzata a testa in giù, a significare il momento del trapasso. Oggi raccolte in un museo, sono state rivenute a Piscin’e Sali, Sa Tanca ’e s’Arrettore, Perda Iddocca, Genn’e Aidu, Corte Noa, Masone ’e Perdu. Ad epoche più antiche si riferiscono anche, a testimoniare la frequentazione dei luoghi, manufatti vari in pietra e in ossidiana.  Alla successiva epoca nuragica risalgono numerose torri megalitiche – Orrubiu, Piccìu, Cannas,  Verra, Fruscu, Pilicapu, Lisandru, Genn’e Corte, Pardu Longu, Perd’e Gresia – nelle quali sono stati rinvenuti tra le altre cose uno scalpello in bronzo, una statuina raffigurante un cinghiale, un pugnale in bronzo lungo 15 cm, un modellino di nuraghe monotorre. Alla stessa epoca appartengono una galleria megalitica, una Tomba di giganti; e poi resti di inumati, ceramiche, vaghi di collana, un tripode senza anse, un piccolo vaso biconico. Scarse invece le tracce dei Cartaginesi che, fermatisi a nord della Giara, costruirono una fortificazione sul colle Santu Antini di Genoni. I Romani diedero vita, nell’intento di controllare il territorio, alla città di Valentia e a un castrum del quale resta probabilmente il ricordo nel nome di un rione del Comune di Laconi, Crastu. La testimonianza più importante dell’epoca è dovuta a Giovanni Lilliu, che in località Serra ’e Omos ha rinvenuto i resti di un insediamento e di una necropoli dell’epoca, nonché un’epigrafe. Resta anche memoria di una pietra miliare riferito alla strada che da Valentia portava a Mediana (Meana) e quindi ad Augustis (Austis). 



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