La Maddalena

Comune in fase attivazione
Provincia di Olbia-Tempio
Regione storica di Gallura

CAP: 07024
Prefisso Telefono: 0789

Azienda n.2, Olbia
Distretto sanitario Olbia

Superficie territoriale 49,37 kmq
Altitudine 27 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:10370
1961:11269
1971:10724
1981:11253
1991:11048
2001:11346
2006:11419
2012:10884



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Il territorio
Il territorio del Comune di La Maddalena comprende 60 tra isole e isolette, per complessivi kmq 49,37. Degni di nota sono: tra le isole maggiori La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Spargi con Spargiotto, Santa Maria, Razzoli, Budelli, e tra quelle minori Giardinelli, Corcelli, La Presa, Isola Piana, Barrettinelli, Bisce, Italiani, Aglio, Porco, Capicciolu, Carpa, Pecora, Colombo, Monaci, Nibbani, Poveri, Soffi, Camere, Mortorio, Mortorietto. Gli abitanti residenti nel Comune di La Maddalena erano  10884 al 1° 2012. Altezza media del centro abitato m 19. Altezza media del territorio del Comune di La Maddalena 70 m.

 

L’arcipelago
Il Comune di La Maddalena si trova tra la Corsica e la Sardegna, nelle Bocche di Bonifacio, in una zona dal clima particolarmente mite, battuta spesso dai venti. Il maestrale e il ponente, tenendo sgombro il cielo dell’arcipelago dalle nubi, scuotono le fronde dei corbezzoli, dell’erica, dei ginepri selvatici e asciugano implacabili, più dello stesso sole, ogni goccia d’acqua che cade dal cielo o che può scaturire, per un indecifrabile gioco dei flussi sotterranei, dalle viscere della terra. Essendo l’isola di La Maddalena costituita da una massa granitica di circa venti chilometri quadrati, senza vette degne di tal nome, se si eccettua la collina di Guardia Vecchia, 156 m d’altezza, e alcuni terrazzamenti intermedi come Punta Villa, Mongiardino, Spiniccio, Villa Bianca, il suolo non è in grado di trattenere le piogge, soprattutto quelle a carattere torrenziale. Le acque sostano quindi per breve tempo sullo scarso manto superficiale di terra, per poi correre velocemente verso il mare, negli alvei scavati nei millenni, là dove la crosta granitica si presenta meno compatta e addirittura friabile. Questi corsi d’acqua si chiamano in dialetto vadine, e pur non costituendo un capitale idrico controllabile, alimentano da secoli, nell’isola, piccole sorgenti, dopo essersi disperse in parte sotto terra ed aver incontrato nel granito sacche e fenditure superficiali, che ne rallentano per breve tempo il deflusso verso il mare. Il più noto di questi torrentelli è il Fosso Zanioli, affluente del Vena Longa, che riceve a sinistra le acque del Fosso Gambino. Nell’isola di Caprera vi sono due vadine, il Fosso Ferrante e il Fosso Stefano. Quest’isola si può considerare, da oltre un secolo, dal punto di vista idrico, complementare all’isola madre, essendo a questa legata ormai indissolubilmente mediante una diga-ponte di 600 metri. Per questa natura del suolo, non si trovano, all’interno del Comune di La Maddalena, acque di sorgenti montane, di fiumi, di laghi o di altri depositi naturali, per la piovosità inconsistente e comunque ad andamento stagionale, l’apporto delle sorgenti non può in alcun modo garantire l’autonomia idrica della popolazione residente. L’intero arcipelago, ma soprattutto l’isola madre, presenta una grande omogeneità litologica (graniti) e morfologica (piani e creste), nonostante alcune contrastanti varietà, peculiari del paesaggio granitico. Il granito è spesso attraversato in vari sensi da filoni aplitici, pegmatitici, lamprofirici, porfirici e di quarzo, e può presentare stretti rapporti con facies gneissiche, come nell’isola di Santa Maria e a la Presa, costituita in parte da gneiss venati da filoni di quarzo, pegmatite, lamprofiro. Granito e schisto sono attraversati, nell’isola di Caprera, e in particolare nella Punta Rossa, che ne costituisce l’appendice più meridionale, da un filone di porfido rosso, fiancheggiato da un filone lamprofirico. Inoltre gli schisti sono iniettati da vene aplitiche. L’andamento morfologico dominante del Comune di La Maddalena è contraddistinto dall’andamento del rilievo secondo i meridiani, come del resto la zona settentrionale della vicina costa gallurese, di cui è la evidente continuazione. Non a caso il prof. Baldacci definisce queste isole «relitti o testimoni di un antico sistema di superfici la cui direzione segna l’orientamento generale del rilievo e l’allungamento Nord-Sud delle isole e in modo particolare di Caprera».

 

Il primo uomo di Santo Stefano
Nell’isola di Santo Stefano è stato trovato, nel 1956, il primo riparo sotto roccia del Neolitico in Sardegna, risalente, per il prof. Lilliu, al 1500 a.C. Oggi che gli archeologi stanno approfondendo le loro ricerche in tutte le isole dell’arcipelago lo stesso Lilliu ipotizza, con buona approssimazione, che la vita, su queste isole, può essere ricondotta almeno al 3000 a.C., con tendenza al 6000 . Egli ritiene molto probabile, inoltre, che in epoche ancora più remote questo arcipelago sia stato utilizzato, quantomeno, per il transito tra la Sardegna, la Corsica, la Toscana, la Liguria e la Francia. Molte tracce (dolmen, stele, edifici vari, urne cinerarie) vennero distrutte nell’isola di Caprera, come é attestato da scrittori del Settecento e dell’Ottocento che visitarono l’arcipelago. A Caprera, in particolare,resistono ancora, però, – come ha documentato di recente l’archeologo maddalenino prof. Tomaso Difraia – alcuni recinti di fattura megalitica con pietre prevalentemente lastriformi disposte a coltello, ai piedi del Tejalone (Pietragliaccio) e a Poggio Zonza, con tafoni e muri megalitici da Cala Serena a Poggio Stefano, da Pietragliaccio a Piana della Spugne, da Cala Garibaldi alla Tola, a Poggio Zonza; ma pure nell'isola maggiore del Comune di La Maddalena è possibile individuare, tra Spalmatore e Porto Massimo, stele e probabili luoghi di culto nella zona di Monte da Rena, Bassa Trìnita e Valle Gambino, Stagno Torto. Nell’isola madre, in particolare, sono state identificate una ventina di strutture di tipo dolmenico, la maggior parte delle quali concentrate nella conca di Vena Longa, ma pure nella zona di Guardia del Turco e di Sasso Rosso. L’isola di Spargi (riparo di Cala Corsara) ha restituito una serie di reperti che sono ancora allo studio degli esperti, mentre si ha notizia di una presunta ascia bipenne in bronzo, frutto di una possibile fusione in situ. Si tenta ora di capire – per la straordinaria affinità di tutti i nesonimi e dei toponimi costieri del Mediterraneo su cui si sta lavorando – se sia mai stata possibile una contaminazione di popoli autoctoni con naviganti di cultura orientale o medio-orientale, riconducibile come ceppo originario al sumero-accadico.



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