Ittiri

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Sassarese, Coros

CAP: 07044
Prefisso Telefono: 079

Azienda n.1, Sassari
Distretto sanitario Alghero

Superficie territoriale 111,56 kmq
Altitudine 400 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:8860
1961:8617
1971:8821
1981:9303
1991:9267
2001:9051
2006:8951
2013:8802


Unione dei Comuni "Coros"
Cargeghe, Codrongianos, Florinas, Muros, Olmedo, Ossi, Putifigari, Tissi, Uri, Usini
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Il territorio
Al Comune di Ittiri, con decreto del Presidente della Repubblica del 24 aprile 2000, è stato riconosciuto il titolo di città. Il grosso centro sorge nel Logudoro, regione Coros, in provincia di Sassari a sud-est del capoluogo; il territorio del Comune di Ittiri ha una superficie di kmq 111,56 e confina a nord con Usini e Ossi, a nord-ovest con Uri, a nord-est con Florinas, a sud con Romana, a sud-est con Banari, Bessude e Thiesi, a sud-ovest con Villanova Monteleone e Putifigari. Dista 18 km da Sassari, 28 da Alghero, 36 da Porto Torres. Il Comune di Ittiri è collocato su un altipiano a m 400 m slm. Il territorio, formato da altipiani costituiti di rocce prevalentemente trachitiche e basaltiche, è accidentato, con andamento collinare e attraversato da vallate destinate alla coltivazione; di altezza non considerevole i numerosi rilievi montuosi, i più consistenti dei quali sono: a nord est sulla linea per Bessude Monte Torru (m 622), Monte Uppas (567) e verso Banari Monte Jana (552); a sud verso Villanova Monte Unturzu (558), Monte Alas (517), Punta S’Elighe Entosu (522), Monte Lacusa (503). Altri rilievi si attestano su quote inferiori ai 500 m con una diminuzione dell’altimetria media che sulla linea nord-nord-ovest verso Usini-Uri presenta numerosi altipiani (di 200-300 metri) che digradano fino a quote inferiori ai 100 m in prossimità del rio Mannu. Il territorio del Comune di Ittiri non è significativamente ricco di corsi d’acqua che sono pochi e tutti a carattere torrentizio, con consistenti quantità di acque nei brevi periodi delle piogge e scarsi d’acqua o pressoché asciutti nel restante periodo dell’anno. Il sistema idrografico nella zona settentrionale è imperniato sul rio Cuga e sui suoi affluenti che solcano la parte occidentale del territorio del Comune di Ittiri e sul rio Minore, affluente del rio Mannu, che nella parte alta prende i nomi di Camedda e Turighe. A sud scorre invece il rio Abialzu, che unendosi ad altri corsi d’acqua minori si dirige verso il bacino idrografico del TemoTra i 300 e i 400 metri di altitudine nascono sorgenti numerose, ma di scarsa portata. Alcune di queste, che formano abbeveratoi nell’agro o fontane nell’abitato, servono agli usi agricoli e sono luoghi attrezzati di sosta per i visitatori: Pianu ’e Monte sulla strada intercomunale Ittiri - Putifigari, ’Iscialoru (nei pressi dell’abitato) e Su Cadalanu sulla strada provinciale n. 28 Ittiri - Romana, Coros o Funtana ’e Sa Irzine (Vergine) nei pressi del monastero cistercense di Coros, Sa Teula all’ingresso dell’abitato per chi viene da Thiesi, S’Abbadorzu dentro l’abitato nel rione Montesile. Altre fonti nel circondario sono Irventi, Bustaina, Binza Manna, Casavece; verso Usini Funtana Pesada, Pintu Canu, ’Onnu Marras; verso Ossi-Florinas Sos Porchiles, ’E Chentu Cheddas; verso Thiesi Abbarghente, Puttos de Lidone, verso Villanova Giundali, De Su Crastu, De Sa Multasa.  Il territorio del Comune di Ittiri ospita due importanti laghi artificiali Cuga e Bidighinzu che sono bacini idrografici e dighe. Il primo, alimentato dal rio Cuga-Barca, è stato costruito nel 1965, si trova solo in parte nell'agro del Comune di Ittiri ed è destinato a scopi irrigui; il secondo, appartenente al confinante comune di Thiesi riceve le acque del rio Mannu, è stato costruito nel 1956 e serve ad usi potabili. Il clima è quello mediterraneo insulare, con temperature medie nel periodo invernale tra i 6 e i 10 gradi. Nei mesi di giugno (làmpadas), luglio (trìulas) e agosto (austu) ricorrono periodi di intensa calura che soprattutto nel passato, quando l’agricoltura e la pastorizia erano le attività prevalenti, recavano danno alle campagne e intimorivano gli abitanti; gli agricoltori allora impetravano un tempo più clemente con le rogassiones cantate in processione o invocando San Narciso. Altrettanto perniciose potevano risultare le gelate (biddiadas). Il territorio è attraversato da est a ovest dalla SS 131 bis che da Cabu Abbas sulla Carlo Felice porta ad Alghero, a nord dalla provinciale per Sassari, a sud dalla Ittiri - Romana; strade poderali costituiscono la viabilità minore.

Le origini, la storia
Scarse sono le notizie sulle origini e sui primi insediamenti umani nel Comune di Ittiri, né è mai stata fatta una sistematica azione di scavo. Niente si sa della presenza dell’uomo preistorico in epoca antecedente alla seconda metà del IV millennio a.C.; tuttavia la fertilità dei terreni, la ricchezza d’acqua, i pascoli, i boschi e le grotte fanno ragionevolmente supporre che, come nei centri vicini, per i quali vi sono ritrovamenti certi, anche il territorio del Comune di Ittiri sia stato abitato fin dal Neolitico antico e medio. Le tracce certe più antiche risalgono al Neolitico recente, alla fase del prenuragico conosciuta come cultura di Ozieri (3300-2900 a.C.): pietre fitte (menhir) e soprattutto domus de janas, tombe preistoriche scavate nella trachite, nel calcare e nel tufo che sono raccolte in siti funerari presenti nelle zone di Paulis, Ochila (le più numerose, sino a 10 grotte su una parete calcarea del monte Cumida) e Musellos o costitute da singoli ipogei (Sant’Eréno).Tracce di pittura e segni stilizzati rinvenuti in alcune di queste domus rimandano alla simbologia religiosa dell’età neolitica; sono anche identificate tracce dei villaggi abitati. Ritrovamenti attestano la continuità della presenza dell’uomo nel successivo periodo dell’Età dei metalli o Eneolitico. A questo periodo presumibilmente risale la tomba megalitica a corridoio di Musellos. Difficile è invece attribuire a quest’epoca alcuni dolmen dei quali particolarmente bello e importante è quello di Runàra ( termine che richiama runaghe) nell’omonima località, costituito da quattro imponenti lastre in trachite. Risalenti alla fine dell’Età del rame e del primo Bronzo (2200-1800 a.C.), sono stati rinvenuti frammenti di ceramica campaniforme. In epoca nuragica (1880-238 a.C.) la presenza di un’imponente struttura di monumenti testimonia di un’intensa vita abitativa: oltre 63 nuraghi, 10 villaggi, 2 Tombe di giganti, forse un pozzo sacro. Popolose tribù nuragiche abitarono il territorio del Comune di Ittiri, presumibilmente i Coracenses, di cui parla il geografo Tolomeo e ai quali sembrerebbe rimandare il toponimo Coros. Tra i numerosi nuraghi (nove sono citati dall’Angius) alcuni hanno struttura complessa a più torri: Nuraghe Majore, Pitti Altu e Irventi. Situato in una piccola altura in località Musellos, il Nuraghe Majore è bilobato, costruito in blocchi di trachite interessanti per le sue dimensioni; è in stato di cattiva conservazione e ha l’ingresso coperto da strati di materiale di crollo. Restano parte del mastio e una seconda torre; non è mai stato oggetto di un serio recupero ed è possibile che la parte interrata presenti qualche interesse. Di particolare importanza per gli studiosi che vi hanno operato con scavi è la necropoli ipogeica di Sa Figu, tra San Maurizio e Coros, una regione che per la ricchezza delle emergenze preistoriche può assurgere a rango di parco archeologico: si tratta di un sito di dieci ipogei funerari caratteristici, tombe che, pur scavate nella roccia, imitano le Tombe megalitiche di giganti. Del periodo nuragico si conservano alcuni reperti in bronzo ; un pugnale, una brocca, ma soprattutto la statuetta in bronzo del suonatore itifallico di launeddas (ora al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari); si tratta di un famoso bronzetto a carattere votivo di epoca nuragica (VI sec. a.C.) rappresentante l’auléta nudo, ritrovato nel territorio del Comune di Ittiri: una figurina maschile di 8 cm che sembra seduta su un invisibile sedile; la descrizione anatomica mostra la rappresentazione dell’organo virile come centro della figura e delle mammelle che sembrano femminili. L’auléta tiene in mano il flauto a triplice canna, launeddas, strumento musicale mediterraneo diffuso soprattutto nella Sardegna meridionale in epoca protosarda. Del periodo fenicio-punico non si conservano tracce, salvo ipotizzare, come per il restante Logudoro e Meilogu, una penetrazione di questi popoli destinata allo sfruttamento di quelle fertili terre. Fino a poco tempo fa si conoscevano esigue tracce della dominazione romana, consistenti in frammenti di ceramiche. A seguito di un censimento archeologico promosso dall’Amministrazione comunale (1993) è stato possibile indagare su un sito Sa Iddazza a nord-ovest rispetto al centro abitato in località Su Prammittazu, che presenta importanti evidenze archeologiche attestanti un insediamento abitativo di tipo rurale risalente al I-II sec. d.C. Nei lunghi secoli dalla fine dell’Impero romano fino all’epoca di giudicati, in epoca medioevale, si svilupparono ed ebbero vitalità molti villaggi che sorgevano nel territorio abitato dagli antichi Coracensi; è questa la forma di insediamento umano del territorio del Comune di Ittiri di cui si ha la prima notizia certa. Coros, Giunchi, Lodai, Ochila, San Maurizio, Turighe , Ittiri ( o Ithir), Silvaru, Uras, Briai, Paulis, Urei, San Leonardo de sa Iddazza, Cannedu, Santa Ittoria, Santu Zippirianu etc: sono i nomi dei villaggi, molti dei quali furono abbandonati e i cui abitanti confluirono (XIV-XV sec.) in agglomerati più importanti tra i quali Ittiri. Il nome Ithir, Issir compare per la prima volta nel Condaghe di San Pietro di Silki e nella Ratio Decimarum Italiae; il villaggio conobbe la sua espansione da un primo agglomerato di abitazioni, vicine e intorno all’attuale chiesa di San Pietro. Per avere notizie storiche certe bisogna arrivare al XIII secolo, quando è documentata la presenza del monastero di Sancta Maria de Choro (Coros), nella curatoria omonima fondato attorno al 1250 dai cistercensi, come abbazia dipendente dalla più antica Sancta Maria de Padulis (1205). Il Comune di Ittiri infatti faceva parte della Curatoria di Coros che comprendeva gli attuali territori di Ittiri, Ossi, Tissi, Uri, Usini e parte del territorio di Florinas. Nel territorio coracense era forte sin dall’XI sec. l’influenza dei Malaspina; con la fine del Giudicato di Torres (XIII sec.) esso fu teatro delle vicende che opposero nella lotta per la conquista i sovrani d’Aragona ai potentati dell’isola e tra questi ai Malaspina, il cui potere declinò a metà del XIV sec.; quelle lotte portarono distruzione e devastazione nel Logudoro e nel Coracense e, nel territorio del Comune di Ittiri, anche a seguito della terribile epidemia del 1347, l’abbandono di molti villaggi. Guerre, epidemie e spopolamento continuarono anche nei primi decenni del XV sec.; in seguito il territorio del Comune di Ittiri conobbe le alterne e complicate vicende del feudo di Ittiri (Iteri) Cannedu e Uri, che si snodarono attraverso intricate liti ereditarie tra le famiglie che se ne contesero il dominio per cinque secoli sino alla cessione dei feudi alle regie finanze decretata da Carlo Alberto nel 1838 e che pose fine al sistema feudale, introdotto dagli Aragonesi. Sotto il governo dei Savoia, che ebbe inizio nel 1720, il Comune di Ittiri condivise le vicende che fanno la storia dell’isola; la persistenza di una famiglia di nobili (Ledà) con poteri che assumevano forme di vessazione e di vassallaggio sui contadini e i pastori, fa esplodere in concomitanza con i moti angioyani (1795-96), sommovimenti e rivolte che segnalano il carattere indomito della gente di Ittiri, che storicamente diede prova di non volere soggiacere alle angherie, ma di combatterle. Nel 1821, il Comune di Ittiri divenne capoluogo di mandamento della provincia di Sassari. In epoca ormai a noi vicina, nel 1906, si accesero rivolte comuni ad altre parti della Sardegna: vi fu “la dimostrazione contro i caseifici” di cui restano le cronache della “Nuova Sardegna” e che mostrano la capacità di mobilitazione delle classi sottomesse contro i soprusi, soprattutto quelle rurali. Del resto la presenza di un forte partito socialista fondato da Angelo Dore, antifascista e perseguitato dal regime, sindaco del Comune di Ittiri dal 1° dicembre 1920 al 30 luglio 1923 (e anche autore di un libello in versi S’impostura clericale), rivela la sensibilità degli abitanti ai valori della partecipazione politica. In occasione del referendum del 1946, il Comune di Ittiri si espresse maggioritariamente per la repubblica: uno dei soli sette centri della monarchia provinciale di Sassari a scegliere la nuova forma istituzionale. Nel secondo dopoguerra si animò un intenso confronto politico tra un forte partito comunista e la Democrazia Cristiana rappresentata da personalità come l’assessore regionale alla Rinascita e senatore democristiano Francesco Deriu, che furono protagoniste della vicenda politica regionale e anche nazionale di quegli anni. Organizzati dalle forze politiche di sinistra, gli ittiresi parteciparono negli anni Cinquanta del Novecento all’occupazione delle terre della Nurra. Tra gli esponenti politici va annoverato Antonio Leoni che fu sottosegretario ai lavori pubblici durante il regime. La presenza di personaggi del Comune di Ittiri come politici di rilievo si corona con l’ittirese Giuseppe Pisanu ministro degli Interni del governo Berlusconi dal 2002 al 2006.




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