Ittireddu

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Monte Acuto

CAP: 07010
Prefisso Telefono: 079

Azienda n.1, Sassari
Distretto sanitario Ozieri

Superficie territoriale 23,86 kmq
Altitudine 313 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1075
1961:1011
1971:735
1981:634
1991:643
2001:586
2006:582
2010:583


Unione dei Comuni "Logudoro"
Ardara, Mores, Nughedu San Nicolò, Ozieri, Pattada, Tula
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Il territorio
Il territorio del Comune di Ittireddu si estende su una superficie di 23,26 kmq. Principalmente collinoso, ha un’altitudine media di 300 m slm, ma presenta anche zone impervie di mezza montagna soprattutto al confine sud con il comune di Nughedu San Nicolò dove raggiunge un’altezza massima di 611 m. L’attuale delimitazione dei confini del Comune di Ittireddu risale al 1847 quando fu frutto del componimento di una controversia con il comune di Nughedu, che ridusse notevolmente la precedente estensione. Fanno corona al centro abitato tre rilievi: monte Ruju (425), monte Zuighe (504) e il cono vulcanico di monte Lisiri (387). Le rocce affioranti, oltre che vulcaniche, sono principalmente di tufo trachitico, riscontrandosi anche consistenti banchi di rocce basaltiche. Il rio Mannu, anticamente chiamato Nurighe, che segna il confine con il comune di Mores, è il corso d’acqua principale, nel quale confluisce una serie di torrenti ad andamento stagionale quali il rio Sa Toa e quello di Santu Jagu che confluiscono nel Mannu, e i rii Calàrighes, Badde Fenuju, Filighedu e rio Adisu dei padri che confluiscono prima nel Bùtule, affluente del Mannu. Oltre che con Nughedu e Mores, il territorio di del Comune di Ittireddu confina con quelli di Ozieri e Bonorva.

 

Le origini
Numerose testimonianze storico-archeologiche attestano che il territorio del Comune di Ittireddu fu intensa-mente abitato fin dall’epoca neolitica (circa 3000 a.C.) e successivamente. Grazie al censimento effettuato dalla Soprintendenza archeologica di Sassari, pubblicato nel 1983, è possibile avere una visione completa delle emergenze archeologiche del territorio del Comune di Ittireddu. Le più antiche sono le quattro necropoli di Partulesi, Monte Ruju, Monte Pira e Monte Nieddu, dove sono state rilevate oltre cento domus de janas. La necropoli più interessante e agevolmente visitabile è quella di Partulesi, dove spicca la cosiddetta “Tomba del capo”, caratterizzata dalla notevole altezza del vano principale, in cui si può sostare in piedi. Sono stati censiti i resti di sei nuraghi, ma si calcola che ne siano totalmente scomparsi altrettanti. La struttura meglio conservata è quella del nuraghe Funtana ’e josso, dove sono state effettuate diverse campagne di scavo che hanno restituito materiali e reperti molto interessanti, ora custoditi nel Museo civico. Altri nuraghi visitabili sono quelli di Chisti e Sa domo ’e s’orcu. Interessante anche la fonte nuragica di Funtana ’e baule, sita in località Binnenni, che dà acque ferrose, ritenute salutari.

 

Dal Nuragico a Itiri fustialvos
Il territorio del Comune di Ittireddu ha restituito tracce di numerosi insediamenti umani stratificatisi dal Nuragico al Medio evo, come quello del Monte Zuighe, dove esisteva una fornace per la cottura di vasi e ceramiche ed un castello – ormai totalmente scomparso – risalente al periodo giudicale. Altri insediamenti censiti sono quelli di Olensas-Sas Conzas e Lavrudu: il primo era un vero e proprio laboratorio prima per la conservazione dell’olio d’oliva e successivamente per la concia delle pelli, il secondo è un originale esempio di villaggio medievale sardo.  Un pregevole ponte romano consentiva l’attraversamento del fiume Mannu, nella zona di San Giacomo, ancora oggi in buone condizioni e visitabile, seppure ridotto a due sole arcate di differente dimensione, realizzate in conci ben squadrati di basalto nero, con la tecnica dell’opus coementicium. La piazzetta con la graziosa chiesetta di Santa Croce, risalente al VI-VII secolo, inizialmente a croce greca poi trasformata a croce latina, con facciata romanica in pietra a vista, potrebbe aver costituito il primo nucleo abitato del paese in epoca alto-medievale. Le fonti scritte che fanno riferimento all’antico nucleo abitato iniziano con il Condaghe di San Pietro in Silki (sec. IX-XIII) nel quale, alla scheda 437 si citano “ambas villas de Ithiris ”, proseguono con le Rationes decimarum (1341-1359), nelle quali il paese viene citato come Issir, Isser, Issir josso, con il trattato di pace tra il re d’Aragona e la giudicessa d’Arborea (1388) cui intervenne un “Nicolao Solinas majore ville de Bitiri” e con il codice di San Pietro di Sorres (1423-1524) nel quale il villaggio è citato come Itiry, Ithir e Issir. Dal 1649 furono adottati dalla parrocchia di Santa Maria Intermontes dell’allora denominato Itirifustialvos, i Quinque libri che costituiscono tutt’oggi una miniera di dati e di notizie sulla vita religiosa, le tradizioni e le usanze allora vigenti, arrivate sino ai nostri giorni. Immune dall’epidemia di peste scoppiata in Sardegna nel 1652, l’antico villaggio, attraverso una lenta ma costante evoluzione, passò dai circa 250 abitanti del 1678 ai 387 del 1781 e ai 445 del 1824. Già in epoca sabauda godeva di indipendenza territoriale e aveva il suo consiglio comunitativo. Dal 1861, quando aveva ormai raggiunto i 700 abitanti, è Comune autonomo.


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