Iglesias

Comune in fase attivazione
Provincia di Carbonia-Iglesias
Regione storica di Iglesiente

CAP: 09016
Prefisso Telefono: 0781

Azienda n.7, Carbonia
Distretto sanitario Sede

Superficie territoriale 207,63kmq
Altitudine 200 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:26146
1961:28004
1971:28081
1981:30119
1991:30134
2001:29075
2006:27871
2012:27552



Scopri i 377 comuni della Sardegna

Il territorio
Il Comune di Iglesias è una ridente e caratteristica città, sita a pochi km dal mare, a un’altitudine di m 200 slm, con una popolazione, stando alla statistica più recente, di circa 28.000 abitanti. Il territorio del Comune di Iglesias si estende per kmq 207,63. Un’isola amministrativa denominata San Marco, risalente al Medioevo, si trova tra Domusnovas e Vallermosa. Attualmente in virtù di una legge regionale del 2001 (molto criticabile, non essendo un esempio di saggezza ed equità politica), l’antichissima Villa di Chiesa fa parte della provincia del Sulcis (sede: via Argentaria, 14) con la vicina Carbonia (sede: via Fertilia, 40). Quindi un duplice centro di “comando”, che vede però la Città Regia, patria del Breve di Villa di Chiesa ed ex sede di provincia e di circondario, in posizione periferica e quasi di sudditanza, proprio perché un infausto cambio tra forze politiche, sindacali e occulte la sta privando di uffici e di rappresentanze.
L’Amministrazione del Comune di Iglesias non batte ciglio, e ciò potrebbe portare, a breve scadenza, alla raccolta di firme per un referendum popolare, atto a riportare il Comune di Iglesias in seno alla provincia di Cagliari. L’ambito territoriale del Comune di Iglesias che, con le sue varietà di paesaggi e di ambienti, costituisce una delle più belle e suggestive parti della Sardegna, è racchiuso fra il mare, la collina, la montagna e la pianura. Disseminato di ruderi minerari, di valli, di boschi, di sorgenti, nonché di medaus, furriadroxius e kussorgias, dimore agro-pastorali, dà l’esatta dimensione di quelle febbrili attività che lo caratterizzavano in un passato non molto lontano. Nella parte settentrionale, detta Muntangia, troviamo: il massiccio calcareo del Marganai, ultima propaggine del Linas (m 1236), che raggiunge a Punta San Michele l’altezza di m 906 slm e che costituisce una splendida oasi naturalistica, confinante con l’Oridda (Campo Spina m 939 slm), alpestre altopiano granitico, dagli scenari mozzafiato con cascate, ruscelli e meravigliosi prati di erbe aromatiche; la zona dei Laghi Corsi (o Gennarta) e di Bellicai, immersa in una rigogliosa vegetazione; il sistema collinare, che estendendosi a corona intorno alla città, va da San Pietro (m 661) a Sant’Angelo (Passo di Genna Bogai, 549), le Quattro Stagioni, tra i corsi d’acqua di Canonica, Arivu, San Benedetto, San Pietro, sino a Buoncammino (329), Monte Altai (285) a Is Lois - Gennarta (417-269). L’intero complesso montuoso, in cui abbondano fresche sorgenti (mitzas, Sant’Angelo, S’Acqua Frida, de Susu, de Gesus, di Bangiargia, di Campeda, di San Benedetto), è ricco di lecci, roverelle, castagni, noci, sughere, alta macchia mediterranea, ed è popolato da gatti selvatici, cinghiali, martore e da vari rapaci, tra cui l’aquila reale. Dei grifoni (is intruxius) che prima nidificavano sulle alture e sulle falesie vicine alla costa, si ricorda di un giovane esemplare preso al Marganai e di altri due, immatricolati, uccisi presso il Comune di Iglesias nel periodo 1914-1915. Il grado di esplorazione faunistica nel territorio del Comune di Iglesias oscilla tra il medio e l’insufficiente, e questo non consente di avere una conoscenza più ampia. In una pittoresca conca sta la borgata montana di San Benedetto (l’antica Guindali, Guindili, Gindili), degna di essere valorizzata turisticamente per le sue peculiarità e la sua storia. Nella zona a sud-est si stende la fertile piana del Cixerri (dall’omonimo fiume, il Sulcis Flumen degli antichi Romani), intensamente coltivata e animata da fattorie, che offre uno splendido paesaggio dalle tinte senesi e umbre, indimenticabile, se visto dal Colle del Buoncammino; a ovest abbiamo il mare e le stupende coste rocciose con insenature e faraglioni, fra cui spicca per maestosità e bellezza l’ormai celebre Pan di Zucchero, e le località di Nebida, Portu Banda, Masua, Cala Domestica, veri gioielli ambientali dal sapore atlantico-amalfitano. La composizione del suolo del Comune di Iglesias è varia, comprendendo calcari cambrici, scisti, dolomie e graniti verso Oridda. Quasi tutta la zona è caratterizzata fortemente dalle miniere, ora in disuso ma votate ad assumere un grande interesse turistico-culturale, come esempi di archeologia industriale: Monteponi, San Giovanni, San Giorgio, Seddas Modditzis e altre. Le ricchezze del sottosuolo, conosciute fin dall’epoca più remota, erano tali da fare del territorio del Comune di Iglesias l’area più interessante d’Italia per gli estimatori di mineralogia e una delle più dotate di grotte, ancora intatte, fra le quali è da citare quella di Santa Barbara, splendida e affascinante, risalente a oltre 500 milioni di anni fa, unica al mondo per le concrezioni di calcite e aragonite, spesso azzurra, e i meravigliosi cristalli di barite, disposti a nido d’ape. La zona di Iglesias infatti si trova nel territorio geologicamente più antico d’Italia. Anche per questo motivo è meta di numerosi studiosi. La posizione del territorio del Comune di Iglesias è baricentrica rispetto agli altri centri con cui confina, come Fluminimaggiore, Buggerru, Gonnesa, Carbonia, Domusnovas, Villamassargia, Narcao; con quest’ultimo paese e gli altri del Basso Sulcis è stato recentemente collegato tramite una strada provinciale che attraversa un’area collinare tra le più suggestive della Sardegna sud-occidentale.
L’arteria, tanto osteggiata dalla penna di certi cronisti, oggi rompe definitivamente l’isolamento tra il basso Sulcis e la Piana del Sigerro, due subzone che la natura, la storia e le tradizioni hanno voluto che costituissero un “unicum”: la patria dei Sulcitani. Dal Comune di Iglesias, attraverso Guardia Gibara, si può raggiungere l’area interna del Sulcis in soli 20 minuti. Con la costruzione di una galleria al posto di alcuni tornanti, il percorso sarebbe stato, addirittura, più che dimezzato e più agevole con una sede stradale più larga. Purtroppo, all’interesse delle popolazioni si sono sovrapposti intrighi politici e di campanile.

 

Le origini
La presenza dell’uomo nel territorio del Comune di Iglesias è attestata, senza soluzione di continuità, sin dalla preistoria. È certo che nel periodo delle “chiudende”, prima e soprattutto dopo l’applicazione dell’editto, molti siti archeologici furono bersaglio di vandalismo, vuoi per recupero di materiale, vuoi per traffico di reperti. In una grotta del Monte Casula, vicinissimo alla città, gli archeologi individuarono testimonianze umane di antichissima origine, così come negli anni Settanta del Novecento è individuata da uno studioso iglesiente un’area neolitica all’aperto di ben 3 ha di superficie: la prima sino allora documentata in Sardegna, molto interessante per la presenza di utensili litici in ossidiana e resti di pasto, rappresentato da conchiglie marine.
Un mondo pieno di fascino e di mistero, dunque, ma singolare per l’importanza che doveva assumere per gli antenati il nostro territorio del Comune di Iglesias. Tra le stazioni neolitiche, oltre a quella sul Colle del Buoncammino (dove pare che in un’epoca successiva si praticasse il culto dell’acqua), possiamo citare Monte Altai, sovrastante pittorescamente la Piazza Sella, e Pitzu ’e Pudda e Corongiu de Mari, da cui proviene una statuetta della Ashtart o Tanit. Alla cultura di San Michele di Ozieri appartengono le domus de janas di San Benedetto, ora miseramente trascurate; la stazione di Genna ’e Luas, posta su una collina, ai margini della piana del Cixerri, e l’altra di via San Leonardo, nei pressi dell’Ospedale civile “Santa Barbara”, in pieno centro urbano. Alla cultura di Monte Claro, Età del Rame e del Bronzo antico, sono da riferire i reperti archeologici di numerose grotte, tra le quali si annoverano San Lorenzo e Cuccuru Tiria, Sant’Aintroxia (Santa Vittoria), della Volpe, del Bandito, di Santa Vida, di TanìImportante per gli archeologi il rinvenimento a Cuccuru Tiria di una ciotola che mostra l’avvenuto restauro con grappe di piombo. Elementi della cultura campaniforme e di quella di Bonnanaro vengono alla luce nelle grotte della Volpe, di Genna ’e Luas, di Corongiu de Mari; essi testimonierebbero i rapporti con altre comunità del centro Europa, caratterizzate dalle prime attività legate alla metallurgia. Per la ricchezza del sottosuolo, la vicinanza al mare e la presenza di fertili valli, di sorgenti e di boschi ricchi di fauna, il territorio dove ora sorge il Comune di Iglesias non poteva essere estraneo alla civiltà nuragica. Attualmente sono censiti 25 insediamenti che si differenziano tanto per la struttura quanto per la loro funzione, che spazia dall’ambito civile-militare a quello funerario-religioso. Anche la toponomastica ci parla a chiare lettere della presenza delle genti prenuragichee nuragiche del nostro territorio, quali Isca, Altai, Coremò, Mattoppa, Corongiu de Mari, S’Echiorta, Narboni, Nura Ponti, su Nuraxi. Tra i nuraghi annoveriamo Cuccuru Antoni Orku, Guardia is Arbutzus, Monte Altai (quota 285 m), Su Fundu ’e Pancia nella fascia pedemontana; Nuraghi Pira e Barega come controllo tra le vie di comunicazione del Cixerri con la zona Corongiu e Tanì; nell’area montana, a nord di Iglesias, troviamo i nuraghi Sa Panura o Panara, San Pietro, Catalina, Mitza de Alleddu e Genna Mustatzus; nella piana sorge il nuraghe di Medau Mannu, a cui si addossa impropriamente una costruzione agro-pastorale. Sono presenti sia il tipo a tholos (Medau Mannu, Antoni Orku e Sa Panara) che quello a corridoio (Genna Mustatzus), mentre un edificio nuragico religioso è ubicato nella regione Serra Abis. È da sottolineare la sacca nuragica a breve distanza dalla chiesa di Nostra Signora di Valverde, i cui reperti testimoniano un’attività metallurgica. Ai piedi del Marganai rimane un pozzo sacro, che, secondo gli archeologi, è unico in Sardegna per alcune tipologie; in località Martiada tre tombe megalitiche nuragiche, in precaria condizione di conservazione; nell’area montana di San Pietro di Serrachei esistono, oltre al nuraghe omonimo, un altro pozzo sacro e una Tomba di giganti, meglio conservati. Tutto ciò testimonia la vitalità di un’area particolare, la laboriosità di un popolo, erede della stirpe nuragica dei Baronicenses, stanziatasi tra il Comune di Iglesias e il Basso Sulcis. Oggi, si chiede a gran voce da più parti che almeno questi ultimi monumenti e i nuraghi di Genna Mustatzus, Sa Panara (c’è chi scrive anche “Sa Pannara” oppura “Sa Panada”), Medau Mannu e Sa Figu con le sue capanne, senza però trascurare l’insediamento del Buoncammino, siano oggetto di scavo e di restauro per costruire quanto prima un itinerario culturale che tornerebbe a vantaggio della città.



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