Gonnoscodina

Comune in fase attivazione
Provincia di Oristano
Regione storica di Campidano

CAP: 09090
Prefisso Telefono: 0783

Azienda n.5, Oristano
Distretto sanitario Ales

Superficie territoriale 8,85 kmq
Altitudine 112 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:690
1961:703
1971:605
1981:561
1991:550
2001:564
2006:549
2010:514


Unione dei Comuni "Alta Marmilla"
Albagiara, Ales, Assolo, Asuni, Baradili, Baressa, Curcuris, Gonnosnò, Mogorella, Morgongiori, Nureci, Pau, Ruinas, Senis, Simala, Sini, Usellus, Villa S. Antonio, Villa Verde
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Il Comune di Gonnoscodina è un piccolo centro dell’Alta Marmilla, in una zona interna della Sardegna, distante in linea d’aria circa 40 km dal Golfo di Oristano. Il centro abitato è situato a 112 m slm. Appartiene alla provincia di Oristano dal 1974, anno della sua costituzione, dopo aver fatto parte precedentemente della provincia di Cagliari. La popolazione residente è numericamente stabile da oltre 150 anni: nel censimento del 2001 contava 564 abitanti, di cui 285 maschi e 279 donne, cui si aggiungevano 40 concittadini domiciliati all’estero e iscritti nell’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), per un totale di 604 abitanti. Oggi raggiungono le 514 unità. Un proverbio locale, “Gonnacodì(n)a, bidda pittìa”, cioè “Gonnoscodina, paese piccolo”, fotografa la situazione (la pronuncia del nome Gonnacodì(n)a ha la ‘n’ finale intervocalica molto nasale). Il territorio del Comune di Gonnoscodina si estende per appena 8,85 kmq. Ha all’incirca la forma di un quadrilatero, con i lati disuguali. Confina a nord con il territorio dei comuni di Sìmala e Baressa, a est ancora con Baressa e con Siddi, ad ovest con Masullas e Gonnostramatza e a sud con Gonnostramatza. Dal punto di vista morfologico, il territorio comunale lo possiamo distinguere idealmente in tre zone, ciascuna delle quali presenta caratteristiche strutturali diverse: questa distinzione è presente anche nella coscienza dei contadini e dei pastori locali. Una zona è detta di Monti, un’altra di Pranu: ambedue confluiscono in un’ulteriore zona, la depressione in cui scorrono il rio Mogoro o Arrìu Isca e S’ Arrìu de Gotzùa. La prima zona si estende a est e a sud-est del centro abitato ed è un susseguirsi di colline di varia altezza e di differente dimensione: si va dai 344 m di Cùccuru Bingias, ai 300 m di Brunku de pisrosciu [pisu de orgiu], ai 223 m di Monti Mannu, ai 227 m di Su Sentzu, ai 188 m di Brunk’ ’e Matteddu, ai 151 m di Santa Mragaìda [Margherita], per citare i più significativi. Le colline del Comune di Gonnoscodina hanno forme tondeggianti, mai aspre: rappresentano probabilmente la fase di definitivo assestamento. I fianchi e i declivi hanno inclinazione molte dolce e solo raramente presentano scoscendimenti ripidi. La seconda zona è costituita dalle vallate alluvionali e pianeggianti di S’ Arrìu de Gotzua e del rio Mògoro. La vallata di S’ Arrìu de Gotzua occupa la parte nord-est del territorio del Comune di Gonnoscodina ed è in leggera pendenza verso il rio Mogoro, in cui il ruscello si getta dopo circa un chilometro di percorso. La vallata del rio Mògoro ha un andamento nord-sud e presenta una larghezza variabile; infatti raggiunge anche un chilometro di larghezza, mentre in altri tratti si restringe ad appena poche centinaia di metri. La terza zona, quella di Pranu, si trova ad ovest del centro abitato e la sua linea di demarcazione è rappresentata dalla strada provinciale 46, che da Ales porta verso San Gavino Monreale. La zona scende in direzione nord-sud, seguendo per un tratto l’andamento del corso del rio Mògoro: il terreno mostra una successione di morbide ondulazioni, in cui affiorano talvolta colline che non superano per lo più i 170 m di altezza: i loro versanti non hanno dislivelli accidentati, ma pendici che si addolciscono in una serie di declivi decrescenti. Solo all’estremità ovest, lungo la linea di confine con il territorio comunale di Masullas, si estende Su Pranu de su cadru, un altipiano con una altimetria più marcata: ha un aspetto tabulare, con direzione nord-sud, è un piano leggermente inclinato verso Sa Cora de su Pirastu, che prosegue poi in Sa Cora de Arradebi. I due principali corsi d’acqua, a regime stagionale, sono il rio Mògoro o Arrìu Isca, chiamato dagli abitanti del Comune di Gonnoscodina forse immeritatamente il ‘fiume’, e S’ Arrìu de Gotzua


La storia
Il territorio del Comune di Gonnoscodina, come del resto tutta la Marmilla, è stato abitato fin dall’antichità, grazie alla buona fertilità dei terreni, almeno, dal 1500 a.C. circa fino ai giorni nostri. I reperti più antichi sono costituiti da frammenti di ossidiana, l’“oro nero” trasportato dal Monte Arci attraverso il rio Mogoro. Nelle campagne del Comune di Gonnoscodina, il prof. Cornelio Puxeddu ha rilevato tre stazioni di lavorazione dell’ossidiana esistenti già nella preistoria. Testimonianze di genti nuragiche sono riscontrabili nella presenza di siti nuragici a Cùccuru ’e Bingias, Sant’Andrìa e Nuratzou: quest’ultimo è stato oggetto di uno scavo archeologico con un cantiere del 1996, a cura della Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano, sotto la direzione della dott. Emerenziana Usai. Si tratta di un edificio e di un’area di grande interesse, riferibile al Bronzo recente (1300-1150 a.C.) e finale (1150-850 a.C.). Intorno al monumento nuragico principale si estende un vasto villaggio, con capanne costruite in tecnica microlitica. Le tracce del dominio romano sono più evidenti, testimoniate dal ritrovamento di un ripostiglio di monete bronzee imperiali dal periodo di Traiano a quello di Commodo (100-200 d.C.), in località Aba Seris, nel 1918 ad opera di branco di maiali condotti da un tale Raimondo Licheri di Pau. Il catalogo completo delle monete fu compilato da Antonio Taramelli. Il territorio del Comune di Gonnoscodina, secondo Raimondo Zucca, era attraversato da una strada romana, testimoniata dal ritrovamento di un miliario, attraverso cui le merci venivano portate da Uselis a Neàpolis. La regione della Marmilla è una zona fertile, destinata alla produzione di grano e, in periodo romano, seminata di numerosi centri abitati e di fattorie agricole. Quasi ovunque nella regione, l’aratro solleva residui di abitati e di cimiteri di età romana, che dimostrano l’esistenza di pagi collegati da un reticolo di strade. Il tipo di insediamento romano, anche nel territorio del Comune di Gonnoscodina, fu quello a ‘nuclei’ o a piccoli agglomerati, detti localmente furriadròxiusChi scrive ha personalmente constatato l’esistenza di almeno 10 ‘nuclei’, sparsi sia nella zona di Monti che in quella di Pranu, in cui sono stati rinvenuti frammenti di ceramiche, monete, etc. Gli abitanti di questi ‘nuclei’ in epoche diverse, preferirono convergere verso un unico centro, localizzato attorno alle chiese di San Bartolomeo (la primitiva parrocchia, fino al Seicento) e di San Sebastiano, distanti tra loro un centinaio di metri. Purtroppo allo stato attuale degli studi nulla sappiamo delle vicende del Comune di Gonnoscodina, né nel periodo antecedente, né in quello successivo al Mille. 


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