Goni

Comune in fase attivazione
Provincia di Cagliari
Regione storica di Gerrei

CAP: 09040
Prefisso Telefono: 070

Azienda n.6, Sanluri
Distretto sanitario Senorbì

Superficie territoriale 18,71 kmq
Altitudine 383 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:656
1961:718
1971:679
1981:620
1991:591
2001:556
2006:563
2012:496


Unione dei Comuni "Gerrei"
Armungia, Ballao, Escalaplano, S. Basilio, S. Nicolò Gerrei, S. Andrea Frius, Silius, Villasalto
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Terre di collina, boschi e fossili 
Il comune di Goni, nella regione storica del Gerrei (Sardegna sudoccidentale), è circondato da un territorio di 18,71 kmq ed è ubicato a 383 metri s.l.m. La popolazione è di circa 500 abitanti. 
La posizione strategica del centro abitato lo colloca a 61 km da Cagliari e a 21 da Senorbì, il più importante centro urbano del territorio. L’area comunale di Goni confina con quelle di Orroli, Escalaplano, Siurgus Donigala, Senorbì e Ballao. 
Il territorio si caratterizza per il monte Moretta, 543 metri, affiancato al bacino artificiale del Mulargia e al Flumendosa che fungono anche da confini naturali per il piccolo paese. Il centro abitato si distende in un fondovalle che è attraversato dal rio Annali, affluente del Flumendosa. 
Si tratta di un’area prevalentemente collinare, che presenta una vegetazione tipica caratterizzata da macchia mediterranea e boschi di leccio, con presenza di arbusti come mirto, lentisco, corbezzolo, alloro e ginepro. Nelle località Peiconi e Cort’e Sa Marra è possibile osservare i graptoliti, dei fossili risalenti al Paleozoico, dal Cambriano al Carbonifero inferiore (da 520 a 300 milioni di anni fa): si tratta di animali a forma di pettine fossilizzati. L’interessante ed importante scoperta di questi materiali fu descritta meticolosamente da Alberto La Marmora già nel 1857, ma ancora oggi il geosito è studiato e conosciuto a livello internazionale. 

Le età antiche 
Le prime testimonianze di epoca antica nel territorio risalgono al Neolitico, con la presenza di domus de janas e con lo straordinario complesso megalitico di Pranu Mutteddu, riferibile alle ultime fasi del Neolitico recente, caratterizzato in tutta l’isola dalla Cultura di Ozieri (4000-3300 a.C.). Dello stesso periodo sono note le domus de janas di Serrionis, necropoli con due vani sepolcrali affiancati che sono stati ricavati su una roccia spaccata. 
Del periodo nuragico sono poi noti vari siti, tra cui, in località Domus Suas, una tomba di giganti, i resti di alcune capanne e la base di un nuraghe. La più importante testimonianza nuragica è costituita però dal nuraghe di Goni, conosciuto sin dal 1840, quando Alberto La Marmora, il grande generale e studioso piemontese, ne pubblicò una descrizione, completa di planimetria e sezioni, nel suo Voyage en Sardaigne. 

Medioevo ed Età moderna 
Il villaggio attuale ha probabilmente origini romane. Nel Medioevo fece parte della Curatoria di Siurgus, che aveva come capoluogo Siurgus Donigala e dipendeva dal giudicato di Cagliari. Successivamente passò prima al Giudicato d’Arborea e poi al Comune di Pisa. Dopo la conquista aragonese entrò a far parte del Regno d’Arborea e passò in mano a vari feudatari, sino all’avvento dei Savoia che nel corso dell’Ottocento provvidero al riscatto dei feudi. 

Ottocento e Novecento 
Nel corso dell’Ottocento Goni entrò a far parte della provincia di Isili; in seguito, abolite le province, fu compreso nella divisione amministrativa di Cagliari e più tardi della provincia di Cagliari, della quale ha poi fatto sempre parte. Nel corso del Ventennio fascista perse la propria autonomia per divenire frazione di San Basilio; ma tornò a essere comune autonomo nel 1946. Nel corso del decennio successivo, grazie alla realizzazione della diga del lago Mulargia e alla costruzione di una strada che collega il paese al lago, si prospettarono nuove opportunità di lavoro per la comunità, con una conseguente crescita della popolazione.
 

Il nome e lo stemma
Il nome del paese deriva probabilmente da un vocabolo pre-latino che significa monte, altura, e dà luogo a toponimi attestati anche in altre zone della Sardegna. Nelle fonti archivistiche civili è quasi sempre indicato come Gonni, almeno fino alla fine del Settecento, mentre negli archivi ecclesiastici si trova anche la forma Gony. 
Il nome del paese ci riporta alla sua natura geografica e alla sua posizione un po’ isolata tra i monti; un isolamento che ha sempre limitato il suo sviluppo economico e sociale: soltanto alla fine dell’Ottocento venne progettata la costruzione di una strada consortile che lo collegasse al vicino paese di San Basilio. Attualmente la Strada Provinciale 23, che mette in comunicazione Goni con Senorbì, è l’unica che lo collega con i paesi vicini e gli altri centri dell’isola.
Lo stemma del Comune di Goni, approvato nel 2002, vuole rappresentare le principali caratteristiche del paese e della sua storia: comprende una torre che vuole simboleggiare la rifondazione di Goni, avvenuta nel 1650, per mano di un ricco feudatario, rappresentato da una corona, e di un canonico, indicato con una mitra; ma ci sono anche un nuraghe, che fa riferimento alle importanti testimonianze del passato presenti nel territorio, e un monte con sei vette per ricordare il significato del nome del paese, che come si è detto significa altura. 

Le risorse
L’economia del territorio di Goni è retta principalmente da aziende che operano del settore agropastorale, come avviene anche nei territori circostanti; le attività principali sono la produzione del formaggio, la vendita del latte e della lana, il commercio dei cereali e del foraggio e lo sfruttamento delle sughere, che risulta essere una delle maggiori attività  redditizie per quest’area. 
Goni rappresenta, inoltre, un importante centro per l’artigianato del sughero e la produzione di cestini fatti a mano. 
La perdurante crisi economica e l’isolamento di cui il paese continua a soffrire stanno portando la maggior parte dei giovani a trasferirsi altrove; nonostante questo si cerca di far crescere il centro, valorizzando le sue bellezze, soprattutto grazie al meraviglioso parco archeologico di Pranu Mutteddu che ogni anno attira visitatori da tutto il mondo e offre ad alcune persone del luogo l’opportunità di avere un’occupazione. 

Lungo il cammino di San Giacomo
Sono numerose le feste dedicate ai santi venerati nel paese. Il patrono, San Giacomo, viene festeggiato due volte all’anno: la prima celebrazione, detta di San Giacomo Minore, si svolge nei primi giorni di maggio, la seconda e più importante, di Giacomo Maggiore, il 25 luglio, con processioni, messe e spettacoli musicali e pirotecnici. 
La parrocchia e questo santo rientrano tra gli itinerari dello spirito della Regione Sardegna, in particolar modo con l’itinerario di Santu Jacu, San Giacomo appunto. Si tratta di un itinerario di pellegrinaggio che riguarda varie zone della Sardegna, dal nord al sud. 
L’accordo di programma, denominato “Bias de Fidi (Vie della Fede): il Cammino di Santiago in Sardegna”, è stato siglato, oltre che dal Comune di Goni, da alcuni altri comuni: Cagliari, Ittireddu, Mandas, Noragugume, Nughedu Santa Vittoria, Orosei, Perdaxius, Soleminis. 
Tutti sono accomunati da un’antica devozione verso l’apostolo San Giacomo, che è anche il patrono di alcuni di questi comuni. 
La base che li unisce è la fede nella leggenda che narra come San Giacomo, nella sua opera di evangelizzazione iniziata in Palestina e proseguita in Spagna, fece una breve sosta anche in Sardegna. Di tutto questo si può trovare notizia in questi siti: camminidisardegna.it; cammino-di- antu-jacu.it; santujacu.it. 
A margine della festa di San Giacomo Maggiore si festeggia il 24 luglio Santa Barbara, patrona dei minatori, e il 26 luglio Sant’Anna. 
Il 31 agosto si celebra la festività religiosa e civile in onore di San Raimondo Nonnato, con processioni e manifestazioni musicali e culturali. La Domenica di Pasqua è tradizionale la processione de s’Incontru, quando la Vergine Maria incontra il Cristo risorto. 

Usanze dell’autunno e dell’inverno 
Una festa originale ma allo stesso tempo molto divertente per i bambini è Su Prugadoriu, ossia la festa delle anime: i bambini nel pomeriggio del 30 ottobre girano di casa in casa richiedendo dolciumi e golosità varie per le anime dei morti; e quando non ricevono niente in dono recitano verso i colpevoli una sorta di rima di malaugurio. 
Molto particolari i riti in onore di Sant’Antonio abate, il 17 gennaio: alla vigilia, all’imbrunire, nel sagrato della chiesetta a lui dedicata, viene acceso su foghidoni, un grande fuoco preparato con la legna offerta in parte dalle famiglie e in parte raccolta nei boschi circostanti. 
Si fa festa fino a tarda notte, con musica e balli attorno alle alte fiamme; né manca la degustazione del vino novello e dei dolci caratteristici. 
Si usa cantare in rime, i mutètusu, molto spesso inventate sul momento mentre le ragazze, sempre intorno al fuoco durante la festa, cantavano un tempo delle strofette conosciute come Andimironnai. 
In passato questi rituali, compreso il grande falò, si ripetevano pochi giorni dopo per San Sebastiano martire, ma purtroppo questa usanza è ormai caduta in disuso. 

Con il Progetto Galilla (2004), curato da Giovanni Murru, si è ricostruita, mese per mese, la tradizione gastronomica di una serie di paesi del Gerrei, tra cui anche Goni, inserendo quelli che erano, e sono tuttora, i piatti tipici del territorio. 
Le paste tipiche di Goni sono: la fregola, i tallarinus e i pillus, che non sono altro che delle tagliatelle. I primi sono però, per la maggior parte, a base di legumi (minestre e zuppe); molto particolare e saporito è la suppa cotta, un piatto a base di pane imbevuto nel brodo di pecora e alternato a strati (come fosse quasi una lasagna) con del formaggio acido di pecora e del lardo all’interno di una pentola; il tutto viene poi riscaldato per essere poi servito caldo. 
Come in tutte le comunità pastorali poi si era soliti macellare il maiale in casa e produrre salsiccia, mustela, pancetta e prosciutto e, come il buon detto dice che del maiale non si butta via niente, si preparava una sorta di brodo con verdure (pomodori secchi, patate, cipolle, carote), la cotenna e le ossa del maiale. 
Come dolci tipici si possono elencare le zeppole, per il periodo di carnevale, amaretti e formagelle, ma anche pan di sapa e pirichittus. 

Il nuraghe Goni visto dal Della Marmora 
Il Nur-hag di Goni, rappresentato nella Tav. XII, fig. 2, prende il nome dal villaggio che domina, da cui dista pochi minuti di strada. I suoi materiali son tutti tratti, sul luogo stesso, da una roccia calcarea divisa in banchi poco grossi, onde le pietre di questo Nur-hag sono molto più piccole di quella della maggior parte dei monumenti congeneri e la costruzione non ha quella rusticità grandiosa che distingue un gran numero di queste antichità. La porta d’ingresso guarda verso sud-est; come nel N. d’Isili vi si vede una soglia elevata, a mo’ di un gradino g, che bisogna superare per varcare la porta, la cui apertura inferiore è alta m. 1,40, onde vi si entra facilmente: di sopra vi è una pietra che fa da architrave, lunga 1 m., larga 70 cm. e alta 40 cm. e sopra questa pietra vi è ancora un’altra parte della porta, che del resto non corrisponde all’esterno. 
Appena entrati si trova a destra un corridoio finto d che forma una nicchia od una specie di celletta. Anche la stanza interna ha tre nicchie: quella di sinistra è la più larga e tutte hanno di notevole questo, che son alte più di 3 m. e profonde in proporzione, anomalia particolare del N. di Goni, perché la maggior parte di queste cellette sono al contrario bassissime. A m. 3,35 sul suolo della stanza, nel muro di sinistra, si vede un’apertura rettangolare e alta 1 m. e larga 65 cm, donde si passa per arrivare alla piattaforma superiore, cui si accede in e per una scala un po’ curva, strettissima e assai incomoda: su questa piattaforma non si trovano tracce d’una stanza superiore, né restò alcuno di volta. 
Il cono principale del N. di Goni dev’essere stato sempre isolato come ora; è solo rivestito di fuori da un muro ben solido e di egual costruzione, che sostiene una specie di terrazza oblunga ed arrotondata irregolarmente in quattro punti… Riassumendo, il N. di Goni si distingue tra quelli della sua specie per l’altezza della sua porta d’ingresso e specialmente per quella delle sue cellette interne. (Alberto Ferrero Della Marmora, Voyage en Sardaigne). 

Le leggende 
Per quanto riguarda le origini del paese, gli anziani di Goni raccontano che questo fu fondato da alcuni banditi fuggitivi provenienti da Mandas, che si rifugiarono a Goni dato che il territorio si prestava come nascondiglio, viste le colline e la folta vegetazione che “isolavano” la zona. 
Un racconto molto simile parla di alcuni banditi che erano arrivati in paese ed erano riusciti a prenderne il comando, e che solo dopo alcuni anni vennero infine scacciati dagli abitanti di Goni. Tutte queste leggende sono sicuramente prive di fondamento, ma trovano ragione d’essere nel fatto che vi sono sicuramente varie somiglianze tra il paese di Goni e quello di Mandas: il dialetto, il costume tradizionale e, soprattutto, l’adorazione dello stesso santo patrono, san Giacomo Maggiore. 
Anche il nuraghe Goni e le domus de janas nel territorio furono oggetto di leggende: si diceva che il nuraghe fosse la dimora di un terribile orco, e che le domus de janas, come dice il nome stesso, fossero le abitazioni di esseri incantati, di fate, piccole donne che si diceva andassero di tanto in tanto a visitare le famiglie del paese: la loro visita era considerata di buon augurio per tutta la famiglia. È stata poi tramandata sino ai nostri giorni una preghiera che veniva rivolta a Santa Barbara e San Giacomo dai genitori affinché proteggessero i propri figli durante i temporali: Santa Brabara e Santu Jaccu / bosu potàisi is scràisi de lampu / bosu potaisi is scraisi de xeu / non tocchèisi a fillu alleu / ne in domu e ne in su sattu / Santa Brabara e Santu Jaccu. 

I quartieri e le chiese 
Il paese è attraversato in tutta la sua lunghezza dalla via Roma, che procede da ovest a est e dalla quale si dipartono tutte le strade secondarie. 
Sono noti sei quartieri storici, denominati rispettivamente Su ’Au, Funtanedda, Mesu Idda, Sa Prazitta, Chichilò e Sa Picca Beccia. 
Mentre questa suddivisione rimane valida, il paese si è nel corso degli anni ampliato con la costruzione di nuovi edifici abitativi e di strutture comunali e sportive. Tra le prime il Municipio e la Biblioteca comunale, mentre quelle adibite allo sport sono il campo di calcio, i campetti di calcetto e di tennis, la palestra comunale e la piscina. 
L’itinerario inizia nella strada principale, via Roma, sulla quale si affaccia la chiesa parrocchiale, dedicata a San Giacomo: la costruzione risale agli anni Cinquanta del secolo scorso, in seguito alla demolizione di un edificio analogo che risaliva all’Ottocento ed era stato consacrato in un primo momento a San Sebastiano, in seguito a San Giacomo. 
Per gli amanti della storia ha un certo interesse la cappella del cimitero, che si trova a sud-ovest del centro abitato: è l’edificio sacro più antico del paese; già citato in un documento del Settecento, era stato edificato intorno alla metà del secolo precedente; dedicato ugualmente a San Giacomo, era in origine una chiesetta campestre. 

I monumenti e i graptoliti 
Dal cimitero si imbocca una strada sterrata che va verso ovest del paese, sino ad arrivare, dopo poche centinaia di metri, all’area archeologica di Domus Suas, ubicata a sud del Campo di calcio comunale. Il complesso archeologico comprende vari edifici di età nuragica, tra cui un nuraghe ed una probabile tomba di giganti. 
Degno di visita è anche il geosito nella località Peinconi, limitrofa al centro abitato. La zona è visitata ogni anno da studiosi di tutto il mondo per i fossili graptoliti. L’affioramento più conosciuto è poco a nord del centro abitato: per arrivarci si procede verso l’ingresso a est del paese e si svolta, in corrispondenza di una sorgente, in via dei Graptoliti; da qui, dopo circa 250 metri, lungo una salita, si giunge a destinazione. 

Il nuraghe 
L’itinerario continua con la visita al nuraghe Goni. Il monumento, visibile da grande distanza, sorge in posizione strategica su un modesto altipiano (535 metri s.l.m.), orientato in senso nord-nord est/sud-sud ovest, che domina le sottostanti valli di Pala ’e Nuraxi e di Riu Uvìni (a nord-nord- vest) e di S’Utturu e S’Idda (a sud-est). 
Dalla zona settentrionale del paese si imbocca la Strada provinciale 23 e, lasciate le ultime case, si svolta a destra per una strada prima asfaltata e poi lastricata, segnalata, che conduce al nuraghe in 15 minuti circa. La salita finale al monumento è possibile solo a piedi. 
La struttura nuragica è costruita su una sorta di piattaforma di forma allungata, quasi ellittica, che sembra adattarsi alla morfologia dell’altipiano, inglobando ed integrando, alla sua base, la roccia naturale affiorante. Si tratta di un imponente nuraghe semplice, di tipo “monotorre” (costituito cioè da un’unica torre), edificato con pietre calcaree, che si mantiene in buono stato di conservazione. 
Ha pianta circolare, con un diametro di base di circa 10 metri, e raggiunge l’altezza massima residua di 8,10 metri; la muratura esterna è costituita da filari, abbastanza regolari, di blocchi calcarei appena sbozzati di medie dimensioni, che diminuiscono di grandezza dal basso verso l’alto; si possono notare, in alcune parti di questa muratura esterna (in particolare a sud-est e ad ovest), ad un’altezza di circa 3 metri dal suolo, antichi interventi di restauro, effettuati dai nuragici a causa del cedimento di alcuni tratti murari. 
Si accede all’interno attraverso un ingresso (m 0,70 x 1,40 di altezza), orientato verso sud-est, munito di architrave sormontato da una piccola finestrella “di scarico”, che aveva lo scopo di evitare che l’architrave si spezzasse in due per il grande peso dei massi soprastanti. 
Questa porta immette in un breve corridoio, a sezione triangolare, lungo due metri e mezzo circa, che presenta, sulla parete destra, una grande nicchia, all’interno della quale sono visibili alcuni gradini: si tratta di un originario vano-scala che doveva portare al piano superiore. 
La scala crollò quando il nuraghe era ancora in uso e quindi il vano venne probabilmente riadattato e riutilizzato come “garitta”, cioè come guardiola per una sentinella. Il corridoio porta quindi alla camera del nuraghe, che si trova in ottime condizioni, con la tholos (la copertura circolare a falsa volta ottenuta col restringimento progressivo del cerchio di ciascun filare di pietre) ancora intatta. Il vano, di pianta circolare (diametro m 4,38), alto circa 8 metri, presenta lungo il suo perimetro tre grandi nicchie disposte a croce: una posta sulla destra rispetto all’ingresso (m 1,10 x 1,60 x 3), una sulla sinistra (m 1,30 x 1,36 x 3), la terza sul fondo (m 1 x 1,30 x 3). 
Nella muratura interna, alla sinistra del vano d’ingresso, tra quest’ultimo e il nicchione di sinistra si apre, all’altezza di circa 3,30 metri dal suolo, l’apertura triangolare del vano di una cosiddetta “scala di camera”, cioè un vano scala che inizia solo ad una certa altezza all’interno della tholos; questo era a sua volta raggiungibile, in antico, tramite una scala in materiale deperibile, legno o corda. 
La scala, piuttosto ripida e costituita da stretti gradini di sezione trapezoidale (m 0,65/0,32 x 0,90/1,55 di altezza), si svolge all’interno della struttura muraria ed era illuminata da piccole feritoie ricavate sulla muratura esterna; tramite questa scala si saliva sulla sommità della torre, dove doveva esserci una terrazza. 
Attorno alla torre nuragica è possibile osservare tratti residui di strutture murarie curvilinee, probabilmente pertinenti ad una cinta muraria (antemurale) e, più lontano, appena affioranti dal terreno, i resti di capanne nuragiche a pianta circolare. 
Il monumento, che sembra aver subito, ancora in epoca nuragica, un momento di ricostruzione, potrebbe essere genericamente datato al periodo del Bronzo Medio-Recente (1600-1150 a.C.). 

Il sito preistorico di Pranu Mutteddu 
L’itinerario si conclude con una passeggiata nel verde e con la visita allo straordinario complesso neolitico di Pranu Mutteddu. Si riprende la Provinciale 23 verso Cagliari e si percorrono circa 2 chilometri, sino a vedere l’ingresso all’area archeologica che si apre a destra della strada. 
I monumenti sorgono su un vasto pianoro di roccia arenacea e scistosa, situato a circa 500 metri s.l.m., caratterizzato da una folta macchia mediterranea e, nella zona più settentrionale, da incantevoli boschi di querce. 
A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso il sito è stato oggetto di esplorazione e di scavi scientifici, tuttora in corso, ad opera di Enrico Atzeni dell’Università di Cagliari. 
Si individuano alcuni nuclei principali, costituiti da un villaggio neolitico, da una necropoli a domus de janas (le tipiche grotticelle ipogeiche artificiali della preistoria sarda, ad uso funerario), e da un notevole assembramento di menhir, i caratteristici monumenti megalitici costituiti da grandi pietre allungate infisse nel terreno. 
L’agglomerato abitativo è localizzato in località Su Crancu, nella zona settentrionale dell’altipiano, ed è costituito dai resti di capanne circolari di età neolitica. Nell’adiacente zona meridionale sono invece presenti le principali tombe della necropoli, vari gruppi di menhir, che attorniano le tombe, e particolari strutture di pianta circolare, appena affioranti dal terreno, che dovevano avere una funzione sacrale. 
Sul roccione di Genna Accas, ancora più a sud, si trova infine un secondo gruppo di tombe ipogeiche (cioè sotterranee) a domus de janas, finemente scavate nella roccia, accanto alle quali si individuano tre circoli di pietre con valenza cultuale. Nell’area sono presenti inoltre altre strutture affioranti, pertinenti presumibilmente ad ulteriori sepolcri, e i resti della tomba megalitica a “galleria coperta” (allée couverte) di Baccoi. 

Le tombe 
La necropoli mostra diversi tipi di tombe, costruiti con l’arenaria locale, accomunati dalla presenza di strutture di contenimento costituite solitamente da due o tre allineamenti circolari e concentrici di massi, a volte anche con una struttura gradonata. Tali circoli svolgono la funzione di “peristalite”, cioè una cintura di massi che circonda, a breve distanza, la struttura tombale con lo scopo di sostenere il tumulo che copriva la tomba stessa; l’accesso all’interno era permesso da corridoi formati da blocchi infitti nel terreno, sormontati da lastre orizzontali di copertura. 
Le strutture si differenziano invece nell’impianto interno, con diversi tipi di camere funerarie, poste al centro del tumulo circolare, diversificate per la forma e le dimensioni in base al numero di defunti che dovevano accogliere: si hanno cassette formate da lastre litiche (ciste), di forma quadrangolare (Tomba III); camere monocellulari (costituite da un unico vano), tondeggianti o allungate, con le pareti in muratura di pietre a secco (Tomba I); camere bicellulari, costituite cioè da due vani, anch’essi costruiti in muratura a secco, il più esterno dei quali con funzione di anticella, disposti secondo uno schema planimetrico presente anche nelle domus de janas ipogeiche (Tomba V, detta Nuraxeddu, caratterizzata da camera rettangolare costruita con grande accuratezza in blocchi di pietra squadrati di dimensioni medio-grandi).

La più grande 
Si differenzia da queste, per l’importanza e la sua monumentalità, la grandiosa Tomba II che presenta elementi propri sia delle precedenti tombe “a circoli”, sia delle coeve domus de janas. 
Per edificarla furono utilizzati due enormi blocchi di pietra, trasportati sul posto da una località ancora imprecisata e poggiati, secondo uno schema planimetrico proprio delle domus de janas, su una massicciata accuratamente predisposta. 
Un corridoio con le pareti in muratura porta al primo blocco, scavato all’interno e finemente rifinito, costituente l’anticella (il vano più esterno della tomba); segue il secondo masso, anch’esso scavato con cura all’interno, posto al centro di vani intermedi disposti radialmente, delimitati da lastre divisorie, muniti di portelli quadrangolari. 
La tomba, al cui ingresso è posto un menhir di piccole dimensioni, è ancora parzialmente ricoperta da una struttura circolare a gradoni (dal diametro di oltre 14 metri), attorniata a sua volta da un ulteriore ampio circolo col diametro di circa 35 metri. 
Da notare che la Tomba IV è contraddistinta dalla presenza, su un lato della struttura, di una triade di menhir, collocati evidentemente a sua protezione. 

I menhir 
L’area archeologica di Pranu Mutteddu è caratterizzata anche, come si è detto, dalla presenza di circa sessanta menhir. Si tratta di un raggruppamento davvero notevole, realizzato per contrassegnare il luogo sacro e di culto funerario; ed è sicuramente quello che vanta in Sardegna il maggior numero di esemplari. 
I menhir sono “aniconici”, non presentano cioè alcuna raffigurazione; sono però del tipo “protoantropomorfo”, hanno cioè una forma ogivale, con la faccia anteriore piana e quella posteriore convessa, elementi che sembrano rifarsi alla figura umana; costituiscono perciò una sorta di prototipo per i successivi sviluppi antropomorfizzanti delle statue-stele dell’Età del Rame. 
Sono realizzati con l’arenaria locale, sbozzati con una lavorazione fine e accurata, e sono alti sino a due metri e mezzo. Sono disposti variamente, in coppie, in piccoli gruppi, in piccoli e grandi allineamenti, tra i quali il più numeroso è costituito da un gruppo di 20 esemplari, o più raramente isolati. 

Un’area sacra e funeraria 
Le indagini archeologiche condotte nel sito hanno permesso il ritrovamento di numerosi reperti ceramici, litici e anche metallici, riferibili alle fasi finali del Neolitico (cultura di Ozieri: 4000-3300 a.C.), con attardamenti alla prima età del Rame (3300-2700 a.C.). 
Il sito è stato interpretato come un’area sacra, in parte destinata al culto degli antenati (come pare suggerire la presenza delle tombe monumentali), in parte legata a riti e cerimonie di altro tipo connessi a culti agricoli e della fertilità. 

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Associazione Turistica Pro loco
Via E. Lussu, 4
Tel. 346 6587217

Pranu Mutteddu di Giampiero Serra e C. Snc
Località Parco Archeologico, tel. 070 982059

Ospitalità
Agriturismo La Quercia
s.p.23 km 16
Tel. 349 3923469 (Agriturismo 80 posti+6 posti letto)

B&B Cecilia Balloi
Via Roma, 9, tel. 070 982158 (10 posti letto)

Bar Rosanna Marcia
Via Centrale, 2

Circolo “Tommy club”
Via Roma, 2

Artisti, artigiani e attività commerciali
Sugheroart di Andrea Cabras
Tel. 349 3248592

Laboratorio del Sughero di Sandro Medde
Via Riu Su Bau, 26
Tel. 070 982038

Prodotti alimentari
Market Cecilia Balloi
Via Roma, 9
Tel. 070 982158

Market Rosanna Marcia
Via Centrale, 4
EuroMarket il Nuraghe
Via Roma, 44
Tel. 070 982024

Antonello Balloi
Via Croce Santa, 24
Tel. 070 982164

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Strutture sportive
Strutture Sportive
(palestra, piscina, campo di calcio, campi di calcio a 5, tennis, pallavolo e
basket)
Via E.Lussu
Per info Comune di Goni
Festa in onore di San Giacomo Minore: (si tiene i primi giorni di maggio
Sono numerose le feste dedicate ai santi venerati nel paese. Il patrono, San Giacomo, viene festeggiato due volte all’anno: la prima celebrazione, detta di San Giacomo Minore, si svolge nei primi giorni di maggio

Festa in onore di San Giacomo Maggiore: (si tiene il 25 luglio
La seconda e più importante, di Giacomo Maggiore, il 25 luglio, con processioni, messe e spettacoli musicali e pirotecnici. 

Festa in onore di Santa Barbara: (si tiene il 24 luglio
A margine della festa di San Giacomo Maggiore si festeggia il 24 luglio Santa Barbara, patrona dei minatori. 

Festa in onore di Sant’Anna.: (si tiene il 26 luglio

Festa di San Raimondo Nonnato,: (si tiene il 31 agosto) 
Il 31 agosto si celebra la festività religiosa e civile in onore di San Raimondo Nonnato, con processioni e manifestazioni musicali e culturali. La Domenica di Pasqua è tradizionale la processione de s’Incontru, quando la Vergine Maria incontra il Cristo risorto. 

Festa Su Prugadoriu: (si tiene il 30 ottobre) 
Una festa originale ma allo stesso tempo molto divertente per i bambini è Su Prugadoriu, ossia la festa 14 Gruppo folk della Pro loco in processione. delle anime: i bambini nel pomeriggio del 30 ottobre girano di casa in casa richiedendo dolciumi e golosità varie per le anime dei morti; e quando non ricevono niente in dono recitano verso i colpevoli una sorta di rima di malaugurio. 

Festa in onore di Sant’Antonio abate: (si tiene il 17 gennaio
Molto particolari i riti in onore di Sant’Antonio abate, il 17 gennaio: alla vigilia, all’imbrunire, nel sagrato della chiesetta a lui dedicata, viene acceso su foghidoni, un grande fuoco preparato con la legna offerta in parte dalle famiglie e in parte raccolta nei boschi circostanti. Si fa festa fino a tarda notte, con musica e balli attorno alle alte fiamme; né manca la degustazione del vino novello e dei dolci caratteristici. Si usa cantare in rime, i mutètusu, molto spesso inventate sul momento mentre le ragazze, sempre intorno al fuoco durante la festa, cantavano un tempo delle strofette conosciute come Andimironnai. In passato questi rituali, compreso il grande falò, si ripetevano pochi giorni dopo per San Sebastiano martire, ma purtroppo questa usanza è ormai caduta in disuso. 
 
Campagne intorno al centro abitato.
Campagne intorno al centro abitato.
fu descritta meticolosamente da Alberto La Marmora già nel 1857, ma ancora oggi il geosito è studiato e conosciuto a livello internazionale. Le età antiche Le prime testimonianze di epoca antica nel territorio risalgono al Neolitico, con la presenza di domus de janas e con lo straordinario complesso megalitico di Pranu Mutteddu, riferibile alle ultime fasi del Neolitico recente, caratterizzato in tutta l’isola dalla Cultura di Ozieri (4000-3300 a.C.). Dello stesso periodo sono note le domus de janas di Serrionis, necropoli con due vani sepolcrali affiancati che sono stati ricavati su una roccia spaccata. Del periodo nuragico sono poi noti vari siti, tra cui, in località Domus Suas, una tomba di giganti, i resti di alcune capanne e la base di un 6
Paesaggio con vista sul lago Mulargia.
Parco archeologico di Pranu Mutteddu, Tomba n. 2.
Parco archeologico di Pranu Mutteddu, Tomba n. 2.
Nuraghe Goni.
Nuraghe Goni.
Campagne intorno al centro abitato.
Campagne intorno al centro abitato.
Parco dei graptoliti.
Parco dei graptoliti.
Macchia mediterranea intorno al centro abitato.
Macchia mediterranea intorno al centro abitato.
Il centro abitato.
Il centro abitato.
Il centro storico.
Il centro storico.
Costume tradizionale maschile e femminile.
Costume tradizionale maschile e femminile.
Simulacro di San Giacomo in processione.
Simulacro di San Giacomo in processione.
Gruppo folk della Pro loco in processione.
Gruppo folk della Pro loco in processione.
Domenica di Pasqua, processione di "S'Incontru".
Domenica di Pasqua, processione di "S'Incontru".
Chiesa parrocchiale di San Giacomo.
Chiesa parrocchiale di San Giacomo.
Querce da sughero.
Querce da sughero.
Pani tradizionali.
Pani tradizionali.
Portone ligneo, centro storico.
Portone ligneo, centro storico.
Centro storico.
Centro storico.
Chiesa parrocchiale di San Giacomo.
Chiesa parrocchiale di San Giacomo.
Pranu Mutteddu.
Pranu Mutteddu.
Nuraghe Goni.
Nuraghe Goni.
Parco archeologico di Pranu Mutteddu: menhir.
Parco archeologico di Pranu Mutteddu: menhir.
Parco archeologico di Pranu Mutteddu: corridoio d’accesso di una sepoltura.
Parco archeologico di Pranu Mutteddu: corridoio d’accesso di una sepoltura.
Parco archeologico di Pranu Mutteddu: menhir, presso la Tomba IV.Parco archeologico di Pranu Mutteddu: menhir, presso la Tomba IV.
Parco archeologico di Pranu Mutteddu: cella funeraria della tomba II.
Parco archeologico di Pranu Mutteddu: cella funeraria della tomba II.

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