Giba

Comune in fase attivazione
Provincia di Carbonia - Iglesias
Regione storica di Sulcis

CAP: 09010
Prefisso Telefono: 0781

Azienda n.7, Carbonia
Distretto sanitario Carbonia

Superficie territoriale 34,65 kmq
Altitudine 59 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:6125
1961:6928
1971:3226
1981:3252
1991:2286
2001:2878
2006:2129
2010:2151


Unione dei Comuni "Sulcis"
Carbonia, Masainas, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna Arresi, Tratalias, Villaperuccio
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Il Comune di Giba (provincia di Carbonia-Iglesias) occupa una superficie pianeggiante mossa da deboli rilievi, estesa 29,47 kmq e delimitata ad ovest dal lungo litorale di Porto Botte, sul Golfo di Palmas, e ad est dagli espandimenti magmatici cenozoici che contornano il riu Piscinas e dalle ultime propaggini del massicio paleozoico sulcitano. A nord, il lago artificiale di Monte Pranu e la piana del riu Palmas costituiscono il confine con i comuni di Villaperuccio, Tratalìas e San Giovanni Suergiu mentre, a sud, lo separano, dal comune di Masainas, lo stagno di Porto Botte e un modesto sistema collinare compreso tra S’e Strài, S’Ega de Sa Mongia e Campu de PisanuL’altitudine del centro abitato del Comune di Giba è di 62  m slm, mentre l’altitudine massima del territorio comunale è di 288 in corrispondenza di Serra Mura. Al rilevamento Istat del 1° gennaio 2010 la popolazione era di 2151 abitanti. Le formazioni rocciose più antiche risalgono al Paleozoico e sono localizzate tutte nella parte meridionale del territorio del Comune di Giba, al confine con i territori dei comuni di Piscìnas e di Masaìnas. Nella vallecola del Riu Gùtturu Axìu possono vedersi arenarie ed argilliti del Cambrico inferiore (570 milioni di anni fa) mentre il Metallifero (530 milioni di anni fa) è rappresentato dalle dolomie e dai calcari dolomitici di Su Sòlu, S’Arcu de Sa Grùxi e Serra Mura. I rilievi calcarei di S’e Strài e di Sa Guardia Nuragòga, presso la frazione di Villarìos, si sono originati invece nel Giurassico (195 milioni di anni fa). Il settore centrale e quello settentrionale sono caratterizzati da limitati affioramenti di espandimenti magmatici oligo-miocenici (Cenozoico) e da argille e arenarie della Formazione del Cixèrri (Eocene medio). Rioliti ed ignimbriti del Miocene inferiore-medio emergono nell’altura del nuraghe Fàis, al confine con Masaìnas, e in una più vasta superficie compresa tra le cave di pietra di Sa Grùxi de Mòcci e monte Sa Perda Morta e tra monte Sènzu de Bèttiana e monte Cungiàu Arcus, presso il Rio Piscìnas. Andesiti e basalti sono prevalenti tutt’intorno a Villarios vecchia, nella piattaforma vulcanica di Brughìtta, Meùrras e Carròccia e presso monte Sa Perda Morta, al confine, rispettivamente, con i territori comunali di Tratalias e di Piscinas. Le superfici pianeggianti comprese tra questi rilievi sono composte da accumuli detritici continentali dovuti ad alluvioni e da depositi lacustri e fluvio-lacustri del Pleistocene oltre che da accumuli detritici conseguenti ad alluvioni fluvio-continentali attuali e da dune e sabbie litorali dell’Olocene (Porto Botte). L’origine degli stagni di Porto Botte e di Mulàrgia può farsi risalire al Pleistocene superiore, periodo dell’attuale era Quaternaria, e fu favorita da fenomeni di erosione e deposizione fluvio-alluvionali intercalati da ingressioni marine in aggiunta ad un lento ma inarrestabile processo di subsidenza (o sprofondamento) di un’area corrispondente all’attuale golfo di Palmas.


La storia
L’origine del Comune di Giba viene collocata da alcuni storici nell’Età vandalica di Genserico e della deportazione dei Mauri (Berberi ribelli) in Sardegna (V-VI secolo d.C.). Ma fin dal Neolitico recente, circa quattro millenni prima delle scorrerie dei Vandali nell’isola, in questo sito viveva una comunità di Cultura San Michele di Ozieri. Della necropoli a domus de janas di Narbòni Is Gannàus, edificata da questa comunità, è venuta fortuitamente alla luce finora una rimarchevole architettura ipogeica (nuovamente interrata per preservarla da manomissioni e saccheggio nell’attesa di scavi controllati, ma nonostante ciò più volte gravemente danneggiata durante lavori agricoli ed edili): la struttura della monumentale e celebre sepoltura collettiva (costituita da anticella cerimoniale e da camera sepolcrale più interna di pianta quadrangolare, con nicchie rialzate sul pavimento, precedute da un corridoio rettangolare) e le decorazioni simboliche (composte da bande lisce e a zigzag incise con gusto geometrico intorno al portello che dall’anticella consente l’accesso alla cella), in aggiunta ai reperti del corredo funerario (frammenti litici e ceramici, frecce in ossidiana), testimoniano di una popolazione evoluta e raffinata. Appartengono alla Cultura di Monte Claro, invece, i resti confusi delle capanne, di gusto curvilineo e rettilineo, di un villaggio localizzato a Cungiàu Arcus, tra Is Pascàis e il rio Piscìnas, una cultura ampiamente diffusa nel territorio del Comune di Giba e artefice sia della necropoli a domus de jànas di S’e Strài, con villaggio a breve distanza, presso Villarìos nuova, che dei villaggi con annesse necropoli di monte Sènzu de Bettiàna e di monte Sa Perda Morta. Non mancano le tracce di una presenza d’altre culture di transizione, come quella di Bonnànaro, che verosimilmente edificò i nuraghi di Bettiàna-Cambèddas e di S’Arcu de Sa Gruxi, oltre al primo impianto del poderoso nuraghe misto di Villarìos, disseminando il territorio del Comune di Giave di sepolture del tipo ad allée couverte e a dolmen. 


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