Giave

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Logudoro Meilogu

CAP: 07010
Prefisso Telefono: 079

Azienda n.1, Sassari
Distretto sanitario Alghero

Superficie territoriale 46,92 kmq
Altitudine 595 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1694
1961:1397
1971:1044
1981:843
1991:763
2001:692
2006:628
2010:603


Unione dei Comuni "Meilogu"
Banari, Bessude, Bonnanaro, Bonorva, Borutta, Cheremule, Cossoine, Pozzomaggiore, Semestene, Siligo, Thiesi, Torralba
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Dalla cima del Planu Roccaforte (m 635), il Comune di Giave domina su un territorio comunale disposto tra il Logudoro e l’altipiano di Campeda che confina a nord con i comuni di Torralba e Cheremule, a sud con Bonorva e Cossoine, a ovest con Cheremule, Cossoine e Thiesi, e ad est ancora con Bonorva. La zona è di alta e media collina con numerose formazioni vulcaniche databili a due milioni di anni di anni fa come il Monte Figuini (543) e il Monte Ammoradu (558), ricoperti di pascolo e privi di vegetazione arborea, il roccioso Planu Roccaforte (635), di basalto nero  e verso est accessibile dalla strada che dal Comune di Giave porta a Romana il Monte Traessu (717), la punta più alta del territorio, ricoperto di leccete e sugherete; il Monte Annaru (337), cono vulcanico recente (200.000 anni fa), é uno dei pochi della Sardegna di cui è ancora possibile vedere l’intera cinta craterica. Nella valle del Comune di Giave sporge la rocca basaltica di Pedra Mendàrza, misteriosa per le leggende che la circondano, che è il “tappo” di un camino lavico secondario.Non manca la pianura, come Campu Giavesu che si estende da Cossoine sino a Santa Lucia, lungo la sponda sinistra del Rio Mannu, con terreni di origine alluvionale del miocenico, spesso argillosi e freschi, da cui spuntano colate di trachite e basalto. Il territorio del Comune di Giave, d’inverno freddo, piovoso, verdeggiante per l’abbondante pascolo, è ricco di corsi d’acqua tra cui il riu Mulinu al confine con Bonorva, il riu Mannu che attraversa la piana di Santa Lucia con il suo affluente riu Utieri, il riu Ena lungo la strada per Romana. Numerose anche le fontane, circa una ventina, tra le quali funtana Lughinzàna, nei pressi della stazione ferroviaria, funtana Puttuddi nella località Cannalza, funtana Su Pedrighinosu, lungo il pietroso viottolo che nel secolo scorso collegava il Comune di Giave con Bonorva. In estate il paesaggio muta completamente e il giallo del fieno e dei cereali si perde a vista d’occhio, macchiato dal verde dei vigneti e dal nero degli incendi.


La storia
La regione del Comune di Giave, come testimoniano le domus de Janas lungo la valle di Riu Mulinu e di Monte Falcadu, ebbe stabili popolazioni preistoriche che abitarono quella parte di pianura che un giorno sarebbe diventata la Valle dei Nuraghi, al centro della quale spicca il nuraghe Oes. Distante alcune centinaia di metri dalla stazione di Torralba, è difficile da raggiungere perché mancano strade di accesso e cartelli segnaletici. È una poderosa costruzione a tholos con addizione frontale, cioè con una torre centrale e due torri frontali davanti all’ingresso. Quella di sinistra è collegata ad un’altra torre laterale ormai demolita. All’interno della tholos centrale vi sono tre stanze sovrapposte, raggiungibili da una scala in muratura elicoidale terminante sulla cupola. Lo stato di conservazione non è dei migliori, soprattutto nelle strutture in altezza, parzialmente demolite; intorno sono visibili pochi resti di capanne nuragiche. Una ventina i nuraghi, tra i quali Bigialza e Campu de ’Olta nell’omonima località, Cagules e Don Furadu, tra Cadeddu e Puttu Mannu, Sauccos e Frummigiosu nel Campu Giavesu, Porcheddos in Sa Calvunagia, tutti con tholos a pianta circolare, torre troncoconica a pareti aggettanti, in uno stato di conservazione ormai degradato. Vicino al Comune di Giave si trovano le pinnettas, in muratura a pianta circolare e copertura in pietrame a secco senza sostegno centrale che «…ricalcano per forma e dimensioni l’antichissima capanna nuragica» (V. Mossa). I conquistatori romani capirono l’importanza del territorio e vi fondarono Hafa, la stazione posta lungo la via di comunicazione tra il nord e il sud dell’isola, una delle quattro grandi strade della Sardegna romana di cui parla l’Itinerario Antoniniano. Scrive il La Marmora nel suo Voyage en Sardaigne: «Ai piedi della montagna di Giave,…sembra che sia esistita l’antica stazione di Hafa,... di cui il nome Giave sembra una corruzione»; studi recenti, però, escludono che Giave sia l’antica Hafa, simile nel toponimo, e collocano quest’ultima verso Mores (Piero Meloni). La storia medievale del Comune di Giave, che nel XIII sec. apparteneva al Giudicato di Torres nella curatoria di Caputàbbas (dalle numerose sorgenti d’acqua della zona), è legata ai Doria e al loro tentativo di controllare la strada da Sassari a Cagliari con la costruzione del castello di Roccaforte, poi distrutto dagli Aragonesi. Ne rimane il ricordo ma non si ritrovano più resti apprezzabili. Nel 1436 Giave venne ceduto da Alfonso d’Aragona a Serafino di Montagnans e, durante la dominazione spagnola appartenne al feudo di Monteleone. Nel XVI sec. venne costruita la parrocchiale di Sant’Andrea. È in pietra squadrata, lunga 29,30 m e larga 18, facciata in stile gotico-aragonese con inserti romanici, portale in bronzo di recente fattura e volta a botte unghiata. L’interno è ad aula rettangolare con cappelle laterali voltate a crociera e a botte. Nel presbiterio, con volta a crociera nervata e statua lignea seicentesca di Sant’Andrea, è incisa la data del 1583; di lato la bella sacrestia, un tempo cappella funeraria, costruita in epoca successiva, «basata – secondo lo storico dell’arte Salvatore Naitza – su un’interpretazione popolaresca di motivi rinascimentali» ripresi in chiave locale, con un interno apparentemente semplice ma «ravvivato dallo straordinario colonnato».



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