Ghilarza

Comune in fase attivazione
Provincia di Oristano
Regione storica di Valle Media del Tirso

CAP: 09074
Prefisso Telefono: 0785

Azienda n.5, Oristano
Distretto sanitario Ghilarza

Superficie territoriale 53,48 kmq
Altitudine 290 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:4753
1961:4076
1971:3767
1981:4458
1991:4663
2001:4379
2006:4621
2010:4700


Unione dei Comuni "Guilcier"
Abbasanta, Aidomaggiore, Boroneddu, Norbello, Paulilatino, Soddì, Tadasuni
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Il territorio del Comune di Ghilarza si estende sino al limite dell’altipiano di Abbasanta e prosegue, a est e sud-est, degradando verso il lago Omodeo. Il paese del Comune di Ghilarza, insieme a Norbello e Abbasanta, sorge sul margine della piccola valle di Chenale; negli ultimi anni i tre paesi si sono estesi sino a eliminare ogni interruzione tra i centri abitati. Il Comune di Ghilarza confina con i comuni di Abbasanta, Norbello, Aidomaggiore, Soddì, Boroneddu, Tadasuni, Ardauli, Ula Tirso, Busachi, Fordongianus e Paulilatino. L’altipiano di Abbasanta si formò nel Miocene, quando una grande quantità di lava – eruttata dal sistema vulcanico del Montiferru – riempì un ampio golfo marino che arrivava sino all’interno dell’attuale Sardegna. La presenza del mare e i notevoli cambiamenti ambientali causati dall’eruzione – ma non solo – sono testimoniati da numerosi reperti fossili ritrovati nelle diverse zone del territorio del Comune di Ghilarza: frammenti e interi tronchi di specie ormai scomparse della vegetazione spontanea, come palme e altre varietà tipiche della savana che si ritrovano nei resti di una foresta pietrificata; animali marini, come ricci, patelle e altri molluschi. Il paesaggio del Comune di Ghilarza è caratterizzato dalla presenza del basalto derivato dall’enorme quantità di lava prodotta dal vulcano: sono numerosi i nuraghi e gli altri monumenti preistorici; la campagna è interamente frammentata in piccole porzioni di terreno delimitate dai caratteristici muretti a secco; le vecchie case sono costruite con la scura pietra. Nella valle del lago Omodeo, dal terreno spesso argilloso, affiorano rocce vulcaniche di ignimbrite, comunemente chiamata trachite. Ad est si trova il bacino artificiale del lago Omodeo, creato negli anni Venti del XX secolo con lo sbarramento del fiume Tirso. La sua massima estensione può essere osservata dall’abitato di Zuri, frazione del Comune di Ghilarza, mentre – seguendone il percorso verso sud, sino ad arrivare quasi alla diga di Santa Chiara (ormai quasi completamente sommersa dalle acque) – possono essere ammirate suggestive insenature che si aprono verso la campagna e alcuni ‘novenari’ campestri. Con le acque del riu Siddo si provvede all’irrigazione dei piccoli orti della valle di Brumare; gli altri corsi d’acqua sono torrenti e ruscelli in buona parte dell’anno asciutti. Nel sottosuolo scorre una falda acquifera che alimenta sorgenti, fontane e pozzi: quelli artesiani, costruiti dall’Amministrazione del Comune di Ghilarza per risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico della popolazione, e quelli privati, costruiti nei cortili dell’abitato, soprattutto nelle antiche case, ma non mancano in diversi giardini di quelle moderne o all’interno delle abitazioni del centro storico. Boschi, oliveti e sugherete, ridotti notevolmente da incendi e bonifiche, hanno lasciato sempre più spazio ad arbusti e erbacee tipiche della macchia mediterranea: cespugli di mirto e lentisco profumano la campagna; a primavera ampie distese di asfodeli in fiore ingentiliscono gli aridi terreni lasciando il posto, tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, alla fioritura della scilla s’ispridda e, insieme alle erbe commestibili come finocchi selvatici, asparagi e cicoria, non è difficile trovare diverse varietà di orchidee selvatiche e numerose altre erbe un tempo usate per le terapie della medicina popolare. 


La storia
La presenza dell’uomo nel territorio del Comune di Ghilarza risale alla preistoria. Se può essere supposto l’utilizzo di ripari sotto roccia per i periodi più remoti, numerosi monumenti dell’epoca prenuragica e di quella nuragica testimoniano che la zona fu abitata da popolazioni che scelsero di fermarsi in un territorio favorevole agli spostamenti e alla vita delle comunità umane, dove non era difficile trovare acqua, cibo e abbondante materiale per costruire abitazioni, sepolture ed edifici per il culto. Nelle località Canchedda e Trempu si trovano alcune domus de janas, altre possono essere visitate in un complesso, posto sul confine con il territorio di Tadasuni (al quale appartiene il maggior numero di sepolture del sito), che si affaccia su una suggestiva strettoia del lago Omodeo. I nuraghi, più di trenta, presentano le diverse tipologie: ‘a corridoio’, come i nuraghi Canchedda e Sumboe, ‘a tholos’, tra i quali si ricordano i nuraghi Orgono, Orgosì, Muraòdine, ‘polilobati’ come il nuraghe Oschini. Non mancano i resti di alcune Tombe di giganti, in alcuni casi parti di esse si trovano inglobate nei vicini muretti a secco, in altri sono state utilizzate per costruire piccoli ricoveri per pastori e bestiame. Molti di questi monumenti meriterebbero uno scavo archeologico ed un restauro, altri sicuramente sono stati distrutti nel corso dei secoli con la bonifica delle campagne del Comune di Ghilarza



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