Gesico

Comune in fase attivazione
Provincia di Cagliari
Regione storica di Trexenta

CAP: 09040
Prefisso Telefono: 070

Azienda n.6, Sanluri
Distretto sanitario Senorbì

Superficie territoriale 25,56 kmq
Altitudine 300 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1189
1961:1223
1971:1239
1981:1149
1991:1020
2001:988
2006:940
2010:894


Unione dei Comuni "Trexenta"
Guamaggiore, Guasila, Ortacesus, Pimentel, Selegas, Senorbì, Siurgus Donigala, Suelli
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Il territorio del Comune di Gesico, in provincia di Cagliari, è situato all’estremità settentrionale dell’Alta Trexenta ai confini con la provincia del Medio Campidano, con la Marmilla ed il Sarcidano. Si estende per kmq 25,56, di cui 25 ad uso agricolo e mq 90.000 comprendenti aree urbane e sub-urbane; e confina con i comuni di Mandas, Escolca, Villanovafranca, Guasila, Guamaggiore, Selegas e Suelli. Il Comune di Gesico è caratterizzato da un paesaggio a dolci rilievi collinari con altitudine massima di m 501 slm sul Monte San Mauro e minima di m 210 lungo la valle del Riu Mannu. La circoscrizione del Comune di Gesico è costituita da un unico agglomerato distinto in due rioni, separati da un fiume, denominati Gesigu Mannu e Gesigheddu, storicamente riconosciuti dalla comunità. Lo Stemma è rappresentato da uno scudo con due spighe separate da una striscia azzurra simboleggiante il fiume; sormontato da una corona e circondato, sui due lati, da un ramoscello d’olivo ed uno di quercia, il tutto su sfondo grigio simboleggiante la terra. Una particolarità è quella legata ai confini del territorio del Comune di Gesico, ciascuno dei quali possiamo anche definire un vero e proprio limes. Essi vanno oltre il semplice significato geografico, ma evidenziano storicamente sino ai nostri giorni, marcate differenze culturali, religiose, politiche ed economiche, tra paese e paese, tra abitanti della collina e della pianura, tra agricoltura e pastorizia. Da notare che ogni punto di confine è segnato dalla presenza di almeno un villaggio nuragico o di una torre di avvistamento, i cui toponimi non sono mutati da secoli. Da un punto di vista geologico il territorio, di origine miocenica, è costituito da conglomerato basale e marne alternate a banchi di calcare: quest’ultimo tipo di roccia fu ampiamente utilizzato per la costruzione dei tantissimi nuraghi presenti nel territorio del Comune di Gesico. Il nucleo urbano poggia su una fossa risalente al Miocene ed è circondato da verdi colline immerse in un mare di terra dai riflessi dorati che per millenni hanno costituito un baluardo naturale per le popolazioni che vi risiedevano, a cominciare da quelle nuragiche. Il sistema idrografico è caratterizzato dalla presenza del Riu Mannu, presso il quale sorge il nucleo urbano del Comune di Gesico, e numerosi suoi affluenti distribuiti in tutto il territorio: tra i maggiori vanno ricordati Riu Majori, Riu Simoni, Riu Mitza Accili, Riu Mitza Lemu, Riu Murtas, Riu Bànnari, Riu Baccu Mùscari, Riu Baccu Longu, Riu Su Seberadroxiu, Riu Sturrui, Riu Discus, Riu Sobai, Riu Ruina Enna, Riu Anguiddas, Riu Sàbiu e Riu Sippiu. Tra i rilievi ricordiamo: Planu Piscu (423 m), Sitziddiri (442), Genna ’e Furca (401), Bruncu Planu Useddu (462), Planu Serrantis (463), Cuccuru ’e Fenugu (401). Le sorgenti, chiamate mitzas, sono: Baccu de S’abuleu, Mitzixeddas, Montecorona, Mitza Exandra, Mitza su Accili, Mitza sa Teùla, Mitza Macciorra, Mitza Lemu, Mitza Useddu e Mitza Perdàja.

La Storia
In questo habitat favorevole all’insediamento umano la presenza dell’uomo è attestata dalla preistoria (circa 5-6000 anni fa) fino ai giorni nostri. In Sardegna non esistono molte località dove la presenza dell’uomo è così ben attestata. il Comune di Gesico è appunto una delle poche. Tracce di frequentazione in età preistorica sono state individuate sulla sommità del Monte San Mauro, un alto pianoro su cui sorge l’omonima chiesetta; sono visibili in superficie frammenti di ceramica d’impasto, numerose schegge e frecce di ossidiana, di scisto ed alcune di quarzo oltre a numerose coppelle scavate sulla roccia.

La storia
La fase nuragica è ben documentata dai numerosi nuraghi ancora visibili, anche se spesso crollati e interrati; ma anche l’età punica, quella romana e quella medievale sono ben rappresentate. Nel Dizionario del Casalis, edito a metà Ottocento, sono registrate 15 torri nuragiche, mentre nelle tavolette dell’I.G.M. sono indicati 14 nuraghi ai quali si aggiungono il complesso di San Sebastiano, Columbus e Sitziddiri. Nella recente cartina archeologica, realizzata dalla Pro Loco e dall’Amministrazione del Comune di Gesico, sono censiti ben 35 nuraghi, 3 pozzi sacri, 5 tombe a corridoio e 6 menhir. I più importanti nuraghi sono: Sitziddiri (uno dei più estesi villaggi nuragici della Sardegna), Is Crabilis (con le sue originali “macchine di pietra”), il protonuraghe Bruncu Atza ’e Casu, Accas (o Acquas), Launessi, Planu Mesa, Su Forreddu, Tintilla, Bacc’artu (o Exandra), Circus de is Paras (o Pedras?), Su Covunu, Berritta furriada, Muttas nieddas, Nariùgus, Su Corrolinu (o Pettiò), Sasseri, Riu Majori, Ruina ’e Figu, Battùdisi, Su Sentzu, Cumbid’’e Meba, Nuratzolu, Posada, Funtana de Posada, Ruina Fraigada, San Sebastiano, S’Ulivariu, Cumbid’’e Pinna, Su Mulloni Mannu, Bacc’assusa, Tintillonis, Columbus, Gemm’’e Scanu, Suergiu, Sullinu, Ruina Enna e Ruina PerdosaPeraltro, più che di siti scomparsi occorrerebbe parlare di siti distrutti per mano dell’uomo. Tra i più importanti (citati tra l’altro nel Casalis) troviamo i toponimi punici di Magumadas e Sasseri, S’astru de Sant’Amadu e Saressi. Non distante da Is Concas de Launessi (o Lanegi), si trovano ancora le rovine di Sancta Justa de Launessi, mentre non sono rari i nuraghi completamente diradicati dal terreno e quindi non ufficialmente censiti nella cartina archeologica: ammontano a circa una dozzina, distrutti per recuperare pochi metri di terra. La somma dei siti “rintracciabili” e di quelli “scomparsi” fanno del Comune di Gesico uno dei paesi con la più alta densità di nuraghi e di villaggi per kmq di tutta la Sardegna. La presenza punica nell’area in esame è attestata non solo dai ritrovamenti archeologici ma anche da toponimi semitici quali Magumadas, che significa “luogo nuovo”. Il nome dello stesso Gesico che deriverebbe da una forma latinizzata, Gisakò - Gesikò, del nome punico Ghersakòn. Così si sostiene in uno studio del professor Gennaro Pesce, riferito nel 1986 in una pubblicazione del soprintendente Ferruccio Barreca.





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