Gadoni

Comune in fase attivazione
Provincia di Nuoro
Regione storica di Barbagia di Belvì

CAP: 08030
Prefisso Telefono: 0784

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Sorgono

Superficie territoriale 43,50 kmq
Altitudine 696 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1415
1961:1628
1971:1361
1981:1256
1991:1153
2001:985
2006:929
2010:897


Comunità Montana "Gennargentu-Mandrolisai"
Aritzo, Atzara, Austis, Belvì, Desulo, Meana Sardo, Ortueri, Sorgono, Teti, Tonara
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Il Comune di Gadoni è posto a 696 m sul livello del mare, in provincia di Nuoro, arroccato in una collina dell’ultima propaggine sud occidentale del Gennargentu. Conta 897 abitanti e il calo demografico è progressivo. Nel 1961 ne contava 1628, nel 1991 1153 e nel 2001 solo 985. Il territorio del Comune di Gadoni si estende per 43,50 kmq nella parte più meridionale della Barbagia di Belvì, fino ai limiti della Barbagia di Seulo e del Sarcidano, dove si incunea profondamente con una stretta striscia di terra lungo tutto il corso centrale del Flumendosa. Due catene montuose, parallele fra loro, racchiudono gran parte dell’agro del piccolo centro del Comune di Gadoni, caratterizzandone, assieme con valli profonde come gole, l’aspetto geografico particolarmente aspro e vario. Infatti il territorio è quasi completamente occupato da un tormentato tavolato di graniti e rocce antiche che presentano le stesse caratteristiche del massiccio più interno del Gennargentu dal quale degrada. E al Gennargentu quelle terre sono legate attraverso la catena che sovrasta Desulo e Aritzo e che si estende da un lato verso l’Ogliastra, fino al sistema montuoso del Montarbu e, dall’altro, discende con numerosi altri dorsali fino al Monte Santa Vittoria, agli altipiani di Nurri, per affacciarsi, infine, con ripidi contrafforti sulle piane distese del Campidano. Le formazioni geologiche presenti nel territorio del Comune di Gadoni sono varie. I graniti caratterizzano, soprattutto, la catena terminale del Gennargentu. Una grande quantità di rocce metamorfiche formano invece il complesso orografico delle montagne parallele che comprendono scisti di vario genere, lenti di calcari cristallini e una grande quantità di minerali di rame, zinco, piombo, quarzo, ferro, argento e barite. Nelle vicinanze del Flumendosa si è sviluppato anche il fenomeno carsico di cui danno testimonianza alcune grotte.

La storia
Le origini del Comune di Gadoni non sono facilmente documentabili. Secondo quanto riporta Raimondo Bonu, nel suo volume Ricerche storiche, l’esistenza del centro sarebbe posteriore al 1388 non figurando il nome di questa località nell’atto di pace tra il re don Giovanni d’Aragona ed Eleonora d’Arborea stipulato il 24 gennaio di quell’anno. Le argomentazioni del Bonu contrastano però con le ricerche del Taramelli, secondo il quale persino i nuragici avrebbero sfruttato le miniere cuprifere di Funtana Raminosa. Lo stesso Taramelli avrebbe accertato la presenza dei Fenici nelle miniere a seguito del rinvenimento di cocci di stoviglie, mentre all’epoca romana sono da attribuirsi alcuni dischi di porfido del diametro da 5 a 10 cm, trovati nella miniera e che «sembra servissero da martello per la cernita o per la pesatura del minerale». È probabile che anche i saraceni sbarcati in Sardegna nel 709 e 712 abbiano sfruttato le miniere: la presenza di una loro colonia nel territorio del Comune di Gadoni sarebbe confermata dal nome Saraxinus del rio che attraversa la miniera stessa. La presenza dei nuragici viene inoltre testimoniata da due nuraghi esistenti vicino al passo Genna Entu, di cui uno ancora ben visibile, da due domus de janas e qualche Tomba di giganti nei pressi del Flumendosa. Testimonianze di incursioni dei popoli dell’antica Gallila (l’attuale Gerrei) e delle Barbagie, continuamente in lotta fra loro, sono date dai ruderi di antiche abitazioni visibili in diverse località del territorio del Comune di Gadoni. È molto probabile quindi che un nucleo abitativo esistesse in questo angolo della Sardegna anche prima del Medio Evo. Dello stesso parere fu Giovanni Spano. che negli Emendamenti e Aggiunte all’Itinerario del Lamarmora, edito nel 1874, ricorda che a Gadoni esisteva una miniera di rame la cui attività risale a tempi remotissimi, come può dedursi dagli «idoletti di bronzo, monete, armi antiche e altri oggetti, anelli e ornamenti muliebri che, con frequenza, si trovano dentro il villaggio». Nessun aiuto per documentare la vita del popolo gadonese di quel periodo invece viene data dai monumenti. Quello più antico che si ricordi è la chiesa di San Pietro Apostolo, costruita all’interno del primo nucleo abitativo formato da casupole disposte a semicerchio, attorno al colle ove oggi sorge Gadoni. Di questa chiesa si sa soltanto che fu abbattuta nel l870 perché pericolante. La chiesa di Santa Marta, alla quale i gadonesi sono ancora devotissimi, è forse l’unico monumento di qualche importanza storica del Comune di Gadoni. Fu costruita quasi in cima al colle nel 1512, restaurata nel 1823, ingrandita nel 1900 e andata in rovina 42 anni dopo. Per ricostruirla la popolazione organizzava ogni anno una questua che si svolgeva durante una manifestazione popolare chiamata Su Progettu. A seguito di questa iniziativa si poté iniziare l’opera il 30 aprile 1950. Fu sospesa però solo dopo otto giorni perché durante gli scavi l’operaio Valentino Moro fu sepolto da una frana. L’incidente venne considerato come un divino segno premonitore e soltanto nel 1981 si ricostituì il comitato promotore de Su Progettu. L’opera è stata portata a termine nel 1994. La chiesa parrocchiale dedicata all’Assunta venne costruita nel 1560 con un’unica navata rettangolare ampliata nel 1808 con altre due navate. La chiesa venne demolita nel 1952 e la ricostruzione si protrasse fino al 1957. Soltanto sei anni dopo, però, crollarono due parti laterali e nel 1984 la chiesa fu dichiarata inagibile dal Genio Civile di Nuoro e chiusa fino alla successiva realizzazione di un intervento di restauro. Si ricorda anche che nel 1623 fu fondato a Gadoni un convento di minori osservanti di cui ora non si ha più traccia. Altre due chiesette campestri furono dedicate a San Gabriele e a San Nicolo: restano i ruderi nei colli vicino al paese.











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