Fonni

Comune in fase attivazione
Provincia di Nuoro
Regione storica di Barbagia di Ollolai

CAP: 08023
Prefisso Telefono: 0784

Azienda n.3,Nuoro
Distretto sanitario Nuoro

Superficie territoriale 112,30 kmq
Altitudine 1000 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:5195
1961:5451
1971:5101
1981:4933
1991:4654
2001:4367
2006:4247
2010:4104


Comunità Montana "Nuorese-Gennargentu-Supramonte-Barbagia"
Dorgali, Mamoiada, Oliena, Orani, Orgosolo, Orotelli, Ottana
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Il territorio
È riuscito a trasformare la neve da maledizione in ricchezza, il «bizzarro paese adagiato sulla cima di un monte come un avvoltoio in riposo». Il Comune di Fonni, centro più alto della Sardegna, nella descrizione di Grazia Deledda, «d’inverno era quasi deserto, perché i numerosi pastori nomadi scendevano con le greggi nelle tiepide pianure». I mille metri sul livello del mare non hanno frenato la nascita e la crescita della comunità del Comune di Fonni che, grazie anche agli scambi culturali stimolati dalla transumanza, primeggia nel turismo montano e nell’agroalimentare. Nel 1970, infatti, è stato costruito a Monte Spada il primo grande albergo, mentre l’unica stazione sciistica dell’isola è nata a Bruncuspina, nello stesso massiccio dominato da Punta La Marmora, la vetta della Sardegna con i suoi 1834 metri d’altezza. Anticamente temuta ed esorcizzata, la neve oggi si fa desiderare soprattutto dagli operatori che gestiscono quattro hotel, cinque ristoranti e sei agriturismo. Colpa anche dei mutamenti climatici provocati dalla presenza dei laghi: alla diga del Govossai capace di invasare tre milioni di metri cubi d’acqua si è aggiunta ad est quella di Olai al confine di Orgosolo (16 milioni), poi ancora i salti del Flumendosa nella vicina Villagrande (269 milioni) e, a ovest, in condominio con le campagne di Gavoi, lo sbarramento del Gùsana-Taloro (47 milioni) e le vicine riserve idriche a Ovodda e Teti per l’idroelettrico di Cucchinadorza (15 milioni) e Benzone (un milione di metri cubi).

Tra la neve e l’acqua
Il destino del Comune di Fonni resta, in ogni caso, legato indissolubilmente all’acqua, tanto che molti studiosi spiegano il toponimo (Onne nella parlata locale, Fonne per la Sardegna), proprio con la presenza di innumerevoli fonti. Tra le varie teorie non manca chi fa risalire il nome al termine fenicio phanna (“elevatezza, bella vista”), mentre il linguista Massimo Pittau ne indica l’origine nella «locuzione latina “(villa) Fonni, (tenuta) di Fonnio”, da un gentilizio latino Fonnius». Giacomino Zirottu nei suoi studi ha scoperto un documento datato 1358: nell’elenco delle decime pagate dalle parrocchie sarde alla Chiesa di Roma, compare per la prima volta il nome Fomie. Passando per vari errori di trascrizione, si arriva poi al 1388 quando, nell’ambito del trattato tra Eleonora d’Arborea e re Giovanni d’Aragona, il documento riporta anche i rappresentanti della Villa di Fonni tra i sottoscrittori della pace. Atti ufficiali a parte, l’uomo ha vissuto da sempre in questo contrafforte del Gennargentu protetto dai valichi di Tascusì a sbarrare il versante di Desulo e Correboi quello dell’Ogliastra, a cui si aggiungono le porte naturali verso il Campidano della vallata segnata come confine dal lago del Taloro e dell’altopiano di Pratobello ad aprirsi verso le colline di Mamoiada e Nuoro. Gli archeologi ne hanno, infatti, datato la presenza fin dal Neolitico, oltre seimila anni fa. È stato il professor Antonio Mereu, ispettore onorario delle Belle arti, a compiere nei primi anni Settanta del secolo scorso il primo vero censimento degli ipogei prenuragici e nuragici: 44 nuraghi, 25 Tombe di giganti, 18 villaggi con i resti di oltre mille capanne, 6 dolmen e 33 menhir. Le ricerche soprattutto di Giovanni Lilliu, padre dell’archeologia sarda e cittadino onorario del Comune di Fonni, hanno portato alla luce testimonianze preziose anche dal punto di vista turistico. Con alcune peculiarità (il tempietto di Logomàche), o monumenti facilmente visitabili come le Tombe di giganti di Bidìstili e Madau o il tempio per il culto delle acque di Grèmanu.


Una storia resistenziale: il cane fonnese
Il territorio del Comune di Fonni è un immenso scrigno che custodisce gelosamente ancora molte testimonianze di una storia resistenziale. A Sorabile, a poche centinaia di metri dal centro abitato, sono ancora visibili i resti dell’avamposto romano, ultimo baluardo militare contro i barbaricini arroccati sui monti, costruito a difesa della strada Cagliari-Olbia di cui ancora si possono vedere le tracce dei ponti nel lago di Gusana e sul rio Govossòleo, al confine con Lodine. Della dominazione romana resta poi una testimonianza considerata vera e propria archeologia vivente: il cane di Fonni, razza nata dall’incrocio tra  i levrieroidi locali e il canis pugnax o i sagaces canes, feroci molossi portati in Sardegna nel 231 a.C. dal console romano Marco Pomponio Matone per scovare i Barbaricini ribelli. Se nel 1774 padre Francesco Cetti nella sua Storia naturale della Sardegna parlava di «cani di grossa taglia e di bell’apparenza», Baldassarre Luciano in Cenni sulla Sardegna nel 1841, ne indicava con precisione l’impiego: «Nel villaggio stanno a guardia delle case, nel salto a custodia delle greggi contro i ladri e le volpi. Compagni de’ banditi li vegliano e li aiutano negli incontri lanciandosi sul nemico benché armato e in sella, e cogliendolo e precipitandolo con gravi ferite al collo se non sia respinto». Mastino da guardia, cane pastore, ma anche guerriero. La leggenda vuole arrivati dal Gennargentu i cani aizzati contro gli invasori francesi sbarcati a Cagliari nel 1793, ma è certo l’impiego di trecento mastini nella campagna di Libia del 1912: acquistati per 50 lire a capo, furono addestrati e, divisi in cinque plotoni, impiegati a fianco dei soldati italiani contro i ribelli Senussi a Tripoli, Bengasi, Homs, Derna e Tobruk.

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