Escalaplano

Comune in fase attivazione
Provincia di Cagliari
Regione storica di Gerrei

CAP: 08043
Prefisso Telefono: 070

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Isili

Superficie territoriale 93,88 kmq
Altitudine 338 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:2982
1961:3642
1971:3012
1981:2853
1991:2742
2001:2527
2006:2385
2010:2295 


Unione dei Comuni "Gerrei"
Armungia, Ballao, Goni, S. Basilio, S. Nicolò Gerrei, S. Andrea Frius, Silius, Villasalto
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Il paese, il territorio, le strade 
Il paese è adagiato alle pendici dell’altipiano che domina la regione posta a cavallo tra l’Ogliastra e il Sarcidano e occupa la parte settentrionale del Gerrei, al confine con Sarcidano, Barbagia e Ogliastra; il territorio, prevalentemente collinare, ha un’altitudine media di 338 metri, con un’escursione dai 670 metri di altitudine sul versante nord, ai confini con Esterzili, ai 300 nei pressi del centro abitato, tra le valli del Flumendosa e del Flumineddu che in alcuni tratti delimitano i confini con i paesi vicini. 
La macchia mediterranea si alterna con i campi coltivati, che prevalgono nella vallata di Is Ceas, a pochi chilometri dall’abitato, che è lambito sul versante opposto dalla sughereta di Is Pranus. 
Il territorio, che misura 93,88 kmq, confina a nord con quello di Esterzili e con un’isola amministrativa di Seui, a est con Perdasdefogu e Ballao, a sud ancora con Ballao, a ovest con Goni e Orroli. 
Il paese, che conta 2212 abitanti, apparteneva un tempo alla provincia di Nuoro e dal 2002 rientra in quella di Cagliari. Dal 2008 fa parte dell’Unione dei Comuni del Gerrei. Ha un legame con l’Ogliastra dovuto all’appartenenza alla Diocesi di Lanusei. 
L’abitato è collegato dalla Provinciale 22 verso Cagliari e Muravera, a sud; dalla Provinciale 115, verso Orroli, a sud-ovest; verso nord si diramano due strade che raggiungono Perdasdefogu ed Esterzili. 

Attraverso i secoli 
Il territorio di Escalaplano conserva siti e monumenti riferibili al Neolitico e all’età nuragica; nel primo secolo dopo Cristo era abitato dai Patulcenses, i quali nell’86 d.C. ottennero un decreto che ordinava ai Gallilenses, abitanti nella vicina montagna, di non invadere più il loro territorio: inciso in una lastra di bronzo, è stato trovato nelle campagne di Esterzili. 
Del centro abitato si trovano tracce a partire dal 1358, quando viene citato nel ruolo delle imposte versate agli Aragonesi: vi si dice che era un paese nuovo, situato fra la curatoria di Guallill, l’attuale Gerrei, e quella della Barbagia di Seulo. 
Nel Medioevo aveva fatto parte della curatoria di Gerrei, prima nel giudicato di Càlari e poi probabilmente in quello di Arborea. Con l’arrivo degli Aragonesi entrò nel 1324 a far parte dei loro domini, nei quali tornò definitivamente con la battaglia di Sanluri, 1409, dopo essere stato nuovamente per un quarantennio sotto gli Arborea. 
Intorno al 1652 la popolazione diminuì vertiginosamente a causa di un’epidemia di peste. Nel 1777 il feudo passò ai Tellez Giron, dai quali fu riscattato nel marzo del 1843. 
Le guerre del Novecento hanno segnato il paese per la chiamata al fronte di molti escalaplanesi e per la scarsità di cibo. Nel 1943 furono accolti numerosi sfollati in fuga da Cagliari e dai centri vicini in seguito ai bombardamenti. 
Nel dopoguerra sono state realizzate opere importanti come i ponti sul Flumendosa, le strade per Ballao, Perdasdefogu, Orroli, Esterzili e, più recentemente, per Goni, ed è stato così ridotto il secolare isolamento. Tra le altre opere la costruzione della grande diga sul Flumendosa, che ha coinciso con il massimo sviluppo demografico del paese, in ragione anche della presenza di maestranze provenienti da fuori. 

Il lavoro, l’emigrazione 
La crescita economica era legata strettamente ai lavori di costruzione della diga, e con la loro fine ha subito una battuta d’arresto. Sono rimasti l’allevamento e l’agricoltura e ha ripreso in modo più marcato l’emigrazione, con flussi che si dirigono verso la Lombardia e il Piemonte e verso paesi europei come la Germania, il Belgio, la Francia e la Svizzera. 
Per quanto il paese confini con il Poligono del Salto di Quirra solo pochi giovani hanno intrapreso la vita militare. Molte le famiglie che si sono trasferite nel Cagliaritano e a Cagliari, e sono concentrate soprattutto nella frazione di Pirri. 
Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta alcuni lavoratori specializzati nell’edilizia hanno accettato il lavoro in paesi del Nord Africa, dell’Arabia Saudita e nella regione mesopotamica, lasciando le famiglie nel paese. 
L’attività edilizia locale ha conosciuto un periodo fiorente grazie all’iniziativa delle famiglie Mereu e Moi e delle cooperative “Produzione e Lavoro” e “San Sebastiano”. 
Nei primi anni Ottanta una società mineraria ha iniziato a estrarre argilla nelle regioni Su Piroi e Pillisinu, cosa che ha alimentato le aspettative dei lavoratori, per un verso, e acceso per l’altro il dibattito sulle conseguenze che si sarebbero avute per l’ambiente e il paesaggio. In quegli anni alcuni posti di lavoro venivano assicurati anche dalla miniera di Silius. 
Il centro, nonostante le difficoltà che lo accomunano a molti altri della Sardegna interna, mantiene un buon rapporto tra nascite e decessi. Si è anche attenuata la tendenza a spostarsi verso il Cagliaritano e i paesi costieri del Sarrabus, ed è ripreso l’interesse a stabilirsi nel paese da parte degli emigrati. 
Aiutano a contrastare lo spopolamento la relativa vicinanza rispetto ai poli scolastici territoriali, ai centri di riferimento per i servizi e agli ospedali di Isili e Muravera. Sono apprezzabili anche i vantaggi dei tempi di percorrenza abbastanza contenuti per raggiungere Cagliari e la zona balneare del Sarrabus. 

La scala verso l’altipiano
Per la leggenda il paese di Escalaplano era conosciuto con il nome di Escall’e oru, ovvero “Scala d’oro”, da un’antica scala d’oro appartenente a una famiglia nobile e ritrovata nel territorio. Nel repertorio delle tasse imposte dagli Aragonesi nel 1358 viene chiamato Villanova de Scala de Pla: a parte il primo termine, che indica un nucleo di nuova formazione, Scala de Pla deriva dal luogo nel quale è situato l’accesso all’altipiano, su pranu; anche la denominazione in lingua sarda, Scalepranu, corrispondente all’italiano Escalaplano, ha il significato di “passaggio all’altipiano”. 

Le attività produttive, i servizi 
Il paese ha sempre avuto una forte vocazione agro-pastorale e tuttora l’agricoltura e soprattutto la pastorizia sono i settori trainanti dell’economia. 
L’allevamento, che è prevalentemente ovino ma anche suinicolo, caprino e bovino, assicura la produzione di quantità considerevoli di latte che vengono conferite principalmente nel caseificio di Nurri. 
I bovini vengono allevati invece per la produzione di carni. Altra realtà importante è rappresentata attualmente dall’apicoltura, che dà luogo a produzioni importanti sia per qualità che per quantità. Una parte del reddito è assicurata dalle pensioni, un flusso costante, se pur limitato, di liquidità in un contesto economico modesto. 
Le coltivazioni più diffuse sono quelle cerealicole e foraggere, mentre quelle viticole sono a carattere familiare. Negli ultimi decenni sono stati impiantati numerosi uliveti, la gran parte dei quali già in produzione. 
Sono state abbandonate attività di un tempo come la tessitura e la produzione di cesti di canna, ma il Comune cerca di riproporle mediante corsi di formazione. Del tessuto artigianale fanno parte alcuni panifici. 
Le attività di edilizia, trasporto e movimento terra assicurano un buon livello occupazionale, lo testimoniano le tredici aziende e gli otto studi tecnici che operano nel settore. 
I servizi per il turismo comprendono il punto di ristoro Mistral, con ristorante, sala ricevimenti e discoteca, e tre attività agrituristiche. 
Negli ultimi anni il paese si è dotato di un’area per le attività produttive: ne fa parte un incubatore d’impresa in grado di ospitare quattro attività produttive di media grandezza. 
Si registra un miglioramento dei servizi alla persona, dai quali deriva un incremento dell’occupazione: ad esempio la casa per anziani, che ospita anche il centro di aggregazione sociale. Altre interessanti prospettive si aprono con la realizzazione del Polo socio-culturale e con le attività del Parco tematico di Is Pranus, che prevede la creazione di punti di accoglienza e di ristoro. 
Altra importante struttura è quella dei locali dell’ex monte granatico, che sarà destinata a centro espositivo e laboratorio per la promozione e vendita delle produzioni locali. 
Nel settore del commercio continuano a operare le attività storiche che, unite a quelle più recenti, riescono a garantire la presenza di tutti i principali settori merceologici. Il centro commerciale del paese è concentrato lungo il corso Sardegna, dove si trovano anche l’ufficio postale, la banca, la casa per anziani col centro di aggregazione sociale, gli edifici scolastici, la casa delle associazioni, il centro di educazione ambientale e per informazioni turistiche. Adiacenti al corso Sardegna si sviluppano le principali piazze e gli spazi per il ritrovo e la socializzazione, dotati di wifi gratuita, nei quali si svolgono le manifestazioni e feste paesane. 
Nel settore sanitario operano la Croce Verde e l’Avis; in quello culturale, delle tradizioni e della promozione territoriale la Pro Loco, l’Associazione Gruppo Folk San Salvatore e l’Associazione Bois fui Janna morti; per lo sport l’ASD Calcio, l’ASD Pallavolo, l’Escalabike e il Centro arti marziali; per le politiche giovanili la Consulta Giovani. 

Sant’Antonio e San Sebastiano 
La festa ha inizio la mattina presto del 16 gennaio, quando i bambini sciamano a gruppi per le vie del paese e bussano alle case per la questua de sa panixedda, un piccolo pane confezionato per l’occasione; ma le famiglie donano anche altri dolciumi. 
La sera vengono invece accesi nei diversi rioni is fogadonis, i falò rituali intorno ai quali gli abitanti si riuniscono consumando e offrendo pietanze tipiche, dolci, vino, caffè. 
La festa del patrono San Sebastiano ha inizio la vigilia, 19 gennaio, con una processione cui partecipano gruppi in costume e suonatori di launeddas nonché i fucilieri; al termine la popolazione si riunisce davanti alla chiesa parrocchiale dove viene acceso un falò e si consuma una lauta cena a base di carne di cinghiale. 
Il giorno dopo, al termine della messa solenne, la Pro Loco offre un particolare pane addolcito col miele “S’angulli”. 

Il Carnevale 
Le maschere tradizionali locali sono state riscoperte di recente da un gruppo di cittadini riuniti nell’Associazione Bois fui Janna morti. Sono Su Boi e Su Domadori. Su Boi è un uomo che con pelli, corna e campanaccio assume le sembianze di un bue, quindi si aggira tra i presenti intimorendoli con muggiti e tentando di incornarli; mentre Su Domadori, che è vestito come i contadini di un tempo e porta una maschera ricavata da un osso di bue, lo rincorre per catturarlo. Lo assicura con una fune, sa soga, con la quale cerca di frenare le sue corse, e se si ribella arriva a pungolarlo e frustarlo. 
La prima “uscita” delle maschere avviene la sera del 16 gennaio, attorno ai falò accesi per Sant’Antonio. Ritornano poi nel pieno del Carnevale, la domenica e il martedì grasso, per inserirsi nelle sfilate e le altre manifestazioni organizzate dai gruppi e associazioni locali in collaborazione con il Comune. 
Lungo le principali strade del paese sfilano maschere e carri allegorici a tema: non mancano riferimenti ai fatti dell’attualità, alle mode e tendenze del tempo, ai personaggi televisivi e ai programmi seguiti dai bambini; vengono riproposte in veste allegorica fiabe tradizionali e altre figure di fantasia cui si alternano, da qualche anno, le maschere tradizionali riscoperte e valorizzate. 

I prodotti tipici 
La prima domenica di giugno si tiene la Sagra dell’olio di lentisco e de su casu in s’argidda, due produzioni tipiche del luogo. 
L’olio ricavato dalle bacche del lentisco, detto localmente ollestincu, era prodotto e usato un tempo in varie regioni della Sardegna, e apprezzato per le fritture, come con dimento, per ungere le carni da cucinare arrosto, e anche come sostanza curativa e lenitiva, quindi impiegato come componente di creme, oli e altri articoli di cosmesi. Tutti usi che si stanno recuperando e rilanciando. 
Altro prodotto tipico è su casu in s’argidda, il formaggio nell’argilla, così chiamato perché viene conservato avvolto in strati d’argilla che ne conservano ed esaltano il sapore. 
Per l’occasione vengono proposti anche gli altri prodotti locali, tra i quali il miele di vari tipi, liquori come il mirto, il limoncello, l’acquavite, nonché il pane tradizionale, su civraxu, e i dolci tipici: pàrdulas, amaretus, pabassinas, ciambellas, bianchinus, gueffus, pirichitus. 

San Giovanni Battista 
La festa di San Giovanni Battista si celebra il 24 giugno sull’altipiano di Fossada, dove si trova la chiesa a lui dedicata. Ha inizio con la processione che partendo dalla parrocchiale raggiunge la località seguita da persone vestite col costume tradizionale che cantano le lodi del santo, e scortata da cavalieri e fucilieri. 
Le famiglie soggiornano poi vicino alla chiesa, sotto l’ombra delle grandi sughere, e festeggiano la ricorrenza con i pasti della tradizione locale a base di pecora bollita, arrosti, formaggio, una cagliata detta casu axedu e dolci. Per alcuni giorni si tengono spettacoli musicali e teatrali e vengono riproposti i riti che un tempo facevano di questa la festa della giovinezza, dell’amicizia e della fertilità. 

Su fui janna morti e Passillendu a sonu de musica 
La Pro Loco ha riscoperto di recente la celebrazione Su fui janna morti, che si tiene la sera del 31 luglio per propiziare buoni raccolti nelle campagne. Adulti, ragazzi e bambini si coprono con un lenzuolo e, trascinando lunghe catene, girano per le vie del paese; quindi, fatto un mucchio di terra nella strada, gridano: Fui, fui, janna morti / foras de custa corti / foras de custu logu / ca dd’at puntu su fogu! (Fuggi fuggi porta della morte, fuori da questa corte, fuori da questo luogo perché l’ha raggiunta il fuoco!). 
Lo stesso giorno ha luogo la manifestazione Passillendu a sonu de musica, durante la quale si tengono spettacoli musicali e di altro genere, tra cui esibizioni di launeddas e di organetti, e si valorizza la produzione tipica dei cullixonis, ravioli a base di formaggio e patate al gusto di menta che vengono consumati all’aperto lungo le vie, nei portali e negli altri spazi del centro storico. 

La rassegna folcloristica 
Il 12 agosto si tiene una rassegnadel folclore alla quale partecipano gruppi provenienti da diverse parti della Sardegna insieme ad altri chiamati da oltre Tirreno. La manifestazione ha inizio con una sfilata lungo le principali strade del paese, seguita poi dalle loro esibizioni, che si tengono nella centrale piazza Sedda. Al termine la piazza viene attrezzata con lunghe tavolate per la consumazione di una cena, preparata dal Gruppo folcloristico “San Salvatore”, che culmina in una portata di carne di vitello che è stato arrostito pazientemente per tutta la giornata. 

Per Ferragosto 
Il paese rinnova ogni anno la devozione alla Vergine Assunta: il 15 agosto si ripropongono in suo onore i suggestivi riti della messa e della processione che sfila per le principali strade seguendo il simulacro della Vergine dormiente. Precedono i fucilieri di Escalaplano che con ripetuti colpi a salve sottolineano le tappe del percorso; partecipano numerose persone che, vestendo il costume tipico, avanzano eseguendo preghiere e canti. 
Il simulacro, accompagnato anche dalle autorità, è attorniato dai suonatori di launeddas e di organetto. Lungo il percorso le strade sono abbellite con fiori e piante, sulle porte e alle finestre delle case vengono esposti tappeti, lenzuola, tovaglie ricamate. Non mancano gli allestimenti con oggetti sacri che richiamano il legame e la devozione della popolazione verso la Madonna. 
La serata continua con spettacoli e balli organizzati dal comitato dei quarantenni in collaborazione con altre associazioni e con il Comune. 
In questo ambito il 13 agosto si svolge anche la festa degli emigrati e della famiglia, per la quale si propongono momenti culturali e spettacoli di musica tradizionale. 

Sa Passillada
Il 31 ottobre, vigilia di Ognissanti, un tempo la festa principale del paese, la Pro Loco e il Comune organizzano Sa Passillada, manifestazione che accomuna cultura, tradizioni ed enogastronomia. Viene proposta una cena itinerante a base di piatti tipici della tradizione culinaria: in ogni portale delle case tipiche del centro storico viene servita una portata, consumata la quale, seguendo un percorso definito, si passa a quella successiva. Le strade si popolano di visitatori che, tra una pietanza e l’altra, sostano nei punti dove hanno luogo spettacoli musicali e di arte varia, mentre si esibiscono i suonatori locali di organetto e di launeddas. 

Il costume 
Il Gruppo folcloristico “San Salvatore” è nato nel 1995 con lo scopo di ridare forma e colori ai costumi tipici di Escalaplano. 
Quello della donna comprende tra gli altri capi la gonna di bordau rosso e blu con la balza di 25 cm circa, che termina con un nastro di seta verde; la camicia ornata da un ricamo detto su papu de sa mèndula. Viene indossato uno scialle, che d’estate è in seta viola su sfondo verde, con gli stessi colori che tornano nelle eleganti frange a nodini e a macramè che lo incorniciano, realizzate sulla base di uno scialle vecchio di oltre duecento anni; mentre d’inverno è di tibeo, una stoffa di lana marrone ornata con una balza a rose di vari colori. 
Nelle occasioni importanti vengono indossati scialli e costumi antichi. I nuovi sono stati realizzati dalle donne del gruppo che hanno riprodotto fedelmente gli antichi originali conservati in alcune famiglie. 
Il costume dell’uomo è composto da: camicia di tela bianca, stàmini de linu, lavorata nel polso e nella spalla con un ricamo detto sa frùngia bona, ricamata sul davanti con s’orrosa trapada e su calagorru de cupas e ancora sul davanti e nei polsi con is pitzus de prama; su cossetu di orbace nero, bordato di blu tipico per le persone abbienti, mentre se bordato di nero caratterizzava le persone meno ricche; sa berrita, anch’essa di orbace con i bordi in velluto; sa gunnedda lavorata a frùngia e is craztonis di lino; un fazzoletto rosso, riprodotto da un originale di centocinquant’anni fa, portato sul fianco destro. 

Formaggi, ravioli, carni, pani e dolci 
Tra gli elementi base della gastronomia di Escalaplano spiccano i formaggi pecorini e caprini proposti dagli allevatori locali. Unico in questo settore è su casu in s’argidda, “il formaggio nell’argilla”, già riconosciuto e inserito nell’elenco nazionale, e che può essere prodotto soltanto in questo paese. 
Si caratterizza per essere lavorato, appena munto, a pasta cruda e latte crudo, senza che questo subisca alcun processo di pastorizzazione. 
Il nome gli deriva tuttavia dal fatto che viene fatto stagionare protetto da una crosta di argille che forma una sorta di involucro assicurandone la conservazione in condizioni ottimali. 
Tra i piatti il più noto e apprezzato è costituito dai ravioli, o cullixonis, che come usa in Ogliastra sono a base di formaggi di diversa stagionatura, patate e menta. Escalaplano fa infatti parte dell’areale di produzione dei culurgionis ogliastrini, e gode quindi del marchio di Identificazione Geografica Protetta (IGP) recentemente concesso, sia pure tra molte discussioni. 
Altre pietanze tipiche della gastronomia locale sono nel periodo invernale su sartitzu, la salsiccia arrosto; sa fai a buddiu, le fave secche cucinate in grossi pentoloni con carne di maiale, patate e verdure; nonché gli arrosti di carne. 
Particolarmente apprezzata è la tradizionale produzione del pane d’orzo, anche se in quantità limitata rispetto a quella del pane di semola e di farine integrali. In questo secondo caso la riscoperta e l’utilizzo quasi esclusivo del lievito naturale, la scelta del forno a legna e l’impiego per il fuoco di arbusti della macchia mediterranea quali cisto, lentisco e corbezzolo, sono sinonimi del rispetto di una tradizione familiare e di un processo artigianale di una produzione oramai consolidata, che non è più limitata alla confezione del noto civraxu, ma si è arricchita anche di nuovi tipi di pane richiesti dal mercato. 
Si è ricordato che i dolci più apprezzati sono quelli della tradizione isolana quali amaretus, pabassinas, gueffus, pirichitus, etc. né vanno dimenticati il pan’e saba e il gustoso vino rosso ottenuto dalle vigne locali. 

Contadini e pastori 
[Il paese] giace alla pendice meridionale d’un altipiano tra due fiumi, ed ha un orizzonte assai angusto per le eminenze che sorgono non lungi anche alle altre parti. 
Tiene Foghesu [Perdasdefogu] al greco in distanza di miglia 5 e mezza; Ballao verso mezzogiorno a una quasi ugual distanza; Orroli al maestro-tramontana a miglia 6; Isili, capoluogo di provincia, al maestrale e a miglia 13. Il suolo del paese è piuttosto secco, e sente l’influsso della più parte de’ venti. Il caldo è moderato, e nell’inverno le nevi sciolgonsi presto. Le pioggie sono talvolta scarse e assai desiderate nella primavera. La nebbia è un raro fenomeno e niente nocivo. Le tempeste sono pure poco frequenti. 
Componesi questo popolo di 285 famiglie, che danno anime mille duecento venti. Si numerano nell’anno matrimoni 10, nascite 40, morti 25. Le più frequenti malattie sono i dolori laterali. Molti vivono agli 80 anni. Le professioni principali sono l’agricoltura e la pastorizia. Nelle arti necessarie sono impiegate circa cinquanta persone, e vi sono non pochi che si occupano in trasportare e rivendere i prodotti del paese e le opere degli artefici. Lavorasi in più di trecento telai la lana e il lino, e vendesi il soprapiù del bisogno. 
Vi è stabilita la scuola di primaria istruzione, alla quale però ordinariamente non concorrono più di dodici fanciulli. Dopo il monte granatico e nummario non altro stabilimento di pubblica utilità può rammentarsi. (Vittorio Angius in Dizionario geografico-storico-statistico- commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, a cura di G. Casalis, Torino1833-1856). 

Il gioiello del canonico Spano 
Una chiesa così austera e così bella – San Sebastiano di Escalaplano – è meglio farla descrivere da un grande. Certo Luigi Pirandello non conosceva questo paese in cima a un pianoro giallo…, non aveva conosciuto questo tempio di pietra, con le statue dei dodici apostoli murate sul prospetto dell’arco trionfale dominato da uno dei martiri più venerato in Sardegna, col rosone di travertino che più perfetto non si può. Statue-miracolo, sospese tra terra e cielo, in bassorilievo fatto di stucco color ocra scuro, come fossero lì a far da sentinelle del tabernacolo in trachite, di un altare di marmo, delle campane in bronzo del 1500… 
Pirandello – forse in Sicilia, forse a Roma – aveva descritto una «chiesa deserta, che aveva un silenzio misterioso e assorbente, nella cruda immobile frescura insaporata d’incenso ». Ed era rimasto colpito dalla «solenne vacuità dell’interno sacro, quasi sospeso agl’immani pilastri, alle ampie arcate». 
A Escalaplano… la chiesa profuma di quella frescura insaporata d’incenso. Don Luigi ha appena finito di dir messa in onore di Sant’Enrico, re di Germania e imperatore del Sacro Romano Impero… 
Ma qui il santo e l’imperatore è più casalingo e più amato: Priamo Maria Spano, diventato canonico, uomo di cultura, pretemito morto negli anni Sessanta… Era nato a Perdasdefogu alla fine dell’Ottocento… parroco prima a Esterzili poi a Escalaplano, dove ha lasciato più di duecento figliocci e un grande ricordo… 
Fu il canonico Spano a capire la suggestione di questo monumento. Quando “saliva” a Perdasdefogu per trovare i cugini, li salutava dicendo: «E adesso torno giù, al mio gioiello». (Giacomo Mameli, “L’Unione Sarda”, 14 luglio 1999). 

San Sebastiano
La visita al paese e al suo territorio può iniziare dalla chiesa parrocchiale intitolata a San Sebastiano martire, costruita tra il 1614 e il 1623. Lo stile è rinascimentale; il grande e originale rosone della facciata è invece in stile aragonese. La facciata ha forma pressoché quadrata ed è costruita con conci di arenaria di piccola e media pezzatura, e rifinita da una cornice costituita da conci meglio squadrati e di dimensioni maggiori. Il rosone, in arenaria bianca, è decorato a traforo e presenta una raggiera che si diparte da un elemento circolare. Il portale, di forma rettangolare, è rialzato rispetto al piano della piazza antistante, dalla quale lo separano tre gradini. 
La torre campanaria a pianta quadrata, interamente in pietra a vista, fu costruita tra il 1778 e il 1785. 
L’interno della chiesa è a una sola navata centrale con volta a botte, in stile classico, con quattro luminose cappelle per lato; originali altorilievi della Vergine, degli apostoli e del patrono San Sebastiano arricchiscono il frontone dell’arco trionfale e le fiancate del presbiterio e dell’abside. 

La piazza e le case tipiche 
Nella vicina via Roma, nel vico Cavallotti e nelle strade retrostanti la chiesa si affacciano le case tipiche, molte delle quali recuperate di recente dalle maestranze locali, caratterizzate da antichi corpi di fabbrica e corti che si aprono dietro grandi portali di legno su varchi d’ingresso ad arco a tutto sesto realizzati con conci di arenaria. Per le coperture prevalgono le orditure e i tavolati di legno, le canne e i manti di coppi. 
Percorrendo poi le vie Speranza ed Eleonora d’Arborea si raggiunge il rione Santa Maria, che fa sempre parte del centro storico. La piazza omonima, ricca di verde, offre anche la vista della campagna circostante e ospita una statua della Madonna. 
A breve distanza spicca fra le case tipiche, per dimensioni, bellezza e accuratezza del restauro quella di Raffaele Pisano, che sarà destinata ad attività ricettiva extralberghiera. 
Lungo la via Roma, nel vico Cavallotti e nel corso Sardegna si possono vedere altre case antiche. 

La fonte, il Monte granatico, il parco della Pineta 
Imboccando la via Fonte e dirigendosi verso la vallata si raggiunge il piazzale in cui sgorga la sorgente che con portata costante e abbondante riempie due abbeveratoi e fornisce acqua agli allevatori e agli ortolani. 
Risalendo verso il paese lungo la via Cagliari si può visitare un altro scorcio di centro storico. Percorrendo invece un tratto del corso Sardegna si giunge alla piazza Caduti sul Lavoro, sulla quale si affacciano il Monte granatico, edificio storico attualmente interessato da lavori di restauro, che diverrà un centro espositivo permanente delle produzioni tipiche locali; e una ex farmacia che ospita gli uffici informazioni turistiche e informa-giovani, nonché il centro di educazione ambientale. 
Tornando sul corso Sardegna, sul quale si affacciano altre case d’epoca, si raggiunge nella parte nord del paese il parco urbano della pineta: un’area boschiva detta un tempo Su Lazaretu perché destinata a ospitare le persone colpite da malattie infettive. Oggi vi si possono compiere piacevoli passeggiate o sostare per un pic-nic, o ancora condurre i bambini ai giochi delle aree attrezzate. 

Il parco Is Pranus 
Continuando lungo la circonvallazione e imboccando la strada verso la località Acua Frida si raggiunge il parco tematico di Is Pranus, al quale si accede attraverso il portale, un’area di accoglienza a pianta rettangolare, recintata con muratura di trachite, costituita da una corte centrale sulla quale si affacciano i loggiati e gli altri locali di servizio. 
Nella corte sono stati realizzati un anfiteatro con gradinata coperta, una piazza aperta e una coperta con una struttura lignea, più aree verdi e camminamenti interni. 
L’ampio complesso è destinato ad accogliere i visitatori, fornire loro informazioni sul territorio e in particolare sul parco, i suoi itinerari e le sue specificità. Già ora ospita manifestazioni e sagre, e presto l’offerta turistica e la ricettività verranno completate con un punto di ristoro, agriturismi e B&B. 
Dal portale è possibile seguire, attraverso la ramificata viabilità interna, i percorsi per passeggiate a piedi, a cavallo e in mountain bike che si inoltrano nella foresta e sono denominati in ragione della vegetazione dominante o delle caratteristiche del tratto di territorio che si attraversa. 

San Giovanni, nuraghi e domus de janas 
Imboccando dal portale la Provinciale 115 in direzione di Orroli, e prendendo poi la strada comunale Escalaplano-Orroli si raggiunge la località Santu Giuanni, dove si trova la chiesa campestre di San Giovanni Battista, ricostruita negli anni Sessanta a poca distanza dai ruderi della chiesetta più antica. 
Nei pressi si trovano una necropoli, composta da sette domus de janas a pianta bicellulare accuratamente studiate dall’archeologa Maria Carmen Locci, e un nuraghe. Nello stesso altipiano di San Giovanni, caratterizzato da rocce affioranti, sono presenti anche numerose coppelle che testimoniano la devozione della popolazione antica al culto delle acque e forse delle costellazioni. Di fatto poco a valle si trova la sorgente di Fossada, dalla quale gli escalaplanesi attingono ancora oggi acqua per uso alimentare. 
Da questa località si può raggiungere il sito di San Salvatore, dove sorge la chiesa campestre omonima, risalente al XVII secolo e recentemente ristrutturata. 
Lasciato questo sito e ripercorrendo la Provinciale in direzione della parte nord del paese si possono visitare altri siti di rilevante interesse archeologico e naturalistico: a Perda de Utzei sono presenti infatti domus de janas e nuraghe, e a Is Cramoris, nella vallata del Flumineddu, lungo la strada che conduce a Perdasdefogu, si trova presso il corso d’acqua un pozzo sacro. Vi si giunge percorrendo la vecchia strada e attraversando l’antico e suggestivo ponte sul Flumineddu. 
Altri nuraghi sorgono nelle località Fumia, Amuai, Pranu Illixi e Genna Picinnu; uno è presente ai margini del centro urbano, in località Sibiriu; e meritano una menzione alcune cavità che si aprono in questo territorio, come Sa Gruta de Abellada. 
Vestigia di epoca romana si conservano nelle località Is Arrantas, Perda de Utzei e Fossu de Canna. 

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Associazione Turistica Proloco
Tel. 070 951567 - prolocoescalaplano@gmail.com

Associazione Culturale Gruppo folk San Salvatore
Tel. 333 3119435 - gfolkescalplano@tiscali.it

Associazione Culturale Bois Fui Janna Morti
Tel. 347 7904688 - boisfuijannamorti@tiscali.it

Ospitalità
Agriturismo Paulionas
Località Paulionas, SP Escalaplano-Esterzili
Tel. 320 2957820 - agriturismo.paulionas@hotmail.it

Agriturismo Parte Minda
Località Parte Minda, SP Escalaplano-Orroli
Tel. 324 8752909 - parteminda@live.it

B&B Zia Maria di Maria Agus
Via San Sebastiano, 9 - Tel. 388 898 9829

B&B Il Vicoletto di Gessa Rosetta
Via Cubedu 28 - Vico Agricolo, 13 - Tel. 329 4360947

Ristorante Pizzeria Mistral
Località Murtas, SP Escalaplano-Esterzili
Tel. 347 1066885 - info@mistralweb.it

Pizzeria “Oscar” di Fausto Serrau
Corso Sardegna, 268 - Tel. 327 8513381

Pizzeria e gastronomia prodotti tipici locali (culurgionis, cocois, ecc.) “da Luisa”
Corso Sardegna, 152 - Tel. 339 8884304 - luisellasaba@libero.it

Pizzeria e gastronomia prodotti tipici locali (culurgionis, cocois, ecc.) “Il Buongustaio”
Corso Sardegna, 254 - Tel. 329 7815220 - danielap76@tiscali.it

Artisti e artigiani
Falegnameria Mereu mobili su misura e infissi in legno
Corso Sardegna, 293 - Tel. 333 6000741

Artigiano del legno, oggettistica, maschere, giochi in legno e sughero Della Marianna
Marco
Via Cubeddu, 37 - Tel. 328 2610121 - dellamarianna.c@tiscali.it
Artista, pittore e restauratore d’arte Raffaele Meloni
Tel. 380 5039130 - raf-meloni@tiscali.it

Infissi in alluminio e lavorazione del ferro di Marrocu Efisio Antonio
Via Sindaco Peppino Serrau, 20 - Tel. 070 951628

Produttore hobbista di coltelleria artigianale Marrocu Raffaele
Via Milite Secci, 13 - Tel. 320 8127484 - mail barbaramarrocu@gmail.com

Intrecciatore produzione cestini, hobbista Cotza Emilio
Via G. Moi, 2 - Tel. 070 951325

Suonatore e costruttore di launeddas e strumenti musicali tradizionali Della Marianna
Jonathan
Via Cubeddu, 37 - Tel. 328 7255616 - jonathandellamarianna@gmail.com

Prodotti alimentari
Azienda Agricola Lai Stefano, produzione formaggio argidda, miele
Località Taccu Figu Niedda
Tel. 331 1718114
stefanolaiescalaplano@gmail.com

Azienda Agricola Carta Mauro, produzione formaggio argidda, miele
Via Mazzini, 4 - Tel. 329 4370800 - mau.ly@alice.it

Deus Apicoltura azienda agricola di Usala Samuele
Località Paulionas - Tel. 328 2848296 - apicoltura.deus@gmail.com

Azienda Agricola Mura Silvia
Vico Cavallotti, 6 - Tel. 070 951571 - emme2silvia@hotmail.it

Panificio Mura Alessio, produzione di pane con forno a legna
Via Milite Mura, 2 - Tel. 070 8578472

Panificio Marrocu Nicola, produzione di pane con forno a legna
Via Roma, 43 - Tel. 070 951210

Congiu Pina, produzione di dolci tipici sardi e di pasticceria
Vico Milite Ortu, 7 - Tel. 070 951371

Le Delizie Sarde, produzione di dolci sardi, pane e guttiau
Corso Sardegna, 352 - Tel. 389 8153382

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Comune
Tel. 070 954101 - www.comune.escalaplano.ca.it

Stazione Carabinieri
Via Don Vincenzo Nieddu n. 5
Tel. 070 951055

Stazione Forestale
Via Sindaco G. Carta n. 9
Tel. 070 951784

Servizi sanitari
Medicina di Base, Guardia Medica, Pediatria, Ambulatorio Infermieristico e prelievi
Via San Sebastiano, 3 - Tel. 070 951022

Struttura sociale comunità alloggio e comunità integrata Padre Pio
Piazza Costanza Orgiana, 5 - Tel. 070 951046
Farmacia
Corso Sardegna, 324
Tel. 070 951104

Banco di Sardegna
Corso Sardegna, 249 - Tel. 070 951052

Poste Italiane
Corso Sardegna, 312 - Tel. 070 951023

Musei e centri culturali
Biblioteca Comunale
Polo Socio Culturale
Via Sindaco Giovanni Carta, 11 - Tel. 070 951205

Centro di aggregazione sociale
Polo Socio Culturale
Via Sindaco Giovanni Carta, 11

Strutture sportive
Campo di calcio e palestra spinning
Località Is Pranus
Palestra e impianto polivalente
Via Sindaco G. Carta - Tel. 070 954101

Centro Sportivo Polivalente
Via Indipendenza, 49 - Tel. 070 954101/951068
Festa in onore di Sant’Antonio: (si tiene il 16 gennaio)
La festa ha inizio la mattina presto del 16 gennaio, quando i bambini sciamano a gruppi per le vie del paese e bussano alle case per la questua de sa panixedda, un piccolo pane confezionato per l’occasione; ma le famiglie donano anche altri dolciumi. La sera vengono invece accesi nei diversi rioni is fogadonis, i falò rituali intorno ai quali gli abitanti si riuniscono consumando e offrendo pietanze tipiche, dolci, vino, caffè. 

Festa in onore di San Sebastiano: (si tiene il 19 gennaio)
La festa del patrono San Sebastiano ha inizio la vigilia, 19 gennaio, con una processione cui partecipano gruppi in costume e suonatori di launeddas nonché i fucilieri; al termine la popolazione si riunisce davanti alla chiesa parrocchiale dove viene acceso un falò e si consuma una lauta cena a base di carne di cinghiale. Il giorno dopo, al termine della messa solenne, la Pro Loco offre un particolare pane addolcito col miele “S’angulli”. 

Il Carnevale: (si tiene dal 16 gennaio)
Le maschere tradizionali locali sono state riscoperte di recente da un gruppo di cittadini riuniti nell’Associazione Bois fui Janna morti. Sono Su Boi e Su Domadori. Su Boi è un uomo che con pelli, corna e campanaccio assume le sembianze di un bue, quindi si aggira tra i presenti intimorendoli con muggiti e tentando di incornarli; mentre Su Domadori, che è vestito come i contadini di un tempo e porta una maschera ricavata da un osso di bue, lo rincorre per catturarlo. Lo assicura con una fune, sa soga, con la quale cerca di frenare le sue corse, e se si ribella arriva a pungolarlo e frustarlo. La prima “uscita” delle maschere avviene la sera del 16 gennaio, attorno ai falò accesi per Sant’Antonio. Ritornano poi nel pieno del Carnevale, la domenica e il martedì grasso, per inserirsi nelle sfilate e le altre manifestazioni organizzate dai gruppi e associazioni locali in collaborazione con il Comune. Lungo le principali strade del paese sfilano maschere e carri allegorici a tema: non mancano riferimenti ai fatti dell’attualità, alle mode e tendenze del tempo, ai personaggi televisivi e ai programmi seguiti dai bambini; vengono riproposte in veste allegorica fiabe tradizionali e altre figure di fantasia cui si alternano, da qualche anno, le maschere tradizionali riscoperte e valorizzate. 

Su fui janna morti e Passillendu a sonu de musica (si tiene dal 31 luglio)
La Pro Loco ha riscoperto di recente la celebrazione Su fui janna morti, che si tiene la sera del 31 luglio per propiziare buoni raccolti nelle campagne. Adulti, ragazzi e bambini si coprono con un lenzuolo e, trascinando lunghe catene, girano per le vie del paese; quindi, fatto un mucchio di terra nella strada, gridano: Fui, fui, janna morti / foras de custa corti / foras de custu logu / ca dd’at puntu su fogu! (Fuggi fuggi porta della morte, fuori da questa corte, fuori da questo luogo perché l’ha raggiunta il fuoco!). Lo stesso giorno ha luogo la manifestazione Passillendu a sonu de musica, durante la quale si tengono spettacoli musicali e di altro genere, tra cui esibizioni di launeddas e di organetti, e si valorizza la produzione tipica dei cullixonis, ravioli a base di formaggio e patate al gusto di menta che vengono consumati all’aperto lungo le vie, nei portali e negli altri spazi del centro storico.  

Festa in onore di San Giovanni Battista: (si tiene il 24 giugno)
La festa di San Giovanni Battista si celebra il 24 giugno sull’altipiano di Fossada, dove si trova la chiesa a lui dedicata. Ha inizio con la processione che partendo dalla parrocchiale raggiunge la località seguita da persone vestite col costume tradizionale che cantano le lodi del santo, e scortata da cavalieri e fucilieri. Le famiglie soggiornano poi vicino alla chiesa, sotto l’ombra delle grandi sughere, e festeggiano la ricorrenza con i pasti della tradizione locale a base di pecora bollita, arrosti, formaggio, una cagliata detta casu axedu e dolci. Per alcuni giorni si tengono spettacoli musicali e teatrali e vengono riproposti i riti che un tempo facevano di questa la festa della giovinezza, dell’amicizia e della fertilità. 

Rassegna folcloristica: (si tiene il 12 agosto)
Il 12 agosto si tiene una rassegna del folclore alla quale partecipano gruppi provenienti da diverse parti della Sardegna insieme ad altri chiamati da oltre Tirreno. La manifestazione ha inizio con una sfilata lungo le principali strade del paese, seguita poi dalle loro esibizioni, che si tengono nella centrale piazza Sedda. Al termine la piazza viene attrezzata con lunghe tavolate per la consumazione di una cena, preparata dal Gruppo folcloristico “San Salvatore”, che culmina in una portata di carne di vitello che è stato arrostito pazientemente per tutta la giornata. 

Il Ferragosto: (si tiene il 15 agosto)
Il paese rinnova ogni anno la devozione alla Vergine Assunta: il 15 agosto si ripropongono in suo onore i suggestivi riti della messa e della processione che sfila per le principali strade seguendo il simulacro della Vergine dormiente. Precedono i fucilieri di Escalaplano che con ripetuti colpi a salve sottolineano le tappe del percorso; partecipano numerose persone che, vestendo il costume tipico, avanzano eseguendo preghiere e canti. Il simulacro, accompagnato anche dalle autorità, è attorniato dai suonatori di launeddas e di organetto. Lungo il percorso le strade sono abbellite con fiori e piante, sulle porte e alle finestre delle case vengono esposti tappeti, lenzuola, tovaglie ricamate. Non mancano gli allestimenti con oggetti sacri che richiamano il legame e la devozione della popolazione verso la Madonna.  La serata continua con spettacoli e balli organizzati dal comitato dei quarantenni in collaborazione con altre associazioni e con il Comune. 

Festa degli emigrati edella Famiglia: (si tiene il 13 agosto)
Il 13 agosto si svolge anche la festa degli emigrati e della famiglia, per la quale si propongono momenti culturali e spettacoli di musica tradizionale. 

Festa Sa Passillada: (si tiene il 31 ottobre)
Il 31 ottobre, vigilia di Ognissanti, un tempo la festa principale del paese, la Pro Loco e il Comune organizzano Sa Passillada, manifestazione che accomuna cultura, tradizioni ed enogastronomia. Viene proposta una cena itinerante a base di piatti tipici della tradizione culinaria: in ogni portale delle case tipiche del centro storico viene servita una portata, consumata la quale, seguendo un percorso definito, si passa a quella successiva. Le strade si popolano di visitatori che, tra una pietanza e l’altra, sostano nei punti dove hanno luogo spettacoli musicali e di arte varia, mentre si esibiscono i suonatori locali di organetto e di launeddas. 


Veduta.
Veduta.
La Valle del Flumendosa.
La Valle del Flumendosa.
Diga sul Flumendosa.
Diga sul Flumendosa.
Capre al pascolo. Sullo sfondo una vista del paese.
Capre al pascolo. Sullo sfondo una vista del paese.
La realizzazione di cesti di canna.
La realizzazione di cesti di canna.
Casa dell’acqua, sullo sfondo la Casa per anziani.
Casa dell’acqua, sullo sfondo la Casa per anziani.
Su fogadoni di San Sebastiano.
Su fogadoni di San Sebastiano.
Il carnevale tradizionale escalaplanese.
Il carnevale tradizionale escalaplanese.
Sant’Isidoro, sagra dei prodotti locali.
Sant’Isidoro, sagra dei prodotti locali.
Il Boi fui Janna morti.
Il Boi fui Janna morti.
I costumi tradizionali Escalaplanesi.
I costumi tradizionali Escalaplanesi.
Prodotti tipici.
Prodotti tipici.
Su civraxu.
Su civraxu.
Is pardulas.
Is pardulas.
Panoramica di Escalaplano.
Panoramica di Escalaplano.
Chiesa di San Sebastiano.
Chiesa di San Sebastiano.
Una via del centro storico.
Una via del centro storico.
Centro storico. Via Roma, casa Pilia.
Centro storico. Via Roma, casa Pilia.
Centro storico. Piazza Santa Maria, casa di Raffaele Pisano.
Centro storico. Piazza Santa Maria, casa di Raffaele Pisano.
Funtana.
Funtana.
Il parco Is Pranus.
Il parco Is Pranus.
La chiesa campestre di San Giovanni Battista.
La chiesa campestre di San Giovanni Battista.
La domus de janas di San Giovanni.
La domus de janas di San Giovanni.
La sorgente di Fossada.
La sorgente di Fossada.
La chiesa campestre di San Salvatore.
La chiesa campestre di San Salvatore.
Pozzo Sacro di Is Clamoris.
Pozzo Sacro di Is Clamoris.

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