Cossoine

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Meilogu

CAP: 07010
Prefisso Telefono: 079

Azienda A.S.L. 1 di Sassari
Distretto sanitario Alghero

Superficie territoriale 38,83 kmq
Altitudine 529 metri

Abitanti al:
1951:1789
1961:1593
1971:1231
1981:1128
1991:1077
2001:1002
2011:927
2012: 886


Unione dei comuni del Meilogu
Banari, Bessude, Bonnanaro, Bonorva, Borutta, Cheremule, Cossoine, Giave, Pozzomaggiore, Semestene, Siligo, Thiesi, Torralba
Scopri i 377 comuni della Sardegna

Il territorio
Il Comune di Cossoine è un centro di 886 abitanti, compreso nella regione storico-geografica del Meilogu, sub-regione del Logudoro. Il territorio del Comune di Cossoine, di 38,83 kmq, ha la forma di due triangoli, disposti da nord-ovest a sud-est, che si toccano in uno dei vertici; confina con i territori dei comuni di Romana, Thiesi, Giave e un breve tratto di Cheremule nella parte settentrionale; con Padria, Mara, Pozzomaggiore, Semestene, Bonorva e un breve tratto di Monteleone Roccadoria in quella meridionale. Il centro abitato è posto a 529 metri sul livello del mare. Dista 164 km da Cagliari e 48 da Sassari ed è facilmente raggiungibile perché si trova a breve distanza dalla superstrada 131 “Carlo Felice”: la si lascia al Km 164 per imboccare la Statale 292 (diretta a Bosa), che in soli due chilometri di salita tortuosa conduce a destinazione. La zona è occupata per la gran parte da colline che fanno parte di una propaggine a nord-ovest della catena del Marghine; ma il paese divide anche con Giave la fertile piana di Campu Giavesu, che si stende a nord-est del centro abitato; l’altitudine media può essere calcolata tra i 400 e i 500 metri; le punte più alte sono il Monte Traessu (m 717), il Castanza (m 668), Su Monte ’e Sa Costa (m 637). I terreni sono in parte di natura alluvionale, i rilievi sono costituiti da trachiti e andesiti con tufi, cui si alternano depositi marini calcarei. Hanno inizio qui due piccoli corsi d’acqua, il Badu ’e Ludu e l’Alchennero, che fanno parte del bacino del Temo.

Il lontano passato
Il territorio del Comune di Cossoine era abitato sin dalle epoche più remote, lo confermano le numerose domus de janas, tra le quali quelle di Crastu ’e Fora, Sa Filigosa, Camera Pinta, Furrighesos. La popolazione si venne in seguito infittendo, tanto che nell’epoca nuragica vennero costruite oltre venti torri, tra le quali sono da ricordare quelle di Alvu, di Serra e di Sos Toffos, con tombe di giganti. Non lontano dal paese, affacciato sulla piana di Campu Giavesu, si trova l’importante complesso di Corruoe - Aidu, che comprende due nuraghi e vari altri resti. In epoca romana passava in questa zona la strada da porto Torres a Cagliari, e non era di certo lontana la cittadina di Hafa, sulla cui localizzazione gli studiosi non sono concordi. Nel territorio del Comune di Cossoine resta notizia di un insediamento dell’epoca chiamato Lucentia o Castrum Lucentinum, ricordato oggi col toponimo Lughentinas. In epoca bizantina, tra il IV e il VI secolo, un villaggio chiamato Kourin ebbe vita nella regione in cui venne più tardi edificata la chiesa di Santa Maria Iscalas.

Dal Medioevo a oggi
L’attuale abitato ha avuto origine, come la maggior parte dei villaggi sardi, in epoca medioevale. Nel periodo giudicale faceva parte del Giudicato di Torres, curatoria di Caputabbas. Il paese sorgeva in origine nella località Santu Giolzi, dove si trovava l’antica e omonima parrocchiale attigua al rione oggi denominato Funtana. Nel 1480 questa chiesa ospitò un sinodo della diocesi di Sorres, presieduto dal suo vescovo, Giacomo de Pojo (1461-1497). Per costante tradizione si racconta che il paese, assai più grande e popoloso dell’attuale, venne quasi completamente distrutto da una pestilenza (probabilmente ci si riferisce a quella del 1527-1528) e che da quel tempo fu ridotto a un centro di scarsa importanza. I pochi sopravvissuti spostarono le loro abitazioni in direzione di Funtana e da lì via via andarono espandendo il nuovo insediamento fino alla collina di Sa Serra. Il contagio durò per molti mesi e cessò il giorno della commemorazione del martirio di San Sebastiano, il 20 gennaio del 1529. Per ringraziamento gli antichi abitanti del Comune di Cossoine eressero l’omonima chiesa, tuttora in uso; la corsa rituale in onore del santo, meglio nota come àrdia, risale proprio a questo periodo e costituisce una tradizione locale ancora viva e molto sentita. Al XVI secolo risale la costruzione dell’attuale parrocchiale, intitolata a Santa Chiara, tardogotica, con portale decorato e campanile ottagonale. La vicina canonica, di ispirazione gesuitica, è stata eretta invece nel corso del Settecento. Dopo l’estinzione della dinastia giudicale, il villaggio era venuto in possesso dei Doria che lo avevano unito al Monteleone e incluso nello stato feudale che avevano formato. Dopo la conquista spagnola i Doria si erano dichiarati vassalli del re d’Aragona e il villaggio era entrato a far parte del Regnum Sardiniae; quando però nel 1325 essi si erano ribellati era divenuto oggetto di contesa ed era stato devastato; in seguito aveva subito altri gravi danni durante la nuova ribellione del 1347 e, anche a causa della peste, del 1348. Negli anni seguenti i Doria erano stati assaliti dagli Arborea e il paese occupato dalle truppe giudicali; erano seguite altre vicende, legate sempre alla storia “maggiore” dell’isola, fino a quando, nel 1436, anche Cossoine era entrato definitivamente a far parte del Regnum Sardiniae, ormai sottomesso alla potenza iberica. Nello stesso anno fu concesso in feudo a Serafino di Montañans; in seguito a matrimoni tra i nobili passò poi alla famiglia de Flors, quindi ai Castelvì e infine ai Cardona. Il paese fu ancora sotto il controllo del marchesato di Villasor, per poi entrare a far parte insieme a Giave della contea di Montesanto. Nel 1702 passò ai De Silva che risiedevano in Spagna; essi fecero amministrare il feudo da intendenti senza scrupoli compromettendo il rapporto con gli abitanti che si mostrarono sempre più intolleranti al vincolo feudale soprattutto dopo che nel 1771 fu costituito il Consiglio comunitativo. Nel 1795 presero parte ai moti antifeudali ma solo nel 1838 riuscirono a riscattarsi mettendo finalmente fine alla dipendenza feudale. Frattanto, nel 1821, il paese era stato incluso nella provincia di Alghero e quando nel 1848 furono abolite le province fu integrato nella divisione amministrativa di Sassari. Di questo periodo è la testimonianza di Vittorio Angius che ne parla come di un paese contadino: «I cossoinesi attendono all’agricoltura in gran numero, in piccolo alla pastorizia. Solo 12 individui si esercitano nelle arti meccaniche. Il terreno in generale è ferace. Si semina starelli di grano 1500, d’orzo 300, di granone 35; si coltivano da molti fave, i fagiuoli di più varietà, i piselli, le lenticchie, da pochissimi le erbe ed i frutti ortensi. La vigna vi prospera. Si nutrono buoi per l’agricoltura 500; majali 200; pecore 8000; vacche 425; capre 300; cavalle rudi 200; cavalli e cavalle di servizio 200». Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento il paese, in concomitanza anche con le direttive che venivano dal neonato Stato nazionale, iniziò a dotarsi dei servizi essenziali e delle necessarie opere pubbliche. Molto importante la realizzazione della prima rete idrica, che nel 1928 mise fine al disagio secolare della popolazione, costretta a rifornirsi d’acqua nelle fontane dei dintorni; seguì a partire dal 1931 la realizzazione della rete fognaria. Sempre negli anni Trenta fu costituito un Comprensorio che provvide ad attuare una radicale bonifica della piana di Campu Giavesu, sino ad allora paludosa e malarica: realizzato attraverso una serie di canali il drenaggio delle acque, gli appezzamenti furono consegnati agli agricoltori, che poterono avviare la produzione di cereali e foraggi. Al riguardo del numero degli abitanti Vittorio Angius scriveva che «nel 1835 erano 1500, in famiglie 294; e si calcolavano all’anno matrimoni 10; nati 45; morti 25». La popolazione era in costante aumento e il fenomeno è continuato per tutto il secolo, la punta massima è stata raggiunta nel 1911, con 1842; nel 1951 è risalita a 1789, ma da allora è iniziato un calo, collegato all’abbandono delle attività tradizionali, che non ha avuto più termine, e sembra inarrestabile. Lo ha confermato il censimento del 2001 che, a fronte di una popolazione di 1002 unità (di cui 516 maschi e 486 femmine), registrava 10 morti e 7 nati; 10 nuovi iscritti all’anagrafe e 17 cancellati.
È continuata tuttavia l’opera di abbellimento del paese e valorizzazione dei suoi beni, con la realizzazione di opere e servizi, la cura del decoro urbano e molteplici iniziative per l’avvio di un’attività turistica. I rioni più antichi sono disposti lungo la via principale, via Vittorio Emanuele (un tratto della Statale 292 che congiunge la superstrada “Carlo Felice” con Pozzomaggiore); si articolano intorno alle strette strade e alle caratteristiche piazze (sas piattas), tra le quali ricordiamo Piatta ’e Cheja e Piatta ’e Istancu (“della Chiesa” e “della tabaccheria”). Le nuove zone d’espansione sono a Sa Serra e a Su Cannadeddu, entrambe su un colle a sud-est del paese. La casa comunale, costruita nel 1886, è stata restaurata alcuni anni orsono. Il caseggiato delle elementari risale agli anni Cinquanta. Un vecchio asilo è stato adibito a Centro sociale e ospita la Biblioteca del Comune di Cossoine. A Su Cannadeddu è presente una Scuola materna e nei pressi è stata realizzata un’ampia zona a verde pubblico che si estende per tre ettari comprendendo una piazza polivalente, un anfiteatro all’aperto e diverse strutture sportive. Il campo di calcio è a Sa Serra. La locale parrocchia, dedicata a Santa Chiara, fa parte dell’arcidiocesi di Sassari.

Il nome
Uno dei nomi usati in antico per il paese, Corsein, ha fatto supporre che ci sia stato all’origine un legame con la Corsica, ossia che il villaggio sia stato fondato da un gruppo di famiglie provenienti dalla vicina isola, transitate quindi in Gallura per stabilirsi infine in queste terre del Meilogu. Secondo il linguista Massimo Pittau il toponimo ha invece caratteristiche (sia la terminazione in n di forme antiche come Cossedin e Consedin che l’attuale finale in ine) che rivelano le sue chiare origini pre-latine, e quindi nuragiche o sardiane. Sarebbe quindi da collegarsi a termini come cothikìna, cossighina, che equivalgono all’italiano “ciocco, ceppaia”. «In origine dunque», conclude lo studioso, «Cossoine significa ‘ceppaia, luogo di estrazione di ciocchi’».

L’economia
La vita economica del Comune di Cossoine, un tempo basata sull’integrazione di agricoltura e allevamento, con importanti caseifici e una cava di caolino in regione Su Cattari, oggi si fonda quasi esclusivamente sull’allevamento dei bovini e degli ovini. Di recente sono sorte alcune attività imprenditoriali nel settore dell’agroalimentare e dei servizi e va potenziandosi la zona artigianale a ridosso della Statale 131. Le colture sono abbandonate, si provvede soltanto alla raccolta del fieno che si produce spontaneamente e che viene tutt’al più concimato. L’età media degli abitanti del Comune di Cossoine è alta, le pensioni sono circa 500. Alcuni posti di lavoro sono dati dal rimboschimento del Monte Traessu. Alcuni addetti al settore terziario degli impieghi e della sanità raggiungono quotidianamente Thiesi e Sassari. Dato che non esistono caseifici, il latte viene inviato a Pozzomaggiore e a Thiesi; per acquistare i prodotti per la campagna gli allevatori si recano a Oristano. Il mercato si tiene in piazza ogni sabato.

Lo scrittore
Gavino Cossu, nato a Cossoine nel 1844, fu tra i cultori del romanzo storico in Sardegna e partecipò al vivace movimento culturale isolano della seconda metà del secolo. Fu direttore della “Gazzetta di Sassari” e collaboratore della “Stella di Sardegna”, delle pagine culturali dell’“Avvenire di Sardegna” e del “Corriere di Sardegna”. Di professione insegnante, fu poi ispettore scolastico e rettore del Provveditorato agli Studi di Cagliari. Trascorsi nel paese natale (e stagionalmente nella vicina Bonnanaro) gli anni della giovinezza e della formazione, fu poi insegnante elementare, «condannato dalla sua cattiva stella a consumar la vita nel far apprendere l’a bi ci a parecchie decine di figli del popolo». Poi l’incarico di ispettore lo condusse in diversi circondari della Sardegna e della penisola, con missioni a Ozieri, Oristano, Cagliari, Sassari, Nicastro di Calabria. Per i meriti acquisiti fu nominato con decreto regio Cavaliere della Corona d’Italia. Di salute cagionevole, spirò all’ospedale civile di Sassari il 22 settembre 1890, all’età di 46 anni. Le sue spoglie furono deposte nel settore monumentale del cimitero di quella città. Ha lasciato alcuni scritti relativi alla sua professione di insegnante e di dirigente scolastico, ma è ricordato soprattutto come narratore. Contemporaneo di Alessandro Manzoni, esprime doti di grande scrittore e la capacità di rendere reali, nelle sue descrizioni, personaggi ed ambienti. Sotterranei, prigioni, sparizioni misteriose e sinistri castelli sono gli ingredienti della sua narrativa: luoghi e persone ispirati a volte da leggende paesane, non ultime quelle legate alla voragine di Su Mammuscone, nel territorio del Comune di Cossoine. Egli è stato comunque individuato, insieme a pochi altri e prima dell’emergere delle opere di Grazia Deledda, come pioniere dei romanzi storici che il XIX secolo ci ha regalato. Tra queste sue opere si ricordano Il Colle del Diavolo ovvero Lupo Doria-Malaspina marchese di Bonvhei. Tradizione popolare sarda del secolo XIII, Cagliari 1869; La pazza della Maddalena. Reminiscenze d’un viaggio, Cagliari 1871; Gli Anchita e i Brundanu. Racconto sardo del secolo XVII, Cagliari 1882; La bella Zulema e gli stagni d’Oristano: leggenda, Cagliari 1882; Il dottor Franchino. Episodio del secolo XVI, Sassari 1883.
I romanzi Il colle del diavolo e Gli Anchita e i Brundanu sono stati ripubblicati di recente per iniziativa dell’Amministrazione comunale. Cossu ha lasciato anche incompiuto, e inedito, un lavoro di carattere storico su Giovanni Maria Angioy, dal titolo programmatico Giovanni Maria Angioy e i moti liberali del secolo scorso: ne diede notizia nel 1882 in uno scritto comparso sull’“Avvenire di Sardegna”, ma non ne è stata trovata in seguito traccia.

Santa Chiara
La sagra popolare dedicata alla patrona Santa Chiara si tiene l’11 agosto, ed è accompagnata da una serie di riti religiosi e manifestazioni civili. Tra i primi la processione solenne, che si snoda lungo le vie del paese con la partecipazione di fedeli che indossano i costumi tradizionali.

San Sebastiano
La festa in onore di San Sebastiano si tiene la seconda domenica di maggio nella chiesetta omonima, che si affaccia sulla strada principale. Le celebrazioni religiose comprendono vespri, messa solenne e processione con la partecipazione di fedeli in costume e della banda; tra quelle civili si alternano di volta in volta, a seconda degli intenti e delle possibilità degli organizzatori, concerti, balli, esibizioni di cantanti “a chitarra”. Ma lo spettacolo che attrae la maggiore attenzione è l’ardia, la corsa rituale a cavallo: si tiene la sera del sabato e la mattina della domenica lungo un percorso che si snoda per quasi due chilometri all’interno dell’abitato. Di origini molto antiche, era caduta in disuso ed è stata riportata in auge negli ultimi anni; gli organizzatori sono impegnati tra l’altro nel tentativo di renderla meno pericolosa, perché il fondo stradale, asfaltato, facilita le cadute di cavalli e cavalieri.

Santa Maria Iscalas
Da quando è stata restaurata la chiesa campestre di Santa Maria Iscalas è tornata ad essere sede di una celebrazione annuale, che si tiene tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre. La ricorrenza, molto sentita dalla popolazione del Comune di Cossoine, comprende riti religiosi e manifestazioni civili come spettacoli, concerti e competizioni sportive che si tengono anche nel centro abitato. Le celebrazioni religiose culminano nella processione che conduce la statua della Madonna dalla parrocchiale a Santa Maria e nella messa solenne che viene celebrata il giorno finale, una domenica. Dopo il rito religioso i fedeli si spargono nella campagna circostante per consumare il pranzo, mentre gli appassionati imbracciano le armi nel vicino tiro a volo.

Le feste minori
Il 4 ottobre i pastori festeggiano San Francesco e provvedono a fornire i generi – soprattutto la carne – necessari per il grande pranzo comunitario a base di pane ’uddidu, uno dei piatti tipici della zona. Analoga iniziativa viene presa dagli artigiani per celebrare Santa Lucia, il 13 dicembre. Di recente un comitato di donne ha ridato vita alla festa per Santa Rita, che si tiene il 22 maggio. In occasione di queste ricorrenze gli organizzatori si preoccupano di rendere partecipi anche gli anziani che non possono muoversi da casa, e li raggiungono portando una porzione di cibo, un’immaginetta, un piccolo momento, la festa di Nostra Signora de Mesaustu (14 agosto), quando la Madonna veniva portata in processione su una lettiga bianca, su lettu ’e mesaustu. La parrocchia ha tuttavia recuperato il culto religioso e la lettiga.

Altre manifestazioni
Tra le manifestazione civili di nuova istituzione si ripetono in questi anni quella estiva, a carattere prevalentemente gastronomico, denominata Mejlogu la Cultura delle Tradizioni, una Mostra Mercato dei prodotti tipici e delle attività artigianali e la Fiera Natale a dicembre. Viene celebrato anche il Carnevale con una serie di divertimenti che culminano con una sfilata di carri allegorici; mentre l’Estate cossoinese vede lo svolgersi di una serie di spettacoli all’aperto, di natura prevalentemente musicale.

Il costume tradizionale
A Cossoine è presente il gruppo folk Santa Chiara che partecipa a feste, sfilate e processioni sia nel paese che in altri centri. I componenti – ma anche altri cossoinesi che non ne fanno parte – indossano in occasione di celebrazioni e ricorrenze gli eleganti costumi tradizionali, che vengono conservati gelosamente dalle famiglie. Tra questi il vestito da sposa, caratterizzato da una gonna di panno nero plissettata posteriormente, cui si sovrappone sa falditta, il grembiule di raso o di seta, ricamato; da una camicia di tela bianca ricamata sul davanti, a giro collo e chiusa da bottoni d’oro; e da una giacca, su corittu, di velluto viola o nero, che si distingue soprattutto perché bordata da una frangia di fili dorati. Il costume maschile antico comprende il copricapo, sa berritta, di orbace nero; la camicia di tela bianca col collo “alla coreana”; il gonnellino di orbace nero che si sovrappone ai pantaloni, sos caltzones, di tela bianca; e la giacca a doppio petto, su gabbanu, di panno rosso con bottoni di filigrana d’oro o d’argento. Una versione più moderna prevede alcune modifiche, tra le quali l’uso di pantaloni lunghi, ma sempre di orbace nero.

I piatti tipici della gastronomia locale sono quelli che sono stati elaborati nell’ambito di un’economia agricolo-pastorale protrattasi per lunghi secoli. Tra quelli più “ricchi” sono gli arrosti di agnello e di porcetto, comuni a tanta parte dell’isola. Tra quelli “poveri”, il Comune di Cossoine divide con molti altri paesi una zuppa invernale, fae a laldu con ossos de polcu, “fave e lardo con ossi di maiale”, un piatto completo perché comprende sia la carne che i legumi nonché la verdura, che può essere cavolo, borragine o finocchietti selvatici. Più tipici di questi centri del Meilogu sono su pane ’uddiu, “il pane bollito”, e su pan’a fittas, “il pane a fette”, perché hanno come base primaria il pane-spianata prodotto localmente, su zichi, che, confezionato come è con farina di grano duro, sopporta bene una seconda cottura. Nel primo caso viene bollito insieme a lardo o salsiccia ed eventuali verdure; nel secondo viene fatto cuocere in acqua bollente e poi condito con sugo e formaggio, esattamente come si fa con gli spaghetti o i maccheroni. Per Santa Rita vengono confezionati dei piccoli pani rituali, riproduzione di su zichi in iscadda, pane ornato preparato di solito per le feste e i matrimoni. In occasione della festa di Nostra Signora di Mesaustu, ormai abbandonata, nelle case si preparava la pastasciutta con su ghisadu, sugo con pollastri o pernici.

Su Mammuscone
Molte leggende locali sono legate alla presenza nel territorio del Comune di Cossoine di una voragine naturale, nota come Su Mammuscone. Si trova in una zona di basalti non lontano dalla strada per Pozzomaggiore, ma si dice che sia collegata per mezzo di un cunicolo sotterraneo con alcune grotte naturali situate a Sa Ro, nella sottostante vallata dell’Alchennero. A dimostrare l’esistenza del passaggio sarebbero stati alcuni maiali che, caduti nel profondo pozzo e dati per perduti, ricomparvero dopo qualche tempo, a valle; sono ricordati come sos porcos de sas fadas.
Si racconta che a Su Mammuscone venivano accompagnati, dai rispettivi figli, i vecchi per essere precipitati, una volta che avevano raggiunto una certa età. Lungo il sentiero una pietra bassa e larga era usata tradizionalmente come pasadolzu, luogo per riposarsi lungo il triste viaggio; ma fu qui che, finalmente, un figlio saggio decise di mettere fine alla consuetudine e riportò il padre a casa. Ma la voragine era nota soprattutto perché vi venivano gettate le giovani che perdevano la verginità prima del matrimonio; è questo uno dei racconti popolari che Francesco Enna ha raccolto nel suo Contos de foghile (Sassari 1984); ne diamo qui la traduzione italiana: «Anticamente, le ragazze che divenivano incinte fuori dal matrimonio, dicono le buttassero a Mammuscone. Le buttavano dentro i fratelli o i parenti. Costoro, quando prendevano la ragazza per ucciderla, le dicevano che dovevano portarla alla festa di San Mammuscone. A quei tempi a Mammuscone c’era un bosco che oggi non c’è più. Arrivavano di notte e le gettavano in questa voragine, che è tutta piena di rocce, dove morivano subito. Una volta si racconta che certe persone avessero sbagliato strada e che fossero capitate in un ovile. Il pastore quando sentì che stavano andando a San Mammuscone, disse alla ragazza: «Non andarci, perché vogliono ucciderti». Allora la ragazza non ci volle più andare. E ai fratelli il pastore disse: «Se date retta a me, fate il vostro dovere: non andate ad uccidere nessuno. Da allora non buttarono più le ragazze a Mammuscone» (Riferito da Giovanni Pinna di Cossoine).

Nel centro abitato
Al centro del paese, di fianco alla strada principale, sorge la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Chiara. Costruita tra la seconda metà del Seicento e i primi decenni del Settecento, ha la facciata d’impostazione tardogotica che riprende motivi comuni a quelli di altre chiese della zona: segnata dal basamento e da una cornice orizzontale, ha al centro il portale con arco a tutto sesto, ghiera decorata e colonnine. L’interno è costituito da un’unica navata divisa in tre parti da archi a sesto acuto che poggiano su capitelli figurati: in uno compaiono ballerini e suonatori, in un altro lo stemma dei feudatari Castelvì Flors. Di un certo pregio anche le statue e le decorazioni che ornano le cappelle laterali. Il presbiterio, eseguito nel 1696 dal maestro Francisco Tola, ha impianto rettangolare coperto con volta a botte impostata su una cornice ornata. Su un fianco della chiesa si leva il campanile, fatto costruire nel 1729 dal parroco Pietro Usely: alla base quadrata segue la canna di forma ottagonale, sulla quale s’imposta la guglia a dentelli. Di fronte alla chiesa si trova la canonica, costruita nel Settecento con forme d’ispirazione gesuitica, restaurata di recente. In questo edificio è in via di allestimento un Museo di arte sacra, destinato ad accogliere statue, quadri, oggetti e paramenti in uso in passato. A breve distanza dalla parrocchiale, affacciato anch’esso sulla via principale, si trova l’edificio un tempo adibito a Monte Granatico, di recente rimesso a nuovo. Vi si sta predisponendo un Centro di documentazione intitolato a Pietrina Cossu Ruggiu, destinato ad accogliere documenti e immagini conservati nell’Archivio del Comune di Cossoine. Sulla via Vittorio Emanuele si affaccia una casa padronale di pregio, restaurata di recente per iniziativa dell’Amministrazione del Comune di Cossoine. È destinata ad accogliere il Museo enogastronomico “Paolino Carboni”, composto di una parte espositiva e di una destinata alla ristorazione. Continuando dal Monte Granatico verso l’interno del paese si raggiunge una piazza rettangolare sulla quale su affaccia la chiesa di Santa Croce. È un piccolo ma pregiato oratorio risalente al XVII secolo: ha la facciata a capanna con un bel portale architravato delimitato da colonne parte a torciglione parte scanalate, mentre l’interno è costituito da una navata coperta con volta a botte e presbiterio quadrato. Durante la guerra l’edificio fu utilizzato come ricovero per i soldati. Vi si tengono i riti della croce durante la Settimana Santa, una volta deposto il Cristo dopo S’Iscravamentu in Santa Chiara. Sulla via principale, preceduta da un piazzale con gradinate d’accesso, si affaccia la chiesa di San Sebastiano, costruita nel Seicento. La facciata, di impostazione classicheggiante, ha sul fianco, come Santa Croce, una piccola torre con cella campanaria. La pianta è a croce latina formata da una navata centrale e da due cappelle laterali, cui si unisce il presbiterio sopraelevato. Alla controfacciata si appoggia il coro sorretto da colonne. Al centro del paese si apre un’ampia area verde, un giardino pubblico piuttosto insolito nei piccoli centri dell’isola. Realizzato dall’Amministrazione del Comune di Cossoine trasformando una proprietà privata, è ornato da alberi e aiuole, siepi e sentieri, e ha al centro alcune sculture di Pinuccio Sciola. Poco oltre si trova il grande anfiteatro all’aperto, dove si tengono ogni anno spettacoli musicali e teatrali che attirano un pubblico numeroso. Concepito per accogliere 1000 persone a sedere, arriva a contenerne molte di più quando ospita – come è accaduto – importanti personaggi dello spettacolo e della musica come Edoardo Bennato, Umberto Tozzi, Angelo Branduardi. il centro abitato del Comune di Cossoine presenta diversi murales che riassumono i momenti significativi della sua storia e delle sue tradizioni. Il maestro Angelo Pilloni vi ha rappresentato gli scorci paesaggistici del paese, la sua gente, la sua storia, la sua cultura. Colpiscono l’attenzione prestata per i particolari, per un verso, e per l’altro l’ampiezza delle scenografie. Tra i più belli quello che si trova a sinistra, nell’area d’ingresso agli spazi occupati dai giardini pubblici e dall’anfiteatro.

Nel territorio
La voragine, chiamata localmente sa ’ucca, “la bocca”, de Mammuscone, si trova a breve distanza dal paese, in direzione sud. Attraversa dapprima uno strato di basalto e continua poi in profondità attraverso i sottostanti strati di calcare miocenico. Accessibile solamente a personale specializzato e dotato della necessaria attrezzatura, è conosciuta sin dall’antichità e legata a credenze a mezzo tra la realtà e la leggenda. Si credeva un tempo che ci fosse un collegamento con le grotte di Sa Ro, poste a valle, e si raccontava che dei maiali precipitati al suo interno erano comparsi in basso sette anni dopo: sono ricordati ancora oggi come sos porcos de sas fadas, “i porci delle fate”. Nel Medioevo era considerato dalla credulità popolare la porta dell’Inferno. E si dice poi che in tempi più antichi vi venissero precipitati i vecchi non più utili ai lavori di campagna e le giovani rimaste incinte fuori dal matrimonio. Resta ancora, nel paese e in quelli vicini, la minaccia, oggi pronunciata scherzosamente: In Mammuscone ti chi ’ettene!, “Ti buttino nel Mammuscone!”. Si segnala inoltre l’area di Alchennero, caratterizzata dalle imponenti pareti calcaree, tra le quali scorre il fiume omonimo. Si distingue per la presenza di numerose necropoli ipogeiche del Neolitico recente, tra le quali spicca quella di Furrighesos, e di interessantissimi resti dell’insediamento nuragico in località Santu Pedru, sede di abitato in età romana e tardo antica e nel quale è verosimile porre l’ubicazione dello scomparso villaggio medioevale di Alchennor, noto nelle fonti documentali dell’epoca. Affacciato sulla piana di Campu Giavesu, raggiungibile seguendo la strada che dal paese conduce a Santa Maria Iscalas, è il complesso di Corruoe-Aidu, risalente all’epoca nuragica e a epoche successive. Sottoposto a interventi di scavo e di valorizzazione a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, comprende due nuraghi. Il nuraghe Aidu, già noto in precedenza, con mastio centrale e quattro torri laterali collegate al corpo centrale da un sistema di cortine murarie. I lavori hanno messo in luce poi i resti del nuraghe Corruoe, più direttamente affacciato verso la piana e costruito probabilmente per poter controllare i movimenti lungo le strade del tempo. Mentre nei pressi dell’Aidu si trova una tomba di giganti, intorno al Corruoe è venuta alla luce tutta una serie di strutture e di reperti che ne hanno fatto supporre il popolamento e l’utilizzazione anche nelle successive epoche romana e medioevale: si tratta di un muro di cinta, di un villaggio con capanne a pianta sia rotonda che rettangolare e una grande quantità di monete e di resti di vasellame. Un’altra area archeologica di notevole interesse è quella di Santa Maria Iscalas. Il sito mostra una continuità di occupazione dall’età del Bronzo sino al pieno Medioevo, come rivelano l’insediamento nuragico- romano e l’omonimo edificio religioso. La chiesa, con pianta a croce greca, bracci voltati a botte e corpo centrale cupolato, consta nel suo aspetto esteriore di diversi corpi di fabbrica risalenti ai secoli XI e XIII ma eretti verosimilmente sui resti di un edificio precedente, risalente al VI secolo d.C., durante il periodo di dominio bizantino in Sardegna. Essa costituisce uno degli esemplari più antichi dell’architettura religiosa dell’Isola. Abbandonata per oltre sette secoli, è tornata alla luce nel 1959 grazie al recupero da parte di un gruppo di volontari del paese ed è stata infine restaurata, grazie all’intervento dell’Amministrazione del Comune di Cossoine, nel 1982. Oltre la chiesa di Santa Maria Iscalas, si estende la Foresta demaniale del Monte Traessu, un massiccio alto 721 metri costituito da rocce basaltiche scavate in gole e dirupi, ricco di grotte, con manto boschivo costituito principalmente da sughere, roverelle, lecci e macchia mediterranea. Sin dagli anni Settanta è stato sottoposto a un’azione di rimboschimento, mirata anche a prevenire gli incendi. Ad occidente del paese è situata la zona, fertile e ondulata, di Su Cattari, sfruttata un tempo dagli agricoltori. Restano tuttora numerose pinnettas, le capanne con la copertura in pietre costruita con la medesima tecnica utilizzata per i nuraghi; ma sono presenti anche vestigia di monumenti nuragici veri e propri. Qua e là si possono vedere anche le miniere di caolino a cielo aperto, un tempo intensamente sfruttate e oggi abbandonate. Il territorio del Comune di Cossoine conserva un patrimonio speleologico di notevole interesse. L’agro è punteggiato da un grande numero di grotte nessuna delle quali è attrezzata per la visita; per accedervi è meglio rivolgersi al Comune, oppure chiedere del signor Piero Virgilio. Tra le più importanti citiamo Sa ’Ucca ’e Su Peltusu, che con i suoi 3180 metri di sviluppo interno è la grotta più lunga della provincia di Sassari. Uno dei due ingressi si apre alle falde del Monte Castanza, non distante dalla chiesa di Santa Maria Iscalas. Articolata su diversi piani e in vari rami, è attraversata da un torrente che trasporta le acque con un percorso sotterraneo di oltre un chilometro e mezzo.

Il paese è collegato per mezzo di autobus di linea con Sassari, Thiesi e Pozzomaggiore; l’aeroporto si trova ad Alghero, a 65 km; il porto a Porto Torres, a 70 km.

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Pro Loco Piazza del Popolo - Tel. 079 860013 - prolococossoine@tiscali.it - www.prolococossoine.com
Ufficio Turistico Piazza Vittorio Veneto 1
Alkennor Servizi Turistici Via Regina Elena - Tel. 340 3350787 - info@alkennor.it - www.alkennor.it
Cooperativa Servitur di Cau & C. Via Regina Elena 48 - Tel. 079 861262
Associazione folkloristica “Gruppo Folk Santa Chiara” Via Vittorio Emanuele s.c. - Tel. 328 4711525 - fax 079 861036/860177 - schiarafolk@yahoo.it - www.cossoinefolk.it

Ospitalità
B&B Funtana di Uccia Ruggiu Tel. 320 6563818
Bar Pizzeria Campus Via Vittorio Emanuele 88 - Tel. 079 861307
Bar dei fratelli Carboni Via Vittorio Emanuele 53 - Tel. 079 861021
Central Bar di Agostino Cuccuru Piazza del Popolo
Pizza Mania Via Regina Elena

Artisti e artigiani
CIS di Sandro Campus & C.
(produzione di salumi tipici del Logudoro-Meilogu) Via Giovanni Maria Campus - Tel. 079 861262

 La festa di Santa Chiara.Esibizione del gruppo folk Santa Chiara.

Santa Chiara: (si tiene in agosto il 11/08)
In onore della Santa si svolge una sagra popolare, accompagnata da una serie di riti religiosi e manifestazioni civili. Tra i primi la processione solenne, che si snoda lungo le vie del paese con la partecipazione di fedeli che indossano i costumi tradizionali.

La festa di San Sebastiano.

San Sebastiano: (si tiene in maggio il 11/05)
La festa in onore di San Sebastiano si tiene la seconda domenica di maggio nella chiesetta omonima, che si affaccia sulla strada principale. Le celebrazioni religiose comprendono vespri, messa solenne e processione con la partecipazione di fedeli in costume e della banda; tra quelle ci- vili si alternano di volta in volta, a seconda degli intenti e delle possibilità degli organizzatori, concerti, balli, esibizioni di cantanti “a chitarra”.
Ma lo spettacolo che attrae la maggiore attenzione è l’ardia, la corsa rituale a cavallo: si tiene la sera del sabato e la mattina della domenica lungo un percorso che si snoda per quasi due chilometri all’interno dell’abitato.
Di origini molto antiche, era caduta in disuso ed è stata riportata in auge negli ultimi anni; gli organizzatori sono impegnati tra l’altro nel tentativo di renderla meno pericolosa, perché il fondo stradale, asfaltato, facilita le cadute di cavalli e cavalieri.

La chiesa di Santa Maria Iscalas.

Santa Maria Iscalas: (si tiene in agosto)
Viene celebrata tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre. La ricorrenza, comprende riti religiosi e manifestazioni civili come spettacoli, concerti e competizioni sportive che si tengono anche nel centro abitato. Le  celebrazioni religiose culminano nella processione e nella Messa solenne che viene celebrata il giorno finale, una domenica.

San Francesco: (si tiene in ottobre il 04/10)
Festeggiato dai pastori, che provvedono a fornire i generi necessari per allestire un pranzo comunitario a base di pane ‘uddidu, uno dei piatti tipici della zona.

Santa Lucia: (si tiene in dicembre il 13/12)

Mejlogu la cultura delle tradizioni: (si tiene in agosto)
Mostra mercato che si tiene durante il periodo estivo, di carattere prevalentemente gastronomico.

Fiera di Natale: (si tiene in dicembre)
Si svolge durante il periodo natalizio, attraendo numerosi visitatori.

Il Carnevale.


Carnevale
: (si tiene in febbraio)
Viene celebrato ogni anno con una serie di divertimenti che culminano in una sfilata di carri allegorici.

Estate Cossoinese: (si tiene da Luglio a Settembre)
Periodo nel quale si svolgono numerosi spettacoli all’aperto di natura prevalentemente musicale.

Il nuraghe Alvu.
Il nuraghe Alvu.
Il complesso nuragico di Corruoe-Aidu.
Il complesso nuragico di Corruoe-Aidu.
La chiesa di San Sebastiano.
La chiesa di San Sebastiano.
La fonte di Lalvos.
La fonte di Lalvos.
La casa comunale.
La casa comunale.
Murale.
Murale.
La festa di Santa Chiara.
La festa di Santa Chiara.
La festa di San Sebastiano.
La festa di San Sebastiano.
La chiesa di Santa Maria Iscalas.
La chiesa di Santa Maria Iscalas.
Esibizione del gruppo folk Santa Chiara.
Esibizione del gruppo folk Santa Chiara.
Il costume tradizionale.
Il costume tradizionale.
Su Pan ’a fittas.
Su Pan ’a fittas.
La voragine di Su Mammuscone.
La voragine di Su Mammuscone.
La chiesa di Santa Chiara.
La chiesa di Santa Chiara.
Chiesa di Santa Chiara, capitello.
Chiesa di Santa Chiara, capitello.
Il Monte Granatico.
Il Monte Granatico.
La chiesa di Santa Croce.
La chiesa di Santa Croce.
Le sculture di Pinuccio Sciola.
Le sculture di Pinuccio Sciola.
L’anfiteatro all’aperto.
L’anfiteatro all’aperto.
Murale.
Murale.
La tomba di giganti di Aidu.
La tomba di giganti di Aidu.
Il nuraghe Corruoe.
Il nuraghe Corruoe.
Pinnetta.
Pinnetta.
La Grotta di Su Peltosu.
La Grotta di Su Peltosu.










 

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