Chiaramonti

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Anglona

CAP: 07030
Prefisso Telefono: 079

Azienda n.1, Sassari
Distretto sanitario Sassari

Superficie territoriale 98,76 kmq
Altitudine 430 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:2974
1961:2729
1971:2252
1981:2186
1991:1997
2001:1915
2005:1849
2011:1748


Unione dei Comuni "Anglona e bassa valle del Coghinas"
Erula, Laerru, Martis, Perfugas, S. Maria Coghinas, Tergu, Valledoria, Viddalba
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Tra colli e valli
Collocato ad anfiteatro fra le colline San Matteo (m 467) e Carmelo (432) e sotto il pianoro di Codìna ràsa (467), Chiaramonti spicca sulla vallata dell’Anglona, antica curadorìa del Giudicato di Torres. In questa splendida conca ha avuto vita il borgo antico con i suoi rioni: Sàntu Lujsi, Carrèla Longa, Mùru Pianèdda, Camìnu ‘e Cunvèntu, Su Rosàriu, Piàtta, S’Ùlumu, Pàla ‘e Chércu, Sa Murighèssa, Sa Nièra e S’Istradòne, da dove si diramano stretti carrùzi, carrèlas e tirighìnos. Verso la metà del ‘900 sono sorti i quartieri nuovi: Sàntu Juànne, Lìttu, Sa Rùghe. 
Il territorio comunale si estende per 98,76 kmq e confina con quelli di Martis, Nulvi, Ploaghe, Erula, Tula e Ozieri. È caratterizzato da un’orografia varia, con le piccole alture di Su Sassu, a sud-est, e alcune vallate punteggiate da sughere e lecci.
La natura del suolo è molto varia: silicea, calcarea, trachitica, argillosa e sabbiosa a seconda delle zone; un’enorme varietà di materiali che poi troviamo utilizzati per le costruzioni rurali e nelle murature a sìccu (senza legante) a separazione delle tàncas (terreni delimitati), alcune erette in seguito all’Editto sulle chiudende del 1823. I corsi d’acqua sono per lo più modesti; tuttavia uno in particolare dà vita a una cascata in località Chirrálza, lungo la strada per Erula. Il paese, e i dintorni, sono comunque ricchi di sorgenti che un tempo venivano utilizzate per l’approvvigionamento delle famiglie:
Funtàna Nòa, in via Tolis; Funtanèddha, tra via Vare e via Carmelo; Sàntu Miàli, nel prolungamento di via Amadio; Spurulò, lungo la strada per Martis; nonché quella presso la chiesa campestre di Santa Giusta. 

Dai villaggi al castello
Dalla toponomastica dei luoghi dell’agro si può risalire agli insediamenti prenuragici e nuragici: è stata accertata la presenza di numerosissimi nuraghi, oltre 100; più 12 siti di dòmus de janas, 3 fortezze prenuragiche, 20 tombe dei giganti e all’incirca 10 bètili. Mentre la colonizzazione romana è confermata da una necropoli.
La vicenda dell’attuale abitato ha inizio con quella di piccoli nuclei abitativi medievali, prevalentemente nei territori di Órria Mànna (Granaio Grande) – ai confini con Nulvi – e Órria Pithìnna, a seguito di una donazione fatta nel 1205 dalla nobildonna Maria de Thori, nipote del giudice di Torres Comita II, ai monaci camaldolesi.
Si eressero due chiese: Santa Giusta de Sas Àbbas (delle acque) e quella, in stile romanico-pisano, di Santa Maria Maddalena, in località Órria Pithìnna. Tutte dotate di abitazioni, vigneti, terre, animali e servitù connessi a un monasterium de Órrea, in virtù dell’amenità della zona e per la presenza del rio Bàdu ‘Òlta (guado fluviale). Si ebbero poi molti altri stanziamenti attorno alle chiese campestri, se ne sono individuati ben 24. Di alcune chiese, quelle più vicine all’abitato odierno, restano soltanto ruderi: Santa Caterina, San Giuliano, San Pietro, Santa Vittoria, San Paolo, Sàntu Miàli.
La considerevole quantità di edifici ecclesiali, in un territorio così ristretto, sarebbe legata, secondo Vico Mossa, al fenomeno della creazione e poi della scomparsa dei villaggi, che è stato molto intenso in Sardegna.
Di fatto l’abbandono di alcuni di questi centri diede luogo, nel XIV secolo, alla nascita del paese attuale. Gli abitanti decidevano così di riunirsi sotto l’ala protettrice della famiglia genovese dei Doria che qui aveva costruito un castello e, probabilmente, anche una cappella dedicata a San Matteo, loro protettore. Un parroco dell’Ottocento precisava, ma non sappiamo con quale fondamento, che l’edificio sacro era stato eretto «per riparare alla vita scandalosa di Matteo Doria». 

Il Novecento
Il nuovo secolo si apre con l’inaugurazione di nuovi impianti per la molitura dei cereali, ma anche con l’apertura dei flussi migratori verso l’America, in particolare Panama, dove era in costruzione il canale, e San Francisco.
Si arriva così alla Grande Guerra, cui Chiaramonti diede il contributo di 43 caduti; seguì nel 1918 l’epidemia di “spagnola” che in soli tre mesi portò via 97 persone, di cui 61 in età giovanile.
La prima lampadina elettrica arrivò alla metà degli anni Venti. Tra il 1926 al 1946 si alternarono undici tra commissari prefettizi e podestà. All’istituzione della Repubblica seguì un periodo di ripresa delle attività tradizionali, pastorizia e agricoltura, favorite anche dalla Riforma agraria; ci furono iniziative nei settori caseario e dell’artigianato e si registrarono progressi nel campo delle attività terziarie, tanto che negli anni tra il 1960 e il 1980 si ebbe un periodo di relativo benessere. 

Il monte della clematide
Secondo il linguista Massimo Pittau il nome del paese potrebbe derivare dalla locuzione logudorese «cràru de mònte», letteralmente “chiaro di monte”. Mauro Maxia, studioso della toponomastica anglonese, ipotizza invece l’unione del fitonimo tzara (pianta clematide) con il latino mons, monte: dovremmo così interpretare Tzaramònte come “monte della clematide”. Nei documenti antichi il nome compare nelle versioni: Zaramònte, Saramònte, Çaramònte, e anche oppidum Claramontis. 

Il ritorno alla terra
Negli anni Sessanta del Novecento ha prevalso la tendenza ad abbandonare i lavori della terra per entrare nell’industria petrolchimica in Porto Torres, o ad accedere al settore del terziario. Decisioni che hanno determinato la crisi delle attività tradizionali. Al 31 luglio 2016 è stato registrato un patrimonio zootecnico costituito da 1746 bovini, 21.527 ovini e 926 suini.
Ci si chiede se nel prossimo futuro si potrà assistere a un ritorno alla terra e alla natura, le fonti di reddito dalle quali si era partiti. 

Il bandito e la banditessa
Tra i personaggi del passato si ricorda il bandito Juan Fajs (nulvese di nascita, 1700(?)-1779) che imperversò per circa sessant’anni nei territori dell’Anglona, del Logudoro e del Monte Acuto. Nel 1727 sposò la chiaramontese Baingia Unali Sanna, stabilendosi qui; ebbero cinque figli, uno dei quali diventò sacerdote, più per amministrare il patrimonio accumulato, al servizio di questo e di quel printzipàle (notabile), che per vocazione.
Sua contemporanea, e compagna di avventure, fu donna Lucìa Tedde- Delitàla, che Giuseppe Manno ha definito «nobildonna con i mustacchi da granatiere, capace di cavalcare e di sparare meglio di un uomo». E in effetti non aveva niente da invidiare ai maschi in fatto di ardimento e ferocia. Si racconta che fosse una scrupolosa osservante dei principi morali, riguardo l’abbigliamento delle popolane che frequentavano i luoghi di culto, tanto che arrivava a intervenire con le forbici sugli abiti di quelle che si presentavano in abiti attillati o troppo sfarzosi rispetto al censo d’appartenenza. 

Gli scrittori, l’amministratore, l’imprenditore

Si ricordano ancora Salvatore Cossu (1799-1868), decano dei parroci dell’arcidiocesi turritana, a lungo rettore a Ploaghe, teologo, poeta e scrittore; Pietro Canu, poeta (1788-1845); Bainzu Cossiga (1809-1855), detto su poèta christiànu, autore di una Doctrinetta in sonèttos logudorèsos e bisnonno del presidente della Repubblica Francesco; Bachisio Madau (1818-1892), avvocato, amministratore locale e solerte difensore della comunità; Giorgio Falchi (1843- 1922), benefattore e memorialista della storia paesana del tempo; Armando Fumera (1905-1971) imprenditore dell’industria casearia. 

Le medaglie

È stato decorato con la Medaglia d’oro alla memoria il carabiniere Ciriaco Carru (1963-1995), caduto il 16 agosto 1995 insieme a un collega di Porto Torres, nella località Pède ‘e Sèmene (lungo la Sassari-Olbia), nel corso di un conflitto a fuoco con alcuni malviventi.
Nel 2011 la Medaglia d’oro alla memoria è stata concessa anche alla guardia di Finanza Gavino Tolis (1919-1944) che, in servizio a Ponte Chiasso, favorì la fuga in Svizzera di profughi ebrei e di perseguitati politici; scoperto, fu deportato a Mauthausen, dove morì.
Hanno meritato la Medaglia d’argento al Valore militare Salvatore Cossu, caduto in Eritrea nel 1896; Giovanni Matteo Brunu e Pietro Cossu, I Guerra mondiale; Giovanni Gavino Caccioni, guerra di Libia, 1922; e Filippo Budroni, guerra di Spagna, 1939. 

Le manifestazioni civili…
Tra le ricorrenze civili si celebra a Chiaramonti il Giovedì grasso, rallegrato da un pranzo comunitario che ha per piatto forte la favata, ovvero fàe e lárdu. La Pro Loco organizza ogni anno la Giornata dell’Anziano, che prevede un sontuoso pranzo e musiche dal genere vario.
Nei giorni precedenti il Ferragosto il trombettista Paolo Fresu fa tappa col suo Time in Jazz tra i maestosi ruderi del Castello dei Doria e antica chiesa di S. Matteo, e tiene con altri artisti un incontro musicale che attira gli appassionati anche dai centri più lontani. Altri eventi musicali, sotto l’insegna “NOT(t)E d’Autore”, vengono proposti dall’Associazione Gruppo XXL.
Alla fine di agosto si tiene in località Funtanátza il simposio di scultura L’Arte di Angelo, che prevede l’impiego della trachite. Pochi giorni dopo si snoda per le vie del paese la coreografica sfilata di gruppi folk della Sardegna denominata Costùmenes e costumàntzias. 

e quelle religiose
Quelle della Settimana santa rientrano tra le manifestazioni religiose più sentite e partecipate. In particolare a quella de S’Iscravamèntu (la Deposizione) si lega la tradizione dei romaglièttes, i mazzetti di violacciocche usati per adornare il letto del Cristo: alla fine della cerimonia vengono distribuiti tra i presenti e, mentre alcuni verranno conservati nei cassetti di casa, tra la biancheria, altri verranno usati come messaggio amoroso: la notte della vigilia di Pasqua i giovani li depongono sul davanzale delle finestre della ragazza di cui sono innamorati. Se abitano ai piani alti arrivano a servirsi di scale; e comunque, tutte le ragazze da marito si affrettano, al mattino, a controllare il proprio balcone.
Qualcuna può avere, però, la sgradita sorpresa di trovare davanti alla porta un mucchio di paglia: il significato del messaggio è «pitzìnna pazósa», “ragazza altezzosa”, perciò appena possibile qualcuno della famiglia si affretta a far scomparire l’imbarazzante “segnale”.
Tra i santi la più venerata è Santa Giusta, per Lei si fa festa a maggio, il giorno dell’Ascensione, e la prima domenica di settembre. La prima festa, però, è la più coinvolgente in assoluto: un corteo di macchine accompagna la statua nella chiesa campestre, dove seguono la funzione religiosa e quindi un pranzo, offerto dal comitato promotore, a base di ciccionèddos cun ghisàdu (gnocchetti sardi con carne di pecora in umido); a seguire bollito di carne -sempre di pecora- con patate e cipolle lessate; segue uno scambio di dolci fatti in casa tra le festose bancate.
Il ciclo delle celebrazioni si chiude con quella dedicata al patrono San Matteo, il 21 settembre. 

L’abito di zio Martino
Il ricordo più recente del costume maschile è affidato alla figura de tìu Martine Tedde, che sino a una trentina d’anni fa attraversava il paese a cavallo di un’èbba (cavalla) bianca. Vestiva con una camiciola bianca, un giustacore nero con doppia abbottonatura e ornato da due file di bottoni, su cappòtinu (corto gabbano) nero con cappuccio; pantaloni in orbace e scarponi con la suola bullittàda (chiodata).

Velluti, pizzi e gioielli
Notizie sui capi che componevano l’abito femminile si trovano in alcuni antichi testamenti dei primi dell’Ottocento: ad esempio su bardacòre, la gonna d’orbace a campana formata da più teli plissettati; s’imbùstu, il busto; sa berretìna de bellùdu (velluto); sa carètta (cuffia) obràda (orlata) de sèda; e il copricapo descritto come tiagliòla de còna irrandàda, ossia “fazzoletto colorato e guarnito di pizzo”. Tra i gioielli: collane di corallo o perline di cristallo, orecchini d’oro, pendenti d’argento o di metallo, anelli d’oro e d’argento.
Il paese è stato sempre molto povero, così il costume è stato pian piano abbandonato e sostituito con abiti semplici e meno impegnativi. 
Tra i più tipici piatti chiaramontesi c’è sa fàe e lárdu (fave e lardo), piatto sostanzioso invernale che si ottiene facendo cuocere quantità abbondanti di carne di maiale (costìglias, ossia braciole, poi lardo, pancetta, piedi, ossibuchi e porzioni de su concàle – la testa – e la salsiccia) con finocchietti selvatici, fave secche, cavoli e foglie di limbóina, la borragine.
Dal maiale si ottiene anche su sàmbene, il sanguinaccio; e il lardo che, fatto scaldare e poi gocciolare sul pane, dà gustoso sapore a su pan’ùntu, alla lettera “il pane unto”; mentre con i ciccioli, residuo dello scioglimento dello strutto, si confezionano sas cotzulèddhas de èlza, “le focaccine di ciccioli”.
Dall’agnello, oltre che il tipico arrosto, si possono ricavare anche sa còlda, intreccio di intestini che viene cotto con piselli o fave; e su tattallìu, le frattaglie infilzate nello spiedo e cotte alla brace. Altre squisitezze sono i vari tipi di lumache: su coccói, sa giòga e sa giòga minùda, i lumaconi, le lumache e le lumachine.
Si produce ancora un tipo di pane tradizionale, su pàne fìne, conosciuto come “spianata sarda”.
Tra i dolci ricordiamo sos pabassìnos, i papassini, che prendono il nome dall’uva passa; sos biscóttos e sos amaréttes (amaretti). 
I martiri turritani a Chiaramonti
Il 13 settembre del 1888 l’arcivescovo turritano Diego Marongio Delrio partì da Sassari, alle due del pomeriggio, e si accompagnò con il monsignore teologo Giuseppe Luigi Nurra (vicario generale e arciprete del Capitolo turritano), con monsignor Francesco Delrio e col segretario del Capitolo Salvatore Tolu.
Arrivato, a pomeriggio inoltrato, fu accolto all’ingresso di Chiaramonti da «una schiera di fanciulli che acclamavano ‘Evviva!’» e dalla popolazione preceduta dal vicario padre Stefano Maria Pezzi; dal reverendo Salvatore Serra parroco di Macomer; dal reverendo Agostino Lai parroco di Villanova Monteleone e da alcuni cappuccini di Ploaghe.
L’alto prelato giungeva per procedere alla benedizione degli altari in vista della consacrazione della chiesa parrocchiale di San Matteo prevista per la domenica successiva, 16 settembre. Il giorno successivo a quello dell’arrivo, il 14, consacrò l’altare maggiore introducendo, in un sepolcreto scavato sotto il medesimo, una scatola «brunita di stagno» con all’interno le santissime reliquie dei protomartiri turritani Gavino, Proto e Gianuario e Sant’Aniceto. Suggellata la scatola, questa venne chiusa dentro un involucro di piombo e murata.

A Zaramonte
Testimonzende un’epoca lontana su Casteddu ‘e sos Doria corona ti faghet, bidda mia cara e bona, e has terras de coro, aria sana.
Pagos antigos sistemadu t’hana in sas medias serras de S’Anglona, e tue da-e s’altu un’aspra zona ti dominas che abile montana.
Da-e su monte de Santu Matteu a su Carmelu e a Codina Rasa alzas a sas aéras chizu e fronte.
Prima nachi fis ladra, Zaramonte, como sa fama tramudadu t’hana e ses senza peccadu e senza neu.

(Testimoniando un’epoca lontana il castello dei Doria corona ti fa, paese mio caro e buono, e hai terre di cuore, aria sana. Pochi antichi ti hanno sistemato in mezzo alle alture boscose dell’Anglona, e tu dall’alto di un’aspra zona domini come abile montanara. Dal monte di San Matteo al Carmelo e a Codìna Rasa alzi al cielo la fronte. Prima dicevano ch’eri ladra, Chiaramonti, ora ti hanno tramutato la fama e sei senza peccato e senza neo).
(Bainzu Truddaiu, Ròsas e ispìnas de Baldédu,1992)
Le chiese, il Castello, il Mulino a vento
Percorrendo nel centro storico i caratteristi carrùzi di derivazione ligure e seguendo le indicazioni stradali si raggiungono i resti del Castello dei Doria e l’antica chiesa di San Matteo, poi abbandonata nel 1840 perché inagibile.
Nucleo fondativo del paese, il Castello fu costruito intorno al 1350; sulle sue rovine venne eretta, presumibilmente verso il 1500 o forse ampliando una primitiva cappella interna, la chiesa parrocchiale di San Matteo, a pianta rettangolare con cappelle laterali, i cui ruderi oggi spiccano nel paesaggio.
Nel centro storico si trova anche, affacciata sulla via omonima, la nuova parrocchiale di San Matteo, eretta sui resti dell’oratorio di Santa Croce e consacrata nel 1888. La facciata a capanna, bicroma, rispecchia lo stile romanico-lombardo. L’interno, suddiviso in tre navate, conserva dipinti del pittore M. Paglietti, Santa Lucia e San Cristoforo (entrambi del 1904); di G. Galeazzo: San Giuseppe col Bambin Gesù (1888) e la Madonna del Latte (1891); e della Legato: Gesù e i fanciulli. Sono conservate anche le statue lignee di Sant’Elia e di San Biagio, nonché due crocefissi che risalgono probabilmente al XVIII secolo.
Da visitare anche la chiesa della Madonna del Rosario, lungo la via omonima: costruita alla fine del Settecento, ospita il Crocifisso che viene usato per le ricorrenze pasquali e la statua di San Domenico Saverio.
In piazza San Giovanni si trova invece la chiesa di San Giovanni Battista, che reca nell’architrave d’ingresso l’epigrafe con l’anno di costruzione – 1771 – e i nomi dei màstros de mùru che l’hanno eretta: Stefano e Giovanni di Pisa.
In via Vittorio Emanuele sorge il vecchio Municipio che, costruito nel 1883 sul vecchio impianto del Monte granatico, è impreziosito da numerosi affreschi, tra i quali quello del pittore Fabbris dedicato, nel 1923, ai Caduti in guerra. Allo stesso tema il pittore portotorrese Paglietti ha dedicato un quadro che si trova nella sala Consiliare di via Brigata Sassari.
Sulla via Satta si affaccia il palazzo dei marchesi Pes di Villamarina, e di fronte quello di donna Lucia Tedde Delitala, da lei posseduto sino al suo decesso; e tra piazza Indipendenza, via Mazzini e via Garibaldi quello della famiglia algherese Carcassòna. Tutti edifici risalenti ai primi del Settecento.
Lungo la via omonima si trova la chiesa del Carmelo – del XVI secolo –, nella quale sono collocati due pregevoli altari lignei policromi, un ambone di fattura settecentesca e una tela raffigurante la martire Sant’Agnese con lo sfondo del colle San Matteo.
A un lato della chiesa si può vedere il Cimitero monumentale, del 1878, adornato da pregevoli sculture realizzate da artisti che hanno operato a Sassari e nell’intera Sardegna: Sartorio, Caprino, i fratelli Usai. 
Al Castello e all’antica Parrocchiale fa da contraltare, sulla collina opposta, il Mulino a vento che svetta affacciandosi sul pianoro roccioso di Codìna Rasa.
Al centro del paese si stende il Parco delle Rimembranze nel quale lo scultore G. Puoti ha eretto nel 1927 un monumento al Milite Ignoto; mentre appena fuori dell’abitato, lungo la strada per Erula, si trova la chiesetta di Santa Maria de Àidos. 

Nel territorio
Lungo la strada per Tempio, a 3 km dal paese, si trova il Parco Funtanátza, nel quale si svolge il simposio annuale di scultura, e per questo ospita numerose opere.
Sulla direttissima per Tempio si affaccia anche il nuraghe Rùju: «simbolo del nuragico per Chiaramonti», ha scritto Gianluigi Marras, ha struttura monotorre in buono stato di conservazione.
Fra gli oltre cento siti nuragici censiti sono degni di nota anche il proto nuraghe e il tempio di Giàganu Domìnigu, raggiungibili dalla provinciale 68, direzione Chiaramonti, svoltando a sinistra in corrispondenza del rifornitore; e i Nuraghi Lóngu e Sànu, entrambi posti sulla sinistra, direzione Tempio, della SS 627, poco prima del bivio per Su Bullòne.
Bisogna invece imboccare la deviazione per Su Bullòne e percorrerne 2 km per visitare le dòmus de jánas di Murròne, «necropoli composta da quattro celle scavate nella trachite e utilizzate dal Neolitico (3300 a.C.) fino al periodo romano. Le tombe, oggetto di scavi archeologici, sono precedute da un lungo corridoio (dromos) e presentano una raffinata decorazione con cornici, travi, corna taurine incise e tracce di ocra» (Marras).
Lungo la strada per Erula, a 2 km dal paese, si può vedere la muraglia prenuragica di Punta Corráles, mentre per raggiungere quella di Punta S’Arróccu bisogna percorrerla per 5 km, quindi svoltare a destra e proseguire per altri 6.
Sono due le chiese campestri che meritano una visita. Si raggiungono entrambe seguendo la strada per Martis per 3 km, fino alla fontana Spurulò, quindi svoltando a sinistra. Dopo altri 3 km si trova quella di Santa Maria de Órria Pithinna. Eretta in stile romanico-pisano nel XIII secolo, è caratterizzata dall’alternanza del calcare chiaro con la trachite rossa e mostra un apparato decorativo semplice ma di grande effetto. All’interno conserva una pregevole statua lignea policroma di Santa Maria Maddalena che è probabilmente anteriore al Settecento. Nel Medioevo aveva al fianco un monastero camaldolese, e nelle vicinanze era ubicato un villaggio che fu abbandonato nel corso del XIV secolo.
Un po’ più avanti, in un’amena valletta verde, si trova la seconda chiesa, detta di Santa Giusta de sas àbbas, delle acque, perché vi si trova una fontana alimentata da una ricca vena sotterranea. L’edificio, il cui primo impianto risale al XIII secolo, è circondato da un parco arredato per piacevoli ristori. 
Per raggiungere il paese da Sassari si lascia la superstrada 131 per la statale a scorrimento veloce Sassari-Tempio, lungo la quale si trova la deviazione che conduce a destinazione. La percorrenza complessiva è 35 chilometri.

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Associazione turistica Pro loco
Via Della Resistenza 18a
Tel. 348 7276816

Aeroclub “I Grifoni”
Tel. 360 501287

Cagliari Club“Gigi Riva”
Via Fosse Ardeatine
Tel. 333 9169952

Consulta Giovanile
Via Della Resistenza 18a
Tel. 333 5072764

Carrùzzu Lòngu Tutela della Lingua sarda
Tel. 3490729489

Coro Doria
Via Della Resistenza 18a
Tel. 347 0581137

Coro parrocchiale
Tel. 347 4350196

Coro Tzaramònte
Tel. 333 9495040
www.corodetzaramonte.com

Federcaccia
Fidas: tel. 345 2322600

Gruppo Apostoli Attivi nei riti della Settimana santa
Tel. 340 4728245

Gruppo Folk Santu Mattéu
Tel. 340 9032905.

“L’Arte di Angelo” Simposio di scultura
Tel. 348 1853850

Tennis Club Chiaramonti
Squadra sportiva dilettantistica
https://www.facebook.com

Dancing Fly Scuola di ballo di M. Zanda
tel. 3407534989

Settore giovanile calcio
Tel. 320 0371846

Slalom Team
Tel. 349 3696868

Karate Tzanshin
Tel. 346 2117942

Trasporti pubblici
Arst
Tel. 079 241301
arst.sardegna.it

Fara Viaggi
Corso G. Spano 102, Ploaghe
Tel. 079 449344
www.faraviaggi.it

Sardabus
Tel. 079 684378
www.sardabus.net

Trenitalia
Staz. Ploaghe, 14 km da Chiaramonti
www.trenitalia.com

Ospitalità
Agriturismo Nuraghe Lóngu
Loc Nuraghe Lóngu, SS672 km19,8
Tel. 3294212590

Agriturismo Órria Pitzìnna
Loc. S. Giusta
Tel. 079 569576
http://www.agriorriapitzinna.com/it

Agriturismo Péntuma
Loc. Péntuma, 5km dall’abitato
Tel. 079569357
www.agriturismopentuma.it

Agriturismo Spinálva
SS 672 Sassari-Tempio km 22
Tel. 349 4174311
www.agriturismospinalva.com

Agriturismo Sas Dàmas
Loc. Sas Pìras
Tel. 324 3246420
sasdamas50@gmail.com

B&B da Giàja
Via Amadio 32
Tel. 079 569131

B&B Mattéa
Via S. Matteo 
Tel. 393 888962 - 360 501287 

Trattoria pizzeria “La Freccia gialla”
Viale Marconi 18
Tel. 345 6392472

Pizzeria d’asporto Caccioni
Via Piave 6
Tel. 392 3114788

Red’s Bar
Piazza Repubblica
Tel. 079 569016

Caffè Rally
Loc. S’Àbba de Sa Pèdra
Tel. 079 569190

Circoloco Caffè
Via Europa Unita

Artigianato e commercio
Autofficina, Centro revisioni di G. Cossiga
Via Amendola 11
Tel. 079 569328

Autofficina Pisu Via Deledda 7
Tel. 079 569421

Autocarrozzeria Sotgiu Via Carru
Tel. 079 569328

Rifornitore Carburanti
Loc S’Àbba de Sa Pèdra
Tel. 079 569568

Cartoshop, Cartoleria
Via San Matteo
Tel. 079 569710

Ciemme Market
Piazza Azuni

Coda Market
Via della Resistenza

Edicola Piseddu
Piazza Repubblica
Tel. 349 2153401

Easy Data - Computer
Via Deledda 44

Eprom Impianti elettrici
Via Berlinguer
Tel. 079 56939

Falegnameria Cuccuru
Via P. Cossu
Tel. 079 569413 

Falegnameria Artigianale Fiori
Via Caccioni
Tele. 347 9097862

Ferramenta M. Brundu
Via Amadio
Tel. 079 56961

Falegnameria Tedde
Via Frau

Fiori e Piante di C. Lobina
Via S. Matteo

Formaggi, M. Muzzoni
Via Europa Unita 16

Frutta e Verdura “L’Orchidea”
Via S. Matteo

Impianti tecnologici Medos Rivendita di bombole
Via Carru
Tel. 342 0526759

Impresa Edile S. Demelas
Tel. 340 9032905

Impresa Edile G. A. Manchia
Via Carru 29
Tel. 079 569652

Impresa Edile M. F. Migaleddu
Via Gramsci 5
Tel. 079 569557

Impresa Edile A. Migaleddu
Via Carru 38

Imprea Edile Satta & Gallu
Via Cossu
Tel. 079 56 9719

Impresa Edile Doneddu Maria
via Della Resistenza
Tel. 3479368369

Magic Art G. Saba Cartoleria, articoli da regalo
Piazza Repubblica
Tel. 079 569710

Macelleria F. Pola Via
V. Emanuele
Tel. 079 569250

Macelleria Z. Ruiu
Via Deledda 14
Tel. 079 569091 

Mercerie L. Langasco
V.le Brigata Sassari
Tel. 348 5935293

Montesu Mobili di Maria Cristina
Via Amadio
Tel. 079 569098

Montesu Arreda di Daniela
Via Deledda 13c
Tel. 079 569542

Materiali per Edilizia Sale
Reg. Codìnas
Tel. 079 569324

Officina Meccanica W. Marras
Via Carru 2

Oreficeria e Gioielleria Gallu
Via S. Matteo 3a

Panificio Puggioni
Via Cossu 28
Tel. 079 569264

Pasticceria Ziccheddu & Cossu
Via Carmelo
Tel. 079 569066

Parrucchiera estetista G. A. Sechi
Via Deledda
Tel. 329 5406770

Parrucchiera estetista Giulia e Roberta
Piazza Repubblica
Tel. 079 569254

Pinna Movimento terra
Via Cossu
Tel. 079 569116

Pronto Intervento Casa di P. Tedde
Via Cossu
Tel. 328 4258593.

Pronto Soccorso
stradale di C. Sechi
Tel. 333 9568374

Rivendita bombole Scanu
Via dell’Europa Unita 6
Tel. 079 569084

Movimento terra di P. Stincheddu
Via Carru 34
Tel. 392 1849804

Tabacchi di Marrone
Via S. Matteo 1
Tel. 079 569655 

Tabacchi R. Sanna
Piazza Repubblica 2
Tel. 079 568004

Tedde Market
Via Della Resistenza

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Comune
Piazza della Costituzione/via F.lli Cervi 1
Tel. 079 569092,
fax 079 569631
www.comune.chiaramonti.ss.it
protocollo@pec.comune.chiaramonti.ss.it

Carabinieri
Viale Marconi
Tel. 079 569082

Vigili del Fuoco
Sassari, Piazza Conte di Moriana 1
Tel. 079 272727

Corpo Forestale Stazione di Nulvi,
via Riàltu
Tel. 079 576874

Polizia rurale: Compagnia Barracelli
Via Della Resistenza 18a
Tel. 347 858442

Parrocchia S. Matteo
Via S. Matteo
Tel.079 569210

Pubblica Assistenza Croce Azzurra
Viale Marconi
Tel. 339 5089494

Guardia medica
Via S. Giovanni
Tel.079 569097

Medicina generale, dottor I. Baduena
Via Gramsci 9
Tel. 070 569237

Medicina pediatrica, d.ssa M. V. Scanu
Via Della Resistenza 5
Tel. 333 6000665

Farmacia Pisu
Viale Brigata Sassari
Tel. 079 569022 

Soc. Cooperativa Onlus Alloggio anziani
Via Brigata Sassari
Tel. 079 569493

Ambulatorio veterinario Asl
Via Della Resistenza 18
Tel. 079 569284

Ufficio Postale
Viale Marconi 11
Tel. 079 569073

Banco di Sardegna
Viale Brigata Sassari
Tel. 079 569094

Biblioteca Comunale
Via V. Emanuele II, 16
Tel. 079 568025
www.sbangl.it (Sistema Bibliotecario)

Informagiovani
Via Della Resistenza 18a
Tel. 079 568007

Scuola per l’Infanzia
Via Carru

Scuola primaria, Scuola secondaria di I grado
Via della Resistenza

Strutture sportive
Campo di calcio
loc. Pàris de Cunvéntu

Campo da tennis
loc. Pàris de Cunvéntu
Palestra coperta
loc. Pàris de Cunvéntu

Palestra Olimpus Accorrà
Via Carmelo 13
Tel. 338 4040243

Piscina Comunale scoperta
Loc. Pàris de Cunvéntu

Campo Polivalente
Loc. Funtàna Nòa 
Giovedì grasso: (si tiene in Febbraio)
Tra le ricorrenze civili si celebra a Chiaramonti il Giovedì grasso, rallegrato da un pranzo comunitario che ha per piatto forte la favata, ovvero fàe e lárdu. La Pro Loco organizza ogni anno la Giornata dell’Anziano, che prevede un sontuoso pranzo e musiche dal genere vario. 

Time in Jazz: (si tiene la settimana di Ferragosto)
Nei giorni precedenti il Ferragosto il trombettista Paolo Fresu fa tappa col suo Time in Jazz tra i maestosi ruderi del Castello dei Doria e antica chiesa di S. Matteo, e tiene con altri artisti un incontro musicale che attira gli appassionati anche dai centri più lontani. 

NOT(t)E d’Autore: (si tiene fra l'ultima settimana di Luglio e la prima di Agosto)
Altri eventi musicali, sotto l’insegna “NOT(t)E d’Autore”, vengono proposti dall’Associazione Gruppo XXL. 

L’Arte di Angelo: (si tiene l'ultima settimana di Agosto)
Alla fine di agosto si tiene in località Funtanátza il simposio di scultura L’Arte di Angelo, che prevede l’impiego della trachite. Pochi giorni dopo si snoda per le vie del paese la coreografica sfilata di gruppi folk della Sardegna denominata Costùmenes e costumàntzias. 

Settimana santa: (si tiene in Aprile)
Quelle della Settimana santa rientrano tra le manifestazioni religiose più sentite e partecipate. In particolare a quella de S’Iscravamèntu (la Deposizione) si lega la tradizione dei romaglièttes, i mazzetti di violacciocche usati per adornare il letto del Cristo: alla fine della cerimonia vengono distribuiti tra i presenti e, mentre alcuni verranno conservati nei cassetti di casa, tra la biancheria, altri verranno usati come messaggio amoroso: la notte della vigilia di Pasqua i giovani li depongono sul davanzale delle finestre della ragazza di cui sono innamorati. Se abitano ai piani alti arrivano a servirsi di scale; e comunque, tutte le ragazze da marito si affrettano, al mattino, a controllare il proprio balcone. 
Qualcuna può avere, però, la sgradita sorpresa di trovare davanti alla porta un mucchio di paglia: il significato del messaggio è «pitzìnna pazósa», “ragazza altezzosa”, perciò appena possibile qualcuno della famiglia si affretta a far scomparire l’imbarazzante “segnale”. 

Santa Giusta: (si tiene in Maggio e poi domenica di Settembre)
Tra i santi la più venerata è Santa Giusta, per Lei si fa festa a maggio, il giorno dell’Ascensione, e la prima domenica di settembre. La prima festa, però, è la più coinvolgente in assoluto: un corteo di macchine accompagna la statua nella chiesa campestre, dove seguono la funzione religiosa e quindi un pranzo, offerto dal comitato promotore, a base di ciccionèddos cun ghisàdu (gnocchetti sardi con carne di pecora in umido); a seguire bollito di carne -sempre di pecora- con patate e cipolle lessate; segue uno scambio di dolci fatti in casa tra le festose bancate. 

San Matteo: (si tiene il 21 settembre)
Il ciclo delle celebrazioni si chiude con quella dedicata al patrono San Matteo, il 21 settembre. 


 
Ruderi del castello-chiesa del XIV secolo.
Ruderi del castello-chiesa del XIV secolo.
Panorama del paese visto dalla località Codinas.
Panorama del paese visto dalla località Codinas.
Il mulino, sullo sfondo la vallata dell’Anglona.
Il mulino, sullo sfondo la vallata dell’Anglona.
La Chiesa di Santa Maria Maddalena de Órria Pithìnna.
La Chiesa di Santa Maria Maddalena de Órria Pithìnna.
Vista del castello-chiesa; sullo sfondo le colline di Osilo e di Nulvi.
Vista del castello-chiesa; sullo sfondo le colline di Osilo e di Nulvi.
La clematide, Clematis cirrhosa.
La clematide, Clematis cirrhosa.
La casa Satta-Quadu.
La casa Satta-Quadu.
S’Iscravamèntu.
S’Iscravamèntu.
Il costume tradizionale femminile
Il costume tradizionale femminile
Cotzulos de pistiddu, dolci tipici ripieni di sapa.
Cotzulos de pistiddu, dolci tipici ripieni di sapa.
A caccia negli anni Trenta del ‘900.
A caccia negli anni Trenta del ‘900.
Panorama in una foto d’epoca del 1899.
Panorama in una foto d’epoca del 1899.
Murale in piazza Repubblica.
Murale in piazza Repubblica.
Castello-chiesa. Interno.
Castello-chiesa. Interno.
Il mulino a vento. Sullo sfondo la vallata di Laerru e Perfugas.
Il mulino a vento. Sullo sfondo la vallata di Laerru e Perfugas.
Chiesa di San Matteo. Interno.
Chiesa di San Matteo. Interno.
Il cimitero monumentale. Tomba oper di G. Sartorio.
Il cimitero monumentale. Tomba oper di G. Sartorio.
Il nuràghe Ruju. Sullo sfondo Chiaramonti.
Il nuràghe Ruju. Sullo sfondo Chiaramonti.
Domus de janas in località Murròne.
Domus de janas in località Murròne.
La Chiesa di Santa Maria Maddalena de Órria Pithìnna. Interno.
La Chiesa di Santa Maria Maddalena de Órria Pithìnna. Interno.
Veduta della chiesa del Carmelo.
Veduta della chiesa del Carmelo.

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