Cheremule

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Meilogu

CAP: 07040
Prefisso Telefono: 079

Azienda A.S.L. 1 di Sassari
Distretto sanitario Alghero

Superficie territoriale 24,13 kmq
Altitudine 540 metri

Abitanti al:
1951:849
1961:752
1971:596
1981:585
1991:558
2001:526
2005:489
2010:469
2012:455



Unione dei comuni del Meilogu
Banari, Bessude, Bonnanaro, Bonorva, Borutta, Cherémule, Cossoine, Giave, Pozzomaggiore,, Semestene, Siligo, Thiesi, Torralba
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Il territorio
Un grappolo di case adagiato sulle falde del Monte Cuccuruddu, ai piedi di una bella pineta, a 550 metri sul livello del mare, immerso nel verde che si esalta a valle nel rigoglioso bosco di Su Tìppiri ricco di querce e lecci, il Comune di Cherémule è un piccolo paese della regione storica del Meilogu. Dista 45 km da Sassari, 1,7 km dalla 131 bis che collega Thiesi con Alghero e 3,5 km dalla Statale 131 “Carlo Felice”, la principale arteria della Sardegna che unisce Sassari con Cagliari, il Nord col Sud dell’isola. Il territorio del Comune di Cheremule si estende per una superficie di 24,13 kmq, confina con Thiesi, Romana, Borutta, Torralba e Giave. Il paese è dominato a ovest dal Monte Cuccuruddu (m 676), un antico cono vulcanico del Quaternario, dalla cui cima si gode un suggestivo panorama, e da una verdeggiante collina di olivi e querce, incoronata da rocce grigie, chiamata Coronedda. Poi il paesaggio del Comune di Cheremule degrada a valle, verso il bosco di Su Tìppiri (toponimo di probabile origine punica), 250 ettari caratterizzati da un fittissimo sottobosco e da una rigogliosa vegetazione di roverelle e lecci che conserva miracolosamente intatte le peculiarità del tipico bosco sardo.

L’abitato
L’abitato del Comune di Cheremule, di origine medioevale, pulito e ben tenuto, si raccoglie intorno alla chiesa parrocchiale dedicata, per una evidente influenza di culto bizantino, a San Gabriele Arcangelo, che costituisce un interessante monumento di stile gotico-aragonese, la cui costruzione risale alla prima metà del Cinquecento. Attualmente il Comune di Cherémule ha una popolazione di 469 abitanti che parlano il sardo-logudorese e nel corso degli anni ha subito un lento e inesorabile calo demografico. Si consideri che nel 1951 si contavano 849 abitanti, quindi in mezzo secolo la popolazionedel Comune di Cheremule è diminuita di 386 unità. La scarsa o pressoché nulla natalità, con conseguente diminuzione del numero di bambini, ha portato alla chiusura della Scuola materna prima (nel 1996) e della Scuola elementare dopo (nel 1998). Chi, percorrendo la “Carlo Felice” in direzione Sassari-Cagliari, giunto all’altezza di Campu Giavesu, volge lo sguardo a destra, può notare il Monte Cuccuruddu con un fianco squarciato da un’enorme cavità bruna. Non è il cratere dell’antico vulcano, ma la cava di una particolare pietra vulcanica dalle proprietà isolanti, chiamata cheremulite, sfruttata industrialmente negli anni Cinquanta e chiusa definitivamente nel 1988. L’altro versante del monte che sovrasta l’abitato è ricoperto da una pineta formata da annosi pini, ideale per passeggiate e picnic grazie a numerosi punti di sosta. Il Comune di Cheremule ha fatto costruire un belvedere verso la sommità della pineta e, ai piedi di questa, un parco giochi, un campo di calcetto, una piscina e un punto di ristoro. Al suo interno, in mezzo ai pini, ha realizzato, nel pieno rispetto della natura, muretti, sentieri, panche (sedili di pietra vulcanica). Interessante la presenza del “Parco della Scienza”: una serie di giochi, dislocati in vari punti, dove i bambini possono giocare e nel contempo imparare, in maniera semplice, alcuni fenomeni della fisica. Il Monte Cuccuruddu ospita un’Oasi Permanente di Protezione Faunistica dove dimorano: cinghiali, volpi, martore, donnole, ricci, gatti selvatici, lepri e, fra gli uccelli, upupe, poiane, astori, ghiandaie e picchi. In cima l’aria è pura e salubre, l’ambiente è silenzioso e il belvedere offre una magnifica vista: a ovest sul lago del Bidighinzu e i lontani monti di Villanova e a est sull’incantevole Valle dei Nuraghi. Qui è gradevole, oltre che salutare, sostare seduti su una panca e godere l’aria profumata di resina, ammirare il vasto panorama sottostante e fantasticare. In passato, data la vicinanza con l’austera Basilica di San Pietro di Sorres, molti vescovi, ospiti del monastero benedettino, amavano trascorrere parte del tempo delle loro vacanze in distensive passeggiate tra i pini.

Nel paese di Nur
Chelemure antiga, alpestre e nuda: così scrive il poeta thiesino Andrea Ninniri, affascinato da un paesaggio per certi versi arcaico e gradevolmente selvaggio. Il territorio in cui sorse il borgo era già frequentato in periodo nuragico e punico. I primi insediamenti abitativi non si fissarono nell’area in cui è situato l’attuale centro abitato del Comune di Cheremule, ma più a nord, in regione Fraos, dove vennero rinvenuti i resti dell’antica chiesa parrocchiale dedicata a Santa Vittoria. Verso il XIII secolo Cheremule, villa posta sotto la giurisdizione del Giudice di Torres, appartenne alla Diocesi di Sorres e alla curatorìa di Caputabbas prima e, in una seconda fase, quando questa scomparve per una successiva suddivisione amministrativa, alla curatorìa del Meilogu. Alcuni vogliono attribuire la fondazione del Comune di Cheremule a un gruppo di contadini e pastori i quali sarebbero scappati dal sottostante villaggio di Nurighe, rifugiandosi più a monte per sfuggire alle continue scorrerie dei Saraceni oppure, come sarebbe più probabile, per allontanarsi dalle malsane paludi apportatrici di malaria. Ma si tratta solo di una leggenda, di ipotesi non suffragate da alcun documento. Comunque, dovette essere un avvenimento grave quello che costrinse gli antichi abitanti ad abbandonare totalmente la valle di Nurighe, considerata l’amenità del luogo su cui convergono ben tre sorgenti di fresche acque. Una di queste, la più generosa, denominata appunto “Nurighe”, con una portata che può arrivare a 45 litri al secondo, alimenta l’attuale acquedotto di Cheremule. Dell’antica Nurighe oggi rimane solo il toponimo e il ricordo di un paio di chiese dedicate a San Pietro di Nurighe e a San Salvatore. Sono trascorsi circa quindici anni da una sensazionale scoperta che potrebbe far riscrivere la storia dell’uomo in Sardegna. Nel 1997 il gruppo speleologico T.A.G. Truma de Arkeo-Guturulugia-Monte Majore di Thiesi, in una grotta di Nurighe, ha rinvenuto i resti di un cervide con il cranio completo, di due roditori, di un canide e un frammento d’osso (una falange della mano destra) appartenente a un ominide che, secondo gli accertamenti pubblicati dagli studiosi nel 2001, sarebbe vissuto 250 mila anni orsono, nel Paleolitico inferiore. Questo rappresenterebbe la prima testimonianza della presenza umana in Sardegna e costituirebbe, quindi, la prima traccia della presenza di NUR, il primo sardo. Oggi tutto il materiale relativo all’esplorazione della Grotta di Nurighe è visibile all’indirizzo www.nurighe.it.

Dai Giudici ai baroni
Nel periodo medioevale il Comune di Cheremule appartenne alla curatorìa di Caputabbas nel Giudicato di Torres e fu possedimento privato dei Doria fino al 1272. Lo storico Francesco Cesare Casula fa menzione del Castello di Cheremule «le cui rovine erano ancora visibili sino al 1870; era impiantato sulle pendici del versante nord del monte Cuccuruddu. Sulla sua esistenza, però, non si è trovato sinora alcun riscontro nelle fonti documentarie. Essendo stato, il Caputabbas, una regione concessa ai Doria liguri per essere colonizzata, il Castello fu certamente costruito da loro, e ne seguì le sorti». Nel 1323, l’anno della conquista dell’isola da parte dei Catalano-aragonesi, Cheremule divenne una “villa” del costituendo Regno di Sardegna e Corsica (poi divenuto Regno di Sardegna) aggregato alla Corona di Aragona. Nel 1383 passò, come tutte le altre ville della curatorìa, al Giudicato di Arborea. La villa venne in seguito acquistata da Giovanni e Andrea Manca, poi pervenne a Brancaccio Manca, figlio di Giovanni. Appartenne ai Manca fino al 1839, quando sotto Carlo Alberto le strutture feudali furono abolite dietro pagamento di un oneroso riscatto, molto gradito ai feudatari. Nel 1795 il Comune di Cheremule era stato una delle prime “ville” che avevano stipulato, assieme a Thiesi e Bessude, un patto di mutua alleanza contro il regime feudale. Successivamente, il 6 ottobre 1800, un manipolo di 25 cheremulesi aveva preso parte alla difesa di Thiesi durante l’assedio delle truppe condotte da Antonio Grondona, inviate per punire i thiesini colpevoli di essersi ribellati alle vessazioni del feudatario don Antonio Manca, Duca dell’Asinara, temuto e detestato per la sua prepotenza.

Il primo autobus
Il seguito delle vicende del Comune di Cheremule si lega alla storia della Sardegna e poi alla storia d’Italia. Verso la metà del ’900 si verificarono alcuni avvenimenti che cambiarono la vita dei cheremulesi: per la prima volta un autobus di linea per Sassari arrivò al paese (fino ad allora bisognava fare circa due chilometri, raggiungere il bivio di Borutta e lì, in aperta campagna, aspettare l’autobus); si conclusero i lavori dell’acquedotto (1952) e l’acqua arrivò in paese tra il tripudio generale. Da quel momento le donne furono sollevate dal gravoso compito di trasportare, una o più volte al giorno, la provvista dell’acqua, in recipienti posti in equilibrio sul capo, dalla fonte di Su Trogliu o di Funtana distanti circa un chilometro dall’abitato. L’acqua, prima solo nelle fontanelle pubbliche, gradualmente fece il suo ingresso nelle abitazioni del Comune di Cheremule, e arrivò anche la rete fognaria.

Testimonianze del passato
Le numerose domus de janasa del Parco dei Petroglifi, i nuraghi disseminati nel territorio del Comune di Cheremule e le altre emergenze archeologiche sono la testimonianza, in un passato preistorico, di un vasto fenomeno abitativo del territorio. Presso uno di questi, il nuraghe Marturiu, nel 1894 un contadino, certo Bachisio Mannoni, rinvenne una statuetta di bronzo, probabilmente votiva, alta 9,6 centimetri, con testa nuda, viso ovale, una breve tunica stretta al corpo. All’altezza della vita un pugnaletto sostenuto in posizione orizzontale da un cordone. Il cimelio fu acquistato per le raccolte del Museo Nazionale di Cagliari. Di non trascurabile interesse sono anche le numerose pinnettas disseminate nel territorio del Comune di Cheremule.

Il paese delle vigne
Il Comune di Cheremule, nel Medioevo detto Kilemuli e Gillemuli, in seguito venne chiamato anche Caremule e Quelemule. L’etimologia del nome sembra avere due origini: la prima da ricercarsi nella voce fenicia Cherem-el, che significherebbe “vigna di Dio amena”, perché il terreno è molto adatto alla coltura della vite, infatti si trova sulle pendici di un vulcano; la seconda è da riferirsi alla voce Keir- Kejros (mano) e mule-mulè-mulia (molino), e quindi “molino a mano”, perché furono rinvenuti nel territorio del Comune di Cheremule numerosi mulini primitivi azionati a mano.

Economia
Anche l’economia del Comune di Cheremule ha seguito le sorti dell’andamento demografico. È diminuita la popolazione e sono diminuite le attività produttive. Rimane un po’ di allevamento di ovini a cui si dedica mezza dozzina di allevatori. L’agricoltura del Comune di Cheremule è ridotta ai minimi termini. La natura del terreno di origini vulcaniche favorisce la diffusione della coltura della vite e dai vigneti si ottiene un buon vino. Completano il quadro l’imprenditoria edilizia e il commercio.

I personaggi
Salvatore Saba.
Nasce a Cheremule nell’agosto del 1819. Nel 1838, a 19 anni, si arruola come volontario nel Reggimento Cacciatori della Brigata Granatieri Guardie (poi diventato, nel 1852, Reggimento Granatieri di Sardegna) con cui partecipa nel 1848 alle Prima guerra d’indipendenza, in cui i Granatieri si distinguono a Pastrengo, Santa Lucia, Goito, Custoza e Milano. Come riconoscimento della lunga e onorata carriera nell’esercito, il 18 maggio 1867 è nominato Cavaliere e termina la carriera col grado di Maggiore. Nel 1878 pubblica un libro dal titolo Itinerario- Guida storico-scolastico dell’isola di Sardegna. Rientrato a Cheremule nel 1879, ottiene la nomina a membro della Reale Associazione dei Benemeriti Italiani. Portato a occuparsi delle antichità dell’isola, si dedica alla visita del territorio del Comune di Cheremule, dove esistono molte tracce di antiche civiltà. Il 29 ottobre lo troviamo assieme al direttore incaricato del Regio Museo di Sassari, Ettore Pais, impegnato in una escursione archeologica nelle località di Santu Miali, Museddu e Sos Furrighesos. Di questa attività ha lasciato un interessante quaderno di appunti. Muore a Cheremule il 22 settembre 1898, all’età di 79 anni.
Brancaleone Cugusi. Pittore di fama, ribattezzato da Vittorio Sgarbi, suo grande ammiratore, come Brancaleone da Romana per il fatto di essere nato in quel comune, è da considerare cittadino del Comune di Cheremule a tutti gli effetti. A Romana, dove nacque il 23 settembre 1903, trascorse infatti soltanto la prima infanzia. Il padre Leonardo Cugusi, medico condotto, si trasferì a Cheremule con tutta la famiglia e lì concluse la sua carriera di medico e la sua esistenza. Nel Comune di Cheremule, il piccolo Brancaleone frequentò la scuola elementare dove avvenne la prima formazione. Fin da bambino dimostrò un grande interesse per il disegno, che si manifestava nel ritrarre i pazienti che si recavano all’ambulatorio del padre. Continuò la sua formazione presso il liceo dell’Istituto Salesiano di Lanusei. Piuttosto vivace e un po’ indisciplinato, ottenne il diploma di maturità classica con ritardo. Frequentò la Facoltà di Legge, ma dopo il primo biennio abbandonò gli studi per dedicarsi alla pittura, la sua vera vocazione. Estroso e anticonformista, vestiva in modo strano e a Cheremule circolava con indosso un camice grigio con in tasca un taccuino e un lapis, pronto a ritrarre qualsiasi soggetto destasse il suo interesse, in particolare bambini. Nei primi anni Trenta si recò a Roma, presso uno zio. Nella capitale lavorò come illustratore di libri per ragazzi, cartellonista pubblicitario e figurinista. Nel 1936 fece ritorno nel Comune di Cheremule per un po’ di tempo ed eseguì importanti dipinti. Molti soggetti dei suoi quadri sono uomini e donne del Comune di Cheremule, che hanno posato a lungo per lui nel suo studio. Soggiornò anche a Tempio, paese natale della madre. Nel 1941 fu a Milano per partecipare alla tanto “agognata” mostra che si tenne nella prestigiosa sede della Permanente dal 31 maggio al 21 giugno, ma, stroncato dalla tisi, non poté vedere realizzato il suo sogno. Morì pochi giorni prima dell’inaugurazione, il 3 maggio 1942. Aveva 39 anni. Tra le sue opere più espressive, solo per citarne alcune, La vecchia sarda, Il fumatore, Le cucitrici, Il contadino in verde, Donna che cuce, tutte eseguite nel Comune di Cheremule; Il giovane con l’impermeabile, sicuramente la sua opera più conosciuta, fu eseguita a Tempio. Al grande artista, più di trent’anni fa, l’Amministrazione comunale ha dedicato una via del paese.
Patrizio Cuccureddu. Tra i personaggi che hanno dato lustro al Comune di Cheremule nella storia recente, un riferimento particolare va senz’altro fatto a Patrizio Cuccureddu, conosciuto anche come Cicieddu. Nato e vissuto a Cheremule “tiu Cicieddu”, realizzava i suoi capolavori principalmentein legno di ulivo. La sua era un’arte semplice ma potente; vedere una sua scultura genera sentimenti profondi che accarezzano il cuore e la memoria; in essa si può scorgere la fede, il lavoro dei campi e la natura di una Sardegna antica che egli ha conosciuto nella vita semplice e silenziosa del paese natale ma anche nella tragica esperienza dei campi di prigionia tedeschi e saputo sapientemente tradurre in arte. Come amava dire l’artista «Con il mio lavoro rappresento tutti i temi che mi tormentano: la fame nel mondo, il dolore, il culto del denaro, il peccato, la guerra, la prostituzione e gli aborti…». Così il legno, nelle sue mani esperte che non hanno avuto maestri, prendeva la forma di un Cristo o di una Madonna, di contadini che lavoravano i campi, di cantori, di personaggi della letteratura, sprigionando una sensibilità artistica che negli anni è andata via via crescendo, definendosi soprattutto nella particolarità dei volti carichi di espressività e nelle figure allungate che sono diventate un tratto distintivo e peculiare della sua arte. Chi volesse apprezzare le opere che tiu Cicieddu ha lasciato, le può trovare nella casa dello scultore nel Comune di Cheremule, in via Roma.

La festa dei giovani
Una delle feste più importanti del Comune di Cheremule è quella di Sant’Antonio da Padova, la festa dei giovani. Dura diversi giorni con manifestazioni musicali, folcloristiche e pranzo per tutta la comunità. La mattina del 13 giugno la statua del Santo viene portata in processione per le vie del paese, a questa partecipano numerosi cheremulesi, giovani con l’antico costume e cavalieri che sfilano tra i colpi esplosi dai caratteristici fucilieri. Il 30 novembre si onora Sant’Andrea, la festa dei contadini. La mattina la processione col simulacro del Santo attraversa le vie del Comune di Cheremule. Poi pranzo per tutta la comunità e la sera l’immancabile gara di poesia estemporanea cui partecipano poeti di fama. San Gabriele Arcangelo, il patrono, si festeggia il 29 settembre. Particolare suggestione conservano i riti della Settimana Santa (Sa Chida Santa). Si tratta di cerimonie di chiaro influsso spagnolo, di cui negli anni la Confraternita di Santa Croce, che ha la sua sede nell’omonima piccola chiesa de Santa Rughe, ha custodito gli antichi riti, mentre il coro locale ha tenuto in vita i canti tradizionali. Il Venerdì Santo è il giorno più intenso de Sa Chida Santa, imperniato sulla toccante cerimonia de S’iscravamentu (la rievocazione della deposizione). Sul far della sera, i Confratelli nell’abito rituale e con il capo coperto portano in chiesa la lettiga, dove verrà deposto il Cristo per essere portato in processione, e gli altri elementi simbolici necessari per il rito (la lunga fascia bianca che verrà utilizzata per deporre la statua, gli antichi martellini, le piccole tenaglie e la sindone che avvolgerà il corpo di Cristo). Entrato in chiesa il corteo si dispone ai piedi del Cristo Crocefisso e, con l’aiuto dei “Giudei”, incaricati di salire sulle scale e levare i chiodi per procedere alla deposizione della statua, comincia il rito che viene scandito dal canto del “Miserere” e del “Domine Jesu Christe”. Questi due canti vengono eseguiti dal Coro “Boghes de Cheremule”, seguendo uno spartito che appartiene alla tradizione ed è esclusivo del Comune di Cheremule. Il coro ”Boghes de Cheremule” (www.boghes.com), che si collega direttamente alla tradizione popolare del canto a cuncordu a quattro voci pari maschili, è nato alla fine del 1993 per iniziativa di alcuni cantori cheremulesi che si proponevano il recupero del repertorio popolare locale, per la quasi totalità sacro. Grazie ad alcuni anziani, già cantori e quindi testimoni privilegiati di tale tradizione, il coro ha riportato su partitura tutto il patrimonio vocale cheremulese tramandato solo oralmente, apprendendone anche la modalità esecutiva. L’attività del coro si sviluppa prioritariamente in occasione delle feste religiose più importanti (Natale e Settimana Santa) durante le quali presenta i canti sacri della tradizione popolare del Comune di Cheremule. Da alcuni anni, il coro ”Boghes de Cheremule” ha creato l’Associazione Culturale “Tradizioni Popolari a Cheremule”, per riscoprire e valorizzare le radici della propria identità culturale e per far conoscere il patrimonio naturalistico ed archeologico del Comune di Cheremule. L’Associazione negli ultimi anni, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, ha dato vita ad una serie di manifestazioni culturali finalizzate a far conoscere, in particolare, il Parco dei Petroglifi di Museddu e dell’intera zona archeologica circostante, organizzando concerti con gli artisti di “Time in Jazz” e con i più apprezzati cori della Sardegna. Altre manifestazioni di un certo interesse del Comune di Cheremule sono: il 2 giugno, Su Tusolzu (tosatura delle pecore riproposta secondo antichi metodi); il 15 luglio, S’Alzola (l’aia del grano con i buoi, come si faceva prima dell’avvento delle mietitrebbie); l’11 agosto, La Sagra del vitello arrosto.

Il costume tradizionale
Il costume tradizionale femminile del Comune di Cheremule, così come quello maschile, viene indossato solo in occasioni particolari (processioni, manifestazioni folcloristiche, esibizioni di ballo sardo ecc.). Consiste in una gonna lunga fino ai piedi plissettata di colore rosso (sa munnedda). Sulla gonna spiccano una balza in pizzo, spesso nera, e il grembiule, anche questo nero. Sulla camicia bianca s’indossa un bustino in raso ricamato a motivi floreali e irrigidito da una struttura di stecche di giunco e un corpetto rosso cupo di tessuto pregiato (su corittu), ricamato a mano con policromi motivi floreali. Le maniche dell’indumento, sempre lunghe, hanno due aperture: da una, che segna la porzione centrale del braccio, emerge lo sboffo della camicia, l’altra risale dal polso sino quasi al gomito ed è arricchita da una bottoniera d’argento. Il copricapo è un velo bianco in tulle. Il costume maschile del Comune di Cheremule consiste in un copricapo (sa berritta) di panno o di orbace, di colore nero, a forma di sacco, lungo circa 50 centimetri, con l’estremità arrotondata e lasciata ricadere sulla spalla o ripiegata su se stessa in tre cerchi. La camicia (su entone) è bianca. Bianchi anche i calzoni di tela che vanno infilati nelle uose (ghettas). Sopra i calzoni s’indossano le ragas, un gonnellino nero di panno o più spesso d’orbace, i cui lembi inferiori risultano uniti da una striscia di tessuto (latranga) che passa tra le gambe. Sulla camicia si mette un corpetto (cosso) a doppio petto, molto aderente al busto, allacciato sul davanti lateralmente da una doppia fila di bottoni (talvolta d’argento) neri perlati a forma sferica. Completa l’abbigliamento un giaccone nero d’orbace (su gabbanu) lungo a mezza coscia, con cappuccio (su cuguddu).

Il Comune di Cheremule, per ora, non offre ristoranti e per il visitatore che giunge da fuori è praticamente impossibile godere dei prelibati piatti tipici del luogo. Per ovviare a tale inconveniente, l’Amministrazione comunale sta predisponendo, ai piedi dell’Oasi del Monte Cuccuruddu, un punto di ristoro. La cucina del Comune di Cheremule si lega all’economia agropastorale, alla tradizione e al calendario delle festività. Tra i primi piatti molto apprezzati sono i ravioli di ricotta fatti in casa e i ciccioneddos (gnocchetti), anche questi fatti in casa; sa suppa (spianate sarde, finocchietti selvatici e formaggio pecorino); su pane a fittas, che offre un’alternativa alla pasta. Altrettanto graditi i secondi piatti: l’agnello e il porcetto arrosto; l’agnello con finocchi; le salsicce arrosto. Il tutto va sempre accompagnato con del buon vino di produzione locale. Molto rinomati e famosi, in tutto il Meilogu e non solo, sono i biscotti del Comune di Cheremule unici per morbidezza, fragranza e soprattutto gusto. Molti dolci seguono la cadenza delle ricorrenze religiose: papassinia ai morti, formaggelle e tiricche a Pasqua. In inverno, dopo l’uccisione del maiale, non possono mancare le cozzulas de belda (focacce con ciccioli, noci e uva passa) e i sanguinacci di maiale. Una piccola curiosità riguarda la preparazione della tipica salsiccia del Comune di Cheremule nella quale, ancora oggi, viene utilizzata la salamoia. In pratica invece di condire la carne pesando il sale e aggiungendolo come si fa normalmente, si aggiunge l’acqua salata alla carne.

Senza levatrice? “Meglio così”
Godesi generalmente buona sanità in questo paese, e se si sapessero tutti preservare dalle vicende atmosferiche o dalle troppo sentite variazioni termometriche il dolor laterale non opprimerebbe tante vite. Per la cura della sanità non si ha che un flebotomo, e non solo manca il medico, il chirurgo e il farmacista, ma anche la levatrice. Forse è meglio così, che sottoporsi a gente ignorante. Non sono rari i longevi, massime in quelle case dove vivesi con qualche agiatezza. La vaccinazione si opera nella solita stagione dal chirurgo distrettuale, incaricato della medesima. Manca il camposanto, e i cadaveri si continuano a seppellire nel cimitero, ma non nella maniera prescritta dal governo. Agricoltura. Generalmente è ottima la natura delle terre di Queremule per cereali, orti, vigne e fruttiferi, potendo molto produrre questi diversi rami se ne’ coloni fosse maggiore intelligenza e più studio, se sapessero scegliere i luoghi idonei a vari generi e non si annojassero delle cure che voglionsi per avere frutti buoni e copiosi. La solita quantità della seminagione è di starelli 550 di grano, 150 d’orzo, 100 di fave, di legumi 50, di lino 40. La produzione dicesi nelle raccolte ordinarie poco notevole, ma la comune forse supera l’8 nel grano, il 12 nell’orzo, il 7 nelle specie minori. Il vigneto è piuttosto esteso perché occupa un’area di circa 800 starelli; ma bisogna dire che una gran porzione delle medesime sono di proprietà dei thiesini. Il clima è ottimo per le viti, e potrebbesi avere molta copia di buoni vini”. (Vittorio Angius, voce Cheremule in Dizionario storico-gegraficostatistico- commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, a cura di Goffredo Casalis, Torino 1833- 1856).

Il vulcano e il parco
Il Comune di Cheremule (altitudine m. 550, abitanti 752), che qualcuno scrive con la K iniziale, anziché con la C, secondo la grafia della lingua Logudorese, possiede qualcosa che lo rende più importante di quanto stimoli questa raffinatezza linguistica: esso giace, come Santu Lussurgiu, nel cratere di un antico vulcano, il Monte Cuccuruddu, la cui lava diede luogo a quegli enormi blocchi che servirono all’innalzamento dei nuraghi nella piana di Cabu Abbas, dove trovasi la cosiddetta «Reggia nuragica» ossia l’imponente nuraghe S. Antine di Torralba. Su quella coltre di lava sorge ancora un bosco gagliardo di querce, ai piedi del Monte Cuccuruddu. Dalla “Carlo Felice”, questo appare con un fianco squarciato da una grande cavità color bruna: è una cava che è stata sfruttata industrialmente nell’ultimo dopoguerra, e viene scambiata da molti per il cratere del vulcano. Questo trovasi dove è stato costruito il paese, ubicato più a nord-est, come si può meglio constatare recandosi sul posto, disseminato di tronchi d’alberi pietrificati. Con l’allettante incentivo di poter trovare un bel fossile, chi affronta la salita scoprirà uno dei più bei paesaggi logudoresi. Il Comune di Cheremule, tra la grande cava e il centro abitato, sta creando un grazioso parco, veramente esemplare: un’oasi balsamica attrezzata. Seduti su una panca, lassù, si può fantasticare sul calore dell’antico vulcano, sulle immani rocce eruttive, sui nuragici che innalzarono a valle Sa domo de su Re sulla sonante foresta sottostante. E fare un pensierino sulle danze rituali, come appaiono graffite nell’anticella dell’eneolitica «casa delle fate», in regione Museddu. Le quali presentano una straordinaria somiglianza con quelle incise in un lastrone, rinvenute nella valle di Gravio, cioè di un’altra lontana cultura. (Vico Mossa, Natura e civiltà in Sardegna, Sassari 1980).

Un paese piccolo piccolo
C’era una volta un paese piccolo piccolo, anzi piccolissimo, sperduto, isolato dagli altri e forse dal mondo: Cheremule. Il suo nome mi risuona sempre come quello di un paese da favola, immaginario, evanescente e fantastico, immerso tra nuvole di nebbia. Ma è reale. È il mio paese natale e in tutti gli anni della mia lunga vita l’ho sentito sempre mio, con struggente nostalgia, pur avendoci vissuto solo nella mia prima infanzia. È arrampicato sopra un colle, tra il verde. Da un lato si erge un monte detto “Cuccuruddu”, è un vulcano spento, coperto in parte, attorno al cratere, da una rigogliosa pineta. Alle spalle, all’altezza del monte, continua una catena di rocce scure, anzi nere, tra alberi molto frondosi chiamata “Coronedda” perché fa da corona al paese. Rocce ed alberi si stagliano alti contro il cielo e all’imbrunire le fronde, nell’ondeggiare al vento, formano strane ombre e figure che a noi bambini incutevano paura, facendoci imbastire su, con la nostra fantasia, storie di fate, orchi e banditi. (Lina Bagella, La memoria e il tempo, Sassari 2008).

Bidda mia
Cheremule ti pintas de colore
In d’una conca de ilde corona,
De elighes e pinos ses padrona
E cussolzas de elva e de laore
In Logudoro distintu fiore.
Antiga raighina ‘e zente ona
Dignitosa ti mustras senza trama
Estida dae fozzas de amore.
Dae prima sas fadas as rezzidu
Fattende in sinu tou residenzia
Imprentende sas domus de signales.
Oe che tando offerisi unu nidu
Senza fagher peruna preferenzia
Anzenu e tou in parte uguales.

(Barore Chessa)

La Maschera
Da una poesia del gesuita Bonaventura Licheri si apprende che anche il Comune di Cheremule aveva una sua maschera di Carnevale. Nel 1700 il religioso, impegnato ad accompagnare un altro gesuita, tal Giovanni Battista Vassallo, in una missione di evangelizzazione al centro della Sardegna, fu testimone di riti pagani, arcaici compiuti da uomini vestiti di pelli e il volto annerito oppure coperto da maschere. Riti ancestrali, primitivi, durante i quali, danze ritmate dal battere di ossa animali, mimavano la cattura di una vittima che poteva essere un caprone, toro, cervo, cinghiale. Erano retaggi di antichi culti agrari e di cui oggi si ritrovano aspetti in numerose maschere tipiche del Carrasecare (il carnevale sardo). Nelle sue poesie Bonaventura Licheri affianca incredibilmente ed inaspettatamente il nome del Comune di Cheremule a quello di Mamoiada, Ottana, Cuglieri, Samugheo, Austis, Ortueri e Atzara. Descrivendo quello che vide a Cheremule egli scrisse:

Atundan su fogu
Sos impeddados
De peddes tramudados brincant,
si leant a mossos e trinini sos ossos
in sas ischinas
barras costas cabrinas
passan su inu cottu
bolant a unu fiottu, est una catza.
Fumadigu a caratza,
i sas massiddas pintadas
in conca coas ligadas
ant de mazzone,
cun fustes e furcones,
foetes e matzocas,
faghent sonos de brocas
bochin s’urzu
Ballat paret iscurzu
A boghe che una tzonca
Duos corros in conca si c’at ligadu.

Lo spazio più importante del Comune di Cheremule è la piazza Parrocchia, da sempre il luogo d’incontro dei cittadini; vi si affacciano il Palazzo comunale e la Parrocchiale, dedicata a San Gabriele Arcangelo, la cui costruzione in stile gotico-aragonese risale alla prima metà del Cinquecento. La facciata con un portale gigliato è orientata a occidente, e nel timpano spicca un rosone con vetrata istoriata che raffigura l’Annunciazione. A destra sul davanti si eleva un campanile a canna quadrata. Due contrafforti obliqui la delimitano lateralmente. L’interno è a una navata: ai lati si aprono quattro cappelle, due per parte. La copertura della navata centrale è a botte. Un magnifico organo con oltre sicento canne, unico nel Meilogu, che in un documento viene fatto risalire alla fine dell’’800-primi ’900, arricchisce la cantoria. Altra chiesa d’importanza minore del Comune di Cheremule, ma molto interessante da visitare, è Santa Croce. Merita attenzione anche il centro storico di origine medioevale, arricchito da numerosi murales che raffigurano i centenari del luogo, scene di vita quotidiana e mestieri tradizionali. Per una bella passeggiata è d’obbligo inoltrarsi nella pineta, percorrere i sentieri e raggiungere il belvedere in cima al Monte Cuccuruddu, da cui si gode uno stupendo panorama. Da non perdere la visita al Parco dei Petroglifi, di grande interesse archeologico, che dista poco più di due chilometri dall’abitato del Comune di Cheremule. Trentasette tombe ipogeiche (domus de janas, ovvero case delle fate) popolano l’area che si estende tra Museddu, Tennero e Mattarigozza. Esse fanno parte di tre necropoli, ciascuna caratterizzata da una tomba monumentale. Si tratta di sepolture del Neolitico recente (seconda metà del IV millennio a.C.). In epoche storiche diverse tombe furono adoperate per altri usi: si attribuiscono all’età romana gli impianti di vinificazione (circa una quarantina) diffusi sui sovrastanti tavolati calcarei. Diciotto domus de janas e una tomba monumentale (Tomba della cava) formano la necropoli di Museddu. La necropoli di Tennero si distingue per la celeberrima Tomba Branca sulle cui pareti i “petroglifi” (incisioni sulla roccia) rappresentano figure con sembianze umane. La più nota tomba della necropoli di Mattarigozza è la Tomba di Sa Colondra. È facile arrivare al Parco dei Petroglifi che spesso, durante l’estate, è anche suggestivo scenario per importanti manifestazioni culturali. Si percorre via Brancaleone Cugusi e giunti alla periferia del paese s’imbocca la strada provinciale. Dopo 500 metri si svolta a destra per una stradina asfaltata. Si procede per 900 metri e si svolta a sinistra, dove una freccia direzionale indica “Nuraghe Baddilciu”; ancora 700 metri e sulla destra s’incontra un pannello informativo. Siamo praticamente arrivati: una stradina non asfaltata, da percorrere a piedi o anche in auto, ci conduce, dopo circa 300 metri, al sito. Da qui si può raggiungere anche la “Tomba Branca”. Lungo il percorso si possono osservare le caratteristiche pinnettas, capanne usate dai pastori e dai contadini, realizzate interamente in pietra “a secco” con base circolare e tetto conico, che arieggiano i trulli pugliesi. Sulla strada per Romana svetta, su un’emergenza rocciosa, la splendida torre del nuraghe Majore, restaurato di recente.

Il paese è collegato con Sassari e con gli altri centri del Meilogu per mezzo di un servizio di autobus di linea che funziona solo nei giorni feriali.

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Associazione turistica Pro Loco Via Marchetto 6 - Tel. 349 3256362
Associazione Culturale “Boghes de Cheremule” Tel. 349 3115906

Artisti e artigiani
Salvatore Chighine (lavorazione del legno) Via Capitano Bagella 7 - Tel. 079 889535
Sanna Legno S.r.l. (lavorazione del legno) Strada Provinciale per Cheremule - Tel. 079 889007

Prodotti alimentari
Gavino Marras (insaccati di maiali) Via Capitano Bagella 8 - Tel. 329 4246513
Marras Antonella, rivendita alimentari ed edicola Via Masia 4 - Tel. 079 889364
Panificio Antonello Marras (produzione di pane “zichi”) Via Marchetto 8 - Tel. 329 4180068
Serra, commercio carni e autotrasporti Tel. 079 8879480

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Comune Piazza Parrocchia 6 - Tel. 079 889010 - fax 079 889365
Biblioteca comunale Piazza Insorti Magiari
Ambulatorio medico Piazza Insorti Magiari
Farmacia Piazza Insorti Magiari 1 - Tel. 079 889642 Parrocchia di San Gabriele Arcangelo Piazza Parrocchia 1 - Tel. 079 889012
Ufficio postale Via Bagella 1 - Tel. 079 889048

Strutture sportive
Campi di calcio e calcetto, campo da tennis, piscina comunale Corso Umberto

Settimana Santa (Sa Chida Santa): (si tiene in aprile)
Il  venerdi santo si tiene la cerimonia de S'Iscravamentu, consiste nella rievocazione della deposizione.


Sant’Antonio da Padova: (si tiene in giugno il 13/06)
La mattina del 13 la statua del Santo viene portata in processione per le vie del paese. Denominata festa dei giovani, è una delle feste più importanti della comunità. Dura diversi giorni durante i quali si svolgono manifestazioni musicali e folcloristiche. Viene offerto un pranzo a tutta la popolazione.

San Gabriele Arcangelo: (si tiene in settembre il 29/09)

Festa di Sant’Andrea, la processione.


Sant’Andrea
:
(si tiene in novembre il 30/11)
Festa dei contadini. La mattina si svolge la processione con il simulacro del Santo che attraversa le vie del paese. Dopo un pranzo per tutta la comunità la sera si assiste all’immancabile gara di poesia estemporanea a cui partecipano poeti di fama.

 

Altre manifestazioni interessanti:

Su Tusolzu: (si tiene in giugno il 02/06)
Tosatura delle pecore riproposta secondo antichi metodi.

 

S’Alzola: (si tiene in luglio il 15/07)
L’aia del grano con i buoi, come si faceva prima dell’avvento delle mietitrebbie.


La sagra del vitello arrosto:
(si tiene in agosto il 11/08)
Manifestazione che ha riscontrato un notevole interesse attraendo numerosi turisti.

La chiesa di San Gabriele Arcangelo.
La chiesa di San Gabriele Arcangelo.
La pineta.
La pineta.
La Grotta di Nurighe.
La Grotta di Nurighe.
L’antico lavatoio di Funtana.
L’antico lavatoio di Funtana.
La necropoli ipogeica di Museddu.
La necropoli ipogeica di Museddu.
Monumento ai Caduti.
Monumento ai Caduti.
Festa di Sant’Andrea, la processione.
Festa di Sant’Andrea, la processione.
Il costume tradizionale.
Il costume tradizionale.
Il costume tradizionale.
Il costume tradizionale.
Dolci tipici.
Dolci tipici.
Case del centro storico.
Case del centro storico.
Murale.
Murale.
La chiesa di Santa Croce.
La chiesa di Santa Croce.
La necropoli di Museddu.
La necropoli di Museddu.
La Tomba Branca.
La Tomba Branca.
Il nuraghe Majore.
Il nuraghe Majore.


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