Castiàdas

Comune in fase attivazione
Provincia di Cagliari
Regione storica di Sàrrabus

CAP: 09040
Prefisso Telefono: 070

Azienda n.8, Cagliari
Distretto sanitario Muravera

Superficie territoriale 102,70 kmq
Altitudine 60 metri s.l.m.

Abitanti al:
1991:1226
2001:1311
2005:1343
2011:1507


Unione dei Comuni "Sarrabus"
Muravera, San Vito, Villaputzu, Villasimius
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Il Comune di Castiadas, di recente istituzione, si trova nella parte orientale della provincia di Cagliari e si estende su una superficie di 10.270 ettari, contando al rilevamento Istat del 2011 1507 abitanti che non vivono, come avviene solitamente in Sardegna, in un unico nucleo, ma suddivisi in una serie di centri maggiori e minori. Il territorio del Comune di Castiadas confina a nord con quelli di San Vito e Muravera, a sud con quello di Villasimius; a ovest con quelli di Maracalagonis e Sinnai e a est col mare Tirreno. È occupato per la maggior parte da una piana costiera, ovvero “una gran valle” che, come scriveva Vittorio Angius un secolo e mezzo fa, è «la principal e più considerevol parte di tutta la regione». Le fanno da corona a sud e a ovest le propaggini del gruppo montano dei Sette Fratelli, mentre a nord la riparano alcune alture minori a ridosso del capo Ferrato (in territorio di Muravera); e altri piccoli rilievi, a volte arrotondati a volte aspri e rocciosi, sorgono nei pressi del litorale. Si tratta quindi di pianura, bassa collina e bassa costa montana, che non raggiunge mai grandi altezze: i punti più alti del territorio del Comune di Castiadas sono nella parte occidentale: il monte Melas, m 839, Bruncu Su Adulu, 782, e Bruncu Staulu Mannu, 753. La natura del suolo è prevalentemente granitica, come si può vedere dalle numerose rocce che affiorano, assumendo aspetti spesso gradevoli ed affascinanti, mentre le parti pianeggianti del Comune di Castiadas sono costituite in larga parte da terreni alluvionali, trasportati nel tempo dai corsi d’acqua. Il principale di questi è il rio Corr’e Pruna che scorre da sud verso nord, alimentato da affluenti di sinistra provenienti dal Sette Fratelli, e si getta nel rio Cannas-Sa Picocca poco prima che questo formi, in territorio di Muravera, gli stagni costieri di Colostrai e Feraxi; altri torrenti minori si dirigono dall’interno verso la costa, con la tendenza anche qui a formare, prima dello sbocco a mare, depositi d’acqua di scarsa profondità. Mentre nella parte costiera la vegetazione spontanea comprende lentischi, olivastri e ginepri, le falde del Sette Fratelli sono ricoperte da un superbo tratto di foresta: costituita essenzialmente da lecci, cui si accompagnano corbezzoli e filliree (e oleandri lungo i corsi d’acqua), il Comune di Castiadas ospita una ricca fauna che annovera tra gli altri il cinghiale, la martora, il gatto selvatico, nonché una delle poche colonie di cervo sardo che ancora sopravvivono nell’isola; tra i volatili la pernice, il grifone, la poiana e l’aquila reale. Molto importanti, ai fini dello sviluppo turistico in corso in questi anni, le bellezze della costa – che si allunga per alcuni chilometri in direzione nord-sud –, rese affascinanti da un alternarsi di sporgenze rocciose e di tratti sabbiosi più o meno ampi; tra le prime Punta Santa Giusta, che segna il limite settentrionale, e le scogliere di Punta S’Omini Mortu e Punta Sa Calazziga, vicine a quello meridionale; tra i secondi la Cala della Marina, che forma tutt’uno con Cala Sìnzias ed è la spiaggia più grande, e Cala Pira, una delle più belle, ma insidiata dalla cementificazione. 

La storia
Le testimonianze più antiche del passato presenti nel territorio del Comune di Castiadas sono alcuni singolari raggruppamenti di menhirs, il più noto quello di Cuili (Ovile) Piras, nella vicina penisola di Capo Ferrato. Gli archeologi isolani non se ne sono occupati ma è cresciuto in questi anni l’interesse da parte soprattutto di studiosi forestieri che trovano valenze astronomiche in molti di questi monumenti preistorici, primo fra tutti il complesso di Stonehenge, in Inghilterra. La loro realizzazione sarebbe da collocare nel periodo in cui gli antichi abitatori andavano adottando le tecniche dell’agricoltura, e si facevano necessariamente più attenti ai movimenti dei corpi celesti e all’alternarsi delle stagioni. La civiltà prenuragica e nuragica ebbe qui una discreta diffusione; resta un esempio di domus de janas (Monte de Sirbonis = Monte dei Cinghiali) nella parte settentrionale, mentre i resti delle torri nuragiche si trovano numerosi in tutto il territorio del Comune di Castiadas; ricordiamo per tutti Sa Domu ’e S’Orcu (La Casa dell’Orco), affacciata sul mare poco a sud di Costa Rei: si tratta di un edificio polilobato con annesso villaggio, che meriterebbe di essere scavato e aperto alla visita anche perché vicino alla strada costiera. La presenza fenicia e punica è accertata nell’antica Sarcapos, che sorgeva alla foce del Flumendosa: secondo l’archeologo Giovanni Lilliu una sorta di porto franco per il commercio con le popolazioni locali; un altro insediamento è stato individuato a Santa Giusta di Monte Nai, al confine tra Muravera e il Comune di Castiàdas: sembra evidente che si trattasse di un luogo fortificato, sorto nei pressi di un nuraghe (Tersilia), ma purtroppo non sono stati ancora eseguiti degli scavi sistematici. Qualche traccia è stata trovata anche di insediamenti romani; la strada che seguiva la costa orientale collegando Olbia con Cagliari aveva all’incirca in questa zona, secondo Piero Meloni, il tracciato dell’attuale statale 125, ossia piegava verso l’interno dopo aver oltrepassato il Flumendosa. Nel periodo medioevale territorio del Comune di Castiadas entrò a far parte del giudicato di Cagliari, curatoria del Sàrrabus, per passare poi ai Pisani e infine agli Aragonesi; subì continue incursioni da parte dei pirati barbareschi e si spopolò anche a causa della malaria. Si ha notizia di un villaggio, Villanova Castiàdas, che era abitato nel 1300, ma due secoli dopo era stato già abbandonato. Dopo aver tentato invano di far cessare le incursioni dei pirati barbareschi dal mare, la monarchia spagnola dispose la costruzione di una rete di torri costiere di avvistamento e difesa: nel territorio del Comune di Castiadas ne fu eretta una sola, che esiste ancora in discrete condizioni e prende il nome dalla località in cui sorge, Cala Pira: di forma troncoconica, ha un solo vano interno (con la volta sorretta da un pilastro centrale) che comunica, attraverso una scala ricavata all’interno della muraglia, con la terrazza sovrastante; era armata con cinque fucili, due spingarde e due cannoni dei quali si occupavano un alcade, un artigliere e cinque soldati. Inizialmente utilizzata da un privato, ora l’Amministrazione comunale progetta di collocarvi un piccolo museo del mare. Una volta instaurato il sistema feudale, che si sarebbe protratto sino al 1839, queste terre fecero parte della contea di Quirra. La popolazione era sempre scarsa. Secondo l’Angius, che scriveva proprio nella prima metà dell’Ottocento, era frequentata a periodi da abitanti dei tre paesi alla foce del Flumendosa (Muravera, San Vito e Villaputzu) che, trovando riparo in modeste capanne, ripulivano le terre bruciando erbe ed arbusti (in sardo narbonare) e le seminavano a cereali; portavano qui anche le loro greggi, ma evitando di incontrare i pastori di Villagrande, che vi scendevano in transumanza con l’aria dei padroni prepotenti; resta tuttavia a loro il merito l’aver dato sviluppo alla tradizione dell’apicoltura, che si pratica ancora oggi.

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