Carloforte

Comune in fase attivazione
Provincia di Carbonia -Iglesias
Regione storica di Isola di San Pietro

CAP: 09014
Prefisso Telefono: 0781

Azienda n.7, Carbonia
Distretto sanitario Carbonia

Superficie territoriale 50,24 kmq
Altitudine 10 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:7322
1961:7275
1971:6849
1981:6626
1991:6629
2001:6132
2005:6488
2011:6420


Unione dei Comuni "Arcipelago del Sulcis"
Calasetta, Gonnesa, Portoscuso, Sant’Antioco
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Conosciuta dai Fenici come Enosim, dai greci come Hieracon e dai romani come Accìpitrum, l'isola si vide tradizionalmente riconosciuto il nome di San Pietro da un'ipotetica visita del santo Apostolo, costretto ad una sosta forzata durante un suo viaggio verso Roma. Ma altri avanzano l'ipotesi più suggestiva legata alla leggenda dell'ermitu, un santo eremita di nome Pietro, che avrebbe abitato in epoca assai remota uno scoglio in prossimità dell'isola Piana. Altra e più fantasiosa ipotesi è ancora quella secondo la quale molto più semplicemente il nome non sarebbe altre che una derivazione del romano Accipitrum. San Pietro non fu mai stabilmente abitata: furono costruite in tempi diversi (e regolarmente lasciate alla distruzione degli uomini e degli elementi), varie tombe, romane e fenicie, in diverse parti dell'isola, ma nulla mai che provasse una residenza stabile. Non si hanno vestigia di civiltà nuragica, ma in epoche lontane qualcosa dev’essere stata ritrovata se una località dell'isola è ancora oggi chiamata Nuôrxi, nome che ricorda vagamente quello di “nuraghe”. Fumigata dalla salsedine aerea delle maestralate e dalle brume lacrimose del libeccio e dello scirocco, l'isola sorge quasi parallela alla costa sulcitana, davanti a Portoscuso e Calasetta. Il territorio del Comune di Carloforte, che poi rappresenta tutta l'isola di San Pietroha una superficie di 5023 ettari. L'isola è caratterizzata nella parte nord-occidentale da una lunga ed alta costa a falesia, e in quella sud-orientale da una costa bassa e pianeggiante. La parte centrale, nella quale si ergono i “bricchi” – colline rocciose sotto i 211 m – è attraversata da canaloni e piccole valli che presentano in genere un andamento a raggiera, e spesso si stringono in profonde incisioni percorse da corsi d'acqua a carattere torrentizio. Il territorio del Comune di Carloforte è costituito essenzialmente da rocce vulcaniche, una serie di colate laviche di natura liparitica alternata a tufi. Le eruzioni sarebbero avvenute in seno alle acque marine, come vorrebbero dimostrare le stratificazioni dei tufi. Gli scarsi depositi sedimentari sono rappresentati da depositi fluviali con ciottoli arrotondati e non rappresenterebbero altro che depositi di paleofiumi provenienti dalla Sardegna – che un tempo evidentemente comprendeva anche San Pietro – e quivi sfocianti. Nella parte meridionale del Comune di Carloforte, a quote piuttosto basse, si trovano arenarie fossilifere di epoca più recente, mentre in località Spalmatore – all'estremo sud dell'isola – vi sono sabbie eoliche, con formazione di piccole dune dovute all'azione del vento dominante, il maestrale.

La storia    

In San Pietro, con la fondazione di Carloforte, si realizzò nel secolo XVIII uno dei più riusciti fenomeni di colonizzazione, destinato a fare dell'isola sarda una diramazione sempre viva della riviera ligure. In un'isoletta presso la costa tunisina, ai confini con l'Algeria, Tabarca, viveva sin dal 1540 una colonia di corallari pegliesi, ivi immessa dai signori di Pegli, che nel corso di un paio di secoli aveva impinguato le casse dei Lomellini e limato in modo inesorabile la propria esistenza, ormai quasi prossima agli stenti. Nei primi anni del Settecento la popolazione dell'isoletta aveva raggiunto il numero inverosimile di circa 1800/2000 anime, alle quali il progressivo depauperamento dei banchi corallini, il sovrappopolamento, le vessazioni beycali e il pericolo sempre immanente di “sanzioni” tunisine ancora più gravi rendeva la vita estremamente precaria. Venuti a conoscenza dei propositi di Carlo Emanuele III di popolare le terre deserte della sua Sardegna, i tabarchini inviarono nell'isola di San Pietro – «come la più propria […] alle pose dei naviganti ed alle operazioni del traffico» – uno dei loro maggiorenti, Agostino Tagliafico, colui che sarebbe dovuto diventare il feudatario della nuova colonia. Il Tagliafico, accompagnato da “alcuni pratici”, esplorò l'isola minuziosamente, per due giorni, e quindi, su esplicito invito del viceré di Rivarolo, compilò il progetto per stabilire in San Pietro una colonia tabarchina. Era l'ottobre del 1737. Durante l'ispezione il Tagliafico s'era imbattuto in una chiesetta semidistrutta che gli fu indicata come la chiesetta di San Pietro (ed ancor oggi è così erroneamente nominata). In realtà essa era quella dei Novelli Innocenti, fatta erigere da Gregorio IX, nel 1236, in onore dei poveri fanciulli i cui corpi senza vita erano stati riversati dalla tempesta sulle coste di San Pietro. Erano stati imbarcati su due dei sette vascelli che nel 1212 portavano dei giovinetti fanatizzati da Stefano – pastorello tedesco – in Terrasanta, per la liberazione di Gerusalemme, in quella che la storia avrebbe ricordato come la Crociata dei Fanciulli. La chiesetta sarebbe stata ripristinata e aperta al culto nel 1798, allargata di circa un metro nella parte sud. Ma le ristrettezze in cui si dibatteva l'Erario sembravano voler minare sul nascere il sorgere della colonia. Fortuna volle che si facesse avanti un ricco mercante trapanese, in cerca d'altri blasoni: don Bernardino Genovesy Cervejlon, peraltro già barone di Portoscuso e visconte di Cuglieri ed Escalaplano. Con la promessa del titolo comitale di San Pietro (trasformatosi poi nella corona ducale, quando il numero degli immigrati si rivelò più che doppio rispetto al convenuto), don Bernardino – ottimo cuore e borsa generosa – si assunse l'onere dell'operazione. Poté così iniziare nella primavera del 1738, in un'atmosfera di fervida alacrità e di accese speranze, il magnifico esempio di colonizzazione, solo offuscato – un poco – dal pensiero che ricorreva a chi era rimasto a Tabarca: genitori, parenti, amici. La data ufficiale di nascita del paese – chiamato Carloforte in onore del sovrano – è il 17 aprile 1738, quando sbarcarono in San Pietro 293 tabarchini (88 erano già arrivati in febbraio per i primi lavori di disboscamento), ai quali si aggiunsero gli 83 liguri al seguito di don Giobatta Segni, già comandante del porto di Ventimiglia (avo del presidente della repubblica Antonio Segni).







 

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