Bulzi

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Anglona

CAP: 07030
Prefisso Telefono: 079

Azienda n.1, Sassari
Distretto sanitario Sassari

Superficie territoriale 21,63 kmq
Altitudine 250 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:850
1961:903
1971:809
1981:747
1991:689
2001:634
2005:614
2013:547



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Una terra per il grano
Bulzi è un antico comune dell’ Anglona di 539 abitanti, 267 maschi e 250 femmine suddivisi in 239 famiglie. Il suo territorio ha forma quadrangolare, ha una superficie territoriale di kmq 21,63 e confina con quelli dei comuni di Sedini, Laerrru, Perfugas e Santa Maria Coghinas. Il paese è situato in una conca a 201 m s.l.m ed è protetto dai venti da una catena di colline la più rilevante delle quali è il monte Maltu (m300); le altre si chiamano Biancone (225), Zicu (206), Pedrulongu (212), Ena (359) e infine il Tippa (233) di origine vulcanica. 
Il suo territorio è prevalentemente collinoso con qualche breve pianura. La natura del terreno è calcarea e argillosa, particolarmente adatta alla coltivazione del grano duro che ha una tradizione millenaria, visto che risale all’epoca romana. Dal punto di vista geologico la zona è molto varia, comprende trachiti, tufi, arenarie, e ci si riscontra l’interessante fenomeno della cosiddetta foresta pietrificata, oggetto da qualche tempo di approfondimenti scientifici. Alcuni esempi sono esposti presso il Museo del legno ospitato nel paese. 
I fiumi sono a carattere torrentizio, l’unico corso d’acqua perenne è il rio Silanis. 

Le epoche più antiche
L’Anglona è una delle regioni storiche a più antico popolamento in Sardegna, la presenza di reperti del Paleolitico inferiore, i più antichi fra quelli documentati nell’isola, risalenti a 500.000 anni orsono, nell’agro di Laerru e Perfugas, territori confinanti con quello di Bulzi, fanno ipotizzare che anche il nostro territorio fosse abitato a partire da questa epoca. La ricchezza di selce del territorio ha sicuramente determinato lo sviluppo economico di questa zona, il materiale non doveva servire solamente per uso locale ma costituiva una fonte di ricchezza con il commercio fin da quel tempo. 
Le civiltà prenuragica e nuragica sono largamente documentate nel territorio dalla presenza di 12 domus de janas, a Sa Rede, 26 nuraghi, un villaggio nuragico, Sas Rodas, nonché una muraglia megalitica che cinge il monte Pedru Longu. Non mancano inoltre dolmen e tombe a corridoio. Dal territorio di Bulzi proviene la testa del guerriero di calcare bianco (cm 29x 27x47) con elmo e corna, simile per certi versi alle più celebri statue di Monti Prama. L’originale reperto è esposto nel Museo archeologico di Perfugas. 
Tutto questo e tanto altro ancora costituiscono una ricchezza davvero importante specie se paragonata alla modesta estensione del territorio comunale. L’epoca romana è documentata dal grande numero di toponimi e dal villaggio di Monte Maltu, nel quale sono ancora visibili tracce litiche e ceramiche, e dai resti archeologici rinvenuti presso il rio Silanis. 

Dal Medioevo a oggi
La villa di Bulzi nasce, molto probabilmente, su un poggio intorno alla chiesa parrocchiale di Santa Maria de su Jaru, di cui sono ancora visibili le tracce in zona detta Su Monte: «eclesia de Santa Maria de su Charu, parroquia antiga de sa presente v(ill)a». I recenti studi smentiscono le tesi degli studiosi quali il Fara, secondo il quale l’abitato sarebbe nato intorno a un castello dei Malaspina; e l’Angius che credeva di averne individuato i resti sulla sommità di monte Ultana. In realtà si tratterebbero non dei resti di un castello bensì di una fonte protosarda. 
spostato di qualche centinaio di metri più a valle, dove si trova attualmente, per prendere consistenza intorno alla attuale parrocchiale di San Sebastiano, di cui si hanno notizie a partire dal 1658. Poco distante dall’abitato sorgevano la chiesa benedettina e il relativo monastero di San Pietro di Simbranos, che aveva titolo priorale: furono donati ai Cassinesi nel 1120 da Costantino de Carbia e dalla moglie Giorgia de Zori esponenti della cerchia giudicale turritana; e furono distrutti nel 1796 quando il vescovo di Ampurias e Civita autorizzò il prelievo dei suoi materiali per l’ampliamento della parrocchiale di Bulzi, la facciata della quale conserva ancora i conci di basalto e calcare di taglio e pezzatura romanica e la disposizione in bicromia. 
Nel medioevo Bulzi dovette appartenere ai Benedettini di Montecassino, successivamente fece parte dei possedimenti dei Doria che avevano il fulcro della loro signoria a Castelgenovese oggi Castelsardo; in seguito Brancaleone I lo vendette con tutta l’Anglona ai Malaspina, ma nello stesso anno lo ricomprò per la somma di 9.300 lire (A. Soddu). 
Intorno al Trecento, in seguito alla grande pestilenza che colpì anche la Sardegna, si stima nel villaggio una popolazione di circa 300-400 abitanti. 
Nel 1388 i notabili del paese firmarono la pace fra il Giudicato di Arborea e la Corona d’Aragona. 
In Età moderna il paese fece parte della Contea di Coghinas, feudo dei duchi spagnoli di Gandia. Del periodo spagnolo sono rimaste tracce profonde sia nella lingua che in alcune preziose opere quali un retablo del 1700 e un crocifisso del 1600. Di derivazione spagnola sono anche i riti della Settimana santa, ancora vivi.
Nel 1720 passò ai Savoia. I moti antifeudali, iniziati nel 1793 da Sorso e Sennori e duramente repressi si estesero anche a Bulzi, che rifiutò insieme a Sedini, Nulvi, Osilo e Ploaghe di pagare i diritti feudali, ma in seguito l’esempio di Sorso e Sennori consigliò ai capi della rivolta una certa cautela e favorì l’opera di pacificazione. 
Il borgo di Bulzi, che secondo il censimento parrocchiale del 1883 era composto di 590 anime distribuite in 150 famiglie, fu riscattato dalla servitù feudale nel 1839. 
Al primo censimento del 1861 la popolazione residente era costituita da 588 abitanti, superiore purtroppo a quella odierna. Da quel primo censimento si registrò una crescita che proseguì fino al 1911, quando si toccarono le 726 unità. In seguito alla I guerra mondiale, che fece 8 vittime, si registrò una decrescita della popolazione: 631 nel 1931. La II guerra contò 7 vittime su una popolazione di 733 abitanti. Un nuovo picco della crescita della popolazione si è registrato nel 1961 con 903 abitanti. In seguito è andata sempre diminuendo, a causa della forte migrazione cui si accompagna una notevole decrescita delle nascite. Al 2016 i ragazzi da 0 a 14 anni sono il 7% della popolazione; i cittadini della fascia d’età dai 15 ai 65 anni il 63%; quelli oltre i 65 il 30%. L’età media è di 52 anni. 
Il patrimonio abitativo è costituito da 343 abitazioni quasi esclusivamente private, le case sono ampie, confortevoli e per l’80%in buono stato di conservazione. 
Le strutture sanitarie sono l’ambulatorio e la farmacia. Il veterinario è a Perfugas, 10 km. L’ospedale più vicino è a Tempio 35 km, ma è più frequentato quello di Sassari. Mancano le scuole di ogni ordine e grado e il diritto allo studio è garantito da un servizio di trasporti messo a disposizione dall’Amministrazione comunale. Gli studenti degli istituti superiori si recano a Sassari, Castelsardo o Perfugas, per l’istituto Professionale per L’Agricoltura. Manca da qualche anno lo sportello bancario ma sono presenti gli uffici postali. Le strutture sportive sono un campo di calcio, di calcetto, di bocce e una piscina, per la quale vi è stato un notevole impegno economico e che tuttavia non è ancora fruibile a causa degli alti costi di gestione. 

Una villa romana?
Il toponimo Bulzi ha un significato a prima vista oscuro; tenendo conto che tra le forme attestate dalle fonti ci sono anche Golzi, Gulte, Gulseye Massimo Pittau ha ipotizzato un collegamento con l’antroponimia romana: in altre parole l’origine potrebbe essere stata Bulcius, Bultius, Burcius, o ancora Vulcius, nel senso di villa o tenuta appartenente a Burcio o Bulcio. Dal canto suo Mauro Maxia fa notare che il prefisso gulth, documentato nel Medioevo, potrebbe avere radice preromana. 

Un’economia in crisi
Col progressivo calo della popolazione anche le attività economiche hanno assunto dimensioni modeste. Allo stato attuale sono presenti 36 aziende agropastorali (48 nel 2010) così distinte: 15 imprese di allevamento ovi-caprine e 16 imprese agricole, mentre quelle del settore terziario sono 18. 
Questi dati sono particolarmente significati specie se confrontati con quelli del passato: nella prima metà del Novecento Bulzi possedeva un considerevole patrimonio ovino, otre 3000 capi, che consentiva la produzione in paese del pecorino romano. Nel 1950 si formò una cooperativa di 15 soci che conferivano quotidianamente tra i 5 e i 6 ettolitri di latte per la produzione del romano che, dopo la stagionatura, veniva consegnato alla Galbani. 
Oggi, con la crisi dell’economia tradizionale, cui è seguita quella dell’industria petrolchimica, nella quale trovavano impiego molte unità lavorative, il paese vive la condizione dell’inurbamento verso il capoluogo o le città costiere o, peggio, una nuova migrazione oltremare come unica e necessaria soluzione al problema della mancanza di lavoro. 
E per quanto la costa sia relativamente vicina (10 km), i flussi turistici che raggiungono sono insoddisfacenti, e nettamente inferiori alle sue potenzialità. 
Da gennaio a settembre
La festa del patrono San Sebastiano martire (Santu Bestianu) si celebra il 20 gennaio ed è quasi esclusivamente religiosa; secondo la tradizione il santo avrebbe liberato il paese dalla pestilenza. 
Poi c’è su Carrasciale antigu (il Carnevale antico) cui segue, il primo sabato di quaresima, su Sapadu iscasciadu (il Sabato impazzito), nome nato dalla fantasia del poeta Angelo Ricciu così denominato perché è un invito irriverente al divertimento nonostante la quaresima appena cominciata. È una festa nata circa 40 anni fa, e comprende il pranzo comunitario gratuito a base di gnocchetti alla sarda, pecora e patate bollite e frittelle, cui nel pomeriggio seguono la sfilata dei carri allegorici, canti e balli. 
Sa Cunfraria de Santa Rughe (la Confraternita di Santa Croce), molto attiva in paese, cura i riti de sa Chida santa (la Settimana santa) che introducono alla Pasqua. Molto suggestivi i canti che i confrati propongono, anche perché sono il frutto di una ricerca accurata condotta nella comunità. 
San Nicola è la festa organizzata dai pastori che ne decidono di volta in volta la data, comunque fra maggio e giugno. La festa si svolge da secoli nell’antica chiesetta di San Nicola. 
Su Rughefissu si celebra il giorno dell’Ascensione. In passato questa festa era particolarmente sentita e vedeva arrivare al santuario di San Pietro delle Immagini centinaia di cavalli provenienti da tutta l’Anglona.
Da qualche decennio la comunità bulzese il giorno prima dell’Ascensione celebra la Festa de sos malaidos (Festa dei malati). 
Nel mese di agosto o di settembre si celebrano Santa Lucia e Sant’ Isidoro, nel passato la festa durava tre giorni, oggi ridotti a due. Per l’occasione un tempo si esibivano i poeti estemporanei e i cantadores a chitarra. I festeggiamenti erano e sono organizzati da un comitato costituito per l’occasione che si avvale del contributo economico dei paesani e degli emigrati in vacanza in paese.
Il 14 di settembre si svolge la festa di Santa Rughe (Santa Croce) nell’omonima chiesetta situata nel cuore del paese, in piata Santa Rughe. 

Il costume tradizionale Gli indumenti ritrovati
Dell’abito tradizionale di Bulzi si era quasi persa la memoria poiché erano rimasti pochi pezzi originali; solamente negli anni Settanta è stato possibile ricostruirlo grazie all’impegno di Mariangela Piana, sarta del paese che con determinazione e amore, e aiutata dalle vecchie del paese e da numerosi documenti fotografici, ha portato a compimento la sua opera. Oggi è pertanto possibile vedere il vestiario tradizionale di Bulzi filologicamente ricostruito. 
L’abito della sposa è simile a quelli delle donne anglonesi. Sa bunnedda (la gonna), che è di panno nero, ha sostituito quella in furesi (orbace): plissettata, è arricchita da una trina con frange di perline nere, più una balza inferiore di velluto verde operato con fiori neri o viola. Copre la parte anteriore sa faldita (il grembiule) di seta nera operata a motivi floreali e bordata di pizzo nero. S’isciaca (la giacchina) è anch’essa nera in seta operata a motivi viola; sagomata e chiusa con gancetti sul davanti, copre quasi interamente s’imbustu (il busto) che è di broccato bianco a fiori policromi, irrigidito con stecche di olivastro e allacciato sul davanti con un nastro bianco. La camicia (sa camija), di cotone e ricamata nei polsini e nel collo, è bianca così come il fazzoletto (su muncaloru) di seta piegato a triangolo e posto/chiuso sotto il mento a perredda. L’abito da lutto di distingueva per il copricapo portato a cabuincoddu, una sorta di gonna rovesciata sulla testa, e da sa capita. 
L’abito tradizionale maschile è costituito da sas ragas (il gonnellino) di panno nero a pieghe indossati sopra calzoni di tela bianchi, che ai polpacci sono infilati nelle ghette, anch’esse di panno nero; alla vita sa chintolza (la cintura) di pelle marrone. Su bentone (la camicia) è bianco di cotone o lino con il collo alla coreana; sopra si indossa su cosso (il gilet) di panno nero con l’abbottonatura centrale. In testa sa berrita di panno nero, lunga circa 50 cm, che ricade su una spalla. 
Magia di pani e di dolci
La tradizione del pane fatto in casa sta lentamente scomparendo in favore della grande distribuzione, ma è ancora vivo il ricordo, e non solamente fra gli anziani, delle tipologie e delle occasioni in cui questo alimento veniva preparato e consumato; assumendo in alcune ricorrenze il carattere di “arte effimera” o, come ha scritto Alberto M. Cirese, di “forma e segno”. 
Le tipologie del pane variavano secondo la stagione e l’occasione: d’inverno si prediligeva il pane grosso: sa lotura, su pane russu, sa coca, su tundone, sas lorigas, tutte forme che richiedevano meno tempo per la lievitazione. Il pane estivo era s’ispianada, un pane sottile che necessitava di tempi più lunghi. 
I pani cerimoniali degli sposi erano le spianate variamente intagliate e rese lucide con l’acqua: pane ischeddadu. Sa cotzula de s’ou (la focaccia con l’uovo) insieme a forme di animali e spirali chiamate bicicletas o borsettas erano destinate alla felicità dei bambini durante le feste pasquali. 
Durante l’inverno, dopo l’uccisione del maiale, si producevano sas ozadinas, ottenute con l’impasto di farina e ciccioli di maiale e infine zuccherate.
Il pane era ottenuto sempre col grano duro di varietà diverse, trigu cossu, trigu ruju, trigu moro, più antichi, e per ultimo il Cappelli. 
Oggi il pane tradizionale si fa occasionalmente poiché le mutate condizioni economiche e sociali, specie della donna, spingono le famiglie a consumare quello industriale, nonostante si continui a preferire quello a lievitazione naturale con su fremmentarzu. Tuttavia è presente in paese un panificio che produce ottime ispianadas industriali per il mercato della zona e della città di Sassari.
S’ispianada diventa anche un ottimo primo piatto quando, imbevendola di brodo di carne di pecora e condendola con vari tipi di formaggio, si ottiene sa supa. A sua volta il pane raffermo bollito e condito con salsa di pomodoro e formaggio o ricotta mustia (salata) diventa su pane a fitas. 
Maggiore persistenza hanno avuto i dolci che ancora oggi le famiglie non disdegnano di preparare: a Carnevale si confezionano sas frisciolas e sas uriglietas; a Pasqua sas casadinas; per i Santi sos pabassinos e sas cotzulas de pistiddu (ottenute non solamente con la sapa di uva ma anche con quella di fichi d’India); e poi ancora amaretos, pirichitos, biscotos a sacheddu (una sorta di savoiardo molto delicato), più i dolci di mandorle come il gatò e sos gelsominos, questi ultimi realizzati con scaglie di mandorle unite da uno sciroppo aromatizzato. Della serie dei dolci fa parte anche il sangue del maiale, che dopo l’aggiunta di zucchero e di uva passa viene fatto bollire nell’intestino crasso dell’animale fino ad addensarlo. 
Poesia e canto
Gran parte della letteratura di Bulzi è, come in tutta la Sardegna, di tradizione orale: i mutos, le anninnias, i gosos arricchivano la vita quotidiana e festiva di poesia e di canto.
Dal punto di vista linguistico Bulzi, come gran parte dell’Anglona, è caratterizzato dalla compresenza di due sistemi linguistici, il sardo e il gallurese. Se il centro abitato è quasi esclusivamente sardofono, come prima lingua, le frazioni abitate fino a qualche decennio fa erano di lingua corsa; e d’altra parte la Gallura è la regione più prossima al territorio bulzese. Non stupisce, pertanto se anche la letteratura sia orale che scritta si esprima in forma bilingue. Numerosi sono i poeti in lingua sarda e i narratori, fra cui si segnala una donna, Gerolama Piga, madre di otto figli, che amava sfidare i poeti locali a suon di rime (ha lasciato la raccolta Mama e cantadora). 
Da qualche decennio si assiste a una ripresa tra i giovani di antiche consuetudini che parevano sepolte dall’oblio; tra queste l’attività della Confraternita, sa Cunfraria de Santa Rughe, che come nel passato accompagna con i canti della tradizione le feste più significative dell’anno liturgico.
Singolare è ancora la passione dei bulzesi per il canto a chiterra, una tradizione questa che ha espresso alcuni fra i maggiori rappresentanti di questo genere musicale: Francesco Cubeddu, Leonardo Cabizza e Giovannino Casu hanno lasciato un’orma indelebile nella storia di questa arte. 

Prodigi di sapienza
Interessante la produzione letteraria del Settecento, di cui abbiamo testimonianza nel poemetto L’opposizione del vicario di Bulzi, meglio noto come Dispùtta, un componimento anonimo costituito da 260 versi endecasillabi e settenari alternati. Rientra nel genere satirico-burlesco del quale fa parte la più nota Scomuniga de Predi Antiogu arrettori di Masuddas. 
a otto voci, nel quale si alternando il sardo, il latino, il gallurese e lo spagnolo, e ha per tema la scelta del vicario di Bulzi. L’intento era forse quello di mettere in ridicolo la scarsa istruzione e i difetti morali del clero: 
De custu limbazu spagnolu e latinu
no nde cumprendo rappa
e tot’e ses semus che i sa nappa
no bei at mezoru…
Eo faeddo cand’apo sa proa,
isco it’est sa dottrina,
e Bulzi diat esser in ruina
si perdet a mie.
Mi tratenzo leggende note e die
tenzo grande talentu
so vicariu e so tropu cuntentu
alleluja alleluia. 
(Di questo linguaggio spagnolo e latino non ne capisco un’acca, e tutt’e sei siamo come la rapa non c’è rimedio… Io parlo quando ho la prova, so che cos’è la dottrina e Bulzi cadrebbe in rovina se perdesse me. Mi trattengo leggendo notte e giorno, ho grande talento sono vicario e sono troppo contento alleluia alleluia). 

I passi di Cristo
Un altro importante testo, questa volta di contenuto religioso, è il Laudario di Bulzi, prezioso documento del 1723 di Nicolò Doro del quale abbiamo la copia trascritta nel 1910 da Giovanni Satta con il titolo Discorsi di Sacre Lodi. 
Del laudario, destinato al canto nella liturgia, si trova traccia nella memoria dei paesani che ancora ne ricordano la melodia relativa ad alcuni canti della Settimana santa: 
O vos onnes in custa sacra via
passade cuntemplende su dolore
sos sambinosos passos s’agonia
sas lagrimas sos suspiros su dolore
chi su fizu de Deu e de Maria
vostru amorosu Re e Salvadore
ruesit caminende istracu e lassu
milli e treghentosvintiunu passu.
(O voi tutti che in questa sacra via passate contemplando il dolore i passi insanguinati l’agonia le lacrime i sospiri il dolore che il figlio di Dio e di Maria vostro amoroso Re e Salvatore cadde nel camminare stanco e fiacco mille e trecentoventuno passi). 
A Bulzi si arriva percorrendo la SS 134 e attraversando il paese di Sedini, dal quale dista 3 km, oppure percorrendo la SS 672 dal bivio di Ploaghe fino a quello per Perfugas.
Per chi arriva da Sedini all’altezza delle prime abitazioni sulla destra è possibile vedere in un piccolo spiazzo una Madonnina in pietra posta sopra un tronco pietrificato. Il monumento, edificato per grazia ricevuta da un paesano, risale agli anni Sessanta.
Proseguendo sulla via Nazionale vediamo a sinistra le Scuole elementari, costruite durante il Ventennio; svoltando a sinistra in via Celestino Segni abbiamo sulla destra il Monumento ai Caduti, edificato anch’esso con legno fossile, quindi l’edificio del Comune. 

Il Museo, la Parrocchia
In fondo alla strada, ancora sulla sinistra, si trova il Museo del legno, dove sono raccolti numerosi reperti di legno pietrificato. La foresta pietrificata è una delle attrazioni per specialisti e non: risale al Miocene, tra i 30 e i 15 milioni di anni orsono, ed è il frutto lento e affascinante della sostituzione delle fibre del legno con la silice, dovuto all’allagamento della foresta. Si possono ammirare alcuni resti anche presso la chiesa di San Pietro delle Immagini.
Svoltando a destra in via Roma troviamo sulla sinistra la chiesa parrocchiale di San Sebastiano, costruita con calcare e trachite tenera di vari colori e sorta probabilmente nella prima metà del Seicento, in sostituzione dell’antica parrocchiale di Santa Maria de su Jaru in località su Monte, di cui risultano ancora tracce testimoniali.
L’edificio ha subito molti rifacimenti nel corso dei secoli, nel 1796 fu prolungato utilizzando il materiale recuperato a San Pietro di Simbranos. Tra il 1939 e il 1944 venne sollevata la volta della navata. I Granatieri di Sardegna, in segno di gratitudine verso la popolazione per l’aiuto ricevuto in tempo di guerra, realizzarono le scale esterne che portavano al campanile a vela. In seguito il campanile è stato demolito e sostituito tra gli anni Cinquanta e Sessanta con l’attuale a base quadrata.
La pavimentazione originale della chiesa, in ardesia, è stata sostituita con l’attuale. Sono qui custodite le opere appartenenti alla chiesa campestre di San Pietro delle Immagini: un gruppo ligneo del XIII secolo, una statua di San Pietro del XII, un retablo e una statua di San Nicola del XVIII, due altari del XVII. 

Il Gruppo ligneo
Appartenente alla chiesa di San Pietro delle Immagini, dove rimase fino al 1957, e oggi custodito nella parrocchiale di San Sebastiano, lo straordinario Gruppo di Su Rughefissu (Il Crocifisso) rappresenta la Deposizione del Cristo dalla croce. Costituito da cinque statue policrome, il Cristo, la Madonna, Giuseppe D’Arimatea, San Giovanni e un angelo, più la croce, è in legno di pioppo; realizzato probabilmente in una bottega toscana alla fine del XIII secolo, sarebbe giunto nell’isola grazie ai Benedettini.
Dall’analisi formale sono emerse importanti corrispondenze con le Deposizioni conservate nel Musèe du Moyen Age et des Termes de Cluny a Parigi e con il Cristo di Prato appartenente anch’esso a una Deposizione. Per la completezza e la raffinatezza formale, il Gruppo rappresenta un unicum in Sardegna: se ne contano 33 esemplari in tutta Italia e solamente 69 nel mondo. Giustamente ha dato il nome alla chiesa, che è detta Su Rughefissu (Il Crocifisso); ed è tuttora oggetto di grande devozione popolare per tutta l’Anglona.
Fra le altre opere di particolare interesse è possibile ammirare ancora la statua lignea di San Pietro apostolo del XII secolo e una piccola statua di San Nicola del XVIII. Del medesimo secolo è anche il retablo della Madonna delle Rose o delle Immagini, di scuola spagnola, suddiviso in sei tavole (per complessivi m 1,65x1,55). Rappresenta a sinistra Santa Maria Maddalena e il Redentore, al centro il Crocifisso e la Madonna col Bambino, alla destra Santa Barbara e San Giacomo con accanto San Francesco Saverio. 

Santa Croce e Funtana Manna
Proseguendo nella stessa via Roma dopo 150 m ci s’inoltra a sinistra nel cuore del paese e si raggiunge piazza Santa Croce, dove sorge l’omonimo oratorio; la chiesa, a una sola navata, è stata costruita alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Da una carta del 1905 si nota la chiesa precedente, situata nella parte opposta della piazza. Numerosi sarebbero stati i tentativi di edificarla nel sito attuale, tutti falliti per i ripetuti crolli: nacque così la leggenda che la chiesa non volesse essere riedificata, ma in realtà la ragione dei crolli era da attribuirsi alla mancanza di fondamenta.
È qui conservato il Crocifisso de s’Iscravamentu, del XVII secolo, impiegato nei riti della Settimana santa. Sul lato della chiesa scende una strada che porta all’antica fonte ottocentesca, detta Funtana manna: edificata su una vena sorgiva, è costituita da una fonte più tre vasche che fino agli anni Cinquanta erano l’abbeveratoio per gli animali, mentre un’altra grande vasca coperta è stata utilizzata come lavatoio pubblico fino agli anni Settanta.
Per poterla costruirenel 1865, il Comune di Bulzi contrasse un debito, ma non potendo restituire la somma ricevuta dovette alienare il Prato comunale, questi però non poteva essere ceduto in quanto demanio pubblico. Si avviò un lungo processo che durò circa 70 anni, infine la Cassazione diede torto al Comune di Bulzi il quale dovette cedere il patrimonio di circa 84 ha ad un grosso latifondista della zona. 

San Pietro delle Immagini o de Su Rughefissu
Usciti dal paese e ripresa la SS 134 in direzione Laerru dopo circa 3 km si può visitare la chiesa di San Pietro delle Immagini, impropriamente denominata nelle guide turistiche San Pietro di Simbranos.
Costruita nel primo ventennio del XII secolo, popolarmente detta de Su Rughefissu, è situata in una valle al centro dell’Anglona. Viene così a trovarsi lungo una linea che comprende altre sette chiese: Santa Maria di Tergu, San Pancrazio, San Nicola di Solio, San Giovanni, Santa Maria di Solio, Sant’Elia, San Pietro di Simbranos. Facevano tutte parte di complessi abbaziali ed erano state donate dai Giudici di Torres ai Benedettini nel XII secolo.
L’edificio sorge su una precedente chiesa bizantina che scavi recenti hanno portato alla luce insieme alle fondamenta del monastero attiguo.
Sull’antica denominazione della chiesa non è ancora stata detta l’ultima parola. 
Alcuni studiosi ipotizzano l’identificazione con quella di San Pietro di Nurchi, nominata nei documenti attestanti i possedimenti cassinesi ma mai ritrovata. Altri viceversa con quella di San Pietro di Flumen. In questo secondo caso si aprirebbero altre ipotesi, poiché la stessa avrebbe ricoperto il ruolo di diocesi di Flumene.
A confermare questa ipotesi, formulata dal linguista Mauro Maxia, sarebbero dei documenti che già dal XII secolo citano l’episcopium de Flumen: se ne evince che nel Medioevo la sede episcopale dell’Anglona era a Flumen, centro che molti studiosi hanno creduto di poter situare presso la foce del fiume Coghinas, dove si trova una chiesa dedicata a San Pietro, mentre altri l’hanno collocato di recente presso la chiesa di San Pietro delle Immagini, quindi in territorio di Bulzi. In un’altra importante fonte del 1705 la chiesa è documentata d’altra parte col titolo di «Sancti Petri de Flumene, sive Immagini in territorio opidi de Bulci», ossia “San Pietro di Flumene o delle Immagini nel territorio del villaggio di Bulzi”.
La chiesa fu dunque sede episcopale a partire dalla fondazione, che con molta probabilità avvenne nel XII secolo, e fino alla traslazione nel vicino centro di Castelsardo, avvenuta nel 1562.
La chiesa ha la pianta a croce latina con abside terminale e due cappelle laterali.
La facciata, che guarda verso ovest, è costituita da bande bianche di calcare alternate a conci di trachite di colore rosso scuro. Sopra l’architrave del portale sono scolpite in bassorilievo due figure barbute ai fianchi di un incappucciato, o forse, con la tiara, in posizione di orante. Secondo alcuni studiosi il personaggio rappresenterebbe lo stesso San Benedetto, che prima di morire volle mettersi in piedi, sostenuto da due discepoli, e sollevate le braccia al cielo spirò.
San Pietro delle Immagini è stata per secoli oggetto di grande devozione da parte dei fedeli di tutta l’Anglona i quali fino a qualche decennio fa accorrevano in gran numero con centinaia di cavalli; e in questa occasione si disputava su caragolu, nome con il quale i bulzesi designano la corsa rituale più nota come ardia. 

San Nicola
Partendo da piazza Santa Croce e percorrendo una strada di penetrazione agraria in direzione Perfugas è possibile visitare la chiesa di San Nicola, sita nella località omonima.
La chiesa è stata edificata dai Benedettini e ricostruita più volte nel corso dei secoli su resti di una chiesa di forme romaniche e bizantine. Ha un’unica navata con due contrafforti per lato. 
Il paese è collegato dalla SS 134 e dista dal capoluogo Sassari 50 km. Il trasporto pubblico è garantito dai pullman dell’ARTS. La ferrovia più vicina è a Laerru, che dista 8 km. Sia dall’aeroporto di Olbia che da quello di Alghero dista circa 80 km; dal porto per il traffico merci e passeggeri di Porto Torres 40. 

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE

Associazione Turistica Pro Loco
Via Celestino Segni
Tel. 3774912472
prolocobulzi@gmail.com

Circolo Parrocchiale ADS “Pier Paolo Biosa”
Via Sardegna
www.facebook.com/groups/336251670252/?fref=ts

Ospitalità
Casa Vacanze “A spacious loft in Sardinia”
Via XX Settembre
Tel. 342 7622257
https://www.airbnb.it/rooms/9484353?s=0u2bhqq-&sug=51

Casa Mureu
Via Vittorio Veneto
Tel. 349 7706208

“Intimo Bar” di Sonia Satta
Via Nazionale 3
Tel. 079 588270

Bar “Circolo Modì”
Via XX Settembre 1
Tel. 079 588456

“Cicco Bar” di A. Piana e A. Fresi
Via Vittorio Veneto
Tel. 347 3075706

Artigianato e commercio
Falegnameria P. Manunta, restauri
Via Dante Alighieri
Tel. 079 588754

Sartoria “L’Ago e Filo” di M. Piana
Via Nazionale 25
Tel. 338 4335511

Parrucchiera ed estetista N. Carbini
Via de Sos Cantadores

Pinna Zallu s.r.l.s.
Vendita pellet, stufe e caldaie
Via de Sa Rughedda 12
Tel. 347 3854252 347 529702 

Prodotti alimentari
Alimentari Mulargia di L. Mulargia
Via Nazionale 30
Tel. 079 7588716

Alimentari Marrone di S. Marrone
Via Roma 7
Tel. 079 588786

Panifici Piga di Piga e Manchia
Via Vittorio Veneto 30
Tel. 079 588869

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Comune
Via Celestino Segni 3
Tel. 079 588845
protocollo@pec.comune.bulzi.ss.it

Compagnia barracellare
Via Roma 2
Tel. 347 2619587
barracellibulzi@gmail.com

Ambulatorio medico di base
Via Celestino Segni 8

Farmacia dott. M. S. Corso
Via Celestino Segni 6
Tel. 079 588520 Bazar

Tabacchi Edicola di N. A. Piga
Via Nazionale 32
Tel. 078 588827

Ufficio postale
Via Nazionale 8
Tel. 079 588828 fax 079 588828

Noleggio con conducente di A. Piana
Via Vittorio Veneto 22
Tel. 347 3075706
sites.google.com/site/nccpianaandrea/home

Chiesa parrocchiale San Sebastiano
Via Roma
Tel. 079 588830

Biblioteche e centri culturali

Biblioteca comunale
Via Roma 2
Tel. 079 588862
bulzi@sbangl.it
www.sbangl.it 

Centro di Aggregazione sociale
Via Roma 2
Tel. 079 588862

Museo del Legno
Via Celestino Segni 7
tel. 338 4173149
www.facebook.com/Museo-del-Legno-Bulzi-1502422516721735 
San Sebastiano martire (Santu Bestianu): (si tiene il 20 Gennaio) 
La festa del patrono San Sebastiano martire (Santu Bestianu) si celebra il 20 gennaio ed è quasi esclusivamente religiosa; secondo la tradizione il santo avrebbe liberato il paese dalla pestilenza. 

Carrasciale antigu (il Carnevale antico): (si tiene il primo sabato di quaresima
Poi c’è su Carrasciale antigu (il Carnevale antico) cui segue, il primo sabato di quaresima, su Sapadu iscasciadu (il Sabato impazzito), nome nato dalla fantasia del poeta Angelo Ricciu così denominato perché è un invito irriverente al divertimento nonostante la quaresima appena cominciata. È una festa nata circa 40 anni fa, e comprende il pranzo comunitario gratuito a base di gnocchetti alla sarda, pecora e patate bollite e frittelle, cui nel pomeriggio seguono la sfilata dei carri allegorici, canti e balli. 

Sa Cunfraria de Santa Rughe (la Confraternita di Santa Croce): (si tiene la Settimana santa) 
Sa Cunfraria de Santa Rughe (la Confraternita di Santa Croce), molto attiva in paese, cura i riti de sa Chida santa (la Settimana santa) che introducono alla Pasqua. Molto suggestivi i canti che i confrati propongono, anche perché sono il frutto di una ricerca accurata condotta nella comunità. 

San Nicola: (si tiene fra Maggio e Giugno) 
San Nicola è la festa organizzata dai pastori che ne decidono di volta in volta la data, comunque fra maggio e giugno. La festa si svolge da secoli nell’antica chiesetta di San Nicola. 

Su Rughefissu:
 (si tieneil giorno dell’Ascensione) 
Su Rughefissu si celebra il giorno dell’Ascensione. In passato questa festa era particolarmente sentita e vedeva arrivare al santuario di San Pietro delle Immagini centinaia di cavalli provenienti da tutta l’Anglona. 

Festa de sos malaidos (Festa dei malati): (si tieneil giorno prima dell’Ascensione)
Da qualche decennio la comunità bulzese il giorno prima dell’Ascensione celebra la Festa de sos malaidos (Festa dei malati). 

Santa Lucia e Sant’ Isidoro: (si tiene il nel mese di Agosto o di Settembre) 
Nel mese di agosto o di settembre si celebrano Santa Lucia e Sant’ Isidoro, nel passato la festa durava tre giorni, oggi ridotti a due. Per l’occasione un tempo si esibivano i poeti estemporanei e i cantadores a chitarra. I festeggiamenti erano e sono organizzati da un comitato costituito per l’occasione che si avvale del contributo economico dei paesani e degli emigrati in vacanza in paese. 

Festa di Santa Rughe (Santa Croce): (si tiene il 14 di Settembre)  
Il 14 di settembre si svolge la festa di Santa Rughe (Santa Croce) nell’omonima chiesetta situata nel cuore del paese, in piata Santa Rughe. 

 
Panorama del paese di Bulzi visto da nord-ovest.
Panorama del paese di Bulzi visto da nord-ovest.
Panorama della campagna bulzese: Su Nuragheddu e monte Tippa.
Panorama della campagna bulzese: Su Nuragheddu e monte Tippa.
Le domus de janas situate in località S’Arede.
Le domus de janas situate in località S’Arede.
Il nuraghe S’Àrula, dalla struttura monotorre circolare a doppia cella sovrapposta.
Il nuraghe S’Àrula, dalla struttura monotorre circolare a doppia cella sovrapposta.
Scorcio del centro storico: Carrela de Sas Cortes Cortes.
Scorcio del centro storico: Carrela de Sas Cortes Cortes.
La facciata della chiesa parrocchiale di San Sebastiano.
La facciata della chiesa parrocchiale di San Sebastiano.
Panorama della campagna bulzese: lallata del rio San Pietro.
Panorama della campagna bulzese: lallata del rio San Pietro.
Panorama del paese di Bulzi visto da ovest. Località Monte Maltu.
Panorama del paese di Bulzi visto da ovest. Località Monte Maltu.
Vecchi strumenti per la lavorazione della farina e del pane.
Vecchi strumenti per la lavorazione della farina e del pane.
Celebrazione del Venerdì santo: il rito de “S'Iscravamentu”.
Celebrazione del Venerdì santo: il rito de “S'Iscravamentu”.
La processione in onore di Sant'Isidoro, in occasione della festa che si tiene in estate.
La processione in onore di Sant'Isidoro, in occasione della festa che si tiene in estate.
L'abbigliamento femminile e maschile tipico bulzese del Settecento.
L'abbigliamento femminile e maschile tipico bulzese del Settecento.
Le spianate prodotte a Bulzi sono conosciute in tutta la Sardegna.
Le spianate prodotte a Bulzi sono conosciute in tutta la Sardegna.
Prodotti tipici di Bulzi: pane, dolci, miele e marmellate.
Prodotti tipici di Bulzi: pane, dolci, miele e marmellate.
Scorcio del centro storico. Al centro la chiesa parrocchiale di San Sebastiano.
Scorcio del centro storico. Al centro la chiesa parrocchiale di San Sebastiano.
Monumento alla Madonna posto su una colonna formata da tre tronchi di legno pietrificati.
Monumento alla Madonna posto su una colonna formata da tre tronchi di legno pietrificati.
Il Gruppo ligneo della Deposizione risalente al XII secolo.
Il Gruppo ligneo della Deposizione risalente al XII secolo.
La fonte monumentale Funtana Manna, costruita nel 1865.
La fonte monumentale Funtana Manna, costruita nel 1865.
Facciata in stile romanico-pisano della chiesa di San Pietro delle Immagini, risalente al XI Secolo.
Facciata in stile romanico-pisano della chiesa di San Pietro delle Immagini, risalente al XI Secolo.
Particolare del bassorilievo sull'architrave del portone della chiesa di San Pietro delle Immagini.
Particolare del bassorilievo sull'architrave del portone della chiesa di San Pietro delle Immagini.
La chiesa campestre di San Nicola, nella località omonima.
La chiesa campestre di San Nicola, nella località omonima.
Panorama del paese di Bulzi visto da nord. Località Su Monte.
Panorama del paese di Bulzi visto da nord. Località Su Monte.

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