Buggerru

Comune in fase attivazione
Provincia di Carbonia- Iglesias
Regione storica di Cixerri

CAP: 09010
Prefisso Telefono: 0781

Azienda n.7, Carbonia
Distretto sanitario Iglesias

Superficie territoriale 48,23 kmq
Altitudine 51 metri s.l.m.

Abitanti al:
1961:1767
1971:1385
1981:1229
1991:1233
2001:1161
2005:1124
2012:1090


Unione dei Comuni "Metalla e il Mare"
Domusnovas, Fluminimaggiore, Musei, Narcao, Villamassargia
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La cala di Buggerru si trova nella parte sud-occidentale della Sardegna, nel Fluminese verso il Mediterraneo. È a 39° 23’ di latitudine nord e 8° 22’ longitudine est di Greenwich, il Comune di Buggerru confina a nord col comune di Fluminimaggiore, a sud con quello di Iglesias e ad ovest col mare Mediterraneo. È circondato da montagne le cui cime sono: punta Perdosa (485 m), monte Rosmarino (250 m), monte Malfidano (350 m) e monte Palma (405 m); la punta più alta del territorio del Comune di Buggerru è monte Scrocca a 700 metri. Scorrono lungo il territorio due fiumi a corso perenne: il rio San Salvatore, che nasce dalla sorgente omonima e si versa in mare in località San Nicolò, e il rio Mannu che nasce nel Fluminese e sfocia nel litorale di Portixeddu.

Il territorio.
La composizione del suolo del territorio del Comune di Buggerru evoca alcune delle antiche vicende geologiche non solo della Sardegna ma dell'intero complesso italiano. Nell'Era Primaria e nel Cambriano (da 600 a 500 milioni di anni fa), si sono originate le rocce di natura carbonatica (il calcare “ceroide” e la dolomia) e si sono depositate le mineralizzazioni di ossidi e di solfuri di zinco (la blenda e l'ossido e i solfuri di piombo: la galena). Durante l'orogenesi si formarono le montagne modellate dagli agenti atmosferici; dal mare la costa si è concretizzata a “falesia” fino a Cala Domestica. Nelle arenarie di Canali Grandi esistono ottimi esemplari di Trilobiti. La flora è la tipica macchia mediterranea: lecci, fillirea, lentischio, olivastro, carrubie e varietà del ginepro. Il disboscamento indiscriminato del secolo scorso, i pascoli e gli incendi hanno distrutto gran parte della flora originaria; resistono esemplari di Pinus Pinaster, mentre nel 1961 è stato rimboschito il deserto di sabbia di San Nicolò a Portixeddu. Tra la fauna abbonda ancora la selvaggina: pernici, quaglie, tortore, conigli, lepri e cinghiali. Il territorio del Comune di Buggerru si estende per 4825 ettari, fa parte della provincia di Carbonia-Iglesias, e del circondario di Iglesias da cui dista 36 km. Il paese si estende dalla battigia verso l'interno per 1350 metri raggiungendo i 40 metri s.l.m.

La storia.
Nel territorio del Comune di Buggerru esistono tracce superficiali della presenza dei Fenici e dei Romani; ma in realtà il paese nacque con la scoperta della miniera. La notizia di una ricerca fatta dalla società La Fortuna nel 1855 giunse in Francia con i vapori che trasportavano il legname dei boschi della zona; nel 1864 furono riprese con successo altre ricerche per cui a Parigi fu fondata la “Societè Anonime des Mines de Malfidano” che coltivò la miniera ed edificò un villaggio di minatori che divenne un paese. Il centro minerario prosperò tanto da divenire nel 1911 il più grande produttore di zinco in Europa. Esso divenne famoso per il risalto che ebbe, nello svolgimento dal primo sciopero nazionale, partito il 4 settembre 1904, la notizia dell'uccisione nel Comune di  Buggerru di tre minatori e il ferimento di altri. Il paese, come tutta la zona mineraria, subì poi le sventure nazionali: la prima guerra mondiale, il crollo di Wall Street nel 1929,la seconda guerra mondiale: crisi che determinarono la chiusura, la riapertura e le alterne crisi della miniera, esodi e rientri. Le crisi hanno sempre portato un decremento demografico, che continua ancora oggi. La speranza della ripresa è ormai tutta affidata al turismo con programmi in fase di realizzazione. Buggerru è stata la prima frazione in Italia a far ricorso all'istituto del referendum per ottenere l'autonomia comunale (5 luglio 1956). La pittura e la letteratura sarda si sono ispirate alle lotte e alle sofferenze della miniera: l'ode Ai morti di Buggerru di Sebastiano Satta ne è l'esempio più conosciuto.

 

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