Budoni

Comune in fase attivazione
Provincia di Olbia-Tempio
Regione storica di Posada

CAP: 08020
Prefisso Telefono: 0784

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Siniscola

Superficie territoriale 55,90 kmq
Altitudine 16 metri s.l.m.

Abitanti al:
1961:2421
1971:2646
1981:3111
1991:3650
2001:4164
2005:4361
2012:4945



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Situato lungo la strada Statale 125 “Orientale Sarda”, la romana Iter a Portu Tibulis Caralis (per litus orientale), a 36 chilometri da Olbia, a 15 chilometri da Posada, il Comune di Budoni è l'insediamento più recente della costa nord-orientale della Sardegna: il primo abitante del centro è, infatti, nato nel 1915. In quell'anno tutto l'abitato del Comune di Budoni era costituito da una cantoniera dell'Anas, da un mulino, dalla chiesa di San Giovanni Battista e da poche case di pastori venuti da Buddusò a cercare pascoli invernali nelle brevi pianure cespugliose che separano la Gallura dalla Baronia. La crescita del Comune di Budoni, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, è legata a una vantaggiosa posizione, che ha funzionato da forza centripeta per la popolazione dei numerosi piccoli villaggi dell'agro a nord di Budoni (Agrustos, Berruiles, Straulas, Strugas) e a sud (Brunella, Limpiddu, Solità, San Pietro, Talavà, Tamarispa, Tanaunella) che danno a questa zona i caratteri originali di quell'habitat disperso che la vicina Gallura è andata perdendo in questi ultimi decenni di crescita tumultuosa del turismo.

Le origini.
L'ipotesi secondo la quale il toponimo Budoni deriverebbe dall'antico Portus Liguidonis dell'Itinerario antoniniano è ancora oggetto di discussione tra gli studiosi, alcuni dei quali la respingono argomentando che la distanza che separa Olbia dall'attuale paese di Budoni porterebbe ad escludere che la stazione stradale della strada romana da Tibula a Caralis chiamata Portus Liguidonis (o secondo alcuni codici Luguidonis, Luquidonis) coincida con Budoni; e che il porticciolo si trovasse sul riu Budoni che oggi costeggia il paese e sfocia in mare nella baia di Sant'Anna dove sono presenti i resti di un nuraghe (Su Nuraghe a Mare). Più fondata la spiegazione che fa riferimento alla dizione locale budùne, riconducendo il toponimo alla voce logudorese (b)uda, cioè sala, erba palustre. Appartenente al giudicato di Gallura e alla curatoria di Posada, l'agro del Comune di Budoni conobbe nei secoli XIV e XV l'impoverimento demografico a cui andò incontro tutta la Gallura costiera, dominata dalla malaria ed esposta alle incursioni barbaresche e a periodiche epidemie di peste e di colera in un quadro caratterizzato da una profonda crisi dell'economia agricola inserita in quella più generale che interessava tutta l'Europa. Del regresso demografico e della desertificazione delle campagne galluresi del secolo XVI dà conto, nella parte dedicata alle diocesi di Civita e Galtellì, lo storico del Cinquecento Gian Francesco Fara che nella sua opera geografica (Chorographia Sardiniae) parla della «vasta distesa delle deserte campagne» («agrum longe lateque vacantem»). La ripresa demografica della Gallura comincia a profilarsi a partire dal secolo XVIII: le spopolate zone costiere della Gallura settentrionale e orientale acquistano progressivamente popolazione, proveniente da alcuni centri dell'interno e dalla Corsica. In più «nell'agro budonese – afferma lo storico olbiese Dionigi Panedda – si rileva una terza corrente migratoria. Proveniente in massima parte da Buddusò ha interessato la costa, le intermedie zone interne di Berchiddeddu (dove si sono stanziati anche molti galluresi) e di Padru». Ma una quarta corrente migratoria dovette mettersi in moto nel corso dell'Ottocento, quando il territorio del Comune di Budoni (frazione di Posada) venne ad assumere la fisionomia che in parte conserva ancora oggi con le ventitré piccole frazioni che fanno da corona al Comune di Budoni.

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