Bosa

Comune in fase attivazione
Provincia di Oristano
Regione storica di Bosa o Monteleone

CAP: 08013
Prefisso Telefono: 0785

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Macomer

Superficie territoriale 135,67 kmq
Altitudine 5 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:7680
1961:8169
1971:8632
1981:7332
1991:8518
2001:7573
2005:7972
2010:8133


Unione dei Comuni "Planargia e Montiferru Occidentale"
Flussio, Magomadas, Modolo, Montresta, Sagama, Scano di Montiferro, Sennariolo, Suni, Tinnura, Tresnuraghes
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Situata sulla costa nord occidentale della Sardegna, la cittadina di Bosa è una delle perle del Mediterraneo, ricca di storia e di monumenti. 
È inserita in un ambiente naturale unico, caratterizzato dalla presenza del fiume Temo, l’unico navigabile della Sardegna, che ha delineato il profilo urbanistico della città, la storia e il carattere della sua gente.

La Planargia 
Bosa è il centro maggiore della Planargia, la regione geografica e storica che abbraccia l’altipiano che dal comune di Sindia si distende verso il mare e la profonda depressione costituita dalla vallata del Temo. Insieme a Bosa comprende da est verso ovest i comuni di Sindia, Suni, Tinnura, Flussio Sagama, Magomadas, Tresnuraghes, Modolo e, più a nord, Montresta, raggiungibili mediante la SS 129bis, la SS 292 Nord Occidentale Sarda e le strade intercomunali planargesi. Sono centri a prevalente economia agropastorale che presentano però sul loro territorio importanti siti archeologici e offrono proposte turistiche ed artigianali di grande interesse. 

La natura 
L’altipiano basaltico della Planargia precipita drasticamente sul mare occidentale formando, nella costa a nord della foce del Temo, scogliere di colore grigio verdastro, di rocce andesitiche. Ancora più a nord il paesaggio costiero è caratterizzato invece da distese biancastre di roccia calcarea che si alternano alla roccia vulcanica dei basalti di Capo Marrargiu. 
Lungo il litorale il mare e l’erosione hanno scavato forme e grotte straordinarie alle quali è stata recentemente dedicata una pubblicazione curata da un esperto naturalista locale. 
Il paesaggio è caratterizzato dal corso sinuoso del Temo le cui sorgenti si trovano nel territorio più a nord. Il fiume, conosciuto fin dalla più remota antichità (di Témos potamòs parlano alcune fonti storiche tra le quali il geografo Tolomeo), ha scavato il suo corso attraversando un paesaggio naturale splendido: dai dirupi ai canyon alle pianure di agrumeti, fino ad insinuarsi nel cuore della città antica, delineandone il profilo e lo sviluppo verso il mare. In alcuni tratti a monte della città, lungo le rapide che il Temo forma nel canyon di Barasumene, è possibile praticare per alcuni mesi dell’anno la canoa estrema. 
Nell’ultimo tratto, dopo la costruzione del bacino di Monteleone Roccadoria e dello sbarramento di Monte Crispu, il mare ha decisamente preso il sopravvento rispetto alla portata di acqua dolce, il delta originario si è interrato e la foce del fiume è divenuta un fiordo marino. 
Ma nei giorni d’inverno, quando le piogge cadono copiose e il maestrale batte incessante manifestando la furia terribile del mare, l’impressionante portata del Temo appare in tutta la sua affascinante e terribile forza. 
Nel territorio a monte della città nidificano oltre cinquanta specie di uccelli protetti dalle norme comunitarie. I cieli fra il fiume e le alture di Bosa e Montresta, fino alla costa di Capo Marrargiu, sono dominati dal volo silenzioso degli avvoltoi della specie grifone. Qui nidifica l’unica colonia autoctona italiana. Il nome attribuito al grande rapace nella lingua locale, Entulzu, “trasportato dal vento”, è quanto mai poetico.
Lungo le coste la natura offre i colori straordinari della macchia mediterranea e le immagini indimenticabili delle scogliere a picco sul mare. Non a caso l’area di Capo Marrargiu è ormai un’isola protetta inserita in un progetto regionale per la tutela dell’habitat dei grifoni: una sorta di parco naturalistico tra il mare e la costa fra Bosa e Alghero.
Nelle praterie di posidonia dei paesaggi sommersi vive un universo straordinario di pesci e di crostacei, mentre il mare ribolle per la presenza delle ricciole e dei tonni, un paradiso per i pescatori subacquei e per quanti vogliono vivere l’intensità delle emozioni del mare, sopra o sotto la superficie. 
La frequenza quotidiana del maestrale spinge le vele delle imbarcazioni, regalando l’emozione del navigare sul legno nel vento. 

Dalla preistoria alla storia 
Una vallata rigogliosa, un fiume e il suo sbocco sul mare, un clima mite: fin dalla più remota antichità la particolare conformazione di questi luoghi ha motivato la fondazione di insediamenti stabili. 
Le più antiche testimonianze di una presenza umana accertata dai ritrovamenti archeologici risalgono al Neolitico recente (IV millennio a.C.). A questa epoca gli studiosi fanno risalire diversi siti di domus de janas ma sono presenti anche interessanti resti di età nuragica, portati alla luce da recenti campagne di scavo. Ricche sono pure le vestigia del passato più antico ancora conservate sull’intero territorio planargese, tra le quali spiccano, per numero e stato di conservazione, dolmen, nuraghi e tombe di giganti.
Il Temo fu senza dubbio il centro di una vitalità che caratterizzò le epoche remote, finendo poi per custodire nel suo letto limaccioso i reperti di quel tempo celato nelle nebbie della storia, periodicamente restituiti alla consapevolezza presente. 
Il fiume era conosciuto fin dall’età arcaica e attraverso di esso i Fenici avviarono la penetrazione nel territorio del Nord Sardegna, risalendolo e costruendo lungo il suo corso fortificazioni i cui resti sono stati rinvenuti, almeno in un caso, nel territorio di Montresta. 
Anticamente caratterizzato da una foce a delta, il Temo fu dunque luogo di approdo per genti che consolidarono il sito della Bosa antica, ormai famoso nel Mediterraneo. La città ebbe un ruolo importante in epoca punico-cartaginese ed assunse rilievo quale porto e centro di commerci strategico sulle rotte marine e lungo le vie terrestri soprattutto nell’età romana, di cui rimangono importanti vestigia. 

Da Roma ai Malaspina 
I romani si insediarono nell’area in cui si erano concentrati gli insediamenti primitivi, sulla riva sinistra del fiume: la Bosa romana, luogo strategico di passaggio della strada che da Cornus portava a Carbia (Santa Caterina di Pittinuri ed Alghero), crebbe e prosperò nella vallata del Temo, assunse il ruolo di municipio di cittadini romani, divenendo uno dei primi porti del Mediterraneo ad accogliere il nuovo messaggio della religione cristiana. 
La crisi di quella comunità giunse con la fine dell’Impero di Occidente e l’esposizione alle incursioni dei pirati nord africani, cui si opposero valenti comandanti cristiani. 
Nel territorio costiero si possono ancora ammirare le torri di guardia che, inserite nei secoli successivi in un sistema di controllo, avevano il compito di fornire l’allarme alla città sull’arrivo delle incursioni moresche. 
Attorno all’anno Mille il centro dell’antica Bosa doveva essere ancora ricco e fiorente se il vescovo Costantino De Castra, nel 1073, edificò la cattedrale di San Pietro, splendido esempio di architettura romanica perfettamente conservato. 
Ma già circa due secoli dopo il sito subì la crisi determinata dalla costruzione sul colle di Serravalle del nucleo originario del castello. Furono i signori Malaspina che, avendo acquisito la Planargia per i meriti acquisiti nella lotta contro i pirati moreschi e con politiche matrimoniali, edificarono la fortificazione a controllo del territorio.  
Questo evento motivò il successivo abbandono del sito più antico sulla riva sinistra del fiume (Bosa Manna) e la nascita della nuova Bosa, ai piedi e sulle pendici del colle di Serravalle, sulla riva destra. 
Il borgo medioevale, cinto da mura e dominato dal castello, fu però il simbolo di una presenza feudale e militare separata dal potere cittadino, priva di controllo diretto sulle dinamiche politico-mministrative della città. 
Il dominio spagnolo Nel 1328 la città, il castello di Bosa e la Curatoria di Planargia con le sue sette ville abitate entrarono a far parte delle terre extra judicatum dell’Arborea. La Bosa giudicale arborense ebbe un ruolo primario nelle lotte dei sardi contro l’invasione aragonese. 
Le armi da fuoco furono usate per la prima volta in Sardegna nel 1410 nel corso del bombardamento di Bosa da parte delle truppe catalane che devastarono la città, il castello e il territorio della Planargia. In quegli anni di aspre contese Bosa, il suo porto e la fortezza di Serravalle furono importanti basi operative e simbolo della lotta contro gli invasori iberici. 
Con il passare degli anni Bosa divenne una delle città più importanti del Mediterraneo spagnolo, con diritto di battere moneta, con propri rappresentanti nel Parlamento del Regno, poi Baronia; fu sede di importanti commerci per i prodotti agricoli e per la concia delle pelli, attività che si sviluppò proprio in funzione della presenza del fiume e continuò a lungo, per avere fine nei primi anni Cinquanta del Novecento. 
Una scellerata decisione determinò nel 1528 effetti negativi per Bosa: per timore della flotta francese che risaliva le coste occidentali il delta del fiume, in particolare la bocca meridionale di Pedras Nieddas, venne chiuso con sabbia e sassi e trasformato in una grande palude. 
Una circostanza da cui poi dipese nei secoli successivi la cattiva fama della città, considerata luogo di malaria e di pestilenze, di alluvioni e di morte. 

L’evoluzione urbanistica 
È significativo seguire il procedere della storia attraverso l’evoluzione urbanistica della città.  
Nel rione medioevale di Sa Costa le case-torre addossate l’una all’altra, strette attorno alla sicura difesa del castello, evidenziano un rapporto verticale, di timore e di chiusura. 
Man mano che dal colle si scende verso la parte bassa si fa strada un diverso respiro urbanistico: la concezione orizzontale di uno spazio fatto per l’incontro e l’apertura, con spazi a corte riservati da secoli alle legazioni pisane, genovesi, marsigliesi. 
L’evoluzione storica portò poi all’espansione, sempre più marcata, del centro urbano verso il fiume. Dopo un disastroso incendio nel XVII secolo, la città dei palazzi si distese, nacque il Corso poi dedicato a Vittorio Emanuele II in cui, con la realizzazione dell’acquedotto nel 1880 e la demolizione dell’antica chiesa dedicata alla Maddalena, si aprì lo splendido scorcio della piazza Costituzione, meglio nota come piazza della Fontana. 

Lotte e guerre dell’Ottocento 
Le dinamiche sociali e politiche della Bosa ottocentesca sono parte del patrimonio della Sardegna. Fra il 1807 e il 1821 la città fu per breve tempo capoluogo di provincia: un centro di pochi ricchi e molti poveri eppure capace di promuovere stimoli e idee di valore universale. 
Bosani combatterono con Giuseppe Garibaldi nelle guerre per l’Unità e l’Indipendenza dell’Italia, riportando nella loro piccola-grande patria una ricchezza di valori che seppe provocare nuove consapevolezze. Nacque la Società Operaia di Mutuo Soccorso e la città combatté le sue battaglie per il progresso: il miglioramento qualitativo dei servizi agli abitanti, la crescita urbanistica, la soluzione dei problemi causati dai territori paludosi che tante epidemie avevano determinato, la costruzione del porto. 
Il 14 aprile del 1889 il centro visse la sua rivolta popolare contro il potere delle famiglie dominanti, soppressa nel sangue, con morti e feriti. 
Partecipò agli eventi bellici europei mandando in guerra oltre trecento figli, molti dei quali caddero per l’Unità d’Italia. 

Tra i borghi più belli  
La Bosa di oggi è figlia di quelle battaglie della storia. Annoverata tra le sette Città regie della Sardegna, è centro di turismo famoso nel mondo, vincitrice di premi per la qualità del suo mare e del suo ambiente, quali la Bandiera Blu dell’Unione Europea, le Cinque Vele di Legambiente e del Touring Club Italiano e, nel 2013, il prestigioso secondo posto nella gara nazionale per “I Borghi più belli d’Italia”. La RAI le ha regalato suggestive immagini aeree e dedicato servizi e programmi. 

Dal tempo dei nuraghi 
Il nome della città pare risalire a tempi antichissimi, lo conferma il rinvenimento di una stele fenicia risalente all’800 a.C. recante la scritta B’SA, traducibile come “il popolo di Bosa”. Quanto al suo significato, secondo Massimo Pittau rimane oscuro, anche perché a suo parere non è stato coniato in epoca fenicia o romana ma risale al tempo dei nuraghi, quando si parlava una lingua protosarda poi abbandonata, della quale si sa pochissimo. 

Il turismo prima di tutto 
L’economia bosana si basa soprattutto sul turismo. La città si propone sul mercato con oltre mille posti letto fra alberghi, villaggi e residence, ma offre un ricco mercato di alloggi anche nelle abitazioni private e nel centro storico. Sono in corso interventi di potenziamento dei servizi che consentano uno sviluppo del numero dei posti letto, nel rispetto delle peculiarità della città. 
Gli ormeggi attrezzati sul fiume e nelle darsene alla foce possono ospitare oltre mille imbarcazioni, mentre la diga frangiflutti alla foce del Temo rende sicuro l’approdo nel fiume. 
Risorse importanti sono la pesca e l’agricoltura; oltre quattrocentomila piante di olivo sono presenti sul territorio bosano: una risorsa non ancora sfruttata appieno. Rinomata la produzione del vino “da meditazione” Malvasìa. 
Un ruolo significativo ha inoltre l’artigianato. Bosa è celebre per l’arte orafa della filigrana e del corallo, che conta numerosi addetti, e per i suoi ricami, il filet, la cui arte è custodita e tramandata di madre in figlia, da generazioni. Particolare è la predisposizione della rete su cui poi viene elaborato il ricamo, su randadu, creata con il medesimo sistema con cui i pescatori di un tempo intessevano le loro reti da pesca. 

Pietro Delitala e gli altri poeti 
Di famiglia nobile, vissuto all’incirca tra la metà e la fine del Cinquecento, Pietro Delitala ebbe occasione di soggiornare nella penisola, dove frequentò numerosi letterati tra i quali, sembra, Torquato Tasso. Fu così il primo sardo che, in piena epoca spagnola, compose una raccolta di poesie in lingua italiana, Rime diverse, che fu pubblicata a Cagliari nel 1596. 
A Bosa hanno avuto i natali numerosi poeti che si sono espressi in lingua sarda, parte come improvvisatori, parte lavorando, come si dice, “a tavolino”. Tra i primi ricordiamo Giovanni Maria Pintus, vissuto nell’Ottocento, che è citato da Gino Bottiglioni nel saggio Vita sarda; tra i secondi Giovanni Nurchi, celebre anche come fotografo, vissuto tra Ottocento e Novecento: una sua raccolta postuma, Càntigos, è stata pubblicata alcuni anni fa. 
Francesco Mocci Sechi, scomparso giovanissimo, ed Enotrio Dettori, magistrato e poeta, lasciarono invece pregevoli versi in italiano. 

Gli artisti 
Nel campo dell’arte si è distinto Melchiorre (o Melkiorre) Melis (1889-1983) che, ha scritto Antonello Cuccu, come altri artisti del suo tempo «elaborò le forme tradizionali della Sardegna per trasferirle in un linguaggio d’arte a più ampio respiro». E in realtà, pur avendo trascorso a Roma buona parte della vita, ha lasciato molte opere riferite all’universo isolano. 
Suo fratello Federico (1891-1969) fu invece molto attivo come ceramista, dando anche impulso ad attività e scuole del settore in diversi centri, tra i quali Assemini, Cagliari, Urbino e Urbania, dove è scomparso. Gian Carlo Polidori, direttore dei Musei civici di Pesaro, ha scritto: «Federico Melis va considerato il pioniere, in Sardegna, della ceramica, ed è stato il primo a valorizzare il folklore locale, impiegando le argille alcalinifere di cui è ricca l’isola. Autentico e genuino sardo, ha la tenacia e l’irrequietezza della sua gente». 

Funzionari, studiosi, imprenditori, uomini di chiesa 
Gavino Nino (1807-1866), canonico, fu deputato al Parlamento; impegnato dapprima come docente, fu in seguito dirigente scolastico e provveditore agli studi. Lo si sospetta come autore, con Salvatorangelo De Castro, delle false Carte d’Arborea, un’epopea mitica della storia della Sardegna. Fu deputato anche Gavino Fara (1823-1895), che era avvocato e giornalista: amico di Francesco Cocco Ortu, fondò con lui alcuni giornali. Giovanni Antonio Pischedda, ufficiale dell’esercito deceduto nel 1891, è ricordato come uno dei migliori sindaci di Bosa, per aver promosso alcune importanti opere pubbliche e per aver fondato una scuola agraria. Il religioso Francesco Maria Tola (1758-1843), dopo aver rivestito alcune importanti cariche, fu nominato vescovo della città nel 1823. Antonino Mastino (1888-1960) è ricordato invece come enologo, studioso della conservazione e il miglioramento dei vini, e per aver impiantato una distilleria. Angelo Prunas (nato nel 1880) e Alberto Serra (1874-1955) hanno acquisito invece notevoli meriti a Cagliari: il primo fu assessore comunale e in seguito commissario prefettizio e podestà; il secondo, docente di Patologia dermosifilopatica, compì importanti studi, soprattutto per individuare le cause della lebbra e le cure adatte a guarirla. Michele Deriu, docente di geologia vissuto nel secolo scorso, Pro Rettore dell’Università di Parma, ha lasciato diversi studi, tra i quali le Notizie sulla costituzione geologica del Bosano, della Planargia e del Montiferro, pubblicate nel 1964. 


Una così straordinaria ricchezza naturale e culturale ispira l’animo della comunità locale, ricca di ironia. Dicono che i bosani siano famosi nell’isola per non curarsi troppo delle cose che avvengono, di applicare la troppo comoda filosofia dell’abbandono, della passiva accettazione delle cose. Così, in realtà, non è, e la storia di Bosa lo dimostra chiaramente. È, piuttosto, la filosofia semplice del cogliere l’attimo di felicità fuggente, del vivere consci della vacuità delle cose quotidiane ma anche della grandezza del sorriso e della gioia. 
Fra le sagre che nell’arco dell’anno evidenziano l’attaccamento dei bosani alle proprie tradizioni certamente uno spazio particolare hanno le feste di Santa Maria del Mare e di Regnos Altos. 

Santa Maria del Mare 
La festa si celebra la prima domenica di agosto e ricorda il miracoloso ritrovamento in mare, nel XVI secolo, ad opera dei pescatori, di una statua, forse la polena di una nave, raffigurante la Vergine con in braccio il Bambino. Da allora, ogni anno, senza interruzione, l’evento viene ricordato con la processione delle barche sul fiume Temo che precede le celebrazioni religiose della mattina, nella cattedrale, e della sera nella chiesa di Bosa Marina dedicata alla Vergine. L’evento si conclude con uno spettacolo di fuochi d’artificio nella rada di Bosa Marina. 

Regnos Altos 
L’appuntamento religioso più sentito chiude, la seconda domenica di settembre, l’estate bosana. La festa richiama il legame antico della città moderna con le sue radici e vive interamente nel rione medioevale di Sa Costa dove vengono allestiti splendidi altari votivi alla Vergine salutata con il titolo di Regnos Altos. La sua statua è custodita nella chiesetta medioevale del castello di Serravalle celebre per i meravigliosi affreschi medioevali. 
L’antico rione brilla per le mille luci degli altari votivi, sos altarittos, mentre nella notte fra il sabato e la domenica le case si aprono e le vie si riempiono di visitatori per la festa dell’accoglienza e dei sapori della cucina più tipica. 

La Settimana santa 
Fra le pietre antiche di Bosa rivive l’intimo rapporto degli uomini con il mistero del dolore e della speranza. Durante la Settimana santa la Confraternita della Santa Croce ripropone visivamente le pagine dei Vangeli sulla passione di Cristo. 
Sono eventi di fede e di tradizione che toccano il culmine il Martedì santo con la processione dei Misteri: le grandi statue di fattura spagnola raffiguranti le fasi della Via Crucis vengono portate a spalla per le vie della città, mentre il Coro di Bosa intona i canti commoventi della tradizione locale.
Il Venerdì santo il rituale rievoca invece, con le processioni, le ore della passione di Cristo, della sua crocifissione e della deposizione, s’iscravamentu. Nel buio della notte il canto e i volti tragici dei figuranti ricordano l’ancestrale timore del nulla, la pena infinita per l’Uomo che muore nella sofferenza, prima che la domenica di Pasqua, con la processione dell’incontro fra Cristo risorto e sua madre Maria, riapra il cuore alla speranza. 
Altre feste religiose nell’arco dell’anno sono dedicate a Sant’Antonio il 17 gennaio, ai Santi patroni Emilio e Priamo il 28 maggio, a San Giovanni Battista il 24 giugno (con le corse dei cavalli), ai Santi Pietro e Paolo il 29 giugno, Cosma e Damiano il 26 settembre. 

Il Carnevale 
Ma se il sacro ha i suoi temi profondi che toccano l’anima, Bosa sa trovare e proporre nel profano provocazioni estreme. Nel panorama di appuntamenti che caratterizzano l’anno senza dubbio il tempo del Carnevale, Carrasegare, più di ogni altro definisce il carattere dei bosani. La festa è un inarrestabile rito dionisiaco in cui non è possibile l’autocontrollo, una kermesse che coinvolge e trascina tutti i presenti con le sue allegorie e le sue provocazioni sessuali.
I momenti fissati dal canone tradizionale sono quello di giogia laldaggiolu (alla lettera “giovedì del lardo”, usato per condire la “favata”) che si celebra una settimana prima del Giovedì grasso e quello della Festa delle Cantine organizzata il sabato che anticipa la tre giorni culmine del Carnevale. Il clou degli eventi è previsto per il Martedì grasso, con le mascherate tradizionali di s’attittidu e di Giolzi. 
La città conobbe fino ai primi del Novecento la morte di tanti suoi figli, soprattutto bambini, per le devastanti epidemie provocate dalla presenza delle paludi. Questo tragico ed antico rapporto con la morte, intesa come evento drammatico ma normale e quotidiano, viene esorcizzato dalla felicità senza pensieri, il sesso, il buon vino. Il Carnevale usa i colori ed i temi della morte per cantare la vita: il nero che servì per piangere i lutti diventa il colore della provocazione. L’elemento più drammatico del dolore, il pianto, viene mimato con grida e falsi lamenti, attittidos, con cui si raccontano le disavventure di un pupazzo, oscenamente rappresentato, che ha perso se stesso nelle frenesie sessuali del Carnevale. Alle donne si chiede che con il loro seno allevino il suo dolore, dandogli un goccio di latte, unu ticchirigheddu. 
Le vie del centro storico diventano il palcoscenico di un teatro nel quale non c’è differenza fra chi recita e chi assiste. Di notte ci si veste di bianco e con un lume si va alla ricerca di Giolzi, questa malattia del tempo che è il Carnevale, per bruciarlo nel nome della normalità che ritorna. 
È un evento da non perdere, che non può essere rappresentato se non nelle strade e nelle piazze di questa cittadina straordinaria che ha nel riso graffiato da antica malinconia la risposta alle paure più ataviche dell’uomo. 

I sapori della cucina trovano spunto nel passato di ogni cultura. Ovviamente, essendo Bosa una città nata e consolidatasi nel rapporto fra la valle del Temo e il mare, le sue tradizioni gastronomiche non potevano che riunire sapori legati alle colture campestri e alle fragranze marine, essenziali e, proprio per questo, coinvolgenti. Fra i piatti tipici locali v’è s’azzada, succulenta preparazione a base di pesce – razza (s’iscritta) o, in alternativa, gattuccio di mare – dal sapore intenso e particolare. Nei ristoranti bosani i piatti di mare costituiscono la base principale dei menu grazie alla generosa disponibilità di ottimo pesce fresco. 
Durante gli appuntamenti che Bosa propone nel corso dell’anno – Carnevale, feste dei santi principali venerati nella città, sagra di Regnos Altos – è possibile gustare altre preparazioni povere della tradizione: dalla “favata” alle gelatine di piedi di agnello, alle lumache al sugo.
Fra i vini rossi una menzione particolare merita il Girò ma, senza dubbio, il fiore all’occhiello della produzione vitivinicola è la celebre Malvasia di Bosa, prodotta nelle vigne assolate coltivate nei terreni calcarei di Bosa, Modolo, Magomadas, Tresnuraghes, Tinnura e Flussio. Si tratta di un bianco secco caratteristico per il suo dolce naturale e per un retrogusto mandorlato molto piacevole. Un vino DOC che è stato inserito nell’importante progetto dell’Unione Europea sulle strade dei vini più celebri del continente. 

Quella notte Valentina sognò Bosa. Dalla foce del fiume che scendeva al mare serpeggiando per la campagna ricca di frutteti e di vigne, vedeva il profilo bruno e dirupo del castello Malaspina; ricordava di essere stata felice, giù nei frutteti, o scendendo lungo il fiume in barca, tanti e tanti anni prima. (Giuseppe Dessì, Paese d’Ombre). 

Bosa assomiglia a un altare 
Una natura incontaminata, il mare e le sue trasparenze, la città antica, il carattere allegro e lo spirito di accoglienza della sua gente, la ricchezza delle tradizioni: le fotografie possono raccontare molto, ma non tutto. 
Neppure le parole possono. Perché questo è un luogo dalle molte suggestioni, che si respirano dentro, come l’aria. 
Chi ama Bosa sa le magie della sua primavera o le carezze di settembre, quando la spiaggia regala la libertà dei suoi spazi e il mare sussurra pensieri ancestrali. Sono emozioni che colpiscono e si custodiscono dentro, come una terapia del silenzio, da rievocare poi nel caotico vivere di ogni giorno. 
Bosa, non solo per i bosani, è per tutti un luogo interiore. È l’animo bosano che canta la Vita ed i suoi estremi. Conoscere questa città significa coglierne gli aspetti più particolari e il carattere gioviale della sua gente. Immagini e memorie che ispirano l’ansia del ritorno. Un tempo lontano, quando i commercianti bosani percorrevano la Sardegna per vendere i prodotti della terra, soprattutto l’olio e i carciofi, sulla strada del rientro, appena dall’altipiano scorgevano il profilo della loro città racchiusa sotto il castello ed attraversata dal fiume, erano soliti dire: «Bosa paret un’altare » “Bosa assomiglia a un altare”. È divenuto un detto che testimonia l’appartenenza, il legame profondo fra chi è nato qui e le sue radici. Dovunque nel mondo possano portarlo le strade della vita, rimarrà per sempre legato inesorabilmente a queste pietre, a questi colori, a questo odore di fiume e di mare… 
Nelle suggestioni solari vive l’anima antica di questa cittadina, 
distesa fra il fiume e il mare. Città d’acqua, di confini aperti fra realtà e sogno, di visioni sospese fra coscienza e incoscienza. Di pietre che custodiscono la memoria del passato e sprigionano la magia dei sogni: uno spazio fuori dal tempo. 
Bosa, Sardegna non Sardegna, città aperta al mare e al fiume, gente d’acqua, di malinconie cui sopravvivere con la vita. 
Dove sei, mio essere di ogni giorno, mia consapevolezza? Lasciatemi, ora, per un po’, nella magia del fiume, nell’odore di mare che aleggia in quest’aria solare, nella febbre di vita che sento salirmi dentro, fra voli di gabbiani e pesci che saltano nell’acqua… Saranno forse anime perdute che navigano verso l’orizzonte? Sogni, sole, mare, fiume… voglio essere acqua nell’acqua, vento nel vento, soffiare come il maestrale che agita le rive… (Antonio Naìtana, Sognando Bosa). 

Per le vie del centro storico 
Raggiunta l’area di sosta dei bus (piazza Caduti di Nassirya), all’altezza delle vecchie concerie sulla riva sinistra del fiume, e attraversato il ponte pedonale, si arriva sul Lungo Temo e, quindi, nel cuore della città ottocentesca. 
È attraversato dal corso Vittorio Emanuele, il salotto buono della città, con la sua pavimentazione di acciottolato e basalto, dove si può sentire il pulsare del cuore antico di Bosa: fra due file di palazzi ottocenteschi i balconi colmi di fiori offrono l’immagine di un passato elegante e poetico. 
Il corso ospita la piazza Costituzione, con la sua storica fontana. Per i bosani è Sa Piatta, luogo d’incontro e di confronto. Qui si svolse il 14 aprile 1889 la battaglia fra il popolo e i regi carabinieri che difendevano il commissario prefettizio, accusato di essere lo strumento della nobiltà terriera. 
Certamente una visita meritano nel corso i due centri culturali che la città propone ai suoi visitatori: il museo Casa Deriu che espone la mostra della donazione di Melkiorre Melis; la pinacoteca Atza con la collezione di quadri donati dal grande pittore oristanese Antonio Atza alla città in cui visse da ragazzo e che tanta parte ebbe nella sua produzione. 

La cattedrale e le chiese 
Da non perdere la visita della cattedrale dedicata a Maria Immacolata, costruita in riva al Temo, sulla riva destra, in prossimità del ponte ottocentesco in trachite. È un pregevole esempio di architettura barocca piemontese edificato nei primi anni dell’Ottocento sui resti di una più antica chiesa del XV secolo. Conserva al suo interno affreschi di scuola ottocentesca del pittore Emilio Scherer (notevole in particolare il grande dipinto nel catino absidale) e una statua raffigurante la Madonna con Bambino di scuola catalana risalente al XV secolo. Recenti lavori di restauro dell’intero complesso hanno portato all’individuazione di stanze chiuse da tempo e di importanti vestigia. 
Particolare menzione merita il grande organo a canne che domina dall’alto l’intera navata. 
Un itinerario cittadino attraverso il corso Vittorio Emanuele consente la visita ad altre chiese di grande interesse. 
L’oratorio del Rosario contribuisce a caratterizzare la via col suo grande orologio. Nella parallela via Santa Croce, nel tratto più vicino alla piazza Costituzione, sorge il pregevole tempio dedicato proprio alla Santa Croce il cui oratorio nell’Ottocento ospitò le urne per le elezioni comunali. 
Proseguendo lungo la via del Carmine, l’antica via Tendas sede dei negozi della Bosa spagnola, si giunge alla grande piazza dove sorge l’ex convento dei Carmelitani con la splendida chiesa edificata alla fine del Settecento, in un barocco elegante e suggestivo, dedicata alla Madonna del Monte Carmelo (Madonna del Carmine). Poco oltre, la bella chiesa medioevale di San Giovanni, semplice tempio attorno al quale è sorto il cimitero cittadino. 

Sa Costa 
Percorrendo via del Carmine si risale il versante del colle di Serravalle attraverso il quartiere di Sa Costa, esito della storia urbanistica della Bosa medioevale. 
È una corona di case sorte attorno al castello, inerpicate sulla collina, con l’ingresso nella via più in basso e il retro sulla strada soprastante. Alle due estremità del semicerchio di edifici che racchiude la fortezza, due lunghe scalinate consentono il transito diretto verso la sommità del colle e il maniero: sul lato ad est S’Iscala ’e Sa Rosa che prende il nome, secondo una versione pragmatica, dalla presenza di roseti lungo il suo fianco destro, secondo un’altra più romantica ad un antico delitto di un nobile il cui sangue sparso a terra formò una rosa; sul lato ad ovest S’iscala ’e Casteddu. Al centro del quartiere si diparte S’Iscala ’e S’Ainu, percorso interno fra le antiche abitazioni. È la Bosa del passato che ogni cittadino custodisce nel profondo dell’anima come il caro ricordo di una madre. 
Oggi una parte di quelle stradine è solitaria, abbandonata dai bosani che hanno scelto una più comoda e moderna casa nella vallata. Il rione dove vivevano settemila persone attualmente ne ospita, d’inverno, non più di seicento. In quelle vie, nelle sere d’estate, le donne tessevano il filet e parlavano del rientro degli uomini dai campi o dalla pesca. I bambini si divertivano con i giochi semplici del passato. 

Il castello 
Sulla cima del colle di Serravalle che chiude la vallata del Temo, sembra solo all’inizio del XIII secolo, i marchesi di Malaspina edificarono il nucleo più antico del castello, che fu potenziato nei secoli successivi per far fronte all’invasione aragonese (la data tradizionale riferita dallo storico Giovanni Francesco Fara è quella del 1112, in pieno periodo giudicale logudorese e sembra anacronistica). I lavori seguirono le necessità belliche del periodo, rispondendo all’evoluzione delle armi di offesa. Fra gli interventi di potenziamento, uno in particolare merita un cenno: l’innalzamento della torre maestra, nei primi anni del 1300, ad opera dell’architetto sardo Giovanni Capula, autore delle torri di difesa di Cagliari. 
Il ruolo della fortezza nella stessa evoluzione del centro abitato e la sua centralità sono evidenti non appena l’immagine di Bosa appare a chi proviene dall’altipiano. La fierezza della sua posizione, in vetta ad un colle, consente di godere di una vista indimenticabile che spazia sull’intera vallata e sui rilievi a nord e ovest e fino al mare, ad occidente. 
Era questo l’emblema di un’orgogliosa appartenenza dei sardi e delle loro tenaci lotte contro le invasioni, sia che provenissero dalla penisola iberica sia che fossero portate dalle incursioni moresche, rispetto alle quali le torri di guardia sulla costa costituivano un sistema di difesa e di allarme che aveva nel castello il suo punto di riferimento. 
La fortezza, restaurata grazie ai finanziamenti erogati per le sette Città regie e visitata ogni anno da migliaia di persone, ospita uno spaziotenda per concerti e manifestazioni culturali. 
All’interno delle mura si trova la chiesetta di Sant’Andrea oggi dedicata alla Madonna di Regnos Altos, di costruzione medioevale, che conserva affreschi risalenti alla prima metà del XIV secolo, di pregevole fattura. Si tratta di un’opera di grande valore artistico ma anche di chiara ispirazione storica e religiosa, ancora oggetto di studi. 
Come ogni castello che si rispetti, anche quello dei Malaspina ha il suo fantasma. È lo spirito della bella castellana uccisa dal geloso marito per mano di un sicario. Egli si tradì, avendo portato come prova del delitto le dita di una mano della poveretta, che caddero poi dal fazzoletto in cui le aveva avvolte. Su quell’episodio, chissà se frutto della fantasia, fu scritta una bella poesia in lingua locale. 
I camminamenti del castello di Serravalle sono una finestra sulla città: come guardare un caleidoscopio di colori, abbacinati dalla luce all’orizzonte occidentale, verso la foce, lungo il corso del fiume che disegna dolci pieghe nella pianura. 

Le antiche conce 
Oltre il ponte ottocentesco, sulla riva sinistra del Temo si susseguono le strutture di Sas Conzas (le concerie), una delle immagini simbolo di Bosa, splendido esempio di archeologia industriale che il Ministero della Pubblica Istruzione ha giudicato di importanza nazionale dal 1989. Costituiscono la testimonianza dell’antica arte della concia delle pelli per cui Bosa andò famosa fin dall’antichità. L’attuale complesso è ciò che rimane della riorganizzazione fatta nel primo Ottocento del sito originario del sedicesimo secolo. Si tratta di un sistema di case a schiera costruite su due piani collegati da una scala interna. Al piano terra si trovavano le vasche ed il pozzo, oltre ai tavoli di marmo, la pressa e le altre attrezzature. Al piano superiore venivano compiuti i lavori di finitura. 
Il progressivo abbandono dell’attività portò come immediata conseguenza il decadimento dei fabbricati che solo negli ultimi anni sono stati sottoposti a interventi di recupero legato alla vocazione turistica della città. Ma molte delle costruzioni vivono ancora una condizione di grave degrado. 
Quale il futuro di tanto passato? Il gioco di parole è lecito davanti alle rovine cadenti di quei fabbricati che ancora non hanno conosciuto un’efficace azione di restauro. Forse troppo semplicistico è pensare ad un loro riuso abitativo: piccoli locali in riva al fiume, per raffinati utenti innamorati di Bosa. 
L’idea balenata alla fine degli anni Ottanta era quella di restituirli a un’economia artigianale, con la riscoperta delle botteghe, da proporre in una sorta di via dell’arte: filigrana e corallo, filet e ricami, legno e restauro, laddove un tempo il rumore delle presse e le grida degli uomini risuonavano in un’aria satura di effluvi e di cattivi odori connessi alla lavorazione delle pelli.
Chissà. Per ora il profilo delle concerie evidenzia un quadro suggestivo del corso del Temo nel tratto interno alla città. Muti fantasmi di un tempo lontano, reperti di una storia di sudore e fatica, che si specchiano nelle acque del fiume sotto le luci e nella penombra del tramonto. 
Sull’altra riva rispetto alla Cattedrale si trova anche la chiesa dedicata a Sant’Antonio, presso la quale ogni anno, a gennaio, si celebra la festa tradizionale con l’accensione del grande fuoco (su fogulone) che, nella semplice fede popolare, serve a far cessare i dolori di pancia. 

San Pietro fuori delle mura 
Dall’alto del colle il castello guarda alla città antica di cui il campanile di San Pietro extra muros segna il luogo e la memoria. La campagna si distende nel verde degli agrumeti, circondata da colline coperte da ulivi. Un paesaggio bucolico che conserva tutta la sua magia e che si può percorrere attraverso le due strade poste lungo le rive del fiume o in barca, noleggiando presso la città gommoni o canoe, o con i mezzi messi a disposizione dai diving center. 

Situata nella piana del Temo, l’antica Cattedrale di Bosa sorge nel luogo dove nacque e si sviluppò, fino al XIII secolo, l’insediamento originario. Come ricorda un’iscrizione marmorea ivi custodita, venne edificata dal vescovo Costantino De Castra fra il 1062 ed il 1073. Pregevole monumento in perfetto stile romanico a tre navate, con la facciata principale rifatta in stile gotico che richiama la rilettura fatta dai monaci cistercensi in altri templi dell’isola, essa costituisce quindi la radice stessa della comunità bosana che da questo sito si spostò nei decenni successivi verso il colle di Serravalle. 
San Pietro, divenuta poi extra muros dopo l’abbandono del sito originario, è una delle più belle testimonianze dell’architettura isolana dell’età medioevale. Vi si celebra annualmente, alla fine di giugno, la festa dedicata ai Santi Pietro e Paolo. È facilmente raggiungibile attraverso la strada che si diparte dalla via Roma, in prossimità del ponte in trachite, da cui dista circa due chilometri; ma negli ultimi anni è stata anche ripresa la tradizione di raggiungerla in barca. 
Nella vallata del Temo si trovano altre chiese campestri, omaggio della fede della gente dei campi: Santu Lò (Sant’Eligio), Santi Cosma e Damiano, San Martino, sulla riva destra, San Giorgio, sulla riva sinistra. 

Bosa Marina 
Lungo il litorale merita una visita la frazione di Bosa Marina con la sua spiaggia di sabbie ferrose che si riscaldano al sole estivo, ottime per le sabbiature, la freschezza e limpidezza delle acque. 
Nel piccolo centro abitato si trova la chiesa della Madonna del Mare, posta sulla riva sinistra, alla foce del fiume. Il tempio era originariamente dedicato a San Paolo. Dopo il ritrovamento in mare nel XVI secolo della statua della Vergine ad opera dei pescatori, esso venne destinato ad ospitare l’effige ed il vescovo ne decise la dedicazione alla Madonna, con il titolo di Santa Maria del Mare. 
Davanti alla chiesa sfilano le barche dei pescatori bosani che lasciano la foce per affrontare il mare. È il segno di una casa e della terra che si lascia alle proprie spalle e alle quali ritornare, una volta compiuto il lavoro, quando la prua dirige verso terra e sulla confusa linea scura della costa appare piano, come una dolce magia, il profilo della foce e di Nostra Signora ’e Su Mare. 
Altro emblema, con il vicino faro, della spiaggia di Bosa Marina, e punto centrale del sistema difensivo di torri minori che caratterizza il paesaggio costiero della Planargia da Capo Mannu a Capo Marrargiu – da sud a nord, la torre di Foghe, quella di Columbargia, la torre Argentina –, è la torre dell’Isola Rossa, costruita su un isolotto al centro dell’estuario del Temo, poi unito alla terraferma da un molo edificato come struttura principale di quello che sarebbe dovuto essere e mai fu il porto di Bosa. 

La costa a sud e a nord 
A sud della spiaggia di Bosa Marina la costa si distende nel litorale roccioso di Pedras Nieddas e nella splendida Baia di Turas, dalle acque cristalline, con i servizi e le aree attrezzate; per poi procedere nella marina di Noesala e di Santa Maria del mare a Magomadas e fino a Porto Alabe in territorio di Tresnuraghes. Il mare e la particolare esposizione della costa bosana ai venti di maestrale e la presenza di correnti aeree consentono la pratica di svariati sport: dal parapendio al kitesurf, alla vela, allo sci d’acqua, oltre, ovviamente, alla pesca subacquea e alla pesca dalla barca, a bolentino o con la canna. Il mare è ricco e offre emozioni davvero uniche. 
Seguendo la linea costiera a nord del Temo il mare regala le sue trasparenze mozzafiato. Le cale si susseguono: Poggiu ’e Columbos, Poggiu ’e Padres, Cala ’e Moro, Cala Rapina, S’Abba Drucche, Cumpoltittu, Torre Argentina, Cala Fenuggiu, Managu, Cala Bennalzu, fino a Capo Marrargiu e al suo mare impetuoso di maestrale. Diversi servizi sono offerti nelle aree attrezzate di S’Abba Drucche (camping, parcheggi, bar, ristorante e pizzeria) e di Tentizzos (accessi al mare). 

Nei paesi vicini 
A Sindia, oltre ai nuraghi, merita certamente una visita l’abbazia cistercense di Nostra Signora di Corte, simbolo di quella presenza dei frati che segnò la Planargia nel Medioevo, caratterizzandola dal punto di vista dei monumenti e dei costumi. Altre chiese straordinarie sono San Giorgio e San Daniele. 
A Suni il territorio è ricchissimo di torri nuragiche splendidamente conservate: una società giovanile ne propone la visita guidata, così come l’accesso alla casa museo “Tiu Virgilio”. 
Tinnura è un simpatico paesino caratteristico per i murales che affrescano le facciate delle case nella via principale; mentre Flussio è celebre per l’antica arte di preparare i cestini utilizzando l’asfodelo. Di recente inaugurazione l’interessante Museo dell’Asfodelo che permette di conoscere la storia e le tecniche della lavorazione dei cestini. 
Magomadas propone le sue borgate marine, Noesala e Santa Maria del Mare, mentre Tresnuraghes ha nella spiaggia e nella borgata di Porto Alabe una delle più belle cale della costa occidentale. 
Modolo è uno dei più piccoli centri dell’isola: il paesino, caratteristico, è immerso nel verde della campagna e delle vigne che producono la Malvasia di Bosa e della Planargia rinomata in tutto il mondo. 
Montresta è terra di boschi e di dirupi, di una natura vergine e incontaminata, dominata dal volo dei grifoni. 
A Sagama è da visitare la splendida chiesa di San Gabriele Arcangelo, ricca d’arte e di storia, con il prezioso angelo annunziante attribuito a Nino Pisano.

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE

Associazione turistica Pro Loco “Melchiorre Melis”

Tel. 0785 377043

Società La Città del Sole

Tel. 0785 377043/376220
www.bosaonline.com - info@bosaonline.com 

Cooperativa L’Antico Tesoro 
Tel. 340 3955048/329 8505079 
www.castellodibosa.it - info@castellodibosa.it 

Ospitalità

Albergo diffuso Corte Fiorita 
Via Lungo Temo De Gasperi 45 
tel. 0785 377058, fax 0785 372078 

Hotel Mannu 
Via Alghero 28, tel. 0785 375306, fax 0785 375308 

Royal Hotel Albergo Ristorante 
Via Alghero, tel. 0785 377037, fax 0785 373574 

Hotel Sa Pischedda 
Via Roma, tel. 0785 373065, fax 0785 372000 

Al Gabbiano Albergo Ristorante 
Via Mediterraneo, Bosa Marina 
tel. 0785 374123, fax 0785 374109 

Hotel Baja Romantica 
Viale Colombo, Bosa Marina, tel. 0785 373557 

Club Hotel Malaspina 
Via Genova, Bosa Marina, tel. 0785 374132, fax 0785 377039 

Costa Corallo 
Via C. Colombo 11, Bosa Marina, tel. 0785 375162, fax 0785 375529 

Miramare 
Via Colombo, Bosa Marina, tel. 0785 373400, fax 0785 37340 

Residenza Lido di Chelo 
Lungomare Mediterraneo, Bosa Marina 
tel. e fax 0785 373804 

Ostello della Gioventù 
Bosa Marina, tel. 346 2363844/339 7751121 

Abba Mala Village 
Località Abba Mala, tel. 0785 359270, fax 0785 377310 

Villaggio Turas
Località Turas, tel. 0785 359270,
fax 0785 3773100 

Ristorante Borgo Sant’Ignazio 
Via Sant’Ignazio 33, tel. 0785 374662 

Ristorante Mannu da Giancarlo e Rita 
Viale Alghero, tel. 0785 374150 

Ristorante Pizzeria Al Gambero Rosso 
Via Nazionale 12, tel. 0785 374150 

Ristorante Pizzeria All’Angelo 
Località Pischinas, tel. 0785 359108 

Ristorante Pizzeria Da Muà 
Viale Alghero 1, tel. 0785 373009 

Ristorante Pizzeria La Casa del Vento 
S.P. per Alghero, tel. 347 1822074 

Ristorante Pizzeria La Margherita 
Via Parpaglia 1, tel. 0785 373723 

Ristorante Sa Pischedda 
Via Roma 2, tel. 0785 372000 

Ristorante Trattoria Sa Cariasa 
Via Gioberti 

Ristorante Pizzeria Nuova Costa 
Via Sas Covas, tel. 0785 373419 

Ristorante Pizzeria Sas Covas 
Località Sas Covas, tel. 0785 372033 

Ristorante La Nassa 
Via Lungo Temo, angolo Piazza Duomo 
tel. 348 5281506/347 8996366 

Trattoria Il Biancospino 
Corso Vittorio Emanuele II, tel. 0785 373060 

Ristorante Verde Fiume 
Via Lungo Temo, 51 - tel. 0785 373482 

Ristorante Ponte Vecchio 

Via dei Conciari - tel. 347 5841973 

Ristorante Vineria Mangiaimbuto 
Piazza Modoleddu - tel. 0785 373736 

Ristorante Km Zero 
Piazza Mercato - tel. 0785 373824 

Ristorante La caffetteria 
Piazza Costituzione - tel. 334 35467782 

Ristorante Il Tipico 
Piazza Costituzione - tel. 328 5723962 

Ristorante Al Gabbiano 
Lungomare Mediterraneo, Bosa Marina 
tel. 0785 374123 

Hotel Ristorante Stella Maris 
Viale Colombo, Bosa Marina - tel. 0785 375162 

Hotel Ristorante Miramare 
Viale Colombo 2, Bosa Marina - tel. 0785 373400 

Ristorante Il Galeone 
Viale Mediterraneo, Bosa Marina - tel. 328 1772313 

Ristorante Lido Satta 
Viale Mediterraneo, Bosa Marina - tel. 349 0902949 

Ristorante La Bussola 
Viale Mediterraneo, Bosa Marina - tel. 346 0285070 

Ristorante Lido Chelo 
Viale Mediterraneo, Bosa Marina - tel. 346 6932661

Ristorante Barbagia 
Viale Mediterraneo, Bosa Marina - tel. 348 0513912 

Ristorante Le Colonie 
Viale Mediterraneo, Bosa Marina - tel. 338 1189600 

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ 

Comune 
Tel. 0785 3768000 

Polizia municipale 
Tel. 0785 377090 

Carabinieri 
Tel. 112/0785 373116 

Polizia 
Tel. 113 

Vigili del Fuoco 
Tel. 115 

Guardia di Finanza 
Tel. 117 

Capitaneria di Porto 
Tel. 0785 373419 

Servizio di Pronto Soccorso 
Tel. 118 

Volontari del Soccorso CRI 
Tel. 0785 373818 

Pinna G.F. Bosa Tour 
Trenino turistico, giro della città, taxi 
Tel. 0785 374162 - 335 6590568/7608451 

Agenzia di Viaggi Sardinia Welcome Service 
Biglietteria IATA e marittima, viaggi organizzati, case vacanza 
Corso Vittorio Emanuele II, 45, tel. 0785 374391/374473
sardinia.welcome@tiscali.it 

Musei e centri culturali 

Società La Città del Sole 
Coop. L’Antico Tesoro 
Visite guidate presso Museo Casa Deriu, Pinacoteca Atza, Museo Sas Conzas, 
Torre Aragonese Isola Rossa 

Strutture sportive 

Esedra Escursioni 
Corso Vittorio Emanuele, tel. 0783 374258 

Diving Malesh 
Escursioni in mare e sul fiume, immersioni guidate, noleggio attrezzatura sub, ricariche ARA 
Tel. 328 4915501, www.divingmalesh.it 

Bosa Diving Center 
Scuola sub, escursioni in battello, noleggio gommoni e canoa 
Piazza Paul Harris, Bosa Marina, tel. 335 8189748 
www.bosadiving.it 

Pischedda Noleggio 
Noleggio (Rent) gommoni, kayak, mountain bike, bici 
Via Lungo Temo Matteotti, tel. 339 4890195 

Nautica Pinna e Servizi srl 
Località Sas Covas, tel. 0785 373544, info@nauticapinna.it 

Il Porticciolo di Renato Pirisi 
Tel. e fax 0785 375550/373394 - 338 6512983/7487855  
info@porticciolodibosamarina.com 

La Settimana santa: (si tiene durante la Settimana Santa
Fra le pietre antiche di Bosa rivive l’intimo rapporto degli uomini con il mistero del dolore e della speranza. Durante la Settimana santa la Confraternita della Santa Croce ripropone visivamente le pagine dei Vangeli sulla passione di Cristo. 
Sono eventi di fede e di tradizione che toccano il culmine il Martedì santo con la processione dei Misteri: le grandi statue di fattura spagnola raffiguranti le fasi della Via Crucis vengono portate a spalla per le vie della città, mentre il Coro di Bosa intona i canti commoventi della tradizione locale. 
Il Venerdì santo il rituale rievoca invece, con le processioni, le ore della passione di Cristo, della sua crocifissione e della deposizione, s’iscravamentu. Nel buio della notte il canto e i volti tragici dei figuranti ricordano l’ancestrale timore del nulla, la pena infinita per l’Uomo che muore nella sofferenza, prima che la domenica di Pasqua, con la processione dell’incontro fra Cristo risorto e sua madre Maria, riapra il cuore alla speranza. 
Altre feste religiose nell’arco dell’anno sono dedicate a Sant’Antonio il 17 gennaio, ai Santi patroni Emilio e Priamo il 28 maggio, a San Giovanni Battista il 24 giugno (con le corse dei cavalli), ai Santi Pietro e Paolo il 29 giugno, Cosma e Damiano il 26 settembre.   

Santi patroni Emilio e Priamo: (si tiene il 28/5
Festa Religiosa 

San Giovanni Battista: (si tiene il 24/6
Festa Religiosa 

Santi Pietro e Paolo
: (si tiene il 29/6
Festa Religiosa 

Monumenti aperti: (si tiene in maggio 2016)
Monumenti Aperti è ormai considerato un appuntamento fisso non solo perché è una straordinaria occasione di riscoperta del territorio e delle proprie radici, contribuendo ad accrescere la consapevolezza delle ricchezze archeologiche, storiche ed ambientali, ma anche perché è un’importante opportunità di crescita e sviluppo turistico.

La manifestazione ha ormai raggiunto una notevole maturità. Con questa edizione si contano ben 115 comuni che almeno una volta hanno attivato la manifestazione sul proprio territorio. L’obiettivo è quello di rafforzare ogni anno sempre di più l'identità collettiva e il senso di appartenenza alla propria comunità, e conseguentemente stimolare nelle giovani generazioni la conoscenza della propria storia e un comunitario impegno per la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale, culturale e artistico.

Per maggiori informazioni :  
http://monumentiaperti.com/it/comuni-2/bosa/  

Santa Maria del Mare: (si tiene il 7/8
La festa si celebra la prima domenica di agosto e ricorda il miracoloso ritrovamento in mare, nel XVI secolo, ad opera dei pescatori, di una statua, forse la polena di una nave, raffigurante la Vergine con in braccio il Bambino. Da allora, ogni anno, senza interruzione, l’evento viene ricordato con la processione delle barche sul fiume Temo che precede le celebrazioni religiose della mattina, nella cattedrale, e della sera nella chiesa di Bosa Marina dedicata alla Vergine. L’evento si conclude con uno spettacolo di fuochi d’artificio nella rada di Bosa Marina. 

Nostra Signora di Regnos Altos: (si tiene il 14/9)
L’appuntamento religioso più sentito chiude, la seconda domenica di settembre, l’estate bosana. La festa richiama il legame antico della città moderna con le sue radici e vive interamente nel rione medioevale di Sa Costa dove vengono allestiti splendidi altari votivi alla Vergine salutata con il titolo di Regnos Altos. La sua statua è custodita nella chiesetta medioevale del castello di Serravalle celebre per i meravigliosi affreschi medioevali. 
L’antico rione brilla per le mille luci degli altari votivi, sos altarittos, mentre nella notte fra il sabato e la domenica le case si aprono e le vie si riempiono di visitatori per la festa dell’accoglienza e dei sapori della cucina più tipica. 

Cosma e Damiano(si tiene il 24/9
Festa Religiosa 

Sant’Antonio(si tiene il 17/1
Festa Religiosa 

Sfilata del Laldaggiolu e il Carnevale: (si tiene il Febbraio
Ma se il sacro ha i suoi temi profondi che toccano l’anima, Bosa sa trovare e proporre nel profano provocazioni estreme. Nel panorama di appuntamenti che caratterizzano l’anno senza dubbio il tempo del Carnevale, Carrasegare, più di ogni altro definisce il carattere dei bosani. La festa è un inarrestabile rito dionisiaco in cui non è possibile l’autocontrollo, una kermesse che coinvolge e trascina tutti i presenti con le sue allegorie e le sue provocazioni sessuali.
I momenti fissati dal canone tradizionale sono quello di giogia laldaggiolu (alla lettera “giovedì del lardo”, usato per condire la “favata”) che si celebra una settimana prima del Giovedì grasso e quello della Festa delle Cantine organizzata il sabato che anticipa la tre giorni culmine del Carnevale. Il clou degli eventi è previsto per il Martedì grasso, con le mascherate tradizionali di s’attittidu e di Giolzi. 
La città conobbe fino ai primi del Novecento la morte di tanti suoi figli, soprattutto bambini, per le devastanti epidemie provocate dalla presenza delle paludi. Questo tragico ed antico rapporto con la morte, intesa come evento drammatico ma normale e quotidiano, viene esorcizzato dalla felicità senza pensieri, il sesso, il buon vino. Il Carnevale usa i colori ed i temi della morte per cantare la vita: il nero che servì per piangere i lutti diventa il colore della provocazione. L’elemento più drammatico del dolore, il pianto, viene mimato con grida e falsi lamenti, attittidos, con cui si raccontano le disavventure di un pupazzo, oscenamente rappresentato, che ha perso se stesso nelle frenesie sessuali del Carnevale. Alle donne si chiede che con il loro seno allevino il suo dolore, dandogli un goccio di latte, unu ticchirigheddu. 
Le vie del centro storico diventano il palcoscenico di un teatro nel quale non c’è differenza fra chi recita e chi assiste. Di notte ci si veste di bianco e con un lume si va alla ricerca di Giolzi, questa malattia del tempo che è il Carnevale, per bruciarlo nel nome della normalità che ritorna. 
È un evento da non perdere, che non può essere rappresentato se non nelle strade e nelle piazze di questa cittadina straordinaria che ha nel riso graffiato da antica malinconia la risposta alle paure più ataviche dell’uomo. 

Veduta di Bosa dal castello sul colle di Serravalle.
Veduta di Bosa dal castello sul colle di Serravalle.
Il profilo della costa a nord del Temo.
Il profilo della costa a nord del Temo.
I colori straordinari della macchia mediterranea e delle scogliere a picco sul mare.
I colori straordinari della macchia mediterranea e delle scogliere a picco sul mare.
Grifone in volo.
Grifone in volo.
La torre dell’Isola Rossa.
La torre dell’Isola Rossa.
L’antica cattedrale di San Pietro.
L’antica cattedrale di San Pietro.
Una veduta del castello di Serravalle.
Una veduta del castello di Serravalle.
Veduta del rione medioevale di Sa Costa sul colle di Serravalle.
Veduta del rione medioevale di Sa Costa sul colle di Serravalle.
Barca da pesca in ormeggio sul Temo.
Barca da pesca in ormeggio sul Temo.
Creazione a filet.
Creazione a filet.
Melchiorre Melis.
Melchiorre Melis.
Processione delle barche sul fiume Temo.
Processione delle barche sul fiume Temo.
Una via di Sa Costa addobbata per la festa di Regnos Altos.
Una via di Sa Costa addobbata per la festa di Regnos Altos.
Il Carnevale bosano.
Il Carnevale bosano.
Grappolo di Malvasia.
Grappolo di Malvasia.
Veduta dei palazzi ottocenteschi in Corso Vittorio Emanuele.
Veduta dei palazzi ottocenteschi in Corso Vittorio Emanuele.
Veduta del Lungo Temo.
Veduta del Lungo Temo.
Piazza Costituzione con la storica fontana.
Piazza Costituzione con la storica fontana.
Interno della Casa-museo Deriu.
Interno della Casa-museo Deriu.
Il Ponte Vecchio e la cattedrale presso la riva del Temo.
Il Ponte Vecchio e la cattedrale presso la riva del Temo.
L’Oratorio del Rosario.
L’Oratorio del Rosario.
Chiesa della Madonna del Carmelo.
Chiesa della Madonna del Carmelo.
Via caratteristica dell’antico rione di Sa Costa.
Via caratteristica dell’antico rione di Sa Costa.
Camminamenti del castello di Serravalle.
Camminamenti del castello di Serravalle.
Affreschi nella chiesa della Madonna di Regnos Altos.
Affreschi nella chiesa della Madonna di Regnos Altos.
Le antiche conce sulla riva del Temo.
Le antiche conce sulla riva del Temo.
Facciata della cattedrale di San Pietro.
Facciata della cattedrale di San Pietro.
La spiaggia di Bosa Marina e la Torre dell’Isola Rossa sullo sfondo.
La spiaggia di Bosa Marina e la Torre dell’Isola Rossa sullo sfondo.
Cala ’e Moro sulla costa a nord del Temo.
Cala ’e Moro sulla costa a nord del Temo.

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