Borore

Comune in fase attivazione
Provincia di Nuoro
Regione storica di Marghine

CAP: 08010
Prefisso Telefono: 0785

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Macomer

Superficie territoriale 42,74 kmq
Altitudine 394 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:2917
1961:2699
1971:2225
1981:2506
1991:2531
2001:2348
2005:2276
2010:2209


Unione dei Comuni "Marghine"
Birori, Bolotana, Bortigali, Lei, Macomer, Noragugume, Silanus, Sindia
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Scendendo dalla punta meridionale dell’altipiano di Campeda, dopo aver lasciato alle spalle le ultime propaggini della catena del Marghine, il paesaggio si apre nella piana basaltica di Abbasanta, sulla quale vigilano, a oriente, le montagne della Barbagia. Al centro della piana è collocato l’abitato del Comune di Borore.

Il territorio.
Il territorio del Comune di Borore, sviluppato in senso longitudinale, racchiude a occidente parte della zona collinare sul monte di Sant’Antonio (723 metri) e confina a oriente con il territorio di Dualchi. Segnano i limiti settentrionali Macomer e Birori, quelli meridionali Santu Lussurgiu, Norbello e Aidomaggiore. Il monte di Sant’Antonio con i suoi 800 ettari di superficie boschiva ha sempre rappresentato una cospicua riserva di legname per gli abitanti del Comune di Borore, ed ancora oggi un’oasi preziosa dove convivono le specie arboree più rappresentative del paesaggio mediterraneo. Quest’area arricchisce un territorio che si distende, per più di tre quarti, in una pianura alquanto arida, in gran parte asservita alla pastorizia, dove tuttavia non mancano chiazze isolate di verde, rappresentate soprattutto da oliveti e vigneti. La sorgente più importante, anche agli effetti dell’approvvigionamento idrico del paese, è quella di Cherbos; altre minori (in particolare Toscono, Busola, Buramene, Uore) sono distribuite nella campagna a intervalli irregolari, mentre il solo corso d’acqua con dignità di torrente è il rio Merchis, che segna parte del confine meridionale con il comune di Norbello.

La preistoria.
La storia antica del Comune di Borore è facilmente scandita dai numerosi testimoni di pietra conservati nel suo territorio. Significativa è la presenza di alcune domus de janas. Una fra le meglio conservate, visibile in regione Putzu, è scavata nella roccia secondo i canoni tipologici propri di questi manufatti: camera a forma di forno, cui si accede mediante un portello rettangolare. Le domus de janas ci conducono alla seconda parte del terzo millennio a.C., nel periodo interessato dalla diffusione della cultura di Ozieri, quando anche nel territorio del Comune di Borore dovettero costituirsi i primi agglomerati abitativi. La continuità dell’insediamento umano nel corso del secondo e del primo millennio prima di Cristo è verificata dalla presenza di numerosi nuraghi e di alcune tombe di giganti. Queste ultime sono considerate come esemplari tra i più significativi della fase terminale nell’evoluzione del dolmen, e vanno collocate nella metà del secondo millennio a.C. Di una delle tombe, in località Santu Bainzu, è rimasta soltanto la stele semicircolare con tracce, nella parte superiore, del contorno scorniciato, dotata di uno stretto fornello aperto alla base. Di un’altra tomba, in località Nuraghe Imbértighe, oltre alla stele di fattura simile alla precedente, con aggiunta però nel mezzo di una traversa in rilievo, sono conservate ai lati alcune delle pietre superstiti che delimitavano lo spazio per la preghiera o per la veglia in onore della divinità. Necessitano di restauro due stele di altrettante tombe: l’una denominata Pedra Longa de Figu, l’altra sita in regione Uore. Dei ventidue nuraghi segnalati nel territorio del Comune di Borore nei primi decenni dell’Ottocento, alcuni sono andati quasi completamente distrutti o sono stati manomessi, altri ci sono pervenuti in discreto stato di conservazione. Tra questi ultimi sono degni di essere visitati uno a duplice torre vicino alla stazione ferroviaria ed altri collocati lungo la strada per Dualchi: Bighinzone, Porcalzos e Toscono.

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