Bonarcado

Comune in fase attivazione
Provincia di Oristano
Regione storica di Campidano di Milis

CAP: 09020
Prefisso Telefono: 0783

Azienda n.5, Oristano
Distretto sanitario Ghilarza

Superficie territoriale 28,54 kmq
Altitudine 284 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1896
1961:1843
1971:1833
1981:1643
1991:1762
2001:1702
2005:1661
2010:1650


Unione dei Comuni "Montiferru-Sinis"
Baratili S. Pietro, Bauladu, Cuglieri, Milis, Narbolia, Nurachi, San Vero Milis, Santu Lussurgiu, Seneghe, Tramatza, Zeddiani
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Il Comune di Bonarcado, che nei testi medioevali è indicato come Bonarcadu, Bonarcatu, Bonorcadu, Bonarcanto, Bonarchanto, Monarcanto, Monarcatu, Bonarcato, e in epoca più recente Bonacato-Bonacatu (anche con la geminazione delle consonanti c e t), confina a nord con Santu Lussurgiu, a est con Paulilatino, a sud-ovest con Seneghe, a sud con Milis, a sud-est con Bauladu: è sito in una zona di alta collina, formata da lava basaltica, con movimento tellurico irrilevante. Sono numerosi i rivi: Cispiri, Cannardza, rio Mannu, Sos Molinos, rio Corongiu, Marzacche, S’Arriu ’e Mesu, Crebu. La punta massima del Comune di Bonarcado è raggiunta dal Monte Armiddosu (m 807), la cima del quale si trova però in territorio di Santu Lussurgiu. L’altitudine minima è di m 100 s.l.m.

La storia.  
Il Comune di Bonarcado è stato uno dei centri più importanti della Sardegna medioevale. Posto in prossimità del confine tra il Giudicato d’Arborea e quello del Logudoro (ma forse originariamente Bonarcado era il nome di tutta una zona, nella quale in seguito nacque il paese propriamente detto), si avvaleva, probabilmente sin dalla prima metà del secolo XI, di una chiesetta dedicata a santa Maria, destinata a giocare un ruolo assai importante nella travagliata storia del Medioevo sardo. Verso il 1100, il giudice Costantino de Lacon, dotandola di un patrimonio immobiliare, incrementato in misura eccezionale nei secoli successivi, la affiliò alla badia di San Zenone di Pisa, appartenente al potente ordine dei frati benedettini camaldolesi. Questi frati fondarono a Bonarcado un importante monastero dal quale si irradiò nel Giudicato d’Arborea una forte corrente di cultura italiana. Nel territorio del Comune di Bonarcado era presente anche una chiesetta cassinense, dedicata a San Giorgio, attestata già nel 1121, che fu in breve soffocata dalla spietata concorrenza dei camaldolesi i quali dovettero incamerarla senza troppi indugi. La chiesetta di Santa Maria venne ampliata e riconsacrata nel 1146 con una solenne cerimonia, quasi sicuramente sottolineata dall’elevazione del cantus planus benedettino, alla quale parteciparono il giudice arborense Barisone I, gli altri giudici sardi e l’arcivescovo pisano Villano, legato pontificio in Sardegna. I camaldolesi di Bonarcado diedero vita ad una vasta opera civilizzatrice,  costituendo anche un sia pur modesto scriptorium del quale ci è pervenuto un importantissimo manoscritto, il condaghe di Santa Maria di Bonarcado, che rappresenta una delle fonti principali della storia sarda medioevale. Il codice del condaghe (manoscritto 277 della Biblioteca Universitaria di Cagliari) contiene un complesso di schede riguardanti l’amministrazione dell’ingente patrimonio della chiesa di Santa Maria, e spazia dall’inizio del secolo XII sino al secolo XIII inoltrato. I possedimenti dei camaldolesi di Bonarcado si estendevano tanto da comprendere la fertile zona pianeggiante di Milis e Bauladu, quella di Mare Pontis e di Riola, spingendosi al centro sino ai monti del Mandrolisai e della Barbagia, includendo buona parte di tutta la bassa e media valle del Tirso. Nel 1230 Pietro II, giudice d’Arborea, donava a Santa Maria di Bonarcado la vasta selva di Kerchetu (oggi Crachedu) che si estendeva sino a Santu Lussurgiu. I dominatori catalani (secoli XIV-XV) ridussero notevolmente l’importanza del monastero camaldolese il quale divenne prima abbazia secolare e quindi patronato regio, grazie ad una bolla di Clemente VII in favore di Carlo V (13 maggio 1530). Nel 1657 il re di Spagna Filippo IV diede ordine di raccogliere tutti i documenti riguardanti il regio patronato, vacante in seguito alla morte del dottor Giovanni Antonio Otgiano. Dal 1656 al 1768 il priorato appartenne all’arcivescovo di Torres. La dignità priorale dava il diritto di indossare la mozzetta e di partecipare ai Parlamenti sardi nello Stamento ecclesiastico. Nel 1833, la popolazione del Comune di Bonarcado era di 1169 abitanti, suddivisi in 260 famiglie. A quel tempo i diritti di signoria del paese appartenevano al marchesato d’Arcais. Una parte del sopravvissuto patrimonio immobiliare camaldolese venne acquisito dal Comune di Bonarcado nel 1906.

 

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