Bolotana

Comune in fase attivazione
Provincia di Nuoro
Regione storica di Marghine

CAP: 08011
Prefisso Telefono: 0785

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Macomer

Superficie territoriale 108,52 kmq
Altitudine 472 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:3495
1961:4274
1971:3495
1981:3829
1991:3625
2001:3279
2005:3160
2010:2884


Unione dei Comuni "Marghine"
Birori, Borore, Bortigali, Lei, Macomer, Noragugume, Silanus, Sindia
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Il territorio
Sebbene il paese si trovi all’estremità orientale della regione del Marghine, il territorio del Comune di Bolotana si estende dall’altipiano della Campeda alla Media Valle del Tirso, formando una sorta di quadrilatero irregolare di figura spiccatamente oblunga. Il lato più lungo del quadrilatero, secondo l’asse nord/ovest - sud/est, tra la Campeda e il Tirso, si estende in linea d’aria per circa 19 chilometri, mentre il lato più breve, tra la dorsale orientale del Marghine e le pendici del Goceano, copre una distanza di circa 5 chilometri. Questa distribuzione territoriale, che spazia maggiormente nel senso della latitudine, consente di toccare i confini di numerose altre giurisdizioni comunali: a nord e ad est Bonorva e Illorai, in provincia di Sassari; a sud-est Orani, a sud Ottana, a sud-ovest Noragugume e un lembo del territorio di Silanus, a ovest Lei e un altro lembo di Silanus; infine Bortigali e Macomer a nord-ovest, tutti, come il Comune di Bolotana, in provincia di Nuoro. 
Il territorio, vario e interessante sotto il profilo geologico (vi predominano i suoli alluvionali nella pianura, quelli colluviali e detritici in collina e quelli schistosi, granitici ed effusivi nella montagna), presenta una marcata differenziazione tra la fascia montana, la zona collinare e la pianura. L’abitato è situato al centro della fascia collinare, tra i 400 e gli 800 metri, in una zona intensamente coltivata a vigneti e uliveti. La pianura, compresa interamente nella Media Valle del Tirso, un tempo coltivata a frumento, è oggi sede degli stabilimenti industriali dell’Enichem ed è prevalentemente adibita a pascolo. La fascia collinare e quella di pianura sono attraversate da due corsi d’acqua, entrambi affluenti del Tirso: l’uno a est e l’altro, più importante, a ovest; lungo quest’ultimo, che prende nome dalle località che attraversa – le più note sono Badu e, al termine della fascia collinare, Cannas –, sono addensate le colture ortive (iscras).

La montagna.
La fascia più interessante del Comune di Bolotana, sotto il profilo paesaggistico, turistico, botanico e archeologico, è quella montana: con i suoi 6014 ettari occupa le fetta più cospicua del territorio comunale, ed è dominata dalla punta Palai a quota 1200. La montagna del Comune di Bolotana, attraversata dalla strada provinciale 17 che, nell’altipiano di Campeda, a 10 km da Macomer, si immette nella superstrada statale 131, offre uno dei più suggestivi itinerari turistici della Sardegna, soprattutto nel tratto che va dalla località di Pabude a quelle di Ortàchis, Mularza noa, Palai, Baddesàlighes, Santa Maria ’e Saùccu, tra i 1000 e i 1200 metri di quota. Tra Pabude e Ortàchis si può ammirare un cospicuo numero di tassi (taxus baccata), rara testimonianza di vegetazione del Terziario; a breve distanza, lungo il rio Biralotta, le fonti cristalline di Ortàchis e, in direzione nord-est, la forra di Mularza Noa con l’unica cascatella della zona (S’Istrampu). Le caratteristiche del sito fanno pensare che fosse, nella remota antichità, un luogo di culto delle acque; al remoto passato riconduce del resto la presenza di numerosi monumenti archeologici, alcuni dei quali censiti solo di recente: tre circoli megalitici nella radura di Ortàchis; 23 nuraghi, fra cui notevoli quelli di Titirriòla e S’Isfundadu, a cavaliere nella vallata scavata dai corsi d’acqua che confluiscono nel bacino del Coghinas; il complesso fortificato di Mularza Noa, all’altezza del km 42,200 della provinciale 17, in località Pabude, complesso individuato di recente e che pare rivestire notevole importanza: della fortezza – ha scritto Alberto Moravetti – «sono ancora visibili le tracce residue di cortine murarie che attestano un’opera militare assai complessa. La notevole estensione delle strutture affioranti e la varietà delle soluzioni architettoniche […] stanno ad indicare che non si trattava di una semplice posizione fortificata tenuta da pochi armati, ma piuttosto di una fortezza che poteva ospitare una numerosa guarnigione e che, per la sua importante posizione strategica, doveva costituire uno dei punti vitali del sistema fortificato settentrionale punico, comprendente anche le fortificazioni di Padria e San Simeone». Non lontano da Ortàchis sta la borgata di Badde sàlighes, con la villa Piercy e il parco che, per l’armonica composizione di essenze esotiche e autoctone, rappresenta, secondo il parere del botanico Ignazio Camarda, «forse un fatto culturale unico in Sardegna». Alla famiglia di origine gallese dei Piercy è legata la storia della montagna del Comune di Bolotana da quando, nel 1879, il progettista delle strade ferrate sarde, l’ingegnere Benjamin Piercy, acquistò all’asta pubblica un lotto toccato in sorte al demanio, fra i terreni ex-ademprivili della montagna del Comune di Bolotana, di 2021 ettari; l’altro lotto, di eguale dimensione, fu in parte diviso fra gli abitanti del paese che ne fecero richiesta, in quello stesso 1879. Ora, dopo anni di attesa, sono iniziati finalmente i lavori per il recupero degli edifici compresi nella tenuta Piercy, in particolare della villa d’abitazione, e per la trasformazione di tutto l’insieme in un grande parco botanico.

Il passato.
I reperti archeologici sono frequenti nelle zone a valle dell’abitato: essi testimoniano un insediamento diffuso sull’intero territorio del Comune di Bolotana dal neolitico all’epoca romana. Abbastanza recente, invece, è l’attuale centro abitato, che non pare risalire a prima del XII-XIII secolo. Non trova riscontro, infatti, la notizia riportata dall’Angius, che parla di una fondazione del paese nell’anno 1317; i primi documenti scritti, relativi alle decime pagate dal rettore di Bolotona (Golozane o Golosane è il nome del paese nei documenti che lo riguardano conservati nella Biblioteca vaticana) si riferiscono al periodo 1341-1347. Quando, nei primi decenni del Quattrocento, gli Aragonesi conquistarono stabilmente il Marghine, assegnandolo in feudo a Bernardo Centelles, la “villa” di Bolotana seguì le vicende di quel feudo fino al riscatto di esso, avvenuto nel 1843. A partire dal secolo XVI e durante i secoli XVII e XVIII, Bolotana diventerà progressivamente il centro più ricco e più popoloso del Marghine (nel 1655 annovera 344 “fuochi” – circa 1200 abitanti – a fronte dei 289 di Bortigali e dei 279 di Macomer). A questi secoli risale la costruzione dei più importanti monumenti architettonici del paese. È della fine del Cinquecento la costruzione della chiesa di San Bachisio che costituisce, secondo Renato Salinas, un tipico esempio in Sardegna di «connubio tra tradizione gotica e rinnovamento artistico in senso rinascimentale»; di un certo interesse è la presenza, in alcune formelle che ornano il portone e uno dei pilastri interni della chiesa, di alcune figure betilico-falliche che sarebbero, secondo Francesco Alziator, una prova della «omologazione del culto fallico col culto cristiano». Al 1600 risale la costruzione della chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo. Nel 1608-1609 fu edificato, a seguito di un legato pio lasciato dal possidente locale Baingio Gaya, il convento dei Cappuccini, poi soppresso nel 1866. La chiesetta del convento, all’interno del quale si può ammirare una pregevole tela realizzata da autore ignoto nel secolo scorso e recentemente restaurata dalla Confraternita delle Terziarie francescane, è del 1630 circa, come attesta una lapide del 1861 posta sopra il portale. Nel corso del Settecento, il Comune di Bolotana raggiunge la massima espansione territoriale a spese dei centri vicini e in virtù di una vigorosa criminalità. In questo periodo, scrive Italo Bussa, «Bolotana è uno dei paesi col più alto numero di ricercati e inquisiti e il fenomeno tocca tutti gli strati sociali». Nel 1772, con i proventi derivati dalla vendita dei beni dell’ex convento dei Mercedari, fondato durante il Seicento e soppresso attorno al 1760, venne attivata una “scuola di latino”, cioè il ginnasio inferiore con le tre classi di grammatica, poi soppressa da un Regio Brevetto il 21 novembre 1844

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