Bitti

Comune in fase attivazione
Provincia di Nuoro
Regione storica di Barbagia di Bitti

CAP: 08021
Prefisso Telefono: 0784

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Nuoro

Superficie territoriale 215,88 kmq
Altitudine 549 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:5829
1961:5774
1971:5645
1981:4437
1991:3928
2001:3487
2005:3307
2012:3015


Unione dei Comuni "Mont'Albo"
Lodé, Lula, Onanì, Orune, Osidda, Posada, Siniscola, Torpé
Scopri i 377 comuni della Sardegna

Il territorio del Comune di Bitti, in provincia di Nuoro (dalla quale il centro dista 37 chilometri), si svolge ad un’altitudine media di 550 metri sul livello del mare. Ha un’estensione di 21.904 ettari, di cui 16.888 sono adibiti a pascolo e i rimanenti 5016 a bosco. Il Comune di Bitti confina con i comuni di Buddusò e Alà dei Sardi a nord, di Lodè, Onanì e Lula ad est, di Orune a sud e di Osidda e Nule ad ovest.

Il territorio.
Il territorio del Comune di Bitti si stende sull’omonimo altipiano (o di Buddusò),un tavolato granitico del paleozoico che degrada verso est nelle vallate schistiche ora aspre e profonde de S’Annossata, Carenache, Pentumas, Litos, ora più dolci e ampie nelle direzioni di Onanì e Lula, dove il granito e lo schisto cedono il posto alle propaggini della catena calcarea di monte Albo. La varietà di queste rocce presuppone la presenza di una faglia proprio lungo la vallata che attraversa il paese e che, nel secolo scorso, ha causato un terremoto seppure di lieve entità. Di quel terremoto ci ha lasciato notizia il canonico Giovanni Spano: «Nel 1870 si sparse nell’isola, e ne parlarono i giornali, che nel Comune di Bitti era accaduto un terremoto. Io per assicurarmene scrissi al pievano Marras, ed ecco come mi rispondeva con lettera del 14 agosto 1870: ‘Ho saputo che da alcuni si vuol mettere in dubbio la notizia del terremoto che accadde in Bitti nel 4 luglio di quest’anno, alle ore 7 di sera. Debbo quindi dirle d’essere un fatto incontrastabile che le scosse del terremoto si sono intese in vari siti del villaggio, e specialmente lungo la costa a ponente del paese per lo spazio di almeno due secondi. Un crocchio di donne nel vicinato della fonte che attendevano ai loro lavori sentirono questa improvvisa scossa, e vennero tutte ad un tempo sollevate da terra e stramazzate. Un’altra donna d’una casa vicina si sentì alzata da terra, e piena di paura gridava che le si apriva la terra sotto i piedi. Le persone che si trovavano nei piani superiori delle case dovettero fuggire per paura di cadere il tavolato, e tutte cercavano lo scampo nella strada. Non si può dubitare quindi che il fatto ha un carattere di terremoto, che in mio senso fu sussultorio’». Non molto elevato (mediamente si trova sui 700-750 m sul livello del mare), l’altipiano di Bitti ha un andamento irregolare: a nord verso Buddusò e Alà dei sardi è caratterizzato da grossi ammassi di rocce granitiche affioranti, variamente modellate dai venti del nord e che costituiscono anche la parte più impervia, con degli spuntoni detti impropriamente monti: su Monte ’e Cannela (m 965), Su Monte ’e Mandras d’Ingannu (m 956), Su Monte ’e Sos Corvos (m 978), fino a Punta Sa Donna (m 1019), che è la cima più alta del territorio del Comune di BittiFra uno spuntone e l’altro si adagiano ampie vallate sul cui fondo scorrono dei rigagnoli alimentati dalle acque di numerose sorgenti, con una vegetazione costituita in prevalenza da cisto, erica e corbezzolo. Segue la parte centrale, meno accidentata che, partendo da Sa Serra ’e Chichili e da Solle, va degradando, pur con alcuni rialzi e avvallamenti, fino alla piana di San Giovanni. È questa una zona ricca di sugherete e di pascoli, divisa nettamente in due parti: quella ad est della strada provinciale Bitti - Nule presenta un manto boschivo più fitto, mentre quella ad ovest e sud-ovest, quasi del tutto spoglia di alberi, culmina in Sa Serra ’e Malu Cussizzu. Verso sud l’altopiano continua in regione Dogolai per raggiungere col monte Saraloi (m 853) la maggior altitudine in questo settore. Il versante orientale, come già accennato, è caratterizzato da una serie di valloni degradanti da ovest verso est, che si aprono nell’ampia veduta della catena di monte Albo: la valle di Liuzze, profondamente incastrata sotto i tornanti della strada Bitti - Nuoro, l’altra, dove è situato il paese, racchiusa fra i colli di Sant’Elia, monte Bannitu e monte Ruiu, e ancora i valloni di Tupurtalu, Badu Pretosu, Sauccu Nieddu, Berchiniai, fino alla già ricordata valle dell’Annunziata. Nel fondo di queste valli scorrono diversi torrenti, molti dei quali confluiscono nell’ampia conca sotto il paese, andando a formare il rivu Mannu che, prima di versarsi nel mar Tirreno, forma il rio Posada. Il territorio del Comune di Bitti, non certo povero di risorse idriche, ha diversi corsi d’acqua seppure a regime torrentizio. Anzi proprio l’altipiano di Bitti fa da spartiacque, indirizzando i molti rigagnoli che vi scorrono alcuni verso est altri verso ovest. Il già richiamato rivu Mannu, che nasce dalla sorgente di Su Pessiche, ai piedi di Punta Sa Donna, bagna buona parte del settore orientale dell’agro del Comune di Bitti, si ingrossa con l’apporto di altri torrenti come Su Rivu ’e Su Carru che, nel tratto superiore del suo corso, forma delle caratteristiche cascate in località Monte Ruiu; Su Rivu de Guore, lo stesso Rivu ’e Podda che attraversa Bitti, Su Rivu ’e Grestales e ancora Su Rivu ’e Cauleddu, per addentrarsi poi in agro di Onanì e, dopo un percorso tortuoso, rientrare in territorio del Comune di Bitti in località Gallè, per alimentare il bacino artificiale di Torpè. Non meno ricco di acque il versante occidentale. Il Tirso, il fiume più importante della Sardegna, nasce dalla sorgente di Abbas de Vrau, che si trova nel lato esposto a nord di Sa Serra ’e Chichili a 890 metri sul livello del mare. La sua origine è assai modesta ma ben presto, arricchito dalle acque che scendono sia dal territorio di Buddusò che da quello del Comune di Bitti (fra i tanti Su Rivu ’e Lughe), va a snodarsi nella piana di San Saturnino. Così pure non mancano ottime sorgenti, le acque di alcune delle quali si dice abbiano anche proprietà curative, come Sa Untana ’e Preta Orteddu, di Cheddai, di Sa Cannela, Untana Ezza, Sa Untana Vritta, tanto per citarne alcune. Il clima è generalmente mite, con moderate escursioni termiche. Nell’altipiano, tuttavia, battuto dai venti del nord, in particolare dal maestrale, nei mesi invernali la temperatura cala sensibilmente causando frequenti gelate notturne. Le vallate esposte ad est, invece, riparate dai venti freddi, oltre a consentire diverse colture come vite, olivo, mandorlo e altre specie di alberi da frutto, rappresentano la zona ideale per lo svernamento del bestiame. Il centro abitato invece, incassato dentro una vallata poco salubre, ha un notevole tasso di umidità. La vegetazione spontanea è rappresentata in netta prevalenza da sughere, lecci, querce, o da arbusti come corbezzolo, erica, cisto e da altre essenze tipiche della macchia mediterranea. Ma notevoli estensioni di terreno, che pure un tempo erano coperte di boschi con varietà oggi divenute assai rare, come ad esempio il ginepro o l’agrifoglio, risultano spoglie. Ciò soprattutto è stato causato da quei tagli dissennati di piante che, a partire dal secondo Ottocento, hanno compromesso irrimediabilmente il manto boschivo di varie zone. Ma fra le cause maggiori che hanno portato al degrado della vegetazione non possiamo non ricordare incendi sistematici, che hanno anche impedito il riformarsi di quella vegetazione che un tempo costituiva l’habitat ideale per diverse specie di animali selvatici. Così anche la fauna si è notevolmente impoverita. Eppure nel secolo scorso la situazione era ben diversa. La testimonianza dell’Angius è eloquente: «Ad eccezione dei daini, che pochi occorrono ai cacciatori, abbondano le altre specie di selvaggiume, mufloni, cervi, cinghiali, volpi, martore ecc. I volatili vi si trovano numerosissimi in tutte le specie proprie dell’isola. Non è trascurata la pescaggione e trassi dai fiumi gran quantità di anguille e trote. Insieme prendonsi molti uccelli acquatici di varie specie». Purtroppo daini, mufloni e cervi sono praticamente scomparsi e sempre più rare stanno diventando lepri, pernici, tortore e altre specie un tempo assai diffuse: altrettanto si dica per le trote e le anguille.

Le origini.
Le origini del paese, come nella maggior parte dei casi, si perdono nella notte dei tempi. La fantasia popolare ne spiega così la nascita e il nome. Anticamente – dice – la zona era ricoperta di boschi fitti, ricchi di selvaggina. Un abitante di Dure, villaggio ora scomparso, vi si era recato a caccia e proprio presso una sorgente (Sa Untana ’e Josso come viene chiamata ancora oggi) notò una cerbiatta e la uccise. Qui sorse il paese che si chiamò Bitti, dal nome sardo della cerbiatta, sa bitta. La leggenda è cantata anche da una poesia popolare che suona così: «In sa untana nostra / b’ana mortu una cherva / pro cossu bi nan Bithi». (“Nella nostra fontana hanno ucciso una cerva, per quello lo chiamano Bitti”). Al di là dell’elemento fantastico, la zona, ricca di acque e di vegetazione (tuttora un rione si chiama Sa Matta, il bosco), ben si prestava al sorgere di un insediamento umano: probabilmente, come affermano alcuni studiosi, i Bàlari. In realtà le fonti antiche sono avare di notizie. Lo stesso Fara nella sua Corographia descrive la zona in poche righe: «Poi c’è la regione della Barbagia di Bitti, piena di cime elevate (montibus excelsis), ricca più di bestiame che di frumento, dove scorrono due fiumi e ci sono tre villaggi, vale a dire Bitti, Gorofai, Onanì». Eppure le testimonianze, a partire dall’epoca prenuragica e nuragica, non mancano. Lo Spano ci parla di oltre 20 nuraghi disseminati nell’agro del Comune di Bitti e l’Angius ne descrive, seppure sommariamente, 14 e ci riferisce di domus de janas, tombe di giganti e menhirs. Attualmente la Soprintendenza alle Antichità ha individuato, nel territorio del Comune di Bitti, 22 zone di interesse archeologico anche se, purtroppo, soltanto due, e cioè la fonte nuragica di Poddi Arvu e il complesso nuragico di Cheddai, sono state “notificate”, cioè corredate dei dati indispensabili per la loro conservazione e tutela. Proprio a Poddi Arvu, nella zona denominata Romanzesu, alcune campagne di scavo hanno messo di recente in luce i resti di un villaggio nuragico, una sorta di grande santuario che attirava probabilmente pellegrini da molte altre parti dell’isola. Di grande interesse il pozzo sacro, che è collegato mediante un corridoio con una piccola arena; corridoio e arena contornati da rustiche gradinate in forma di anfiteatro, che potevano ospitare centinaia di fedeli. A qualche distanza un tempio a megaron, ossia di forma rettangolare, una originale struttura a cerchi concentrici detta “Capanna dello stregone”, e numerose capanne di grandi dimensioni. Attraversando l’altipiano o addentrandosi nei pendii vallivi, affiorano di tanto in tanto i ruderi di nuraghi e altre testimonianze del passato. I caratteristici nuraghi di Istelai, Ortuidda, Seris, Solle, con attorno un villaggio, Siddu, Crastu e Jacone, Lassanis, Ortai, Birosila, Ghellai e tanti altri danno l’idea di una zona in cui la civiltà nuragica si diffuse ampiamente; i loro costruttori sfruttarono i picchi granitici affioranti, come ad esempio a Ortuidde, a Siddu, a Istelai, completando con la loro opera l’elemento naturale preesistente (è una particolarità – ha notato il Taramelli – che si riscontra nell’altipiano di Bitti). Domus de janas si trovano nelle località di Conca ’e Jana, Gallè e Monte Ruiu: lo splendido menhir di Sa Preta Itta (non sfugga il toponimo: “la pietra fitta”), alto circa 5 metri, segna ancora i limiti di confine fra i salti di Bitti, Orune e Nule. Di estremo interesse, anche per il mistero che deriva dai numerosi circoli megalitici che lo compongono, è il complesso di Lugonneri, lungo la strada provinciale Bitti - Osidda. Questi circoli, disseminati per una vasta zona, assieme ad un menhir, alle fondamenta di un piccolo nuraghe e ai resti di un pozzo sacro sono ciò che rimane di un importante luogo di culto di quelle popolazioni, che veneravano le acque, le piante e gli altri elementi vitali della natura. Pur rimanendo di esso soltanto labilissime tracce merita un richiamo particolare il nuraghe che sorgeva nel colle di Bonu Caminu; infatti ai piedi di questo si sviluppò, seppure molto più tardi, il centro abitato del Comune di Bitti.

 

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