Bessude

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Meilogu

CAP: 07040
Prefisso Telefono: 079

Azienda A.S.L. 1 di Sassari
Distretto sanitario di Alghero

Superficie territoriale 26,84 kmq
Altitudine 447 m

Abitanti al:
1951: 750
1961: 704
1971: 546
1981: 547
1991: 509
2001: 501

Ultimo rilevamento Istat 31 gennaio 2012: 435


Unione dei comuni del Meilogu
Banari, Bessude, Bonnanaro, Bonorva, Borutta, Cheremule, Cossoine, Giave, Pozzomaggiore, Semestene, Siligo, Thiesi, Torralba
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Il territorio
Percorrendo la provinciale che da Siligo conduce a Thiesi, l'abitato del Comune di Bessude si incontra a metà strada, col suo centro storico adagiato alle falde del Monte Pélau ed il nuovo quartiere residenziale che un po’ discosto occupa più a valle il breve pianoro di Sa Sea.
Suggestiva la cornice naturale, con le rocce trachitiche dell’antico vulcano del Pélau a formare un arco che domina sulle case dai tetti rossi e sui pendii ricoperti da una ricca vegetazione. Infatti le pendici del monte e le piccole valli a ridosso del centro abitato conservano ancora gli antichi uliveti e i frutteti, che con gli orti e le vigne hanno costituito in passato le aree di maggiore pregio dell’agricoltura del Comune di Bessude, anche grazie alla presenza di numerose sorgenti. E del resto in un passato ancora recente il paese era rinomato nel circondario come il luogo dell’acqua buona: non di rado, nelle calde giornate estive, si notavano numerosi anche i forestieri sostare alla fonte di S’Abbadorzu o di Funtanedda per approvvigionarsi. Per altro verso l’acqua – nei periodi di precipitazioni molto abbondanti ed in presenza di vento – produce il singolare spettacolo della cascata di S’Ipilunca: due lunghe lingue d’acqua precipitano lungo lo strapiombo roccioso del monte mentre la forza del vento lancia in alto un liquido pinnacolo fluttuante. Ed appena più in là la più abbondante cascata de S’Istrampu fa risuonare tutt’intorno il rumore dell’acqua che prende veloce la via verso la periferia del paese. Il Comune di Bessude appartiene alla regione del Meilogu, che oggi ingloba le pertinenze dell’antica curatorìa medievale del Cabuabbas, da considerare la regione storica di appartenza. Il territorio del Comune di Bessude, dal confine orientale con Bonnanaro a quello occidentale con Ittiri, si allunga per un’estensione di 26,84 kmq tra il Monte Pélau (m 730) e il Monte Gherra (m 658). Il primo è un nudo altipiano vulcanico contornato da una corona di trachiti affioranti che dominano da oriente il centro abitato (altitudine 440 metri s.l.m.). Le due piccole valli di Badde e Pumari appena a nord del paese fanno da cesura tra il breve pianoro di Sa Sea e un vasto tavolato calcareo ricoperto prevalentemente di querce: è l’antico bosco di Sa Silva citato anche nel condaghe di San Pietro di Silki. È questo lo spazio in cui si trovano numerose pinnetas, le caratteristiche dimore di pietra dei pastori che conservano la forma della tholos nuragica. Anche se siamo ancora in assenza di un censimento, è molto probabile che questa sezione del territorio del Comune di Bessude sia l’area in cui le pinnetas sono presenti con la più alta densità di tutta la Sardegna. Procedendo verso ovest si incontra quindi la depressione che accoglie il lago artificiale del Bidighinzu, oltre il quale il territorio del Comune di Bessude si allarga in una vasta area caratterizzata dalla presenza di numerose alture, alternate da piccole valli e brevi altipiani. È una zona che si presenta in parte ricoperta dal bosco e dalla macchia mediterranea e in parte priva di vegetazione, quasi completamente utilizzata per il pascolo. Il territorio del Comune di Bessude è attraversato dalla Provinciale Thiesi-Siligo, che passa per il centro abitato e dalla Statale 131 bis, che da Thiesi, dopo aver costeggiato il Bidighinzu, conduce ad Ittiri e di qui ad Alghero.

Una “grande Bessude”
L’esistenza del villaggio è attestata fin dal XII secolo nel condaghe di San Pietro di Silki, che ricorda un Mical de Bessute servo del monastero di Sant’Elena (tra Thiesi e Cheremule), convento benedettino dipendente da quello di Silki. Una tradizione orale ripresa da Vittorio Angius (“Antico e assai popoloso essere stato questo villaggio rilevasi dalle vestigie di abitazioni che veggonsi oltre la periferia dello spazio attualmente occupato”), parla di una antica grande Bessude. Si tratta di una leggenda, che però contiene un fondo di verità. Nei pressi dell’abitato, infatti, si rilevano a breve distanza l’uno dall’altro diversi siti che in passato hanno accolto insediamenti umani. A segnalarli al visitatore oggi rimangono solo i resti delle chiese: San Sisto e Santa Barbara nel luogo un tempo occupato dalla “villa” medievale di Mogoro; Santa Maria di Runaghes, a poche centinaia di metri dall’abitato; infine San Teodoro, presso l’omonimo nuraghe.

Dai Giudici al Duca
Al pari degli altri villaggi del Cabuabbas in epoca giudicale Bessude apparteneva al Giudicato di Torres. Dopo la morte della giudicessa Adelasia (1259), estinta la dinastia, la curatoria passò nelle mani dei Doria, che ne conservarono a lungo il controllo anche dopo la conquista della Sardegna da parte dei Catalano-aragonesi a partire dal 1323. Nel 1436, sconfitto definitivamente l’ ultimo esponente dei Doria, Bessude formò con Thiesi e Cheremule il feudo di Montemaggiore, assegnato dal re aragonese per un prezzo irrisorio ai fratelli Manca di Sassari. I primi decenni del XVII secolo furono relativamente felici per i bessudesi: in corrispondenza di un significativo aumento di abitanti fu eretta la nuova parrocchiale di San Martino (1620), più ampia dell’antica San Leonardo che veniva abbandonata ed adibita a cimitero; al contrario la seconda metà di quel secolo fu caratterizzata da eventi tragici, quali pestilenze e carestie. Gli ultimi anni del Settecento videro i bessudesi protagonisti dei moti antifeudali. Don Antonio Manca, che nel frattempo aveva ereditato il feudo e nel 1775 aveva aggiunto ai numerosi titoli quello di duca dell’Asinara, aveva aumentato il malcontento delle popolazioni con le sue vessazioni sui vassalli e l’eccessiva esosità nella riscossione dei tributi. Il malcontento sfociò in una vera e propria ribellione con la stipula del patto antifeudale tra le comunità di Thiesi, Bessude e Cheremule, sottoscritto il 24 novembre 1795. I fermenti antifeudali, che intanto si estendevano a tutto il Logudoro, portarono prima alla marcia di una moltitudine di armati al seguito del notaio Cilocco su Sassari, dove i baroni avevano le loro principali residenze, e che fu espugnata senza combattere (1795); quindi alla nomina di Giovanni Maria Angioy quale Alternos del Vicerè investito di pieni poteri con l’incarico di amministrare il Capo di Sopra, al suo trionfale ingresso a Sassari (28 febbraio 1796) ed al rapido fallimento della sua missione, alla quale seguì una feroce repressione con molti martiri (1800). Nel corso di quelle vicende alcuni episodi particolari coinvolsero il villaggio di Bessude. Nel luglio 1795 è da qui che venne diffusa a Thiesi una lettera anonima che incitava le popolazioni a non pagare i diritti feudali, e nel 1800 fu uno studente universitario bessudese, Giovanni Maria Schintu, a dare da Sassari l’allarme della spedizione punitiva contro Thiesi, che il governatore stava preparando in gran segreto, con una lettera inviata ad alcuni sacerdoti di Bessude. Quell’allarme consentì ai thiesini di approntare la difesa anche con l’aiuto delle ville di Banari e di Bessude, che inviarono entrambe 150 armati. Il 6 ottobre Thiesi fu presa d’assalto da circa 1500 uomini, che, nonostante la strenua resistenza di 800 difensori, entrarono nella villa. La repressione che seguì colpì naturalmente anche i bessudesi: risulta documentata in particolare la condanna a morte di Andrea Schintu e quella a dieci anni di carcere del notaio Francesco Satta.
Tra il 1841 e il 1853 si ebbe una lunga lite con Thiesi per la definizione della linea di confine tra le due circoscrizioni comunali, controversia che si avviò alla conclusione solo dopo la sottoscrizione di un atto di transazione da parte dei due sindaci. Nel corso dell’Ottocento si verificò un netto miglioramento della viabilità e dei collegamenti con l’esterno: fu prima creato un consorzio con Thiesi e Siligo per la realizzazione della strada carrozzabile di collegamento con la strada centrale per Sassari (1855), quindi il paese fu collegato con i due centri principali dell’isola per mezzo di un servizio «omnibus» bisettimanale (1876). All’inizio del secolo successivo (1906) fu istituita la prima linea automobilistica. Per il Novecento si deve segnalare, assieme al progressivo e generale miglioramento delle condizioni di vita verificatosi nella seconda metà del secolo, il netto calo del numero degli abitanti del Comune di Bessude dovuto soprattutto al fenomeno migratorio, ciò che accomuna il borgo a tutti i piccoli centri dell’interno sardo. Due, infine, i fatti rilevanti della vita del paese che occorre ricordare: la realizzazione nel territorio del Comune di Bessude dell’invaso artificiale del Bidighinzu per l’approvvigionamento idrico della città di Sassari negli anni Cinquanta; la creazione del nuovo quartiere di Sa Sea, realizzato con criteri urbanistici moderni a partire dagli anni Settanta in un pianoro ad alcune centinaia di metri dal vecchio centro storico: questo ha determinato la particolare conformazione dell’attuale abitato che si presenta curiosamente diviso in due parti separate.
   

Est custu logu unu antigu crabile dae zertos filones abitadu chi fin sos primos a fagher coile. E pro un’e pro s’ateru fiumene, chi falan furiosos dae rundas, ana pensadu a li dare su lumene ch’est passadu a s’istoria:“Bisundas”. Bisundas quindi, cioè “luogo dei due fiumi”, sarebbe l’antica denominazione del paese che sarebbe all’origine dell’attuale, secondo la tradizione orale ripresa in questi versi di Vittorio Dore. Ed i primi a stabilirsi qui, nei pressi dei due torrenti che scendono dal monte, sarebbero stati alcuni astuti (zertos filones) allevatori di capre. Diversa la spiegazione fornita dagli studiosi (ma è singolare notare come non manchino gli elementi di contatto con la tradizione): il nome Bessude dovrebbe farsi risalire al latino Versute, appellativo di Versutus (astuto) che potrebbe corrispondere al nome ovvero soprannome dell’antico proprietario della tenuta sul quale è poi sorto il villaggio (Massimo Pittau, I nomi di paesi, città, regioni, monti, fiumi, della Sardegna).

Pastori e contadini
L’allevamento nel territorio del Comune di Bessude, comunque, ha da sempre caratterizzato l’economia del paese. Certo più quello ovino che non quello caprino, forse anche per le caratteristiche del territorio, che non presenta le asperità e le vastità che solo greggi di capre consentono di mettere a frutto. La pastorizia ha convissuto a lungo con l’agricoltura, tanto che le due attività erano esercitate il più delle volte dalla stessa persona. Per secoli quindi i bessudesi sono stati soprattutto pastori e coltivatori di cereali (massaios). Le altre attività agro-pastorali integravano quella principale con la preziosa collaborazione delle donne, che si preoccupavano dell’orto e dell’uliveto assieme alla cura delle galline e dei maiali, tra cui quello allevato per l’indispensabile provvista invernale di lardo e di salumi (su mannale). Oggi questa realtà appare radicalmente mutata. Sono scomparsi gli agricoltori a tempo pieno ed i pastori sono ridotti a poche unità; ed anche i vecchi mestieri esercitati da abili artigiani sono cessati per assenza di clienti. L’agricoltura, nel territorio del Comune di Bessude, ha assunto la forma di un’attività complementare, perché operai e impiegati continuano con i pensionati a dedicare tempo alla cura dell’orto, dell’uliveto o della vigna. Si conserva così la capacità di ricavare dalla terra i buoni prodotti di una volta, base di un’apprezzata gastronomia che aspetta di essere valorizzata oltre l’ambito del consumo familiare. Una popolazione meno numerosa, che oggi per paradosso vive in un abitato molto più esteso, trae il suo reddito prevalentemente da attività non agricole, nella maggior parte dei casi presso uffici ed aziende di Thiesi e di Sassari, dove i bessudesi accedono alla maggior parte dei servizi grazie alla vicinanza e alla facilità dei collegamenti.

Tre uomini di chiesa
Gavino Contini, il famoso poeta improvvisatore di Siligo, una volta dal palco salutò così il pubblico del Comune di Bessude: «Prosit e vivas sempre, caru ’Essude, o nobile funtana ’e sos talentos; dae sas chimas a sos fundamentos t’as meritadu onores e istimas...». Sos talentos che hanno procurato lustro al paese sono in primo luogo tre ecclesiastici: il famoso poeta e latinista Francesco Carboni, il dotto arcivescovo di Cagliari Emanuele Marongio Nurra, il vescovo ausiliare turritano Giuliano Cabras. Nativo di Bonnanaro, il gesuita Francesco Carboni (1746-1817) visse a Bessude gli ultimi 22 anni della sua vita e qui, nella chiesa di San Martino, riposano i suoi resti. A cominciare da un poemetto in latino sulla malaria (De Sardoa Intemperie), che a soli 26 anni fece conoscere il suo nome tra i dotti del suo tempo, compose numerose opere in latino, soprattutto di argomento religioso. Stimatissimo tra i letterati suoi contemporanei, fu accolto come membro di diverse accademie ed in particolare dell’Accademia Italiana, la quale, su proposta di Melchiorre Cesarotti (prestigioso filologo e poeta), lo acclamò “primo latinista del Secolo”. Quando, colpito da accuse infamanti di carattere politico e morale, fu costretto a lasciare i prestigiosi incarichi che ricopriva a Cagliari, scelse di vivere nel centro abitato del Comune di Bessude. E perfino quando il papa Pio VII, suo grande amico, gli propose un incarico di grande importanza a Roma, “inebriato dalla dolcezza delle lettere” (Pasquale Tola), vi rinunciò per dedicarsi in tutta pace alle sue occupazioni preferite.
Il nome di Emanuele Marongio Nurra (1794-1866) è legato alle vicende che, da arcivescovo di Cagliari (1842-1866), lo videro contrastare energicamente l’applicazione delle leggi eversive del governo sardo-piemontese in materia di beni e di privilegi ecclesiastici, essendo fermamente convinto che in queste materie lo Stato non fosse legittimato ad assumere provvedimenti senza il consenso della Santa Sede. Questo atteggiamento che gli procurò l’allontanamento dai territori del regno e quindi un lungo esilio a Roma, dal 1850 al 1865. Ma Emanuele Marongio merita di essere ricordato anche per la sua attività culturale. Negli anni giovanili ebbe come precettore nel Comune di Bessude Francesco Carboni, amico di famiglia e assiduo frequentatore della casa dei genitori. Pubblicò, accompagnate da interessanti note di commento, una raccolta di lettere di Gregorio Magno. Si occupò di studi e di ricerche archeologiche e fu uno dei primi ad occuparsi dei nuraghi. Di quegli studi ci rimane la dissertazione Considerazioni filologiche intorno ai Nuraghe, letta nell’Accademia filologica da lui stesso fondata a Sassari, dove aveva promosso anche un museo delle antichità presso l’Università. Pubblicò a Cagliari una raccolta in quattro volumi delle opere di Francesco Carboni. Più conosciuto come vescovo, Giuliano Cabras (1840-1905) è stato soprattutto un grande uomo di scuola dalla cultura enciclopedica. Per lungo tempo direttore spirituale del Convitto Canopoleno di Sassari, luogo di formazione di una parte significativa della gioventù studiosa di allora, di lui si scrisse che “visse coi giovani e per i giovani” (“L’Armonia Sarda”). Nel 1901 fu consacrato vescovo e nominato ausiliare dell’anziano e malato arcivescovo di Sassari Diego Marongio Del Rio, del quale era stimatissimo segretario, ma fu quasi subito colpito da una grave malattia che lo relegò fino alla morte nella casa natale di Bessude. Docente di sacra scrittura e lingue bibliche nell’Università di Sassari, si conquistò l’ammirazione e l’affetto di tanti giovani per la profonda conosenza delle materie insegnate (sulle quali aveva cura di tenersi sempre aggiornato anche viaggiando fuori dell’Isola, in continente e in Francia) e per lo stile del suo insegnamento che riusciva sempre gradevole ed efficace. Dev’essere poi ricordato il poeta Vittorio Dore (1870-1945), autore di numerosi versi in italiano ma soprattutto in sardo, tra cui il poemetto Sisifu, l’unica opera che riuscì a dare alle stampe (Tempio, tipografia Tortu, 1914). Diverse altre opere, tra cui un altro gradevolissimo poemetto, Sa vida mia in limba sarda logudoresa, sono uscite dall’oblio solo nel 1992, grazie all’inizitiva del Comune di Bessude che le ha raccolte in un volumetto (Vittorio Dore, Cantones), con introduzionecommento di L. N., vale a dire del bessudese Luigi Nieddu, storico, autore di opere sul sardismo, sul fascismo e soprattutto su Gramsci. Altri versi restano inediti.

Mesaustu
Nel Comune di Bessude, la tradizione vuole che la festività dell’Assunta celebrata il giorno di Ferragosto (Masaustu de tottu su mundu) sia replicata la domenica successiva (Mesaustu nostru), quando alle cerimonie religiose si accompagnano i festeggiamenti civili. È la festa grande dei bessudesi, in occasione della quale fanno rientro in paese molti degli emigrati che le necessità della vita hanno portato lontano. I riti religiosi hanno i momenti più solenni nella Messa celebrata al mattino e nella processione col simulacro della Madonna portato sul carro a buoi festosamente addobbato, che al pomeriggio si snoda per le vie del paese preceduta da giovani e ragazze in costume sui loro cavalli, accompagnata dalla banda musicale. La sera è riservata, al pari del precedente sabato e del successivo lunedì, al divertimento, che il programma di spettacoli (immancabili quelli musicali) allestito dal comitato organizzatore della festa (sos oberaios) cerca di garantire al meglio anche per attirare il maggior numero possibile di forestieri.

Santa Maria
La festa della Natività di Maria si celebra l’8 settembre in moltissimi centri della Sardegna, come sottolinea anche il nome Sas Marias con cui è indicata nell’isola. E come in altri luoghi anche il Comune di Bessude ha mantenuto la caratteristica di festa campestre, sebbene il santuario intitolato alla Madonna sia appena oltre il centro abitato. È una festa semplice, nella quale l’aspetto religioso è quasi esclusivo. Ma alla sera, dopo la Messa che si celebra al termine della processione che dalla parrocchiale riporta il simulacro alla sua chiesa, una cena comunitaria conclude i festeggiamenti in un’atmosfera di intima piacevolezza.

La Sagra de sos ciciones
Ai primi di agosto (non c’è ancora una data fissa) da alcuni anni la Pro Loco organizza la Sagra de sos ciciones e de sa mendula bellinda, incentrata sulla degustazione di questi due prodotti tipici della gastronomia bessudese. L’evento è sempre arricchito da mostre ed altre manifestazioni culturali, ospitate presso il palazzo Marongio (Sa domo de sas damas) ed altri interessanti edifici del centro storico.

San Martino
Nel Comune di Bessude, la festa di San Martino è la festa patronale, celebrata l’11 novembre come prevede il calendario liturgico. È festa prevalentemente religiosa, con Messa solenne accompagnata dal coro e panegirico nella chiesa parrocchiale. Segue la processione per le vie del centro storico. Tra le manifestazioni organizzate dal comitato è sempre prevista una gara di poesia estemporanea, che vede protagonisti i migliori poeti improvvisatori sardi del momento.

Il costume tradizionale
Per l’esposizione del Santo Sacramento la chiesa era affollata di donne del paese in costume di gala giallo; il rosso scarlatto è l’abito della domenica”. Così scriveva il Valery nel 1837 (Voyages en Corse, à l’île d’Elbe et en Sardaigne) dopo aver visitato il Comune di Bessude. Quel costume giallo, però, è stato dismesso da molto tempo, mentre il rosso scarlatto è ancora presente nella gonna di panno (sa munnedda) del prezioso costume femminile e contrasta col nero della seta del grembiule (sa fallita) impreziosito da un vivace motivo floreale e col candore del velo (su tullu) e della camicia (sa camija). Preziosi ricami ancora a motivi floreali ornano anche il corpetto bianco (s’imbustu) e il giacchino di velluto (su coritu). Tutto nero invece l’orbace del costume maschile: berretta (berrita), corpetto (cojpete), giacca (gabbanu), pantaloni (caltzones). La camicia bianca compare solo nello spazio che il corsetto lascia scoperto sul petto.

Per le grandi occasioni, la tradizione del Comune di Bessude imponeva come primo piatto sos ciciones, minuscoli gnocchetti di semola di grano duro prodotti a mano utilizzando su chiliru (una sorta di basso cestino di scorza di giunco), che l’annuale sagra organizzata dalla Pro Loco ha rilanciato. Si consumano conditi con su ghisadu, un ragù preparato con sugo di pomodoro e carne mista di pecora, maiale e manzo. Una valida alternativa sono i ravioli di pasta fresca e ricotta (culunzones). Altri piatti meno nobili ma non meno gustosi suggeriti dalla tradizione sono la favata (fave con abbondante accompagnamento di finocchietto selvatico, cavoli, lardo e carne di maiale) e la minestra di ceci (basolu tundu). Tra i secondi piatti tipici del Comune di Bessude, il posto d’onore spetta all’arrosto di porcetto o di agnello: quest’ultimo è apprezzato anche in umido, condito col finocchietto selvatico. Ma sono tanti altri gli antichi sapori lasciati in eredità dalla tradizione agro-pastorale: dal bollito di pecora con pane, patate e cipolle ai sanguinacci di maiale (sàmbene in fiacca), dalla cordula di agnello (sa corda) al pane scaldato al caminetto ed insaporito con lardo e salsicce fresche (su pane untinadu) e al misto di interiora di agnello allo spiedo (su tatalliu). Ricca è poi la varietà dei dolci che le abili mani delle donne continuano a confezionare per i giorni di festa: pabassinos, tericas, casadinas, pirichitos, copuletas, galletinas, amaretos, biscotos, ancas de cane, cotzulas de ’erda. A questi si deve aggiungere sa mendula bellinda, una esclusività tutta bessudese che da qualche anno fa da complemento alla sagra de sos ciciones: mandorle tostate e ricoperte da un impasto di zucchero misto a scorza di limone, una volta immancabile presenza nell’intima festa familiare (su cumbidu) dopo il battesimo dell’ultimo nato e nel rinfresco che in occasione del matrimonio precedeva il pranzo.


Ferragosto a Bessude
È la domenica di Ferragosto, in tarda mattinata. Per le strade del centro abitato del Comune di Bessude non c’è nessuno; sono tutti a messa nella chiesa parrocchiale. Le macchine parcheggiate nella piazza della chiesa e qua e là per le strade dei quartieri raccontano con le loro targhe la storia economica e sociale del paese negli ultimi 30 anni; sono targate Como, Torino, Genova, Roma , e anche “D” e “CH”. Con la presenza di tanti emigrati e ospiti, la chiesetta è stracolma; gli uomini si riversano sulla piazza mentre i bambini giocano sotto il palco, pendendo a testa in giù dalle travi. Dalla chiesa si sente il canto del coro; dentro c’è caldo, la gente suda; qualche donna si asciuga il sudore sulla fronte col fazzoletto. Dopo la messa, all’improvviso la gente è tutta per la strada; si incontrano vecchi amici, ci si abbraccia; i vicoli sono invasi dal profumo del porcetto arrosto e dell’alloro misto all’odore del sugo di pomodoro per i ravioli. (da Le due Marie di Bessude. Feste e trasformazione sociale in Sardegna, di Sabina Magliocco, Il Torchietto Edizioni, Ozieri 1995).

La festa di Santa Maria
L’estate è ormai finita a Bessude; lo si sente dal vento che tira la sera salendo a Santa Maria. Vanno su in tanti per la novena che precede la festa, soprattutto donne anziane. Ogni sera un gruppo di loro, tutte vestite di nero, s’incrocia con il gregge d’un pastore che scende a S’Alzoledda: un gruzzolo nero con un gruzzolo bianco. La sera della festa sono quasi tutti a salire... Mentre il predicatore fa l’omelia, il sole tramonta a Badde e Pélau, a levante, diventa rosa, quasi rosso sotto il cielo turchino. Appaiono le prime stelle, e la luna sorge dal monte, illuminando la piccola comunità. Sotto la sua luce stasera balleranno il ballo tondo come lo ballano a Bessude: una lunga serpentina che si piega e si piega ancora sempre su se stessa, trascinandoti con una volontà sua, portandoti davanti vecchi amici e nemici, giovani e anziani, aggiungendo nuovi personaggi finché non diventa lunghissima, proprio come la vita. (da Le due Marie di Bessude. Feste e trasformazione sociale in Sardegna, di Sabina Magliocco, Il Torchietto Edizioni, Ozieri 1995).

Padre Carboni
Nonostante le difficoltà e i pericoli, quasi, della strada, andai da Thiesi al piccolo e antico villaggio di Bessude, distante quattro miglia, situato in una valle in seno al monte Pelao... Negli ultimi ventidue anni Bessude era stato il luogo di ritiro di padre Francesco Carboni, scrittore e poeta troppo poco conosciuto, dimenticato nelle nostre biografie e nei loro supplementi, gesuita, amico e corrispondente dei più illustri letterati italiani dell’ultimo secolo... Ho visto nella montagna il piccolo orto di padre Carboni l’Ortalto, piantato a pioppi, alberi da frutta e viti. È là che egli andava tutti i giorni a comporre, a passeggiare, a bere l’acqua eccellente del ruscello che scorre sotto i pioppi... La parrocchia di San Martino di Bessude fu costruita nel 1620: sono apprezzati un quadro del Santo che dona il suo mantello, e due statue della Vergine e del Redentore. Per l’esposizione del Santo Sacramento la chiesa era affollata di donne del paese in costume di gala giallo; il rosso scarlatto è l’abito della domenica. Non senza emozione trovai nella chiesa la tomba di padre Carboni e il suo epitaffio, di cui egli stesso compose la prima parte.
(da Voyages en Corse, à l’île d’Elbe et en Sardaigne, Parigi 1837, traduzione di Maria Grazia Longhi nella edizione Illisso, Nuoro 1996).


Il centro storico
Il centro storico del Comune di Bessude presenta oggi un volto moderno che conserva tuttavia il suo fascino antico. Della tipica casa bessudese col pergolato di uva bianca (sa bergula) ad ombreggiare l’ingresso nelle giornate estive e la panchina di pietra (sa pezza) a fianco alla soglia è rimasto solo qualche esempio. Ma le case restaurate e talvolta ampliate per corrispondere alle attuali esigenze abitative convivono con l’antico reticolo delle stradine che lascia intatto il disegno dell’abitato di una volta. Del vecchio acciotolato (s’impedradu) che copriva molte delle vie è rimasta traccia in qualche breve vicolo, sostituito da una elegante pavimentazione a lastre di pietra. Le facciate delle costruzioni più recenti hanno colori luminosi e si alternano a vecchie dimore talvolta prive di intonaco che conservano caratteristici elementi costruttivi assieme ad infissi di un tempo. Percorrendo le vie lo sguardo è gradevolmente attratto di tanto in tanto dai vivi colori di un murale. Dentro il perimetro urbano si trovano tre chiese: Santa Croce, San Martino e San Leonardo. Santa Croce si incontra all’entrata del paese sul lato orientale dell’abitato. È un edificio seicentesco ad una sola aula con copertura a botte, semplice e lineare anche nella facciata. Fungeva da oratorio della confraternita omonima finchè questa restò attiva. Poche centinaia di metri più avanti, si erge la parrocchiale di San Martino, in posizione centrale e dominante sul centro storico. Consta di un’unica aula sulla quale si aprono quattro cappelle. L’esterno presenta una facciata di forme vagamente classicheggianti ed un semplice campanile a base quadrata che termina a cuspide. All’interno gli archi ogivali che spartiscono lo spazio della copertura richiamano un’ispirazione tardogotica. Diversi i motivi di interesse presenti nella chiesa, a cominciare dal grande quadro secentesco del cappellone centrale con San Martino a cavallo nell’atto di dividere il mantello col poverello. È attribuito, non senza dubbi, a Baccio Gorini, esule fiorentino attivo in Sardegna nel primo Seicento. Interessante anche la pregevole cornice di legno, dipinta ed impreziosita da decorazioni in oro. Nella cappella dedicata a Sant’Antonio sono conservati i resti mortali del famoso poeta e latinista Francesco Carboni ed in quella di fronte dedicata a San Giuseppe si trova invece la tomba di monsignor Giuliano Cabras, opera marmorea non priva di valore dello scultore piemontese Giuseppe Sartorio. Dalla piazzetta antistante la parrocchiale, che reca sull’acciottolato un singolare disegno interpretato come monogramma di Cristo, un breve tratto di strada raggiunge sul lato occidentale l’antica parrocchiale di San Leonardo: un piccolo gioiello architettonico di arte romano-gotica. L’esterno è semplice con facciata a capanna e piccolo campanile biforato a vela. Al contrario l’interno del monumento sorprende sia per l’armonia della scansione spaziale e l’effetto prospettico sia per gli elementi decorativi. Presenta una navata centrale affiancata da due navate laterali più strette e più basse. La prima è coperta a capriata, il resto dell’edificio da volte ogivali nervate a costoloni. L’area presbiteriale ha forma quadrata e si apre con un arco trionfale che poggia su due pilastri a base cruciforme. Le campate delle navate laterali sono voltate a crociera e delimitate da archi a sesto acuto che fiancheggiano quella centrale: il loro susseguirsi crea l’effetto di una fuga di archi dando la sensazione di uno spazio molto più grande. Molto interessanti sono gli elementi decorativi: in particolare, nel punto di incrocio delle nervature delle volte del presbiterio, due gemme (una terza è andata perduta) scolpite a bassorilievo. La chiesa è praticamente priva di finestre, se si fa eccezione per due strette monofore, che si aprono nelle pareti laterali, del tutto insufficienti, con le porte chiuse, per riempire l’interno di luce naturale. Convivono pertanto nel monumento caratteristiche del romanico accanto ad elementi del gotico.

Nella campagna vicina
Dall’abitato del Comune di Bessude si diramano alcuni antichi sentieri ancora ben conservati che, anche oltre i brevi tratti di strada che in parte vi si sono sovrapposti, vale la pena di percorrere per godere dei doni di una natura incontaminata, farsi sorprendere dalla vista di paesaggi mutevoli, scoprire le tracce di un passato lontano. Se si sceglie di salire verso Pélau, le pendici del monte accolgono il visitatore tra ulivi ed alberi da frutta attraversati da ruscelli e più in alto le roverelle superstiti dell’antico bosco. Al termine della salita ci si ritrova sul nudo tavolato vulcanico, terra di pascoli ambiti dai pastori, dal cui margine roccioso la vista spazia fino al mare dell’Asinara. Dall’estremità del nuovo rione di Sa Sea, dove un’antica colonna tranamente chiamata Sa Rughe de sa Pedra “la Croce di Pietra” guarda le suggestive rocce di Molinu, si diparte la strada che all’ombra di grandi querce percorre la valle di Pumari oppure si può salire verso Sa Silva, dove i muretti a secco e le numerosissime pinnetas attorniate da lecci e roverelle conservano l’atmosfera dell’antico mondo dei pastori. Dal limite inferiore del centro storico una strada che più avanti ridiventa sentiero percorre a serpentina una bianca cresta calcarea fino al nuraghe San Teodoro, che dall’alto di uno sperone roccioso sembra ancora fare la sentinella contro inesistenti nemici.
A poca distanza dal centro abitato in direzione di Thiesi la chiesa di Santa Maria de Runaghes è particolarmente cara ai bessudesi per la fervente devozione sempre rivolta a Santa Maria, come dimostrano anche i racconti e le leggende fiorite attorno ad essa. Poco oltre una deviazione sulla destra introduce alla strada comunale lungo la quale l’ombrosa fontana di Funari invita ad una piacevole sosta, magari per un picnic nell’area attrezzata, vicinissima al grande masso (Su Crastu de Funari) dal quale la fantasia popolare suscitava Sa Reiusta, il terribile mostro dal quale l’ultimo giorno di luglio il pubblico banditore invitava a tenersi lontani restando in casa la notte ed evitando di giorno gli incroci delle strade. Lungo la Statale 131 bis per Alghero, nella parte centrale del territorio bessudese, il lago artificiale del Bidighinzu offre la placida visione delle sue acque tranquille circondate dai pendii delle colline coperti dal bosco o dalla macchia di cisto e lentischio. Più in là per una deviazione all’altezza di una vecchia cantoniera si raggiungono le domus de janas di Enas de Cannuia, la necropoli prenuragica che comprende la Tomba dei Pilastri Scolpiti, scoperta e resa famosa dall’archeologo Ercole Contu.

Il paese è collegato per mezzo di autobus con Sassari e con gli altri centri del Meilogu: linea Thiesi-Giave-Bonorva-Pozzomaggiore; linea Siligo-Codrongianus-Sassari.

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Associazione turistica Pro Loco: Via Roma 24 - Tel. 348 4317843

Ospitalità
Agriturismo Cugumia: Località Cugumia, Strada Statale 131bis Thiesi-Ittiri - Tel. 079 886370/333 9045566
B&B Sos Aposentos: Via San Leonardo 13 - Tel. 340 5172948
Bar Murales: (rivendita biglietti autobus, tabacchi, valori bollati, giornali, internet point, servizi vari) Largo Monsignor Marongio 4 - Tel. 079 886025
Bar Vargiu: Via Monsignor Cabras 23
Vendita Alimentari: Minimarket Nonna ISA di Deriu M. Luisa - Via Satta 11

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Comune: Via Roma 38 - Tel. 079 885157 - fax 079 889943
Carabinieri Siligo: Tel. 079 836022 - fax 079 837135
Ambulatorio ASL: Via della Madonnina 3
Farmacia Dott.ssa Masu: Via Della Madonnina 2 - Tel. 079 8879487
Guardia medica: Presso Ospedale di Thiesi - Viale Seunis - Tel. 079 889177
Poste Italiane: Via Monsignor Cabras 25 - Tel. 079 886592
Parrocchia San Martino: Piazza San Martino - Tel. 347 3080421

Musei e centri culturali
Museo del Meilogu medievale: (in allestimento mentre si stampa questa pubblicazione) - per informazioni Tel. 349 6689618
Centro di Documentazione sul Meilogu medievale: Via Roma 24 - Tel. 349 6689618 - centromeilogumediev@tiscali.it
Sa Domo de Sas Damas: (spazio espositivo per mostre temporanee) per informazioni contattare la Pro Loco o il Comune
Biblioteca comunale: Via Padre Carboni 2 - Tel. 079 889714

Strutture sportive
Campo di calcio: (gestito dall’Associazione dilettantistica “Bessude Calcio”) Strada Provinciale Bessude-Thiesi - Via Vittorio Emanuele 14 - Tel. 328 3589995
Campo comunale polivalente: (gestito dal Comune) Via Gramsci


La Sagra de sos Ciciones.


Sagra de sos ciciones e de sa mendula bellinda: (si tiene in agosto)

 Evento incentrato sulla degustazione di questi due prodotti tipici della gastronomia bessudese, arricchito da mostre e altre manifestazioni culturali, ospitate presso il palazzo Marongio ( Sa domo de sas damas) e in altri interessanti edifici del centro storico.

La festa dell’Assunta (Mesaustu), processione.


Festa della Beata Vergine Assunta
:
(si tiene in agosto)
La festa, che si svolge la prima domenica dopo il 15 agosto, è considerata la più importante da tutti i bessudesi.

Alla Messa celebrata al mattino segue il pomeriggio una processione col simulacro della Madonna portato su un carro a buoi festosamente addobbato per l’occasione che attraversa il paese preceduto da giovani in costume sui loro cavalli. La sera è riservata al divertimento garantito da un programma di spettacoli allestito dal comitato organizzatore.

Festa della Madonna Runaghes: (si tiene in settembre)

E’ una festa campestre in onore della natività della Madonna che si svolge presso la chiesetta del paese del XIV secolo. Per l'occasione vengono organizzate manifestazioni folkloristiche caratterizzate da balli, canti tradizionali e vengono offerte deliziose prelibatezze enogastronomiche.

Festa di San Martino: (si tiene in novembre)

Festa patronale del paese, di carattere prevalentemente liturgico, con Messa solenne accompagnata dal coro e panegirico nella chiesa parrocchiale a cui segue una processione per le vie del centro storico. Tra le manifestazioni organizzate dal comitato è sempre prevista una gara di poesia estemporanea, che vede come protagonisti i migliori poeti improvvisatori sardi del momento.

Pinneta nell’antico bosco di Sa Silva.
Pinneta nell’antico bosco di Sa Silva.
Parrocchiale di San Martino.
Parrocchiale di San Martino.
Il lago Bidighinzu.
Il lago Bidighinzu.
La Sagra de sos Ciciones.
La Sagra de sos Ciciones.
La festa dell’Assunta (Mesaustu), processione.
La festa dell’Assunta (Mesaustu), processione.
Il costume femminile, particolare del giacchino (su coritu).
Il costume femminile, particolare del giacchino (su coritu).
Antichi costumi.
Antichi costumi.
Pabassinos, tericas e copuletas.
Pabassinos, tericas e copuletas.
La chiesa di Santa Croce, l’abside.
La chiesa di Santa Croce, l’abside.
San Martino, dipinto seicentesco.
San Martino, dipinto seicentesco.
La chiesa di San Leonardo.
La chiesa di San Leonardo.
La chiesa di San Leonardo prima del restauro.
La chiesa di San Leonardo prima del restauro.
Sa Rughe de sa Pedra.
Sa Rughe de sa Pedra.
Fonte e area di sosta di Funari.
Fonte e area di sosta di Funari.


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