Ballao

Comune in fase attivazione
Provincia di Cagliari
Regione storica di Gerrei

CAP: 09040
Prefisso Telefono: 070

Azienda n.8, Cagliari
Distretto sanitario Muravera

Superficie territoriale 46,68 kmq
Altitudine 98 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1580
1961:1679
1971:1359
1981:1214
1991:1086
2001:971
2005:963
2011:882


Gerrei
Armungia, Escalaplano, Goni, S. Basilio, S. Nicolò Gerrei, S. Andrea Frius, Silius, Villasalto
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Il territorio, le acque, il paese
Il centro abitato, posto sulla destradel Flumendosa, nella parte centrosettentrionaledel Gerrei, si trova inuna regione che alterna brevi trattidi pianura a modesti rilievi collinari. Dal punto di vista geologico si rilevanorocce calcaree, graniti e arenarie. Prevalgono come nel restodella regione le rocce scistose checontengono fossili di graptoliti, animalimarini a forma di bastoncellodentellato.Le colline intorno al paese hanno subito, in seguito alla crisi dell’agricoltura,un qu asi totale abbandono. Dove prima si ammiravano vigneti, mandorleti e ciliegeti ora si vedono distese di macchia, lecci e querce.
La ricrescita della vegetazione spontaneaha favorito l’incremento di alcunespecie animali, soprattuttocinghiali e mustelidi. È possibilescorgere perfino all’interno del centroabitato la snella figura della martora(schirru), un tempo sconosciutaai più. Ballao, tra l’altro, è il paese del cinghiale (sirboni), come risulta anche dall’emblema comunale. Secondola leggenda il fondatore era un cacciatoredi cinghiali. Egli per primosi stabilì sul luogo costruendovi lasua dimora, divenuta il centro delpaese, detto ancora oggi Mesuidda(“Centro della villa”). Era stato attrattoevidentemente dall’abbondanzadelle acque e della selvaggina,oltre che dalla ricca vegetazionee dalla bellezza del territorio,affacciato su un’ampia ansa delfiume. Il territorio comunale, oltre il Dosa, vanta la presenza di numerosi corsid’acqua: Bintinoi, Stanali, Murdega,Leunaxi, Su Caffu, Annalai. Si contano pertanto decine di ponticon una o più arcate. Quello più imponenteè il Ponti Mannu (“PonteGrande”) sul Dosa, un chilometro anord-ovest del paese. Spazzato viadalla memorabile piena del 1940,fu ricostruito quasi subito comel’originale, cioè con sette luci.Il centro abitato si stende sulle pendicidel colle detto Sa Pala, ovvero“Il Pendio”. Fino agli anni Settantadel secolo scorso tutte le case e gliedifici pubblici si trovavano all’angoloorientale della confluenza del rio Bintinoi con il Dosa; in seguito, dopo la realizzazione delle brigliea monte del torrente (per contenernel’impetuosità nei periodi dipiena) e di un ampio canale in cemento,il paese si è esteso anchesulla riva sinistra del corso d’acqua.Qui sono stati costruiti i nuovi edificiscolastici (per la Materna, la Primaria e la Media), e anche negozi, officine, il panificio, la stazionedi servizio e lo stadio. 

Lungo i millenni 
I primi insediamenti nel territorio risalgono all’epoca preromana, comesostiene Ferruccio Barreca, l’autoredi La Sardegna fenicia e punica, ecome inducono a pensare i toponimi Nuratzolu (rione storico all’internodell’abitato), Cea, Ceuri, Astaris ealtri. Numerose sono peraltro le vestigianuragiche e anche prenuragiche: oltre a numerosi nuraghi imenhir di Cea e di Murdega, le tombe di giganti di Nuraxi e di Cabanu, i templi a pozzo di Funtana Coberta e Santa Clara. Non mancano poi ruderi e reperti di epoca punica e romana. L’antico villaggio di Santa Clara era in originela mansio con tempio dedicato ad Apollo Claro. Da questo villaggio, ora scomparso, derivò il nome del feudo al quale con Ballao appartenevano Armungia, San Nicolò, Silius e Villasalto. Il titolo marchionale venne concesso dal re spagnolo Filippo V a Giuseppe Zatrillas. Scomparso il villaggio, andò in rovina anche la chiesetta intitolata a Santa Chiara. Pare che il pregevole materiale lapideo sia stato trafugatodai notabili ballaesi per abbellire leloro dimore. All’epoca giudicale risalgono lechiesette campestri ancora fruibili: San Pietro, Santa Maria Nuraxi e Sant’Elena (Santa Gruxi). Quest’ultima, che risale agli anni intorno al Mille, conserva ancora strutture originarie come l’abside, il tetto a botte in conci e il pavimentoin selciato. All’epoca spagnola risalgono lachiesetta di San Rocco, sul colleomonimo, e la torre campanaria della Parrocchiale con la campanadel 1581, scampata alla demolizione del vecchio edificio. Alla stessa epoca risaliva anche la chiesa parrocchiale, che però è stata abbattuta nel 1956 e sostituita con un edificio completamente nuovo. Per fortuna è stato salvato l’altare barocco in marmi policromi, attribuito al marmorario ligure Pietro Pozzo, che era stato realizzato in età piemontese periniziativa del sindaco Nocco. Le grandi tavole dipinte che ornanole pareti absidali sono opererecenti: realizzate dall’artista locale Francesco Argiolu, rappresentanoi principali misteri dellafede cristiana, l’Annunciazione, la Nascita, la Crocifissione e la Risurrezione. 

Da Balliu a Barlao 
Il significato e l’origine del nome Ballao provocano da sempre dispute accesissime. Alcuni lo fanno derivare dal latino Vallarium, “fortificazione con fossato e steccato”; altri dallo spagnolo Balay, “conca”; o anche dal celtico Bally, “villaggio”. Il canonico Giovanni Spanolo fa risalire al dio Baal. Balliu era il nome in epoca pisana. Sulle antichecarte è riportato ora come Balloora come Barlao. 

Economia e società 
L’avvio nel 1879 della coltivazione della miniera di Cortis Rosas, nella quale si estraeva l’antimonio, diede impulso alla crescita della popolazione. Alla fine della prima Guerramondiale i ballaesi erano 1396 econtinuarono a crescere fino al censimentodel 1961, quando assommaronoa 1679; ma da quella data, a causa della crisi delle campagnecui si aggiunse la chiusura della miniera (dicembre 1969), ebbe inizio un calo che non si è più arrestato: attualmente i residenti sono circa 840.Il settore primario occupa poche decinedi persone. Pochi gli addetti chesi contano nei servizi (scuole, trasportie uffici pubblici) e nel commercio(bar e rivendite). Alcuni ballaesi lavorano nel Geoparco, creato per valorizzare il sito della miniera,e nei cantieri forestali. La maggior parte delle famiglie può però contare sulle pensioni degli anziani,anche se non sempre adeguatealle esigenze. Anche il settore dell’edilizia è in difficoltà. Molte case sono vuote o invendita. Sono scomparse quasi deltutto le figure dell’artigianato tradizionale: falegname, fabbro, maniscalco, barbiere, lattoniere. Incompenso sono attive due officine meccaniche, una stazione di servizio, un’autoscuola, una gioielleria, un panificio, due pastifici e un bed&breakfast. Il servizio dei trasporti è stato migliorato rispetto al passato. Sono aumentatele corse per e dal capoluogodi provincia, Cagliari. Sono state attivatedi recente anche corse automobilistiche verso i centri del Sàrrabus, ed è così possibile raggiungere le strutture mediche e gli istituti scolastici di Muravera e Villaputzu. Nel settore sportivo è presente una squadra di calcio che partecipa al campionato UISP. Alcuni giovani praticano il ciclismo a livello amatoriale. Diversi anziani, ragazzi e giovani mamme praticano la marcia e lacorsa.Tra le attività più diffuse soprattuttotra la popolazione maschile vi è l’attività venatoria che conta tra i 50 e i 60 praticanti. Una decina di essiforma il “Gruppo dei fucilieri” che èsolito partecipare alle principali manifestazion ireligiose accompagnandoi momenti solenni delle festività più significative con spari asalve. La Biblioteca comunale è frequentata per lo più da scolari e studenti. Il Centro sociale, che accoglie soprattutto anziani, non offre solo momentidi intrattenimento ludico (conversazione, giochi di società e ballo), macura anche il recupero delle tradizioni, delle usanze popolari e dellagastronomia della civiltà contadina. Molto utile il volontariato svolto dall’Associazione Giovani VolontariLocali, che in collaborazione con l’ASL n. 8 di Cagliari offre un servizio 24 ore su 24. Degna di nota anche la Pro loco, chein questi anni ha animato la comunità portando a termine molte iniziative. 

Il poeta e i parlamentari 
Gesumino Lai, nato nel 1934, si è affermatocome poeta ottenendo premie riconoscimenti. Ha pubblicato le opere A tappe di luce nel buio, Cantidi un viandante, Logo-ritmi (nella“Piccola antologia” sono riportati alcunisuoi versi). Gesumino Mastino Del Rio (Ballao1889-Roma 1964) fu senatore della Repubblica nell’immediato secondodopoguerra. Giorgio Mastino Del Rio (Ballao1899-Roma 1969), fratello di Gesumino,avvocato a Roma, aderì alla lotta partigiana. Arrestato e tradotto in carcere, subì estenuanti interrogatorie crudeli torture. Avendo resistito alle sevizie senza denunciare i compagnidi lotta fu ritenuto innocente eliberato. Gli fu assegnata la medaglia d’argento al valore militare. Deputatoper due legislature, fu anche celebre avvocato. Tra i suoi libri: I mieiprocessi celebri, In difesa dei reducidi Russia, Ho invocato un morto. L’Amministrazione comunale gli ha in titolato la Biblioteca. 

Il falò e le candele 
Per Sant’Antonio abate, il 16 gennaio, si accende nella piazzetta di Farroga su fogadoni e intorno simangia, si beve e si balla. Il 2 febbraio, per la Candelora (Sa Candelera), avviene il cambio delle prioresse. Dopo la benedizione delle candele si svolge una piccola processione e quindi viene celebrata la messa; la priorissa uscente offre infine un rinfresco (su cumbidu). 

La Pasqua
Il Giovedì santo ha luogo la Coena Domini. Al Gloria si suonano le campane, dopo di che restano mute per tre giorni. Il venerdì non si celebrala messa ma ci sono la preghiera universale, l’adorazione della Croce e la processione di Gesù morto. Durante il percorso siesegue il canto funebre detto S’attitidude s’Addolorada. La domenica si tiene la processione de S’Incontru: dalla parrocchia leescono due cortei, uno che accompagnail Gesù risorto e uno chesegue il simulacro della Madonna. All’incontro tra i due cortei il sacerdote benedice le due immagini eintona il Regina Coeli laetare alleluia,che viene accompagnato dal suono festoso delle campane e dagli spari a salve dei fucilieri. Il lunedì di Pasquetta si festeggia Santa Maria Cleofe: una processione esce al mattino dalla parrocchiae conduce la statua alla sua chiesetta, sul colle a ovest del paese, dove si celebra la messa, sicantano i goccius e si imbandisce infine un pranzo all’aperto. 

Le altre feste
Per Sant’Isidoro contadino, il 15maggio, un tempo si portavano inprocessione gli animali da lavoro, oggi ci si va con i trattori. Santa Maria Maddalena, il 22 luglio,è la festa patronale; dura tregiorni e prevede un programma ricco di appuntamenti religiosi e dispettacoli civili. La festa di Sant’Elena, 14 settembre, detta Santa Gruxi, un tempo molto importante, era stata abbandonata edè stata reintrodotta nel 1992 con la sola celebrazione religiosa. 
Santa Vitalia, che ricorre il primo lunedì di ottobre, venne festeggiata per la prima volta nel 1922 su propostadi una parrocchiana che l’aveva vista in sogno; resta ancora oggi una delle feste più amate epartecipate e ha un calendario riccoe vario: messe, spettacoli sportivi, giochi tradizionali, balli in piazza,gare poetiche, lotteria e fuochi artificiali.Il 2 novembre i bambini sciamanoper le vie del paese e al grido di Animeddas (“Piccole anime”) bussano alle porte: vengono accolti eottengono in regalo caramelle, dolci, bevande e a volte anche piccole somme di denaro. 

Le feste nuove
La Pro loco ha introdotto di recentela Festa del Flumendosa, che sitiene a maggio nel Parco di Interaquase prevede un banchetto a basedi anguille e muggini arrosto, vinoe dolci. Seguono poi vari intrattenimenti con balli e mostra fotograficaa tema. Di recente introduzione, sempre aopera della Pro loco, è anche la Festa dell’emigrato, che si svolgein estate, quando gli emigrati sono in paese per le ferie. Si tiene un banchetto a base di arrosti di carnilocali, soprattutto capra, pecorabollita e salsicce, accompagnatidalle immancabili libagioni. 

Il costume 
Tra i capi del costume femminile spicca la mantellina (mantiglia),dello stesso colore della gonna, checopre quasi interamente il busto. Aldi sotto c’è un fazzoletto in seta conricami a fiori, di forma quadrata,che viene indossato piegandolo atriangolo sopra la cuffia (aiolu): difilo nero, è assicurato con uno spillonedi metallo prezioso (agulla de Nostra Signora) che, fungendo dafermaglio, può evitare l’annodamento delle cocche, specialmente quando la persona non porta la mantiglia. Il collo della donna così resta libero e appaiono eventuali gioielli: pendenti (arracadas) e collana(cannaca). Gli altri indumenti del costume femminile sono la camicia, il corpetto (cossu), il giacchino (gipponi),la sottoveste, la gonna e il grembiule (barra). L’abito festivo è confezionato con stoffe preziose come il velluto, ilraso, la seta e il broccato, ed è arricchito da ricami, passamanerie eha chiusure munite di bottoni d’argentoe d’oro. Nel corpetto usuale (de onnì) la chiusura viene eseguitacon dei nastrini (fettas). Nei giorni feriali era formato da stoffe meno pregiate: panno forese,bordati e tele stampate. Uscendo dicasa la donna portava un ampiosci alle dai colori vivaci. Alcuni elementi del costume maschilenon si distinguono da quellidegli altri paesi: berretta (berritta),fazzoletto da collo (muncadori ’etzugu), camicia, corpetto (coritu),calzoni (bragas), gonnellino (ragas) e ghette (brutzighinus, mapiù correttamente ghettas). Sono invece tipici di Ballao su trubantie s’aurreddu. Per ottenere il“turbante”, ovvero la berritta digala, si applica intorno alla berritta (che è di orbace o di panno) una benda di seta rossa o verde che leconferisce l’aspetto di un turbante. S’aurreddu, che deriva da barra, èuna sopravveste lunga fino al ginocchio: più aderente in vita, si alla rgaverso i lembi (coas); sirealizza con pelle di daino (crabiolu) e all’interno è foderata inraso. I bordi venivano guarniti con impunture di rinforzo; sul petto alcuni facevano applicare ricami eguarnizioni. Ricorda un giusta cuoresenza maniche aperto davantiin tutta la sua lunghezza. Viene stretto con una cintura decorata conintarsi e borchie. I colori della benda del turbante edel fazzoletto da collo erano il rossoper i giovani e il verde per gli anziani. La presenza del colore verdeper le attempate e il colore rosso nelcostume delle ragazze si ripetevaanche nel costume femminile. Nella società locale era così evidentela dicotomia tra il nuovo e il vecchio, tra il giovane e l’adulto e tra il padre e il figlio: il rosso è il colore della passione, della vitalità, dell’aggressività, e dunque della gioventù; il verde è il colore neutrale, dell’equilibrio, della riflessione, della saggezza, e pertantodegli adulti. 

Cibi quotidiani e delle feste
Nella civiltà contadina i cibi, nonpotendo contare sull’industria delfreddo, erano strettamente legati aiprodotti offerti di volta in voltadalle stagioni. Di conseguenza ipasti delle feste erano poco variabili.Inoltre la cultura delle antichegenerazioni condannava gli sprechi,mirava all’essenzialità ed esaltavala parsimonia. Per tutte questeragioni durante la settimana i cibierano semplici e frugali. In inverno,al rientro dalla campagna, si consumavanopasti veloci. Erano quasiquotidiane, pollaio permettendo, leuova fritte con il lardo e le cipolle.Abituale era anche la crexentina,ossia la fetta di pane duro doratasulle braci e larderellata (stiddiada)su entrambi i lati. Comuni eranoanche le “minestre fritte” e i “minestroni”ottenuti con gli ortaggidell’orto.La domenica, però, era giorno difesta anche per lo stomaco. Immancabilela pastasciutta al sugocon i tagliolini fatti in casa (tallarinus)o la pastina in brodo (minestra’e brodu); e quindi, come secondaportata, la gallina con il ripieno(pudda a prenu).Lungo la stagione invernale era apprezzatala “favata” con la cotennae gli ossi del maiale (faa cun ossusde procu). Nel periodo di carnevalenon mancavano mai i fritti: zeppole,fatti fritti, culiscioneddus de sanguni’e procu (raviolini di sanguinaccio),de ’entu (vuoti) o ripieni di miele odi pasta di mandorle. Ai nostri giornise ne fanno anche con la nutella.Per la Candelora c’erano quasi tuttii dolci (almeno per i più fortunati):candelaus, amarettus, ciambellas,pastissus, tilicas, pirichitus prenus,pirichitus de ’entu, pistocus finis(savoiardi) e pistocus de capa (dipasta di varia forma e ricoperti diglassa). 

In primavera 
Per la Candelora nelle famiglie abbientiera presente l’agnello al limone.Questo piatto, insieme allaminestra di latte, la trota arrostita ei maccheroni, è stato descritto nellibro La Sardegna e i sardi dall’ingleseCharles Edwardes, che fuospite del sindaco di Ballao.
In primavera erano frequenti le frittatedi asparagi, di cardi selvatici,di fave o di piselli. A Pasqua ilpiatto preferito era l’agnello allospiedo, presente in quasi tutte le famiglie.Il primo piatto era solitamenterappresentato da is culiscionisalla ballaese: ravioli al sugo dicarne col ripieno costituito per unterzo di patate, un terzo di formaggiofresco e un terzo di formaggiostagionato insaporiti con uova, zafferanoe un pizzico di sale.Sempre a Pasqua per i bambinic’era l’anguli, una pagnottella conl’uovo di gallina dentro.Per tradizione si consumava poi lamelagrana, il frutto dell’albero dellagiovinezza: recisa in autunno conil ramo, era stata appesa in soffittaperché si conservasse durante l’inverno.Era considerata infatti ilsimbolo del ritorno alla vita e allagiovinezza che il Messia mostracon la sua morte e resurrezione.Come dolce pasquale si mangia lapardula, che si accompagna con lamalvasia o con il nasco, o anche colmoscato.In primavera, soprattutto nellecase dei pescatori, si mangiavanole trote, le cheppie (sabogas), imuggini (lissa) e anche i “mangiatuttofluviali” fritti: in realtà era lagambusia, localmente detta piscareddu.Tutti pesci che venivanopescati nei corsi d’acqua locali.Nella stagione estiva si pescavano con una fiocina le “anguille d’erba” o pascidoras, dal saporediverso da quelle invernali. 

In estate 
In estate i piatti quotidiani erano abase di ortaggi: cipolle (cibuddau),patate, melanzane, pomodori,zucchine e fagiolini variamentecucinati. Subito dopo i temporalisi raccoglievano chiocciole(brabbalucasa), rigatelle (ciccicorrus)e “pomazie” (tappadeddasa).Prima di cucinarle, però, silasciavano trascorrere diversigiorni, almeno una decina, inmodo da lasciarle spurgare. Per gliappassionati rappresentavano unaghiottoneria.L’estate, poi, offriva ai ragazzi lapossibilità di mangiare i prodottipiù gustosi degli orti, come meloni,angurie, fichi, pere, mele, albicocche,pesche e susine. Inoltreper loro era una festa andare invigna per piluccare l’uva e spiccarecon la “ladra” (cannuga) ifichi d’India della siepe. 

In autunno 
In autunno si mangiavano le anguille(filatrotas), e quando quellepescate erano troppe le si vendeva;oppure si provvedeva ad arrostirlee a metterle nell’aceto, in modoche si conservassero.In questa stagione si andava e si vaancora a cercare funghi (crodulinus)che si cucinano in vari modi.Inoltre, almeno per i cacciatori,c’era la selvaggina di pelo (cinghiali,conigli e lepri) e di penna:pernici, colombacci, pavoncelle,germani e altro. 

Alle feste 
Di solito il pane veniva fatto il sabato,ma alla vigilia delle feste patronalie per le grandi solennità nonsolo si preparava il pane usuale (civraxu),ma anche il “pane bianco”per offrirlo fresco agli ospiti.La festa non era bella se nonc’erano ospiti in casa. Per questeoccasioni chi aveva la materiaprima in casa preparava anche supane ’e saba e su turroni, ma lamaggior parte delle famiglie licompravano in piazza alle bancarelle(paradas).Per il giorno di Ognissanti eranod’obbligo le pabassinas. Per Natale(su espru de Paschixedda) simangiavano le filatrote, i capitoni(sratzalorasa) e sa tratalìa (coratelleinfilzate allo spiedo e avvoltecon le budelline dell’agnello o delcapretto). Si mangiava, inoltre,tanta frutta secca: caldarroste,mandorle, noci, fichi secchi.Il pranzo di Natale prevedeva sempreil capretto, alcuni preferivanol’agnello o il maialino di latte,sempre allo spiedo. La vigilia dell’annonuovo, ossia la notte di SanSilvestro, si mangiavano perlopiùle stesse cose che si preparavano aNatale: gnocchi di semola o ravioli. 


Il pane e il vino 
Ad ogni buon conto sulla tavoladei ballaesi apparivano sempre perprimi i “reali della mensa”, il pane e il vino, che erano anche gli ultimi a essere portati via. Gli anziani dicevano:«La tavola senza il pane eil vino è povera. Quando a tavolaci sono pane e vino c’è il necessario». Oggi può apparire un’affermazioneesagerata ma in realtà, inun mondo in cui tutti faticavano, ipasti elaborati si preparavano solola domenica, per le feste e pochealtre occasioni. Nei giorni feriali esoprattutto in campagna il pane eraindispensabile. Tutti gli alimenti,fatta eccezione per i dolci, venivanoconsumati con il pane: il latte,il latte rappreso (calladeddu), la ricottafresca, la ricotta salata, il formaggio,il lardo, la pancetta, lasalsiccia, il prosciutto, le olive, lefrittate, la carne, il pesce e il miele.In certe famiglie si mangiavano conil pane perfino le mandorle e l’uva. 

Il sorriso ironico di Cosciali
Intorno a una festa di Sant’Elena finitamale nella seconda metà dell’Ottocento,a causa di una piena improvvisa del fiume, è stata tramandatala poesia Sa barca furriada,“La barca naufragata”, attribuitaa un poeta soprannominato“Cosciali”. È una satira che ritrae con garbo lediverse reazioni dei presenti inpreda alla paura. 

Pascuali Lussu s’est postu bracheripo s’arrori mannu de sa idda ’e Allau,su predi torrau in s’argiola ’e Licheripariat unu crobu de celu abasciau. 
Sa genti curriada in Arrita Paderi,su sreghestanu tristu e avvollotaucurriada impari a su bracherinimancu po sa Santa s’est furriau. 
Antonia Saba obrera ’e bonollaagitoriada arrubia che fracabiendi s’undra tremiat che follae Sant’Aleni aintru e sa braca. 
Ma po is ballesus de devotzioniSanta Ruxi, sinniu diciosu, 
nd’essiat assoru de terra ’e Carroni.
Laudeus duncas Deus gloriosu. 

Ballao, natio paere

Ivi amo andar (benché non ami i viaggi)traversando di monti aspra famiglia,che son castoni a perle di paesaggi;e la strada – che sonda i suoi tornanti –d’un tratto si raddrizza a me davanticome lama che mi apra una conchiglia,
in cui – perlaceo – sotto il solar lumesi aggrappa il mio paese a quei costonidonde si allarga verso il piano e il fiume.Con mani di ricordi mi riafferra:commosso ti contemplo, o antica terradei Galilli ribelli alle legioni…
Il tempo è sol fantasma della mente.Son mobili sipari albe e tramonti.L’afonìa del passato è, nel presente,di silenzio epitaffio. E certo i morti,che hanno sete di vita, zitti, assorti,vegliano presso solitarie fonti
già sacre ad Esculapio. Ed in quel nerospettrale incanto è come porta apertala notte, per entrare nel mistero:voce di spettro un gagnolar di volpesembra, invocante sopra sue colpel’acqua lustral di “Funtanacoberta”;
sembran di anime sperse in notte illunequei singulti di assioli, anzi d’infantianime insonni ed obliate in cunenelle “domus de janas”; e alle portedi quelle janas – fate della Morte –lemuri bussan lamentosi, affranti…


Gesuino Lai

(Pasquale Lussu ha voluto fare il barcaiolo per provocare il terrore a Ballao,il prete travolto dall’onda finìsull’aia di Licheri, sembrava un corvocaduto dal cielo.La gente correva verso il podere di Rita Paderi, il sacrista triste e sconvoltocorreva insieme al barcaiolosenza avere nessuna cura della Santa. Antonia Saba “operaia” di buona volontà urlava rossa come la fiamma,nel vedere l’onda tremava comeuna foglia al vento mentre la Santa rimaneva dentro la barca. Ma per i ballaesi devoti la statua di Sant’Elena, segno prodigioso, approdò sul ciglio del podere di Carroni. Lodiamo pertanto Dio glorioso). 

L’arrivo, il paese
Partendo dalla circonvallazione cagliaritana, cioè dalla 554, per raggiungerela valle media del Dosaoccorre percorrere la Statale 387. Arrivati al ponte di Sassai, che uniscele sponde del rio Terralba, si ègià nel territorio ballaese. La strada segue il fondovalle rocciosodel rio Bintinoi tra ghiaieti,tamerici e querce, fino a sboccare nell’ampia conca in cui si trova il paese. Si entra nel centro abitato imboccando un ampio viale dilecci. Alla sua estremità s’incontrala piazza, ombreggiata da roverellee carrubi, in cui si affaccia il Palazzo comunale. Da qui si può continuare sulla 387 che conduce a San Vito e a Muravera oppure, seguendo la via Cagliari, raggiungere il centro delpaese, dove sorgono la Parrocchiale,la canonica e il vecchio municipio, ora sede della Biblioteca comunale. Al centro della piazza antistante il vecchio comune si nota il pozzo, denominato Sa Funtana de Mesu’Idda, che nei tempi andati fornival’acqua potabile agli abitanti. Lavera del pozzo, di forma quadrata,si erge su di un piedistallo ed è muratacon blocchi scalpellati di arenaria. L’acqua non viene più attintama il manufatto è rimasto come testimonianzadella vita paesananelle epoche passate.
All’interno della parrocchiale si può ammirare il monumentale altarein marmi policromi attribuito a Pietro Pozzo.Andando poi verso il vecchio pontecostruito in pietra, sulla strada cheporta a Escalaplano, si vede ilgrande argine che taglia in due ilcentro abitato. Sul canale si vedonoil piccolo ponte in legno “a schienad’asino” di recente costruzione e ilnuovo ponte in cemento armato. Dal “ponte vecchio”, andando sullaprima strada a sinistra, si può raggiungerela piazza di Farroga, dovesi trovano alcune testimonianze prenuragiche. Accanto a un vecchio pozzo dal puteale poligonale in pietralocale si notano un dolmen, un menhir e un simbolo itifallico inarenaria. 

Interacquas, Villa Clara, Cortis Rosas 
A pochi metri dal vecchio ponte (Su Pontixeddu), sulla destra, si apre traorti e frutteti una stradina in cementoche porta al parco di Interacquas: il termine indica la zonache anticamente rimaneva circondatadalle acque del fiume; il Dosasi divideva infatti in due rami chesi riabbracciavano poi a valle, formandoun laghetto. La riva sinistra è dominata da unosperone roccioso sul quale restano iruderi della “cabina di pompaggio”,in origine un edificio, similea un piccolo castello, munito ditorri e di cortina, che ospitava l’impianto concepito per spingere l’acquadel fiume fino al villaggio minerario. Questo ridente angolodel Dosa è chiamato ancora Sa Braca perché in quel punto ha operatoper secoli un barcaiolo (bracheri) che trasportava con unapiccola imbarcazione (braca, appunto) i viandanti da una sponda all’altra del fiume. All’ingresso del parco si trova una radura in cui sono sistemati i giochi per i bambini: un asse d’equilibrio,la giostra, le altalene, il “toboga”,più alcune panche. Proseguendo trastradette, vialetti, sentieri e aree disosta si notano agnocasti, ontani, pioppi, olmi, robinie, bagolari, frassini,pini d’Aleppo, salici, aceri (laspecie “negundo”), eucalipti e unaflorida grevillea. Gli amanti del birdwatching possono osservare e fotografare, all’internodell’ambiente ripuario, ilgermano reale (braxu mannu), lagallinella d’acqua, l’airone (menga),il martin pescatore (acciuvaacciuva), il gruccione (marragau) e tanti altri volatili.Sempre sulla provinciale per Esca la planosi trova il bivio per la “stradella”,un tempo a fondo “macadam”, ma oggi asfaltata, che conduce al villaggio scomparso diVilla Clara, per i ballaesi Santa Clara, le cui rovine furono oggetto di scavo sotto la direzione di Antonio Taramelli. Più avanti la strada scende lievementefino al ponte sul rio Caddaxiolus,per risalire da quel puntofino al villaggio minerario di Cortis Rosas sulle pendici del monte Acutzu. Si può lasciare l’auto sull’ampio piazzale per proseguire apiedi lungo scalinate, scarpate estradette e visitare l’intero villaggio: l’officina, la laveria, la foresteria,la palazzina del caposervizio, il“terril”, fino all’imbocco della laveria, che porta al pozzo centrale equindi ai vari livelli di estrazione dei minerali. Il villaggio è abbellito da pergolati, mandorli, ulivi, fichi, peri, robinie e ornielli; ma il sito è abbandonato ed è in balia di vandali e ladri. Recentemente sono stati eseguiti lavori diriqualificazione e di valorizzazione con finalità turistiche. 

Natura e archeologia
Corru Arenas è poco lontana dalla provinciale per Escalaplano. Sitratta di un luogo molto pittoresco: una piscina naturale formata dal Dosa in mezzo a pareti calcare e esperoni granitici. Nella buona stagio negli amanti del tuffo si buttano a capofitto da quelle sporgenze rocciose nel tonfano. La località èmeta anche di coppie di sposi novelli alla ricerca di inquadrature perfoto ricordo tra rocce, alberi e specchid’acqua. Da qui si può proseguire a piedi, o in bicicletta o anche a cavallo, lungo il “canyon” percorso dal viaggiatore inglese Charles Edwardse dalla sua guida ballaese Cristoforo Porcu e notare, come lo scrittore, che i versanti dei monti intorno «non si discostano moltodalla verticale»; e osservare sopragli alti dirupi il volo leggero dei «falchi rossi». Funtana Coberta, il tempio ipogeicodi epoca nuragica, si trova a 4km da Ballao, a breve distanzadalla provinciale per Escalaplano. Il sito, indicato da un cartello, si trova a pochi metri dall’antica carrarecciache conduceva al fiume più a valle. Il monumento è chiamato così dai intuivano che nel punto da cui scaturiva quasi tutto l’anno un rigagnolo c’era un “pozzo sotterrato”. Di recente l’archeologa della soprintendenza per i beni archeologici della Sardegna Maria Rosaria Manunza, ha dato alle stampe illibro Funtana Coberta. Tempio nuragicoa Ballao nel Gerrei, nel quale dà conto dei risultati dell’ultimacampagna di scavo. Siliqua è il nome di una valletta chesi apre alla confluenza dello Stanali col Dosa. Nelle vicinanze si notanole rovine di antiche abitazioni; ilsito è dominato da un complesso nuragico, arroccato sulla vetta del colle, che si può raggiungere in automobile percorrendo la strada sterratadi Cabudali lungo il fiume, o la stradetta in terra battuta passando dalla località Asutta ’e Fossu. Agli altri nuraghi, tutti coperti dalla vegetazione, si può arrivare solo apiedi e faticosamente: Is Tancas,S’Orruaxu, Sa Pala, Pala ’e Corra,Pitzu ’e Coloru, Pala ’e Is Arrolis,Tradori, Corongiu ’e Melas, S’Accui.Murdega, località chiamata anche Monti, è la più alta del territorio eanche la più lontana. La punta piùelevata è Bruncu S’Arrosada (Il Colle della Castalda), m 678. La regione, segnata dall’omonimo torrenterio Murdega, si trova unadecina di chilometri a nord-est dall’abitato.Una parte della zona pianeggiante,“Cea Manna”, è coltivata; il resto è coperto da macchia mediterranea e boschi (leccete,quercete, pinete). Vi si scoprono inoltre angoli pittoreschi e incontaminati con cime rocciose, grotte, voragini (breccas), macereti (suludas),ruscelli, cascatelle e sorgentidi acqua buona. La località, frequentata per lo piùdai cacciatori e dagli alle vatori, èancora poco conosciuta perché poco esplorata. È ricca di funghi edi selvaggina: cinghiali, martore,donnole, conigli e uccelli; tra questi sono presenti l’aquila reale,l’aquila del Bonelli, la poiana e ilcorvo imperiale. Vi si trovano iresti del villaggio abbandonato di Corrulongu (Surlongo), con unrione ricordato da un modo di direlocale: Non as essi miga sa savia de Sibelia, “Non sarai mica la savia diSibelia”, per significare: “Abbassale arie”. 

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Pro loco
c/o Biblioteca comunale, Via Municipio, 12
Associazione Giovani Volontari Ballao (convenzionata con il 118)
Via Flumendosa, 8, tel. 070 9578008

Ospitalità
B&B Su Semucu
Via Regina Margherita, 5

Bar da Zio Lallo
Piazza Enrico Berlinguer, 14

Jenny Bar
Via Sulis, 4

Bar dello sport
Via Carlo Felice, 12

Bar Pizzeria Stella Blu
Via Cagliari, 20

Prodotti alimentari
Panificio Su Civraxiu
Via Antonio Gramsci, 20

Pastificio Artigianale di Raffaele Usala
Via Primo Maggio, 7

Pastificio Su Semucu di Michele Manca
Via Riccardo Lombardi, 1/3

Apicoltura di Mauro Lai
Via Municipio, 10

Alimentari S&B di Bruno Mattana & C.
Via Municipio, 18

Alimentari Claudio Cannas
Via Carlo Felice, 1

Alimentari Franca Cinus
Via Cagliari, 11

Alimentari Stefania Congiu
Via Giuseppe Garibaldi, 9

Macelleria Enea Cubeddu
Piazza Chiesa, 15

Macelleria Antonello Prasciolu
Via Municipio, 9

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Municipio
Piazza Emilio Lussu, 3
Tel. 070 957319

Carabinieri
Armungia

Vigili del fuoco
San Vito
Comunità Alloggio Anziani
Via Flumendosa, 6

Ambulatorio e Guardia medica
Via Cagliari, 49, tel. 070 957373

Farmacia
Via Flumendosa, 14, tel. 070 957326

Ufficio Postale
Piazza Enrico Berlinguer, 8, tel. 070 957012

Banca: Banco di Sardegna
Via Cagliari, 14, tel. 070 957313

Parrocchia S. Maria Maddalena
Via Carlo Felice, 7, tel. 070 957021

Scuola dell’Infanzia
Via Antonio Gramsci, 2, tel. 070 957259

Scuola Primaria
Via Venticinque Aprile, 2, tel. 070 957259

Scuola Media Inferiore
San Nicolò Gerrei
Trasporti pubblici Arst biglietti
c/o Bar Stella Blu, Via Cagliari, 20

Edicola
c/o Market Flavia Vargiu, Via Oristano, 1
Tabaccheria e quotidiani
Via Giuseppe Mazzini, 2, t el. 070 957215

Musei e centri culturali
Archivio comunale
Piazza Emilio Lussu, 3

Biblioteca comunale
Via Municipio, 14

Centro di Aggregazione Sociale
Via Flumendosa, 8

Festa Il falò e le candele per Sant’Antonio abate: (si tiene il 16 gennaio)
Per Sant’Antonio abate, il 16 gennaio, si accende nella piazzetta di Farroga su fogadoni e intorno simangia, si beve e si balla. 

Festa Il falò e le candele per la Candelora (Sa Candelera): (si tiene Il 2 febbraio)
Avviene il cambio delle prioresse. Dopo la benedizione delle candele si svolge unapiccola processione e quindi viene celebrata la messa; la priorissa uscente offre infine un rinfresco (sucumbidu). 

Festa per la La Pasqua: (si tiene il Giovedì santo)
Il Giovedì santo ha luogo la Coena Domini. Al Gloria si suonano le campane, dopo di che restano muteper tre giorni. 

Festa per la La Pasqua: (si tiene il venerdì)
Il venerdì non si celebra la messa ma ci sono la preghiera universale, l’adorazionedella Croce e la processione di Gesù morto. Durante il percorso siesegue il canto funebre detto S’attitidude s’Addolorada. 

Festa per la La Pasqua: (si tiene la domenica) 
La domenica si tiene la processione de S’Incontru: dalla parrocchiale escono due cortei, uno che accompagna il Gesù risorto e uno che segue il simulacro della Madonna. All’incontro tra i due cortei il sacerdotebenedice le due immagini eintona il Regina Coeli laetare alle luia,che viene accompagnato dal suono festoso delle campane edagli spari a salve dei fucilieri. 

Festa per la La Pasqua: (si tiene Il lunedì) 
Il lunedì di Pasquetta si festeggia Santa Maria Cleofe: una processione esce al mattino dalla parrocchiae conduce la statua alla sua chiesetta, sul colle a ovest del paese, dove si celebra la messa, sicantano i goccius e si imbandiscein fine un pranzo all’aperto. 

Festa in onore di Sant’Isidoro contadino: (si tiene il 15 maggio
Per Sant’Isidoro contadino, il 15 maggio, un tempo si portavano in processione gli animali da lavoro, oggi ci si va con i trattori. 

Festa in onore di Santa Maria Maddalena: (si tiene il 22 luglio) 
E' la festa patronale; dura tre giorni e prevede un programma ricco di appuntamenti religiosi e di spettacoli civili. 

Festa in onore di Sant’Elena: (si tiene il 14 settembre) 
La festa di Sant’Elena, 14 settembre, detta Santa Gruxi, un tempo molto importante, era stata abbandonata ed è stata reintrodotta nel 1992 con la sola celebrazione religiosa. 

Festa in onore di Santa Vitalia: (si tiene il primo lunedì di ottobre
Santa Vitalia, che ricorre il primo lunedì di ottobre, venne festeggiata per la prima volta nel 1922 su proposta di una parrocchiana chel’aveva vista in sogno; resta ancoraoggi una delle feste più amate e partecipate e ha un calendario riccoe vario: messe, spettacoli sportivi,giochi tradizionali, balli in piazza, gare poetiche, lotteria e fuochi artificiali. 

Festa per il carnevale Animeddas (“Piccole anime”): (si tiene il 2 novembre) 
Il 2 novembre i bambini sciamano per le vie del paese e al grido di Animeddas (“Piccole anime”) bussanoalle porte: vengono accolti e ottengono in regalo caramelle, dolci, bevande e a volte anche piccolesomme di denaro. 

Festa del Flumendosa: (si tiene a maggio) 
La Pro loco ha introdotto di recente la Festa del Flumendosa, che sitiene a maggio nel Parco di Interaquase prevede un banchetto a basedi anguille e muggini arrosto, vinoe dolci. Seguono poi vari intrattenimenti con balli e mostra fotografica a tema. 

Festa dell’emigrato: (si svolge in estate
Di recente introduzione, sempre a opera della Pro loco, è anche laFesta dell’emigrato, che si svolgein estate, quando gli emigrati sono in paese per le ferie. Si tiene un banchetto a base di arrosti di carnilocali, soprattutto capra, pecora bollita e salsicce, accompagnati dalle immancabili libagioni. 
Panoramica.
Panoramica.
Panoramica della campagna di Ballao.
Panoramica della campagna di Ballao.
Ponti Mannu, foto storica.
Ponti Mannu, foto storica.
Ballao e il rio Bintinoi, foto storica.
Ballao e il rio Bintinoi, foto storica.
Diga sul monte Rubiu, foto storica.
Diga sul monte Rubiu, foto storica.
Il pozzo sacro di Funtana Coberta.
Il pozzo sacro di Funtana Coberta.
Chiesa campestre di Nuraxi.
Chiesa campestre di Nuraxi.
La chiesa campestre di San Rocco.
La chiesa campestre di San Rocco.
Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, foto storica.
Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, foto storica.
Gesumino Lai, Gesumino Mastino e Giorgio Mastino del Rio.
Gesumino Lai, Gesumino Mastino e Giorgio Mastino del Rio.
La statua della Candelora.
La statua della Candelora.
Processione di Santa Maria Cleofe.
Processione di Santa Maria Cleofe.
Costume tradizionale femminile e maschile.
Costume tradizionale femminile e maschile.
Pani tipici.
Pani tipici.
Le anguille.
Le anguille.
Angolo pittoresco di Murdega.
Angolo pittoresco di Murdega.
Panorama di Ballao precedente alla costruzione dell'argine, primi Anni '50.
Panorama di Ballao precedente alla costruzione dell'argine, primi Anni '50.
Il vecchio municipio.
Il vecchio municipio.
La parrocchiale.
La parrocchiale.
Funtana de Mesu ’Idda.
Funtana de Mesu ’Idda.
Menhir in piazza Farroga.
Menhir in piazza Farroga.
“Sa Braca”, parco di Interacquas.
“Sa Braca”, parco di Interacquas.
Piscina naturale di Corru Arenas.
Piscina naturale di Corru Arenas.
Pozzo sacro di Funtana Cuberta, la scala.
Pozzo sacro di Funtana Cuberta, la scala.
 

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