Armungia

Comune in fase attivazione
Provincia di Cagliari
Regione storica di Gerrei

CAP: 09040
Prefisso Telefono: 070

Azienda n.8, Cagliari
Distretto sanitario Muravera

Superficie territoriale 54,79 kmq
Altitudine 362 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1314
1961:1132
1971:989
1981:778
1991:668
2001:584
2005:564
2011:498


Unione dei Comuni "Gerrei"
Ballao, Escalaplano, Goni, S. Basilio, S. Nicolò Gerrei, S. Andrea Frius, Silius, Villasalto
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Tra il colle e la vallata
Armungia è un caratteristico centro situato su un colle a 366 metri sul livello del mare, appartenente al Gerrei, parte interna della Sardegna sudorientale a carattere montuoso. 
Il territorio comunale, di estensione pari a 54,78 kmq, confina con quello di Ballao, a nord, con Villaputzu a est, Villasalto a sud e San Nicolò Gerrei a ovest. 
L’abitato, esposto a levante, in posizione soleggiata, è chiuso a sudovest da un’altura sulla quale sorge la chiesetta campestre dedicata alla Madonna di Bonaria; e verso nordest si affaccia sull’ampia valle del Flumendosa. 
Il paese è storicamente strutturato in cinque vicinati (bixinaus), Cannedu, Su Cuccuru, Su Dottu, Funtanedda e Sa Serra, generalmente organizzati attorno a una strada che, al loro interno, ne costituisce il fulcro. Al di sotto della via principale, che per un lungo tratto è caratterizzata da un muraglione dei primi del Novecento, si snodano i viottoli del centro storico. 
Sono ben visibili ancora oggi diversi esempi di abitazioni in pietra, tipiche di un’economia in prevalenza agro-pastorale. Nei cortili si trovano talvolta piccoli giardini fioriti, tettoie un tempo destinate al ricovero del bestiame, oltre al forno “a palla” per la panificazione. Tra i tetti delle case si staglia un imponente nuraghe monotorre, ubicato sull’altura che domina la parte vecchia del paese, con le abitazioni disposte a gradoni lungo il pendio sottostante.

Un territorio aspro
Il corso del Flumendosa caratterizza fortemente il territorio separando, fin dai tempi antichi, la parte del villaggio dallo spazio dell’oltre fiume (su barigau), disabitato e tuttavia segnato dalla frequentazione costante dell’uomo per le attività pastorali ma anche agricole, praticate a lungo in modo precario dopo aver faticosamente sottratto lembi di terra alla foresta. Testimonianza dell’antropizzazione effimera di questa parte del territorio sono i ruderi della miniera di Sa Lilla, oggi avvolti dal silenzio e dal verde intenso della vegetazione. 
L’orografia dell’area appare piuttosto aspra e accidentata. Altipiani e colline si aprono su profondi fondovalle attraversati da torrenti che confluiscono nel Flumendosa: il rio Spigulu a nord e il rio Ciurixedda a sud dell’abitato; il Gruppa e il Murdega a est, nell’oltre fiume. Cisti, lentischi, olivastri, corbezzoli, lecci e sugherelle rendono la campagna ricca di profumi, oltre ad asfodeli e ginestre che nei mesi primaverili l’arricchiscono di colori. I boschi d’alto fusto della zona di Murdega, tra i più estesi di tutto il Gerrei, s’incontrano risalendo il corso del fiume omonimo. Nell’oltre fiume, nella parte più elevata del territorio comunale, si trova l’altopiano di Ilixi Durci e Sa Perda Lada, un vasto tavolato sorto da un basso mare dell’Eocene, segnato da erosioni che nel corso dei millenni hanno lentamente prodotto anfratti e monumenti naturali di suggestiva bellezza. 
In questi ambienti trovano un habitat favorevole cinghiali, pernici, lepri e conigli, quaglie, beccacce, civette, gallinelle d’acqua e germani reali. Sono segnalati inoltre l’astore, il falco reale, la martora e il riccio. 
Il territorio comunale ricade per lo più nelle formazioni metamorfiche del Siluriano con tutte le facies che accompagnano la serie del Gerrei. 
La litologia prevalente è caratterizzata da quarziti e arenarie seguite da scisti metamorfosati. 
Fasce detritiche più o meno ampie sono presenti alla base dei pendii e frequentemente lungo tutto il versante (paleodetriti). Le forme corrispondenti alle quarziti e alle arenarie sono a forte pendenza nelle incisioni (valle del Flumendosa), alternate a superfici spianate come residui di un modellamento fluviale molto antico. 

Gli insediamenti antichi
Le più antiche testimonianze archeologiche del territorio sono riferibili all’età del Rame (III millennio a.C.). In località Ilixi Durci, in un pianoro aperto e spazzato dal vento, si trova, nascosta tra la vegetazione, un’area di tombe a circolo, segnata da diversi menhir in roccia arenaria. 
Durante l’età del Bronzo furono erette in questa parte della Sardegna sudorientale diverse torri nuragiche, spesso in posizione di controllo sul corso del Flumendosa, l’antico Saeprus romano. Ce ne fornisce testimonianza già il poligrafo Vittorio Angius che, nel Dizionario curato da Goffredo Casalis, parlava di «non meno di 14 di quelle antiche costruzioni d’arte ciclopica che diconsi norachi». 
Centro di origine protostorica, Armungia dovette svilupparsi attorno al nuraghe omonimo, su un’altura resa favorevole all’insediamento dalla posizione facilmente difendibile, oltre che dalla ricchezza di acque sorgive. Tracce di epoca romana e bizantina sembrano attestare la continuità dell’insediamento nel corso dei secoli. 

Dal Medioevo all’Ottocento 
Durante il Medioevo il paese appartenne alla curatoria del Gerrei (o Galilla) del regno giudicale di Cagliari.Nel 1258, quando il giudicato cessò di esistere, il paese passò al Regno di Arborea e nel 1298 divenne un possedimento coloniale oltremarino della Repubblica di Pisa. Dopo la conquista aragonese della Sardegna (1324), fu concesso in feudo prima a Ximenez Perez de Cornel, barone di Alfajarin, e successivamente agli Zatrillas, conti di Villasalto e marchesi di Villaclara, dai quali venne riscattato nel 1839. 
Nei primi decenni dell’Ottocento Armungia continuava ad avere come in passato una popolazione di pastori e contadini, dediti a pratiche di agricoltura estensiva basate sul sistema della bidatzone. Intorno alla metà del secolo l’abitato fu interessato da alcune significative trasformazioni urbanistiche, con l’edificazione del Palazzo comunale nei pressi della chiesa di San Giovanni. 
L’edificio di culto, che all’epoca appariva probabilmente ormai in rovina, fu demolito all’inizio del Novecento in favore di un ampliamento della chiesa parrocchiale, risalente al XVI secolo. Il Palazzo municipale ospitò a lungo anche il Monte granatico e le prime scuole elementari del villaggio, frequentate tra gli altri da Emilio Lussu. 

L’attività mineraria 
Nella seconda metà dell’Ottocento il paese e l’intera area del Sarrabus Gerrei conobbero l’importante novità dell’apertura di diverse miniere – Monte Narba, Baccu Locci, Su Suergiu e Sa Lilla – che in quel periodo cominciarono l’attività estrattiva. 
In esse trovarono occupazione, sia pure in condizioni di miseria e sfruttamento, diverse centinaia di persone, che riuscivano così almeno in parte a sottrarsi alla precarietà del lavoro agricolo. 
In territorio di Armungia fu aperta quella di Sa Lilla, che faceva parte di un complesso di miniere comprendente anche quella di Parredis, sul versante opposto dello stesso massiccio montuoso. Vi si estraeva una miscela di galena e blenda. Dalla relazione di Quintino Sella alla Commissione parlamentare d’inchiesta Sulle condizioni dell’industria mineraria in Sardegna (1871) si apprende che i lavori nel sito furono iniziati nel 1863 dall’ingegnere Wellens e continuati dalla Società Sardo Belga fino al 1869. A garantire un’occupazione più stabile e duratura fu tuttavia soprattutto la miniera di antimonio di Su Suergiu, in territorio di Villasalto. 
I lavoratori di Armungia la raggiungevano quasi esclusivamente a piedi, attraverso un sentiero la cui manutenzione fu curata dalla società mineraria fino agli Sessanta del Novecento. Il sentiero veniva utilizzato anche dagli abitanti dei lontani centri dell’Ogliastra che raggiungevano Villasalto in occasione della festa di Santa Barbara. Il pellegrinaggio richiedeva una sosta notturna ad Armungia, da cui poi si ripartiva il mattino seguente per partecipare alle funzioni religiose celebrate in onore della Santa. 

Dall’Ottocento a oggi 
Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento Armungia conobbe un periodo di espansione demografica – segnata però da una contrazione tra le due guerre mondiali – fino a raggiungere i 1314 abitanti nel 1951. Poi, a partire dagli anni Cinquanta, le partenze e la ricerca di lavoro altrove hanno determinato un progressivo spopolamento. Il paese, oggi, con poco meno di 500 abitanti, è il più piccolo della provincia di Cagliari. 

Il paese della dea Armonia 
La tradizione popolare fa risalire la fondazione del paese ai Punici, e ne fa derivare il nome dal mitico condottiero Aretusa (o Aremusa). In realtà il centro fu abitato fin dall’epoca nuragica. 
Alberto Boscolo, nel suo La Sardegna bizantina e alto-giudicale, individuava Armungia tra i castra felicia eretti in epoca tardoromana a controllo dei confini tra i territori barbaricini e le aree soggette al dominio di Bisanzio, sostenendo che il nome derivasse da Aurea Moenia, “Mura d’oro”. 
Secondo Massimo Pittau (I toponimi della Sardegna. Significato e origine) il nome del villaggio sta a indicare invece la sua consacrazione, sin dalle origini, alla dea greco-latina dell’amore e della concordia Harmonía, “Armonia”: da questo nome deriverebbe quello attuale di Armungia. 
Il villaggio è citato, in forme grafiche errate, fra le parrocchie della diocesi di Dolia che nel XIV secolo versavano le decime alla Curia romana. E si ritrova nella Chorographia Sardiniae di Giovanni Francesco Fara (scritta nella seconda metà del Cinquecento) nella forma errata di Armonga.
 

Addio all’agricoltura 
Il progressivo spopolamento ha privato negli ultimi decenni il paese di una parte significativa della forza lavoro giovanile. La mancanza di sbocchi alternativi ha stimolato la popolazione attiva a impegnarsi nei pochi settori economici capaci di fornire prospettive d’impiego. Tra questi assumono particolare importanza i cantieri dell’Ente Foreste della Sardegna, con piani finalizzati alla gestione integrata delle risorse boschive del territorio. Questi cantieri insistono su circa 800 ettari di territorio comunale, con attività di taglio, piantumazione, manutenzione viaria e servizio antincendio. 
I piani decennali di taglio concordati tra il Comune e il Corpo forestale regionale forniscono inoltre annualmente ulteriori possibilità occupazionali, sia pure per periodi di tempo limitati. 
A partire dagli anni Settanta la consistenza del patrimonio zootecnico si è notevolmente ridotta. Il paese è riuscito tuttavia almeno in parte a conservare la sua vocazione pastorale. Quasi del tutto scomparso appare il comparto agricolo, incapace nel tempo di dare avvio a processi di razionalizzazione e modernizzazione. L’orografia accidentata e il progressivo inselvatichirsi delle campagne rendono il territorio adatto all’allevamento caprino, con aziende che negli anni sono state talvolta capaci di innovare tecniche e strumenti di conduzione. 
Sopravvivono debolmente altri rami di attività economica quali gli impieghi pubblici, il commercio, le strutture per la ricettività e l’artigianato. Il settore edile è oggi prevalentemente finalizzato alla manutenzione e al restauro dell’ampio numero di manufatti abitativi del paese. 


Un protagonista del Novecento 
Emilio Lussu (1890-1975) è il personaggio per eccellenza di Armungia, uomo politico e scrittore di dimensione nazionale e figura tra le più importanti del Novecento sardo. 
Dopo l’infanzia, gli studi ginnasiali e la maturità, si laureò in Giurisprudenza a Cagliari, il 29 aprile 1915. Poche settimane più tardi partì per il fronte come ufficiale di complemento del 151° Reggimento Fanteria della Brigata “Sassari”. Promosso tenente per merito di guerra sul Carso, nel dicembre 1915, dopo la conquista delle Frasche e dei Razzi, fu nominato capitano nel novembre 1916, durante il periodo trascorso dai fanti sardi nelle trincee di Monte Zebio, sull’Altopiano dei Sette Comuni. 
Ufficiale pluridecorato (due medaglie d’argento e due di bronzo al Valor miliare), rientrò nell’Isola nel settembre del 1919, preceduto dai racconti dei reduci sulle sue gesta. 
Assunse la guida degli ex combattenti sardi, contribuendo alla nascita del Partito Sardo d’Azione (aprile 1921) e portandone avanti le istanze sociali e autonomistiche. 
Nelle file di quel partito fu eletto alla Camera dei deputati nelle elezioni del 1921 e del 1924. 
Dopo la Marcia su Roma si schierò su una linea di assoluta opposizione al fascismo. Nel 1925 prese parte all’Aventino, convinto tuttavia della necessità dell’azione per abbattere il regime. Più volte minacciato e colpito, il 31 ottobre 1926 fu aggredito nella sua abitazione cagliaritana presa d’assalto da un gruppo di fascisti. Arrestato per l’uccisione di uno degli aggressori, fu assolto per legittima difesa dopo tredici mesi trascorsi in carcere; ma successivamente fu condannato a cinque anni di confino nell’isola di Lipari. 
La notte del 27 luglio 1929 riuscì avventurosamente a fuggire insieme a Fausto Nitti e Carlo Rosselli. L’impresa suscitò grande scalpore, consentendo di far conoscere all’opinione pubblica delle democrazie occidentali i sistemi polizieschi del regime e il persistere, malgrado la dittatura, di un’opposizione in Italia. A Parigi fu tra i fondatori del movimento antifascista Giustizia e Libertà. 
Nel 1933, a Ginevra, incontrò per la prima volta Joyce Salvadori, alla quale si unì qualche anno più tardi, nel 1938, condividendo con lei la lotta clandestina al nazifascismo nel corso del secondo conflitto mondiale. Agli anni dell’esilio risalgono le sue opere principali tra cui La catena (1929), Marcia su Roma e dintorni (1933), Teoria dell’Insurrezione (1936) e Un anno sull’Altipiano (1938), pubblicate in Francia e ristampate in Italia nel dopoguerra. 
Nell’agosto del 1943 rientrò in Italia, insediandosi nella Roma occupata dalle truppe tedesche e aderendo alla Resistenza come dirigente del Partito d’Azione. Riuscì a far ritorno in Sardegna nel luglio del 1944, visitando tutta l’Isola attraverso un lungo itinerario. 
Tornato a Roma, fu ministro nel primo governo di unità nazionale dell’Italia libera, presieduto dall’azionista Ferruccio Parri, e nel successivo governo guidato da Alcide De Gasperi. Nel 1946 venne eletto all’Assemblea Costituente. Senatore per la Sardegna dalle prime elezioni parlamentari del 1948, fu rieletto nelle legislature successive, fino al 1968, come esponente prima del Psi e poi del Psiup. Membro della Commissione Esteri per diciassette anni, s’impegnò contro la politica dei blocchi contrapposti. Il periodo da parlamentare socialista è ricco di interventi in aula e fuori, dalla difesa della Repubblica democratica e antifascista alle lotte per il progresso sociale e lo sviluppo economico della Sardegna, con la quale rimase sempre in contatto e dei cui problemi si occupò fino alla fine. 

Sagre, mostre, escursioni 
Nel paese si svolgono due feste patronali. La prima si celebra la quarta domenica di maggio in onore della Beata Vergine Immacolata, con celebrazioni liturgiche seguite da balli in piazza. La seconda, in onore di San Sebastiano, si svolge la seconda domenica di settembre. Quest’ultima veniva celebrata, scriveva l’Angius nel Dizionario del Casalis, in segno di gratitudine al Santo, per aver salvato il paese da un terribile contagio. Le processioni sono ancora oggi accompagnate dal rosario cantato in lingua sarda, rito capace di evocare atmosfere particolarmente suggestive. 
Nel mese di gennaio si accende, sempre in onore di San Sebastiano, un falò (su fogoroni) nella piazza centrale del paese. 
Il 31 ottobre si celebra la festa popolare detta de Is Animeddas: in tutte le case si regalano dolciumi ai bambini, doni che negli ultimi decenni hanno sostituito le mandorle, le noci e i fichi secchi di un tempo. 
Tra gli eventi di più recente creazione si segnala l’Estate Armungese, organizzata annualmente dall’Amministrazione comunale con la collaborazione delle locali associazioni culturali e sportive. La rassegna si svolge nel mese di agosto, con spettacoli in piazza, serate culturali ed eventi sportivi. 
Dal 2011, nel mese di agosto, l’Associazione Aremusa organizza poi la Sagra de su pistocu, dedicata alla degustazione del tipico pane armungese. L’evento è sempre accompagnato da balli, mentre vengono esposti al pubblico i prodotti enogastronomici e dell’artigianato locale. Tra il 25 aprile e il 1° maggio viene infine organizzata la Marcia ecologica, con percorsi sempre differenti studiati nell’intento di condurre alla scoperta dell’ambiente che circonda Armungia. 

Scialli, gonne, camicie 
Il vestiario tradizionale di Armungia, che risale all’ultimo ventennio dell’Ottocento, è stato ricostruito dal Comune con la supervisione dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro. In quel tempo l’abbigliamento quotidiano era tendenzialmente sobrio ed essenziale. 
Nelle occasioni più importanti, tuttavia, le donne vestivano abiti più eleganti e sontuosi. Il vestiario maschile non si differenziava particolarmente da quelli in uso in molti centri dell’Isola. Le donne coprivano i capelli come segno di riserbo e di rispetto: il capo veniva adornato con fazzoletti e scialli, in genere portati sovrapposti. 
Gli scialli (is sciallus) potevano essere di diverse tipologie. Tutti di forma quadrangolare, molto ampi, venivano indossati dopo essere stati piegati a triangolo, con i lembi lasciati cadere sul davanti lungo il busto. Quelli in seta erano molto fini, operati su una base di damasco e di vari colori, tra cui spiccava il viola nelle sue diverse tonalità. Non mancavano il grigio chiaro, l’indaco e il marrone. Gli scialli in lana o tibet di lana si ricordano esclusivamente di colore nero. Quelli in tibet di lana erano arricchiti da ricami a motivi floreali, realizzati con fili di seta o cotone dai colori accesi. 
La gonna (sa gunnedda) e il grembiule (su deventali) si caratterizzavano per la notevole ampiezza del tessuto. Le gonne erano infatti lunghe fino alle caviglie, realizzate con tre, cinque o anche sette teli. 
Erano arricciate, a pieghe o plissettate e dai colori vari, dipendenti dal gusto personale, dall’età e dallo stato civile: più chiare per le donne giovani, scure per le anziane e rigorosamente nere per le vedove. La camicia (sa camìsa) – sempre di colore bianco, in lino o cotone – e il corpetto (su còssu) costituivano le altre componenti essenziali del vestiario femminile. 

I pani, i dolci, i formaggi 
Il paese conserva diverse ricette legate alla tradizione locale. Il pane tipico è su pistocu, pane secco e croccante a doppia cottura, originariamente prodotto soltanto nei mesi estivi. Si consuma inumidito con acqua e si presta a molteplici utilizzi in cucina. Oggi è scomparsa quasi del tutto la produzione in ambito domestico, che un tempo prevedeva s’afitadura, la lavorazione della mollica sulle croste dei pani appena sfornati, prima della seconda rapida cottura. 
Si mantiene tra le famiglie l’usanza di preparare dolci quali guefus, pirichitus, pabassinas ed altri a base di mandorle, confezionati in occasioni di feste e ricorrenze. 
Nelle cucine domestiche abbondano gli arrosti di carni locali, specie la domenica e nei giorni di festa. Tra i piatti a base di carne merita menzione sa faa cun ossus (le fave con ossi di maiale). 
La ricchezza di pascoli collinari rende il latte e i formaggi prodotti sul territorio (pecorini e caprini) particolarmente saporiti. Tra questi si caratterizza su casu axedu, il formaggio acido. 

Una società patriarcale 
Io sono nato in un piccolo villaggio di montagna, tra quelli che la civiltà romana conobbe per ultimi. 
Villaggi-stato di cacciatori-pastori, con leggi consuetudinarie rigide sulla vita in comune, sulla pastorizia, sulla caccia e sulle rapine, contro i quali i romani, a difesa delle pianure agricole del Campidano di Cagliari, collocarono posti militari che, diventati villaggi, esistono ancora. E nella mia infanzia ho conosciuto gli ultimi avanzi di una società patriarcale comunitaria, senza classi, in cui i patrimoni più vistosi erano stati ottenuti con matrimoni fra figli unici, eredi di due famiglie. Con ogni probabilità la continuazione della stessa società che, con lievi sovrastrutture, dall’epoca nuragica resistette a tutte le civiltà dominanti, fino alla piemontese. 
Noi ragazzi del villaggio, sempre tutti scalzi alla maniera antica, ci organizzavamo per fare delle spedizioni provocatorie o di rappresaglia contro i ragazzi dei villaggi finitimi, oltre la vallata. La gioia dei nostri cuori e l’eccitazione della nostra fantasia erano i racconti degli anziani, ancora nel costume oggi scomparso. Racconti di caccia al cervo, al daino e al muflone, abbelliti di particolari di magia; e racconti di cavalcate eroiche e d’incursioni armate “oltre frontiera”. E mio padre ripeteva in famiglia, nelle notti d’inverno attorno al focolare, i racconti dei tempi lontani così come glieli aveva raccontati suo nonno. (Emilio Lussu, L’avvenire della Sardegna, 1951). 

Il paese dei Gallilensi 
Armungia addossata con le sue case basse di pietra bigia, con i suoi tetti d’embrice rossastri intorno ad un solenne nuraghe, che rammenta quella remota civiltà dei sardi, conservatasi, tra quei monti impervi, assai più a lungo e con maggiore fierezza di quanto non avvenne in altre regioni dell’isola. Quest’aspra contrada, difesa naturalmente dai monti e dalle intricate foreste, fu il paese dei Gallilensi. Queste indomite tribù sempre pronte alla rivolta, anche dopo il tramonto dell’età nuragica, restarono tenacemente fedeli ai loro antichi costumi. (Marcello Serra, Il mondo dei sardi, 1975).  
Percorrendo le strade di Armungia è possibile ammirare edifici storici, luoghi di cultura, abitazioni tipiche e monumenti. Il Sistema Museale comprende il Museo etnografico “Sa Domu de is Ainas”, la Bottega del Fabbro, il Museo storico “Emilio e Joyce Lussu” e il nuraghe. 

Il nuraghe 
Imponente custode del territorio da oltre tre millenni, il nuraghe Armungia è un maestoso monotorre, riferibile all’età del Bronzo medio sardo. L’edificio, in opera muraria di scisto calcareo, si conserva per oltre dieci metri di altezza rispetto al piano di calpestio esterno. La camera si innalza per 8 metri e mezzo, con un diametro alla base di 5,40 metri, costituendo così una delle camere nuragiche più spaziose di tutta l’Isola. L’apertura sommitale è dovuta alla mancanza degli ultimi filari che in origine dovevano chiudere la falsa volta cupoliforme (tholos). Al suo interno si aprono due celle, una delle quali conserva i resti di una cisterna di epoca bizantina, testimonianza del riutilizzo dell’edificio nei secoli dell’Alto Medioevo. 

Da visitare nel paese 
Il nuraghe è situato a pochi metri dal Museo etnografico che costituisce così anche la struttura di accesso per la visita all’area archeologica. Allestito all’interno del vecchio palazzo comunale, il museo ricostruisce l’universo della cultura contadina e pastorale espressa nei secoli dalla comunità di Armungia. Il percorso espositivo si articola in sezioni tematiche, dedicate al vestiario tradizionale, ai lavori delle donne, all’artigianato del ferro, all’agricoltura e al territorio. Alla struttura espositiva principale si collegano le “case minime”, tre piccole abitazioni in pietra al cui interno trova spazio il laboratorio tessile dell’Associazione culturale Casa Lussu. 
Dal Museo etnografico si raggiunge a piedi la Bottega del Fabbro, un piccolo edificio in pietra che conserva gli ambienti e gli strumenti da lavoro de su ferreri, il fabbro maniscalco. Nella parte bassa del paese si trova poi la casa natale di Emilio Lussu, ancora oggi abitata e sede dell’associazione culturale omonima. 

La parrocchiale e il Museo Lussu 
La chiesa parrocchiale della Beata Vergine Immacolata, risalente al XVI secolo, s’incontra lungo la via principale. Al suo interno si possono ammirare un fonte battesimale in arenaria scolpita del XVII secolo e una lampada in argento, donata dal marchese di Sassai in tempi antichi. 
A poca distanza dalla parrocchiale è situata infine la Casa del segretario, importante edificio padronale dell’Ottocento, oggi sede del Museo storico “Emilio e Joyce Lussu”. Attraverso immagini, documenti, testi e memorie autobiografiche il museo ripercorre l’esperienza umana e politica di Emilio Lussu e di Joyce Salvadori, lungo il corso delle vicende del Novecento che li videro protagonisti. Diverse sezioni multimediali arricchiscono l’esposizione, con fotografie, documenti storici digitalizzati, ricostruzioni filmiche e interviste. 

Sentieri, boschi, nuraghi 
L’ambiente che circonda Armungia suscita l’interesse del visitatore per la vastità dei suoi paesaggi e l’intensità dei suoi silenzi. Alla periferia sud-ovest dell’abitato si apre l’antico sentiero dei minatori, percorribile ancora oggi fino al borgo minerario di Su Suergiu. 
Restano nel territorio tracce importanti della civiltà nuragica. Alcune torri nuragiche si trovano sui costoni che, nell’oltre fiume, risalgono da valle fino all’altopiano di Ilixi Durci e Sa Perda Lada. Particolarmente suggestivi sono in questa parte del territorio comunale i boschi della zona di Murdega. 
L’area di Is Forreddus, un’azienda boschiva comunale di 130 ettari, dispone di piste per mountain bike e di aree per la sosta. Percorrendo i sentieri in mezzo ai boschi è facile imbattersi ancora oggi nelle tracce del lavoro di segantini e carbonai, un tempo impegnati nella produzione del carbone di legna. A quest’attività rimandano alcune strutture stabili in muratura di pietra, denominate “dispense”, destinate in passato all’approvvigionamento dei generi di prima necessità. La dispensa Carradori e la foresteria di Is Forreddus sono attrezzate per il campeggio montano, entrambe dotate di acqua corrente, e possono essere richieste al Comune per il pernottamento. 

Partendo da Cagliari, Armungia si raggiunge in circa 60 minuti di viaggio. Si segue la SS 554 fino al bivio di Monserrato quindi si prosegue lungo la 387 in direzione Dolianova-Ballao; si attraversa Sant’Andrea Frius e si giunge a San Nicolò Gerrei. All’uscita da quest’ultimo si svolta a destra in direzione Villasalto-Armungia, e si segue la SP 27 fino all’incrocio con la 28; al bivio si svolta a sinistra per Armungia. Partendo da Muravera, Armungia si raggiunge in circa 30 minuti. Si segue la SS 387 in direzione di Ballao fino al bivio con la SP 28. Al bivio si svolta a destra per Armungia. 

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE 
Associazione culturale Casa Lussu 
Via Marconi, 22 - tel. 339 8141786/349 5360323 
casalussu@gmail.com - www.casalussu.org 
Associazione culturale e Gruppo folk Aremusa 
Viale Gramsci - tel. 335 8157252 
Recapito postale Vico I Mazzini 10 
ass.c.aremusa@tiscali.it 
ASD Armungia Calcio 
Viale Gramsci - tel. 349 4127250 - armungiacalcio@gmail.com 

Ospitalità
B&B Casa Lussu 
Via Marconi, 22 - tel. 339 8141786/349 5360323 
casalussu@gmail.com - www.casalussu.org 
B&B Sole e Luna 
Via Lussu, 53 - tel. 349 9707600 - b.bsoleluna@tiscali.it 
B&B Su Carreri 
Via Lussu, 97 - tel. 392 2870934 - donadess@tiscali.it 
B&B Villa Chiara 
Via Lussu, 3 - tel. 320 4030789/370 3265973 
villachiara82@yahoo.it 
Bar Caffè di Assunta Carta 
Via Lussu, 92 - tel. 070 958114 
Bar del Centro (Locale Sky) di Liliana Uda 
Via Lussu, 95 - tel. 070 958170 
Bar e pasti veloci Sole e Luna di Barbara Lecca & C. 
Via Lussu, 53 - tel. 349 9707600 
Artisti e artigiani 
Falegnameria di Gianfranco Usala 
Via Lussu, 28 - tel. 348 2627326 
LAM Gomme Ricambi Auto di Luisa Cardia 
Via Municipio, 54 - tel. 340 9787964 
Esseciesse Impianti srl
Impianti elettrici, Climatizzazione, Riscaldamento, Idraulica 
Vico V Lussu, 14 - tel. 349 6480280/349 4120367 
esseciesse@gmail.com 
Levamus srl, Impresa Boschiva Multiservizi 
Vico III Funtanedda, 4 - tel. 349 1461096 - levamus-srl@tiscali.it 
Impresa Edile Giovanni Lecca e F.lli snc 
Via Lussu, 49 - tel. 333 6540061 
Impresa Edile geom. Cristian Serra 
Via Bonaria, 2 - tel. 346 6995350 - cristian.serra@geopec.it 
Impresa Edile Oliviero Stella 
Via delle Aie, 8 - tel. 347 9859390 
Impresa Edile Massimo Usala 
Via Marconi, 31 - tel. 333 9699289 
Materiali Edili di Mauro Dessì 
Vico Mazzini, 8 - tel. 328 6123929 
Soc. Coop. Sociale 3D 
Lavori silvo-forestali, Manutenzione del verde, gestione servizi turistici 
Località Murulongu - tel. 348 0505267/340 6918375 
coop3di@gmail.com 
Soc. Coop. Sociale ONLUS “Il vecchio e il bambino” 
Servizi sociosanitari, educativi, mense 
Viale Gramsci, 9 - tel. 347 7039911 
ilvecchioeilbambino@tiscali.it 
Prodotti alimentari 
Alimentari e generi vari di Stefania Usala
Via Lussu, 173 - tel. 070 958152
Alimentari e varie di Giovanni Vellini
Via Lussu, 129 - tel. 338 5244625
Pistoccu di Armungia di Alex Pitzalis
Via Lussu, 177 - tel. 347 5876096 - pitzalis@hotmail.it
Macelleria Piga di Maurizio Piga
Via Mazzini, 39 - tel. 349 3285533
Prodotti ittici di Michele Congiu
Vico V Lussu, 10 - tel. 349 7186092

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Comune di Armungia
Via Funtanedda, 3 - tel. 070 958123
protocollo@pec.comune.armungia.ca.it - www.comune.armungia.ca.it
Comando Stazione Carabinieri
Via Funtanedda, 9 - tel. 070 958122
Chiesa Parrocchiale Beata Vergine Immacolata
Piazza Chiesa, 1 - tel. 070 958117
Ambulatorio
Viale Gramsci - tel. 070 958230
Farmacia della dott.ssa Immacolata Raspitzu
Viale Gramsci - tel. 070 958242
Tabacchi Edicola Distributore 24h di Luigi Prasciolu
Via Lussu, 105 - tel. 070 958177
Ufficio postale
Via Lussu, 60 - tel. 070 958085
Arst (collegamenti quotidiani con Cagliari e Muravera)
www.arst.sardegna.it
Autonoleggio privato di Marco Secci
Via Lussu, 6 - tel. 333 3057783
Musei e centri culturali
Sistema Museale di Armungia
Gestione Soc. Coop. Agorà Sardegna
Sede centrale e biglietteria: Museo etnografico “Sa Domu de Is Ainas”
Piazza Municipio - tel. 070 9589011
sistemamuseale@comune.armungia.ca.it - www.armungiamusei.it
Biblioteca comunale “Emilio Lussu”
Viale Gramsci, 6 - tel. 070 958133
biblioteca@comune.armungia.ca.it
Strutture sportive
Campo sportivo, Campo di calcio a 5, Palestra comunale


Festa in onore della Beata Vergine Immacolata: (si tiene la quartadomenica di maggio)
Festa 
con celebrazioni liturgiche seguite da balli in piazza. 

Festa in onore di San Sebastiano: (si tiene seconda domenica di settembre)
Quest’ultima veniva celebrata, scriveva l’Angius nel Dizionario del Casalis, in segno di gratitudine al Santo, per aver salvato il paese da un terribile contagio. Le processioni sono ancora oggi accompagnate dal rosario cantato in lingua sarda, rito capace di evocare atmosfere particolarmente suggestive. 

Festa in onore di San Sebastiano: (si tiene mese di gennaio)
Viene fatto un falò (su fogoroni) nella piazza centrale del paese. 

Festa popolare detta de Is Animeddas: (si tiene il 31 ottobre)
In tutte le case si regalano dolciumi ai bambini, doni che negli ultimi decenni hanno sostituito le mandorle, le noci e i fichi secchi di un tempo. 

l’Estate Armungese,: (si tiene nel mese di agosto)
E' organizzata annualmente dall’Amministrazione comunale con la collaborazione delle locali associazioni culturali e sportive. La rassegna si svolge nel mese di agosto, con spettacoli in piazza, serate culturali ed eventi sportivi. 

Sagra de su pistocu: (si tiene nel mese di agosto)
Dal 2011, nel mese di agosto, l’Associazione Aremusa organizza poi la Sagra de su pistocu, dedicata alla degustazione del tipico pane armungese. L’evento è sempre accompagnato da balli, mentre vengono esposti al pubblico i prodotti enogastronomici e dell’artigianato locale. 

Festa popolare detta de Is Animeddas: (si tiene Tra il 25 aprile e il 1° maggio
Viene organizzata la Marcia ecologica, con percorsi sempre differenti studiati nell’intento di condurre alla scoperta dell’ambiente che circonda Armungia. 

Vista notturna di una via del centro storico.
Vista notturna di una via del centro storico.
Veduta sulla valle del rio Gruppa.
Veduta sulla valle del rio Gruppa.
Il rio Gruppa.
Il rio Gruppa.
Museo storico Emilio e Joyce Lussu.
Museo storico Emilio e Joyce Lussu.
Antico ovile in località Murdega.
Antico ovile in località Murdega.
Bottega del fabbro.
Bottega del fabbro.
Laboratorio tessile Casa Lussu.
Laboratorio tessile Casa Lussu.
Casa Lussu.
Casa Lussu.
Murale dedicato ai soldati della Brigata Sassari.
Murale dedicato ai soldati della Brigata Sassari.
Museo etnografico. Il vestiario tradizionale femminile.
Museo etnografico. Il vestiario tradizionale femminile.
Museo etnografico. Sala multimediale.
Museo etnografico. Sala multimediale.
Limoni nei cortili delle case minime.
Limoni nei cortili delle case minime.
Dispensa Carradori in località́ Murdega.
Dispensa Carradori in località́ Murdega.
Il nuraghe al centro del paese.
Il nuraghe al centro del paese.
Camera interna del nuraghe.
Camera interna del nuraghe.
Museo etnografico. Case Minime. Il forno per la panificazione.
Museo etnografico. Case Minime. Il forno per la panificazione.
La bottega del fabbro di notte.
La bottega del fabbro di notte.
Museo Lussu.
Museo Lussu.
Vista notturna della corte interna del Museo Lussu.
Vista notturna della corte interna del Museo Lussu.



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