Aritzo

Comune in fase attivazione
Provincia di Nuoro
Regione storica di Barbagia di Belvì

CAP: 08031
Prefisso Telefono: 0784

Azienda n.3, Nuoro
Distretto sanitario Sorgono

Superficie territoriale 75,60 kmq
Altitudine 790 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:2311
1961:2469
1971:2226
1981:1776
1991:1692
2001:1537
2005:1445
2011:1361


Comunitrà Montana "Gennargentu-Mandrolisai"
Atzara, Austis, Belvì, Desulo, Gadoni, Meana Sardo, Ortueri, Sorgono, Teti, Tonara
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In mezzo a un meraviglioso bosco di castagni e di noccioli, sulle pendici di Genna ’e Crobu è situato Il Comune di Aritzo, nella Barbagia di Belvì, rinomato centro turistico. Il Comune di Aritzo confina a nord con Desulo, a est con Arzana e Gadoni, a sud con Laconi e a ovest con Belvì e Meana. La sua posizione abbastanza centrale all’interno della Barbagia di Belvì ne ha fatto una vera e propria piccola capitale, frequentata sin dall’inizio del Novecento dai turisti di tutte le parti dell’isola e, soprattutto, cagliaritani: ancora oggi, infatti, si conservano all’interno dell’abitato le ville Fossataro e Asquer, costruite attorno agli anni 1910-1920. Il paesaggio montano è quanto mai vario: compaiono, infatti, i tacchi calcarei (bellissimo il Texile, di fronte al paese, inserito nell’elenco dei Monumenti naturali della Sardegna), e le montagne del Gennargentu: la più bella è, sicuramente, Funtana Cungiada, la “fontana chiusa”, a 1400 metri di altezza, un territorio di oltre duemila ettari comprato dai desulesi nel 1913. Questa fontana “chiusa” non aveva niente a che fare né con la legge delle chiudende né con qualsiasi altro cervellotico piano idrico: si trattava più specificatamente d’una costruzione a mezzo tra il nuraghe e il pozzo che in inverno veniva riempita di neve e, una volta ricoperta di paglia e felci, veniva conservata per l’estate quando, tagliata in blocchi divenuti ormai ghiaccio e riposta in grandi scatole di legno, veniva portata nelle sagre di tutta la Sardegna dagli ambulanti aritzesi:  tritata con un po’ di limone e zucchero diveniva la carapigna, un gelato col marchio doc. In tempi andati la carapigna era una delle risorse principali del Comune di Aritzo: moltissime sono le neviere delle quali ancora si conservano i resti: la più importante, sicuramente, è Funtana Cungiada; ma importanti sono anche quelle di Genna ’e Crobu e Sa Serra; altre, Montes d’Iscudu, Erbas Birdes e Bruncuspina, sono in territorio di Desulo. L’appalto delle neviere era detenuto da una società composta da quattro printzipales aritzesi: Giovassanto Fancello, Vincenzo Arangino, Giovanni Maria Vargiu e Michele Vincenzo Devilla. Fino alla seconda Guerra mondiale l’industria della neve era, sicuramente, la ricchezza per quattro famiglie e per almeno altre cinquanta la sopravvivenza sicura. Addirittura un appaltatore aveva l’incarico di fare “le piazze” a Cagliari: si pagavano fortissimi dazi e tasse di concessione allo Stato. In estate, poi, quando la neve era finita (settembre, ottobre, novembre), le neviere venivano usate come unturgiàias, trappole mortali per gli avvoltoi che venivano catturati usando come esca carne putrefatta. Le penne di questi uccelli venivano vendute a Cagliari e in continente per gli usi più svariati, specialmente per ricavarne penne per scrivere. Vicino all’abitato (in prossimità del bellissimo parco comunale esteso dodici ettari) si possono notare alcune domus de janas: pare che non si conservino, invece, tracce di nuraghi. La vivacità economica che il Comune di Aritzo dovette possedere dal Cinquecento all’Ottocento è dimostrata dalle numerose costruzioni che distinguono questo paese dagli altri centri limitrofi: prima fra tutte la chiesa di San Michele, del 1500, di struttura tardo-gotica, che custodisce all’interno una croce processionale di oreficeria cagliaritana del ’400, una statua lignea policroma con Pietà, di arte locale, del ’700, e un’altra statua lignea raffigurante san Cristoforo, probabilmente del ’600. Ancora, inoltre, si conserva qualche tela del celebre pittore aritzese Antonio Mura. Altra interessantissima costruzione del Comune di Aritzo è il “castello” Arangino, al centro del paese: l’edificio, che risale al ’700, fu realizzato, tutto in schisto, da artigiani locali ma su un progetto sicuramente di scuola non sarda. La costruzione (rifatta, forse, ai primi dell’800) dovette sorgere con tutta probabilità su resti più antichi, tra il 1200-1300. La bellissima casa della famiglia Arangino (una delle più ricche e conosciute di tutta l’isola: suscitò grande emozione, nel 1951, il duplice assassinio del capofamiglia don Vincenzo e del figlio Antonello, trucidati presso Tonara), ha la forma d’un vero e proprio castello, con la torre che domina il paese e tutta la vallata, a memoria del passato potere feudale che la famiglia esercitava sul  territorio del Comune di Aritzo.

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