Arbus

Comune in fase attivazione
Provincia di Medio Campidano
Regione storica di Monreale

CAP: 09031
Prefisso Telefono: 070

Azienda n.6, Sanluri
Distretto sanitario Guspini

Superficie territoriale 267,16 kmq
Altitudine 311 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:9321
1961:10152
1971:8325
1981:7900
1991:7596
2001:7018
2005:6895
2011:6615



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Il Comune di Arbus può vantare in Sardegna un’estensione maggiore rispetto a molti altri: quasi 27.000 ettari di terreno con ben 47 chilometri di costa, da Capo Pecora a Capo Frasca. Il territorio del Comune di Arbus confina a nord con lo stagno di Marceddì (Terralba); a nord-est con il territorio di Guspini; a sud e a sud-est con quello di Gonnosfanadiga; ancora a sud con Fluminimaggiore e ad ovest con il Mediterraneo. Il paese è situato in una conca  circondata da piccoli gruppi montuosi a carattere prevalentemente granitico. Il Comune di Arbus risulta chiuso a nord, ad ovest e ad est rispettivamente da Sa Conca de Su Monti, da Punta S’Accorradroxiu e da Conca de Malu. A sud-ovest, i suoi territori si estendono con  pendii più dolci sino alla vecchia frazione mineraria di Bidderdi e ai piedi della catena del Monte Linas (m 1236). Il territorio del Comune di Arbus è prevalentemente montuoso e collinoso. L’unico tratto pianeggiante di un certo rilievo può essere considerato quello corrispondente alla cosiddetta Piana di Santadi, in prossimità di Capo Frasca, formata geologicamente da un immenso scolo orizzontale di roccia basaltica. Tutto l’Arburese è comunque ricco di filoni di minerali compresi nei giacimenti delle vicine frazioni di Montevecchio e di Ingurtosu. La zona a mare va dai pescosissimi stagni di Marceddì e di San Giovanni alle immense e suggestive dune sabbiose di un color rosa incredibile (Pistis) e quelle bianco-candide che si addentrano sino a circa 2 km dal mare lungo il rio Piscinas e il rio Naracauli, comprendendo un continuo alternarsi di calette e imponenti faraglioni rocciosi spesso difficilmente accessibili quali Capo Pecora, S’Enna ’e S’Arca e Capo Frasca, questi ultimi due compresi nella zona militare del poligono di tiro della Nato. La costa è avviata ormai ad una sempre crescente valorizzazione turistica sia lungo la Costa Verde (da Marina di Arbus a Piscinas) che a Torre dei Corsari. La zona montuosa del Comune di Arbus offre in alternativa boschi ancora integri (ma alcuni sono stati distrutti dagli ultimi incendi estivi), frequentati da diverse specie di animali tra i quali meritano particolare attenzione i pochi esemplari di cervo sardo ancora esistenti. Fra i rilievi che possono meritare l’appellativo di monte, in territorio del Comune di Arbus, è sicuramente l’Arcuentu (814 m), dalla forma bizzarra, con creste disuguali: la sua massa centrale è, come affermava Alberto La Marmora, «una conglomerazione di frammenti angolari e ritondati, d’origine ignea, legati tra loro per mezzo d’un cemento cineriforme della stessa natura, con indizi di stratificazioni».

La storia 
Con l’avvento della potenza aragonese e la conquista dell’isola da parte dell’infante don Alfonso (1323) cominciò anche per Arbus un periodo di sudditanza politica. Lo stesso don Alfonso, volendo ricompensare coloro che avevano partecipato alla sua impresa, instaurò un regime feudale assegnando ai propri dignitari territori da amministrare. Fra gli altri don Alfonso premiò Berengario Carroz che nominò regio consigliere ed elesse marchese di Quirra: nella sua giurisdizione ricadeva anche la Baronia di Monreale, che a sua volta comprendeva i paesi di San Gavino, Pabillonis, Arbus ed altri scomparsi poi nel corso dei secoli. Il complesso di tutti questi villaggi e di tutte le loro terre, estese fino al mare, venne denominato Colostrai, il cui capoluogo era appunto Arbus. La data precisa della fondazione di Arbus non è ufficialmente accertata; è fuor di dubbio però che la sua esistenza storica risale al 1320. Varie supposizioni sono state effettuate sull’etimologia della parola Arbus. È opinione diffusa che essa derivi dal latino arbores (“alberi”), di cui il territorio che circonda l’abitato era un tempo interamente ricoperto. Altri sostengono invece che essa sia una derivazione di àrabus (“arabi”), in quanto l’intera zona venne anticamente invasa ripetutamente dagli Arabi durante le loro frequenti scorrerie lungo le coste sarde. Qualcuno ha avanzato anche l’ipotesi che la radice del nome possa essere Albua, come proponeva Giuseppe Vaquer nel 1855 in un suo studio sul paese: albua starebbe a significare il biancheggiare dei monti circostanti ricoperti di neve; questa derivazione non è però ammissibile perché la neve non fa sui monti arburesi, escluso il vicino monte Linas, che sporadiche comparse a distanza di svariati inverni.

 


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