Anela

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Gilciber

CAP: 09071
Prefisso Telefono: 0785

Azienda n.5, Oristano
Distretto sanitario Ghilarza

Superficie territoriale 36,96 kmq
Altitudine 446 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:1413
1961:1255
1971:996
1981:1014
1991:939
2001:816
2005:764
2011:699


Comunità Montana "Goceano"
Benetutti, Bono, Bottidda, Bultei, Burgos, Esporlatu, Illorai, Nule
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 Come scrisse Gemina Fernando, Il Comune di Anela balza nel suo sito scosceso «bianca e prepotente»: una bella espressione, in cui il di più è solo quel «prepotente», in contrasto almeno con il candore dimesso del paesaggio e soprattutto con l’adattabile carattere degli abitanti. Il Comune di Anela si trova a ridosso di un’ansa tormentata del Marghine superiore, dentro un territorio di circa 3700 ettari. In parte si integra con i comuni limitrofi di Bono, Bultei e Nughedu San Nicolò: solo che il Comune di Anela si trova piuttosto al centro del costone dominante la depressione vulcanica caratteristica del Goceano. Aree di pietra tufacea e trachiti, corrugamenti calcarei, filladi quarziferi, scisti e, in misura minore, graniti costituiscono il tessuto geologico complessivo, ovviamente di origine plutonica come la spalliera montagnosa, dove le vette più elevate sono Punta San Giorgio (m 972) o Pranu, Su Enturzu (m 1103), Masiennera (m 1156) e Punta Cherchidores (m 1117). Notevole l’area boschiva o di forestazione nella sella demaniale, integrata da valli pascolative e coltivabili con dolci declivi. Non mancano tuttavia scoscendimenti franosi nei due versanti. Le sorgenti del Comune di Anela sono 32, di cui le principali sono Badu Addes, Sos Bullones I, Ittiresu, Maru Mele, Sos Bullones II, Cantaru ’e Prammutu, S’Addetorzu, Sa ’e Tanielle, Funtana Arile, Funtana ’e Cresia, Conchedda Coizza I, Conchedda Coizza II, Porcu Malu I, Porcu Malu II, Porcu Malu III, Tetilai, Sa Nuichedda. Dopo il Tirso, i corsi d’acqua o ruscelli notevoli sono cinque: Riu Artu, Perita, Elighias, Ambesuas, Tuvu ’e Arcu. Il clima è spiccatamente mediterraneo, con stagioni regolari e piogge. La malaria è ormai un ricordo storico. Né vi sono acque stagnanti o acquitrini, salvo rare inondazioni nelle terre attigue al fiume, e i capricci di Riu ’e Idda.

La Storia
Il carico di storia nella rissa di tante rocce e alberi, è comprovato da varia monumentalità paleosarda e poi da documenti scritti lungo l’arco di quasi tremila anni. La preistoria, non illuminata nemmeno da una leggenda che non sia recente, si radica in una popolazione “fuggiasca”, rifugiata. L’oscurità non verrà diradata finché non si troveranno reperti di valore (ricerche sistematiche non sono mai avvenute) o non sarà decifrato il patrimonio linguistico con relitti talora risalenti ad epoca prenuragica. Ben sedimentati, tra l’altro, toponimi e fitonimi come Uita, Onevola, Orchinele, Masiennera, Tiria, Olostriu. E sono anche Tiligherta, Tiligugu, Luzzana (nome di terreno e d’insetto). Priva di rigore scientifico è l’etimologia avanzata dallo Spano (Anela = fonte di Dio o fonte divina, dal semitico an = fonte ed el = divinità). Notiamo però come la grafia dell’appellativo sia pressoché costante: al massimo si troverà molto tardi Anella, Arella, ma solo per errore di trascrizione. In larga parte enigmatici sono anche i nuraghi rimasti, d’altronde poco studiati in sito: Siana, Torra, Badu ’e Pira, Ferulas, Tremene, Orchinele, Orgodori, Castanza, Pala ’e Su Furru. Altri erano nelle stesse adiacenze di Siana, e tracce indubbie di nuraghi detti Su Pranu (sul quale fu edificata la chiesetta di San Giorgio), forse Nonnu e Nannaru, un ultimo dentro l’abitato, Murufossu, altro al campo Oscoro (ove fu costruita una casa colonica), e così a Su Carchinarzu, notevole per rinvenimenti recenti. Se ne suppone uno anche in località Santa Maria, ma gli indizi sono evanescenti. Si avrebbero pertanto quindici nuraghi. Provvisoriamente valgono per essi ipotesi e datazioni proposte dagli studiosi specialisti del fenomeno nuragico dell’interno isolano. A Siana viene assegnata la data del sec. VIII. Non si può dire di più, perché lucerne bronzee, resti fittili e simili sono andati dispersi. Del nuraghe è rimasta solo una parte della torre, come al solito troncoconica, il pertugio di ingresso alla camera o alle camere, il tutto invaso da rovine e terriccio. Naturalmente sono da accostare la grotta Uita, ostruita, un ipogeo a pozzo a Sa Mela, non meglio esplorato, poco distante dalle tombe a camera scavate nella roccia a Furrighesos.

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