Àllai

Comune in fase attivazione
Provincia di Oristano
Regione storica di Barigadu

CAP: 09020
Prefisso Telefono: 0783

Azienda n.5, Oristano
Distretto sanitario Oristano

Superficie territoriale 27,38 kmq
Altitudine 52 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:752
1961:783
1971:607
1981:515
1991:466
2001:413
2005:409
2011:385


Unione dei Comuni Bassa valle del Tirso e del Grighine
Ollastra, Siamaggiore, Siamanna, Siapiccia, Simaxis, Solarussa, Villanova Truschedu, Zerfaliu
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La geografia, il paesaggio
La prima impressione che si ha nel giungere ad Àllai è di stupore. Dopo tanti tornanti e saliscendi il paese compare quasi all’improvviso, adagiato sul versante occidentale del Pranu Olìsa, un pianoro proteso verso il corso del rio Massàri, il fiume dai tanti nomi che qui ad Àllai abbandona quello di Fluminèddu prima di riversarsi, più a nord, nel Tirso. Siamo in provincia di Oristano, a 30 chilometri dal capoluogo. È un paesaggio fiabesco che le nebbie invernali, peculiari di questa regione fluviale, contribuiscono ad accentuare, quasi a voler riproporre scenari esclusivi della letteratura medioevale. Lo sguardo non ha profondità perché Pranu Olìsa, Pranu Loddùo e Pranu Margiàni avvolgono l’abitato idealmente, insieme alla sagoma bruna e austera del Grighine. Àllai risulta così al centro di un grande catino naturale, protetto e silente, come adagiato nel grembo della Grande Madre, a 60 metri sul livello del mare. Il paesaggio è fortemente caratterizzato dalla presenza del fiume. Il corso d’acqua divide in due parti il territorio, ma non l’abitato, concentrato invece aldilà dell’alveo fluviale, limite territoriale inequivocabile tra comunità non sempre amiche, avamposto del Barigàdu a sud-ovest. Sulla riva opposta del fiume, proprio dirimpetto ad Àllai, a meridione, si erge l’altipiano di Pranu Margiani, l’Angius lo cita come Planu Barbaggiana, evidente correzione toponomastica dell’antica Brabaxiana, letteralmente “la porta verso le Barbagie”, le terre delle comunità non assoggettate, culturalmente, alla romanizzazione. Àllai è un paese di passaggio. Già dall’antichità costituisce un importante crocevia e la sua storia da sempre è quella di una terra di confine, punto di incontro non solo geografico fra territori ma anche tra genti e culture differenti; un luogo di forte suggestione e di palpabile spiritualità, che si ha la percezione di cogliere in ogni angolo del territorio e dell’area urbana. L’impianto urbanistico è piuttosto semplice e si sviluppa lungo la via Vittorio Emanuele, l’antica “Via dei Viaggianti”, principale arteria stradale attraverso la quale si può raggiungere l’Oristanese, il Mandrolisai e la Marmilla. L’abitato si presenta ordinato e armonico nella teoria di case basse costruite con i cantoni di trachite rossoviolacea a vista e gli infissi colorati; abitazioni spesso aperte su cortili ai quali, talvolta, si accede attraverso i portàles.

Domus e nuraghi

L’antropizzazione del territorio è attestata a partire dalle fasi conclusive del Neolitico. A questa fase della preistoria sono da riferire la necropoli a domus de janas di Marajana, le numerose coppelle ricavate sugli affioramenti rocciosi a Pranu Olìsa, il petroglifo inciso su una parete di roccia nel medesimo contesto geografico, la splendida domus a pozzetto di Sa Cisterra, un vero e proprio inno al culto della fertilità, poco a valle rispetto al nuraghe Arasèda. Qui sono state rinvenute intorno al monumento, o inserite nelle murature ciclopiche con la tecnica del riutilizzo, numerose statue menhir appartenenti a una tipologia del tutto inedita e originale, che paiono introdurre al magico mondo dei nuraghi. Le caratteristiche geomorfologiche di questo territorio sono state particolarmente apprezzate dall’uomo durante i secoli della Civiltà nuragica, che nella salubrità degli altipiani e nella ricchezza dei corsi d’acqua ha individuato l’habitat ideale. Così i nuraghi costituiscono anche qui ad Àllai la peculiarità del paesaggio archeologico; li ritroviamo lungo il ciglio degli altipiani a dominio di ampie porzioni di territorio come a Arasèda, a Sa Pala ’e sa Cresia, a Pranu Margiàni e Codinèdda a seguire discreti le vie d’accesso naturali che dalle valli si inerpicano verso i rilievi, oppure a presidiare i passi collinari e le incisioni dei corsi d’acqua come a Nabrònes, a Ghenna Ilighi, a Nurachi ’e Prunas e a S’Isca ’e Nurachi. I nuraghi non sono l’unica testimonianza dell’età del Bronzo presente ad Àllai, anzi spesso si associano a tombe di giganti, come a Pranu Olìsa e a Loddùo, oppure a veri e propri villaggi di capanne come a Nurachi ’e Prunas e nell’intorno del nuraghe Loddùo, per citare quelli nei quali è ancora possibile rilevare i volumi degli ambienti e l’estensione.

Il Ponte Vecchio
Un capitolo a parte merita la frequentazione del territorio in età romana. Di questa fase culturale così pregnante per il Barigàdu resta, a testimonianza della viabilità antica, parte del Ponti ’Ecciu, un ponte a sette arcate che fino al 1920 è stato l’unico in muratura sul rio Massàri. Un’opera ingegneristica notevole che per secoli ha messo in comunicazione il Campidano di Oristano con le terre oltre il fiume: un’opera importante anche da un punto di vista strutturale, considerata anche la portata del corso d’acqua e il carattere torrenziale che assume per almeno sei mesi l’anno. I segni dell’azione incessante dell’acqua si colgono nella stratigrafia muraria del ponte che evidenzia una serie di restauri e rifacimenti anche radicali, frutto di tecniche e maestranze differenti. L’utilizzo del territorio in età romana è ampiamente attestato da una serie di epigrafi latine su cippi funerari, rinvenute in più località, che rimarcano la presenza ad Àllai di più aree cimiteriali e quindi di più insediamenti abitativi. Di questi ultimi si colgono i segni copiosi in tutto il territorio allaése, sia come rifrequentazioni di monmenti più antichi come i nuraghi, sia come luoghi di nuovi insediamenti come in quei siti dove, durante il Medioevo, si sono formati i villaggi, o biddas, di Brabaxiana, di Loddùo e di Alàri, e gli agglomerati di Codinèdda, Montesantu ’e Susu e Montesantu ’e Josso, abitati poi scomparsi tra il tardo Medioevo e l’Età moderna, ma sulle rovine dei quali si fonda la storia di Àllai.

I feudatari

I fatti susseguenti alla battaglia di Sanluri del 1409 portarono alla scomparsa del Regno d’Arborea e alla trasformazione dello stesso in Marchesato di Oristano. La Curatoria del Barigàdu venne concessa in un primo momento al marchese di Oristano, poi, nel 1417, parte del feudo passò a Ludovico Pontons. Da questo momento vi fu un continuo avvicendamento di feudatari e di famiglie: nel 1481 arrivò Gaspare Fabra; nel 1519 toccò a Nicolò Torresani e a Carlo de Alagon che lo divisero in due parti, de Susu e de Jossu: a Torresani toccò la seconda che comprendeva Àllai insieme a Busachi, Fordongiànus e Villanova Truschèdu. Ancora un atto importante nel 1558, quando il feudo di Barigàdu de Jossu venne unito al feudo di Canàles; e seguirono ancora passaggi di mano: prima ai Cervellòn e poi, nel 1715, ai Manca Guiso che lo amministrarono fino all’abolizione del feudalesimo e al definitivo riscatto da parte del Regno di Sardegna del 1839, eccetto una breve parentesi tra il 1791 e il 1800, quando venne concesso alla marchesa di Busachi Teresa Deliperi. Un viaggio lunghissimo attraverso una storia ricca e sfaccettata in un territorio di appena 29 kmq, dove tutti i periodi della preistoria e della storia sono rappresentati in maniera chiara, oseremmo dire didattica.
Il nome, l’economia, i personaggi

Da Alari ad Àllai

Le ipotesi sull’origine del toponimo Àllai conducono inequivocabilmente all’antico Alàri, «uno delli sei distrutti villaggi», scriveva Vittorio Angius, «che trovavansi in questo partito o dipartimento». Lo studioso localizzava l’antica villa sul Pranu Olìsa ma questa andata a coincidere con la villa di Monte Santu ’e Susu, nei pressi del nuraghe Sa Pala ’e sa Cresia. I risultati delle ricerche archeologiche e topografiche condotte nel territorio e l’analisi di alcuni reperti provenienti dall’area urbana indicano invece la preesistenza di un insediamento medioevale nel centro storico di Àllai, l’antica Alàri appunto, che ha dato origine al villaggio moderno. Per la verità sono state formulate altre ipotesi che si discostano dalla prima e che in questa sede è giusto riportare, come quella di Massimo Pittau, il quale ritiene che il toponimo Àllai possa essere posto a confronto, ma non fatto derivare, con il fitonimo latino di origine ignota alium, aleum, alleum, allius, “aglio”. Per altri ancora l’etimologia del nome sarebbe da ricondurre al sumerico Addad, dio della pioggia o, secondo altre ipotesi, all’Allah dei mussulmani.

Il campo, il pascolo, la foresta
La vita di Àllai è ancora fortemente ancorata alla tradizione agro-pastorale, seppure, soprattutto negli ultimi tempi, vi siano stati dei cambiamenti importanti nell’economia e nella società tanto da modificare quell’equilibrio millenario tra l’uomo e la terra che si era fatto forte e profondo lungo il percorso storico. A una economia esclusivamente agricola e pastorale si è affiancata, negli ultimi tempi, la valorizzazione del patrimonio naturalistico e ambientale. Àllai ha saputo cogliere appieno le preziose potenzialità che le derivano dal possedere un territorio ricco e ben conservato, trasformandolo in un laboratorio di ricerca di nuovi e validi strumenti occupazionali e di sviluppo economico. In questo modo diverse decine di posti di lavoro sono assicurati dalle attività forestali, e non sono pochi coloro che, sempre in ambito agroforestale, operano nelle attività di produzione e commercializzazione dei cippati. Poche le attività imprenditoriali e artigianali, mentre sono cresciute quelle terziarie.

Il canonico Marras
Tra i personaggi che hanno dato maggior lustro e prestigio ad Àllai corre l’obbligo di rammentare il canonico Efisio Marras, conosciuto come Su ’Etzu per distinguerlo dall’omonimo nipote, anche lui canonico. Di famiglia benestante e numerosa – ben nove figli tra i quali era il quarto –, ebbe i natali nel 1883. Frequentò il Seminario tridentino di Oristano dove apprese la lingua italiana e la latina e, soprattutto, l’arte della retorica e dell’eloquenza sacra in lingua italiana, che mise a frutto, per la prima volta ancora seminarista, il 12 maggio del 1904, all’età di 21 anni, con un discorso sull’Immacolata Concezione tenuto nello stesso Seminario. Uomo di profonda cultura teologica e predicatore in lingua sarda di prima grandezza, di certo tra i più eloquenti di Sardegna, una volta terminato il corso di studi nel Seminario frequentò con profitto il Collegio leoniano di Roma dove, nel 1907, si laureò in Teologia. Due anni dopo ebbe inizio la lunga carriera ecclesiastica in diversi paesi dell’Isola: fu dapprima vice parroco nei dintorni di Oristano e rivestì poi lo stesso incarico a Laconi, dove rimase dal 1910 al 1911. Intanto, il 31 di maggio del 1909, a chiusura del mese mariano, tenne la prima predica in sardo dal pulpito della chiesa di Sant’Efisio di Oristano. Per ulteriori due anni, a cavallo fra il 1916 ed il 1917, resse in qualità di rettore le sorti delle parrocchie di Santa Giusta e della borgata di Silì. Nel 1924 venne nominato canonico ed iniziò l’insegnamento presso il Seminario che lo aveva visto allievo in gioventù. Subito dopo la Seconda Guerra mondiale rinunciò per motivi sconosciuti all’incarico di canonico e si ritirò a vita privata. Morì il 18 giugno del 1966, ospite delle Suore dell’Opera Pia Cottolengo, e venne sepolto nella nativa Àllai. Riconoscente per le sue opere caritatevoli e per le doti umanitarie che lo contrassegnavano, e di cui sono prove tangibili la realizzazione dell’Asilo infantile e un costoso intervento di restauro della Parrocchiale dello Spirito Santo, il Comune gli ha intitolato la piazza su cui si erge la chiesa parrocchiale e gli ha dedicato il libro Preigas, curato da Gigi Sanna, nel quale sono state raccolte 12 prediche di cui ben 11 in lingua sarda.
Le feste, le ricorrenze, il costume tradizionale

Sant’Isidoro e lo Spirito Santo
Come negli altri centri della Sardegna anche ad Àllai il tempo è scandito dal ripetersi periodico e immutato di usanze e costumi legati alla nascita, al matrimonio, alle tipiche attività economiche, ai riti propiziatori e di ringraziamento, a ricorrenze e tradizioni di annuale cadenza. Tra le manifestazioni più sentite vi sono i riti solenni in onore di Sant’Isidoro, che si tengono il 16 maggio. È questa una festa di chiara matrice pagana, con relativamente recenti sovrapposizioni religiose, che sopravvive ancora nonostante le mutate condizioni socio-economiche. Si tratta infatti di un rito di ringraziamento che coloro che si dedicavano al lavoro nei campi, agricoltori, pastori, massaios, rivolgevano al loro santo protettore. I riti, analoghi a quelli di altre comunità, comprendono solenni processioni cui partecipavano un tempo gioghi di buoi e carri addobbati a festa, sostituiti negli ultimi tempi dai trattori. La sera i festeggiamenti proseguono con canti, balli e bevute. Congiuntamente a Sant’Isidoro si festeggia lo Spirito Santo, poiché tradizione vuole che proprio in tale giorno si sia dato avvio ai lavori per la costruzione della chiesa parrocchiale ad esso dedicata.

Da agosto a gennaio
Ad agosto, per l’intero mese, si susseguono eventi d’ordine prettamente culturale, spettacoli teatrali, concerti, attività didattiche rivolte ai minori, manifestazioni sportive. L’8 settembre si fa festa per la Beata Vergine del Rimedio, nella chiesetta che le è stata intitolata nell’immediata periferia del paese. A dicembre, ormai da diversi anni, si ripropone in Sa Pratza ’e su fogalone (La Piazza del falò) la macellazione del maiale secondo l’antica tradizione. Tutte le parti che vengono preparate e cotte vengono poi distribuite tra i presenti, che fanno festa fino a notte inoltrata. Poco tempo dopo, il 16 e il 19 gennaio, nella stessa piazza si accendono grandi fuochi in onore dei santi Antonio e Sebastiano.

Un costume da ricostruire
Anche Àllai aveva il suo costume tradizionale, maschile e femminile. Il primo rispondeva alle tipologie canoniche dei modelli dell’alta Valle del Tirso, sobrio ed essenziale, del quale si è conservata qualche immagine ma nessun indumento. Del costume femminile ci è pervenuto un corpetto, o imbùstu, da festa morbido, nella variante della Sardegna centro-meridionale. È confezionato con un tessuto di pregio rosso-amaranto decorato con motivi floreali dorati, rifiniture con taffetà nero nei bordi, cucite a mano. Una trinetta nera segna verticalmente la linea mediana posteriore, poi riproposta anche sul davanti in prossimità della chiusura del tipo “a cordicella”. L’oggetto è in ottimo stato di conservazione e costituisce un “fossile” importante per la ricostruzione del costume originario.
Le tradizioni gastronomiche di un dato territorio rispecchiano, più o meno fedelmente, l’anima e il substrato culturale derivati dal vivere e dall’attività quotidiana della popolazione che lo abita. Nel caso di Àllai sta a dimostrarlo, oltre alle pietanze tradizionali in parte comuni ai centri vicini, una vera e propria leccornia, s’ortau. Si tratta di un salsicciotto ottenuto riempiendo l’intestino retto del maiale con carni di prima scelta tagliate a pezzettini e variamente aromatizzate; dopo averlo ben legato si lascia asciugare quindi lo si arrostisce lentamente, tenendolo a debita distanza dal fuoco. La maestria e la specificità di questa comunità vengono poste in luce anche con la preparazione di dolci genuini, semplici eppur sapientemente elaborati, decorati o disadorni. Il posto d’onore spetta certamente a sa pippia ’e tzuccuru.
Àllai, il paesaggio e la comunità
In “!50” la normalità è suonare su un albero. In una casa di legno appesa ai rami più forti di due eucalipti che fanno da sentinella ai pesci che sguazzano nel Flumineddu dove sembra di essere in Amazzonia e invece siamo in Sardegna, ad Àllai, 400 anime nel Barigadu, ai piedi del monte Grighine, in provincia di Oristano. In “!50” la normalità è svoltare a destra in pieno centro di Àllai perché un cartello turistico giallo indica “Casa sull’albero” che ormai è patrimonio del luogo e di quella comunità come potrebbe esserlo un nuraghe o una chiesa romanico-pisana. Ad Àllai è normale che il presente possa convivere con il passato senza scontri né domande. Perché dall’albero il mondo lo si vede meglio e si scopre che ci può essere un concerto di jazz e subito dopo un ballu tundu nella piazzetta del paese, come se le due cose fossero in sintonia totale. In “!50” è normale portare casse monitor, cavi, sedie, luci a sette metri su un eucaliptus e normale è illuminare dieci minuti prima del concerto, appena il sole cala dietro il Flumineddu, quello spazio che diventa magico; ed è normale mettere un operatore a dieci metri di altezza affinché possa filmare i musicisti sull’albero per poi proiettarne i visi e i corpi sulla grande roccia Sa Rocca che vigila dall’altra parte del fiume. Normale è anche che ci sia una barchetta sulla quale poco prima del tramonto si vada a fare un giro e scoprire così che i ragazzi che frequentano l’Open Workshop internazionale di Progettazione e che provengono da Teheran, Bagdad, Bombay o Mosca stiano costruendo un finger in legno che si affaccia sul fiume per l’attracco delle barche e che stiano lavorando con seghe, martelli e pennelli mentre anche noi lavoriamo al preparare il concerto della sera. È normale che ad Àllai, 400 abitanti, si organizzi il festival Ecorurality e che noi vi si faccia parte con uno dei concerti di “!50”? È normale che questo abbia come primo obbiettivo lo sviluppo di relazioni sociali con la comunità indagando sulla eco-sostenibilità sperimentando nuovi sistemi di ecoturismo culturale in grado di connettere ruralità con archeologia e ambiente, ecologia con agricoltura e nuove energie come noi facciamo con il Carro che ci alimenta? Ad Àllai tutto è normale… (Paolo Fresu, “!50” Homescape, Diario di bordo, 2011. “!50” è la serie di cinquanta concerti che il trombettista jazz Paolo Fresu ha tenuto in vari centri dell’isola in occasione del suo cinquantesimo compleanno).

La multiformità del paesaggio

Affrontare la multiformità cangiante del paesaggio diventa prima di tutto un atto di ri-definizione di sé, prendendosi il tempo necessario per toccare i propri limiti, in senso fisico e conoscitivo. (PaesaggiConnessi, Docenti_WalkAbout, 2010).

La partecipazione della comunità
Il progetto si distingue per una corretta interpretazione della Convenzione Europea del Paesaggio, in particolare per quanto riguarda gli aspetti della partecipazione della comunità alla trasformazione e all’innovazione del proprio territorio, per la concezione del paesaggio e la sua progettualità come elementi in divenire. (Commissione Regione Sardegna, V° Premio del Paesaggio, 2011: 1° classificato EcoRurality).
L’area urbana
Il centro storico si presenta omogeneo, definito e ben riconoscibile nella sua articolazione intorno alla chiesa parrocchiale intitolata allo Spirito Santo. Si compone di costruzioni disposte ad “isolato” che includono al proprio interno le piazze, tra queste Pratz’e is ballus, evocativa della funzione principale in occasione delle feste, e l’antica Pratz’e forreddu. Interventi recenti di riqualificazione dell’area urbana hanno ripreso queste linee guida e hanno portato alla creazione di ampi spazi “condominiali” contornati dalle tipiche costruzioni allaesi, con piano terra e primo piano, come nella piazza del Museo civico. L’origine del villaggio di Àllai è da ricercarsi nei tempi della tarda Età nuragica, precisamente nella prima Età del Ferro, come testimoniano alcuni reperti archeologici messi in luce durante lavori di scavi per la sistemazione viaria, impiantistica e di fondazione per l’edilizia abitativa. Si tratta di fittili frammentati ben noti per tipologia e inquadramento cronologico, che attestano la presenza di un insediamento capannicolo nell’area urbana. Da questo momento, pressoché senza soluzione di continuità, il villaggio conoscerà una crescita costante, prima in epoca coloniale, punica e poi romana, e in particolare durante il basso Medioevo, come confermano alcuni frammenti ceramici di produzione valenzana della prima metà del ’300, associati alle tipologie locali. Purtroppo oltre allo sviluppo topografico del centro storico, che potrebbe riferirsi alla villa medioevale, al quale a partire dal tardo ’400 si è sovrapposto il villaggio moderno, non abbiamo elementi architettonici e artistici riferibili a tale contesto culturale. Fanno eccezione i resti strutturali di una preesistente chiesa paleocristiana e medioevale, oggi sottostante alle architetture della parrocchiale, alla quale è da riferire probabilmente il catino monumentale dell’acquasantiera in trachite rossa, che riporta la data di esecuzione al 1320. I documenti epigrafici attualmente conosciuti provengono infatti da alcuni siti del territorio, il primo da un’arcata di Ponti ’Ecciu, che attesta un completamento strutturale nel 1153 ad opera del sovrano arborense Barisone I, il secondo dalla chiesa di Santa Maria di Loddùo, che cita una giostra equestre, una Saradilia, intorno al santuario, in data 1323.

La chiesa
La Parrocchiale, intitolata allo Spirito Santo e alla Madonna del Rosario, è stata edificata nel 1503, come riporta la colonna della croce collocata sul piazzale della chiesa nel giorno della sua consacrazione. Ripropone sia in facciata sia all’interno i caratteri peculiari dell’architettura gotico-aragonese. Il prospetto principale presenta un profilo “a capanna tronca” su cui si eleva, al centro, un campanile a vela. L’ingresso è costituito da un portale ad arco a sesto acuto molto ribassato, sormontato da un rosone circolare chiuso da moderni vetri policromi. Negli anni ’80 è stata edificata la torre campanaria. L’interno è caratterizzato da un’unica aula, coperta da un solaio a doppia falda poggiante su grandi archi a sesto acuto, sulla quale si aprono sette cappelle. La cappella maggiore è sobria ma impreziosita da un’elegante volta a crociera con la trachite a vista. All’incrocio tra i costoloni vi è una gemma con l’effigie di Dio Padre Benedicente. Tra gli arredi si segnala una rara acquasantiera ricavata da un unico blocco di trachite violacea che riporta, incisa, la data del 1320.

I pozzi
Proseguendo per via Parrocchia si arriva a Pratz ’e is ballus, dove è possibile ammirare uno dei monumenti simbolo del piccolo centro del Barigàdu, Su Putzu Mannu, uno dei tre pozzi pubblici presenti nell’abitato. Già il toponimo sottintende che questo è il maggiore dei tre; il secondo, più piccolo, è appunto Putzighèddu, mentre Putzu ’e Concia, evocativo della pratica della conciatura delle pelli, è stato coperto. Putzu Mannu, come Putzigheddu, presenta una canna cilindrica edificata in muratura a secco, con disposizione dei blocchi in opera poligonale. La vena sorgiva è ancora florida e tuttora utilizzata. L’importanza del pozzo per la storia di Àllai è dovuta al ritrovamento sul fondo, durante una ripulitura avvenuta nei primi anni ’80 del secolo scorso, di una cospicua quantità di boccali, integri e frammentati. Il pregevole lotto di reperti annovera produzioni toscane di scuola Montelupo associate a produzioni oristanesi inquadrabili, per tipologia, intorno alla metà del ’500. Rimangono ancora dubbie le ragioni di un simile deposito che fanno però propendere per una funzione rituale, femminile, legata al culto della fertilità.

Il Museo
Se la chiesa Parrocchiale con la piazza antistante può essere considerata il fulcro del centro storico, il Museo è il centro della vita culturale di Àllai. Il complesso monumentale che lo ospita, meglio noto come “Casa Saba”, è un insieme di abitazioni e di logge aperte su un’ampia corte ellittica, sulla quale si affacciano anche alcune case private, anch’esse ormai parte integrante del nuovo concetto di musealizzazione urbana, che dall’interno degli ambienti si sposta ad occupare via via gli spazi esterni e conquista, secondo la teoria dei cerchi concentrici, porzioni d’abitato sempre più ampi. All’interno il Museo custodisce preziose testimonianze archeologiche provenienti dal territorio, tutte finora inedite, distribuite lungo un percorso strutturato per periodi, dalla preistoria all’età moderna. Si tratta di reperti litici e ceramici che sottolineano, ciascuno per le proprie peculiarità, il periodo culturale di riferimento. In particolare, in una sala ad essa dedicata, campeggia uno splendido esempio di Dea Madre Mediterranea, modellata su un megalite di trachite, che introduce al fenomeno della statuaria preistorica in questo areale geografico, per la verità già noto in letteratura archeologica, grazie ai ritrovamenti di numerosi monoliti nel sito di Arasèda sul Pranu Olìsa. La recente ricognizione archeologica ha restituito inoltre statue menhir intere e frammentate anche sugli altri due altopiani di Pranu Margiani e di Loddùo, aprendo in tal senso uno squarcio conoscitivo notevole sul particolare fenomeno artistico. Allo stesso modo i cippi funerari a capanna con iscrizione dedicatoria in latino sono indicativi dell’importanza di Àllai in età romana, principalmente per la viabilità antica da e per Forum Traiani, la vicina Fordongiànus, ma anche per Colonia Julia Usèlis, l’attuale Usèllus. A tale proposito acquista un significato rilevante il ponte romano sul rio Massàri, Ponti ’Ecciu, ristrutturato già durante il Medioevo e a più riprese in epoca moderna. Le logge, all’esterno, ospitano invece una sezione etnografica riassuntiva di tre momenti specifici: la spremitura delle bacche di lentisco per ottenere olio da usare per l’illuminazione e spesso anche per l’alimentazione; la coltivazione del grano, la molitura e la panificazione; infine il carro a buoi e i trasporti. Il percorso museale è supportato da immagini e filmati.

La casa sul fiume
Il futuro però è lì, sulle rive del fiume, dove la comunità è da poco tornata, nuovamente attratta e religiosamente devota, come se il corso d’acqua risvegliasse gli animi sopiti e li sospingesse verso un futuro più certo, più prospero. E a ragione di ciò ha innalzato un nuovo tempio, una casa sull’albero, un inno alla vicinanza del cielo, un osservatorio privilegiato per gettare lo sguardo oltre gli altipiani e il Grighine, e potersi così finalmente affacciare sull’orizzonte del mondo.
Àllai è collegato quotidianamente per mezzo di autobus con Oristano e con Sorgono.

RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Associazione culturale “S’Unda”
Via Umberto, 39
Tel. 329 9581687
Associazione Polisportiva Allai
Via Parrocchia, 43A
Coro Polifonico S’Armonia
Via Vittorio Emanuele, 42 - tel. 320 1126048
Ospitalità
Agriturismo Is Meriagus
Località Sinadorgiu - tel. 0783 6819/320 293391
Bed & Breakfast Le Pavonesse
Via Vittorio Emanuele, 16 - tel. 0783 6810/333 747568
Ristorante-Pizzeria-Edicola e Tabacchi Mariù
Via Parrocchia, 23 - tel. 0783 609066/328 7692868
Bar Sportingclub di Deligia Gabriella
Via Ponte Nuovo, 4a - tel. 0783 6830
Artisti e artigiani
Giovanni Musu, pittore
Via Umberto, 18 - tel. 320 1819842
Giuseppe Pili, scultore
Via Vittorio Emanuele, 40 - tel. 328 8984173
Autotrasporti DeH srl di Pischedda
Via Bau Accas, 5 - tel. 320 9244110
Autotrasporti PMP srl dei f.lli Deligia
Via Vittorio Emanuele, 23 - tel. 329 2681481
Maria Rita Concudu. Ditta di selvicoltura
Via Vittorio Emanuele, 24b - tel. 329 2430767
Ditta Edile di Marcello Cossu
Via Vittorio Emanuele, 70 - tel. 329 5860744
Ditta Edile di Ottaviano Urru
Via Vittorio Emanuele, 24a - tel. 320 2358800
Movimento terra di Severino Ardu
Via Vittorio Emanuele, 14 - tel. 0783 6819
SIEL 84 di Mario Costantino Cugudda
Via Is Argiolas, 3 - tel. 329 3505837
Studio tecnico di Paolo Giacinto Deligia
Via Vittorio Emanuele, 23 - tel. 347 9483369
Studio tecnico di Giacomo Deidda
Via Parrocchia, 8 - tel. 320 8583979
Prodotti alimentari
Pasta fresca e minimarket di Annalisa Scalon
Via Ponte Romano, 1 - tel. 0783 6891
Minimarket di Marina Demuru
Via Vittorio Emanuele, 16 - tel. 320 4056635

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ

Comune
Via Ponte Nuovo, 3 - tel. 0783 6813/609001 - fax 0783 609034
info@comuneallai.gov.it - protocollo@pec.comune.allai.or.it
www.comunedialllai.gov.it
Ambulatorio medico
Via Vittorio Emanuele, 37a - tel. 0783 6825
Farmacia
Via Vittorio Emanuele, 39 - tel. 0783 609039
Ufficio postale
Via Parrocchia, 43 - tel. 0783 609046
Bancomat Banco di Sardegna
Via Vittorio Emanuele, 37 - tel. 0783 609088
Musei e centri culturali
Biblioteca e Centro multimediale
Via Ponte Nuovo, 7 - tel. 0783 097496
Museo civico comunale
Via Parrocchia, 15 - tel. 0783 097498
Strutture sportive
Campo di calcio
Via Bau Accas
Campo di calcetto e campo da tennis
Via Ponte Nuovo
Casa sull’albero
Riva del rio Massari, località Su Crastu
Sant’Isidoro : (si tiene in Maggio)
Si tratta infatti di un rito di ringraziamento che coloro che si dedicavano al lavoro nei campi, agricoltori, pastori, massaios, rivolgevano al loro santo protettore. I riti, analoghi a quelli di altre comunità, comprendono solenni processioni cui partecipavano un tempo gioghi di buoi e carri addobbati a festa, sostituiti negli ultimi tempi dai trattori. La sera i festeggiamenti proseguono con canti, balli e bevute.

Lo Spirito Santo : (si tiene in Maggio)
Congiuntamente a Sant’Isidoro si festeggia lo Spirito Santo, poiché tradizione vuole che proprio in tale giorno si sia dato avvio ai lavori per la costruzione della chiesa parrocchiale ad esso dedicata.

Mese di Agosto
Ad agosto, per l’intero mese, si susseguono eventi d’ordine prettamente culturale, spettacoli teatrali, concerti, attività didattiche rivolte ai minori, manifestazioni sportive.

Beata Vergine del Rimedio : (si tiene in Settembre)
Si tiene nella chiesetta che le è stata intitolata nell’immediata periferia del paese.

La macellazione del maiale : (si tiene in Dicembre)
A dicembre, ormai da diversi anni, si ripropone in Sa Pratza ’e su fogalone (La Piazza del falò) la macellazione del maiale secondo l’antica tradizione. Tutte le parti che vengono preparate e cotte vengono poi distribuite tra i presenti, che fanno festa fino a notte inoltrata.

Santi Antonio e Sebastiano : ( si tiene in Gennaio)

Il 16 e il 19 gennaio, in Sa Pratza ’e su fogalone (La Piazza del falò) si accendono grandi fuochi in onore dei santi Antonio e Sebastiano.
 

Scorcio del Rio Massari.

Domus de janas di Marajana.

Coppella a Pranu Olìsa.

Petroglifo dell’Orante.

Domus a pozzetto Sa Cisterra.

Tomba di giganti di Pranu Olìsa.

Nuraghe Sa Pala ’e sa Cresia.

I fuochi di Sant’Antonio.

Particolare del corpetto del costume da festa allaese.

Sa Pippia ‘e Tzuccuru.

Casa sull’Albero.

Interni della Chiesa dello Spirito Santo.

La Piazza del Museo Civico.

L’acquasantiera del 1321.

Ponte romano Ponti ’Ecciu.

Chiesa dello Spirito Santo.

Su Putzu Mannu.

Menhir della Dea Madre.


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