Alghero

Comune in fase attivazione
Provincia di Sassari
Regione storica di Nurra di Alghero

CAP: 07041
Prefisso Telefono: 079

Azienda n.1, Sassari
Distretto sanitario Alghero

Superficie territoriale 224,43 kmq
Altitudine 7 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:21374
1961:26688
1971:32187
1981:36186
1991:39026
2001:39372
2005:40257
2011:40965



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 Il territorio del Comune di Alghero comprende la parte sud occidentale della provincia di Sassari e forma quasi un ferro di cavallo intorno all’omonima rada. I confini del Comune di Alghero sono: a nord e nord-est con la Nurra di Sassari, a est con il comune di Olmedo e, per un tratto, con quello di Uri, a sud-est con il comune di Putifigari, a sud con quello di Villanova Monteleone, e ad ovest con il mare. Si tratta di un’area di 22.496 ettari di cui solo un terzo pianeggiante e il resto costituito da colline e altipiani, su cui scorrono alcuni corsi d’acqua per lo più a carattere torrentizio. I più importanti corsi d’acqua sono: il rio Barca, principale immissario del Calich; il rio Filibertu, il rio Sassu e il rio Serra che sono affluenti del rio Barca; il rio Fangal che sfocia nel Calighet, l’estremità più orientale della laguna, attraversa da sud a nord buona parte del territorio del Comune di Alghero e, infine, il rio Calabona e il rio Omamort che si gettano in mare nella costa meridionale.
Gli unici rilievi, se così possono essere chiamate alcune colline dalla tipica forma arrotondata, sono il Monte Doglia (437 m) e il Monte Timidone (362 m) entrambi a nord, e l’altipiano di Scala Piccada (335 m) a sud, verso Villanova Monteleone.
Dal punto di vista geologico il territorio del Comune di Alghero si può dire caratterizzato da tre tipi di conformazioni: quella di quasi tutto l’entroterra che è composto di arenarie del Quaternario; la penisola sulla quale sorge il centro abitato che è un «promontorio di marne e dolomie ben stratificato del Trias superiore» (S. Oppes); il promontorio di Capo Caccia, costituito da calcare del Cretaceo; il monte Timidone e punta Cristallo, interamente costituiti da calcare del Giurese. Interessante la presenza di uno strato di bauxite nel lato occidentale dello stagno di Calich a nord della borgata di Fertilia. 
La storia
Le tracce dei primi abitatori di questo angolo della Sardegna si rinvennero, non molti anni or sono, in una delle più imponenti, maestose e belle cavità naturali scavate nel corso dei millenni nel calcare di Capo Caccia: la grotta Verde. «Essa si apre – (ha scritto Giuseppa Tanda) – a 75 metri sul livello del mare con una maestosa entrata e si sviluppa in una sala a sezione lenticolare che sprofonda verso ovest con una inclinazione di 45°, fino a raggiungere un laghetto di acqua salmastra». La colorazione verde, di un intenso verde smeraldo, è data alle pareti di questa grotta da un particolare gruppo di muschi e licheni che “decora” le alte colonne stalagmitiche e, a tratti, le numerose e ardite stalattiti. All’interno di questa meraviglia della natura (si attende che presto possa essere reso possibile l’accesso ai visitatori) si rinvennero reperti e testimonianze risalenti al Neolitico antico (VI-V millennio prima di Cristo), di quella particolare civiltà primitiva sarda che gli archeologi definiscono di Su Carropu e Grotta Verde, appunto, dalle località nelle quali si rinvenne il più importante e consistente numero di reperti e di materiale archeologico.
Si tratta di alcune tra le testimonianze più antiche finora rinvenute nell’isola e ciò prova come la zona costiera nord occidentale sia stata uno dei primi siti abitati in tutta la Sardegna.
La presenza di popolazioni neolitiche in quella grotta è testimoniata anche per i successivi periodi del Neolitico medio e di quello recente, e si ritiene che essa fosse utilizzata anche in epoche successive – fino al periodo cristiano – non più però come riparo ed abitazione, ma come luogo funerario e di culto. Furono proprio le prime esplorazioni, risalenti al secolo scorso, a portare alla luce i resti di un altare paleocristiano che sorgeva nella prima sala della grotta; da qui i nomi di Grotta dell’Altare o di sant’Erasmo, con i quali viene anche denominata. Altre importanti testimonianze neolitiche si rinvennero a sud del centro abitato del Comune di Alghero, lungo la litoranea per Bosa, in località Cala Bona, dove, in una cavità naturale denominata Grotta del Macciòni, furono ritrovati diversi 
scheletri insieme ad armi ed utensili di uomini e donne vissuti nel terzo millennio prima di Cristo.
 




































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