Alà dei Sardi

Comune in fase attivazione
Provincia di Olbia - Tempio
Regione storica di Monte Acuto

CAP: 02020
Prefisso Telefono: 079

Azienda n. 1, sassari
Distretto sanitario Ozieri

Superficie territoriale 188,60 kmq
Altitudine 663 metri s.l.m.

Abitanti al:
1951:2443
1961:2561
1971:2232
1981:2183
1991:2052
2001:1906
2005:1937
2011:1960


Comunità Montana del Monte Acuto
Berchidda, Buddusò, Monti, Oschiri, Padru
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Tra altipiani, boschi e fiumi
Alà dei Sardi sorge a 663 metri s.l.m. su un vasto altipiano caratterizzato da boschi di querce da sughero, lecci e roverelle. Il Comune apparteneva alla provincia di Sassari sino al 2001, anno in cui è entrato a far parte della nuova provincia Olbia-Tempio. È inserito nella regione storica del Monteacuto e rappresenta il confine orientale tra quest’ultima e quelle della Gallura e del Nuorese. La sua posizione geografica ha dunque consentito l’integrazione tra ambienti e culture differenti; da qui, infatti, passa la strada che, dall’antichità, mette in collegamento le aree costiere galluresi, soprattutto la piana di Olbia, con quelle dell’altipiano di Buddusò e Bitti. Lo stesso paese si dispone lungo la Strada Statale 389 che da Monti conduce al Passo di Correboi. Appartengono al Comune diverse frazioni, situate nella parte settentrionale del territorio, alcune quasi disabitate (Badde Suelzu, Scala Pedrosa, Sos Sonorcolos e Mazzinaiu), altre addirittura completamente abbandonate (Filu ’e Lepere, Presinsainu, Corrugunele). Il territorio comunale è molto esteso, con una superficie di 188,60 kmq, e confina a nord con quelli di Berchidda, Monti e Berchiddeddu, isola amministrativa di Olbia, a est con Padru e con Bitti e a sud-ovest con Buddusò. I limiti amministrativi sono segnati per lo più da torrenti e, in particolare, quelli settentrionali dal corso del rio S’Eleme, affluente del fiume Coghinas. Caratterizzano la regione le creste dei Monti di Alà, parte terminale di un rilievo, parallelo al corso del Tirso, che ha inizio, con diversa conformazione geologica, nel Monte Ferru, comprende le montagne del Marghine e del Goceano e taglia la Sardegna settentrionale da sud-ovest a nord-est per circa novanta chilometri. I Monti di Alà, che culminano nella punta di Senalonga a 1077 metri s.l.m., si presentano oggi in gran parte spogli ma un tempo, fra gli spuntoni granitici – “le nude alpestri cime” li definì l’abate Angius – doveva prosperare il bosco, come paiono testimoniare alcuni lecci e roverelle che vi sopravvivono. Un’altra importante porzione di territorio, situata a sud dei rilievi, occupa la parte settentrionale dell’altipiano di Buddusò che costituisce anch’esso il margine estremo di una serie di tavolati granitici che si estendono, nella Sardegna orientale, dal Limbara fino al Gennargentu. La superficie ondulata dell’altipiano, situato mediamente intorno ai 650 metri s.l.m., presenta abbondanza d’acque, di pascoli e vaste superfici ricoperte da sugherete, che sono qui particolarmente rigogliose. La restante parte del territorio comprende una serie di aspri rilievi, spezzati da strette vallate, nei quali a superfici spoglie e a pascoli si alterna una fitta vegetazione boschiva ove vivono, in abbondanza, cinghiali e altra selvaggina. L’altitudine va in questa zona digradando fino a raggiungere la sua quota più bassa, 138 metri s.l.m., all’incontro dei confini con Padru e con Bitti, presso il rio Piscamu che poco oltre muta il proprio nome in fiume Posada. Nella regione sono presenti tre cantieri forestali: Bolostiu a nordovest, al confine con Berchidda, Coiluna ai limiti con Buddusò e Bitti, Terranova a nord-est al confine con Monti e Berchiddeddu e Sos Littos/Sas Tumbas a sud-est; quest’ultimo appartiene solo in minima parte al comune di Alà dei Sardi, per il resto ricade in quello di Bitti.


Nuraghi, villaggi, santuari
Il territorio alaese è stato popolato, senza soluzione di continuità, dalla preistoria ai nostri giorni come attestano i diversi monumenti presenti. Per quanto sinora noto, le testimonianze più antiche del popolamento dei luoghi sono rappresentate, nella località di Dolifichima, da due dolmen, le tipiche sepolture in uso alle genti preistoriche dal Neolitico recente al Bronzo antico (dal 3500 al 1900 a.C. circa). L’occupazione capillare della regione avviene nella successiva età nuragica che vede sorgere ovunque, comprese le parti montane più impervie, torri, insediamenti e luoghi di culto. Antonio Taramelli segnalava, nella sua Carta Archeologica del 1931, la presenza di tredici nuraghi, due tombe di giganti e un santuario. Oggi, grazie per lo più al censimento dettagliato effettuato negli anni Settanta del Novecento da Antonello Baltolu, sono noti anche diversi villaggi di capanne e luoghi dedicati al culto: in particolare il celebre santuario di Sos Nurattolos. I nuraghi sono disposti prevalentemente su alture o al di sopra di affioramenti granitici a controllo delle risorse disponibili e delle vie di comunicazione, generalmente presso corsi d’acqua, mentre nel pendio e nel pianoro sottostante sono spesso presenti tracce di villaggi in capanne. La maggior parte dei nuraghi sono obliterati dai crolli e di non facile lettura planimetrica, ma alcuni di essi sono ben conservati e svettano ancora imponenti. Si citano, tra tutti, i nuraghi a tholos di Malcheddine e Boddò e il nuraghe di tipo misto di Intro ’e Serra, ben visibile poco oltre il paese, alla destra della strada che conduce a Buddusò. Nelle aree pianeggianti o su lievi colline si trovano anche i tipici sepolcri della civiltà nuragica, le tombe di giganti, rappresentate sia nel tipo a ortostati (Sas Tumbas e Mala Carruca), sia in quello con facciata a filari (Alteri e Padentes). Attestano l’importanza dei luoghi e la religiosità delle genti che li abitavano le aree dedicate al culto, come il pozzo di Su Posidu, scavato in un imponente masso granitico e, a poche centinaia di metri da esso, in località Su Pedrighinosu, il villaggio santuario dal quale provengono alcuni reperti in bronzo custoditi nel Museo Archeologico di Cagliari. Si tratta di statuette raffiguranti arcieri, un guerriero orante, una sacerdotessa avvolta nel suo manto nonché altri oggetti quali pugnali e spade, scalpelli e aghi crinali. Ai piedi della Punta di Senalonga, immerso a oltre mille metri d’altezza in un paesaggio aspro e solitario, si trova, infine, il complesso monumentale di Sos Nurattolos, uno dei rari esempi di santuari d’altura della Sardegna centro-settentrionale.

Punici e Romani
Per quanto riguarda l’età storica, le testimonianze note sono poche, ma è presumibile che, in età punica, la vicinanza con l’importante scalo marittimo di Olbia abbia consentito a queste popolazioni, dedite presumibilmente alla pastorizia, di praticare commerci con la vendita di prodotti quali carni, formaggi e pelli. In età romana abbiamo invece notizia della costruzione attraverso questo territorio, ove vivevano tribù pronte alla ribellione e inclini alle razzie, di un’importante via di comunicazione con finalità militari e commerciali: la strada da Olbia a Cagliari per mediterranea. I ritrovamenti di materiali e le tracce di strutture murarie in aree, come quella di Lattari già frequentata in età nuragica, prossime all’attuale SS 389 che in parte ricalca l’antica strada, consentono di ipotizzare la presenza di nuclei abitativi la cui funzione era presumibilmente legata anche all’importante asse viario; quest’ultimo ha certamente rivestito un certo ruolo anche nella successiva età medievale, periodo al quale risale la nascita del paese di Alà.

Un paese poco conosciuto

Il centro apparteneva, in questo periodo, al Giudicato di Torres, curatoria di Monteacuto, e veniva a costituire area di confine con il Giudicato di Gallura. Il suo nome compare nelle Rationes Decimarum Italiae. Sardinia, registro delle decime versate alla Chiesa nel 1341-1359. In seguito, entrato a far parte del Giudicato di Arborea, è uno dei villaggi citati nell’atto solenne di pace del 24 gennaio 1388 fra il re don Giovanni di Aragona e la giudicessa Eleonora. Seguì, con la dominazione iberica, la sorte della curatoria di Monteacuto che, infeudata, divenne l’Encontrada de Montagut e poi il Ducato del Monteacuto. È del 1769 una relazione fatta ai feudatari da Vincenzo Mameli de Olmedilla dalla quale traiamo le prime esaurienti notizie sul paese. La piccola comunità, composta da 582 abitanti, produceva sia miele che vino, mentre sulle montagne venivano allevati porci, capre e vacche. Il Mameli lamenta, fra le altre cose, le numerose unioni prive del sacramento del matrimonio e la grave piaga dell’abigeato. Questo giudizio in parte negativo lo si ritrova anche nelle pagine di Alberto Della Marmora, che definisce Alà «uno dei paesi meno conosciuti in tutta l’Isola» e racconta l’episodio a lui accaduto nel 1823 quando il sindaco del paese, venuto con lui a diverbio, minacciò di rivolgere le proprie proteste a Madrid ignorando, evidentemente, che da oltre un secolo la Sardegna non apparteneva più alla Spagna. Già il canonico Giovanni Spano stempera il giudizio, poco dopo la metà dell’Ottocento, affermando che il paese aveva ormai progredito sia nel suo aspetto che in quello dei suoi abitanti: un tempo accusati di indolenza, avevano ora impiantato ben duecento orti, numero veramente considerevole se si pensa che nel censimento del 1861 si erano contati ad Alà 1136 abitanti. È pur vero che ancora nella seconda metà del Novecento Antonello Baltolu in un suo articolo sul quotidiano “La Nuova Sardegna” definiva con amarezza Alà «il paese dove tutto è da fare», e denunciava la mancanza o l’inadeguatezza di innumerevoli opere: «Rete idrica e fognaria, cimitero, municipio, caseggiato per scuola media, rete di illuminazione, viabilità, campo sportivo, mattatoio».

Sodalizi e sport
Oggi invece è possibile affermare che il comune di Alà si è dotato di tutte le infrastrutture di cui sopra fatta eccezione per il mattatoio ritenuto, sulla base di confronti con esperienze fallimentari nei comuni vicini, troppo oneroso e poco o per nulla redditizio. Nel paese sono presenti anche una fornita biblioteca e una ludoteca e sono attive la Pro Loco, l’Auser, la Croce Verde e diverse associazioni culturali. Tra queste l’Associazione Ambiente NaturAlà, che si occupa dal 2012 di promuovere il patrimonio naturalistico, storico e culturale del Comune, e quella di Santu Frantziscu che si compone di un gruppo folk e di uno di cantori a tenores. Nel paese sono attivi anche il Coro polifonico Sant’Austinu e svariate associazioni per organizzare le feste religiose, tra le quali spicca la Confraternita Santa Rughe che si occupa in particolare dei riti della Settimana Santa. Si ricorda l’Associazione “Ali di Carta”, dedicata alla figura di Caterina Bua e presieduta a titolo onorario da Padre Morittu di “Mondo X”, promotrice di nuove iniziative culturali. Diverse sono anche le società sportive (atletica, calcio, ciclismo, ippica, karate, motocross, pallavolo, pesca); tra tutte emerge la Società Alàsport che dagli anni Settanta, grazie a una importante competizione annuale di atletica, ha proiettato il paese nei primi posti del panorama sportivo internazionale.
Ghianda, miele e sughero
Il paese aveva il semplice nome di Alà sino al 14 gennaio 1864, quando con il Regio Decreto n. 1632 fu mutato in Alà dei Sardi. Secondo il canonico Spano era stato denominato, in precedenza, Alà degli Spagnoli. Riguardo all’etimologia del toponimo Alà, è probabile una derivazione dal sostrato preromano; sono state anche fatte numerose e suggestive ipotesi d’altro genere sull’origine del nome, ma nessuna di esse è convincente. Giovanni Battista Demelas, richiamando il termine militare latino ala (reparto di cavalleria dell’esercito romano), aveva ipotizzato che nel territorio vi fosse anticamente un presidio di soldati. Lo stesso Autore riferisce, sempre relativamente alla genesi del toponimo, una leggenda popolare secondo la quale a un vecchio che vagava di notte per la campagna solitaria sarebbe apparso un essere misterioso che gli avrebbe detto: «Vedi, lontano, la luce di quel fuoco che arde e risplende? Ebbene, all’ala destra di quella fiammata costruirai un paese che diverrà ricco e della massima importanza, e per la distesa dei campi pioveranno abbondantemente tre manne. […] Il paese sorse come per incanto, gli fu imposto il nome di Ala perché costruito all’ala destra del posto prescelto, poi, col tempo, lo stesso nome venne distinto col segno dell’accento. Alà divenne ricca e molto importante. Sull’altipiano si raccolgono ancor oggi le testimonianze della splendida civiltà protosarda. Su tutto il vasto territorio alaese continua anche oggi la benefica pioggia delle tre manne: ghianda, miele e sughero». Come in ogni leggenda che si rispetti esiste anche in questo caso un fondo di verità: il territorio alaese è veramente benedetto dalla presenza di questi tre elementi le cui caratteristiche peculiari determinano le note specificità del prodotto locale rispetto a quello sardo in genere.

L’allevamento e i nuovi prodotti
L’attività economica prevalente è quella agro-pastorale, con circa duecento aziende per lo più a conduzione familiare. Fino agli anni Cinquanta del Novecento nella regione si allevavano quasi esclusivamente capi vaccini, mentre col tempo è notevolmente aumentato quello dei capi ovini (oltre 8000 gli ovini ai giorni nostri, a fronte di circa 1700 bovini, 1500 suini e 400 caprini). Diverse sono le attività legate alla trasformazione dei prodotti della pastorizia, in particolare il latte e i suoi derivati. Molto diffusa è ancora oggi l’apicoltura con la produzione di miele sia di corbezzolo sia millefiori dalle inconfondibili caratteristiche organolettiche dovute alle peculiarità del territorio. Riveste un certo rilievo anche l’introduzione da parte di giovani coltivatori del luogo di nuovi prodotti: recentemente l’azienda S’Olteddattu ha intrapreso con successo la coltivazione dello zafferano e delle piante officinali, soprattutto l’elicriso da cui si ricava un olio essenziale usato per l’aromaterapia. I boschi che circondano il paese sono ricchissimi di querce che forniscono una qualità di sughero tra le più pregiate dell’intera Sardegna e i lavoratori specializzati nella raccolta del sughero di Alà sono tra i più ricercati per l’estrazione della corteccia. Alà dei Sardi insieme a Buddusò e ad altri comuni del nord-est dell’Isola fa parte del Distretto del Granito; nel territorio erano attive sino a pochi anni fa alcune cave attualmente dismesse. Un importante sbocco occupazionale è, invece, nei cantieri di forestazione che impiegano annualmente una settantina di operai fissi e un centinaio a tempo determinato. Molti Alaesi seguono inoltre varie attività nella vicina Olbia e in Costa Smeralda, dove sono impiegati prevalentemente nei lavori edili. Dal 2011, infine, sulle alture che dominano il paese è stato impiantato un parco eolico composto da 29 aerogeneratori che rende al Comune circa 700.000 euro annui.

Un’indole veramente sarda

«II popolo alaese, assuefatto al lavoro, ha sempre voluto restare sé stesso, tutt’intiero con le proprie qualità e con i propri difetti; ed il suo fiero spirito d’indipendenza, il suo orrore dell’imposizione, il suo individualismo ereditario, temprato da un senso assai sveglio della realtà, lo rendono piacevole, simpatico e meritevole di rispetto. Gli alaesi hanno un’indole veramente sarda, fiera e coraggiosa». Così si esprimeva nel 1962 il Demelas nelle sue Escursioni turistiche in Sardegna; e non mancano le prove di queste affermazioni sugli abitanti di Alà. Si ricordano, in particolare, i diversi Alaesi che si sono distinti proprio per ardimento e spirito di sacrificio. Si cita a tal proposito l’episodio che vide coinvolto tutto il paese la notte tra il 27 e il 28 ottobre 1870 contro una banda di oltre quaranta banditi giunti dalla Baronia e dalla Barbagia per effettuare una bardana (aggressione a mano armata a scopo di rapina) per depredare l’abitazione dell’agiato commerciante e allora sindaco del luogo Gerolamo Corda. Tra gli alaesi che sventarono l’assalto, uccidendo due malviventi e mettendo in fuga gli altri, si distinsero Antonio Maria, Gio Maria e Domenico Pinna Cocco-Meigu che furono i primi a intervenire e incitarono tutti i compaesani a dar loro man forte; per questo furono insigniti della medaglia d’argento al Valore Civile. Il Corda fu dunque salvato, ma nel suo destino c’era comunque una morte violenta: il 22 agosto 1898, all’età di 74 anni, fu infatti ucciso, insieme al figlio Antonio Luigi, presumibilmente per questioni d’interesse, nella località di Su Frassu; e gli assassini rimasero impuniti.

Soldati e laureati
Alcuni Alaesi ottennero medaglie d’argento al Valore militare nel corso della Prima guerra mondiale: Gavino Ledda, Pietro Ledda, Salvatore Mulas, Abele e Antonio Scanu. Si ricorda, infine, la recente medaglia d’oro al Valore Civile alla memoria attribuita all’appuntato dei Carabinieri Peppino Nieddu ucciso a 39 anni, l’8 dicembre 1991, a Olbia; a lui è dedicato il Centro sociale e in suo ricordo è stata collocata una targa nella sede comunale. Tra gli uomini di cultura si menzionano Francesco Ledda e Francesco Corda, figlio del Gerolamo obiettivo della bardana, i soli laureati nell’Ottocento, entrambi magistrati.

Il fondatore

Merita, infine, di essere ricordato Giovanni Piscera, noto come tiu Giuanne Colombo, a cui è legata una singolare storia tra mito e realtà. Si racconta che all’età di 39 anni gli sia apparso in sogno San Francesco che gli avrebbe indicato il luogo in cui sarebbe dovuta sorgere una chiesa a lui dedicata. Egli, non avendo il denaro per realizzare l’edificio, si sarebbe rivolto alle famiglie più abbienti del paese che lo aiutarono nella costruzione, conclusasi nel 1906. Una lapide commemorativa posta all’interno della chiesa riporta i nomi dei benefattori tra i quali c’è anche il suo, ma in fondo alla lista. Questo sarebbe dispiaciuto molto a tiu Giuanne che avrebbe ricevuto, ancora una volta in sogno, rassicurazione dal Santo che le persone indicate nella lapide sarebbero morte rispettando l’ordine di iscrizione. E infatti lui fu l’ultimo a morire, nel 1963 all’età di 102 anni.
Tra primavera ed estate
Usi, costumi e tradizioni di Alà non sono dissimili da quelli dei vicini centri del Monteacuto e, per quanto riguarda le frazioni, della Gallura, anche se la posizione isolata ha conferito al paese qualche peculiarità. Gli Alaesi conservano ancora molte antiche consuetudini relative al mondo pastorale e hanno uno spiccato senso dell’ospitalità. Il calendario delle feste religiose è molto ricco e vede la partecipazione di tutta la comunità guidata da su supristante (priore) messo annualmente a capo del comitato organizzatore. A maggio si svolgono, presso la chiesa di Sant’Agostino, i festeggiamenti in onore di Santa Rita, durante i quali si tiene anche la sagra del maiale; quindi le feste di San Giovanni nella frazione di Sos Sonorcolos e di Santa Maria in quella di Mazzinaiu (in entrambe si offre a tutti i convenuti un pranzo a base di carne di pecora). La prima domenica di giugno si festeggia San Giuseppe a Badde Suelzu; sempre a giugno si celebrano le feste di San’Antonio da Padova e di San Giovanni Battista; in occasione della prima si tiene anche la sagra del vitello mentre nell’altra quella della pecora. La festa di Sant’Agostino, il patrono, si svolge il 28 agosto e insieme vengono festeggiati, nell’arco di tre giorni, anche San Sebastiano e Santa Rosa da Lima; durante i festeggiamenti si svolge anche la sagra del vitello.

San Francesco
La festa di San Francesco attira un gran numero di pellegrini anche dai centri limitrofi e molti turisti. La statua del Santo, partendo dal santuario omonimo ubicato a circa 2 km dal paese, viene condotta il 3 ottobre ad Alà nella chiesa di Sant’Agostino e poi riportata in processione, la mattina successiva, nella sua sede. Alle cerimonie religiose ha fatto seguito, a partire dagli inizi degli anni Cinquanta, un lauto banchetto, offerto a tutti i partecipanti, che vede immolato un numero impressionante di capi bovini, ovini e caprini.

Cross e rally
Il paese di Alà è noto nel panorama sportivo grazie al Trofeo Alàsport o Cross di Alà dei Sardi, la manifestazione internazionale di corsa campestre maschile e femminile valida dalla sua dodicesima edizione anche come Trofeo Presidente della Repubblica. Ideata e creata da Antonello Baltolu nel 1973 e curata dalla Società Alàsport, si è disputata sino al 2012, per un totale di 36 edizioni, tenutesi nel territorio in un periodo compreso tra marzo e aprile, che hanno visto la partecipazione di alcuni tra i più grandi atleti del mondo di questa disciplina. Ad Alà si corre, infine, la tappa italiana del rally mondiale, generalmente nel mese di giugno; la competizione richiama appassionati da ogni parte della Sardegna e non solo.

Dall’autunno a Pasqua
Nel paese si tiene dal 2011, durante nla stagione autunnale, una mostra micologica; i funghi raccolti nelle numerosissime specie e varietà della regione e classificati grazie al contributo di esperti del settore, sono esposti all’attenzione dei visitatori. Si conserva ancora l’antica tradizione dell’ultimo giorno dell’anno, durante la quale i bambini del paese si recano di casa in casa, chiedendo ai proprietari sa fita, ovvero dei doni rappresentati da frutta secca e fresca, mandorle, sa spianada e dolciumi vari da riporre in una federa di cuscino. Il Mercoledì delle Ceneri si celebra il mementomo (qualcuno lo chiama anche mamentomo o pamentomo) che trae presumibilmente il suo nome dalla frase latina Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris, “Ricordati uomo, che sei polvere e polvere ritornerai”, traduzione latina di una frase della Genesi pronunciata dal sacerdote nella liturgia il primo giorno di Quaresima mentre cospargeva di cenere il capo dei fedeli.

L’abito femminile
Tutte le caratteristiche proprie dei costumi della Sardegna sono presenti in quello di Alà, sia femminile sia maschile. Nel costume femminile tra tutti gli elementi spicca, sopra la camicia rigorosamente bianca, il bustino (su giustinu) in broccato a motivi floreali, con passamaneria color oro, irrigidito da stecche di giunco laterali tenute insieme da un sostegno posteriore. Si chiude sotto il seno con un nastro rosso o azzurro e sopra si dispone il giacchino; di quest’ultimo esistono due versioni, una d’uso quotidiano (su zibbone) e una per le festività (su corittu). Su zibbone è in orbace nero e reca all’altezza del collo una mantellina in velluto azzurro con decori a fiori fucsia e neri, frange e passamaneria ai bordi. Una balza sempre in velluto orla i polsini, mentre le maniche presentano delle pieghe molto fitte. Su corittu, invece, è in panno rosso con i bordi in velluto azzurro e gallone argentato. Le maniche, chiuse da sei bottoni in argento fermati da una fettuccia azzurra, sono impreziosite da ricami elaborati e decorazioni argentate. Completano il quadro un fazzoletto in lana (su mucadore), di colore nero o marrone, e la gonna (sa unneddha) di panno nero con balza in velluto ricamato coperta dal grembiule (su pannellu) di seta damascata nera o viola con composizioni floreali rosso-violacee.

Ragas e berritta

Anche nel costume maschile emerge, indossato sopra la classica camicia bianca, il gilet (su colpette o corittu) a doppio petto, con una decina di bottoni per parte e due sulle spalle. Nella parte posteriore è in panno nero mentre in quella anteriore è in velluto rosso-granato con ricami in filo di seta che raffigurano motivi floreali, animali, scene di vita quotidiana, divinità e ostensori. Il costume è completato dai pantaloni in cotone bianco (sas ragas) sui quali sono indossati il gonnellino (sas raghittas) in panno nero o in orbace, la cintola (sa tzintula) e le ghette (sas caltzittas) anch’esse in panno nero. Sul capo è poi posto il tipico berretto nero (sa berritta).
L’alimentazione alaese fonda le sue basi nell’economia pastorale. Tra gli alimenti principali vi sono infatti il formaggio e le carni. È rinomato il prosciutto prodotto nel paese per l’alta qualità dovuta in gran parte alle caratteristiche del territorio propizie alla stagionatura del salume.

I piatti
I piatti sono per lo più quelli tipici della tradizione sarda, come i ravioli di ricotta (bulunzones), o gli gnocchi (maccarrones de poddighe); tra di essi emergono sa manigadura, un bollito di carne e lardo di maiale confettati con aglio, pepe e sale, patate, verza, fave (in alternativa castagne o fagioli), insaporiti con cipolla e su casu furriadu, ricavato dalla cottura in tegame di semola, acqua e formaggio vaccino a pasta filata (titighedda), servito con s’ozu casu ottenuto dalla bollitura della panna.

I pani
Diversi sono i tipi di pane che vengono prodotti e cotti nel forno a legna: su kivalzu, ovvero il pane carasau, su pane fresa e su pane lentu, decorato talvolta con motivi floreali. Un tipo particolare di pane lentu era anticamente sa peltusitta, caratterizzato da decorazioni in rilievo che rappresentavano la vita nei cuiles. Si ricordano anche sa spianada, le cui superfici, a termine cottura, vengono spennellate con acqua per renderle lucide e in particolari occasioni sono ricamate con cura; sas coccas di patate e farina di grano duro, fatte per le festività dei Santi, e sas modditzolas, simili alle precedenti ma con un impasto più morbido, che viene steso e poi cotto su una foglia di cavolo che lascia la sua impronta sul pane.
Sos Nurattolos, santuario nuragico. L’acqua sacra e il suo monte
Ci si può immaginare la festa in questa montagna incantata. A primavera o d’estate, d’ogni parte, la gente vi accorreva, a frotte, a piedi o a cavallo del bue, e vi sostava qualche giorno in ripari improvvisati. Si scambiavano saluti, doni e patti e si consumavano grandi pasti collettivi, taluni forse anche per dimenticare la fame di tutto l’anno. Si confermavano le fedi nel segno della religione “nazionale” che univa il popolo festante e ne sprigionava l’orgoglio dell’identità di stirpe e di cultura alimentata dalla gioia della libertà. Poi vennero i tempi bui, più o meno come quelli di oggi. Ma il ricordo della stagione migliore ed esaltante della lontana storia patria, ci stimola a suonare la diana del riscatto. (Giovanni Lilliu, “La Nuova Sardegna”).

Il bandito
Rosso il turbine venta sugli stazzi d’Alà: le cagne rignan forte… rosso il turbine venta… È nato in mala sorte, alla morte s’avventa chi amare mi vorrà! (Sebastiano Satta, Canti del salto e della tanca).
Il centro storico
L’attraversamento della SS 389, avvenuto intorno agli anni Settanta dell’Ottocento, condizionò lo sviluppo planimetrico dell’attuale centro storico, dandogli un impianto quasi ortogonale rispetto all’asse viario principale. In parte manca perciò quel dedalo di viuzze intricate che denuncia l’origine medievale del borgo. Non sono tuttavia assenti angoli caratteristici e pittoreschi che conferiscono al paese un aspetto “antico”. Le case, costruite in parte tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, sono realizzate in granito su uno o più piani, con tipologie e architetture piuttosto semplici – spesso comuni a quelle dei centri galluresi – anche se non mancano tentativi di ornamento nelle modanature di alcuni portali che talora recano, nella chiave di volta o sull’architrave, le iniziali del nome del proprietario o del costruttore e l’anno di realizzazione dell’edificio. Numerose abitazioni presentano inoltre, al di sopra di balconi e portali, spiragli di scarico realizzati con conci in granito disposti, con l’architrave, a formare un triangolo ribassato. Tra queste spicca quella denominata Palazzo Corda, acquisita tra il 2005 e il 2006 dal Comune e adibita a Centro di Aggregazione giovanile e per convegni e mostre. Sull’architrave sono incise la data 1850, presumibilmente l’anno di costruzione dell’edificio, e le iniziali PD di Pasquale Dei, il capomastro toscano che lo ha ristrutturato sicuramente dopo il 1870, anno del suo arrivo ad Alà. Sulla facciata principale, infine, è stato realizzato recentemente un murale che ricorda la bardana, il tentativo di rapina sventato dall’azione congiunta dell’intero paese nel 1870. Sulla piazza principale si affaccia la chiesa parrocchiale di Sant’Agostino con facciata a vista in granito. Sono comprese all’interno dell’abitato anche le chiese di San Giovanni Battista e di Sant’Antonio da Padova.

Sos Nurattolos

Tra i diversi beni archeologici presenti nel territorio sono visitabili il santuario nuragico di Sos Nurattolos e la tomba di giganti di Mala Carruca. Il complesso di Sos Nurattolos, luogo di incontro delle diverse comunità nuragiche della regione, si trova su una delle vette della Punta di Senalonga; dall’alto si domina un vasto territorio dall’altipiano di Buddusò e Bitti ai territori galluresi sino al massiccio del Limbara. Il luogo è raggiungibile seguendo l’apposita segnaletica che parte dalla via principale del paese. Si incontra prima la fonte sacra circondata da un grande recinto in muratura; all’area di culto si accede tramite un ingresso gradinato, aperto a sud nel recinto stesso. L’edificio centrale è costituito da un vestibolo, orientato a sud, di forma rettangolare con le pareti leggermente aggettanti che immette in un vano quadrangolare munito di sedili alla base dei muri laterali. Quest’ultimo dà accesso, tramite un ingresso architravato, sovrastato da un finestrino di scarico, al piccolo ambiente quadrangolare che racchiude la sorgente. Nei pressi della fonte si trova una grande capanna circolare, preceduta da un corridoio rettangolare in muratura; la struttura, alla quale si accede da un ingresso architravato orientato a sud-est, era certamente in relazione con la fonte e con i riti che qui si compivano. Alle pendici della cresta granitica che domina la fonte si erge il tempietto a megaron racchiuso da un recinto e composto da un atrio munito di sedili ai lati che dà accesso a una camera originariamente coperta con travature lignee messe a formare un tetto a doppio spiovente. In posizione più elevata è poi un’altra capanna dotata di bancone-sedile, caratteristica che ricorre, generalmente, nelle capanne delle riunioni ovvero in quegli edifici destinati a incontri comunitari.

Mala Carruca
La tomba di giganti di Mala Carruca, infine, si trova su una collina in località Sa Pinnettedda; è formata da un corridoio rettangolare in muratura nel quale venivano disposti i defunti, coperto in origine da lastre piatte. Nell’area antistante l’ingresso alla camera sepolcrale si dispone l’esedra costituita da una serie di lastroni infissi a coltello messi a semicerchio, che delimitavano l’area in cui si svolgevano le cerimonie funebri. Al centro dell’esedra si trovava la stele che, spaccata, giace attualmente riversa su alcuni blocchi sistemati in tempi non antichi. Nei pressi del monumento sono ben evidenti i resti di un grande recinto ellittico in massi piuttosto grossi, di incerta definizione ma sicuramente connesso alle attività che si svolgevano nell’area funeraria.
RIFERIMENTI PER IL VISITATORE
Associazione Turistica Proloco di Alà dei Sardi
Via Vittorio Emanuele, 15
Associazione A.N.A. Ambiente NaturAlà
Via Firenze, 17
Associazione Sant’Antonio
Via Don Cocco, 2
Associazione Sant’Agostino
Via G. Corda, 2
Associazione Coro Polifonico Sant’Austinu
Piazza del Cimitero
Associazione Santa Rughe
c/o Locali parrocchiali
Associazione Culturale Ali di Carta
Tel. e fax 079 398815/328 4041675
Associazione Spazio Artemusica
c/o Sede Sociale Polivalente, Via Repubblica
Associazione Auser
Via Roma, 101
Associazione Volontari Protezione Civile
Piazza San Giovanni
Gruppo Folk Santu Franziscu
Via Pais Serra - Tel. 348 6948931

Ospitalità
Agriturismo San Francesco
Località S’Aliderru - Tel. 348 0935911
Ristorante Pizzeria San Lorenzo
Via Regina Elena, 2 - Tel. 079 723250
Ristorante Pizzeria Da Simone
Via Roma, 31 - Tel. 079 723373
Bar del Corso
Via Roma, 62 - Tel. 079 723500
Bar Off Road
Piazza del Popolo, 4
Bar Scanu
Via Roma, 24 - Tel. 079 723255
Bar Sport
Via Roma, 77 - Tel. 079 723083
Germany Bar Zwei bar tabacchi, ricevitoria Lotto
Via Roma, 77 - Tel. 079 723003

Artisti e artigiani, attività commerciali
Falegnameria Artigiana, arredi su misura, rivendita mobili
Via Gallura, 11 - Tel. 349 5846328/079 723567
Falegnameria di Corda Salvatore
Via Deffenu - Tel. 393 9776185
Negozio di abbigliamento di Piccoi Antonia
Piazza del Popolo, 2 - Tel. 346 5306702
Rivendita articoli da regalo, fiori e gioielleria
Via La Marmora, 3 - Tel. 079 723637
Rivendita elettrodomestici di Corda Salvatore
Via Cagliari, 7 - Tel. 079 723442
Alauto Autofficina di Ghisu Raimondo
Via Roma - Tel. 328 4953221
Gommista Officina Meccanica Devilla
Via Europa, 5 - Tel. 079 723199
Cartoleria Tabacchi di Seddaiu Dario
Via Roma, 99
Edicola, merceria, libreria, giornali di Ledda Giovanna
Via Roma, 102 - Tel. 079 723080

Prodotti alimentari
Alimentari di Brundu Gianpiero
Via Umberto, 3 e Via Lussu, 9 - Tel. 079 723687
Alimentari Leoni Luigi Lorenzo
Via Cagliari, 16 - Tel. 339 3551075
Esse Market Affiliato Crai
Via della Repubblica, 12 - Tel. 079 723389
Market Pigozzi Antonella
Via Roma, 49 - Tel. 349 3640223
Panificio di Marchioro Marco
Via Roma, 32 - Tel. 079 723599
Panificio Scanu Celestino
Via Mazzini - Tel. 079 723019
Pasta Fresca Santa Rita di Bacciu Daniela
Via Roma, 139 - Tel. 340 4768653
Pasticceria Artigianale La Golosa
Via Roma, 32 - Tel. 079 723599
Pasticceria di Nieddu Giovanni
Via Petrarca, 3 - Tel. 079 724193
Macelleria G.A.M. Carni e vendita alimentari di Ghisu Gian Michele
Via La Marmora, 10 - Tel. 366 3982262
Macelleria e prodotti tipici alimentari Peppe Sas
Via Regina Elena, 10 - Tel. 327 7846538

SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Comune
Via Roma, 74 - Tel. 079 7239001
Stazione dei Carabinieri
Via Roma, 61 - Tel. 079 723002
Parrocchia Sant’Agostino
Via Parrocchia - Tel. 079 723013
Pt Ufficio Postale
Via Roma, 59 - Tel. 079 723133
Banco di Sardegna
Via Roma, 62 - Tel. 079 723001
Farmacia
Via Cagliari, 9 - Tel. 079 723075
Distributore Agip
SS 389, Km 28,380

Musei e centri culturali
Biblioteca comunale
Via Repubblica - Tel. 079 7239

Strutture sportive
Campo di calcio
Via E. Lussu
Società Calcio Dilettantistica Alà 1979
Località Sas Seddas
Associazione Ippica Alaese
Via Craxi, 12
Associazione Sportiva Dilettantistica Dancing for Life
Via Cagliari, 4
Associazione Sportiva Dilettantistica Moto Club
Via Carducci, 5 - Tel. 393 9776185
Associazione Sportiva Volley Alà
Via Pais Serra, 4
Santa Rita: (si tiene in Maggio)
Festeggiamenti durante i quali si tiene anche la sagra del maiale.

San Giovanni
: (si tiene in Maggio)
Festa nella frazione di Sos Sonorcolos. Si offre a tutti i convenuti un pranzo a base di carne di pecora.

Santa Maria
: (si tiene in Maggio)
Festa nella frazione di Mazzinaiu. Si offre a tutti i convenuti un pranzo a base di carne di pecora.

San Giuseppe
: (si tiene in Giugno)
Si tiene a Badde Suelzu.

Sant’Antonio da Padova: (si tiene in Giugno)
In occasione di tale festività si tiene anche la Sagra del vitello.

San Giovanni Battista: (si tiene in Giugno)
In occasione di tale festività si tiene anche la Sagra della pecora.

Sant’Agostino: (si tiene in Agosto)
Festa patronale. Durante i festeggiamenti si svolge anche la Sagra del vitello.

San Sebastiano: (si tiene in Agosto)
I festeggiamenti si tengono insieme a Sant'Agostino, nell'arco di tre giorni. Durante i festeggiamenti si svolge anche la Sagra del vitello.

Santa Rosa da Lima: (si tiene in Agosto)
I festeggiamenti si tengono insieme a Sant'Agostino, nell'arco di tre giorni. Durante i festeggiamenti si svolge anche la Sagra del vitello.

San Francesco
: (si tiene in Ottobre)
La festa attira un gran numero di pellegrini anche dai centri limitrofi e molti turisti. La statua del Santo, partendo dal santuario omonimo ubicato a circa 2 km dal paese, viene condotta il 3 ottobre ad Alà nella chiesa di Sant’Agostino e poi riportata in processione, la mattina successiva, nella sua sede. Alle cerimonie religiose ha fatto seguito, a partire dagli inizi degli anni Cinquanta, un lauto banchetto, offerto a tutti i partecipanti, che vede immolato un numero impressionante di capi bovini, ovini e caprini.

La tappa italiana del rally mondiale: (si tiene in Giugno)
La competizione richiama appassionati da ogni parte della Sardegna e non solo.

Mostra micologica: (si tiene in Autunno)
I funghi raccolti nelle numerosissime specie e varietà della regione e classificati grazie al contributo di esperti del settore, sono esposti all’attenzione dei visitatori.

 
I monti del paese. Punta di Senalonga.
I monti del paese. Punta di Senalonga.
Il cantiere di Sos Littos-Sas Tumbas.
Il cantiere di Sos Littos-Sas Tumbas.
Il dolmen di Dolifichima.
Il dolmen di Dolifichima.
Nuraghe Boddò.
Nuraghe Boddò.
Il Coro Sant’Austinu sul sagrato della chiesa parrocchiale.
Il Coro Sant’Austinu sul sagrato della chiesa parrocchiale.
Varietà di miele prodotto nel territorio di Alà.
Varietà di miele prodotto nel territorio di Alà.
Il formaggio e le piante officinali.
Il formaggio e le piante officinali.
La chiesa di San Francesco.
La chiesa di San Francesco.
La tappa alaese del Rally mondiale.
La tappa alaese del Rally mondiale.
Il costume femminile e maschile vestito dai giovani del Gruppo Folk Santu Frantziscu.
Il costume femminile e maschile vestito dai giovani del Gruppo Folk Santu Frantziscu.
Cottura nel forno a legna di pane lentu e pane fresa.
Cottura nel forno a legna di pane lentu e pane fresa.
Casadinas.
Casadinas.
Chiesa di San Giovanni Battista.
Chiesa di San Giovanni Battista.
Palazzo Corda.
Palazzo Corda.
La fonte sacra di Sos Nurattolos.
La fonte sacra di Sos Nurattolos.
Il tempietto “a megaron” di Sos Nurattolos.
Il tempietto “a megaron” di Sos Nurattolos.
La capanna di Sos Nurattolos.
La capanna di Sos Nurattolos.
La tomba di giganti di Mala Carruca.
La tomba di giganti di Mala Carruca.





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